Alceste: “L’Italia è il Paese più importante del mondo e per questo è sotto attacco”

"Perché quell’impasto di tradizioni, cultura e credenze, anche le più sciocche, costituiscono la ricetta della nostra sopravvivenza". Abbiamo incontrato il blogger Alceste per un dialogo sul nostro presente. E dopo i tanti orrori della modernità, la speranza per un futuro migliore passa sempre dalla lotta.

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Di Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

I nostri lettori conoscono bene Alceste, lo hanno letto e riletto su queste pagine. Ed è sempre un grande impatto, è sempre un andare in profondità, fino alla radice dei problemi della nostra epoca. Poche parole affilate come coltelli. Dotte citazioni, simboli, metafore e sembra di guardarsi allo specchio mentre il sarto Alceste ci cuce su misura l’abito che fa per noi. Un popolo avvilito, sconfitto, occupato non solo dal 1945, ma che oggi accetta e subisce la colpa più grave inflitta dal conquistatore, senza nemmeno saperlo: essere italiano.

Sembra finita peggio che all’Americano a Roma, Nando Moriconi, visto che le nuove generazioni rischieranno di preferire le cavallette tostate agli spaghetti di casa nostra. Alberto Sordi era “Ameregano der Cansas Siti“, l’eterno presente italiano non è neppure americano, è globale e basta. Eppure la nostra immensa cultura è nata molto prima dello Stato. Ed è forse per questo, in realtà, che siamo una Superpotenza – così tanto debilitata – da abbattere definitivamente.

Ma come i grandi italiani, spesso sconosciuti, danno sempre il colpo di coda: un sentimento rivoluzionario di riscossa che ci appartiene, quasi mai collettivo, ma che fa parte della nostra storia millenaria. Grazie ad Alceste per il suo lavoro di informazione e divulgazione e grazie per aver accettato questa intervista. Lo spunto è il suo ultimo affresco dipinto a misura della nostra società: “La modernità come cancro terminale“.

Si parte.

  • Perché “Alceste” e da quanto tempo è attivo il suo blog

“Alceste è ovviamente derivato dal nome del protagonista della commedia di Molière, “Il misantropo”. La mia presenza online risale al 2013-2014 quando Eugenio Orso, per allargare la collaborazione al suo blog Pauperclass – blog oggi purtroppo scomparso – mi contattò per scrivere alcuni pezzi. Assieme a me era Il Poliscriba (il quale appare ancora su alcesteilblog) e altri autori. Nel 2015 Pauperclass ebbe i primi problemi e così decisi di riversare i post già scritti sull’attuale account che cominciò a funzionare con una certa regolarità attorno al 2017.”

  • Quali motivazioni di fondo la spingono a scrivere i suoi pensieri e le sue analisi?

“Perché scrivo? Me lo sono chiesto spesso. Dapprima credevo fosse dovuto a un residuo di inestirpabile vanità. Forse ho solo bisogno di condividere una mia radicata disperazione. La misantropia perfetta non funziona, si ha bisogno di un palco con qualche spettatore che ti stia a sentire o ti lanci i pomodori.”

  • Ogni qualvolta arriviamo sul blog, riscontriamo una miriade di commenti entusiasti. Trova soddisfazione e riscontri particolari dai suoi lettori, nella sua opera di informazione e divulgazione?

“Miriadi è esagerato, non crede? Presumo che i venticinque lettori del blog, afflitti dalla mia prosa da almeno cinque-sei anni, sanno di trovare un discorso compiuto, che non si ferma alla cronaca. Anzi, i fatterelli della cronaca vengono presi in esame solo per dimostrare questo discorso onnicomprensivo o, al massimo, per fare del sarcasmo. La guerra russo-ucraina, a esempio, l’ho citata pochissimo poiché la reputo l’ennesimo episodio di una più vasta, secolare e catastrofica opera di conquista delle entità sovrannazionali nate con l’Illuminismo. Non solo, ma la porzione di storia umana nata con tale Illuminismo (amo chiamarlo Illuminismo Nero per distinguerlo dalla vera scienza) mi sembra solo il processo secondario di un movimento ancor più immane.

La vicenda umana, infatti, la inscrivo in un generale moto di regressione universale. Si è in presenza di una lentissima devoluzione, anziché di un’evoluzione. La Civiltà consiste, perciò, in una bolla di resistenza a tale regressione. Il dominio della razionalità tecnica sulla Natura, divenuto assoluto in questi ultimi decenni, si è fatto forsennato, parodistico. L’estrema illusione, insomma, che si nutre della mancanza di Dio, è anche la più rovinosa perché prevede, paradossalmente, l’assoluta mancanza di umanità. Da tale prospettiva mi sembra inutile, sciocco e depistante (è solo un banale esempio) estendere centinaia di post e note sul laptop di Hunter Biden. Il rifiuto della cronaca e del giornalismo, dei triti fatti quotidiani, credo sia l’aspetto che nel blog viene più apprezzato. Oltre a una certa aria carbonara e al divieto d’insulto.”

  • Alceste, nel suo ultimo articolo “La modernità come cancro terminale” riesce così a sintetizzare “l’intera storia della umanità moderna”: “Noi creature multicellari siamo tutto sommato un’eccezione nell’evoluzione, un’insorgenza tardiva che riguarda soltanto un settimo della storia della vita sulla Terra … fare copie di sé stessi è l’imperativo darwiniano”. Quindi è Darwin che ha interpretato il volere di Dio, Dio non esiste, o magari “Dio è morto” come cantavano i Nomadi?

“La citazione non è mia, ma è tratta dall’introduzione di Telmo Pievani a un libro di Pier Paolo Di Fiore sul cancro. Pievani vuole semplicemente dire: l’essere umano rappresenta l’eccezione delle eccezioni; alcune cellule di cui è materiato a volte anelano ritornare al primitivo egoismo monocellulare ingenerando così il cancro. Tali cellule si sentono Dio e nella loro ansia di eternarsi distruggono il corpo ospitante e, perciò, sé stesse. Questa analisi biologica la uso come metafora della storia umana: alcuni uomini vogliono diventare Dio; cercano, quindi, di eternarsi sostituendosi a Lui e rigettando la religione; essi, però, incontreranno lo stesso destino delle cellule cancerogene autodistruggendosi assieme all’umanità. Il richiamo ancestrale che induce a sentirsi Dio l’ho battezzato la “Bestia”. La “Bestia”, non è il Male, ma il Nulla. L’ansia di auto annientamento. Senza Dio, la devoluzione ci richiama dapprima alla ferinità e poi all’inorganico, Al suicidio. Secolarizzazione, tecnica e follia postmoderna sono i sintomi più rilevanti di questa catabasi. Da tale punto di vista Storia, Biologia e Teologia sono metafore l’una dell’altra.”

  • L’autorevolezza dei più anziani, la memoria e l’esperienza empirica, la tradizione orale, i proverbi che erano scuola e linguaggio del popolo che si tramandava fra generazioni che mai avrebbero potuto imparare dalla scrittura, attività possibile soltanto dei ceti colti e possidenti. Il passato ormai pare tutto da buttare, i giovani hanno titoli di studio ed i tutorial di YouTube per imparare, altroché un genitore spesso assente o emigrato in un altro matrimonio o convivenza; il nonno mica ha fatto master alla Bocconi o alla Luiss, cosa ne potrà mai sapere della complessità del mondo? L’eterno presente tecnocratico sembra ormai assoluto, e le nuove generazioni hi tech e iper specializzate non hanno praticamente alcun rapporto col proprio passato e con la propria cultura originaria. Cosa rischiano?

“L’estinzione. Qui occorre intendersi bene su cosa sia il progresso. Andiamo avanti, dicono. Ma in cambio di cosa avanziamo? Ecco il busillis. Viviamo una vita più comoda, ecco tutto. La domanda capitale rimane: la comodità a che prezzo l’abbiamo pagata? Si è disimparato il calcolo, la lingua, la logica, la devozione … era nozionismo! E cosa abbiamo avuto in cambio? Dei poveretti che conoscono un vocabolario di cento parole. Quando si giudica una cultura come quella italiana … anzi: il solo pensiero di giudicare una cultura come quella italiana … e giudicarla negativamente – equivale a pensare di correggere coi pennarelli “La nascita della primavera” di Botticelli. Ho ricordato spesso Niccolò Machiavelli che, dopo una giornata di bagordi, entrava nel proprio studio solo dopo un’adeguata purificazione; con reverenza; da umile pedina del sapere al cospetto di Tito Livio o Cicerone. Per questo affermo che l’Italia, il Paese più importante del mondo, è sacro. Il suo passato è talmente gigantesco da dover rimanere intangibile. E sa perché? Perché quell’impasto di tradizioni, cultura e credenze, anche le più sciocche, costituiscono la ricetta della nostra sopravvivenza. Chi abiura il passato muore, c’è poco da fare. Vale per tutti, dai Kaweskar della Patagonia agli indios brasiliani:estinti, infatti. Nel passato viene condensata l’immortalità della propria cultura. I Kaweskar ebbero i loro feticci, noi Botticelli e Tito Livio. Con tale differenza: la classicità e il Cristianesimo nati o raffinati in Italia o nei territori della latinità (il passato) rappresentano il katechon dell’intero Occidente. Per questo l’Italia è sotto attacco, per tali motivi si è insegnato agli Italiani, incessantemente, in ogni lercio sussidiario, pamphlet, saggio o articolo di gazzetta, il disprezzo e il dileggio di sé stessi. Radere al suolo l’Italia, con la complicità degli Italiani e della immonda sua classe dirigente, è necessario per l’instaurazione d’un Mondo Nuovo. Come sta avvenendo. Senza il passato che agisce da difesa, però, abbiamo di fronte solo macerie.”

  •  Tutto è materia, di sacro non c’è nulla se non le sentenze degli algoritmi. Per ciò che occorre bastano ormai pochi click su Google, Amazon, Facebook, Pornhub e Onlyfans. Sono utili, istantanei, affidabili, profittevoli, divertenti e non sbagliano mai. E’ davvero così?

“Anche questa è un’operazione voluta. Per dissolvere passato e identità e instaurare un dominio internazionale oligarchico. Cefis lo affermò esplicitamente già nel 1972 … Ci dicono: le grandi piattaforme sono un progresso, siamo liberi, inutile contrastare al progresso … sì, ma lo ripeto: cosa abbiamo sacrificato per questa minutaglia? Si glorifica il digitale. Va bene, il digitale è comodo. Con lo smartphone si può girare un film! I gadget digitali sono democratici! Abbassano i costi di produzione! Ti rendono indipendente! Cronenberg c’ha girato i film con lo smartphone! Ognuno può diventare un Cronenberg! Un attore! Risultato: negli ultimi vent’anni ci saranno due o tre film italiani degni di nota. Non belli: degni di nota. Il livello è sprofondato. La falsa democrazia ha annientato il buon gusto, l’artigianato della scenografia, la scelta oculata delle location, la cesellatura dei dialoghi, l’attorialità stessa. I supposti divi contemporanei bofonchiano, protagonisti di storielle quotidiane, le sceneggiature sono scipite o goffamente sensazionali, il tono punta alla colloquialità coprolalica o al perbenismo televisivo; si è perso non solo l’aggancio con la realtà, che consentiva la commedia nera italiana, ma anche il simbolismo, l’allusione … Fellini, ormai, lo proiettano nelle catacombe … Avati ha provato a fare qualcosa col suo “Magnificat”, ma non ha lo stesso passo dei maggiori, tutti defunti da almeno trent’anni. Pure la commediola pecoreccia è ormai un modello troppo alto per noi, dissolto il mondo dell’avanspettacolo popolare. Hanno rincoglionito di correttezze anche il povero Banfi … .”

  • Non fatevi ingannare dalle specializzazioni, dalle divisioni tecniche, dalle minuzie, dalle argomentazioni da leguleio”. Sembra un ammonimento a non lasciarsi tradire dalla conoscenza settoriale e specializzata, in una parola dagli “esperti”; che tutto sanno e tutto comandano, da quei tecnici che sanno solo di tecnica, dagli scienziati che hanno infuso l’unica vera Scienza possibile. Siamo in un’epoca in continua evoluzione ma che sembra piombata in una nuova oscurità. Com’è stato possibile?

“Giacomo Leopardi ha coniato la felice espressione “colpo d’occhio del genio”. Così è. Il genio – il Sapiente – rapporta ogni sezione della vita a tutte le altre. La scienza è specchio della filosofia, e viceversa. Il tecnico è il suo figlio degenere. Sa tutto del particolare, ma ignora il quadro complessivo. Il tecnicismo esasperato è poi degenerato, parlo dell’attualità, nel cretinismo vero e proprio … virologi, direttori di musei, cultori della cultura, avvocati, commercialisti, saggisti … parlano una lingua poverissima, autoreferenziale, perbenista e superficialissima … non per questo meno arrogante. Il decadere della lingua, l’essiccamento del lessico, divenuto esclusivo gergo compartimentale, ha recato all’inferno cautela e intelligenza … che un pescivendolo di Efeso nel 412 a.C. sia stato più intelligente della Ursula von der Leyen pare fuor di dubbio.”

  • Usura, Tecnica, Democrazia e Libertinaggio si legano a filo quadruplo. Le migliori menti dell’eversione si riuniscono nei paradisi universitari per teorizzare l’eternità dell’Uomo. L’Uomo è immortale, onnipotente e assolutamente, incondizionatamente, libero. I cenacoli intellettuali dei primi paesi d’Europa scristianizzati sono le Regine Nere che replicheranno sé stesse: a metastatizzare il nuovo credo, a infettare il mondo.” Chi stabilisce qual è la vera Conoscenza e perché mai ogni uomo, ogni animale politico, ogni essere pensante e critico, non può essere considerato, qualunque sia la propria estrazione e/o condizione economica e sociale, a suo modo e maniera, un intellettuale?

“La conoscenza ti precede. Se recidi via il passato ti aggiri per la Totalità alla cieca, come una guida della domenica s’aggira per gli Uffizi. Lo specialista, che si compiace della propria conoscenza tecnica, è, di solito, un perfetto cretino se recato fuori dalla minuscola cerchia di sapere che controlla. Lo specialista accademico, poi, batte il muso dappertutto. Gli manca la passione, lo sguardo, l’amore. Basti confrontare una lezione di Federico Zeri, l’antiaccademico per eccellenza, con quelle di certi presunti storici o giornalisti-saggisti da prima serata. La prima, oltre che di chiarezza impressionante, ti fa venir voglia di leggere e saperne di più; le seconde consistono in lasche sequele di aneddoti o pettegolezzi. Pure il Barbero mi è andato fuori di testa, gli manca solo la lectio magistralis sui brontosauri. Con questo non voglio dire che chiunque possa essere considerato un intellettuale. Occorre crescere lentamente, in una scuola, una confraternita, un gineceo, una corporazione; una bottega. Leonardo aveva talento, il papà glielo riconosceva: Leonardo mio, tu hai qualcosa. Però lo spedì dal Verrocchio per farsi le ossa, sborsando moneta sonante perché il Verrocchio – anzi, la sua bottega – era un coagulo di conoscenza artistica e artigianale che, proprio perché tale, poteva tramandarsi agli allievi. Noteremo, en passant, come la furia dei postmoderni si sia accanita contro tale centri di diffusione del sapere … oggi si ha una sola possibilità, barrare le crocette e imparare a memoria la lezioncina politicamente corretta, quindi passare di grado e diventare un individuo monodimensionale. Si producono laureati e addottorati in serie di spaventevole ottusità, impermeabili alla ragionevolezza. L’ac-culturazione coatta, che ha preso il posto di quella naturale e secolare, ha creato dei carnefici perfetti, d’un conformismo allucinante. Si dicono scienziati, ma coltivano assai poco il dubbio. Tolti dal girello delle convinzioni indotte si comportano come bambocci tremebondi. Al gioco delle tre carte gli toglierebbero pure le mutande.”

  • L’Uomo sembra ormai emancipato e distaccato da Dio, tanto da averne assunto le sembianze. Domina la Natura e la cambia, e quindi sente in sé il potere autoconferito di annientare la propria civiltà, giudicandosi superiore ai suoi consimili. Nell’articolo lei cita gli altri reset della Storia: che umanità ci porterà questo Grande Reset 2030?

“L’umanità del cubicolo. Case alveare, reddito di sudditanza, nessuna creatività, conformismo totalitario, oligarchia casual, olovisori interconnessi, abolizione dei viaggi, pornografia virtuale polimorfica, spegnimento graduale del desiderio, ignoranza di arte, filosofia, storia … un’ignoranza da tabula rasa, di tutto ciò che si è stati … e junk food, ovvio, perché l’arte culinaria, proprio perché arte, verrà messa in sospetto ovunque. Il pasto principale consisterà in merda. Voltaire, il padre dell’Illuminismo, nel “Dizionario filosofico” prende per i fondelli il profeta Ezechiele che mangia pane spalmato di merda di bue, non avvedendosi, il Voltaire, che sarà il suo macabro scetticismo a innescare un processo che dal fagiano arrosto porterà alla barretta copro-proteica. L’homunculus sarà talmente affaccendato a perdere tempo prima di morire che non si accorgerà di non vivere … tanto non ci sarà granché da fare, a parte di-vertirsi, estraniarsi, soprattutto da sé stessi, dall’orrido e disprezzabile Io … Una noia talmente mortale che il suicidio andrà di moda, più o meno istituzionalizzato. Il crimine tenderà a zero così come ogni altra manifestazione di vitalità. Si creeranno nuovi mestieri come l’Estrattore di Salme (dal cubicolo: chi si accorgerà di qualcuno quando muore?) o il Compostatore di Cadaveri. I cimiteri spariranno, come le scuole, le prigioni e il turismo. Prevedo città semideserte, a parte la Logan 654 di qualche oligarca che, finalmente, potrà sfrecciare a piazza di Spagna senza l’ingombro dei coglioni. Si provvederà, forse, a qualche nuovo culto miscelando assieme cascami new age, gandismo pannelliano e rituali bislacco-buddisti. Vite che non varrà la pena vivere.”

  • Il nemico numero uno del materialismo sembra ancora essere la spiritualità, perché forse è un sentimento non controllabile e non calcolabile, come l’imprevisto: la coscienza può inceppare il meccanismo automatico. Prendiamo il cattolicesimo diviso ed in crisi di identità: come giudica l’era dei due Papi Ratzinger e Bergoglio?

“Disastrosa, ovviamente. L’intero corpo amministrativo del Cristianesimo si sta disfacendo. Gran parte delle parrocchie romane, a esempio, sono rette da sacerdoti sudamericani o africani; addirittura indiani. Di fatto non funziona più nulla. Questi figuri, che maneggiano concetti a loro estranei, sono i primi a concedersi al casual quando, invece, per non disperdere il patrimonio dovrebbero puntare alla ritualità e al più stretto formalismo tradizionale. Certo, loro non rappresentano che l’effetto d’un avvelenamento preesistente. L’imbruttimento delle architetture religiose, la sciatteria liturgica, il tirar via … una malattia postconciliare da papa buono. Dal 1960, a esempio, non vengono costruite chiese “belle”. Perché è stato programmato l’imbruttimento.

Attenzione: la “bellezza” non è un concetto vaporoso, impressionistico; la bellezza è ciò che individua e raggruma una serie di accorgimenti ed euritmie, distillati nei secoli, che avevano per fine la gloria della fede. Ora non più. Ora si edifica scatolame postmoderno, come “Il cubo” di Fuksas a Foligno e “Le Vele” di Meyer a Tor Tre Teste … accrocchi in cui si fatica anche a trovare l’acquasantiera e il tabernacolo. Tutto questo diluisce il sacro in una spiritualità da discount, di fatto eguale a qualsiasi altra. La vera fede esclude, non include. La fede afferma: sono così. Chi non condivide ciò è mio nemico. L’ecumenismo è l’invenzione di un clero profondamente stanco e pronto ad accettare tutto. Morselli descrisse la nostra attualità nel suo “Roma senza Papa”.”

  • Secondo Richard Coudenhove-Kalergi (1925) l’introduzione della donna nel lavoro di fabbrica e (quindi la sua inclusione nel mondo del lavoro) avrebbe sul lungo periodo comportato una donna mascolina e un uomo più femminile. Oggi siamo non solo alla competizione uomo/donna indotta dai media, o alla donna manager alla “Sex and the City”, ma ad una inversione dei ruoli e spesso ad un rimescolamento degli stessi, fino ad un annullamento strutturale della famiglia e una riduzione drastica delle nascite. Gli strateghi del caos, allievi di Leo Strauss, non puntano soltanto ad una società senza Stato, ma a individui senza una società. L’Occidente ha ancora gli anticorpi contro la propria dissoluzione?

“La prima industrializzazione ha prodotto più donne morte che mascoline. L’omogeneizzazione dei ruoli è stata provocata soprattutto dalla pace. Un personaggio di Mishima, mi sembra un dottore, afferma: “Un polso femminile e un polso maschile battono alla medesima maniera in tempo di pace”. La stasi imputridisce, riduce la definizione, rimescola. Si perde il senso del pericolo, del rischio, della difesa della comunità; da parte di uomini e donne. Ottant’anni di palude accompagnati dalle trombette della propaganda su diritti eguali per tutti hanno “generato” omarini timorosi e menadi isteriche. Entrambi infelici come bestie in cattività perché è facile mentire per conformismo (si buscano pure dei soldi), ma assai difficile rinnegare i propri ruoli naturali per tanto tempo. Ma la propaganda è totalitaria … i pochi che additano la follia sono presto isolati e lapidati con le consunte pietre dell’antifascismo o dell’ecumenismo “che libera”. Chi oggi ha il coraggio di presidiare trincee così esposte alla fucileria nemica?”

  • Altro tema ricorrente: dal “Forever young”, sempre giovani, degli anni ’80 alla dolce morte delle cliniche svizzere, fino alle recenti norme canadesi. Alceste scrive: “Uno vale l’altro. La morte si fa statistica, si deprezza. L’omicidio ben mirato, quindi, diviene, alla luce dei grafici, un metodo di cura: aborto, eutanasia, buona morte (…) Il suicidio diverrà la moda del 2030”. La vita umana non più dono divino ma mero calcolo superfluo e ingegneria capitalistica, ha perso il suo Senso?

“E quale senso ha la vita oramai? Un esempio banale è la perdita della pietà verso i defunti. Vediamo come anche i grandi cimiteri monumentali si stiano disfacendo nella sciatteria e nella sporcizia. Vuoti, peraltro, poiché la deferenza verso chi ci ha generati si è allentata, così come tutti i vincoli di sangue. Un morto è buono per il concime; o per gli snack del futuro. La banalizzazione della morte implica necessariamente il deprezzamento della vita: uccidere chirurgicamente (per il bene dell’umanità, ovvio) è oggi un’azione non solo tollerata, ma anche incoraggiata; un povero, un infelice, uno psicolabile, un tetraplegico o un feto possono venire eliminati senza rimorsi: in tali casi opera, secondo la vulgata polcorretta, un’ansia di libertà … delle madri, del genitore, della vittima stessa. Del mio corpo faccio quel che mi pare, così gli è stato insegnato … la propaganda gli si è incancrenita dentro sino a formare un valore e così credono di autoaffermarsi, ma son solo lemmings eterodiretti.”

  • Sì, deve, perché andare avanti, a qualsiasi costo, come invasati, è l’unica direzione consentita. Non ve ne sono altre. Into the void (…) Una corsa sfrenata, irrazionale, che si concluderà con l’estinzione”. Escludendo le Superpotenze marittime angloamericane e satelliti vari, vede altri tipi di società, più tradizionali, economicamente emergenti, non immerse ancora nella modernità e nel Grande Reset, quindi ancora lontani da questa “corsa sfrenata” verso l’abisso?

“Le grandi civiltà del passato sono state attaccate brutalmente e ridotte in cenere: la Mesopotamia, la Grecia, l’Italia, i Balcani, la Russia occidentale. Le guerre nel Golfo, gli attacchi usurai verso la Grecia e l’Italia, l’Enduring Freedom; manca la Persia, uno dei tre grandi imperi del passato, e forse la Russia. Queste sono le grandi centrali spirituali dell’umanità. Una volta spente, il resto verrà da sé. Sudamerica e Africa contano meno di niente; il Giappone fu infiltrato e resettato tanto tempo fa. Roma, Atene e Alessandria sono altro da Cardiff o Los Angeles … .

Servirebbe una guerra, quale contrapposizione spirituale … una guerra vera, non solo mimata. Il contributo a essa da parte nostra lo vedo, però, minimo. Solo il vincolo del sangue o della comunità – militare, religiosa, educativa, politica – può costituire milizie in grado di opporre resistenza. Questi vincoli, però, li abbiamo dissolti. Ci rimane la poltiglia.”

  • Osiamo: ogni fenomeno, a qualsiasi livello ontologico, ci parla della verità.” Quale verità e chi la detiene?

“La Verità si disvela, è inoppugnabile, non la detiene nessuno. Ci si arrende di fronte a essa. Il cuore della ben rotonda verità, come affermò Parmenide: a Lei si può arrivare da qualsiasi punto della superficie. Ogni fangoso evento mondano ci riconduce, per vie segrete, alla nuda Verità. Basta seguire il filo.”

  • L’uomo moderno vorrebbe gridare, ma non ha bocca. Gli mancano, perciò, le parole. Il suo abbozzo di grido rimarrà senza eco. Inascoltato” Alceste le parole le ha e sa usarle molto bene: cosa vorrebbe gridare per darci una svegliata?

“Non occorre gridare. Il messaggio, prima o poi, arriva. Tutta questa corsa ai like, ai social, alle condivisioni: a che serve? Gran parte della controinformazione è oggi puro fumo: grafici, interviste, traduzioni, colpi di scena … Cicalare continuamente di cronaca, di attualità, del mostro del giorno o del fatto del giorno alla lunga sfinisce poiché allontana dal colpo d’occhio complessivo residuando quale futilità.

Per svegliarci basta ridiventare ciò che siamo sempre stati e rigettare la paccottiglia che ci viene servita inesauribilmente da decenni. L’orgoglio di essere il centro spirituale della storia … beninteso, senza le goffe impennate autarchiche, spesso di provincialismo desolante.
Questa “Reconquista” sarà difficilissima perché ancora navighiamo nell’autodisprezzo, addirittura compiaciuto. Eppure è necessaria: è la fune nella cruna dell’ago, la nostra porta stretta.

C’è un quadro che, ogni tanto, mi piace riguardare. Non me ne sazio mai. Si tratta di “Amor sacro e amor profano”, di Tiziano. Ciò che turba e confonde, a parte l’enigma delle due figure in primo piano, è lo sfondo. Forse non l’ha dipinto nemmeno lui, Tiziano. La purezza di quel cielo e di quelle nubi, la nitidezza di quel paesaggio … questo riconcilia con la vita: qui troviamo condensata, al sommo, l’Italia, c’è poco da fare. La torre, la chiesa, i cavalieri, la specchiera delle acque. Comprendere questo significa riconquistare l’idea di Patria. Per questo si può combattere.”

Intervista di Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

16.01.2022

ALCESTE: “L’ITALIA È IL PAESE PIÙ IMPORTANTE DEL MONDO E PER QUESTO È SOTTO ATTACCO”
Tiziano, L’Amor sacro e Amor profano, olio su tela, 1515 – Roma, Galleria Borghese

 

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