BUSH E PUTIN UNITI NELLA LOTTA!

DI GIULIETTO CHIESA

Dunque riassumiamo: il presidente russo Vladimir Putin appoggia il presidente-candidato presidente George Bush. La circostanza sollecita due riflessioni. La prima è quasi banale e riguarda la globalizzazione, il villaggio planetario eccetera eccetera. Si vota negli Stati Uniti, per eleggere l’imperatore del pianeta Terra. Piccola contraddizione – alla quale non trovo, per il momento, alcuna soluzione (qualcuno può aiutarmi?) – noi non votiamo, noi europei, noi russi, noi cinesi.
Per la verità non votano nemmeno oltre la metà degli elettori americani. Per cui risulta che (tolti quelli che voteranno per Kerry, più o meno la metà della metà degli americani votanti) a eleggere il presidente-imperatore del pianeta sarà all’incirca un 25% degli elettori attivi degli Stati Uniti d’America…Un pò pochino per assicurare il trionfo dell’imperatore, ma questo solleva un problema più vasto di questo, del tutto contingente, di un’elezione. Si tratta della crisi delle democrazie, di cui magari parleremo un’altra volta, consistente nel fatto che tutte le decisioni più importanti del mondo contemporaneo si prendono in consessi – come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la Federal Reserve, il cui tasso democratico è all’incirca uguale a zero. Organismi – come ha scritto il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, uno che se ne intende avendoli frequentati dall’interno – per niente trasparenti, appena appena più “aperti” della Cia e del Pentagono.

La seconda riflessione concerne quella parte di cittadini del mondo che non voteranno comunque, né per Bush, né per Kerry, cioè, per l’appunto, tutti noi. Noi sudditi dell’imperatore senza diritto di voto. Che dobbiamo fare? Soprattutto: che possiamo fare? Qui subentrano i “grandi del mondo”, tra i quali c’ è il presidente russo. Neanche loro votano, ma possono influire fortemente sul risultato di quel voto, qualche volta.
Se Putin dice che appoggia Bush quanti punti in percentuale gli regala? Quanti ne toglie al suo avversario? Questo rimane un mistero. Ma probabilmente è sempre meglio avere un sostenitore che un avversario, per cui possiamo supporre che Putin abbia regalato qualche centinaia di migliaia di voti a George Bush (attenzione! Potrebbero risultare decisivi, perchè tutti gli esperti sono concordi nel ritenere che il risultato, anche questa volta, sarà deciso da poche manciate di elettori).

Devo aggiungere un’altra considerazione. Non mi pare fosse mai accaduto prima che un capo di stato straniero sia sceso in campo così apertamente nell’elezione di un altro capo di stato. Un primato che potrebbe essere iscritto nel famoso Guinness. Putin ha innovato in modo radicale i costumi e le norme internazionali. Per la verità anche Bush lo ha fatto, prima di lui, in forme perfino più energiche: decidendo chi doveva essere il capo dell’Irak. Lo ha fatto mandando laggiù un esercito in assetto di combattimento, che ha rovesciato un capo di governo, lo ha arrestato e imprigionato, senza alcun mandato internazionale. Ma, in generale, dopo questo precedente, non dovremmo stupirci se, per esempio, il Cancelliere tedesco Schroeder andasse a Madrid per presentare il candidato Zapatero. O se Putin andasse a Roma per sostenere in un comizio popolare la candidatura di Silvio Berlusconi.
Tutte cose che un tempo sarebbero state impensabili, mentre oggi stanno diventando sempre più probabili.

Resta infine una domanda di merito. Perchè mai Vladimir Putin dovrebbe desiderare che il nuovo presidente degli Stati Uniti sia proprio George Bush? Mi pare che la risposta sia semplice: Putin è d’accordo con Bush sulle priorità del mondo contemporaneo. Prima di ogni altra cosa la lotta contro il terrorismo internazionale.

L’imperatore si è autonominato nostro comune condottiero in quella guerra. Vi ricordate lo striscione sulla portaerei: “mission accomplished”, missione compiuta? E, a quanto pare, stando ai sondaggi, gli americani che andranno a votare ci credono fermamente. Cioè credono che lui la vincerà.

Ora, io avevo l’impressione che Putin avesse dei dubbi in proposito, tant’è che non ha mandato un solo soldato russo a combattere in Irak agli ordini del condottiero. Invece mi sono sbagliato. Resta comunque un solo problema da risolvere: il fatto che quella guerra l’imperatore la sta perdendo. E, se sarà rieletto, la perderà ugualmente.

Giulietto Chiesa

Fonte:www.giuliettochiesa.it
20.10.04
in uscita sul settimanale russo Kompania

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