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Bannati da Facebook per aver detto la verità

 

ISRAEL SHAMIR
unz.com

Gli scienziati di Harvard sostengono che l’anno scorso eravamo stati visitati da ospiti provenienti da una galassia molto, molto lontana. Be’, quasi. La sospettata è l’astronave Oumuamua, che in principio si era avvicinata alla Terra, ma che poi aveva accelerato, superando il nostro pianeta e scomparendo da qualche parte nello spazio profondo. Che cos’era andato storto? Perché i piccoli uomini verdi provenienti da Vega, la stella più luminosa della costellazione della Lira, avevano rinunciato a quello che era presumibilmente il loro piano originale per visitare noi Terrestri? Che avessero forse letto le nostre comunicazioni via Internet, guardato i nostri programmi TV, controllato i nostri giornali e aver quindi deciso di posticipare l’incontro vero e proprio fino a tempi migliori?

C’è da capirli. Abbiamo veramente combinato un pasticcio con il nostro modo di comunicare. Noi umani abbiamo bisogno di discutere le cose per poter prendere le decisioni giuste e le possibilità di discussione si sono ridotte in modo rapido. Per primi, abbiamo perso i media.

Una volta, i giornali erano in competizione fra loro, i leader avevano opinioni divergenti, gli esperti discutevano, i partiti si battevano a favore di svariate iniziative. Facevano a gara per i nostri centesimi e per i nostri voti e cercavano di convincerci. Non più. Ora sanno che cosa è meglio per noi. Non si preoccupano della diffusione, non devono vendere i giornali perché gli annunci pubblicitari sono comunque pagati dai ricchi. Una volta, erano le minoranze ad essere escluse dalla discussione, ora è la maggioranza ad essere bannata.

In America non c’è un solo giornale che supporti le opinioni del Presidente degli Stati Uniti. Nessuno lo aveva difeso quando era stato accusato, sfacciatamente e spudoratamente, di essere un agente russo. Nessuno lo aveva sostenuto quando aveva detto di voler riportare a casa le truppe dalla Siria. Nessuno era venuto in suo aiuto quando aveva avuto una mezza idea di rompere i ponti con la NATO. Ci sono decine di milioni di uomini e donne che avevano votato per lui, ma [Trump] ha a disposizione solo il suo account su Twitter.

I media accusano Trump di prestare troppa attenzione alle esigenze di Israele. Israele necessita di truppe americane in Siria e in Germania, di jet statunitensi in Spagna e in Qatar, di navi americane in Italia e nel Golfo Persico. Israele ha bisogno che gli Stati Uniti rimangano alla testa della NATO per contenere la Russia. Se ad Israele serve qualcosa, gli Stati Uniti dovrebbero provvedere, ha detto Daniel Shapiro, l’ex ambasciatore. Non un solo giornale americano, non un singolo statista americano si è preso la briga di rispondergli che il presidente Trump era stato eletto dal popolo americano per fare quello che è necessario per gli Americani, non per Israele.

Gli Stati Uniti non sono un’eccezione. Milioni di Francesi sostengono i Giubbotti Gialli, ma non un solo quotidiano, non un singolo canale televisivo dà loro modo di esprimersi. Vengono definiti antisemiti perché sono disgustati da Danny Cohn-Bendit e da Bernard-Henri Levi, entrambi ebrei. Sono anche chiamati omofobi perché vogliono vietare il “matrimonio” omosessuale. Vengono attaccati dalle truppe d’assalto dei banchieri, dagli Antifa, e nessun mezzo di informazione li difende.

Milioni di Inglesi sostengono Jeremy Corbyn, ma tutti i media mainstream sono contro di lui, persino la BBC a partecipazione statale, ed anche Il Guardian del Partito Laburista. Corbyn è accusato di antisemitismo, perché parla a favore dei lavoratori e contro i banchieri. Nessuno lo difende e non ci sono media mainstream che ne prendano le parti.

Solo il relativamente piccolo canale russo RT fornisce, fino ad un certo punto, un’opinione alternativa, in difesa della sovranità dei popoli americano, britannico e francese, ma non può fare più di tanto. Paradossalmente, RT non trasmette in russo e le sue trasmissioni in lingua inglese non possono essere viste in Russia. Il resto dei media russi non differisce molto da quelli occidentali.

I media mainstream, da Tokyo a Parigi a Los Angeles, parlano con la stessa voce. Tutti i punti di vista alternativi sono stati estromessi dalla discussione ufficiale. È positivo che abbiamo Internet e siti come Unz Review, che ci consentono di esprimere quello che pensiamo. Il problema è il recapito. Come possiamo farlo arrivare al pubblico? I veri media mainstream hanno un enormità di visualizzazioni e moltissimi ascoltatori in più! Per loro, centinaia di migliaia o addirittura milioni di visualizzazioni sono cose di tutti i giorni.

Abbiamo bisogno dei nostri social network per far arrivare a destinazione le idee e scambiare opinioni, per informare i lettori delle nostre pubblicazioni, per convincerli e mobilitarli. In un mondo sovrapopolato e nuclearizzato, con legami familiari e di vicinato devastati, non c’è alcun sostituto per questi network. E Facebook e Twitter potrebbero aiutarci. Google potrebbe aiutarci.

Ahimè, anche loro ci hanno tradito. I social network, con i loro divieti e de-platforming [1], ci hanno tolto l’ultima possibilità di comunicare. Da anziano figlio del dopoguerra, che ha vissuto in parecchi paesi sotto molti governi, sono rimasto sconvolto dal nuovo totalitarismo che è arrivato fino a noi sotto le mentite spoglie di una nuova tecnologia. Anche nei giorni tristi di Stalin e di McCarthy le autorità esercitavano meno controllo mentale di quanto fanno ora il signor Zuckerberg e quelli del suo stampo.

E questo non vale solo per la politica. Vogliono impostare e portare avanti il loro programma per ogni genere di argomento, ignorando le nostre opinioni.

Facebook detesta che uomini e donne intrattengano normali rapporti sessuali. Questo per loro è tabù. Gli uomini dovrebbero abusare delle donne. Le donne dovrebbero lamentarsi in stile #MeToo. In alternativa, gli uomini possono essere attratti dagli uomini e le donne dalle donne. In realtà, [su Facebook] si censurano le normali relazioni tra i sessi.

Sono stato bannato e il mio post rimosso dai moderatori di Facebook per aver detto che le donne francesi sono tra le migliori. Hanno detto che questo è sessismo e che va contro le norme comunitarie. Non può, signor Zuckerberg, tenere le mani lontano dalle comunicazioni degli altri? Permettere che io abbia una mia opinione personale (molto favorevole) sulle donne francesi? Oh no, non può.

Sono stato bannato e il mio post rimosso per aver parlato di un editore alla Durham University, licenziato per aver detto che “le donne non hanno il pene.” Questo è offensivo per i transgender e va contro le norme di Facebook.

La censura su Facebook e Twitter è dovunque insistente, fastidiosa e stravolgente, ma Facebook in lingua russa è stato fatto oggetto di una censura particolarmente severa. I moderatori di FB in lingua russa sono per lo più Ucraini pieni di risentimento nei confronti dei Russi. Apparentemente, questa è la condizione per essere scelti. Rimuovono e vietano praticamente ogni riferimento russo all’Ucraina e alle sue attività, mentre non rimuovono o non vietano mai gli insulti degli Ucraini. I poeti russi, classici e moderni, vengono bannnati; ciò che a questi zoticoni sembra essere ‘politicamente corretto’ viene applicato senza pietà.

Bannano per post che, secondo loro, non sarebbero politicamente corretti e per commenti fatti anni fa. Due anni or sono, un uomo aveva citato nel suo blog FB un poema di Joseph Brodsky, il premio Nobel, e, due anni dopo, questa citazione era stata trovata e l’uomo era stato bannato per un mese.

Un esempio ancora migliore. Nel 2006, un filologo russo aveva tenuto una conferenza sulle origini della lingua russa al Caffè Bilingua di Mosca. Nel 2015, la conferenza era stata postata su Facebook da un utente. Questa settimana, nel 2019, è stata rimossa e l’utente è stato bannato.

I Russi non hanno la tradizione del politicamente corretto, nel bene e nel male. Non esitano a parlare di negri o mulatti, zingari o ebrei. Non sanno che queste parole sono considerate offensive dai nuovi legislatori. Chiamano gli Ucraini khokhol, o “ciuffo”, per il tradizionale taglio di capelli ucraino. Khokhol è un termine usato in lingua russa da anni, di solito con una connotazione positiva o neutra. Un nomignolo moderno per gli Ucraini è ukr o ukrop. Fino ad ora, nessuno aveva pensato che questi soprannomi potessero essere offensivi; come chico, okie e tex non sono insulti. Ma per Zuckerberg tutte queste parole richiedono un divieto.

Non conosco nessun utente del FB russo che non sia stato bannato per almeno un mese. Quindi, non si tratta solo di censura, ma di un intero programma di rieducazione, del tipo solitamente associato al Presidente Mao e alla sua epoca.

Zuckerberg e le sue belve ammaestrate hanno deciso davvero di plasmare il discorso pubblico della civiltà russa a loro immagine e somiglianza. Quei poveri Russi che erano sopravvissuti alla rieducazione da parte dei bolscevichi negli anni ’20 e degli anti-sovietici nel 1990, vengono ora lavorati ai fianchi attraverso la sottile trama del discorso SJW. Quando l’Unione Sovietica si era dissolta, ai Russi era stata promessa la libertà di parola. Dov’è ora questa libertà di parola?

FB banna per aver postato collegamenti a siti non graditi. Sono stato bannato per aver inserito un link ad Unz.com.

Vengono rimossi anche i link a RT e a Sputnik. La scorsa settimana, FB ha rimosso e bannato 500 account con 850.000 follower, rei di aver pubblicato link a RT e Sputnik. Un mio amico, Oleg Tsarev, ex membro del parlamento ucraino, candidato alla presidenza ucraina e presidente del parlamento del Donbass, aveva un account con duecentomila follower e il signor Zuckerberg lo ha cancellato senza dare spiegazioni.

Ho chiesto ai miei amici FB di riferirmi se erano stati bannati e, in caso affermativo, per quale motivo. Ecco un elenco delle loro risposte: per aver sparlato di Stepan Bandera, il Quisling ucraino; per aver messo in discussione Shevchenko, il poeta ucraino del XIX secolo; per aver menzionato i ciuffi di capelli; per aver pubblicato foto di Putin; per aver parlato delle vittime dei bombardamenti ucraini nel Donbass; per aver usato termini come “pederasta” o “lesbica“; per aver detto che le donne sono più emotive degli uomini; per aver postato un fermo immagine da un film di Almodovar; per aver discusso con uno storico ucraino che sosteneva che Gesù e Buddha erano ucraini; per aver difeso la Chiesa Russa; per aver criticato il primo dei liberali filo-occidentali, il sig. Gozman; per aver espresso parere contrario alle manovre della NATO negli Stati Baltici; per aver parlato contro la discriminazione dei Russi etnici negli Stati Baltici.

E ora parliamo di Israele e degli ebrei. Questa è una delle cause principali delle estromissioni da FB. È quasi impossibile su Facebook fare riferimenti ad Israele senza essere bannati. Sono stato sanzionato e il mio post è stato rimosso per aver inserito alcuni link ai miei articoli su Unz.com. Anche un link ad un articolo di ForeignPolicy.com, dove si parlava delle vendite di terre palestinesi ai coloni ebrei è stato rimosso. I link al quotidiano Haaretz vengono quasi sempre rimossi e proibiti.

Ad esempio, Haaretz aveva informato i suoi lettori che la madre palestinese di un adolescente ucciso dai soldati israeliani era stata in carcere undici mesi per aver espresso la sua rabbia su Facebook. Sono stato bannato perchè l’aver segnalato questo fatto ai lettori di Facebook è stato interpretato come un “incitamento all’odio.” Uccidere un figlio e imprigionare la madre è sicuramente un “atto d’amore,” ma parlarne è puro odio.

I media mainstream russi si tengono alla larga da Israele. Gli editori russi non sono necessariamente ebrei, ma ci sono abbastanza ebrei in ogni giornale per bloccare ogni argomento critico. Ma, anche se non ci sono ebrei, ogni editore ritiene che sarebbe più sicuro per lui evitare l’argomento. Facebook è l’unico canale disponibile per avere informazioni gratuite su Israele. Ahimè, [anche FB] è ugualmente parziale. I miei amici ebrei anti-sionisti sono stati spesso bannati per il loro “antisemitismo.” Il mio blog FB, con le sue poche migliaia di follower e simpatizzanti, fa in modo che i lettori russi possano conoscere gli sviluppi della situazione israeliana. Il mio pubblico è di molti ordini di grandezza più piccolo di quello dell’hasbara [cattiva informazione] mainstream. Non riesce a tollerare nemmeno una piccola finestra di libertà di parola e di vere notizie, signor Zuckerberg? Apparentemente non può.

In un episodio davvero vergognoso, Facebook aveva eseguito gli ordini dei censori militari israeliani. Nel novembre 2018, una banda di spie israeliane camuffate da arabi era stata fermata nella Striscia di Gaza. Gli Israeliani erano riusciti a fuggire mentre il loro comandante, un Druso di alto livello, era stato ucciso a colpi d’arma da fuoco. Era emerso che la squadra israeliana aveva trascorso alcuni giorni a Gaza, fingendo di far parte di un’organizzazione umanitaria internazionale di soccorso, mentre in realtà spiava e preparava il terreno per un bombardamento su Gaza.

Si trattava di criminali, perché le leggi di guerra vietano espressamente ai combattenti di usare la Croce Rossa (e le altre organizzazioni di soccorso) come copertura. Gli Israeliani ignorano questa regola e usano le ambulanze della Croce Rossa per spostare le loro truppe. (Marwan Barghouti, un potenziale Mandela palestinese, era stato rapito utilizzando una finta ambulanza). Gli agenti addetti alla sicurezza di Gaza erano riusciti a raccogliere tutte le foto dei criminali e le avevano pubblicate online, offrendo un milione di dollari per informazioni che avessero portato alla loro completa identificazione e cattura. La censura militare israeliana aveva proibito ai media israeliani e ai giornalisti stranieri accreditati in Israele di pubblicare le foto. Tuttavia, un dissidente ebreo americano, Richard Silverstein, aveva infranto il divieto e le aveva  pubblicate.

Avevo provato a ripostarla, ma, vergognosamente, Facebook aveva rimosso e bannnato la foto. Aveva bloccato la foto anche su Messenger. Non potevo credere ai miei occhi: avevo inserito la foto su Messenger ed era immediatamente scomparsa! Cos’è Facebook, quindi? È un organismo internazionale, o un avamposto dell’hasbara israeliana?

Per nostra fortuna la Western Union non appartiene (ancora) al signor Zuckerberg, altrimenti anche le lettere che ci scrivono i nostri familiari verrebbero censurate dai suoi tirapidi.

È di fondamentale importanza salvare i social network dai diktat di Zuckerberg. Dovrebbero essere una struttura pubblica, protetta dalla legge; dovrebbe essere possibile ricorrere in tribunale contro ogni blocco e divieto; non dovrebbero essere prese decisioni arbitrarie. La censura in tempo di pace è inaccettabile; è anche contro la Costituzione degli Stati Uniti. Se vogliamo salvare l’umanità dalla distruzione, dobbiamo aprire i canali di comunicazione e tenerli aperti. E poi, forse, il prossimo esploratore da Vega ci verrà a visitare.

Israel Shamir

P S. In tempo reale. Mentre scrivevo questo articolo, è stato bloccato un altro dei miei post: “Questo post va contro i nostri standard comunitari, quindi non sarà visibile da nessun altro.” Si trattava del repost di un link all’intervista di Haaretz a Benny Morris, un nuovo storico israeliano, che prevede che presto “gli ebrei [Israeliani] rimarranno una piccola minoranza all’interno di un grande mare arabo di Palestinesi, una minoranza perseguitata o massacrata, come lo erano stati quando vivevano nei paesi arabi. Quelli tra gli ebrei che potranno, fuggiranno in America e in Occidente.”

Apparentemente, la vita va contro i loro standard comunitari! Non si dovrebbe permettere alla gente di leggere quello che ha da dire uno dei più importanti storici israeliani? È un testo piuttosto triste. Morris esprime il proprio rammarico per il fatto che gli ebrei non abbiano ripulito etnicamente l’intera Palestina nel 1948 e rimosso tutti i non ebrei; e afferma che non c’è alcuna possibilità di un accordo di pace. Dice anche che Trump non ce la farà a rimanere in carica ancora un anno e che, con la sua partenza, anche Netanyahu soccomberà.

Nei commenti all’articolo, un lettore (all’apparenza americano) scrive: “Fai un favore all’America e vai da un’altra parte, di razzisti bigotti ne abbiamo già abbastanza.”

P.P.S. Richard Silverstein è stato bannato per la sua pubblicazione su Facebook e si è lanciato una vigorosa campagna contro il divieto.

 

[1] Annullare un evento o l’invito a qualcuno per parlare ad un evento, di solito con il pretesto di qualche reato commesso dall’oratore che danneggerebbe la reputazione dello sponsor.

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/ishamir/banned-by-facebook-for-telling-the-truth/
19.01.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.