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Una grande guerra convenzionale contro l’Iran è impossibile. C’è crisi all’interno della struttura di comando degli Stati Uniti

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY

globalresearch.ca

Pubblicato per la prima volta il 2 luglio 2019. Rivisto il 4 gennaio 2020.

L’egemonica agenda militare americana ha raggiunto la soglia di pericolo.

L’assassinio del Generale dell’IRGC Soleimani, ordinato dal Presidente il 2 gennaio 2020, equivale ad un atto di guerra contro l’Iran.

Il presidente Donald Trump ha accusato Soleimani di “pianificare imminenti e sinistri attacchi“: “La scorsa notte abbiamo preso provvedimenti per fermare una guerra. Non abbiamo preso provvedimenti per iniziare una guerra … l’abbiamo colto in flagrante e lo abbiamo eliminato.”

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark T. Esper, l’ha descritta come una “decisiva azione difensiva,” confermando che l’operazione ordinata da Donald Trump era stata effettuata dal Pentagono. “I giochi sono cambiati,” ha affermato il segretario alla Difesa Esper.

Cosa succederà dopo?

L’assassinio del generale Soleimani è forse legato alla presenza militare dell’Iran in Iraq e al sostegno di Teheran al governo di Baghdad a scapito degli interessi statunitensi in Iraq?

O è legato al più vasto programma di guerra in Medio Oriente?

O è legato ad entrambi? La battaglia per l’Iraq fa parte di una guerra più ampia. E gli Stati Uniti sono in un certo senso “spinti fuori” dall’Iraq.

Mentre una guerra contro l’Iran è al vaglio del Pentagono, nelle condizioni attuali, una blitzkrieg a tutto campo in stile iracheno (guerra teatrale convenzionale) che comporti lo spiegamento simultaneo di forze terrestri, aeree e navali è impossibile.

Dal momento che gli Stati Uniti non hanno la capacità di realizzare un simile progetto, sono state contemplate diverse altre forme di “guerra limitata,” inclusi attacchi missilistici mirati, le cosiddette “operazioni da cazzotto sul naso” (incluso l’uso di armi nucleari tattiche), insieme ad atti di destabilizzazione politica e rivoluzioni colorate (che sono già in corso).

Per diverse ragioni, l’egemonia americana in Medio Oriente si è in gran parte indebolita a causa dell’evolversi delle alleanze militari.

Ed è proprio a causa delle debolezze statunitensi nel campo della guerra convenzionale che si potrebbe prevedere un’opzione nucleare. Una tale opzione porterebbe inevitabilmente all’escalation.

L’ignoranza e la stupidità sono fattori che fanno parte del processo decisionale. Secondo l’analista di politica estera Edward Curtin “I pazzi fanno cose pazze.”

Chi sono i pazzi nelle posizioni chiave dei processi decisionali?

I consulenti di Trump per la politica estera: il Segretario di Stato Mike Pompeo, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Robert O’Brien e Brian Hook, (rappresentante speciale per l’Iran e consigliere di Pompeo), potrebbero “consigliare” al presidente Trump di autorizzare una “operazione da cazzotto sul naso” con l’uso di armi nucleari tattiche (quelle a basso potenziale), che il Pentagono ha classificato come “innocue per i civili perché l’esplosione è sotterranea.

Questo tipo di operazione, come suggerisce la designazione del Pentagono, è un’operazione militare che presumibilmente “creerebbe il minimo danno possibile.”

Secondo il Bulletin of Atomic Scientists (luglio 2019):

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran stanno portando verso uno scontro militare, con la reale possibilità che gli Stati Uniti utilizzino armi nucleari. L’assortimento delle capacità asimmetriche iraniane, tutte studiate per essere efficaci contro gli Stati Uniti, garantisce praticamente un esito del genere. L’attuale posizione degli Stati Uniti sul nucleare lascia l’amministrazione Trump almeno aperta all’uso di armi atomiche tattiche nei teatri convenzionali. Alcuni, nell’attuale amministrazione, potrebbero pensare che sia nel migliore interesse degli Stati Uniti cercare una vittoria rapida e decisiva nel polo petrolifero del Golfo Persico e, nel farlo, utilizzare [anche] il proprio arsenale nucleare.

Riteniamo che vi sia un’accresciuta possibilità che una guerra USA-Iran scateni un attacco nucleare statunitense …

(L’uso delle armi nucleari tattiche non richiede l’autorizzazione del comandante in capo. Tale autorizzazione riguarda esclusivamente le cosiddette armi nucleari strategiche).

Michel Chossudovsky, 4 gennaio 2020

***
Questo articolo analizza l’agenda militare americana nei suoi rapporti con la Repubblica Islamica dell’Iran, concentrandosi sulle capacità militari dell’Iran, sulla struttura delle alleanze e sulla crisi all’interno della struttura di comando degli Stati Uniti.

1. L’esercito iraniano

C’è il problema delle capacità militari dell’Iran (forze di terra, marina, aeronautica, difesa missilistica), vale a dire la sua capacità di resistere efficacemente e di rispondere ad una guerra convenzionale a tutto campo che coinvolga lo spiegamento di forze statunitensi ed alleate. Per quanto riguarda la guerra convenzionale, l’Iran ha notevoli capacità militari. L’Iran acquisirà a breve il moderno sistema di difesa aerea S400 russo.

L’Iran è classificato come “una grande potenza militare” in Medio Oriente, con una stima di 534.000 uomini in servizio attivo nell’esercito, nella marina, nell’aeronautica e nel Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Ha avanzate capacità missilistiche balistiche e un’industria di difesa nazionale. Nel caso di un attacco aereo statunitense, l’Iran prenderebbe di mira le strutture militari statunitensi nel Golfo Persico.

2. L’evoluzione delle alleanze militari

La seconda considerazione ha a che fare con l’evoluzione delle alleanze militari (2003-2019,) che è si è risolta in gran parte a svantaggio degli Stati Uniti.

Molti degli alleati più fedeli d’America stanno dormendo con il nemico.

I paesi che confinano con l’Iran, compresi Turchia e Pakistan, hanno accordi di cooperazione militare con l’Iran. Mentre questo di per sé esclude la possibilità di una guerra di terra, influisce però sulla pianificazione delle operazioni navali ed aeree degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Fino a poco tempo fa, la Turchia (un peso massimo della NATO) e il Pakistan erano considerati fedeli alleati dell’America, con numerose basi militari statunitensi nei loro territori.

Da un punto di vista militare più generale, la Turchia collabora attivamente sia con l’Iran che con la Russia. Inoltre, Ankara ha acquisito (12 luglio 2019), in anticipo sul programma, il moderno sistema di difesa aerea S-400 della Russia, mentre, di fatto, ha rinunciato al sistema di difesa aerea integrato USA-NATO-Israele.

Inutile dire che l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è in crisi. L’uscita della Turchia dalla NATO è quasi un dato di fatto. L’America non può più fare affidamento sui suoi più stretti alleati. Inoltre, le milizie appoggiate dagli Stati Uniti e dalla Turchia si combattono a vicenda in Siria.

In più, diversi Stati membri della NATO hanno preso una ferma posizione contro la politica di Washington nei confronti dell’Iran: “Gli alleati europei sono alle prese con crescenti disaccordi in politica estera e sono irritati dal modo di fare arrogante della leadership di Washington.”

La manifestazione più importante del crescente malcontento europeo nei confronti della leadership statunitense è stata la mossa della Francia e di altre nazioni per creare una capacità di difesa indipendente, ‘solo per gli Europei’” ( National Interest, 24 maggio 2019)

L’Iraq ha anche fatto sapere che non coopererà con gli Stati Uniti nel caso di una guerra di terra contro l’Iran.

Nelle condizioni attuali, nessuno degli stati confinanti con l’Iran, compresi Turchia, Pakistan, Afghanistan, Iraq, Turkmenistan, Azerbaigian e Armenia, consentirebbe alle forze di terra degli Stati Uniti e dei suoi alleati il transito attraverso il proprio territorio. Né coopererebbero con gli Stati Uniti nella conduzione di una guerra aerea.

Ultimamente, l’Azerbaigian, che a causa della Guerra Fredda era diventato un alleato degli Stati Uniti, nonché un membro del partenariato della NATO per la pace, ha cambiato schieramento. I precedenti accordi di cooperazione militare tra Stati Uniti ed Azerbaigian sono praticamente defunti, compresa l’alleanza militare post-sovietica GUAM (Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldova).

Nel dicembre 2018 sono stati firmati accordi bilaterali militari e di intelligence tra Iran e Azerbaigian. A sua volta, l’Iran collabora ampiamente con il Turkmenistan. Per quanto riguarda l’Afghanistan, la situazione interna, con i Talebani che controllano gran parte del territorio afgano, non favorirebbe un dispiegamento su larga scala delle forze di terra statunitensi ed alleate al confine tra Iran e Afghanistan.

E’ evidente che la politica di accerchiamento strategico dell’Iran, formulata sulla scia della guerra in Iraq (2003), non è più funzionale. L’Iran intrattiene relazioni amichevoli con i paesi vicini, che in precedenza erano all’interno della sfera di influenza degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti sono sempre più isolati in Medio Oriente e non hanno il sostegno dei loro alleati della NATO.
In queste condizioni, una grande guerra convenzionale da parte degli Stati Uniti che preveda lo spiegamento di forze di terra sarebbe un suicidio.

Tuttavia, questo non significa che non ci sarà una guerra. Sotto certi aspetti, con i progressi delle tecnologie militari, una guerra in stile iracheno è diventata obsoleta.

Siamo comunque ad un bivio pericoloso. Altre forme diaboliche di intervento militare diretto contro l’Iran sono attualmente al vaglio del Pentagono. Queste includono:

• varie forme di “guerra limitata,” vale a dire attacchi missilistici mirati,
• supporto americano ed alleato ai gruppi paramilitari terroristici,
• le cosiddette “operazioni a pugno sul naso” (compreso l’uso di armi nucleari tattiche),
• atti di destabilizzazione politica e rivoluzioni colorate,
• attacchi false flag e minacce militari,
• sabotaggio, confisca di attività finanziarie, sanzioni economiche a tutto campo,
• guerra elettromagnetica e climatica, tecniche di modificazione ambientale (ENMOD),
• guerra cibernetica,
• guerra chimica e biologica.

Il Quartier Generale Avanzato del Comando Centrale degli Stati Uniti è situato in territorio nemico.
Un’altra considerazione ha a che fare con la crisi all’interno della struttura di comando degli Stati Uniti.
USCENTCOM è il comando combattente a livello di teatro per tutte le operazioni nella estesa regione mediorientale che va dall’Afghanistan a tutto il Nord Africa. È il comando combattente più importante di tutta la struttura del comando unificato. Ha guidato e coordinato diversi importanti teatri di guerra in Medio Oriente, tra cui l’Afghanistan (2001) e l’Iraq (2003). È anche coinvolto [nelle operazioni] in Siria.

Nel caso di una guerra con l’Iran, le operazioni in Medio Oriente sarebbero coordinate dal Comando Centrale degli Stati Uniti con quartier generale a Tampa, in Florida, in collegamento permanente con il suo quartier generale avanzato in Qatar.

Alla fine di giugno 2019, dopo che l’Iran aveva abbattuto un drone degli Stati Uniti, il presidente Trump “aveva annullato gli attacchi militari già programmati contro l’Iran,” minacciando nel suo tweet che “qualunque attacco da parte dell’Iran contro una qualsiasi entità americana si sarebbe trovato di fronte ad una reazione enorme e travolgente.”

Il comando centrale USA (CENTCOM), aveva confermato lo spiegamento dei caccia stealth F-22 della US Air Force della base aerea di al-Udeid, in Qatar, allo scopo di “difendere [dagli attacchi dell’Iran] le forze e gli interessi americani” nella regione.  (Michael Welch, Persian Peril, Global Research, 30 giugno 2019). Non vi sembra spaventoso?

La base è tecnicamente di proprietà del Qatar ed ospita il Quartier Generale del Comando Centrale Statunitense.” Con 11.000 membri del personale militare americano, viene descritta come “una delle basi dell’esercito americano più longeve e strategicamente importanti di tutto il pianeta” (Washington Times) . Al-Udeid ospita anche il 379° Air Expeditionary Wing della US Air Force, considerato come “il più importante comando aereo d’oltremare dell’America.”

Quello che i media e gli analisti militari non riescono a comprendere è che il quartie generale avanzato mediorientale del CENTCOM statunitense presso la base militare di al-Udeid, vicino a Doha, “si trova di fatto in territorio nemico.

Dopo il fallimento, nel maggio 2017, del Gulf Cooperation Council (GCC), il Qatar è diventato un fedele alleato sia dell’Iran che della Turchia (anch’essa un alleato dell’Iran). Pur non avendo un accordo di cooperazione militare “ufficiale” con l’Iran, [Qatar e Turchia] condividono in comproprietà con l’Iran i più grandi giacimenti offshore di gas di tutto il mondo.

La divisione del CCG aveva portato ad uno spostamento delle alleanze militari: nel maggio 2017 l’Arabia Saudita aveva bloccato l’unica frontiera terrestre del Qatar. Subito dopo, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avevano bloccato il trasporto aereo e le spedizioni marittime commerciali verso Doha.

Quello che sta succedendo da maggio 2017 è uno spostamento delle rotte commerciali del Qatar, tramite l’istituzione di accordi bilaterali con l’Iran, la Turchia e il Pakistan. A questo proposito, la Russia, l’Iran e il Qatar gestiscono oltre la metà delle riserve mondiali di gas conosciute.

La base di Al-Udeid vicino a Doha è la più grande base militare americana in Medio Oriente. A sua volta, la Turchia ha stabilito una propria struttura militare in Qatar. La Turchia non è più un alleato degli Stati Uniti. Le forze mercenarie turche in Siria stanno combattendo le milizie appoggiate dagli Stati Uniti.

La Turchia è ora allineata con la Russia e con l’Iran. Ankara ha confermato che acquisirà il sistema di difesa aerea missilistico S-400 russo, che richiede una cooperazione militare con Mosca.

Il Qatar brulica di uomini d’affari iraniani, personale addetto alla sicurezza ed esperti del settore petrolifero e del gas (con possibili collegamenti con l’intelligence iraniana?), per non parlare della presenza di personale russo e cinese.

Domanda. Come si fa a lanciare una guerra contro l’Iran dal territorio di uno stretto alleato dell’Iran?

Da un punto di vista strategico non ha senso. E questa è solo la punta dell’iceberg.

Nonostante tutta la retorica alla base delle relazioni militari ufficiali USA-Qatar, il Consiglio Atlantico, un think tank di esperti con stretti legami sia con il Pentagono che con la NATO, conferma che il Qatar è ora un solido alleato di Iran e Turchia:

In parole povere, affinché il Qatar possa mantenere la propria indipendenza, Doha non avrà sostanzialmente altra scelta se non quella di mantenere un forte partenariato con la Turchia, che si è rivelata un alleato importante, almeno tanto quanto l’Iran, dal punto di vista del sostegno militare e della sicurezza alimentare. Ci sono buone probabilità che i legami Iran-Qatar continuino a rafforzarsi, anche se Teheran e Doha concordano sul fatto di essere in disaccordo su diverse questioni … Il 15 giugno [2019], il presidente Hassan Rouhani aveva sottolineato che il miglioramento delle relazioni con il Qatar è una priorità per i politici iraniani. … Rouhani aveva detto all’Emiro del Qatar che “la stabilità e la sicurezza dei paesi di questa regione sono interdipendenti” e la massima autorità del Qatar, a sua volta, aveva sottolineato che Doha era alla ricerca di un partenariato più forte con la Repubblica Islamica. (Consiglio Atlantico, giugno 2019)

Ciò che suggerisce questa ultima dichiarazione del Consiglio Atlantico è che, anche se il Qatar ospita il quartier generale di USCENTCOM, l’Iran e il Qatar stanno collaborando (ufficiosamente) nell’area della “sicurezza” (ad es. intelligence e cooperazione militare).

Pianificazione militare goffa, politica estera americana maldestra? Intelligence approssimativa?

La dichiarazione di Trump conferma che [gli Amricani] stanno pianificando di lanciare una guerra contro l’Iran dal loro quartier generale USA Centcom presso la base militare di Al Udeid, situata in territorio nemico. È retorica o semplice stupidità?

La divisione del CCG

La divisione del CCG ha portato alla creazione di un cosiddetto asse Iran-Turchia-Qatar, che ha contribuito ad indebolire l’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente. Mentre la Turchia ha stretto legami di cooperazione militare con la Russia, il Pakistan si è alleato con la Cina. E il Pakistan è diventato un partner importante del Qatar.

A seguito della frattura tra Qatar ed Arabia Saudita, il Gulf Cooperation Council (GCC) è allo sbando, con il Qatar schierato dalla parte di Iran e Turchia, contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Il Qatar è di estrema importanza strategica perché condivide con l’Iran nel Golfo Persico i più grandi giacimenti mondiali offshore di gas del mondo. Inoltre, dalla divisione del CCG il Kuwait non è più allineato con l’Arabia Saudita, pur mantenendo una stretta relazione con Washington. Il Kuwait ospita sette strutture militari statunitensi attive, la più importante delle quali è Camp Doha.
Inutile dire che la divisione del CCG del maggio 2017 ha vanificato l’intenzione di Trump di creare una “NATO araba” (supervisionata dall’Arabia Saudita) diretta contro l’Iran. Questo progetto è virtualmente defunto, in seguito al ritiro dell’Egitto nell’aprile 2019.

Il Golfo di Oman

Con la scissione del 2017 del Gulf Cooperation Council (GCC), l’Oman sembra essersi allineato con l’Iran. In queste circostanze, il transito delle navi da guerra statunitensi verso il quartier generale della Quinta Flotta americana in Bahrain, per non parlare della condotta delle operazioni navali nel Golfo Persico, è potenzialmente a rischio.

La Quinta Flotta è sotto il comando del Comando Centrale delle Forze Navali Statunitensi (NAVCENT). (L’area di competenza di NAVCENT è costituita dal Mar Rosso, dal Golfo di Oman, dal Golfo Persico e dal Mar Arabico).

Lo stretto di Hormuz che costituisce il punto di ingresso nel Golfo Persico dal Golfo di Oman è controllato dall’Iran e dal Sultanato dell’Oman (vedere la mappa, territorio dell’Oman sulla punta dello Stretto).

La larghezza dello stretto, nel suo punto più angusto, è di 39 km. Tutte le grosse navi devono passare nelle acque territoriali dell’Iran e/o dell’Oman, secondo le attuali norme di transito dettate dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto Marittimo.

Più in generale, è in pericolo la struttura stessa delle alleanze. Gli Stati Uniti non possono ragionevolmente condurre una vera e propria guerra convenzionale contro l’Iran senza il sostegno dei propri alleati di lunga data, che ora “dormono con il nemico.”

La fallita “NATO araba” di Trump. La storia della scissione del CCG.

Nel crollo della sfera di influenza americana in Medio Oriente, il “Make America Great Again” (MAGA) di Trump all’inizio della sua presidenza era consistito in un tentativo improvvisato di ricostruire la struttura delle alleanze militari. Quello che l’amministrazione Trump aveva in mente era la formazione di un’Alleanza Strategica per il Medio Oriente (MESA), o “NATO araba.” Questo progetto sponsorizzato dagli USA avrebbe dovuto includere, fra i sei stati membri del CCG, anche l’Egitto e la Giordania.

La bozza dell’alleanza MESA era stata preparata a Washington prima della storica visita di Trump del maggio 2017 in Arabia Saudita, dove aveva incontrato Re Salman, leader del GCC ed “oltre 50 funzionari di alto livello del mondo arabo e islamico in un vertice islamo-americano senza precedenti.

La Dichiarazione di Riyadh, diffusa alla conclusione del vertice del 21 maggio 2017, aveva annunciato l’intenzione di “fissare a Riyadh la sede della MESA.” (Arab News, 19 febbraio 2019). L’intenzione dichiarata della “NATO araba” era quella di “combattere l’egemonia iraniana” in Medio Oriente.

Due giorni dopo, il 23 maggio 2017, a seguito di questo storico incontro, l’Arabia Saudita aveva ordinato il blocco del Qatar, chiedendo l’embargo e la sospensione delle relazioni diplomatiche con Doha, sostenendo che l’Emirato del Qatar avrebbe collaborato con Teheran.

Qual era l’agenda nascosta? Senza dubbio era già stato tutto deciso a Riyad il 21 maggio 2017, con la tacita approvazione dei funzionari statunitensi.

Il piano era di escludere il Qatar dalla futura alleanza MESA e dal GCC, mantenendo però intatto il GCC.
Il risultato era stato un embargo saudita al Qatar (con l’approvazione non ufficiale di Washington) che aveva provocato la frattura del GCC e con l’Oman e il Kuwait schierati con il Qatar. In altre parole, il GCC si era spaccato a metà. L’Arabia Saudita ne era uscita indebolita e il progetto della “NATO araba” era stato abbandonato sin dall’inizio.

21 maggio 2017: vertice islamico-americano a Riyadh.
23 maggio 2017: blocco ed embargo del Qatar a seguito di presunte dichiarazioni dell’Emiro del Qatar. Questo evento era stato pianificato?
5 giugno 2019: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto interrompono le relazioni diplomatiche, bloccano i trasporti terrestri, aerei e marittimi con il Qatar, accusandolo di sostenere l’Iran.
7 giugno 2017, il parlamento turco approva una legge che consente alle truppe turche di essere dispiegate in una base militare turca in Qatar.
Gennaio 2018, il Qatar avvia colloqui con la Russia al fine di acquisire il suo sistema di difesa aerea S-400.

Arriviamo a metà aprile 2019: Trump è nuovamente a Riyad: questa volta la monarchia saudita viene incaricata da Washington di rilanciare ufficialmente la fallita Middle East Strategic Alliance (MESA) (formulata per la prima volta nel 2017), nonostante il fatto che tre degli stati invitati a farne parte, vale a dire Kuwait, Oman e Qatar, fossero impegnati nella normalizzazione delle relazioni con l’Iran. A sua volta, il governo egiziano del presidente Sisi aveva deciso di boicottare il vertice di Riyad e di ritirarsi dalla proposta di una “NATO araba.” Il Cairo aveva anche chiarito la sua posizione nei confronti di Teheran. L’Egitto si era fermamente opposto al piano di Trump perché “avrebbe aumentato le tensioni con l’Iran.”

L’obiettivo di Trump era quello di creare un “blocco arabo.” Tutto quello che aveva ottenuto era stato un “blocco arabo” MESA monco, costituito da un CCG fratturato in cui erano presenti solo Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Giordania.

L’Egitto si era ritirato.

Il Kuwait e l’Oman avevano ufficialmente assunto una posizione neutrale.

Il Qatar si era schierato dalla parte del nemico, compromettendo ulteriormente la sfera di influenza americana nel Golfo Persico.

Un totale fallimento geopolitico. Uno strano tipo di alleanza.

E il quartier generale avanzato del Comando Centrale degli Stati Uniti si trova ancora in Qatar, nonostante il fatto che due anni prima, il 23 maggio 2017, l’Emiro del Qatar, lo Sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, fosse stato accusato dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti di aver collaborato con l’Iran.

Non è chiaro chi abbia dato l’ordine di imporre l’embargo al Qatar. L’Arabia Saudita non avrebbe preso quella decisione senza prima aver consultato Washington. E’ chiaro che l’intento di Washington era quello di creare un’alleanza araba tipo NATO (un blocco arabo) diretta contro l’Iran “che facesse il lavoro sporco per noi.

Il resto è storia, il Pentagono ha deciso di mantenere il Quartier Generale del Comando Centrale Americano in Qatar, che risulta essere il più stretto alleato e partner dell’Iran.

Un errore di politica estera? Stabilire il quartier generale “ufficiale” in territorio nemico, mentre “ufficiosamente” si ridistribuisce parte degli aerei da combattimento, del personale militare e delle funzioni di comando in altre località (ad esempio in Arabia Saudita)?

Nessun rapporto stampa, nessuna interrogazione al Congresso degli Stati Uniti. Nessuno sembra aver notato che la guerra di Trump contro l’Iran, se dovesse scoppiare, dovrebbe essere guidata dal territorio del più stretto alleato dell’Iran.

Un’impossibilità?

Michel Chossudovsky

Fonte: globalresearch.ca
Link: https://www.globalresearch.ca/a-major-conventional-war-against-iran-is-an-impossibility-crisis-within-the-us-command-structure/5682514
04.01.2020

Scelto e tradotto per comedonchisciotte.org da MARKUS

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.

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