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VALANGA 5 STELLE

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Bastava guardarsi i duelli tv su Skytg24 tra i candidati ai ballottaggi, per capire chi avrebbe vinto … da una parte due giovani donne, Virginia Raggi e Chiara Appendino, belle, capaci, promettenti … dall’altra due vecchi arnesi della politica, con le mani lorde di crimini euristi e austerity mistificate, due veri dinosauri della partitocrazia dominante, collusa con i potentati del petrolio, con le oligarchie finanziarie, con quell’intreccio politico mafioso di mafia capitale, che specula sulla pelle dei cittadini italiani, sempre più poveri e sfanculati.

Sta di fatto che la generazione voucher, quella a 7,5 euro all’ora, quella composta di “fannulloni”, “bamboccioni” e “sfigati”, si è presa una rivincita … la strada è lunga e tutta in salita, ma la partenza è foriera di una ventata di aria pura. È arrivata una valanga di voti ai 5 stelle, da parte degli orfani della destra, che volevano picchiare forte sulla politica demenziale di Matteo Renzi e del PD. La valanga 5Stelle in modo particolare si è abbattuta sull’urbe con percentuali bulgare, tanto che le prime proiezioni sfioravano il 70% per Virginia Raggi, che poi ha doppiato nei consensi il povero Bobo Giachetti.

Sembrava strano infatti che l’Italia se ne stesse semplicemente a guardare, come fosse stata sedata da una miscela soporifera di prozac e Mentana, le rivolte francesi contro la Loi Travail, che hanno messo a ferro e fuoco molte zone della Francia … e se ne stesse diversamente basita dinnanzi al tragico omicidio della deputata laburista Jo Cox, che ha pregiudicato un possibile e salvifico Brexit. Del resto è fondamentale capire la crisi per poterla combattere … capirla in tutti i suoi risvolti economico sociali …

All’interno dei processi storici raramente si verificano delle svolte significative, al netto delle qualità ontologiche, ma al lordo delle sofferenze sociali … sono quelle svolte che segnano un passo, un varco, un’impronta … precorse da anni di analisi e partecipazione, inserite in un contesto che oggi è diventato definitivamente quello della società dello spettacolo, dove tutto si trasforma in reality show, depistaggio mediatico, opportunità del web … semplicemente perché i network dell’informazione stanno sostenendo un’offensiva ideologica ben precisa, hanno intrapreso un lucido percorso finalizzato alla distruzione del benessere dei popoli del sud Europa, e all’indebolimento della loro coscienza nazionale, che è uscita ideologicamente devastata dall’impatto con il nuovo capitalismo finanziarizzato.

E nella società dello spettacolo vincono soprattutto i giovani volti fotogenici, espressione di energia, competenza e volontà di cambiamento … quindi le due giovani donne Virginia Raggi a Roma, avvenente e competitiva e Chiara Appendino a Torino, limpida e determinata, hanno sbaragliato quei due cadaveri ambulanti di Roberto Giachetti e Piero Fassino. Perché l’abilità analitica della crisi e la sua possibile risoluzione sono solo un aspetto del successo del MoV, apparso oggi per molti una rivelazione, a tratti ingiustificata a tratti assurda … invece un fondamentale motivo consiste proprio nella capacità del MoV di aver saputo utilizzare con piglio spontaneo gli stessi strumenti mediatici del sistema, come smartphone, facebook, web … anche attraverso una propaganda iconografica sostenuta dalle stesse vittime della crisi, che sono la cifra di quella generazione demolita dal Jobs Act, precarizzata a vita, oscurata ed esclusa da una pur minima possibilità di sopravvivenza sociale. Siamo di fronte ad un processo di mercificazione assoluta dell’umano, che avviene attraverso la collaborazione fra Tecnica e Capitalismo, dove la prima fornisce gli strumenti e il secondo stabilisce i criteri economici e ideologici all’interno del quale tutto ciò deve avvenire.

La genialità politica di Casaleggio e quella istrionica di Grillo si sono particolarmente evidenziate oggi, nel fatto che il M5S è apparso animato, forse per la prima volta, dalle tante presenze giovanili, sguinzagliate nei corridoi del potere, nelle giunte comunali e regionali, nelle piazze gremite di un paese, sempre più spaventato dalla crisi, che sta macinando vittime sacrificali al prezzo di chiusura di fabbriche, aziende, perdita di posti di lavoro, precarizzazione selvaggia, tagli devastanti alla spesa pubblica e indebolimento sistematico del welfare.

I volti dei cadaveri ambulanti, mammut, vecchi arnesi e dinosauri della politica e dell’informazione, sono apparsi nelle ultime ore sui vari programmi tv, straniti davanti ad exit poll e proiezioni, mostrando il lato oscuro della sconfitta, sguardi persi nel vuoto e analisi confuse, tutti nel tentativo di coprire il colpo incassato o di giustificare la cocente sconfitta del loro partito di governo: Fassino, Giachetti, Sala, Romano, i politici … e poi, Feltri, Floris, Vespa, Merlino, Zucconi, Rondolino, Greco, Diamanti … i gazzettieri.

Si commenta la sconfitta di Torino “ove pure il Pd ha governato bene per più di vent’anni” … perché “è colpa di una ventata mondiale di populismo e dei sentimenti anti establishment della destra, del resto il M5S ha vinto con i voti della Lega” … e poi “i 5 stelle, ora che si sono normalizzati, vedremo che cosa sono capaci di fare” … oppure “aiutiamoli a maturare, impareranno dalla forza dei fatti che certe sparate demagogiche come il reddito di cittadinanza sono impraticabili” … e poi “l’originario spirito antisistema dei 5Stelle sembra essersi alquanto stemperato nel corso della trasformazione da movimento a partito”. Quindi il Mov viene costantemente screditato e mostrato all’opinione pubblica come fosse un tentativo populista antipolitico di strappare furtivamente il potere ai legittimi proprietari del palazzo, un MoV ancora incapace di affrontare sfide di governo, e composto di giovinastri arroganti e spregiudicati e di ragazzette sbraitanti e volgarotte.

Invece al netto dei pregiudizi il successo del M5S e delle due “ragazze” di Roma a Torino, è apparso inevitabile e necessario, una vittoria ampiamente prevista e annunciata. Ora però il loro compito si rivelerà particolarmente arduo, dovranno fronteggiare tutto l’establishment partitocratico che congiurerà per farle fallire, ostacolerà ogni loro singola azione, e pianificherà campagne ben orchestrate di calunnie, attraverso quella macchina del fango, che quei signori sono in grado di indirizzare al meglio quando intendono demolire gli avversari. Ma la loro vittoria non è solo merito del MoV che ha saputo intercettare le cause economico finanziarie della crisi, quanto anche espressione di una necessità storica, quella della presa di consapevolezza degli italiani che si stanno gradualmente svegliando dal coma profondo in cui sono vissuti finora, dopo anni di colonizzazione delle coscienze. La crisi infatti sta invadendo la quotidianità dell’esistenza, e disoccupazione e miseria sono all’ordine del giorno.

Infatti nel tempo dell’odio indiscriminato interclassista, in cui Warren Buffet ha potuto dire “La lotta di classe c’è sempre stata, ed oggi l’abbiamo vinta noi” … il caro vecchio Marx, frainteso per anni e percepito come il demone originario di ogni male, come il responsabile dell’affermazione della “dittatura comunista” nel mondo … aveva però profetizzato anche la mutazione autoritaria del capitalismo, la proletarizzazione di tutte le classi, tranne quella egemone e dominante, e la mercificazione dell’individuo stesso: “Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtú, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.” (Karl Marx, Miseria della filosofia)

Il tempo disgraziato del capitalismo finanziario ha dunque reificato anche l’essere umano, un tempo che ha segnato la mutazione ideologica, psicologica e culturale dell’individuo, socialmente atomizzato e sradicato dalla sua geografia territoriale, ridotta ad una progressiva condizione di evanescenza, dai nuovi processi di interazione tecnologico virtuale, divenuto un consumatore passivo e un lavoratore precarizzato e sfruttato. Il popolo dei voucher, i miserabili rimasti senza lavoro, oppure i disperati che abitano le periferie delle città italiane non possono più votare il Pd, un partito che si dichiara di “centro-sinistra”, ma che ormai ha subito un’alterazione neoliberista tale che riesce ad intercettare solo i voti dell’alta borghesia dei quartieri alti, ed ancora (per poco) quello dei dipendenti statali e dei pensionati.

Ecco perché il rottamatore è stato rottamato da una buona parte del popolo italiano, perché il partito di governo, se vuole governare appunto, deve sottostare ai diktat della troika, e rispettare tutte le clausole dei trattati imperiali e la dittatura dell’euro. Oggi però le violenze inferte sul corpo sociale non possono più essere tollerate, il possibile prossimo fallimento di altre banche incombe minaccioso sui risparmi dei correntisti, che cominciano a capire il gioco criminale in atto. Quindi per ironia della storia, il M5S, accusato da sempre di essere troppo virtuale e slegato dal territorio, raccoglie oggi più consensi dei vecchi partiti di sempre, pur legati al territorio, che però hanno profondamente tradito, collaborando con il potere finanziario internazionale a spellare i polli ancora rimasti sullo scenario sociale italiano. È avvenuto quindi quell’inevitabile scollamento, tra partito e territorio, sono sparite le radici della geografia sociopolitica, che trovava linfa vitale nella interazione tra le rappresentanze politiche e il “loro popolo”.

Intanto il M5S, deriso, sbeffeggiato, screditato da tutti gli organi d’informazione, si aggiudica 19 ballottaggi su 20, e lo ha fatto con il lutto al braccio per Gianroberto Casaleggio, mentre Beppe Grillo tornava sul palco a fare spettacoli. Roma rappresenta l’anticamera di Palazzo Chigi, Torino una vittoria ancora più geniale. E infine Di Maio, il più ricercato dalle telecamere, parla da leader in pectore e lancia la sfida a Matteo Renzi: «I cittadini ci hanno riconosciuto la capacità di governare … ora siamo pronti per l’Italia». Quindi #matteostaisereno e non ti crucciare, il tuo compito al servizio delle oligarchie dominanti l’hai svolto perfettamente, e la tua foga riformista ti riserverà comunque una vagonata di euro … anche se purtroppo per l’ultima riforma di ottobre … non potrai evitare di riveder le stelle …

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

21.06.2016

Pubblicato da Davide