Anche la paura può avvicinare gli uomini all’inferno

prigionieri volontari

Ci sono tante piccole trappole – quasi irriconoscibili come tali – in cui possiamo cadere ogni giorno, persino quando crediamo di fare le cose nel modo più giusto ...

"... Un giovane diavolo:
- Come hai fatto a mandare così tante anime all'inferno?

Vecchio Diavolo:
- Dalla paura!

Il giovane:
- Ottimo lavoro! Di cosa avevano paura? La guerra? Carestia?

Il vecchio:
- No... di una malattia!

Il giovane:
- Non si sono ammalati? Non stavano morendo? Non c'era una cura?

Il vecchio:
- ... si sono ammalati. Sono morti. C'è una cura.

Il giovane:
- Non capisco...

Il vecchio:
- Hanno accidentalmente creduto che l'unica cosa che devono mantenere a tutti i costi è LA VITA!!!
Non si sono abbracciati.... Non si sono salutati... Si sono allontanati l'uno dall'altro.... Hanno rinunciato a tutti i contatti umani... Tutto ciò che è umano! Hanno finito i soldi. Hanno perso il loro lavoro. Ma hanno scelto di temere per la loro vita, anche se non avevano nemmeno il pane. Hanno creduto a tutto quello che hanno sentito, letto i giornali e creduto ciecamente a tutto quello che hanno letto. Hanno rinunciato alla libertà. Non hanno mai lasciato casa. Non sono andati da nessuna parte. Non hanno visitato parenti e amici.
Il mondo si è trasformato in un grande campo di concentramento con prigionieri volontari.
Hanno accettato tutto!!! Solo per sopravvivere ad un altro giorno miserabile...
Non hanno vissuto, sono morti tutti i giorni!
È stato facile prendere le loro miserabili anime..."

E' un adattamento teatrale (che girava qualche mese fa in rete) di "Lettere di Berlicche", un libro bello e ironico scritto nel 1941 da Clive Staples Lewis, straordinario scrittore che è anche autore delle famose Cronache di Narnia.

Il libro racconta, in modo molto divertente, di un vecchio diavolo in pensione, di nome Berlicche, che si ritrova nella situazione di dover istruire il nipote Malacoda, giovane apprendista tentatore, spiegandogli i mezzi e gli espedienti più idonei per conquistare (e per dannare) il giovane essere umano a lui assegnato.

Lewis usa la sua grande abilità narrativa per affrontare il tema della verità, dell’amore e della salvezza dalla prospettiva di coloro che vivono nella menzogna e per la menzogna.
Ne consiglio la lettura perché ha tantissimi spunti di nutrimento spirituale e, seppure scritto molti anni fa, è sempre attuale.

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VB

Commenti (2)

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Mostra commenti 2 caricati
    1. Brule 2 febbraio 2022

      E qui si vede la raffinatezza dell'arma Covid.
      Una parte è terrorizzata dal virus, un'altra (cui appartengo) dal Governo.

    1. LuxIgnis 29 gennaio 2022

      C'è un'antica storia mediorientale che viene recitata nei circoli Sufi (mistici dell'Islam) che pressappoco fa così:
      Un giorno il protagonista si trova a visitare una città vicina.
      Mentre gironzola per il mercato vede una figura spettrale tra la folla e incuriosito le si avvicina. Subito la riconosce: è la Peste!
      Allora gli rivolge la parola e gli chiede preoccupato cosa stesse facendo lì. La Peste gli risponde che sta solo facendo il suo lavoro e che è stato mandato in quella città perché doveva prendere 5000 anime che era giunta la loro ora.
      Il protagonista allora torna alla sua città natale.
      Dopo qualche tempo effettivamente gli giunge la notizia che nella città che aveva visitato era scoppiata una bella epidemia, ma che i morti erano stati 30000.
      Infuriato da questo fatto si mette subito alla ricerca della Peste, e dopo un po' la trova.
      "Perché mi hai mentito? Avevi detto che dovevi prendere solo 5000 anime ed invece ne hai prese 30000".
      E la Peste gli risponde: "Non ho mentito, io ho fatto quello che dovevo fare ed ho preso 5000 anime non una di più. Il resto le ha prese la Paura".

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