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UN PAESE PER FINTA

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com/

E così, andremo a votare.
Usciremo di casa con la tessera elettorale come un tempo con la tessera annonaria: qualcuno convinto, tanti senza un perché. Pochi ci credono, tanti ci contano. E ci conteranno fino ai centesimi di percentuale: sospirando, gioendo, fregandosi le mani per l’ennesimo risultato raggiunto.
Domani sarà un altro giorno e nuovi visi, adombrati di vecchie abitudini, entreranno in sale che sanno di fumo e di cera per sedersi, finalmente, negli agognati posti dove qualcuno dirà loro cosa decidere.
Gli altri, andranno al mare. Ma non c’è mare.

C’è coda, tanta coda, un’interminabile coda che inizia già dai passi appenninici e poi giù per la discesa: “Genova-Voltri 10 Km”, ma sono 10 Km interminabili, a passo d’uomo. Fermi. Fa caldo. I bambini chiedono dov’è il mare, perché non arriva, e giocano sui sedili dell’auto con secchiello e paletta. Finalmente: il mare.
Non è più mattina e già il sole volge ad Occidente, ma non importa: c’è il mare. Ma una bottiglia d’acqua costa quanto un’ora di lavoro, mangiare un po’ di pesce il salario di una giornata e non ci sono posteggi: devi lasciare l’auto sui primi contrafforti della collina e poi rifarti a piedi, all’indietro, la medesima strada. I bambini, intanto, frignano e chiedono dov’è il mare e perché non abbiamo portato anche il salvagente, quello grosso a forma di delfino.
Quelli che vanno al mare incrociano quelli che vanno a votare, ma tutti hanno stampato sul viso l’identico punto interrogativo: perché sono qui? Perché devo andare là?

Così, il dubbio si diffonde come il Festival di Sanremo e valica monti e vallate, mari e città: ma non c’è riva alla quale approdare, né mare per salpare.
C’è solo un grande Stivale colmo di gente che s’incrocia, in una terra dove non c’è più lavoro ma il succedaneo del lavoro, dove la cultura la fa solo più l’avanspettacolo, l’istruzione la fanno i passacarte, la spiritualità gli attori, la politica le comparse.
Costruiamo tante case per gente che non c’è, importiamo tanto petrolio per bruciarlo nelle code in autostrada, fingiamo una campagna elettorale per idee che mancano: c’inginocchiamo, preghiamo, c’arrabbiamo, difendiamo, imponiamo, raccontiamo. Ma che cosa?
Il velario delle veline copre l’insulsaggine del nulla. Chi governa non sa come governare e chi s’oppone non sa più a cosa opporsi, ma se tornasse a governare proporrebbe le medesime cose in salsa tartara, cosa ben diversa che farle in salsa piccante. Ovvio.
Quelli che vanno al mare osservano i visi dei cartelloni elettorali: foto truccate e ringiovanite con Photoshop, volti di giovani già pelati come il “Papi” e vecchi rinfanciulliti al Viagra. Tanto c’è la coda, e qualcosa devi pur guardare.
Quelli che vanno a votare non guardano quei manifesti, altrimenti sceglierebbero la coda che va al mare.

Passi la frontiera e scopri d’esser uscito dal regno del nulla: anche là c’è la crisi economica, ma la gente continua a ballare, la sera, nei café chantant della Costa Azzurra, al suono di un’orchestrina. Da noi, nessun albergatore, ristoratore, bar o stabilimento balneare riesce più a permettersi qualcosa di più che un semplice campionatore, un organetto tuttofare con un tizio che preme tasti e ripete musichette pre-registrate. La musica per finta: intanto, chiudiamo le orchestre.

Grandi giochi internazionale decretano che l’Italia debba rilevare un pezzo di Germania in salsa statunitense, che Kaiserslautern dovrà diventare una sottospecie del Lingotto. Ma i tedeschi non ci stanno e, pur di non correre il rischio di precipitare nel regno del nulla, scelgono russi e canadesi: costruiranno auto per l’ex URSS. Marchionne, Auf Wiedersehen. A mai più: il nulla fa paura, e le auto costruite per finta non convincono più nessuno.
La nuova strategia? Vendere le Panda 4×4 nel mercato americano facendo credere che siano delle jeep, dei veri fuoristrada: vai, sulle strade che costeggiano il confine canadese, oppure sulle piste presso quello messicano, e corri non il tuo nuovo “SUV” mignon, made in Mirafiori, Torino, Italy.
Perché non abbiamo rilevato la Trabant, già che c’eravamo?

Intanto, nello Stivale, la benzina costa circa 1,30 euro, e quelli che vanno al mare o a votare sacramentano, perché sanno che – con il prezzo del petrolio intorno ai 60 $/barile ed il cambio euro/dollaro intorno ad 1,40 – la benzina dovrebbe costare, per davvero, 1,20. Invece, costa “per finta” 1,30, perché con quei soldi devono pagare la Robin Tax. Ovviamente, i 10 centesimi in più sono per davvero, mica per finta.

Una rossa con calze a rete gira lo Stivale per dire che sì, questo è il Paese del turismo, del rispetto per l’arte e per la natura: qui, sì che si rispettano gli esseri viventi! Per davvero, mica per finta!
Intanto, un montanaro con calzettoni di lana ha già depositato una proposta di legge per far sparare anche i sedicenni, a tutto, ma proprio a tutto: vuoi sparare alle specie protette, nei parchi, ai passerotti, alle lucertole, ai girini? Volta l’auto, esci dalla coda che va al mare ed immettiti in quella che va al seggio. Nel frattempo, carica la doppietta.
Passi il confine – questa volta ad Est, in quello che un tempo era un regno “comunista” – e scopri che alle Kornati, parco naturale, una semplice legge recita “E’ proibito trarre dalle acque qualunque essere vivente”. Fine della legge: nessun comma truffaldino.
La legge è ancora di Tito ma nessuno, dai nazionalisti a scacchi ai socialdemocratici in salsa americana, ha osato cambiarla: mica sono fessi, dopo si ritroverebbero un gioiello naturale per finta.
Da noi, ci ha provato Soru a fare qualcosa del genere e lo hanno impallinato da più fronti: mentre il maggiordomo di Arcore guidava l’assalto frontale, le truppe cammellate dei rais democristi di un tempo, diligentemente migrati nel PD, gli toglievano la terra sotto i piedi. Adesso, andate in Sardegna: andateci in tanti, stampatene il ricordo nella mente finché ancora esiste, prima che arrivi la promessa mannaia del cemento!

Sui teleschermi va in onda a reti unificate la pubblicità dell’ENEL che far girar le pale, ossia gli aerogeneratori, ma l’Italia ha rifiutato alla grande di costruire aerogeneratori in mare, l’unico posto dove non ci sarebbero rompiscatole “esteti” come Sgarbi. Di più: ci sarebbe vento in abbondanza. Non s’ha da fare.
Noi li costruiamo in posti “sicuri”, solo dove i mammasantissima concedono il placet.
E la pubblicità, l’ENEL, le pale che girano? Gli investimenti sull’eolico, l’ENEL, è andata a farli in Texas: e allora…la pubblicità? Mandiamo la pubblicità che fa girar le pale…mentre c’appressiamo a ricevere tutta l’archeologia nucleare che nessuno, nel Pianeta, sa più a chi vendere! Se non esistessero gli italiani, così fessi – si fregano le mani nelle grandi holding dell’ingegneria nucleare – chi ci salverebbe la scrivania?

Anche la rumenta, la comune immondizia, è vera o falsa secondo i casi. Quando ci sono da vincere delle elezioni la rumenta spunta come i funghi a Napoli, per poi scomparire (nascosta in periferia) quando le elezioni le hai vinte. Non c’aspettavamo che ricomparisse a Palermo: ah, già…un Presidente di Regione ha messo alla porta proprio gli assessori del capoccia di Arcore…chissà perché. Roba loro: forse paura per lo strapotere della Lega, per la ventilata riforma federale…chissà..
Un tempo, ti recapitavano la testa di un maiale sotto casa: adesso, qualche tonnellata di rumenta. Eh, i tempi cambiano, e il copione della gran finzione viene aggiornato.

Nel gran can can elettorale vanno di moda i terremotati, perché il terremotato fa audience, fa notizia: se ti giochi bene il terremotato, è come calare un tris con tre jolly. E allora, vai con le interviste! Scava nel volto del terremotato per cavargli un anelito di speranza – a chi vive sotto una tenda, non è rimasto altro – per fargli dire che sì, che spera in Autunno di ricevere le chiavi di una casa. Ma è una casa per finta, perché nel decreto per l’Abruzzo – mica per scherzo soprannominato “Abracadabra” – c’è scritto che la ricostruzione terminerà nel 2032, e non si dice nemmeno dove prenderanno il becco di un quattrino. E quando inizierà? Ah saperlo…l’importante è superare queste elezioni: per quelle da qui al 2032 ci penseremo dopo.

Terminato il festival elettorale, noi insegnanti prenderemo posto nei banchi degli allievi, in una qualsiasi aula dell’istituto e faremo finta di fare gli scrutini. Apriremo i registri, consulteremo i colleghi, ascolteremo la solita tiritera dei Dirigenti Scolastici sulla “prevenzione dell’abbandono scolastico” ed inizieremo il magico rito della transustanziazione, quello che trasforma i quattro in sei. In caso contrario, i giornalisti delle testate locali e nazionali saranno già pronti, matita con punta affilatissima, per vergare e diffondere la notizia con toni allarmati: “Strage al Liceo xy” “Decimazione all’Istituto yz”.
Non sia mai che qualcuno osi correggere il copione, mutare l’abitudine alla finzione, perché nella gran commedia italiana devi vivere rispettando le regole: non importa se, nel frattempo, hanno falcidiato la scuola e più di quello non riesci a fare. Ciò che conta, è rispettare il copione: almeno, non la farai pagare ai ragazzi, quelli che di colpe ne hanno meno di tutti.

Anni fa, quando ero segretario del Consiglio d’Istituto, per un banale errore di battitura scrissi, nel verbale di una seduta, “facente finzione” al posto di “facente funzione”. Nessuno se n’accorse: in modo del tutto inconsapevole, avevo soltanto scritto la verità.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/06/un-paese-per-finta.html
2.06.2009

Pubblicato da Davide

15 Commenti

  1. “In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale.
    Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO!
    E adesso alle urne, bestiame!”

    (Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906)

  2. Andremo a votare per un’europa che è impegnata a introdurre con discrezione pericolose agenzie di Stato nei settori della polizia e della giustizia.

    Voteremo per un’europa dove tutte le decisioni sono prese senza essere concordate.

    Voteremo per un’Europa le cui pratiche potrebbero mettere in pericolo i diritti e le libertà dei cittadini, oltre che minare lo stato di diritto.

    Andremo a votare per un’Europa che il prossimo autunno farà mandare giù agli irlandesi un nuovo referendum e saranno obbligati a votare sì.
    Il Trattato di Lisbona è in realtà una sorta di Costituzione che stabilisce una politica neoliberale, antisociale, antidemocratica e belligerante. Ciascun europeo dovrebbe avere il diritto di esprimere la propria opinione con un referendum. È necessario porre termine al processo di ratifica. Il ricatto esercitato verso il popolo irlandese deve finire.

    Voteremo per il Parlamento Europeo, ma il suo potere è limitato. Infatti non può prendere nessuna iniziativa sui progetti di legge, solo la Commissione Europea può farlo. Le proposte di legge sono alle volte dettate alla Commissione dai lobbisti di Bruxelles (circa 20.000). Un Parlamento che non è autorizzato a proporre leggi non è un Parlamento democratico. Il Consiglio che ha potere esecutivo assume in questo modo potere legislativo.
    La separazione dei poteri?
    Dimenticatela!!! Il Parlamento Europeo non dispone di nessuna competenza.

    L’Europa prepara uno Stato di POLIZIA autoritario … [www.vocidallastrada.com]

    …e noi andremo a votare…


  3. Purtroppo sull’Italia è già stato scritto MOLTO da Guicciardini ad oggi ed è difficile dire qualcosa ancora.
    SIAMO UN PAESE PER FINTA PERCHE’ TENIAMO NASCOSTI IL SISTEMA DI VALORI PRIVATISTICI SUI QUALI SI BASA TUTTO IL SISTEMA.

    -Siamo una società I CUI VALORI PUBBLICI SONO SOLO SCRITTI SULLA CARTA MA NEGATI NEI COMPORTAMENTI, UNA SOCIETA’ totalmente iscritta in un sistema DI VALORI SOLAMENTE PRIVATI e chiunque si espone che vuole cambiare qualconsa paga pegno, ma non si sacrifica per qualcosa, no! si sacrifica per il niente per insegnare agli altri a non mettersi mai contro I PRIVILEGI, mai contro i diritti di abuso di chiunque abbia una qualche forma di potere, contro i potenti o contro i luoghi comuni, PERCHE’ SI PONE FUORI DEL SISTEMA DI VALORI CONDIVISI
    Siamo una società PATRIMONIALE, non esistono impiegati, funzionari gente che svolge appunto una funzione, ma esistono dei PROPRIETARI DEL POSTO DI LAVORO, ma anche gli studienti sono dei proprietari che frequentando hanno diritto al pezzo di carta legale,
    -table> se non sei titolare di privilegi devi abbassarti a livelo di servo se vuoi ottenere quacosa che ti è riconosciuta solo da una legge e non da un potere reale, (tipo fare file defatiganti agli sportelli, essere maltrattati dall’impiegato di turno ecc.
    -per la disperazione finisci arrenderti, pensi di aver salvato l’anima richiudendoti nel tuo privato, ma è questo l’obiettivo vero che vuol raggiungere il sistema L’IMPLOSIONE NEL PRIVATO, con tutti nemici di tutti,
    una implosione privatistica che ci fa di fatto il paese più islamico del mondo, a dispetto di pretese ascendenze panteistiche noi siamo già stati islamizzati. Non c’è bisogno che Bin laden o qualcun altro prenda il potere a Roma per essere islamici–
    Siamo per finta una socità aperta, invece siamo la società più chiusa che esista al mondo
    e se si dovesse rappresentare a livello architettonico come siamo in realta –
    – NOI SAIMO UNA SOCIETA’ dove non esistono piazze ma solo strade strette ed i giardini non sono pubblici ma interni alla casa, perchè l’unico bene è nel privato e negli spazi pubblici tutti sono nemici di tutti.
  4. Però?…è che nessuno va a votare? L’alternativa è andare al mare (se ci riesci)…pffiuuu

  5. hai detto bene.
    non sono i governanti che fanno andare bene o male il paese, ma sono i contribuenti che pagano le tasse e non vogliono sapere proprio niente, pensano che in questo modo possono stare tranquilli o almeno sono a posto con il paese.
    parliamo sempre piu’ di europa, ma non abbiamo neanche la minima idea di come funziona “lo stato” al di fuori dell’italia.
    per esempio, in inghilterra la nostra attuale dirigenza politica nazionale, semplicemente, non esisterebbe. da loro il termine “dignita'” ha un altro valore.
    in francia il mondo del lavoro ha sempre presente il termine “dignita'”, ma come detto prima, si prende diversamente.
    in spagna saranno mediterranei come noi, ma vale la determinazione e l’arricchimento culturale, le cose basilari che noi italiani abbiamo perso o non abbiamo mai avuto.
    in germania esiste il discorso che se respiri sei vivo e se sei vivo lo stato non ti lascia morire e certamente non ti educa al discorso “arrangiati se vuoi sopravvivere”, cosa quanto mai accentuata dagli italiani per gli italiani, esempio degli italiani nel mondo, solo bestemmie dal mio punto di vista. “arrangiati se vuoi sopravvivere”=se hai fame sei libero di uccidere il tuo vicino, ma solo se lo mangi.
    l’arte di arrangiarsi, orgoglio italiano.

  6. Tutti dovrem andar a votare senza astenerci sicchè il voto andrà ad una determinata parte per tacito consenso.

    Andiam a votare ma sulla scheda scriverò tutti gli argomenti che occultano i mass media.Scirverò: Scie chimiche, Signoraggio bancario, Federal Reserve criminale, Europa fascista….etc…etc…così voto la scheda e intanto informo indirettamente qualche scrutatore! ; -)

  7. Fate come vi pare ma l’unico modo è …….. ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ANNULLARE LA SCHEDA ….

    MI SONO SPIEGATO !!!!!!!!!!!

  8. avrei qualche perplessità sui paesi da te menzionati.
    la gran bretagna è ormai il paese più controllato d’europa, la francia con sarko non è messa poi così bene, in spagna pure non stanno benone, mentre per la germania invece ti propongo un paio di letture che ti danno un’idea di come son messi:

    http://www.lifesite.net/ldn/2007/jul/07073008.html
    http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=12977

    credo di non sbagliare affermando che in europa non c’è un paese che si salvi….

  9. Per la serie: come infilare un ferro rovente nella piaga…Concordo, a buon titolo, visto che ne faccio parte.

  10. Cito dal testo:

    Passi la frontiera e scopri d’esser uscito dal regno del nulla: anche là c’è la crisi economica, ma la gente continua a ballare, la sera, nei café chantant della Costa Azzurra, al suono di un’orchestrina. Da noi, nessun albergatore, ristoratore, bar o stabilimento balneare riesce più a permettersi qualcosa di più che un semplice campionatore, un organetto tuttofare con un tizio che preme tasti e ripete musichette pre-registrate. La musica per finta: intanto, chiudiamo le orchestre.

    Voglio ringraziare di cuore Bertani per avere citato come la crisi colpisca anche le categorie più neglette e disperate, come quella dei musicisti (di cui faccio parte). Una categoria che da sempre vive ai margini della società (escludendo l’uno per mille che raggiunge il successo di massa), scontando la totale indifferenza da parte dei legislatori e una situazione di lavoro letteralmente infernale: mancanza di regole, lavoro nero dilagante, totale mancanza di qualifiche professionali (i tizi che ripetono musichette preregistrate senza sapere suonare nessuno strumento e senza essere dei veri musicisti), mischione pazzesco tra professionismo e dilettantismo, nessuna protezione sociale ecc ecc ecc
    Purtroppo in Italia abbiamo curato gli interessi di tutti, giustamente, ma delle tante migliaia di professionisti seri che allietano le vostre serate e suonano in tante produzioni discografiche, tenendo alta la bandiera della cultura indipendente, non se ne è mai curato nessuno.

  11. Dice Bertani che tutti recitiamo la nostra parte, seguiamo il copione, senza riuscire a fare niente di incisivo.

    Ci pensavo tempo fa a temi del genere, la società dei consumi crea un sogno di cui tutti siamo prigionieri. Eppure le peggiori prigioni sono quelle che ci costruiamo da soli. Perchè nel sogno non si è liberi, a meno che non ci renda conto della situazione e si decida di svegliarsi.

    Lo stato onirico di alcune situazioni quotidiane mi fa tornare in mente una famosa serie televisiva di molti anni fa, Il prigioniero (http://www.intercom.publinet.it/2000/Prigioniero.htm). Il protagonista è prigioniero in un villaggio “incantato” dove le persone sono identificate da numeri.
    Il master di tutta la vicenda sembra essere il fantomatico “numero uno”. Nell’ultimo episodio il protagonista riesce infine, a fatica, a svelare il volto del numero uno e con sorpresa si rende conto che il numero uno ha il suo stesso volto.

    E allora non aveva tutti i torti il buon vecchio Karl Marx a dire che nel cambiare lo stato di cose non abbiamo nient’altro da perdere che le nostre catene. Anche se forse non si era reso conto di come l’uomo si affezioni alle proprie catene.

  12. NON VADO A VOTARE NEANCHE SOTTO TORTURA.
    CHIARO???

  13. Farò di meglio, NON VADO A VOTARE, NON CI PENSO PROPRIO.
    CHIAROOO!!!!!!
    CIAO.

  14. ecco un paese che non si salva …per esempio la Spagna del
    socialfranchista Zapatero ..guardate le foto please ..speriamo di non subire la stessa sorte

    http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1470&Itemid=9
    Madrid. Torturati a processo
    Angelo Miotto – peacereporter

    Torturati fino ad autoincolparsi. Picchiati selvaggiamente, minacciati. Fino a firmare verbali imparati a memoria in cui è scritto che erano collaboratori di Eta, l’organizzazione armata basca. A Madrid è iniziato il processo, finalmente, anche se nel frattempo l’accusa è cambiata, in peggio, fino a prospettare condanne per ‘appartenenza’ a organizzazione terrorista. Tutto si è risolto, per undici del dodici imputati baschi, in pochi minuti: hanno patteggiato condanne non superiori ai due anni.

    Dobbiamo risalire all’agosto del 2001 per raccontare di una retata della Guardia Civil: venti arrestati, altri nove che si consegnano spontanemanete al giudice perché sanno di essere ricercati. Quella retata fu il motore del panico generalizzato in Navarra fra i giovani che frequentavano il centro sociale di Gasteiz/Vitoria o gli ambienti della sinistra basca. Perchè gli arrestati, nelle dichiarazioni estorte con violenza, firmavano accuse contro altri amici e conoscenti in un domino del terrore che durò per tutto un anno. Ci furono casi di persone che denunciarono torture che furono scarcerate pochi giorni dopo le violenze, senza dover passare nemmeno per un’aula di tribunale.

    Fra i detenuti c’erano anche Unai Romano, operaio metalmeccanico, passato alle cronache per una foto: quella della sua faccia sfigurata, gonfia, gli occhi pesti, neri. Irriconoscibile. E Susana Etxerandio, antropologa, che soffrì torture e umiliazioni, anche di carattere sessuale. Citiamo loro, oltre agli altri dieci che li accompagnano, perché le loro teastimonianze appaiono nel video che presentiamo. E’ un estratto del documentario Cronache basche, realizzato da Matteo Scanni e da chi scrive, vincitore del primo premio Baldoni del 2007. Insieme a Unai Romano e Susana Etxerandio c’è anche la testimonianza del direttore del quotidiano Berria, anch’egli torturato. Le denuncie per tortura non hanno vita lunga fino a oggi nello Stato spagnolo. Anche in questo caso nessuna di quelle presentate è riuscita a sortire effetti.
    Unai Romano e il suo volto, guardatelo, parlano da soli. Unai è stato incriminato ulteriormente, proprio perché ha sporto denuncia per le percosse ricevute. Ha presentato in ottobre ricorso al Tribunale per i diritti dell’Uomo di Strasburgo.socialfranchista Zapatero vedere qua please

  15. Annullare la scheda è un vero controsenso perchè è la PARTECIPAZIONE al voto che LEGITTIMA il vincitore, chiunque sia (si chiama democrazia).

    Capisco chi sceglie il meno peggio, ma chi ha preso coscienza del vigente sistema dovrebbe stracciare la scheda elettorale.