Home / Cinema / 2017: FUGA DALL’EUROPA
sbarcoinsicilia

2017: FUGA DALL’EUROPA

La prigione europea

DI FRANCESCO MAZZUOLI

Conflitti e strategie

Quando, per chi lo ricorda, uscì sugli schermi del nostro sventurato Paese 1997: fuga da New York  di John Carpenter, regista di horror e fantascienza a basso costo con al suo attivo alcuni titoli preveggenti, (oltre a quello testé citato, l’inquietante Essi vivono), le immagini di quella pellicola ci sembravano fantasie lontane, fantascienza appunto.

Oggi, dopo decenni di sonno comatoso, anche l’italiano medio – quello che si agita per la sconfitta della propria squadra in trasferta, ma che continua a seguire imperterrito campionati truccati – inizia ad avvertire di essere precipitato in un mondo  in cui la fantascienza è stata superata da una realtà mostruosa, tale da rendere 1984, di George Orwell, lettura di intrattenimento per scuole medie inferiori.

 

Certo, chi fa parte della casta collaborazionista (la categoria più odiosa è quella dei radical chic),  vive sempre alla grande – o almeno crede –  e ci dirà tutt’ora, citando un articolo di Repubblica,  che questo è il migliore dei mondi possibili, il regno della libertà e della democrazia, dove chi non può avere figli avrà persino un utero in affitto (e chissà se chi non può permettersi nemmeno un monolocale, potrà permettersi almeno quello…); con tanto tempo libero a disposizione da impiegare nei viaggi, nello yoga, nella meditazione, nei botox party, in cui ci si inietta un po’ di botulino antirughe  per apparire eternamente giovani.

Ma sorvoliamo sui rentiers e altri dorati cascami umani assimilabili: essi non pagheranno mai, per il semplice fatto che siamo noi a pagare per loro.

 

Passiamo alla classe media, o meglio ciò che ne rimane.

Chi – beato lui, perché oggi la schiavitù è una conquista – ha ancora un lavoro, tenta  di esorcizzare la realtà con uno scambio di  battute davanti alla macchina del caffè dell’ufficio sull’ultimo programma visto in tv; con un tradimento coniugale organizzato via smartphone (di marca, per carità!); oppure rifugiandosi nell’effige del salvatore di turno: Cristo è passato di moda, ora ci sono Grillo, Renzi, o qualunque uomo-immagine fabbricato dal sistema di potere per infinocchiare i diversamente intelligenti. Deluso anche dal movimento cinque stelle, visto l’impoverimento inesorabile, voterà il nascente cinque stalle.

Chi, invece, un lavoro non lo ha più,  se ha potuto è emigrato, se non ha potuto, vive a ricasco di qualcuno (“per farsi amare” diceva Flaiano “bisogna farsi mantenere”); oppure è riverso in qualche angolo di strada da dove la visione della realtà non è offuscata dalle luci della televisione e dove “la durezza del vivere” che predica Monti  (naturalmente per gli altri), gliene ha tolta anche la voglia.

Tuttavia, persino chi la propaganda, scientemente fin dai banchi di scuola, ha annichilito nelle proprie capacità di essere razionale – sempre che tra i bipedi a stazione eretta tali facoltà esistano  (come qualcuno ha scritto, la migliore prova che esista vita intelligente nell’universo è che nessuno ha mai cercato di contattarci) – si rende conto che  si sta materializzando un vero e proprio incubo e che le spiegazioni ufficiali – della tv, della stampa, dei governi –  stridono con l’enormità dei fenomeni in corso: non ultima l’invasione programmata per sostituire gli attuali popoli europei.

 

Quali sono queste spiegazioni ufficiali?

Be’, la corruzione continua a spiegare quasi tutto. Sono tutti ladri: è per questo che  dopo i quaranta cadono i capelli; il resto è dovuto alla cattiveria di Putin. Oltre    siffatti “ragionamenti”, adatti alle classi differenziali del secolo scorso, c’è solo la globalizzazione, un altro concetto onnicomprensivo e spacciato per naturale, inevitabile e non storicamente determinato dai poteri dominanti.

 

Eppure, se esistessero in giro cervelli in grado di articolare un pensiero, ci si sarebbe posta una semplice domanda: come mai la corruzione c’è sempre stata, ma prima si stava meglio?

Certuni, anche grazie all’opera divulgativa di sparuti intellettuali,  hanno capito che l’euro c’entri qualcosa. Ma quasi nessuno è andato avanti nella spiegazione. Del resto, andare avanti può costare la reputazione, la carriera, la vita: dipende quanto avanti si va e il coraggio – scriveva Manzoni – “uno non se lo può dare”, specialmente in un Paese, citando Longanesi, in cui sulla bandiera nazionale, dovrebbe essere scritto, a caratteri cubitali: “Tengo famiglia”.

E così, ben pochi hanno cominciato ad allargare l’orizzonte dello sguardo: l’italiano soffre di miopia e più di quanto gli è vicino non riesce a vedere.

 

Qualcuno, timidamente, ha cominciato a tirare in ballo l’Unione Europea, ma come se si trattasse di un’entità indipendente e non di un progetto americano,  teso – all’indomani della seconda guerra mondiale – a mantenere  in pugno l’Europa occidentale, impedendo di fatto che potenze antagoniste agli Stati Uniti potessero contenderne il dominio e, soprattutto, saldare i propri interessi con quelli russi, come è naturale vista la prossimità geografica.

In particolare, l’intendimento americano è stato – ed è – quello di impedire che la Germania si avvicini alla Russia e che rimanga strettamente legata al carro atlantico. L’euro è nato anche a tale scopo: favorire l’economia tedesca per dare alla Germania una posizione di predominio in Europa (precisamente di sub-dominio rispetto agli USA), che la distogliesse dalle tentazioni di pericolose  liaisons con la Russia. Ed è, ovviamente, una delle principali ragioni per le quali la nefasta unità monetaria non viene smantellata (in questo modo, tra l’altro, lo Zio Sam, quando deve il cattivo in Europa, si traveste da tedesco e gli fa fare il lavoro sporco…).

Una volta per tutte, bisognerebbe far comprendere ai sonnambuli che ci circondano che non esiste “L’Europa”, né mai esisterà: essa è pura mistificazione della propaganda. Si tratta soltanto di una propaggine del declinante impero americano.

 

In tale quadro, l’Italia è l’ultima delle colonie, il Paese servo per eccellenza, un Paese che non decide nulla e con una classe dirigente, politica e imprenditoriale, non corrotta perché rubi, ma corrotta perché collaborazionista e nemica della propria nazione e quindi degli interessi della maggioranza. Nel suo libro Omaggio agli italiani, la compianta Ida Magli ha raccontato come la nostra storia sia quella dei continui tradimenti delle élites ai danni dei governati, cioè nostri.

Purtroppo, è l’inevitabile portato storico di un processo di unificazione eterodiretto da potenze straniere, mistificato dai miti del Risogimento e risoltosi con una annessione del Meridione e nessun serio tentativo di creare una coscienza nazionale, pericolosa perché avrebbe potuto fare del nostro Paese una potenza autonoma e scomoda nell’arena geopolitica internazionale.

È qui, in questa mancanza di una visione storica elementare, che cadono gli illusori movimenti “sovranisti” – del resto praticamente risibili – che vorrebbero attecchire nella penisola.

 

Come ha scritto Gianfranco La Grassa, viviamo in un periodo che assomiglia agli ultimi decenni dell’ottocento, quando un altro impero, quello inglese, stava inesorabilmente declinando, a fronte dell’emergere di potenze antagoniste, su tutte gli Stati Uniti. E, oggi, sono proprio gli Stati Uniti che tentano di difendere la propria traballante supremazia, trasformando l’Europa in un fortino anti-russo, con una incessante espansione della Nato verso oriente, cercando di resistere, inutilmente, al vento inarrestabile della storia che sta proiettando nuovi attori globali (in primis Russia e Cina) verso il palcoscenico di un mondo multipolare.

Con tanti saluti all’eccezionalismo dello Zio Sam, è giunta l’ora che faccia le valigie e torni al di là dell’Atlantico a mangiare hamburger.

 

Ma lo Zio Sam non si arrende così facilmente: sta facendo di tutto per ritardare il suo ritiro nell’ospizio della storia e ha messo in opera la strategia del caos.

Il caos, infatti, è scientificamente organizzato ai confini dell’impero, per  ostacolare  il coagulo di nuove alleanze geopolitiche in funzione anti-americana che potrebbe ulteriormente accelerare la caduta della superpotenza yankee.

Regimi strategicamente importanti sono destabilizzati  e rovesciati mediante falsi rivolgimenti spontanei, promossi e finanziati da ONG coordinate dalla CIA (il caso delle varie “primavere”, come dell’Ucraina); oppure manipolando il terrorismo – così come avviene almeno dagli anni settanta, quando la famigerata strategia della tensione insanguinò l’Italia con la messa in scena di opposti estremismi, per dar luogo a una restaurazione autoritaria decisa a Washington.

Secondo questo disegno, attraverso ripetuti attentati terroristici e l’invasione demografica è artatamente creata instabilità sociale nelle colonie europee, al fine di indebolirle e meglio controllarle, rendendo ancora più improbabile che si riorganizzino dal punto di vista geopolitico.

 

Intanto, la distruzione delle organizzazioni statuali prosegue senza sosta, mediante la cessione della sovranità residua ad organismi sovranazionali centralizzati, non eletti democraticamente  e  controllati dalla longa manus di Washington.

Avanza, di conserva, la distruzione dell’identità dei popoli e del legame con il proprio territorio (l’incentivo all’emigrazione, o alla “libera circolazione”, come è chiamata nel linguaggio propagandistico, va proprio in questa direzione); e l’annientamento dei popoli stessi, fisicamente sostituiti con immigrati di culture differenti e inassimilabili, in modo da costruire un mosaico multietnico di interessi contrastanti e inconciliabili in nome di un interesse comune, che si riconosca in un territorio e voglia difenderlo. Il progetto imperiale prevede, infatti,  anonimi  territori coloniali, sprovvisti di storia comune e abitati da individui sradicati in perenne conflitto tra loro.

Anche i generi sessuali sono moltiplicati per aumentare divisione e conflittualità e l’omosessualità è salvaguardata e promossa perché – come aveva intuito la Magli ne La dittatura europea – è un modo astuto di sterilizzare la razza bianca (i mussulmani  sono refrattari alla propaganda gay).

 

Dal punto di vista dell’ingegneria sociale, il progetto imperiale prevede la cancellazione della storia e della geografia (ecco la ragione per cui lo studio di quest’ultima è stata abolita dalla riforma Gelmini). Il modello della società globale è costituito da internet (tecnologia nata in ambito militare – Arpanet il suo nome originario – non a caso resa disponibile gratuitamente): una indistinta e virtuale rete mondiale (World Wide Web), abitata da un essere umano de-territorializzato, che esiste appunto in questo non luogo geografico e in un eterno presente, creato mediante la  simultaneità degli scambi (tempo e spazio sono dimensioni collegate ed internet annulla  l’una e l’altra).

Internet, ad oggi,  è stato il più intelligente – direi geniale – cavallo di Troia della globalizzazione.

Geniale anche come strumento di controllo totale, capace addirittura di dare al suo utente controllato l’illusione della libertà e di ottenere spontaneamente, anzi con voluttà, informazioni sensibili che una volta i servizi segreti dovevano sudare sette camice per carpire. Neppure l’istituzione della confessione era arrivata a tanta perfezione. (Se si vuole avere un’idea di che cosa sia questo  grande fratello, così amato dai sudditi, che accumula dossier particolareggiati su ognuno di noi e il cui utilizzo è incentivato in ogni modo, si legga Il potere segreto dei matematici, di Stephen Baker).

 

E prosegue, altresì, il saccheggio e lo sfruttamento economico delle colonie europee. Le bombe demografiche, con l’arrivo di un esercito di nuovi schiavi,  oltre a creare il caos e lo sgretolamento del tessuto sociale, tengono alta la disoccupazione, portando i salari sempre più al ribasso e scatenando una guerra fra poveri.

La pressione demografica e la diminuzione del gettito fiscale, dovuto all’alto numero dei disoccupati e al calo dei salari, generano ulteriori pressioni sulle casse degli Stati perché si privatizzino pensioni e sanità, ormai economicamente insostenibili.

Nell’ottica imperiale, infatti, tutto deve essere privatizzato, naturalmente a esclusivo beneficio dell’impero e dei suoi collaborazionisti e scherani. (In questo delirio acquisitivo dell’homo habens americano si è arrivati addirittura a brevettare le specie biologiche esistenti in natura).

In ultimo, di pubblico non esisterà più nulla e gli Stati esisteranno solo in funzione di esattori delle imposte per conto dell’impero.

 

La sottomissione di un impero così vasto non si ottiene soltanto con la forza militare e la compiacenza delle élites a libro paga, ma anche con quella dei sudditi. In questo gli americani sono indiscussi maestri, padroneggiando come nessuno le sottili armi della propaganda, di cui Hollywood è stata per molto tempo la punta di diamante.

La colonizzazione culturale ha sempre accompagnato la penetrazione americana – altro tema che i cosiddetti sovranisti nostrani non comprendono – e fa più danni un telefilm americano di un discorso di Renzi a reti unificate.

Questa penetrazione subdola e melliflua, attraverso l’intrattenimento, ha ormai contaminato la nostra cultura fino al linguaggio, infarcito in maniera ossessiva di americanismi e dove si è arrivati al punto che battezzare qualcosa (un programma televisivo, un libro, persino una società a responsabilità limitata) senza un termine inglese, equivale a dequalificarlo come vecchio e deteriore.

Chi ha studiato un po’ sa che pensiero e linguaggio sono interrelati e il secondo influenza largamente il primo (v. il determinismo linguistico di Whorf); quindi, parlare con termini americani significa pensare in termini americani.  È per questo che la propaganda è così attenta al linguaggio ed è stato inventato il politicamente corretto: quello che non si può più dire, si finisce per non pensarlo nemmeno più. E quello che si dice, si finisce col pensarlo.

Un popolo che perde la sua lingua, perde la sua identità, perché i termini  di una lingua cristallizzano i postulati fondamentali di una filosofia implicita, nei quali  è espresso il pensiero di  quel popolo e di quella civiltà.

Ci sarebbe da ridere, se non fosse tragico: una volta, in un documento aziendale, ho visto scritto ad Ok, invece che il latino ad hoc.

 

Nel nostro Paese, culla del Rinascimento,  siamo giunti – passando da Machiavelli a Renzi, da Giuseppe Verdi a X Factor, da Storia della mia vita  di Casanova a Rocco, ti presento mia moglie di Rocco Siffredi – all’annichilimento culturale: non c’è più un libro che si possa leggere, un film che si possa vedere, neppure una canzonetta ascoltabile. In questo deserto, ha buon gioco qualunque obbrobrio proveniente da oltreoceano;  e quel poco che viene da noi prodotto non ne è che lo scimmiottamento. La nostra cultura qualitativa è stata trasformata in una incultura quantitativa.

L’abbassamento del gusto, l’annientamento di ogni pensiero critico (considerato dal potere una pericolosa recidiva intelligente dell’homo videns), sono perseguiti con determinazione, a partire dalla riforma della scuola: il programma prevede di eliminare l’analfabetismo di ritorno, rafforzando quello di partenza.

 

Accenniamo, per concludere, all’atmosfera di perenne guerra strisciante in cui siamo costretti a vivere. Una guerra che si gioca su tutti i terreni: culturale, economico, e naturalmente militare. Una guerra che pervade l’aria come un gas asfissiante, che nelle zone di frizione con la Russia (l’Ucraina, la Siria, gli Stati baltici) rischia di deflagrare in scontro aperto, extrema ratio dell’impero americano: scagliare l’attacco profittando della superiorità militare, oppure perire.

 

No, non ho dubbi: non c’è fantascienza peggiore di questa realtà americanizzata, di questo morente impero che ci tiene prigionieri e ci costringe non più a scappare da New York, bensì dall’intera Europa.

Eppure dovremmo riprenderci il nostro Paese. Ma la cosa in Italia è impossibile: perché non l’abbiamo mai posseduto e quindi non abbiamo neppure la coscienza che sia nostro; e l’italiano si cura solo della propria conventicola, cui appartiene per nascita o entra per cooptazione. Come scrisse Sant’Agostino: extra ecclesia, nulla salus.

E, infine, perché un paese di servi sa solo immaginarsi un nuovo padrone e per quieto vivere si accontenta di quello che ha.

 

Lasciamoci con una citazione da La pelle, di Curzio Malaparte, alla quale non si può aggiungere davvero nulla, se non l’amara constatazione che lo spirito di un popolo non cambia mai:

“E più affettuoso onore gli era venuto, nei giorni della liberazione, dal suo rifiuto di far parte del gruppo di signori napoletani prescelti per offrire al Generale Clark le chiavi della città. Del qual rifiuto si era giustificato senza alterigia, con semplice garbo, dicendo che non era costume della sua famiglia offrir le chiavi della città agli invasori di Napoli, e che egli non faceva se non seguir l’esempio di quel suo antenato, Berardo di Candia, che aveva rifiutato di rendere omaggio al re Carlo VIII di Francia, conquistatore di Napoli, sebbene anche Carlo VIII avesse, ai suoi tempi, fama di liberatore. «Ma il generale Clark è il nostro liberatore!» aveva esclamato Sua Eccellenza il Prefetto, che per primo avuto la strana idea di offrire le chiavi della città al Generale Clark.

«Non lo metto in dubbio» aveva risposto con semplicità cortese il Principe di Candia «ma io sono un uomo libero, e soltanto i servi hanno bisogno di essere liberati». Tutti si aspettavano che il Generale Clark, per umiliare l’orgoglio del Principe di Candia, lo facesse arrestare, com’era usanza nei giorni della liberazione. Ma il Generale Clark lo aveva invitato a pranzo e lo aveva accolto con perfetta cortesia, dicendosi lieto di conoscere un italiano che aveva il senso della dignità.”

Fonte: http://www.conflittiestrategie.it
Link: http://www.conflittiestrategie.it/2017-fuga-dalleuropa-di-francesco-mazzuoli

29.10.2016

Pubblicato da Truman

  • Emilia2

    Articolo bello e da condividere nel complesso. Pero’ mi sembra un po’ troppo severo contro gli Italiani come popolo. Qualche tentativo di creare una coscienza nazionale c’e’ stato, ma ora, come dice l’articolo stesso, le forze che vogliono eliminare le identita’ nazionali sono molto potenti. E non dimentichiamo che l’Italia e’ sotto occupazione militare, e che gli altri popoli europei (specie dell’Ovest) non si comportano molto meglio.

    • ga950

      Gentilmente potrebbe indicarmi il “Qualche tentativo di creare una coscienza nazionale.” Grazie.

      • Eduardo d’errico

        Beh, il breve periodo del dopoguerra che ha portato alla stesura della Costituzione, frutto di un compromesso (con la grave pecca dell’art.7, ma insomma..) ideale e politico di alto livello. Anche se immediatamente messo in crisi dal viaggio di De Gasperi negli USA e dal suo famoso discorso sul “quarto partito”.

        • ga950

          La ringrazio ma non lo considero tale.

        • Manunta di jago stianti

          Scusa Eduardo 3 anni su 150 mi pare roba assai misera

      • Emilia2

        Gia’ nell’800, oltre all’imposizione nelle scuole della lingua italiana, c’e’ stata tutta una letteratura di elogio del Risorgimento, dell’indipendenza e unita’, un po’ retorica, e’ vero, ma allora tale stile retorico era piuttosto diffuso anche in altri Paesi. Non parliamo poi dei richiami a un orgoglio nazionale in epoca fascista, spesso esagerati, ma non fatti solo dai capi del regime, ma anche da scrittori vari (Il regime fascista poi e’ da criticare piu’ per altri motivi). Nel dopoguerra, dopo un periodo nel quale un certo sentimento nazionale persisteva o faceva comodo per la contrapposizione con l’URSS, e’ incominciata la demonizzazione del sentimento nazionale, con la confusione tra patriottismo e nazionalismo aggressivo ecc. E’ del resto normale che ai capi dell’Impero e ai Poteri sovranazionali la coscienza e gli stessi Stati nazionali diano fastidio.

        • ga950

          Grazie, ma sono dell’avviso che ci voglia altro.

        • F.M.

          Dall’invasione americana in poi, è cominciata un’operazione di propaganda abbastanza raffinata e dissimulata per annichilire qualsiasi spirito patriottico o vagamente nazionalista (in questo ha avuto buon gioco la demonizzazione del ventennio fascista, cui questi concetti sono stati in questa operazione indissolubilmente legati); ma non solo: è stato attivamente promosso anche l’auto-razzismo degli italiani, con articoli e libri. (In proposito v. un interessante libro. “La guerra fredda culturale” edito da Fazi e “Il golpe inglese” edito da Chiarelettere).

        • Manunta di jago stianti

          Emilia l’ identità e fatta anche dal succedersi degli eventi storici e quelli post unitari in gran parte sono Roba cui vergognarsi

          • Emilia2

            Non mi sembra che ci sia da vergognarsi di piu’ rispetto alla maggior parte degli altri popoli europei.

          • Manunta di jago stianti

            Mal comune mezzo gaudio mi sembra punto di partenza difensivo le italiche
            Genti sono tanta roba gli italiotizzati molto meno la nostra storia prima dell’ unità e qualcosa che ci deve rendere tutti orgogliosi molto meno quella postunitaria saluti italici

        • Bella di Giorno

          Erano i frutti del Romanticismo: l’esaltazione del nazionalismo, delle “tradizioni”, dell’etnia… ne scontiamo le conseguenze ancora oggi.

          • Emilia2

            Cioe’, e’ meglio la globalizzazione? (Il Romanticismo, soprattutto quello tedesco, a volte esagerava, ma non e’ tutto da buttare, e, come gia’ detto, non bisogna continuare a confondere il sentimento nazionale con il nazionalismo aggressivo)

          • Bella di Giorno

            Io non ho detto che è tutto da buttare. Ma comunque l’esasperazione dei nazionalismi, cercando le proprie radici mistiche, idiomatiche, comunque culturali, ha spianato la strada ai fascismi e ai nazismi.
            D’altro canto, ogni volta che qualcuno vuole rispolverare, inventandosele spesso di sana pianta, tradizioni che non esistono, passati celtici da romanzi fantasy, medioevi fantastici (anche il medioevo rivisitato dal romanticismo era assai fiabesco), si incappa in ridicolaggini come quelle della Lega o dei catalanisti. Specialmente in un periodo dove si fa spettacolo e gadget di ogni cosa, quelle che sono chiamate “tradizioni” sono invenzioni belle e buone che servono per riempire l’enorme vuoto pneumatico dei cervelli dei seguaci. Diciamo che c’è molta paccottiglia e che sono poche le cose che si salvano nei grandi movimenti culturali: perché si salvino e siano delle vere e proprie pietre miliari della cultura devono essere opere di grandi ingegni. Per un Giuseppe Verdi o un Vincenzo Bellini, due giganti del Romanticismo, ci sono centinaia di compositori, scrittori, poeti loro contemporanei che, pur scimmiottandoli, continuano a non dire assolutamente nulla. Accanto a un Hayez ci sono schiere di pittori che facevano i paesaggini romantici da negozio di souvenir. Paccottiglia, come l’ampolla del Po e gli scudi, per non parlare delle ideologie…
            La globalizzazione è l’eccesso opposto, l’annullamento di ogni diversità per poter livellare, ovviamente verso il basso, e controllare i popoli della Terra. L’aberrazione sta nella semplificazione, secondo me, e soprattutto nella mancanza di approfondimento e della coscienza delle cose, delle culture, delle fisicità, delle esigenze dei popoli e delle società e dei luoghi dove essi vivono.

          • Emilia2

            Le tradizioni celtiche (almeno per quanto riguarda l’Italia del NOrd, in Irlanda ecc. non so, si arrangino) non mi hanno mai interessata. Io per cultura romantica intendevo appunto Verdi, Manzoni o Hayez. E’ inevitabile che poi ci siano degli imitatori.

          • Bella di Giorno

            Il mio paragone sulle tradizioni celtiche aveva invece ragione di essere proprio in quanto anche queste tradizioni facevano parte del Romanticismo approdato sul mediterraneo: pensi solo ad Ossian, il bardo gaelico, personaggio fondamentale del Romanticismo: il patetico cantor di Selma (Foscolo) e soprattutto la traduzione di Melchiorre Cesarotti che tanto infiammò i cuori romantici italiani, eccetera eccetera.. Ma provi a chiedere di Ossian a qualsiasi leghista e la prenderanno per matta.
            Ricordo anche “la Grotta di Fingal” di Mendelssohn… così, giusto per avere più punti di riferimento.

          • Manunta di jago stianti

            Perché concepire solo ed esclusivamente la manipolatoria dicotomia nazionalismi o mondialismo perché chi critica uno dei due deve per forza essere inserito nella fazione opposta? Hai il disperato bisogno di vedere nemici inesistenti?

      • Manunta di jago stianti

        Ma come è Mike Bongiorno dove lo vogliamo mettere?

      • valentino

        Bhè, ci sarebbe stato un “ventennio”, ma non si può dire

        • ga950

          Ah ah ah, ah ah ah, il ventennio sarebbe stato un tentativo di creare una coscienza nazionale???

          • valentino

    • Manunta di jago stianti

      Sarà meglio e forse più facile difendere le nostre molteplici e ben radicate radici locali quelle nazionali sembrano essersi sviluppate poco e male visto la loro breve
      Esistenza se poi si pensa che i giardinieri che le misero interra erano più pratici
      di muratoria che di botanica non meravjgliamocj

      • Emilia2

        Va bene difendere le radici culturali locali, pero’ attenzione che cio’ puo’ essere funzionale proprio ai progetti dei poteri sovranazionali, in particolare a UE e NATO, che vogliono distruggere gli Stati nazionali (o anche plurinazionali, ma tradizionali, tipo Russia), magari dividendoli in soggetti minuscoli, per dominare meglio. E cio’ va pure contro il significato dell’articolo.

        • F.M.

          L’emergere di movimenti politici con rivendicazioni
          locali è una delle conseguenze di questa unificazione nazionale forzata ed eterodiretta da potenze straniere. Poi,
          bisogna stare molto attenti: perché tali movimenti possono essere –
          proprio come il terrorismo – favoriti, manipolati e utilizzati come
          elementi disgreganti, per indebolire ulteriormente il Paese
          suddito-bersaglio dell’operazione. Vedere la discussione tra i commenti dell’articolo al link: http://www.conflittiestrategie.it/2017-fuga-dalleuropa-di-francesco-mazzuoli

          • Manunta di jago stianti

            Niente movimenti da parte mia solo interesse per la ricchezza di culture e modi di vita preunitari sconciati da le proposte di identità nazionale espletate da mamma Rai quando non dal chiorbone predappiano che mi sembrano purtroppo gli unici due criteri visti finora di creare identità nazionale

          • Emilia2

            Anch’io ho detto che bisogna stare attenti.

          • F.M.

            Lo so, Lei ha colto il senso dell’articolo e i suoi commenti sono puntuali.

      • F.M.

        Bisogna stare molto attenti: perché tali movimenti possono essere –
        proprio come il terrorismo – favoriti, manipolati e utilizzati come
        elementi disgreganti, per indebolire ulteriormente il Paese
        suddito-bersaglio dell’operazione. Vedere la discussione tra i commenti dell’articolo al link: http://www.conflittiestrategie.it/2017-fuga-dalleuropa-di-francesco-mazzuoli

        • Manunta di jago stianti

          I movimenti (Salvini?) Acui ti riferisci a me poco interessano tradizioni e culture locali per me rappresentano una ricchezza di varietà e modi di vita da tutelare di fronte allo schiacciasassi mondialista

          • F.M.

            Sulla ricchezza inestimabile delle tradizioni locali sono perfettamente d’accordo. Purtroppo, il disastro antropologico è già avvenuto (quando se ne accorse Pasolini negli “Scritti corsari”, lamentando la sparizione e l’omologazione delle culture locali, già era in ritardo – mentre un libro che fotogafa l’inculturazione italiana è senz’altro il grandissimo “Il maestro di Vigevano” di Mastronardi). Dobbiamo salvare il salvabile, ma per salvare il locale bisogna prima rafforzare il nazionale, e recuperare uno straccio di sovranità che ci consenta di costituire un argine al tritacarne mondialista. Solo così potremmo pensare e tentare di realizzare un progetto di Paese e quindi decidere di proteggere le nostre specificità locali. Purtroppo, sto sognando…

          • Manunta di jago stianti

            Sovranità politica senza quella economico finanziaria mi pare impossibile
            Euro o lira se la banca centrale(d’Italia) è come è in possesso di banche private straniere siamo comunque sudditi dello straniero. Come da sempre del resto .la propia personale forma mentis è l’ unica cosa che si può autonomamente difendere e conservare Pasolini visto ieri in rete intervistare
            Ezra Pound nel 1967 i due argomenti accoppiati. Guarda caso è non stai parlando con un frequentatore di casa Pound. Saluti ps sono un po’ rincoglionito solo ora mi accorgo che sei l’ autore dell articolo che comunque
            Condivido in larghissima parte di nuovo saluti e complimenti

          • F.M.

            Non ti preoccupare, capita… Grazie dei complimenti. quando parlo di sovranità, ne parlo in termini completi: monetaria, territoriale, militare. Tanto per essere chiaro.

    • Manunta di jago stianti

      Non mi pare contro gli ma desscrttivo degli italiani

      • Manunta di jago stianti
  • airperri

    Uno degli articoli più belli che ho letto qui su cdc . Paradossalmente il più amaro. Italia senza speranze, anch’io emigro a fine mese, dopo anni di lotte.

  • fastidioso

    Il progetto imperiale prevede, infatti,  anonimi  territori coloniali, sprovvisti di storia comune e abitati da individui sradicati in perenne conflitto tra loro.

    Dal punto di vista dell’ingegneria sociale, il progetto imperiale prevede la cancellazione della storia e della geografia (ecco la ragione per cui lo studio di quest’ultima è stata abolita dalla riforma Gelmini). I

    Un popolo che perde la sua lingua, perde la sua identità, perché i termini  di una lingua cristallizzano i postulati fondamentali di una filosofia implicita, nei quali  è espresso il pensiero di  quel popolo e di quella civiltà.

    Queste frasi me le stampo e le attacco sulla testata del letto !!!

    • Manunta di jago stianti

      La storia antica non è più funzionale perché studiare la storia del paese patria della democrazia quando i suoi eredi hanno dimostrato incapacita gestionale in tempi di economia di mercato? Poi la democrazia e diventata obsoleta meglio il buon vecchio feudalesimo quindi il programma di studi comincerà da Poitiers feudalesimo e lotta contro il pericolo arabo questo purtroppo aspetta i giovani virgulti renzianizzati

      • Emilia2

        Lotta contro il pericolo arabo??

        • Manunta di jago stianti

          Questo pare essere l’ assunto di uno studio della storia fatto iniziare da Poitiers. Non ti pare che la xenofobia antiaraba vada per la maggiore?

          • Emilia2

            Naturalmente io non farei iniziare lo studio della storia da Poitiers. La mia domanda pero’ riguardava il fatto che per me tutta questa lotta contro il pericolo arabo e’ abbastanza falsa. I nostri capi americani sono alleati proprio dell’Islam piu’ integralista.

          • Bella di Giorno

            Infatti, ma non solo loro. Anche noi vendiamo armi all’Arabia Saudita, e siamo assai compiacenti.

          • Emilia2

            Nel Feudalesimo di oggi noi siamo i servi della gleba.

          • Bella di Giorno

            Non direi proprio. In fondo abbiamo ancora una parvenza di assistenza pensionistica e sociale. I servi della gleba sono i migranti, che se muoiono nelle traversate non se ne cura nessuno. Non sarei così eccessiva. Lei quanti anni ha?

          • Emilia2

            Abbiamo ancora un’assistenza. Fino a quando? Poi per me i “migranti” dell’ondata attuale non sono i veri servi della gleba, molti sono dei profittatori che hanno saputo che noi li manterremo e cmq sono spinti e utilizzati dai Poteri forti mondialisti, legati alla solita Grande Potenza che conosciamo e che vuole indebolire l’Europa per dominarla sempre. Non vanno confusi con molti immigrati, per lo piu’ precedenti all’invasione degli ultimissimi anni, immigrati che svolgono lavori utili e onesti e che rischiano anche loro di diventare vittime. Naturalmente la confusione tra i due fenomeni viene alimentata dai Poteri di cui sopra. PS. Io dicendo che noi siamo “servi della gleba” intendevo che non abbiamo alcun potere e che sottostiamo in tutto alla volonta’ dell’imperatore transoceanico e dei suoi vassalli.

          • Bella di Giorno

            Non c’è neanche da fare un paragone coi servi della gleba del feudalesimo. Ma proprio manco mezzo. Noi viviamo da privilegiati rispetto a molti altri, che sono veramente servi della gleba. Ma lei ha mai viaggiato in altri continenti? Ha mai visto come vive la gente in altri luoghi che non siano New York o Tokio o Sidney? Prima di compararci a servi della gleba, gente che non aveva neanche il diritto di scegliere alcunché, schiavi la cui vita apparteneva al feudatario, costretta a vivere nel luogo che piaceva al feudatario, consideri che lei può viaggiare dove vuole, col suo bravo bancomat, può ancora fare le sue vacanze, avere una scelta alimentare più che discreta, un’assistenza medica, eccetera eccetera eccetera.
            Pensi a chi non ha nulla di tutto ciò nel mondo attuale e poi pensi chi è il vero servo della gleba moderno.

          • Emilia2

            Bisogna considerare anche il progresso scientifico-tecnico. Nel Medio Evo anche I ricchi avevano pochissima assistenza medica, perche’ nessun medico era in grado di curare la maggior parte delle malattie. Comunque vedo che Lei considera proprio solo le cose materiali; fino a quando potra’ fare le sue vacanze sara’ contenta; il fatto che con il Nuovo Ordine Mondiale solo l’elite potra’ avere i suddetti vantaggi, che l’eutanasia sara’ applicata anche ai non malati terminali (in Olanda stanno studiando una legge ad hoc), che non abbiamo nessuna liberta’ politica (non si puo’ uscire da organizzazioni che vanno in giro a bombardare i Paesi che non si sottomettono tipo la NATO) non La interessa. Quanto agli altri continenti, per es. i cittadini russi o indiani hanno molta piu’ liberta’ politica di noi. Naturalmente io per Servi della gleba intendevo un concetto, specie di mancanza di liberta’, non e’ che dobbiamo andare in giro a cavallo invece che in treno.

          • Bella di Giorno

            il concetto di servo della gleba non è applicabile a status moderni nelle società occidentali. Mi spiace per lei. Cerchi qualche altra parola. Ma servo della gleba proprio non c’entra nulla. Il servo della gleba era come un animale. Ma le sembra di essere un animale? Ma ha un concetto di realtà? Il fatto che poi il singolo cittadino abbia dei poteri sempre più limitati è un’altra cosa. Dire poi che gli indiani abbiano più libertà politica di noi vuol dire non conoscere la società indiana che, glielo ricordo, anche se formalmente avrebbe superato la divisione in caste da 66 anni, continua, per tradizione, ad avere una suddivisione interna, soprattutto nelle zone rurali dove la libertà politica dell’individuo a lei tanto cara è una rarità.
            Per quanto riguarda il NOM non ci siamo ancora e i servi della gleba, gli schiavi senza diritto neanche alla vita, non siamo noi. Non lo è lei, non lo sono io, non lo è il suo vicino di casa. Lo sono i popoli che l’Occidente assoggetta, lo sono i popoli che lavorano come servi della gleba per le aziende dell’Occidente o della Cina, lo sono coloro che fuggono dalle guerre locali provocate ad hoc dall’Occidente.
            Lei proprio questo concetto non vuole considerarlo. Lei ama cullarsi nell’idea di essere vittima e basta. Ma le vittime sono altri. La mancanza di libertà è relativa. Di certo i nostri governi, ma non solo i nostri, stanno virando gradualmente sempre più verso un autoritarismo e un totalitarismo “soft”, perché la scienza e la tecnologia, come sempre a servizio del potere, fanno apparire come “progresso” qualsiasi forma di controllo.
            Ma non si illuda che prima il controllo non ci fosse. C’era sempre, c’è sempre stato, in un modo o nell’altro. Nelle maglie sempre più strette dei controlli ci sono comunque dei buchi attraverso i quali si può passare, e questo in ogni epoca. Ci sono persone che sono riuscite a salvarsi dai controlli fascisti e nazisti, o nelle dittature sudamericane o nello sfasciatissimo sistema di controllo statunitense o in quello, più efficiente, dei russi. La libertà di cui lei parla non è mai veramente esistita, ma da qui a paragonarci ai servi della gleba moderni ce ne corre. Il servo della gleba non ha proprio nulla. NULLA. Ed è schiavo a vita. Lei non lo è.

          • Emilia2

            Allora non ci capiamo. Io ho scritto “servi della gleba” non per riesumare uno status o modo di vivere identico a quello del Medio Evo (cosa ovviamente impossibile), ma per dare l’idea che attualmente il mondo “occidentale” e’ strutturato in modo piramidale, con al vertice gli USA e Poteri finanziari correlati, appena sotto I loro principali vassalli (Gran Bretagna, Germania ecc.) e in fondo gli altri Paesi, in particolare quelli del Sud Europa, che di liberta’ politica ne hanno pochissima, dato che devono eseguire gli ordini che arrivano da Bruxelles e da Washington, compresi quelli di mandare I propri militari a morire per loro in Afghanistan o in Lettonia. Se poi I servi medioevali erano ancora meno liberi non c’entra; io ho usato apposta un termine un po’ esagerato o inquietante per far capire che per me la situazione e’ molto grave. E attualmente l’Occidente, se si intende come Italia, non assoggetta nessun popolo, non ne siamo neppure in grado. Se si intende come USA e forse qualche altra Potenza, di popoli ne hanno gia’ assoggettati parecchi (compreso quello italiano), mentre altri li destabilizzano e li bombardano (vedi Siria). Paesi come l’India o la Cina invece sono (per ora) liberi da domini stranieri; se poi hanno disuguaglianze sociali al loro interno sono fatti loro; magari potranno rimediare.

          • Bella di Giorno

            Vabbè, continui pure a usare il termine e il concetto se le fa piacere e come vuole lei, alieni da qualsiasi relazione colla realtà odierna. Se poi non la capiscono si faccia qualche domanda.

          • Manunta di jago stianti

            Sono alleati e sodali sotto banco ma in pubblico aizzano le popolazioni allo s contro di civiltà

  • Manunta di jago stianti

    Effettivamente le cinque stalle sembrano molto appropriate per le bestie vaccine pentalfate la cui verbalita spesso si limita ad un mugghiante onestaaaaaa!
    Senza essere capaci di riconoscere progettualità e modalità operative dei burattinai
    Mondialisti se sperano che l’ onestà possa essere difesa da un sistema giuridico come il nostro dove solo 228 persone sono in carcere condannate a pene definitive per reati connessi alla corruzione poveri ruminanti!!

  • Manunta di jago stianti

    Fastidioso falle stampare che mi offro di volantinarle anche se poi ci accuseranno di essere dei paranoici tradizionalisti incapaci di apprezzare le prospettive boldrinian/ bergogliane

    • fastidioso

      Magari mi faranno attenzionare dalla CIA o dal Mossad…
      Va behhhh, tanto….non ho molto da vivere.

      • Manunta di jago stianti

        La. Ciao o quelli dell ossi ma essendo arcaio oltre ai suddetti in casa pennati asce machete tutti come rasoi non mancano ame impiccato al porta asciugamani non mi ci trovano li fo’ a tocchi fini .

  • GioCo

    Sono in linea di massima in accordo con l’articolo, scrivo e dico cose che si avvicinano molto ai concetti esposti, soprattutto nell’aspetto della “guerra strisciante” che coinvolge tutti i settori. Però non ritengo che sia possibile mettere questi settori sullo stesso piano. Se è pur vero che Hollywood è da sempre il braccio armato della propaganda dello Zio Sam, non è diverso (se non per dimensioni e potenza dei mezzi cognitivi per gestire il consenso) dallo Studio Luce di memoria fascista che ha ottenuto grande potere sulle masse Italiane anche se la perfezione in questo senso la raggiungerà poi la macchina nazista. Però, però, se siamo tutti d’accordo nel ritenere i nazisti i cattivi della Storia perchè così ci vengono dipinti a ogni pié sospinto, meno ci si accorge che quello era un prodotto applicato a una cultura particolarmente porosa alle domesticazioni propagandiste. In altre parole l’unica colpa dei tedeschi è che per tradizione erano già preparati alla severità che è la componente principale del “lavaggio del cervello” educativo-propagandista e per questioni meramente “tecniche” (non morali): la mente umana impara di più e meglio, oltre che in modo più duraturo ed efficace tramite traumi. Di qui l’esigenza di stabilire un impero della violenza implicita o silente in cui tutti, ma proprio tutti, sono agenti incoscienti di questa forma di violenza, gradatamente portata alla sua forma più esasperata e totalizzante.

    Facciamo un esempio. Noi non riteniamo che sia corretto lasciare che un bambino impari “allo stato brado” perché poi possa (se vuole) scegliere di andare a scuola, attendendo l’età della capacità critica (la prima pubertà). Noi non riteniamo che l’apprendimento sia un esercizio di curiosità infantile. Noi non riteniamo che il bambino possa apprendere meglio e prima ciò che abbiamo da insegnargli senza di noi, cioè senza la nostra imposizione forzata obbligatoria. Per ciò stabiliamo che in una certa fase della sua vita debba chiudersi in una stanza per ore, per giorni, per anni che non recupererà mai più, come un pollo in batteria “mangiare il veleno educativo” e stare ad ascoltare un adulto che deve imporgli un sapere, una formazione e una parte di educazione sociale che con la collaborazione del piccolo potrebbe stare tranquillamente tutto in un mese. Se non ci riesce a stare in quel posto (il bambino) è uno con l’ADHD, cioè uno con la sindrome di attenzione e iperattività. Non che la società dove i bambini nascono abbia la “sindrome della deficienza e iniquità blasfema sull’intelligenza corporea”, perchè essendo tutti noi nati dentro una specie di sarcofago egizio, siamo morti lentamente, soffocati e seviziati per decenni e adesso vogliamo che crepino pure loro uguale.
    Questo tra l’altro è un discorso che si può rovesciare: ai bambini è permesso tutto, anzi sono invitati esplicitamente a “volere tutto” e “consumare tutto”, così che non possano nemmeno rendersi conto di ciò che è fondamentale: dove si trovano, chi sono e qual’è il loro possibile futuro. Questo secondo aspetto è certamente più violento e ha bisogno di essere veicolato con la violenza, perché il bambino non accetta “per natura” (innatamente) niente che non sia da lui conquistabile, mentre la società in quanto prodotto collettivo può essere conquistate sempre per una parte quasi irrisoria, minima. Epperò è tanta la violenza dov’è perfettamente inutile mettercela che poi si deve essere indulgenti dove invece è fisicamente necessaria in una specie di distopia schizoide parassitaria dove tutto ciò che si può ottenere dal povero bambino è un pazzo (nella migliore delle ipotesi). Guardando i gusti delle attuali generazioni, non si fatica a riconoscerlo.

    Ne consegue che insegnando al bambino che la sua volontà viene prima del bisogno di una società nel suo complesso, la società come corpo capace di riprodursi e accogliere “cellule viventi”, smette di esistere e muore per effetto neoplasico (in un parallelo con il tessuto canceroso) ed è esattamente ciò che vediamo oggi con l’America: sta morendo di cancro sociale e ha ormai infettato tutti i suoi centri periferici con la sua malattia.

    • Manunta di jago stianti

      Spettacolare esposizione e non in senso ironico. Mi permetto di integrare Primo sistema scolastico statale ed obbligatorio e stato quello tedesco ai tempi degli Hohenzollern diviso in tre branchie sociali uno per le elite, nobilari e mercantile finanziarie,uno per i futuri funzionari di stato,uno per le masse popolari senza alcuna permeabilità sociale concessa fra i tre. ,Ilivelli e modalità di insegnamento ovviamente funzionali alla gestione dei tre ruoli ben distinti da occupare al termine degli studi.l a classe inferiore i governati sarebbe stata istruita ma al!ontanata dal pensiero e dal ragionamento(inibizione dell’ uso della corteccia prefrontale)il metodo avrebbe esposto le masse alla matematica,sociologia,scienze,arte ma solo per generare”modi di pensare convenzionali”usando il verbo pensare in modo improprio perché non si tratta affatto di pensare.col tempo tale sistema è stato copiato e adottato da tutti i paesi occidentali.John Dewey filosofo americano:sc
      opo delle scuole pubbliche e quello di svolgere ruolo attivo nella determinazione dell ordine sociale futuro purché gli insegnanti si schierino con le forze che permettono il controllo sociale attraverso il potere economico. Certo applicare queste modalità istruttive in primis ad un popolo come quello tedesco che fin dal suo battesimo ad opera di tacito(germani ovvero uguali)manifestava tendenze a una comune forma mentis ha portato a distanza di un secolo ai risultati della Germania nazista senza eccessive difficoltà. La Montessori era agli antipodi di tale metodologia quindi l’ alternativa per me non è fra l’ enfant sauvage e quello educato
      Socialmente ma fra scuola alla tedesca e alla Montessori Quest ultima assai poco considerata proprio a casa sua. GioCo saluti e spero leggerti ancora

      • Bella di Giorno

        cosa sono le branchie sociali?

        • Manunta di jago stianti

          Branchia struttura laminare che compone gli organi di resp. Dei pesci
          Branchie sociali la laminazione della società in classi impermeabili tra loro
          Spero di avere chiarito l’ espressione

          • Manunta di jago stianti

            I tempismi delle sue domande rispecchiano la sua astiosita notata anche da altri bella ma acida e astiosa .

          • Bella di Giorno

            Vedo che non sono padrona neanche di gestire il mio tempo. Insomma, se scrivo devo necessariamente essere disapprovata perché contesto, argomentando, gli interventi. Quando scrivo è anche questo una ragione di disappunto perché dovrei rispondere secondo tempi prefissati (da chi, poi…). Lei inoltre non conosce l’italiano perché ciò che per lei (o le altre persone che lei nota…) chiama astio non è nient’altro che consapevolezza e opportunità.
            Io non ce l’ho con nessuno. Ma sono attaccata da varie parti perché parlo chiaramente e senza sconti a nessuno. Evidentemente chi si lagna ha una enorme, evidente, spettacolare coda di paglia.
            Se poi dovessi essere veramente acida lei non potrebbe più leggere alcunché sul suo schermo perché la mia acidità lo avrebbe completamente corroso. Quando deciderò di essere davvero acida se ne accorgerà.

          • Bella di Giorno

            Accidenti che tentativo di essere forbito…
            Qualora la similitudine da lei usata fosse appropriata bisognerebbe considerare l’impermeabilizzazione, intanto per cominciare. Non intravedo l’impermeabilizzazione delle branchie. Impermeabili a che cosa? I pesci vivono sott’acqua… non sono impermeabili ad alcunché. Impermeabili sono le piume degli uccelli, la lana delle pecore grazie alla lanolina, le cerate e le plastiche. Non le branchie.
            Riguardo alla laminazione si può anche far passare la similitudine ma, francamente, la vedo poco connessa all’impermeabilità.
            Forse voleva dire branche , nel senso allargato di settore, braccio… ma le branchie, dia retta a me, sono altre cose che non c’entrano affatto. Poi, se lei vuol sovvertire la semantica nel nome di Manunta di jago stianti si accomodi pure, ma rischia di non essere capito da nessuno.

  • Bella di Giorno

    D’accordo su quasi tutto. Ma l’immensa, fortissima obiezione è quella riguardo alla considerazione dell’omosessualità. Continuare a discriminare gli orientamenti sessuali solo perché vi si identifica una strumentalizzazione da parte del potere mi sembra di pessimo gusto e veramente fuori luogo. Primum per l’ “antropologa” Magli, deinde per lei, Mazzuoli.
    “Anche i generi sessuali sono moltiplicati per aumentare divisione e conflittualità e l’omosessualità è salvaguardata e promossa perché – come aveva intuito la Magli ne La dittatura europea – è un modo astuto di sterilizzare la razza bianca (i mussulmani sono refrattari alla propaganda gay).”
    Come si abbia il coraggio di sostenere una tesi del genere è veramente imbarazzante, perché significa non avere la più pallida idea della Storia, in tutti i suoi aspetti, antropologici, sociali, culturali, economici. Altro che Gelmini… qui proprio si saltano interi capitoli e si cancellano per superficialità e pregiudizio.
    Non solo gli omosessuali hanno dovuto sopportare nei secoli, da parte di quasi tutti i regimi, ma soprattutto quelli di matrice “cristiana” (i pagani se ne guardavano bene) i roghi, le prigionie, le torture, le CURE forzate, le castrazioni chimiche e tante altre meraviglie dell’ingegno umano, ma in un momento in cui si aprono delle possibilità sociali e degli arricchimenti culturali si deve URLARE che esiste la propaganda gay, mentre non è che un’ulteriore forma di discriminazione peraltro inesatta perché se per l’islam la “propaganda gay” è abominio, lo è nella stessa misura per il cattolicesimo. E non mi si venga a dire che gli islamici li lapidano o li gettano dall’ultimo piano perché se la Chiesa avesse ancora il potere temporale che aveva farebbe la stessa identica cosa. Si parla di teocrazie, coi loro dogmi, le loro regole assurde, le loro fandonie.
    L’omosessualità è SEMPRE esistita e non mi pare che abbia portato alla “sterilizzazione” di qualsiasi società, tant’è che pur con centinaia di milioni di omosessuali la popolazione mondiale è arrivata a quasi nove miliardi ed è in crescita. Dov’è il pericolo di sterilizzazione? L’Europa le sembra disabitata e sterilizzata, Mazzuoli? Questa gigantesca balla (o tragico e deprecabile equivoco) equivale alla tesi nazista che gli ebrei guastassero la razza ariana, la più pura in assoluto, giustificandone così lo sterminio.
    Chi sostiene le sciocchezze propagate dalla Magli dovrebbe unicamente vergognarsi e riconoscerlo, non amplificarle, anche perché l’appoggio acritico a simili tesi scritte probabilmente durante la senescenza dell’antropologa equivale a indebolire altre tesi, assai acute e condivisibilissime, dell’analisi che lei, Mazzuoli, fa della situazione.
    Inoltre il popolo italiano, con tutti i mille difetti che possa avere, non è assolutamente meno servo o confuso o complice del popolo inglese o francese o tedesco o, peggio mi sento, olandese. Non dimentichi che l’Italia è un paese a sovranità limitata dai patti di Yalta in poi e che i governi italiani sono sempre stati un’emanazione più o meno diretta e/o “facilitata” da parte degli USA, ma questo lo sostiene pure lei, mi pare. Basti pensare solamente all'”amicizia” di G.W.Bush e Berlusconi, all’uomo di Goldman Sachs Monti, o alle ultime indicazioni del presidente degli USA riguardo al voto del referendum italiano… Che c’entra che il presidente di uno stato estero si esprima a favore di una riforma italiana? Per piaggeria, per mostrare quanto è bravo Renzi, il suo invitato speciale? Quindi di che stiamo parlando? Crede che agli italiani sia piaciuto? Forse agli italo-americani che fanno pizze e amatriciane nelle città statunitensi. E che margine hanno gli italiani d’Italia per reagire? Stiamo attenti.

    • F.M.

      Rispetto la sua opinione. Tuttavia, è il caso di far notare che l’insistere sui alcuni diritti (ad esempio il diritto degli omosessuali a sposarsi, ecc.), che qualcuno ha chiamato giustamente diritti “cosmetici” serve anche a coprire lo scippo dei diritti sostanziali: quello al lavoro, ad una pensione, ad una sanità gratuita e ad una vita dignitosa. Cosa se ne fanno due omosessuali del diritto al matrimonio, se non hanno neppure i soldi per sposarsi? Oltre al fatto che il moltiplicarsi delle identità individuali e conflittuali indebolisce il soggetto comune che dovrebbe rivendicare i propri diritti sostanziali.
      La prossima volta, si rivolga con un tono più rispettoso e, prima di scrivere, cerchi di capire ciò che legge.

      • Bella di Giorno

        Scusi, da quando occorre essere ricchi per sposarsi? Ci saranno sì e no due marche da bollo di pochi euro e basta, poi la sala dei matrimoni del comune è gratuita. Certo, se poi lei vuol fare un rinfresco in una villa medicea o al Danieli di Venezia, occorre essere ricchi, va da sé. E ci sono sposi ricchi e sposi poveri, qui, in Asia, in America, in Africa e in Oceania.
        I diritti “cosmetici”, pensa te… cosa hanno a che vedere coi diritti “sostanziali”? Il diritto di essere cittadini uguali agli altri e di aver riconosciuta un’unione che serve per una serie di diritti (quello di formare un nucleo familiare, con o senza figli) che le coppie eterosessuali hanno non le sembra un diritto SOSTANZIALE? O per tutti o per nessuno, no? Se il matrimonio in sé a lei sembra obsoleto allora non avrà alcuna difficoltà ad ammettere che è obsoleto anche per gli eterosessuali… ma si rende conto di ciò che ha scritto parlando di diritti sostanziali e diritti cosmetici? Da ciò che lei scrive lei considera una parte della popolazione indegna di diritti come il matrimonio solo perché questa parte ha gusti sessuali diversi dai suoi che sono la NORMA (cioè i diritti del SOGGETTO COMUNE).
        Quali sarebbero questi diritti sostanziali del soggetto “comune” indebolito da…? Non è per nulla chiaro, vorrebbe spiegarlo a tutti per favore?
        Io capisco benissimo ciò che leggo, signore, ma forse c’è chi dovrebbe scrivere meglio, qualora volesse essere capito. E il tono rispettoso non manca certo a me, dal momento che lei si sente superiore a chiunque altro si azzardi a contestare argomentando. Esca dal suo mondo di 10 cm di raggio, mi dia retta. Mi fa completamente cambiare idea sull’articolo che ha scritto, perché sembra scritto da un’altra persona che non abbia un paraocchi come quello che ha dimostrato di avere.

        • Apollonio

          Signora Bella di Giorno scusi eh ..!
          ma la norma è questa…
          Matrimonio = Rapporto di convivenza dell’uomo e della donna in accordo con la prassi civile.
          Quindi il suo raggio per questo mondo è fuori luogo.
          A meno che in futuro il Gay abbia capacità di genere.
          Mi dia retta voli basso perché scrive un sacco di …..

          • Bella di Giorno

            Io credo invece che chi scrive sciocchezze non sia io. La sua definizione di matrimonio è evidentemente obsoleta perché ci sono delle parole che estendono il proprio significato nel corso del tempo e nelle diverse società. Succede che le società cambino nel tempo e che alcune cose non esistano più o si adattino alle nuove esigenze della società, anche mantenendo il termine originario.
            Sapeva, per esempio che per “pesce” nell’antichità qualsiasi cosa avesse delle pinne e vivesse in acqua era un pesce? Anche i delfini, le balene, e cetacei vari, nell’antica tassonomia (sa cos’è una tassonomia?) erano pesci. Oggi affermare che il delfino sia un pesce è sintomo di grande ignoranza o, se preferiamo essere più clementi, di disinformazione. Analogamente per “matrimonio” oggi si intende una cosa diversa rispetto a diversi anni fa. Ma forse lei non lo sa ed è fermo ai tempi di Apollonio di Tiana. Provi a informarsi meglio, potrebbe arrivarci pure lei, su cosa significa OGGI matrimonio, legga, consulti le varie legislazioni nei vari paesi.
            Vedo che il suo raggio di azione è inferiore di molto ai 10 cm del signore che scriveva. Me ne dispiace, perché in fondo non fa mai piacere vedere persone così disinformate sdottorare liberamente su cose che non conoscono.

        • Manunta di jago stianti

          Indegno è il matrimonio a prescindere da chi e con chi lo si stipuli dato che la società dovrebbe garantire la propia continuita’ proteggendo e tutelando la figura femminile ,non dovrebbe essere necessario inquadrare i legami affettivi
          In ambiti contrattualizzati .solo dovrebbe esserci aiuto e sostegno alle.donne a prescindere dalle loro scelte affettive . Il patriarcato con le sue conseguenze
          Domina incontrastato ma per uscire da tale prassi ci si dovrebbe togliere di dosso millenni di condizionamento

          • Bella di Giorno

            Questa è la sua personale idea… Ma le società si muovono diversamente da lei.

          • Apollonio

            Signora o Signore Bella di giorno …!
            guardi …! sebbene quello che può pensare lei e quelli della sua forma mentis, ma, siete ancora minoranza nella società, quindi
            forse è lei che si muove diversamente…!
            se ne faccia una ragione.e non si preoccupi nel scomodare comparazioni insensate… vi sopportiamo..!
            . d’ altro canto la sua supposta modernità si è già vista in epoche diverse come il Tardo Romano Impero, ed è sempre stato sintomo del decadimento.

          • Bella di Giorno

            Quindi mi faccia capire: chi è minoranza non ha diritto a dire nulla e dev’essere dileggiato, tollerato, sopportato da una maggioranza che invece capisce ogni cosa e che benevolmente indulge su tutto ciò che viene detto o proposto da codesta minoranza. Mi scusi ma questo dove lo ha imparato?
            Intanto bisognerebbe vedere chi è minoranza e maggioranza di che cosa, per cercare di individuare un termine di paragone da cui trarre un’identità, quanto meno. Altrimenti maggioranza e minoranza restano parole vuote, come le cose che finora ha scritto. Mi dispiace doverglielo far notare, ma d’altro canto è lei che sceglie di incagliarsi nelle sabbie mobili di un sapere a suo giudizio stantio, senza avere l’attrezzatura per poterle superare. Ma senza avere l’attrezzatura per accedere a un qualsivoglia sapere, aggiungo io.
            Mi renda edotta, sempre che la sua appartenenza a codesta maggioranza sia in grado di rendere intelligibili i suoi enunciati, sull’argomento: ossia in cosa consisterebbe codesto decadimento di cui lei ciancia. Soprattutto in cosa consisterebbe la modernità di codesta maggioranza a cui lei crede di appartenere. Sono assai curiosa, chi lo sa, potrei ricredermi.

          • Apollonio

            Mi scusi.. ma i Gay che identità hanno ?

            lei sta parlando, no..!
            quindi come vede nessuno lede i diritti delle minoranze..!

            certo..! tolleriamo certe idee Strambe…. .
            .come che i gay possano avere figli.. e farli crescere serenamente..!

            Non inverta le posizioni.. è lei che si atteggia a pensiero moderno al passo con l main stream

          • Bella di Giorno

            Ha mai pensato di fare cabaret?

          • Apollonio

            Certo che no…!
            vede come sono Strabello…! e mi piacciono le Femminucce,
            non le femministe..!

          • Manunta di jago stianti

            Io esprimo la mia posizione altri più megalomani pretendono di dare ricette
            Valide per l’ orbe terracqueo

    • Apollonio

      E questa tesi sotto dove sta scritta,???

      … alla tesi nazista che gli ebrei guastassero la razza ariana, la più pura in assoluto, giustificandone così lo sterminio….

      Secondo lei Hitler era ariano ? o Reinhard Heydrich non era forse Ebreo ?
      secondo la tesi di Bella di Giorno si sarebbero dovuti quindi sterminare…!
      lei è piena di cripto stereotipi tautologici.

      • Bella di Giorno

        Ma scherza o dice sul serio? Ma in che mondo ha vissuto e vive? La conosce la Storia? Io credo che sia lei ad aver vissuto in una cripta senza alcun contatto colla realtà e colla Storia.

        • ga950

          Quando scrive: “Ma scherza o dice sul serio? Ma in che mondo ha vissuto e vive? La conosce la Storia? Io credo che sia lei ad aver vissuto in una cripta senza alcun contatto colla realtà e colla Storia.”,
          sono convinto che parli per lei stessa, perché nel mondo di CDC l’argomento omosessualità è stato dibattuto fino alla nausea.
          Ritornarci significa essere codini se non ammuffiti e stucchevoli.
          Il suo nick-name mi sembra nuovo per questi lidi. ora che ho potuto constatare di che qualità sia il contenuto della sua “sentina” vedrò di saltare a piè pari i suoi futuri interventi.

          • Bella di Giorno

            Il mondo di CDC può darsi che sia nauseato, e può accadere, anche perché chi è autoreferente di solito ha delle buone ragioni per nausearsi, non viaggiando che nel proprio mondo ristretto e stantio. E se l’argomento omosessualità sia stato discusso o meno non è una buona ragione per non discuterlo più, soprattutto viste le enormità che l’autore dell’articolo scrive.
            Se il mio nick name le sembra nuovo non so che farci, se ne faccia una ragione, come si faccia una ragione dei miei interventi. I miei interventi hanno lo stesso diritto dei suoi per stare qui. Oppure ci sono delle selezioni all’ingresso del mondo di CDC?
            Lei non mi legga e salti pure i miei interventi. Non scrivo per lei. Riuscirò a sopravvivere.

          • ignorans

            Per come la mette giù lei, La questione omosessuale è posta male. Semplicemente la sorte degli omosessuali, il progresso della società, e tutta quanta la retorica che viene profusa a riguardo, non è di alcun interesse. L’argomento, insomma, è un non argomento. Non si vorrebbe neanche parlarne, ma purtroppo arriva sempre il paladino del progresso….

          • ga950

            Sono d’accordo con lei, perciò aborro i paladini.

          • Manunta di jago stianti

            Che poi a Roncisvalle fecero la fine che si meritarono

          • Bella di Giorno

            Signore (o signora), in che senso è un non argomento? Nell’articolo il giornalista scriveva che i diritti concessi agli omosessuali erano semplicemente “cosmetici”. Se permette una simile considerazione è degna di una contestazione argomentata. Poi, se lei invece lo considera un non argomento, è semplicemente affar suo.

          • ignorans

            Il bello del web è che permette a chiunque di argomentare, ma tanto è una gloria effimera.

        • Apollonio

          Io conosco e studio la Storia del Terzo Reich, lei è un’ invasata della Propaganda Internazionalista di stampo Fabiano .

          « Il Fabianesimo si nutre di capitalismo, e il suo escremento è il comunismo. »

          • Bella di Giorno

            Evidentemente la studia assai male, o non capisce ciò che legge. O forse se la fa leggere?

          • Apollonio

            Può essere..!

            tanto più che sono stato concepito molto lontano da quei tempi.

  • Camillo

    Leggendo (tutti) i commenti mi sono ricordato dei galli di Renzo (Tramaglino)
    Molti, se non tutti, concordano su vari punti:
    Stiamo perdendo (o non abbiamo mai avuto) la nostra unicitá di popolo.
    Stiamo perdendo (o ci stanno rubando) la nostra cultura; concetto esteso a lingua, tradizioni e forme di pensiero.
    Stiamo perdendo (o ci stanno rubando) lo stato sociale e i mezzi di sussistenza.
    Appurato questo, mi parrebbe logico chiedersi: che fare? é (eventualmente) possibile rimediare?
    Al contrario ho visto aprirsi diatribe sul nostro passato storico, che, é comunque bene conoscere e comprendere; sulle specificitá regionali (ricordo e concordo, con un commentatore che suggeriva, credo giustamente, di difendere prima l’Italianitá e, poi, eventualmente, le appartenenze locali); per ultima una inaspettata discussione sulla omosessualitá e relativo matrimonio. Questa ultima parte dei commenti mi ha davvero confuso; non riesco a comprendere (probabilmente per mia pochezza) come un italiano, o familia italiana, privato della sua cultura, delle sue tradizioni, del suo lavoro e, tanto per gradire, dello stato sociale, possa reagire differentemente essendo etero od omosessuale. O come gli stessi soggetti (etero od omo) siano piú o meno propensi a lasciarsi defraudare impunemente.
    Personalmente, mi chiederei come rinsaldare la nostra Italianitá; come, se possibile, liberarci e liberare i nostri discendenti, da queste pesanti catene (seppure poco visibili). Poco importando (sempre a mio parere) i gusti sessuali dell’uno o dell’altro.
    Nota a margine, anche io posso definirmi “nuovo” in CDC (seppure lo leggo giornalmente e da anni); spero non me ne vogliate troppo.

    • ga950

      Ho sottolineato la “novità” rappresentata dall’intervento di belladigiorno perché, a mio avviso, ha mancato di tatto tuffandosi a piè pari dentro al consesso, tralasciando tutto il pregresso, cioè non ha considerato la storia o per meglio dire il vissuto/scritto.
      Lei si è sperticato nelle critiche ma non ha avanzato uno straccio di proposta.
      Bisogna smetterla con detto atteggiamento e proporre, proporre, proporre.
      Per esempio quando scrive: ” propensi a lasciarsi defraudare impunemente.” cosa dovremmo fare in alternativa a suo dire?
      Certamente non mi lascio defraudare impunemente, ma di fronte a dei “bravi” armati fino ai denti (anche metaforicamente) cosa dovrei attuare per sottrarmi alla ruberia?

      • Camillo

        Dovremmo leggere, informarci, discutere e, specialmente, cercare di informare (aprire gli occhi) il nostro “prossimo”(personalmente teno di farlo) dopo di ció: VOTARE.
        Se, poi, la maggior parte dei votanti preferiranno la situazione attuale. Benissimo, dovremo emigrare o accettare.
        Spero che questa delucidazione sia sufficente.

        • ga950

          Dal momento che l’ha proposta la delucidazione è senz’altro valida per lei, io sono convinto, ed in effetti non mi ci sono mai recato, che votare non serve a nulla e di ciò ne abbiamo dibattuto a lungo in quest’ostello.
          Si legga la voce “contratto” contenuta nel codice civile, l’unica figura giuridica a cui non si può applicare è il politico, e credo di aver detto tutto, ma rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti come lei ha raccomandato nell’incipit del suo precedente commento.

        • ignorans

          Mi dica come vota che voto la parte avversa.

        • Apollonio

          ….dopo di ció: VOTARE….

          Si si… vota.. vota..! e dopo verifichi se le sue aspettative sono state raggiunte o è stato preso in giro..!
          poi faccia sapere che mi scappa da ridere..!

      • Bella di Giorno

        IL CONSESSO? Non sapevo che ci sarebbe stato il Consiglio dei Dieci della Serenissima a sorvegliare sul tatto di Bella di Giorno che ha osato dire la sua non considerando chissà quali vaneggiamenti sull’argomento già affrontati dal suddetto Consiglio nel passato.
        Cosa vuole che le proponga se lei già parte col pregiudizio che l’omosessualità è chissà quale degrado, o se ignorans, nomen omen, sciorina tutte quelle banalità come:
        “E’ impossibile rinsaldare l’italianità se si è omosessuali. L’italiano non è omosessuale, un italiano omosessuale è una macchietta.
        E’ impossibile liberarci dalle catene se si è omosessuali.
        E’ impossibile liberarsi anche degli omosessuali, pur non gradendone la presenza.
        Quindi va bene tutto così com’è, se ognuno sta a casa propria.”
        Anche ignorans fa parte dei Dieci? Probabilmente sì.
        Proporre alcunché è assolutamente inutile, visto il pregiudizio e la chiusura meningea. Io ho detto solo la mia, come la pensavo su Ida Magli, presunta antropologa, e sulle scemenze scritte in quell’articolo sulla falsariga magliana. Cosa voleva proporre… Davanti al pregiudizio ottuso non c’è nulla che si possa fare. Ma siccome in un pubblico forum ci possono essere altre persone che non fanno parte del Consiglio dei Dieci e che leggono, chissà, forse il mio spunto critico potrà aprire altri occhi. Quelli del Consiglio sicuramente no, perché sono chiusi coll’attak.

    • ignorans

      E’ impossibile rinsaldare l’italianità se si è omosessuali. L’italiano non è omosessuale, un italiano omosessuale è una macchietta.
      E’ impossibile liberarci dalle catene se si è omosessuali.
      E’ impossibile liberarsi anche degli omosessuali, pur non gradendone la presenza.
      Quindi va bene tutto così com’è, se ognuno sta a casa propria.

    • Bella di Giorno

      Buongiorno Camillo. Per rinsaldare la nostra “italianità” io credo che bisognerebbe innanzitutto capire che cosa è codesta “italianità”. Se uno dovesse star dietro alle profonde convinzioni di ignorans, nomen omen come ho già scritto, essere omosessuali ed italiani non è possibile perché secondo lui (o lei) un italiano non è omosessuale.
      Socrate è un uomo, l’uomo è mortale, tutti gli uomini sono Socrate. Il sillogismo di ignorans, nomen omen, porta a queste conclusioni fallaci proprio perché è ignorans.
      Lui parla per frasi fatte chissà da chi, senza argomentare alcunché, così come altri nel rigido Consiglio che controlla la salute pubblica degli interventi.
      Quindi non si possono considerare italiani, secondo ignorans, gli italiani della seguente lista: Brunetto Latini, Michelangiolo Buonarroti, Angolo Poliziano, Francesco Algarotti, Torquato Tasso, Giovanni Antonio Bazzi noto come il Sodoma, Donatello, Umberto Bindi, Dario Bellezza, Luchino Visconti, Sylvano Bussotti, Eugenio di Savoia, Eleonora Duse, Valentino, Dolce & Gabbana, Aldo Palazzeschi, Giulio Pomponio Leto, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Vittorio Alfieri, Benedetta Carlini, Gian Gastone de’ Medici, Pierpaolo Pasolini, Sibilla Aleramo, Rodolfo Valentino, Gianni Vattimo, Gianni Versace, Vittore Ghislandi noto come Fra’ Galgario, Giuseppe Patroni Griffi, Giovanni Comisso, Umberto Saba, Mario Soldati, Carlo Emilio Gadda, Alberto Arbasino, Giovanni Testori, Franco Zeffirelli…
      Ma la lista sarebbe enorme (e forse, di questa lista, ignorans non ne conosce neanche uno). Tutta fitta fitta di personaggi che hanno scritto la Storia letteraria, politica, artistica, musicale, economica dell’Italia.
      Bisognerebbe capire innanzitutto cosa “italianità” significa. Italianità vuol dire innanzi tutto parlare una lingua comune, in questo caso un toscano standard? Vuol dire essere cattolico? vuol dire mangiare pasta, riso, tortellini, lasagne e polenta? Vuol dire essere esclusivamente un latin lover (per i maschi naturalmente, le donne sembrano essere escluse dalla categoria)? Vuol dire essere madri di figli e andare a messa la domenica? Vuol dire saper cantare? Vuol dire essere mafiosi? O camorristi? O della ‘ndrangheta o della Sacra Corona Unita? Vuol dire recuperare la Ligèra milanese? Vuol dire cosa? I cliché dell’ “italianità” sono tanti, e sono proprio quelli che ci vengono appiccicati all’estero. O da ignorans…

  • Primadellesabbie

    Le deduzioni della Magli sui gay, sopra riportate, sono evidentemente affrettate e prive di fondamento:

    https://www.youtube.com/watch?v=p3_Kfi9zki0

    Avrà avuto in mente il cliché stereotipo telediffuso negli anni ’50 (ho trovato qualche immagine):

    http://www.vogue.it/news/encyclo/stilisti/s/emilio-federico-schuberth

    https://www.youtube.com/watch?v=uF3IHBI4Llk

    • Manunta di jago stianti

      Rimango con la curiosità di decrittare tua identità in ambito lastre