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Il Columbus Day: alla scoperta di un’altra America

DI ALEXANDER DUGIN

katehon.com

Oggi è il Columbus Day e si festeggia la scoperta dell’America. Si avvicina inesorabilmente l’8 novembre, giorno delle elezioni presidenziali americane . Non resta che un ultimo confronto tra la protetta del governo mondiale, Hillary Clinton, e il portavoce dell’americano medio, Donald Trump, il vero rappresentante dell’America. Presto i nodi si scioglieranno…

Nel corso di queste elezioni, per la prima volta dopo diversi secoli, si è riusciti a rispondere a una domanda fondamentale: dove sono gli Stati Uniti? Questa domanda è stata posta nel corso della Guerra d’indipendenza, quando nessuno ha sostenuto i massoni della loggia dei Figli della Libertà nella loro rivolta contro la corona di Sua maestà. La seconda volta nel corso della Guerra di seccessione, quando il Nord universalista e repubblicano, rappresentante del progressimo liberale, si scontrò con il Sud democratico, che aveva votato per la schiavitù e aveva visto nelle iniziative di Lincon un tentativo contrario alla sovranità degli stati autonomi. La terza volta risale ai 14 punti del presidente Woodrow Wilson, diventati di fondamentale importanza quando, dopo la prima guerra mondiale, Wilson ha dichiarato che gli Stati Uniti sarebbero stati i garanti della democrazia e del liberalismo su scala mondiale.

Questo significava che l’America sarebbe passata dal suo tradizionale isolamento all’espansionismo imperiale prendendo il testimone dalla Gran Bretagna, ormai divenuta una periferia dell’impero americano.

Nel XX secolo il successo degli Stati Uniti è stato rafforzato da interventi mirati dell’élite globalista. Il crollo dell’Urss nel 1991 ha portato alla creazione di un ordine mondiale unipolare. L’insediamento di un governo mondiale, per il quale le logge massoniche lottavano da secoli, si sarebbe potuto realizzare più facilmente ora che visto gli Stati Uniti non avevano più rivali. I neocons, tra i quali ex trotskisti, hanno annunciato l’inizio di un nuovo secolo americano. La costruzione dell’impero globale americano entrava nella sua fase finale.

Tutti i candidati, democratici e repubblicani, concordano. Tutti, tranne Donald Trump. È il tema del momento.

Trump rappresenta l’americano vero e assoluto. Secondo lui, la libertà è sempre libertà di scelta, di parola e azione. Poco importa ciò che le élite considerano o ciò che le regole del politicamente corretto esigono. Lui pensa: «Se questo va contro la mia volontà e il mio spirito, non mi interessa, perché sono libero». O come dice lo slogan dello stato del New Hampshire: «vivi libero o muori». Questo è anche il motto di Donald Trump. La libertà è la facoltà di dire sì o no a tutto: sia al globalismo sia ai neocons, alle élite politicamente corrette e al governo mondiale. Trump non è un ideologo. Non ha una strategia a lungo termine. Non pensa che all’America. È la cosa più importante per lui! Non sono parole vuote. Se l’America sarà grande, il suo programma sarà realizzato.

Ma questa grandeur è incompatibile con la situazione attuale. Tutti i popoli e le nazioni del mondo, alleati compresi, detestano gli Stati Uniti. Alcuni tra loro ne hanno semplicemente paura, o da lei dipendono, mentre altri si sono liberati dal suo giogo. Alla testa di coloro che non la temono e sono indipendenti c’è la Russia di Putin. La Russia è il principale nemico del governo mondiale. Ma Trump non accetta quest’affermazione. Veramente la Russia minaccia gli Stati Uniti e la sua integrità territoriale? La Russia minaccia la potenza economica americana? Questo paese ha intenzione veramente di infliggere un duro colpo all’America? Putin combatte veramente lo Stato islamico in Siria e in Iraq? Certo che sì! Putin respinge il governo mondiale e insiste sulla sovranità, ma nello stesso tempo, agisce alla maniera americana anteponendo la libertà a tutto. Se l’America fosse ancora una volta grande e libera, questo ragazzo difficile chiamato Putin potrebbe non essere più un nemico, bensì un amico o un alleato.

Ecco perché biasimano Trump. Sembra che l’élite mondiale dei banchieri e dei globalisti, agendo in nome del liberalismo e della libertà, detestino la libertà stessa. Scorgono il nemico nel volto di Putin e, a livello nazionale, in quello di Trump. Ma il dato più importante è già irreversibile. Gli Stati Uniti non saranno mai più ciò che sono stati finora. Infatti Trump ha iniziato una nuova rivoluzione americana. Questa rivoluzione è, ancora una volta, per la libertà. Ma questa volta si tratta di liberarsi dalla psicopatica élite globalista. Come il genio imprigionato nella lampada, una volta liberato, non tornerà schiavo di nuovo. Poco importa ciò che arriverà, Trump e i suoi sostenitori non si dissolveranno dopo le elezioni.

La società americana ha riassaporato il gusto della libertà. Il gusto della libertà è la strada per decidere, scegliere, parlare e agire. Così, con la vittoria di Trump, assisteremmo a una nuova rivoluzione americana. Per la vostra libertà e la nostra. Cari fratelli americani.

 

Alexander Dugin

Fonte: http://katehon.com

Link: http://katehon.com/article/columbus-day

12.10.2016

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VOLLMOND

Pubblicato da Davide

  • Apollonio

    «Accetterò totalmente il risultato di queste storiche elezioni… ma solo se vinco io».

    perché è consapevole che comunque vada è lui l’ interprete un po’ Kitsch
    dell’ americano medio ed anche se perde nulla sarà come prima…!

  • GioCo

    La libertà è una patata bollente che ognuo scarica addosso al prossimo, poiché solo “l’altro da me” è il bordo, il confine che limita la mia libertà. Così a me può importante di quello che un altro mi impedisce, oppure quello che da me limito per me stesso.
    Personaggi come Hillary e Trump hanno in questo senso meno da condividere con il resto del mondo di un criceto siberiano: hanno un fascino esotico specifico che attira questi o quelli, ma sono radicalmente inadeguati sia per il contesto geopolitico attuale, sia per i loro rispettivi sostenitori. Anche se per ragioni differenti.
    Per la Hillary il problema principale è l’impresentabilità morale, arrivata a un triplo salto carpiato con supercazzola che non riesce nemmeno a raggiungere le suole di Obama, quello che usa i droni per assassinare in modo mirato chiunque sulla superficie del pianeta e per questo è “nobel per la pace”, cioè l’uomo con lo sputtanamento incorporato. Scendere così in basso è un primato, persino tra le file neocon, ma Hillary riesce senza sforzo nel compito. Credo sia esattamente per questo che piace ai suoi sostenitori, per la faccia di bronzo inossidabile che porta in pubblico anche messa di fronte alle peggio accuse che nemmeno si cura di sconfessare. In un certo senso è davvero ammirevole.
    A livello geopolitico è quella “tecnicamente” più preparata ma non per questo più adeguata: considerare un martello a percussione più adeguato di una scopa per centrare zanzare, perchè “tecnicamente” fatto meglio, non ci aiuta a migliorare il compito di liberarci dalle zanzare. Solo fa potenzialmente più danni all’arredo, dove “arredo” si intende esattamente i sostenitori della Clinton.
    Per Trump la questione è di elasticità mentale oltre che di preparazione geopolitica, dato che un magnate vissuto nell’agio e nel continuo rafforzamento dell’egocentrismo, ha davvero poco in comune con la devastante povertà dilagante del sottobosco sociale americano che è il vero marcio su cui ogni candidado trovrebbe fondare la sua politica: un paese del terzo mondo qual’è l’america non è un modello proponibile da esportare globalmente, ma ci è arrivato persino Huxley e Ford, figuriamoci per ciò dov’è arrivata la “intellighenzia” politica americana media.
    Trump capisce secondo me solo che una fetta consistente e in aumento di elettori abili al voto può sostenerlo in quanto si sente tagliata fuori dalla “dittatura della libertà” imposta ai non degni dall’altra fetta di americani, quelli che hanno raggiunto un considerevole successo personale grazie alle politiche neo-conservatrici e che vogliono continuare così. Ma ne gli uni, ne gli altri si sognano di mettere in discussione che il modello di libertà è una forma esasperata e feroce di “dittatura dei tiranni”. Solo si discute di chi deve o non deve essere considerato “legittimato” a fare il tiranno.

    Gheddafy nelle sue confessioni ammette che il successo fa di questi scherzi, cioè rende gli individui coscienti di poter esercitare un potere ed esattamente questo che esorta l’abuso. Il potere è abuso, non esiste un potere senza l’esercizio del suo abuso. La forza del fascino che esercita l’abuso del potere sul fragilissimo animo umano è da sempre la più potente. Per ciò l’eroe è sempre stato nell’immaginario collettivo colui che riusciva a non abusare del potere che gli veniva concesso, non il “più figo” ne “il più forte” o “il più giusto”. Adesso sia Trump che Hillary pensano che non sia più così e fanno sfoggio dell’abuso delle loro posizioni dominanti in modi diversi per comunicare meglio che sono gli eroi giusti perchè sono “più forti”, ma stanno in verità dimostrando l’opposto e cioè che sono entrambi orripilanti per come si dimostrano deboli.

    Trump farà una politica degrandante e pericolosa per l’America e per il pianeta, tanto quanto la Hillary, non fosse altro che per l’inettitudine al comando dell’esercito più potente del mondo in un contesto geopolitico militarizzato in cui l’alternativa (Hillary) rappresenta solo la decisa accellerazione della escalation al collasso planetario biologico, mentre Trump è la decisa accellerazione della escalation al collasso economico e dell’esaurimento delle risorse.

  • virgilio

    be io non so forse certi mi diranno……facevi meglio a stare zitto!
    voglio lostesso dire la mia,Hillary e una vecchia bestia che oramai conosciamo tutti e che ne ha fatte di cotte e di crude ma mai una buona! dunque continuare a fidarsi di lei e da sadomaso,invece Trump non se lo conosce ancora veramente e dunque perche non votare per una merdina come Trump invece che per una merdona come hillary!?
    dopotutto votando per delle facce nuove forse che un giorno con un poco di fortuna facciamo bingo chi sa…….gratta e gratta!?
    non tutti possono permetersi un PUTIN!

    • ws

      applicato ai noi suonerebbe : teniamoci renzi: perche’ cambiare con un altro politico di merda che non conosciamo ancora bene come lui ? 😎

      • virgilio

        si va bene non e proprio quello che volevo dire pero aprezzo “l’humour”

      • Apollonio

        suona proprio male ..neanche tirata per i capelli speriamo che come dice virgilio sia solo ” humour “

    • cdc_16

      Io sono italiano e non posso votare per nessuno dei due, ma preferisco che a vincere sia Hillary perchè se è vero quel che scrivono i giornalisti indipendenti informati sulla geopolitica, lei è quella che assicura più chance ad un disastro globale.
      Se va tutto per il verso giusto magari finisce questo schifo di mondo e ne inizia un altro che per via dell’assenza tecnologica difficilmente potrà essere peggiore.

      • virgilio

        si anche questa sarebbe una soluzione pero io e te non saremmo piu qui a testimoniarlo e a condividere questa gioia!

  • Primadellesabbie

    Mi pare di leggere nei commenti che mi precedono un giudizio sui candidati, ma il ragionamento di Dugin segue un filo diverso.

    Parla di libertà, della libertà intesa ed inseguita dagli americani durante la loro storia, e crede di individuare in Trump qualcuno che la intende, aggiornata, così:

    ” La libertà è la facoltà di dire sì o no a tutto: sia al globalismo sia ai neocons, alle élite politicamente corrette e al governo mondiale. ”

    Che se non rappresenta la definizione più sofisticata o più famosa, non é comunque una traccia trascurabile.