ANNEGARE NELLA LIBERTA'

ANNEGARE NELLA LIBERTA'

DI ALCESTE

pauperclass.myblog.it

Quasi tutti hanno sentito parlare del delitto del Collatino (un quartiere di Roma).
Due pervertiti hanno irretito, seviziato e assassinato un ventitreenne, Luca Varani.
Il loro gesto era premeditato. “Volevamo provare l’effetto che fa“, ha dichiarato uno di loro, in una grottesca parodia del classico di Jannacci. Premeditato, benché attuato sotto il pesante effetto delle droghe.
Alcuni opinionisti (fra questi Maurizio Blondet) hanno evocato le categorie di Bene e Male.
È logico che Blondet lo faccia: è cristiano e cattolico; giudica secondo la morale cristiana e cattolica.
Credo, tuttavia, ch’egli sia fuori strada.

Fare appello a un sistema di valori (qualsiasi esso sia) rende necessariamente incapaci alla comprensione della vicenda. Parimenti inadeguato è riferirsi agli autori dell’omicidio quali “annoiati figli di papà”: il censo, o la noia, qui, entrano poco o nulla.
Meno fuorviante è il richiamo alla pazzia; a patto che con tale termine s’intenda un tipo di pazzia del tutto inedito: una affezione nichilista dell’animo.
Ritengo, infatti, che l’assassinio di Varani sia avvenuto in una zona al di là del Bene e del Male.
Stragi, torture e delitti son sempre avvenuti. Tutti, però, originavano o da una morale o da una visione dell’esistenza o quale reazione all’infrazione delle stesse (erano, quindi, accettati o riprovati in nome di un codice superiore).
Persino l’act gratuit di Gide ne I sotterranei del Vaticano ricade in tale categoria: nel romanzo vi è sì un gesto omicida insensato (poiché senza movente), ma questo è pur sempre la negazione di un’etica dominante ancora valida e riconoscibile da tutti.
L’assassinio del festino omicida del Collatino, però, si invera nella più totale assenza d’una morale. Interna ed esterna. In esso non rinveniamo, come vuole Blondet, il Male, come antitesi al Bene, ma nel vuoto: esso ha la propria radice nel Nulla (degli animi e della società).
Qui hanno patria i nudi fatti: abbiamo agito così.
Questo è accaduto. E basta.
E perché è accaduto? I due assassini non lo sanno, e, temo, non lo sapranno mai. Questi due pupazzi di paglia (We are the hollow men, we are the cave men) sono l’inevitabile prodotto della soppressione di ogni morale. Voluta e gestita dal potere.
Il vuoto è un fenomeno universale, proprio al capitalismo postmoderno: trasversale, epidemico, senza differenza di classe o ceto (i poveri hanno le medesime pulsioni, solo che non possiedono abbastanza denaro per soddisfarle; e sono distratti dalle durezze del vivere, come direbbe Padoa Schioppa).
La morale ha una propria genealogia, come insegna Nietzsche. Si è formata storicamente. Non vanta rilievo assoluto, metafisico.
Può considerarsi, quindi, “una santa menzogna”.
E tuttavia ci mantiene in vita. Si è stratificata e sublimata in tal modo per consentire la vita. La sua abolizione, che procede speditamente grazie ai dettami del turbicapitalismo, viceversa, non consente più la vita.
Nietzsche fu un geniale distruttore; la sua architettura del futuro, però, è smentita dal futuro stesso, che è il nostro presente.
Egli anelava alla pienezza dell’esistenza, ma la sua utopia – che è l’oggi – ristagna in una palude mortifera.
Oggi si annega nella libertà.
Nel deserto del “Fa’ ciò che vuoi”.
A poco son valsi gli ammonimenti classici, di cui solo ora si comprende l’immane portata: il “nulla di troppo” greco; il senso del limite latino.
Per capire ciò che intendo voglio portare alla vostra attenzione alcuni passi di un racconto di James Ballard, Cubicolo 69.
Nel racconto, tre cavie umane (Avery, Gorrell e Lang) vengono deprivate del sonno grazie alla chirurgia (blocco delle sinapsi midollari).
La loro giornata si allunga a 24 ore. Giocano a ping pong, a scacchi. I tre sono continuamente scrutati. Vivono, senza segreti, in una camera sempre illuminata a giorno. In un eterno mezzogiorno, dunque, “quand’ombra non rendono gli alberi”.
Per loro si avvera, fisicamente, la profezia di Nietzsche, quando il profeta Zarathustra annuncia il Superuomo:

Abbiamo tolto di mezzo il mondo vero: quale mondo ci è rimasto? forse quello apparente?… Ma no! col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente!
(Mezzogiorno; momento dell’ombra più corta, fine del lunghissimo errore; apogeo dell’umanità: INCIPIT ZARATHUSTRA)

Lo scienziato responsabile, Neill, esclama: “State tranquilli. Il dado è tratto. Ormai non potreste dormire nemmeno volendo“.
Quindi Neill, in un breve colloquio con un collega più giovane e scettico, Morley, esalta il proprio esperimento:

Questo è un progresso grande quanto il passo avanti compiuto dal primo ittiode trecento milioni di anni fa. Abbiamo alfine liberato la mente, l’abbiamo sottratta a quell’arcaica palude chiamata sonno, la sua notturna fuga nel midollo spinale … con un sol colpo di bisturi abbiamo aggiunto vent’anni alla vita degli uomini”.
“Spero solo che sappiano cosa farsene” commentò Morley …
Stanco … Neill si stropicciò gli occhi: “Cos’è che ti preoccupa?” …
Morley disse: “So che non hai fatto altro che interrompere alcune connessioni dell’ipotalamo … innescherai probabilmente la più grande rivoluzione sociale ed economica dai tempi del peccato originale. Ma chissà perché non riesco a togliermi dalla mente un racconto di Cechov … quello dell’uomo che accetta per scommessa, con in palio due milioni di rubli, di restarsene quindici anni completamente segregato senza veder anima viva. Ci prova, ci riesce, ma poco prima dello scadere, abbandona volontariamente la sua cella. Naturalmente è impazzito …”
Neill sbuffò lievemente. Immagino tu stia cercando di dire che il sonno è una specie di attività di gruppo e che adesso quei tre uomini sono isolati, esiliati dall’inconscio collettivo, il tenebroso oceano dei sogni. È così?”
Può darsi [disse Morley] …. Ciò che intendo veramente è che … sono prigionieri di sé stessi. Non saranno mai più capaci di liberarsi, neppure per un paio di minuti, figuriamoci per otto ore. E in quale misura ci si può sopportare? Forse ci servono otto ore per superare il trauma di essere noi stessi
“.

Morley ha ragione.
Voi intanto provate a sostituire il termine ‘sonno’ con ‘morale’ o ‘etica’ o ‘disciplina’. E il termine ‘passato’ a ‘midollo spinale’. Morley ci parla, in realtà, di morale, di qualsiasi morale.
Il limite.
La morale pensa per noi, e ci libera dalla follia di essere signori e padroni di ogni nostro atto. L’uomo non può sopportare la verità continuamente. La piena luce dei riflettori. Ha bisogno di staccare, di mentire, di raccontarsi favole. La favola della morale (o di una disciplina, una qualsiasi) ci consente di vivere.
In questo sbagliava Nietzsche.
Il superuomo non esisterà mai, è psichicamente insostenibile.
Si possono liquidare i valori pregressi, ma è impossibile creare in ogni momento la nostra etica in quanto sopraffattori; è folle (e veicolo di follia) tentare di dare un senso al reale tramite l’affermazione diuturna della volontà di potenza.
Sostituirsi al Dio negato annienta non solo la società, ma anche l’individuo.
Come detto, si annega nella libertà.
I selfie dei due assassini fermano l’immagine dell’Übermensch del nuovo millennio. Nessuna grandezza, solo una desolante catatonia interiore, altro che aristocrazia.
Annegare nella libertà.
E così accade ai pazienti di Ballard. Collassano su sé stessi: “I loro volti palesavano l’espressione vuota, assente, dello zero psichico“.
Nessuna zona d’ombra, nessun legame l’uno con l’altro, un eterno presente.
Come la nuova società postmoderna.
Chiosa Morley: “Una condizione d’ininterrotta consapevolezza è più di quanto il cervello possa operare … a un certo punto l’autocoscienza cerebrale si ottunde. Non riesce più a comprendere chi è, perché è, e va alla deriva“.
Un crollo psicotico. I tre hanno modificato la realtà, tutta la realtà, adattandola a sé stessi. Il mondo coincide con l’individuo. Un narcisismo parossistico.
Nessun divieto, nessun peccato, nessun limite; oltre il Bene e il Male. Si scende nell’abisso. L’abisso chiede altro abisso. La realtà vera emana, allora, solo un flebile richiamo, quasi inaudibile. Ci si crogiola rivoltandosi nel brago. Il piacere dell’annientamento, sempre per citare Nietzsche. Ma non v’è nulla di eroico. L’infamia si somma all’infamia sino alla dissoluzione (per citare Sade; o il Blondet de Gli Adelphi della dissoluzione).
Gli assassini hanno piantato un coltello nel cuore della vittima e hanno dormito tranquillamente accanto al cadavere. Perché no? Chi lo vieta? Cosa lo vieta? Lo Stato e le sue leggi?
No, poiché lo Stato, e il Superstato globale, incoraggiano proprio l’opposto.
Pasolini, con Salò, aveva compreso l’essenza di ciò ch’era in ballo, anche se lo impacciavano ancora preoccupazioni ideologiche e di classe, oggi scomparse. Egli stesso intuì il fondo della verità quando affermò, nell’ultima intervista a Furio Colombo, che il pezzente o il piccolo borghese desiderano ciò che desidera il dirigente o il magnate (“Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono”).
Il programma del Moloch che ci governa brucia le tappe.
L’abolizione del passato e della morale è il loro principale obiettivo. Hanno fretta.
Stanno creando milioni di malati. Interi popoli e paesi sono oggi malati. Ebbri della follia della libertà infinita.
Ricordate i replicanti di Blade Runner? Per impedir loro di impazzire i programmatori della Tyrell Corporation erano costretti a impiantargli falsi ricordi d’infanzia e un falso passato. Una falsa morale-cuscinetto.
Purtroppo le élite al potere non leggono Ballard, Cechov e Philip Dick; e manco guardano Ridley Scott. O forse sì, e fanno il contrario.
E allora si continua la giostra del piacere: via il peccato! Dai matrimoni e dalle adozioni omosessuali si passerà all’abolizione delle droghe. Poi all’eutanasia. Quindi al suicidio assistito per tutti: non sopportate la realtà? Venite al Centro della Buona Morte! Poi sarà la volta della pedofilia. Perché no? Non è amore anche quello? E la zoofilia? Vogliamo lasciarla indietro?
Ci aspetta un futuro sconfinato di piaceri sconfinati.
Alla luce di un sole eterno.
Nessuna ombra né segreto né tabù.
Sino all’impazzimento.
Not with a bang, but a whimper.

Alceste

Fonte: http://pauperclass.myblog.it

Link: http://pauperclass.myblog.it/2016/03/11/annegare-nella-liberta-alceste/

11.03.2016

Commenti (29)

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    1. sotis 16 marzo 2016

      Tante parole quando basta dire che che per fare una cosa del genere non basta esser solo coglioni.

    1. penzones 16 marzo 2016

      Sono d’accordo, anch'io la vedo così, tranne che per il fatto che la pazzia, cui fa riferimento l'articolo, e a cui si viene indotti dall'assenza dei confini che la morale una volta disegnava, è dovuta al fatto che questa "libertà" investe un io chiuso, strutturato attorno al proprio egocentrismo, e quindi estremamente fragile.

      E' quello che succede nella psicosi: un’identità fragile perché fortemente egocentrica, subisce un colpo che nel suo caso diventa un trauma. Quella fragile identità rivela così degli squarci che fanno naufragare l'io in una dimensione che potrebbe essere di libertà dalla propria visione relativa e quindi di attenzione alla realtà così com'è ma diventa solo il delirio di una "piccola” identità che fa a pugni con la realtà che percepisce. Una persona affetta da psicosi una volta mi disse: "È come se mi trovassi difronte a un infinito che non so decifrare".

    1. Arcadia 16 marzo 2016

      Disturbo bipolare e omicidi: il caso Varani

      a cura di Ilaria Saliva

      Quando e come un disturbo mentale può degenerare e trasformare una persona in un omicida? Un close up sul disturbo bipolare.

      Coca-etilene e noia. “Voglio vendicarmi di mio padre, voglio uccidere” . Suona il telefono. 120 euro di condanna a morte. Jugoslavo e ingenuo? Forse. Difficoltà ad arrivare a fine mese? Forse. Attirato da chi è più grande e carismatico? Forse.

      Coca-etilene e delirio di onnipotenza. Uno sguardo, Alcover, e martello. “Volevamo sapere che effetto fa uccidere”. 29 e 30 anni, gay e etero, uniti da un ricatto, 1500 euro di malvagità, parrucche e Dalida’, (s)fortuna dei padri borghesi, scienze politiche e start-up.

      Coca-etilene e sangue. La voce, che per molti anni ha sussurrato buonanotte alla fidanzata, recisa da una lama. Occhi terrorizzati, e coltellate. Lacrime e ossa frantumate. Sevizie e accanimento.

      Marc Prato è bipolare, disturbato profondamente nell’umore. Quando passava bruscamente dall’euforia alla rabbia per essere anche solo contraddetto o ignorato, i suoi amici lo capivano? La sua parlantina fluente, l’estrema distraibilità, l’irrazionale fiducia in se stesso dovuta ad un aumento patologico di autostima, l’infinita riserva di energie e di libido, l’abuso di sostanze, il linguaggio continuamente scherzoso e volgare, la gestualità e la mimica vivaci, l’iperattivita, gli atteggiamenti socialmente inappropriati, polemici, provocatori, invadenti, la promiscuità, l’aggressività, erano forse tenuti sotto controllo dai farmaci che prendeva, e che ha sospeso pochi giorni prima di piantare più volte acciaio freddo nel petto martoriato di Luca Varani.

      Essere bipolare significa alternare tutto questo a sentimenti di tristezza pervasiva, un dolore psichico che si accompagna alla perdita di capacità di godere delle cose, di provare piacere in vari aspetti della vita, a malumore, negatività, rabbia, pensiero rallentato, visione pessimistica, perdita di fiducia in se stessi, senso di impotenza, disturbi del sonno, e tentativi di suicidio. Forse i farmaci tenevano tutto questo sotto controllo, ma l’abuso di sostanze no. Chissà se già soffriva di questo disturbo quando andava al liceo e si sentiva diverso perché omosessuale e sovrappeso. Chissà che ruolo ha giocato la sua voglia di diventare donna probabilmente inascoltata dai familiari.

      Di Manuel Foffo invece si sa molto poco. Lavorava col padre che odiava a morte, lo stesso che ha cercato di salvare quell’ultima briciola di dignità del figlio a Porta a Porta, col volto dipinto dalla vergogna. Incidente d’auto perché ubriaco, abuso di cocaina per 10 anni, patente ritirata, cerca di rimanere pulito, poi la morte dello zio, fratello della madre, depressione e cocaina si uniscono.

      Citando Lonnie Athens, criminologo di origini greche, chi commette azioni violente non è per forza afflitto da una qualche malattia mentale, come appunto il disturbo bipolare, ma quel comportamento agito rappresenta la naturale conseguenza di un percorso alla fine del quale l’atto criminale diventa l’unica opzione possibile. È un percorso costituito da più fasi, inizia con la “brutalizzazione”, dove il soggetto, nel corso del suo sviluppo entra a contatto in maniera diretta o indiretta con la violenza, perché rivolta direttamente contro di lui o indirettamente contro persone con cui ha un legame affettivo. In questa fase cominciano a sorgere sentimenti di paura e rabbia alimentati dal sentimento di impotenza e da fantasie distruttive nei confronti del distruttore (spesso il padre). Si inizia così a identificare la violenza come unica fonte di risoluzione di conflitti, che siano interni o esterni, mentre si passa alla seconda fase, quella della “belligeranza”, dove sin comincia a rielaborare ciò che si è vissuto nella fase precedente, con conseguente confusione nei confronti di se stesso e della propria immagine, poi si entra nella terza fase, quella delle “prestazioni violente” dove inizia a chiedersi se sarà davvero in grado di fare del male a qualcuno e quando alla fine avrà compiuto l’atto violento entrerà nell’ultima fase, quella della “virulenza” dove ormai si è trasformato da vittima ad aggressore, ultimando il processo di violentizzazione.

      Le accuse formalizzate dal pm Francesco Scavo nei confronti dei due giovani sono di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà, le sevizie e i futili motivi. La droga è il fattore che fa tremare l’opinione pubblica, perché potrebbe portare a uno sconto di pena per incapacità di intendere e di volere. Ma il criminologo Gianfranco Marullo, docente di Criminologia presso “La Sapienza” di Roma e che da molti anni insegna come classificare e valutare le droghe in relazioni alle loro caratteristiche e soprattutto agli effetti che provocano, ha un’ipotesi, quella che i due killer abbiano abusato per due giorni interi di cocaina proprio per perdere il contatto con la realtà, sradicare i freni inibitori e essere pronti a uccidere senza esitazioni. Secondo questa ipotesi, il consumo di droga sarebbe un aggravante, e la scelta della vittima potrebbe avere un retroscena sessuale.

      Le immagini trovate sul telefono di Marc Prato rimandano alla patologia del limite, lo svuotamento totale di senso rispetto a un confine che non dovrebbe essere superato. Donne stuprate, bambini nudi: il prodotto di una società dove il Super Io è fragile, se non assente. Una società in cui il narcisismo estremo porta alla predominazione dell’Es, delle pulsioni sessuali incontrollate, svincolate dalla coscienza, gettate sull’Altro, usato come feticcio, come oggetto su cui riversare frustrazioni che ribollono nell’oscurità della mente, nel tentativo di non ascoltare il proprio Io, quel luogo psichico che dovrebbe rispondere al principio di realtà, quel principio che porta all’accettazione di tensioni interne, e che nel suo ruolo di controllo del principio di piacere dovrebbe guidare verso una moralità che invece sta diventando sempre più liquida, sfuggente, vittima di una YGen senza padre e senza Lealtà.

      Eros e Thanatos. Principio di piacere e istinto incontrollato di morte che ballano insieme, in equilibrio precario. Thanatos, la scarica totale di tutti gli impulsi vitali, un’auto-punizione derivante dall’impossibilità del piacere. Può essere tenuta dentro di sé e provocare quindi comportamenti autodistruttivi, oppure essere convogliata verso l’esterno. Una danza che può essere controllata solo a chi sa dove guardare, e come parlare con se stesso.


      http://www.millennialspress.com/it/2016/03/15/disturbo-bipolare-il-caso-varani/ [www.millennialspress.com]

    1. andriun 15 marzo 2016

      fobia1984, mi permetta di osservare che a se è vero(come ricorda lei), che nessuno nasce con deviazioni mentali(anche se mi resta il dubbio che la mamma possa trasmetterle in qualche modo al feto), ma credo che chi più chi meno nessuno se ne può dire esente: la vita è troppo complessa come lo è l'essere umano: tanto quanto il battito d'ali di una farfalla può stravolgere potrebbe provocare un urgano, così la presenza di elemento o di un fatto particolare nella nostra vita potrebbe entrare far parte di noi per sempre.


      Quindi rimanendo sul generico credo che solo la condizione minima di naturalità dovrebbe essere quella rispettata ovvero quella relativo al genere di appartenenza, poi il resto dovrebbe costituire quella condizione particolare di ognuno di noi che in qualche modo ci dovrebbe ed in qualche modo ci rende "unici". Quindi la soluzione ottimale al problema dovrebbe essere quella di puntare sulla compatibilità dell'individuo, piuttosto che perdersi nella ricerca inutile di qualche turba emotiva scandagliando la psiche nel tentativo di carpirne i segreti.

      In relazione a questo fatto, l'omosessuale non rientrerebbe nella rosa della normalità e quindi dovrebbe essere compiuto ogni tentativo possibile per correggere tale condizione anomala(piuttosto che convincere l'individuo che dovrebbe essere orgoglioso di esserlo) salvo poi ritenerlo, solo in ultima istanza, un soggetto non recuperabile.

      Certo alcuni omosessuali e/o effeminati lo diventano proprio in seguito all'educazione ricevuta. Ergo se ciò avvenisse questi genitori(inetti/incapaci) sarebbero da paragonare al pari dei criminali(non come avviene oggi per aver dato una sculacciata al figlio discolo) e quindi andrebbero puniti con il carcere e/o togliendo loro la patria podestà, in modo che non vi possano più essere casi di particolare gravità dove ad esempio i bimbi maschi vengono "costretti/indotti" da qualche adulto a giocare con le bambole, piuttosto che con le macchinine o altri tipi di giochi del genere maschile.

    1. giannis 15 marzo 2016

      Quello che tu indichi come rimedio penso che non puo' succedere , per cambiare bisognera' toccare il fondo

    1. fobia1984 15 marzo 2016

      a mali estremi, estremi rimedi? mi sembra una linea di pensiero molto drastica, per eliminare o quantomeno ridurre il vuoto esistenziale che attanaglia e affligge i giovani odierni basterebbe sottoporre ad una revisione sistematica e continuativa dei propri schemi comportamentali e sorvegliare in modo continuo l'insorgere di eventuali paturnie emozionali. Nessun essere umano nasce con delle deviazioni mentali, certamente non c'è nessun libretto di istruzioni che ci indica come sarà il nostro fato personale, quindi tutt'al più ci si diventa deviati ma non ci si nasce. I primi anni di vita sono significativi a riguardo, una volta che un evento, un trauma o un rimprovero ci ha marchiati, tendiamo a reiterare sempre quel determinato pattern di comportamento, ma con una differenza, che da adulti diventiamo più sofisticati nell'elaborazione di strategie finalizzate a dissimulare il disagio esistenziale. Un eventuale conflagrazione termonucleare di portata mondiale è una pensata delirante, c'è tanta gente che vorrebbe continuare a vivere decentemente senza voler essere necessariamente coinvolta dalle tribolazioni geopolitiche globali.

    1. giannis 15 marzo 2016

      Uniche cure : Terza guerra mondiale , o epidemia tipo la peste , disastro economico e tutti morti di fame o comunque un disastro mondiale , altrimenti sara' sempre peggio

    1. giannis 15 marzo 2016

      E si , noi umani siamo fatti cosi'

    1. Hamelin 15 marzo 2016

      Crowley e i seguaci di Thelema sarebbero sicuramente d'accordo con te .

    1. temuchindallaCina 15 marzo 2016

      e invece io, sono assolutamente d'accordo con Blondet, il mondo si è sempre diviso tra Bene e Male, e il Male sta avanzando fino a che arriverà un nuovo diluvio e speriamo avvenga il prima possibile, questo mondo mi fa vomito

    1. orckrist 15 marzo 2016

      Tutti a parlare del deserto del "Fa' ciò che vuoi".

      Ma nessuno a chiedere: "Che cos'è che vuoi?"

      "Fa' ciò che vuoi" è diverso da "fa' quel che ti pare".
      A capire quello che si vuole spesso non basta una vita ed è un percorso faticoso.
      Più facile lasciarsi vivere.








    1. andriun 15 marzo 2016

      "della pubblicità e del mito dell'uomo fico o della donna fica"


      IVANOE, ma cosa dice? E fuori strada completamente. il fischio al passaggio della donna ben curata ed in forma sarà un gesto in disuso e considerato da stolti(razionalmente), ma le donne saprebbero anche considerarlo normale e quindi accettarlo come complimento come insegnano il vecchi film anni '60/70, se l'uomo effeminato non le avesse messe in condizione di protestare(con gli effetti collaterali che si conoscono). La natura(non lo stereotipo o IVANOE) vuole la donna accattivante, attraente, passiva e l'uomo virile, cacciatore e attivo.

      Non trovo nulla di male considerare una donna fica e per la donna l'uomo fico/attraente. In fondo anche se la donna e certamente più cerebrale e più opportunista dell'uomo, resta pur valido il detto che: anche l'occhio voglia la sua parte.

      " la donna è rimasta donna anche lei perdutamente disorientata ma meno aggressiva o incatttivita più intelligente nel gestirsi e distrarsi con lo shopping infinito..."

      che la donna sia sempre la stessa anche se sembra che non sia così, e semmai ciò che è cambiato è l'uomo quanto lo scenario con cui si trova ad interagire, l'ho sempre detto/scritto e sembra che ci sia arrivato finalmente anche lei(basti pensare al comportamento di una donna di Paese maschilista a caso e raffrontarla con la vita di una donna italiana). Ma che poi, si spinga nell'analisi fino ad affermare che la donna sia meno incattivita di quanto lo fosse un tempo e più intelligente nel gestirsi, mi sembra una contraddizione in termini(un altra lavata di capo o sempre la stessa? normalmente e l'uomo che richiama la donna all'ordine, ma con lei le cose sono/sembrano invertite): tanto più che poi afferma che si distrae con lo "shopping infinito".

      Comunque devo dire che ha iniziato bene e poi ha fatto un bel minestrone di cazz..te. Cosa c'entra dire "fica" a una donna(che se non le premetti che è intelligente casca il mondo, da quanto sono viziate/stupide, ma culturalmente preparate), con il fatto che uno si fa di coca o che sia palestrato tanto da alzare 120 kg.

      E' una notizia(un gossip tanto come quelli che lei critica) che si ferma li.

      L'interlocutore ha la medesima responsabilità del comunicatore: se invidioso ogni cosa che dirà il comunicatore o che esso farà, sarà inevitabilmente stravolta.

      Tempo al tempo(ammesso che ve ne sia) e forse anche gli effeminati cominceranno a chiedersi quanto sia giusto esserlo.
    1. andriun 15 marzo 2016

      "della pubblicità e del mito dell'uomo fico o della donna fica"


      IVANOE, ma cosa dice? E fuori strada completamente. il fischio al passaggio della donna ben curata ed in forma sarà un gesto in disuso e considerato da stolti(razionalmente), ma le donne saprebbero anche considerarlo normale e quindi accettarlo come complimento come insegnano il vecchi film anni '60/70, se l'uomo effeminato non le avesse messe in condizione di protestare(con gli effetti collaterali che si conoscono). La natura(non lo stereotipo o IVANOE) vuole la donna accattivante, attraente, passiva e l'uomo virile, cacciatore e attivo.

      Non trovo nulla di male considerare una donna fica e per la donna l'uomo fico/attraente. In fondo anche se la donna e certamente più cerebrale e più opportunista dell'uomo, resta pur valido il detto che: anche l'occhio voglia la sua parte.

      " la donna è rimasta donna anche lei perdutamente disorientata ma meno aggressiva o incatttivita più intelligente nel gestirsi e distrarsi con lo shopping infinito..."

      che la donna sia sempre la stessa anche se sembra che non sia così, e semmai ciò che è cambiato è l'uomo quanto lo scenario con cui si trova ad interagire, l'ho sempre detto/scritto e sembra che ci sia arrivato finalmente anche lei(basti pensare al comportamento di una donna di Paese maschilista a caso e raffrontarla con la vita di una donna italiana). Ma che poi, si spinga nell'analisi fino ad affermare che la donna sia meno incattivita di quanto lo fosse un tempo e più intelligente nel gestirsi, mi sembra una contraddizione in termini(un altra lavata di capo o sempre la stessa? normalmente e l'uomo che richiama la donna all'ordine, ma con lei le cose sono/sembrano invertite): tanto più che poi afferma che si distrae con lo "shopping infinito".

      Comunque devo dire che ha iniziato bene e poi ha fatto un bel minestrone di cazz..te. Cosa c'entra dire "fica" a una donna(che se non le premetti che è intelligente casca il mondo, da quanto sono viziate/stupide, ma culturalmente preparate), con il fatto che uno si fa di coca o che sia palestrato tanto da alzare 120 kg.

      E' una notizia(un gossip tanto come quelli che lei critica) che si ferma li.

      L'interlocutore ha la medesima responsabilità del comunicatore: se invidioso ogni cosa che dirà il comunicatore o che esso farà, sarà inevitabilmente stravolta.

      Tempo al tempo(ammesso che ve ne sia) e forse anche gli effeminati cominceranno a chiedersi quanto sia giusto esserlo.
    1. uomospeciale 15 marzo 2016

      Troppe libertà, troppi soldi in tasca, e troppo tempo libero.
      Aveva ragione mio padre convinto sostenitore dell'ordine, della disciplina, del lavoro duro e delle responsabilità gravose e continuative, usati come aspetto formativo-educativo dei figli.

      Altro che libertà di drogarsi, di sballarsi, di non fare un cazzo con i soldi in tasca, di bere come tombini di fogna, di ballare fino alle 6 del mattino in disco, fottendo ogni buco disponibile, sia maschile che femminile.

      Troppe libertà e troppo benessere e questi sono i bei risultati.
      Ci vorrebbe la fame per certa gente.

    1. IVANOE 15 marzo 2016

      Signori,
      la colpa di quello che stà avvenendo è colpa in ordine di responsabilità :
      1) dei genitori
      1 bis ) della scuola
      2) della pubblicità e del mito dell'uomo fico o della donna fica
      3) le istituzioni in genere che sono corrotte fino al midollo e danno il cattivo esempio...
      4) dei luoghi di lavoro ( vengono messe al lavoro persone con persone psicologici pesanti che intimidiscono gli atri...)

      Quando vengono a mancare tutte insieme queste strutture c'è prima il degrado anni 80 e 90, poi l'avvilimento anni 2000 poi la rabbia la violenza e la crudeltà gratuita...
      Se uno parla con il passante comune lo scopri che è fascista senza sapere ovviamente che cos'è il fascismo ( nel bene o nel male ), poi che è razzista poi che quando passa una donna sussurra " questa me lafarei " poi lo guardi ed è mezzo palestrato ti racconta che è un atleta di arti marziali che è un donnaiolo accanito che però è anche romantico e sa cucinare... non disdice gli spinelli e magari ogni tanto si fa una sniffata di coca....
      Questo è l'individuo medio dai 30 ai 45 anni i più pericolisi perchè dentro a tutto questo ci mescolano le loro frustrazioni, separazione, cumulo di debiti perchè non è mai riuscito a sapersi amministrare... questo l'uomo, la donna è rimasta donna anche lei perdutamente disorientata ma meno aggressiva o incatttivita più intelligente nel gestirsi e distrarsi con lo shopping infinito...
      Ovviamente le strutture che ho elencato all'inzio sono state devastate dico colpevolmente perchè nessuno è riuscito a difendersi o a defilarsi tanto meno fiutando il pericolo... sono appunto state devastate dai media, dal gossip, dall'erotismo spicciolo, culi e seni nudi ecc. ecc., dai bei fusti o belle fiche esposti in tv nelle pubblicità dove sono tutti apparecchiati e dove tutto và bene fino a che dietro le quinte non si sniffano pure il borotalco...
      Ed ormai è il cane che si morde la coda se uno che oggi si ritiene normale prova a criticare tali situazioni passi da vecchio da superato da bigotto...
      Se non parli di qualche gossip sei fuori moda sei un perdente così come se no racconti che sei un donnaiolo dove sono le donne a cercarti con la bava alla bocca, oppure che sei un picchiatore formidabile che alzi di panca in palestra 120 kg che sei anche però una brava persona...però sei uno furbo uno che non si fa fregare...
      Ecco questo è il modello di persona di oggi che cammina nelle nostre strade pieno di se ma pieno anche di frustrazioni, in cerca disperato di vero affetto anche se non lo dice... poi passa il tempo e queste persone perdono la cognizione di essere umano diventano oggetti e diventano oggetti anche tutti quelli che vessano...

    1. Holodoc 15 marzo 2016

      La nostra società esalta la nevrosi quale normalità, la follia come modello.

      Qual'è la definizione di follia? Cosa contraddistingue il pazzo dal sano?
      Il folle è una persona che ha una visione distorta della realtà, fino ad arrivare a voler cambiare il mondo materiale per adattarlo a quello distorto dentro la sua mente.

      Donne che che rifiutando la maternità.
      Gay che vogliono diventare donne rifiutando il loro corpo.
      Coppie di uomini che vogliono un figlio.
      Adulti che continuano a vivere come adolescenti.
      Ricerca della felicità tramite il possesso di ricchezza.
      Dipendenza da tutto quello che può gratificare nell'immediato (droghe, sesso, gioco) per distrarsi dalla loro vita.
      Mancanza assoluta di amore per il prossimo, perché l'amore comporta rinunce e la nostra società le vede come sconfitte.

      Ma neanche i cristiani sono da meno, sottoponendosi a regole morali frustranti quali monogamia e astinenza sessuale, per poi cedere alle peggiori perversioni (orge e pedofilia).

      Una persona che desidera di uccidere un'altra per divertimento è solo un pazzo, UN MALATO DI MENTE.

      La morale, il bene e il male, non c'entrano niente, anzi, anche esse sono solo visioni distorte della realtà generate dalla mente.

      La verità è che chi è sano di mente non dipende da ricchezza, sostanze o affetti per essere realizzato, ed essendo realizzato non ha certo la necessità di fare del male.

    1. lanzo 15 marzo 2016

      In my humble opinion (IMHO) dai voglio fare l'anglofono... a me pare che se andiamo a contare i delitti piu' orrendi, questi vengono commessi proprio nella tranquilla provincia: Stasi, Scazzi, Parolisi, la figlia stragista e fidanzatino ad Alessandria , quel signore in Toscana con amante che denuncia la scomparsa della moglie, uscita secondo lui di notte, in vestaglia e poi volatilizzata, ci sono stati casi del genere negli USA e anche senza l'habeas corpus, il sospettato fu condannato, Restivo (omicidio Claps) nel potentino, arrestato solo in Inghilterra per aver fatto fuori una coreana. In Italia Restivo avrebbe potuto dormire tranquillo. Tutti delitti avvenuti in piccole realta' di provincia. Considerando che Roma e' GRANDE ma moolto grande, con una percentuale di degenerati notevole, mi pare che se la cavi bene rispetto, chesso' ad Avetrana

    1. annibale51 15 marzo 2016

      Ma chissenefrega di sti due psicopatici. Galera a vita e lavori forzati!

    1. fobia1984 15 marzo 2016

      State attenti all’apparire in voi di ogni segno di infelicità in una qualunque forma: può trattarsi del risveglio del corpo di dolore. Può prendere la forma d’irritazione, impazienza, uno stato di anima oscuro, un desiderio di ferire, rabbia, furia, depressione, un bisogno di avere un pò di dramma nella vostra relazione e cosi via. Afferratelo nel momento in cui si risveglia del suo stato latente.
      Il corpo di dolore vuole sopravvivere, proprio come qualunque entità esistente. E può sopravvivere solamente se inconsciamente vi identificate con lui. Può allora venir su, possedervi e vivere attraverso di voi. E si nutrirà di ogni esperienza che risuoni del suo proprio tipo di energia, qualunque cosa crei nuovo dolore sotto qualunque forma: rabbia, distruttività, odio, lutto, dramma emozionale, violenza e persino malattia. Cosi il corpo di dolore, quando vi ha posseduto, creerà nella vostra vita una situazione che riflette la sua propria frequenza energetica, perchè se ne possa nutrire. Il dolore può solo nutrirsi di dolore. Il dolore non può nutrirsi di gioia: la trova veramente indigesta!

      Il corpo del dolore emozionale ha due modalità di essere : latente ed attivo.
      Può essere in uno stato latente per il 90 % del tempo. Tuttavia, in una persona profondamente infelice, può essere attivo fino al 100% del tempo.
      Alcune persone vivono quasi completamente nel loro corpo di dolore, mentre altre possono sperimentarlo solamente in certe situazioni, come nelle relazioni intime, oppure in situazioni legate ad abbandoni o perdite del passato, ferite emozionali o fisiche e così via.
      Qualunque cosa può risvegliarlo, specialmente se risuona con uno schema di sofferenza del vostro passato. Quando è pronto per risvegliarsi dal suo stato latente, perfino un pensiero o un’ innocente osservazione fatta da qualcuno che vi è vicino lo può attivare.
      Il corpo di dolore è un campo energetico, quasi come un’ entità, che si è temporaneamente istallata nel vostro spazio interiore. È energia vitale che è rimasta intrappolata, energia che non sta fluendo più. Ovviamente il corpo di dolore è lì perché sono accadute in passato certe cose. È il passato che vive in voi e se vi identificate con quello, vi identificate con il passato.
      L’identità di vittima è credere che il passato è più potente del presente, che è l’opposto della verità. È il credere che altre persone, e ciò che vi hanno fatto, siano responsabili per chi voi siete ora, per la vostra sofferenza emozionale, o per la vostra incapacità di essere chi siete veramente.

      http://www.visionealchemica.com/dentro-ognuno-di-noi-ce-un-corpo-di-dolore/ [www.visionealchemica.com]

    1. Hamelin 15 marzo 2016

      Mi scuso per gli errori ortografici ma andavo di fretta ...

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