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Sull’astensionismo

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Per poter capire ciò che intendo esporre, occorre prima illustrare con un breve preambolo le differenze tra sistemi lineari e non-lineari. Per semplicità ho estratto alcune frasi dal bel libro divulgativo di Paul Davies  “The Cosmic Blueprint”.

Un sistema lineare è quello in cui causa ed effetto sono messi in relazione in modo proporzionale: un elastico sottoposto ad una certa forza si estende, e con una forza doppia si estende il doppio. In linea generale in un sistema lineare l’intero è semplicemente la somma delle parti che lo costituiscono.
Viceversa in un sistema non-lineare l’intero rappresenta qualcosa di enormemente superiore alla somma delle parti e non può essere analizzato come nei sistemi lineari. Inoltre le sue proprietà risultanti possono essere inaspettate, impreviste, complicate e impossibili da trattare matematicamente. E’ facile mostrare come la natura sia per principio tanto deterministica quanto casuale. Nella pratica, comunque, il determinismo è un mito. Nelle parole di Joseph Ford: “i sistemi non-caotici sono rari come i denti di una gallina. Il determinismo regna solo in pochi domini; al di fuori di questo piccolo paradiso dell’ordine si snoda il vasto ed inesplorato territorio selvaggio del caos”.

Nella realtà il nostro universo non è un sistema meccanico lineare di tipo Newtoniano: è un sistema caotico. Il futuro è sconosciuto ed in principio inconoscibile. Nessuna intelligenza finita, non importa quanto potente, è in grado di sapere in anticipo quali forme o sistemi nuovi nasceranno in futuro.

Questo è quanto sostiene Paul Davies e non è riferibile unicamente all’ambiente della “hard science” qual’è la fisica, ma trova infiniti campi di applicazioni. Anche in politica. Basti pensare alla improvvisa fine della DC, alla impensabile nemesi del PCI diventato il magma neoliberista del PD, alla subitanea morte di PSI, PSDI, PLI, MSI etc. alla fulminea nascita della Lega o più recentemente del M5S (senza citare i molti embrioni politici tra cui spiccano oggi i movimenti sovranisti).
E’ un ambiente caotico con sprazzi di linearità, non viceversa. In politica come in natura le cose evolvono per cambiamenti improvvisi che non lasciano molto spazio a previsioni. Esistono però parametri che fanno capire di essere in prossimità di un evento caotico. Dice Davies che i sistemi in equilibrio non hanno fluttuazioni ma quando il sistema è forzato lontano dal suo punto di equilibrio allora raggiunge un punto critico conosciuto come punto di biforcazione: il sistema diventa instabile e sta per essere sottoposto ad un cambiamento improvviso.

Fu proprio grazie all’analisi incrociata di alcuni parametri che E. Todd riuscì a prevedere il crollo dell’ex URSS così come ha recentemente previsto il crollo degli USA: la società si posiziona in un punto distante dal suo equilibrio e la biforcazione la sposta rapidamente in un nuovo quadrante.
Gli fa eco Johan Galtung, il sociologo candidato al Premio Nobel per la Pace e conosciuto come ‘il padre fondatore’ della disciplina accademica “Studi per la pace e sui conflitti”. Ha previsto in modo dettagliato, grazie alla “sinergia delle contraddizioni sincronizzate” (il modello a fondamento delle sue previsioni) molti eventi importanti a livello mondiale tra i quali, oltre al declino dell’Impero Sovietico, la rivoluzione iraniana del 1978, la protesta di piazza Tienanmen avvenuta in Cina nel 1989, le crisi economiche del 1987, 2008 e 2011, e anche gli attacchi dell’11 settembre. Aveva previsto il crollo dell’impero USA per il 2025, ma grazie a Bush ci sarà un anticipo di 5 anni. Adesso con Trump ci sarà un ulteriore anticipo.
Il suo modello funziona così: più le contraddizioni aumentano, maggiore è la probabilità che causeranno una crisi sociale che potrebbe sovvertire l’ordine esistente.[1]

Ricapitolando: all’interno di un ambiente apparentemente lineare ma sostanzialmente caotico come quello politico esistono parametri che permettono di identificare l’allontanamento dal punto di equilibrio e l’avvicinamento di una biforcazione. Un esempio: novembre 1989 svolta della Bolognina che porterà allo scioglimento del PCI. Dicembre 1989: nasce ufficialmente la Lega Nord. L’astensionismo storico (1948-1976) si attesta attorno al 10% ma sale a quasi il doppio nel periodo 1988-1991. [2] Ancora: la UE nasce nel 1993 e contemporaneamente è aumentato l’astensionismo al punto che “fra i paesi membri originari dell’Unione a 12 (che costituiscono una buona base di confronto, per la loro struttura istituzionale e politica più omogenea nel periodo considerato), neanche uno oggi mostra tassi di partecipazione alle elezioni parlamentari confrontabili con quelli che si registravano negli anni ‘60-’70”.[3] E’ a mio avviso ipotizzabile che l’astensionismo possa essere un importante parametro che permette di capire quanto il sistema sia vicino al suo equilibrio o al contrario quanto sia prossimo ad una biforcazione.

Tra le cause che determinano l’allontanamento dai seggi elettorali gioca sicuramente una parte dominante la mancanza di chiarezza delle offerte politiche. Se negli anno d’oro della partecipazione  al voto esisteva una netta distinzione tra le forze operanti (destra, sinistra e centro), oggi viceversa esiste un movimento trasversale che si appella al né destra né sinistra in qualità di proposta innovativa ma che, stando a quanto dicono le statistiche, non riesce a convincere. Al crollo delle ideologie può far seguito l’entusiasmo per il pensiero debole, destinato però a trasformarsi in rapido disincanto; basti pensare alla Ostalgie che colpisce i tedeschi della ex-DDR. Nella società dello spettacolo anche le secolarizzazioni seguono i ritmi televisivi, ed il nuovo che avanza diventa già vecchio dopo poche puntate senza neanche avere mai riscosso picchi interessanti di auditel.

L’Italia ha impiegato davvero poco per uscire dalle devastazioni della guerra e diventare una Nazione industriale di prima fascia, garantendosi nel frattempo spazi sociali di tutto rispetto. I portavoce e  garanti delle diverse istanze sedevano tra i banchi delle Camere, suddivisi tra destra e sinistra così come la tradizione della Rivoluzione francese aveva insegnato. Con l’arrivo della banda del né-né finisce la semantica politica che aveva contraddistinto ideologicamente la seconda metà del secolo scorso, trascinando verso il baratro anche le percentuali bulgare di partecipazione elettorale. Viene instaurata così la “democrazia dei rimasugli” (postdemocrazia) dove non contano più i grandi numeri che caratterizzavano le precedenti tornate, ma si assiste al patetico conteggio delle rimanenze, ovvero di quello che resta della vecchia democrazia partecipata.

Qui si alza la voce imperiosa di chi sostiene che questo è un buon motivo per andare a votare: non importa cosa voti, ma vota. NON IMPORTA? Questa è, in ultima analisi, il succo della politica del né-né: se la cifra della postmodernità è l’indifferenziato, allora è giusto votare indifferenziato, dimostrando di essere in linea con i tempi. O tempora o mores…una croce a caso e subito dopo una passeggiata per un centro commerciale a vedere gli ultimi modelli di smartphone. Il problema è che non funziona. Il voto né-né rappresenta una risicata maggioranza (per il momento) che sta portando la democrazia al di fuori della zona di equilibrio e trascinandola furiosamente verso la biforcazione di cui sopra.

L’ipotetico evento non-lineare potrebbe quindi essere strettamente legato all’astensionismo. Prendiamo le elezioni tedesche durante la repubblica di Weimar: la partecipazione nel 1919 fu dell’83% ed ebbe come risultato una coalizione poco stabile al punto che l’anno successivo le elezioni vennero ripetute e l’affluenza fu del 79% con un netto calo percentuale dei socialdemocratici ed un cospicuo avanzamento dei partiti di sinistra. Ma la Germania è ancora governata dalla coalizione di centro. Notate la progressione: 1924 -77.4%, 1928-75.6%, 1930-82%. Cos’era successo? Negli anni 20 nonostante la costante progressione dei partiti di sinistra, la coalizione rimaneva saldamente in mano ai socialdemocratici mentre le condizioni economiche e sociali non miglioravano. Quindi l’affluenza segnava un vistoso calo. Poi entra in scena il NSDAP, il partito di Hitler, che sa catalizzare le speranze. Ecco che aumentano le percentuali di partecipazione al voto. Sappiamo poi com’è andata a finire.

Fatte le debite differenze (e scongiuri) oggi in Italia parrebbe esserci una situazione analoga, con il M5S capace di catalizzare l’attenzione dei delusi. Ma è veramente così? Vediamo la progressione dei votanti: 1994-86.3%, 1996-82,8%, 2001-81,3%, 2006- 81,2%, 2008-78,1%, 2013-72,2%. Con il recente 27.8%  gli astensionisti dimostrano di essere la più cospicua forza politica italiana, peraltro in continua ascesa. Nelle ultime amministrative (2017) segnavano un clamoroso 54%, il che lascia supporre che neanche alle prossime politiche ci sarà quell’aumento di interesse popolare verso il voto che guidò l’ascesa di Hitler (mi perdonino i pentastellati per i continui paralleli), anche se ci sono punti di somiglianza storica: la crisi, la stanchezza verso una classe politica che non sa fronteggiarla adeguatamente, la presunta volontà di superare il dualismo destra-sinistra collocandosi dalla parte del popolo, l’uso del populismo come arte antisistema e via elencando. Con queste percentuali la biforcazione si fa sempre più vicina: il bacino dei “delusi” si fa sempre più grande e questo non può che allontanare la democrazia dal suo stato di equilibrio. Manca però (a mio avviso) l’elemento catartico. Manca Hitler mentre abbondano i neoliberisti-europeisti. I numeri dicono questo.

Il sistema Italia non ha apparentemente capito che scagliandosi contro gli astensionisti o trasformando il dibattito politico in caciara o in proclami indifferenziati (il né-né,  l’a-ideologico, il trasversale etc.) sta segando il ramo su cui è seduto: l’unico metodo per allontanare l’imminente biforcazione  è rappresentato dal sostanziale aumento delle quote di partecipazione al voto. Il che vuol dire dotare di significato i programmi politici. Gli italiani pare abbiano capito molto bene il caos che regna e se ne stanno a debita distanza ad osservare l’indefessa attività delle seghe.
“Siamo in un mondo virtualmente banalizzato, neutralizzato, dove per una sorta di terrore preventivo niente può più aver luogo” scriveva J. Baudrillard sintetizzando splendidamente il senso del né-né.[4]

A questo punto ritornare ad un equilibrio democratico può avvenire se e solo se l’offerta politica diventa interessante per i votanti. Viceversa proseguendo con l’attuale banalizzazione del né-né le percentuali di astensione sono destinate ad aumentare, rendendo di fatto la democrazia un vuoto esercizio retorico foriero di sorti imprevedibili. Demos si riferisce al popolo, non ad una percentuale minoritaria. Le ultime amministrative non possono essere definite democratiche, ma oligarchiche: un sistema politico dove una minoranza (46%) suddivisa in rissose ed irrisorie percentuali decide le sorti della cittadinanza non mi pare possa essere definita democrazia.

L’indifferenziato postmoderno oltre alla politica colpisce anche la semantica, rendendo caotici anche i concetti più semplici quali democrazia e oligarchia. La politica diventa apolitica, i politici sono ormai apolidi difensori di una nazione senza più confini e degli interessi internazionali, il senso stesso di democrazia sprofonda nei lugubri meandri della oligarchia al grido di “ordo ab chao” massonico.
Alla biforcazione voi dove andrete? A destra o a sinistra?

Il caos è solo ordine che attende di essere decifrato (José Saramago)

Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

20.02.2018

 

NOTE

[1]https://motherboard.vice.com/it/article/jpj77x/declino-usa-causa-trump-johan-galtung
[2]http://www.mentepolitica.it/articolo/lanalisi-del-sabato-amarcord-il-voto-nelle-sette-regioni-1968-1992/505
[3]https://www.eumetramr.com/it/la-crescita-dell%E2%80%99astensione-nell%E2%80%99indifferenza-dei-partiti
[4] J. Baudrillard “L’agonia del potere”

Pubblicato da Davide

59 Commenti

  1. Molto interessante e piacevole, come sempre.

  2. Basterebbe regalare una ricarica per il cellulare a chi va al seggio per vedere tornare i votanti alle percentuali bulgare!

    • Perché suggerisci?

      Hanno smesso ieri di distribuire una scarpa a ciascun elettore e l’altra a vittoria verificata, ci mettono nulla a ricominciare, mezzo tatuaggio subito e il resto a cose fatte.

      Davvero hai questa percezione? Stiamo messi proprio bene.

  3. E se l’obiettivo è proprio questo: “ordo ab chao”?

    • Il problema è che non sai mai quale “ordo” salti fuori da un evento caotico. A meno che il caos non sia tutto programmato a tavolino così come la sua soluzione (vedi anni di piombo). In questo caso non si può parlare di eventi caotici (se non apparentemente) ma di cambi di programma realizzati attraverso un processo fatto passare per caotico. Quello che descrivo nell’articolo è il vero caos, cioè l’avvicinarsi di situazioni dove il famoso “battito l’ali di farfalla” può scatenare un tornado dall’altra parte del mondo. Spero sia chiara la differenza.

      • L’intento di chi ha introdotto quella dizione era genuino, non evocava certo un caos indotto al fine di trasformarlo in occasione di profitto per qualcuno, e considerata assieme all’invito a ‘radunare ciò che é sparso’ può fornire un quadro delle finalità e dello spirito nel quale sono stati concepiti.

        Quando ero giovane, man mano che mi rendevo conto dei guasti che intaccavano ogni aspetto del contesto nel quale viviamo, mi era nato il sospetto/timore, che ora é una certezza, che le strutture più utili alla ricerca della verità fossero anche, e necessariamente, le più fragili, pur conservando la loro efficacia se utilizzate correttamente, nel giusto modo.

        PS – L’articolo é interessante, nonostante l’insistente brivido provocato dal portarmi a percorrere un aspro crinale aperto sulla voragine scientifica, e le applicazioni che si lasciano intravvedere tra le nebbie misericordiose.

        • Prova a fare una sostituzione: “Caos è ciò che non si può descrivere. Ciò che si può descrivere non è il vero caos”. In origine era il Tao….benvenuto tra le nebbie misericordiose.

  4. Quindi, secondo Johan Galtung, ci aspettano “problemi” ad ovest entro i prossimi 2 / 4 anni; oltre ad avere una probabile crisi in casa, annunciata dall’astensionismo.
    A quanto credo di capire, l’astensionismo non sarebbe la malattia, ma, il termometro che indica la febbre. E la febbre pare che stia salendo.

    Allora, mi chiedo, chi sono gli astensionisti? La facile risposta é: persone che hanno perduto la fiducia nella politica e nello stato.
    La domanda consequenziale é: perché hanno perso fiducia?
    Forse perché hanno visto crollare il loro mondo di certezze e sicurezza; forse perché sono stufi di sentirsi trattati come una mandria di buoi; forse perché, alla luce dei fatti, si sono dovuti rendere conto che in realtá alcuni di quelli che consideravano i loro “rappresentanti” sono, invece, intrallazzatori. Se non criminali passati in giudicato.

    Quello che vorrei, oggi, io é sicurezza, in senso estremamente lato, per i miei figli e nipoti. Quando ero adolescente tutti avrebbero scommesso sul fatto che io sarei “stato meglio”dei miei genitori e molto meglio dei miei nonni.
    Chi accetterebbe la stessa scommessa oggi?
    Non sará proprio questa incertezza totale sul futuro a spingere all’astensionismo? Secondo il concetto: non si puó fare piú nulla, lasciami morire in pace.

    A questo punto abbiamo due crisi da risolvere: quella probabile dagli USA, per la quale non possiamo fare nulla e quella segnalata dall’astensionismo.
    Come ridare fiducia agli italiani? Invertendo di 180 gradi le varie ragioni di sfiducia indicate antecedentemente e riassumibili in: sicurezza in senso lato.
    Contro intrallazzatori e manigoldi, si puó fare poco, sono sempre esistiti. Peró se hai tre pani sul tavolo e te ne rubano uno, sopporti. Se ne hai uno e te ne rubano mezzo, é estremamente difficile sopportare.

    Come giá detto, temo che per ricreare fiducia servano varie azioni in campo sociale, lavorativo eccetera; tutte estremamente costose.
    Riassumendo: abbiamo bisogno di uno stato solido che possa affrontare una, eventuale, minaccia da ovest ed abbiamo bisogno di fondi, da spendere a livello locale.

    Vedo, solo, due soluzioni: la migliore, una Europa veramente federale, centralmente e compattamente organizzata ( a guida tedesca? Sí, se dovesse essere necessario); l’altra, abbandonare l’Europa il prima possibile e (tentare di) riorganizzarci.
    La terza posizione, quella intermedia, la attuale, mi pare carente sia per quanto riguarda la sicurezza contro problemi provenienti da ovest, sia per la reale immissione di denaro nel circuito reale; non quello bancario.

    Se questo é vero, gli unici due possibili schieramenti sono: agire per piú Europa o agire per meno Europa.
    Una campagna politica centrata su questi due punti, forse, potrebbe smuovere gli astensionisti ed aiutarci a decidere quale direzione prendere.

    Invece, molti degli attuali rappresentanti (politici) preferiscono battersi a suon di promesse; che, giá si sa, saranno difficili da mantenere.
    E gli Italiani stanno, ancora una volta, facendo la fine dei galli di Renzo (Tramaglino).

    • Sto meditando di scrivere un articolo sulla brutta fine che ha fatto l’ascensore sociale che citi. Le cause dell’abbandono di quel tipo di crescita e di rimescolamento di classi sociali sono da imputarsi a diversi fattori, tra i quali:
      1-non esiste crescita infinita
      2-a seguito della caduta del saggio di profitto (punto1) il capitale ha spostato i propri investimenti dalla produzione alla speculazione finanziaria
      3-la vittoria di Trump dimostra che è in atto una feroce lotta tra bande di capitalisti, con un tentativo di rimettere in alta priorità gli investimenti produttivi che POTREBBERO rimettere in moto l’ascensore (al massimo lo fa ritornare al precedente stato, sempre a causa del punto1)
      4-la deregulation voluta dalla banda dei neoliberisti (Chicago boys, reaganomics, thatcherismi vari) ha portato ad uno sbilanciamento dell’accesso all’ascensore, oggi disponibile solo per chi sta già nei piani alti, svuotando di significato il volano dell’economia capitalista rappresentato dalla middle class.

      Questo in sintesi.
      La tua soluzione dell’europa a guida tedesca è già una realtà di fatto: sempre grazie alla deregulation chi ha molto ha sempre di più mentre tutti gli altri (PIGS) se ne stanno a cuccia ad aspettare un osso.
      La mia domanda finale riguarda, in sintesi, anche queste opzioni: quando sarà il momento prenderemo posizione per l’inasprimento delle pene oppure per tentare di liberarci da esse?
      Se cerchi sicurezza, è SICURO che un’europa a guida tedesca ci soffocherà ulteriormente. Io preferisco l’incertezza a questo punto.

      • “…la vittoria di Trump dimostra che è in atto una feroce lotta tra bande di capitalisti, con un tentativo di rimettere in alta priorità gli investimenti produttivi…”
        Non è la prima volta che leggo un’interpretazione di questo tipo, ma devo dire che resto sempre un po’ perplesso di fronte a questa, a mio avviso abbastanza fantomatica, contrapposizione fra capitale finanziario e capitale produttivo al giorno d’oggi.
        Questo perché, se si guarda l’azionariato di tutte le più grandi multinazionali mondiali del settore “produttivo” si vede che sono tutte regolarmente controllate dai big del “capitalismo finanziario”. Che poi sono sempre gli stessi, in primis i tre big hedge funds (Vanguard, Blackrock, State Street), più tutta una serie di altri fondi ed ovviamente i grandi colossi bancari mondiali (a loro volta controllati sempre dai medesimi fondi).
        Insomma non riesco a capire dove possa collocarsi un’elite che sostenga il recupero del primato da parte del “capitalismo produttivo” nell’economia, visto che anche questo “settore produttivo” è oramai, e già da un bel po’, completamente controllato dai big del “capitalismo finanziario”.
        P.S.: perdonatemi l’utilizzo di una terminologia un po’ terra terra…

        • Infatti, riporto di seguito una riflessione:

          L’ex stratega di Trump, Steve Bannon, [quello che quando fu “silurato” l’huffington post pubblicò in prima pagina “GOY BYE”, nota mia] con poche parole chiare, spiegò, qualche tempo fa, come stavano le cose tra gli Usa e gli alleati: “In questo momento quello che mi preoccupa è che troppi dei nostri alleati sono dei protettorati, la NATO e l’Unione Europea, so che a molti non piace, ma sono protettorati degli Stati Uniti. La Corea del Sud è un protettorato degli Stati Uniti, il Giappone è un protettorato degli Stati Uniti e gli Stati Uniti non si possono permettere più questo”……………………………… Le frasi di Bannon dimostrano però che alcuni gruppi emergenti statunitensi hanno compreso la necessità di un cambiamento nelle relazioni con i vassalli, perché i rapporti di forza globali stanno lentamente metamorfosando. Perseverare con i precedenti schemi unipolari espone gli Usa a dei pericoli gravi, laddove venissero a mancare energie e programmi, per la conservazione ostinata dello statu quo. I democratici e i necon, soprattutto, non vogliono accettare la realtà e si preparano a schiantarsi contro il muro delle loro sicumere. Prevenire le mosse altrui, invece, riconfigurando il proprio spazio egemonico, in funzione dei mutamenti storici e sociali, può allungare il predominio statunitense sull’area occidentale, scongiurando conflitti aperti che hanno esiti imprevedibili e non incanalabili a proprio piacimento. Fare qualche concessione agli avversari, costringendoli ad “espandersi” dove fanno meno male o, persino, coinvolgendoli su emergenze comuni è, invece, una sistema meno impegnativo e faticoso, rispetto ad uno scontro frontale, in attesa di riorganizzarsi.
          In questo consiste l’America First, forma di ripensamento, ma non di ripiegamento, della strategia globale Usa in un clima di multipolarismo inarrestabile. Quando non si può prendere di petto o afferrare interamente un problema politico lo si deve riformulare in termini diversi per coglierne almeno gli aspetti principali e dirimenti. L’establishment democratico statunitense va come un treno e non riesce ad accettare questo minimo ma indispensabile ridimensionamento che consentirebbe agli Usa di riorganizzarsi su basi più confacenti all’epoca storica, anziché proseguire con la medesima strategia inconcludente che favorisce l’interposizione degli avversari (pensate alla funzione russa in Siria). C’è da pensare che continuando su questi presupposti gli Usa perderanno altro terreno, molto più di quello a cui rinuncerebbero con un arretramento ragionato e volontario, di “puntellamento” razionale del proprio predominio. A meno che i drappelli di rinnovamento non riescano a primeggiare su quelli precedenti, ormai fuori corso storico. Su questa sfida intradominanti, prima ancora che avverso i competitori, l’America gioca i suoi destini. …………..

          Fonte: http://www.conflittiestrategie.it/prima-lamerica

        • Le cose diventano più chiare se consideri almeno due aspetti:
          1-il puritanesimo preferisce il nazionalismo alla globalizzazione per motivi religiosi e storici
          2-la biforcazione (ne sono consapevoli anche parecchi utenti di CDC oltre a Todd e Galtung) è una spina nei fianchi delle elites che stanno goffamente tentando di evitare.

          Se sommi questi due fattori puoi comprendere come ci sia una differenza tra il Deep State e Trump ed i think tank WASP.

          Poi possiamo anche essere d’accordo sul fatto che entrambi gli schieramenti stazionino nella stanza dei bottoni e si fanno i dispetti per avere più bottoni con cui giocare.

      • Mi limito alle “soluzioni”; la parte economica la subisco ma, ho pochi mezzi per elaborarla.
        Se si prospetta una crisi USA per il 2025, o prima, penso siano necessarie “strutture”sufficientemente stabili per sostenerla
        Un “normale padre di famiglia” potrebbe voler barattare la sua libertá a cambio della sicurezza per i suoi figli e del pane in tavola. Piú Europa, molta piú di oggi.
        Un “pensatore” potrebbe voler combattere per la propria libertá; anche a costo di sofferenze. Uscita dall’Europa
        Nulla di meglio che prendere coscienza della situazione e rispondere alla sua domanda con un voto; che da politico potrebbe trasformarsi in referendario.
        Sfortunatamente, come scritto, la maggior parte dei rappresentanti politici / partiti continuano a confonderci con falsi scopi e promesse. Non si sono resi conto della attuale contingenza? Oppure, ne sono perfettamente a conoscenza, ma, devono seguire i programmi dei loro padroni?
        Per finire (e finire davvero), gli italiani, confusi dai giochi di prestigio, non vedranno le due crisi futuribili, non voteranno per scegliere una soluzione ed arriveremo al 2025, o prima, totalmente impreparati. Come sono arrivati a destino i galli di Renzo.

    • Secondo me quelli che propugnano più Europa, ammesso che siano in buona fede, sono degli ILLUSI, ILLUSI, ILLUSI. Tu lo vedi un tedesco pagar le tasse per un napoletano? …soltanto se lo imbrogli. E Tu lo vedi un napoletano pagar le tasse per un lituano? io penso …nemmeno se piglia una botta in testa. Questa è l’ Europa. Tuttavia non è detto che si deve per forza far la guerra ai tedeschi o ai lituani, ci si può tranquillamente convivere come da sempre, loro di là e noi di quà, ma se vuoi metterti insieme per forza loro ti metteranno dentro un LAGER! Da come la vedo io questa Europa e sopratutto la moneta unica sono nate in qualche ufficio CIA nel deep state americano in funzione militare anti Russia, anti Cina e per supportare in qualche maniera il dollaro (perchè l’ Euro non è mai diventato un petroeuro?) ma fin dagli anni ’90 tutte le persone di buon senso sapevano che il sistema EURO non poteva durare. E’ un progetto che non ci appartiene. Sull’ astensione come indicatore per la deriva democratica…la democrazia non c’ è adesso. Tutta la Seconda Repubblica non è democratica. Se ci ragioniamo un pochino le prossime elezioni potremo chiamarle elezioni TRAPPOLA. Vota di quà, vota di là, vota in mezzo il risultato non cambia. L’ inciucio del prossimo governo è già pronto, pure con la ruota di scorta…progettato dalla legge elettorale. Bisognerebbe votare in massa i sovranisti – nazionalisti, ma sappiate che lì c’ è forte rischio di trovarsi dentro una Maidan, mica per colpa degli italiani,…ecco dove siamo.

      • No, non li vedo. Ma, é una possibilitá.
        L’altra é l’uscita
        La terza, rimanere esattamente come siamo oggi, é la peggiore.

  5. Molto opportuna l’attenzione al caos, come elemento determinante dell’equilibrio, anche se il caos, questo caos in particolare, è funzionale a questo sistema. Ma continua a mancare la risposta ad alcuni interrogativi fondamentali. Perché uno oggi dovrebbe astenersi dal voto, con quali prospettive concrete e con quali speranze che questo porti ad uno spostamento degli equilibri del sistema. Qui non si discute delle ragioni morali dell’astensionismo, su quelle possiamo essere tutti più o meno d’accordo. Quello che la discussione dovrebbe affrontare sono le prospettive reali dell’astensionismo, come movimento perturbatore dell’equilibrio. Non abbiamo ancora ascoltato nessuno che sia in grado di dire che l’astensionismo è un “partito” alternativo e riformatore del sistema, anche perché probabilmente non esiste una risposta in questo senso. Sociologi e studiosi che sviscerano le cause di questi atteggiamenti della società non riescono mai a dare risposte produttive sulle convenienze, su come governare tali fenomeni e soprattutto sul dopo. Aspetto sempre.

    • “Questo caos in particolare” NON è funzionale perchè non è telecomandato. Gli USA NON sanno di essere sull’orlo del baratro (sempre secondo i modelli di Todd e Galtung) e anche l’ascesa di Trump (così antisistema…) secondo Galtung non porterà che ad abbreviare i tempi. Questo a dimostrazione che tale caos non è premeditato, ma sistemico e non si riesce a contrastarlo con i mezzi messi in cantiere dal capitale. L’articolo comunque mette in chiaro che l’astensionismo non verrà mai preso in considerazione perchè gli attuali partiti non sono in grado di capirne il valore e la portata. Al massimo se ne fregano e relegano questa forma di allontanamento dai “rimasugli postdemocratici” a mancanza di senso civico mentre è l’esatto contrario. L’ultima tua chiosa non è comprensibile: stai in pratica dicendo che bisogna trovare qualcosa da dare in pasto ai cittadini per governare il post-caos mentre è stato scritto chiaramente nella prefazione di Davies che “Il futuro è sconosciuto ed in principio inconoscibile. Nessuna
      intelligenza finita, non importa quanto potente, è in grado di sapere in
      anticipo quali forme o sistemi nuovi nasceranno in futuro.”
      Questo, in estrema sintesi, è il senso più profondo della libertà: non sai mai cosa ti aspetta solo se sei libero. I condizionamenti servono a limitare le libertà ne a farti sentire più “sicuro”. Anche Camillo qui sopra esprime le sue paure verso le libertà. Su questi aspetti le elites puntano molto.

      • Prendo atto e non ho nulla da obiettare a livello di pregiudizio su quanto dici. Semplicemente rilevo che il caos, benché perenne, assume caratteristiche diverse a seconda del contesto temporale e anche territoriale, per cui, entro certi limiti, alcune previsioni sulla opportunità o meno di certi atteggiamenti, si potrebbero tentare. Inoltre devo dire che non mi convince molto la presunta certezza della caduta dell’impero USA, oltretutto inconsapevole di essere sull’orlo del baratro. Può essere più ragionevole l’ipotesi di un ridimensionamento, che l’impero non vuole accettare, ma, per il momento, sembra abbastanza evidente che stia sfruttando il caos come una opportunità: il giorno che si delineano con chiarezza gli schieramenti, allora si che potrebbero essere guai per gli USA. Ma queste ultime naturalmente sono ipotesi tutte da verificare.

      • Caro Tonguessy, non so se Trump sarà il Romolo Augustolo della situazione, però di una cosa sono sicuro: visto che (secondo gli statunitensi) il benessere degli USA non è negoziabile, qualcosa faranno. Temo che la biforcazione di cui sopra avrà la forma di un fungo radioattivo.

  6. Solo par ringraziarti dell’articolo. Mi si sta aprendo un mondo, e sto andando a cercare gli autori che tu citi, perché da tempo mi interesso anch’io di cose simili. Devo rileggere bene per sviluppare un ragionamento, ma se devo dire un’impressione a caldo, non sono così sicuro che il caos “non governato” sia così ignoto a coloro che del caos sono in molti casi la causa consapevole… È vero che il fenomeno non è tra quelli voluti, ma non penso che non se ne siano accorti … Certo poi cercheranno di affrontare il problema a modo loro, e questo aggraverà il problema. Nell’immediato vedo anch’io un bivio che concettualmente passa dalla scelta su più Europa o meno Europa, e pure io penso che l’Europa, quella vera che c’è, porterà sicuramente alla rovina, (quella sognata dagli europeisti platonici non esiste) e quindi tanto vale provare l’incerto, che poi così incerto non è. In questo caso il punto sta nelle reazioni che una tale scelta di un paese importante come noi possa provocare nel sistema complesso in cui siamo inseriti… E qui torniamo al caos non prevedibile.

    L’ideale sarebbe proporti una cena e discutere liberamente… Ma temo che tu non abiti a Milano…:-)
    Grazie ancora

    • Felice che le mie riflessioni diano modo di mettere in moto ragionamenti trasversali, invece che frontali. Hai ragione sul fatto che il capitale sia consapevole dei rischi, ma è altrettanto difficile che trovino una soluzione adeguata, dato che va contro ai loro interessi. Quindi la crisi è destinata ad acuirsi. E hai anche ragione a pensare che io non abiti a Milano, sarei un po’ fuori mano ma nel caso un incontro non è impossibile.

  7. Articolo interessante che pero’ non tiene conto di una variabile fondamentale: il comportamento disomogeneo del fattore umano.
    Se il fattore umano fosse composto da politici che vedono TUTTI INDISTINTAMENTE il proprio incarico come servizio nell’interesse generale, probabilmente l’analisi avrebbe un senso.
    Purtroppo, il fattore umano non e’ omogeneo nel comportamento ed il risultato e’ LINEARE: le scelte sono inutili (nel senso di indifferenziate) e e per questo la gente non va a votare, il Sistema non si avvicna alla biforcazione e la rassegnazione alla spremitura – che PERO’ ti lascia due pani – vince sulla sollevazione civile.
    Non arriveranno mai alla sottrazione di meta’ dell’ultimo pane.

    • Dici? Von Hayek, il profeta del neoliberismo affermò che bisogna fare in modo che “i poveri non raggiungano un grado di disperazione tale da rappresentare un pericolo fisico per le classi ricche”. Mi pare che la tendenza vada in quella direzione, e l’astensionismo è l’indicatore che permette di definire il grado di disaffezione a questo modello di sviluppo a molte velocità (e con retromarcia inserita per molti). Qui stiamo ancora parlando di avvenimenti pre-caos, quindi “addomesticabili”. Quello che sottolineano studiosi come Todd e Galtung è che ormai le uova sono rotte e la frittata è imminente, segno che ormai gli avvenimenti si stanno avvicinando troppo al buco nero del caos che si avvicina.

      • Il punto e’ proprio questo: Von Hayek vs Todd e Galtung.
        Trovo che i compagnucci di merende che ci governano conoscano bene Von Hayek e il loro problema sia come massimizzare il proprio tornaconto senza varcare la soglia oltre la quale gli avvenimenti non riescono piu’ ad addomesticarli. Soglia che in Italia e’ piuttosto alta visto che tal Renzi e tal Berlusconi riescono ancora a dettare le proprie condizioni dopo aver fatto spregio di ogni possibile virtu’ umana. Di Maio non ha avuto abbastanza tempo, limitandosi, per ora, al massacro della sola grammatica Italiana.
        Todd e Galtung non hanno minimamente tenuto in conto le dissonanze cognitive e l’assenza di memoria storica degli Italiani…nessun caos e’ vicino.

  8. -Mah, io lascerei stare considerazioni sulla Termodinamica dei sistemi lontani dall’equilibrio perchè danno l’impressione, sbagliata, che la storia sia prevedibile più o meno quantitativamente. Non è così, e non solo per quel che riguarda la storia, nanche il mercato azionario è prevedibile come non lo è nessun sistema complesso che manifesta un comportamento caotico, e sono tanti. Solo la ‘psicostoria’ di Asimov nella sua trilogia della Fondazione poteva prevedere con precisione gli eventi storici, e quelli erano romanzi di fantascienza.
    -La svolta in politica della fine degli anni ’80 è stata causata dalla caduta del muro di Berlino e dalla sensazione che l’URSS stava per implodere. Un evento storico di portata mondiale, un ‘tana libera tutti’ per la politica italiana che ha ovviamente generato le conseguenze che tutti sappiamo.
    -L’astensionismo, giustamente, nasce dal tramonto dell’ideologia del dopoguerra : il sol dell’avvenire da una parte e il sistema democratico a economia liberale dall’altro. Non c’è più un concetto preciso che possa far presa sull’elettorato e la globalizzazione, che cominciava allora, contribuiva alla confusione. Il ritorno al privato ne è stata la conseguenza.
    – Negli ultimi anni, però, l’ideologia buttata fuori di casa dalla porta è ritornata dalla finestra con l’internazionalismo immigrazionista, il terzomondismo buonista e la globalizzazione economica contrapposta al sovranismo identitario. Basti vedere, ad esempio, gli scenari politici che si prospettano per il dopo voto in Italia
    -La ‘biforcazione’ alla quale tende la politica moderna, con le conseguenze sul sistema politico, è generata dalla dinamica sociale nei Paesi europei e quindi anche in Italia. L’elettorato concentrato sul privato e manipolato dai media ancora non ha poreso atto di questa nuova dinamica sociale. I tempi però stanno cambiando. Lo dimostrano i risultati delle elezioni nei Paesi europei.

    • 1-Se tu avessi ragione i fatti avrebbero smentito le previsioni del crollo dell’ex URSS fatte dai due studiosi. Ma entrambi, usando modelli differenti, sono giunti alle identiche conclusioni che poi si sono avverate. Secondo Lakatos è vera scienza ciò che produce previsioni affidabili: significa che i modelli adottati sono validi. Se poi tu vuoi smentire questa epistemologia, sei il benvenuto. Ma devi produrre dati, non ipotesi fantasiose e irragionevoli come quelle qui sopra.

      2-Il “ritorno al privato” è in realtà una manovra tesa a scardinare le ideologie, ovvero i pensieri forti, con lo scopo di demolire l’attaccamento a certe politiche e offrire in cambio una serie di gadget digitali che permettono di “socializzare senza classi”.Stai cioè confondendo causa ed effetto.

      3-il crollo delle ideologie è servito a mantenere in vita l’unica ideologia: quella mercantile e globalista che vuole il dumping salariale grazie il confronto tra realtà sindacalmente distanti (pensa ai diritti dei lavoratori nigeriani con quelli tedeschi, ad esempio). Purtroppo non ci si rende conto che l’immigrazione è essenzialmente un investimento economico. Ma anche questo non fa che catalizzare ulteriormente il processo di avvicinamento alla biforcazione.

      4-Non capisco cosa vuoi dire. Stai dicendo che la “nuova dinamica sociale” allontanerà la politica dal buco nero che la sta inghiottendo?

      • -Dico che le previsioni si basano sul qualitativo : vedo nubi nere all’orizzonte e prevedo temporale o qualcosa di peggio. I valori dei parametri li lascerei stare. Anche il ‘gut feeling’ produce risultati veri, ciò non significa che fa parte del metodo scientifico, i risultati devono essere riproducibili. E se le previsioni matematiche fossero attendibili la gente avrebbe già fatto i soldi prevedendo il futuro dei valori di Borsa.
        -Il ritorno al privato, che è in sostanza l’astensionismo verificabile dagli inizi degli anni ’90, è la conseguenza del crollo delle vecchie ideologie del dopoguerra. Le nuove non si sono ancora affermate.
        -Il dumping salariale è solo una delle conseguenze economiche del più vasto programma di globalizzazione, diventato ideologia, rappresentato, ad esempio, in Italia dalla Bonino e dai suoi sponsor, più il Pd. Altre componenti, non meno essenziali della nuova ideologia sono l’abolizione dei confini, della sovranità nazionale, del concetto di popolo e di identità a favore dell’individualismo e l’immigrazione di massa come fenomeno inevitabile.
        Quest’ultimo processo sta provocando nuove dinamiche sociali che prima o poi si ripercuoteranno massicciamente nel voto.

  9. Mi fa piacere che l’argomento venga discusso portando ad una riflessione ampia che è la cosa che manca sul resto dei canali informativi, si punta sempre l’attenzione sui volti sui personalismi, sui programmi come se gli stessi stessero facendo un contratto con gli elettori, ma questa è solo una copertina, un’immagine di un tempo che non c’è più.
    Rimane comunque da comprendere che questo sistema di voto, di democrazia “rappresentativa” non è un sistema complesso ed ignoto come la natura e i sistemi complessi dell’ecosistema che ancora ci ospita ma un banale sistema autoreferenziale che la maggior parte di chi sa programmare una macchina, un software etc…può comprendere suddividendolo in parti, in sottogruppi i quali sono fondamentalmente interconessi all’economia dandole una AUTORITA’ che francamente è incomprensibile se non si va a fondo nella struttura del sistema capitalista. Si parla di tecnocrati che essendo al di fuori dell’interesse particolare dello stato, portano avanti tutto un tipo di interesse che si scontra con i cosidetti diritti sociali e che abbraccia determinate ideologie e promuove determinati diritti civili che la cittadinanza si sente in obbligo non solo di accettare ma di posporre al proprio sistema di valori classico.
    Non mi sto inventando nulla, non sto dicendo nulla di nuovo, sto solo dicendo che il sistema stesso non è un sistema complesso e che possa implodere per motivi “casuali”, ma un sistema rodato ed autoadattativo sul quale lavorano alacremente e giornalmente molte intellighenzie ma ha un baco ed un errore di fondo IMPERDONABILE: il sistema è basato sulle necessità primarie che vengono usate spesso come grimaldello per aprire varchi in cui si legittima l’impensabile, come l’obbligo di far assumere vaccini sporchi ai neonati.
    La natura e il creato sono un sistema complesso di cui la società ha perso coscienza e conoscenza cadendo nella banalità del sistema di artifizi basati sulla logica deterministica. Il nostro sistema sociale è un sistema inutilmente complesso e dispendioso da un punto di vista dell’energia primaria e dell’energia vitale umana perchè è creato dall’uomo secondo ciò che l’uomo crede di aver compreso della vita, non è un sistema divino, è un artifizio e come TUTTI gli artifizi umani presenta dei vantaggi limitati che con l’andare del tempo mutano in necessità di ulteriori fuonzioni. Siamo giunti al dunque, il sistema attuale e non semplicemente quello politico italiano sta arrecando maggiori svantaggi rispetto a ciò per cui è nato… la riforma va fatta, rimane solo da capire COME.

    Tutto questo non è argomento di discussione il che significa che normalmente l’impianto riconosciuto ufficialmente come informazione pubblica e dibattito politico ignora di essere fuori tempo massimo e di essere diventato obsoleto tanto da andare contro i suoi principi fondativi, per esempio il governo non convalidato che legifera è un assurdo di cui comunemente non si parla. Il Problema vero è che poi andando a votare, visto che il sistema prevede di poter mutare se stesso, si legittima qualcosa che prima non era nella legalità, si legittima un modus operandi fatto di governi tecnici, inciuci, cambi di casacca, non rispetto della volontà popolare etc…che si è già consumato e che si consumerà. Il vostro voto è la vostra primogenitura e ve la state giocando in cambio di nulla. State dicendo che degli inqualificabili sono ancora i rappresentanti vostri e che in mano loro deve stare il cambiamento…assurdo e assurdo un’altra volta.

    E’ chiaro che il cambiamento si avrà, purtroppo prevedo che ci saranno errori gravi come sempre nella storia ne sono stati fatti data la scarsa coscienza collettiva, e l’errore fondamentale è lasciare che la tecnocrazia e non il singolo o il gruppo decidano questioni vitali di primaria importanza. Sia chiaro, la tecnocrazia è una abile bugia in quanto non esiste un pilota automatico ma un programma e un programmatore, di fatto lasciando in mano ai tecnocrati lo spazio politico, non solo si compie l’imperdonabile errore di delegare le proprie vite ad altri ma lo si fa senza nemmeno sapere chi siano costoro e perdendo di fatto la possibilità di reazione, questo è un errore di principio imperdonabile che la società occidentale sta facendo semplicemente conoscendo il modus operandi di chi gestisce imprese private, multinazionali, lobbie etc…

    • Un sistema rodato non è un sistema infallibile. Per fare un paragone automobilistico più lo usi (rodi) più rischi di grippare se non usi le necessarie cautele (mai fuori giri, olio sempre rabboccato etc..). L’indeterminismo (si afferma nell’articolo) è la regola, il determinismo l’eccezione. Dire che il sistema è rodato e può tranquillamente andare avanti fa parte della logica lineare. Non è sempre così. I fatti diranno se quegli studiosi avevano ragione oppure no.
      Sui mali che elenchi sono d’accordo e li classifico come pessima manutenzione al sistema. Una buona manutenzione ha cura dei vari organi che compongono l’organismo sociale, ma qui fanno l’esatto opposto. E la macchina è destinata a grippare.

  10. “Il caos è solo ordine che attende di essere decifrato (José Saramago)”

    Concordo con Saramago.
    Questo significa che il caos è soggettivo.
    L’universo è un sistema caotico “per noi e adesso” che non siamo in grado di decifrarlo.
    Quindi in assoluto l’universo è ordine in attesa che noi saremoin grado di decifrarlo, o che comunque adesso non siamo (se non a pezzi) in grado di decifrare.

    fatta questa premessa:

    l’astensionismo è causato da vari fattori:

    intanto dovremmo ricordarci cosa stiamo guardando, ovvero un breve lasso temporale in cui il voto diventa universale, rispetto alla storia umana.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Suffragio_universale

    quindi il calo di votanti lo potremmo restringere al periodo post WW2.
    Quindi all’inizio di un cambio di paradigma il fermento popolare è alto e va via via scemando.
    Credo questo avvenga sia per la “comodità” raggiunta e il conseguente disinteressamento alla cosa politica.
    Certi diritti e un certo stile di vita sembra ai più (me ne accorgo in conversazioni con chicchessia) una cosa normale, universale ed eterna.
    Pochi si rendono conto che welfare, posto fisso, pensione, comodità, libertà etc. sono recenti.
    Pochi si rendono conto che non solo sono recenti ma anche cose precarie e in via di estinzione.

    E qui veniamo all’altro motivo (tra i principali) dell’astensionismo crescente:
    Il mio voto conta o no?
    Se si guarda bene, la politica e dunque la democrazia, sono un modo di governare i popoli.
    non è la politica a fare le cose. la politica legifera sulle cose per dare ordine e leggi ai popoli.
    Il potere è sempre stato sopra la politica e utilizza la politica come strumento, uno come tanti.
    per potere si può intendere sia una classe ben definita di alta aristocrazia “illuminata” , ovvero “colta”, gran parte organizzata in logge, gruppi, circoli esclusivi, che mantiene i propri segreti e i propri scopi ai popoli, ma si pu anche intendere come ” forza astratta ” non incarnata.

    Votare serviva, serviva quando doveva servire. La nostra società è stata forgiata dal e nel voto democratico. ma il paradigma sta evidentemente di nuovo cambiando e questo non è governabile col voto democratico.
    I poteri e gli interessi in gioco e attivi nel cambio di paradigma non sono governabili col voto democratico.
    Loro stessi hanno sminuito questo strumento spostando i poteri fondamentali al di là della sua portata.
    L’UE è costruita su una serie di trattati sovrademocratici, certe decisioni sono prese al di la del voto democratico, e sono quelle fondamentali.
    Per cui si il potere si aspetta l’astensione, ha manovrato per far crescere l’astensione e ha dato tutti i motivi perchè ci sia l’astensione perchè ha tolto potere al voto.

    non è votando che lo si riprende, dunque. Perchè proprio il voto è stato svuotato di potere, è, come la politica democratica, una scatola vuota.
    l’astensione è una ovvia, giusta, fisiologica, diretta conseguenza di questo.

    I motori di una volta erano semplici e meccanici.
    oggi sono governati da centraline e mentre una volta smontavi il carburatore, lo pulivi e lo rimontavi, oggi devi andare in un’officina specializzata in cui si attacca la macchina a un computer.

    l’elettronica ha reso inutile (o piu inutile) la meccanica.
    se i meccanici diminuiscono è ovvio, giusto e fisiologico.
    NOn è che diventando tutti meccanici cambieremo la politica delle case produttrici di automobili.

    hanno cambiato il “motore della societa” e depotenziato il voto…dunque non è usando uno strumento depotenziato che si riconquista la potenza.

    • Marco Echoes Tramontana

      “dunque non è usando uno strumento depotenziato che si riconquista la potenza.”
      Azz alla fine mi aspetto un quindi… e invece la metafora si ferma qui.

      • quindi cosa? se cominciano a vendere pallottole di gommapiuma, credi di poter fare la rivoluzione con le pistole?

        vorresti una soluzione da me?
        Il primo passo è la consapeavolezza.
        Quando la massa critica capirà che le pallottole sono di gommapiuma non si rivolgerà piu alle pistole per la rivoluzione e si penserà ad altro.
        Fino a che uno dice che non servono e gli altri gli danno del matto e comprano le pistole…che soluzione vuoi che ti dia?

        non è l’assenza di soluzioni che spinge la gente a comprare ancora le pistole giocattolo, ma solo l’ignoranza sulle pistole.
        Ed è questo che impedisce la nascita di soluzioni alternative.

        purtroppo il potere è abile nella manipolazione e pochi si accorgono dell’imbroglio e continueranno a comprare pistole fino a che il potere darà loro le spade di gommapiuma…
        eheheheh

  11. Votare per tentare disperatamente di allontanare l’imminente biforcazione è come ubriacarsi nella speranza di restare sobri, farsi scopare nella speranza di restare vergini e via elencando

    • veramente io ho pensato l’esatto contrario, votero M5S per aumentare questa biforcazione. M5S fara’ e subira’ una guerra senza esclusione di colpi da parte di chi regge questo sistema infame ovvero la triade malefica finanza, cooperative magistratura le tre cannoniere del PD e della UE. Rafforzando M5S questa guerra corrodera’ ulteriormente le tre componenti e le indebolira’. Inoltre avremo un governo necessariamente debole e pieno di contradizioni. In questo contesto di scontri intestini e di debolezza possiamo far nascere il nuovo che e’ gia’ latente. Per quanto mi riguarda si tratta di un movimento nazionale per le Duesicilie che unendosi a quello padano portera’ ad una ridefinizione territoriale e politica di tutta l’ Italia (che diventera’ una espressione geografica o poco piu’) e alla nascita di nazioni fortemente identitarie e quindi NATURALMENTE anti UE come le nazioni dell’ Est.

      • Beh, ti auguro di vedere realizzati i tuoi sogni. Ma la biforcazione è tutt’altro rispetto all’andamento lineare che descrivi.

  12. Molto interessante il parallelo tra sistemi lineari e non, ed in un certo senso è molto romantica l’idea dell’astensione (ovviamente suggellata da una precisa scelta politico/sociale) come non linearità del sistema.
    Purtroppo nonostante gli elevati numeri l’astensione è come dice lei ancora considerata come la peste, quasi tutti i nostri conoscenti si indignano quando farai presente le tue intenzioni, ripetendo frasi preimpostate da decenni di propaganda, che certamente tutti conoscete. I motivi per cui mi asterrò sono molteplici:
    -Non sono rappresentato, se non forse e non completamente da partitini di estrema sinistra;
    -Non sono più disposto a sostenere uno schieramento per poi vederlo mutare dopo 2 giorni in qualcosa di totalmente diverso;
    -In generale tutto si riduce al terzo ed ultimo motivo, che abbraccia anche i primi due. Il sistema è come dice lei molto complesso, ma ci sono delle costanti che si ripetono (potere, controllo, economia etc etc) e che hanno la funzione primaria di permettere al sistema di autoadattarsi ad oltranza, superando così ogni scoglio. In tale ferma convinzione io non credo assolutamente che questo possa essere modificato dall’interno, tra l’altro tramite le stesse armi che ci ha fornito il sistema stesso, e anzi che l’unica arma che ci è rimasta sia quella sempreverde del boicottaggio. Boicottaggio di prodotti, comportamenti, atteggiamenti politici. Credo serva una scossa, e sicuramente non verrà data mettendoci da bravi cittadini in coda alle urne, mettendo la X e sentendoci in pace con la coscienza per gli anni a venire. In un certo senso tale posizione è piuttosto radicale, e questo è un altro aspetto che viene spesso contestato, quasi anarchica. Ma d’altronde il sistema E’ radicale, non possiamo pensare di combatterlo con i fiori e le margherite.

    • quello che manca all’analisi e’ che si da per scontato che se voti allora ti aspetti qualcosa di positivo da chi voti. NO. Io invece voto perche’ voglio aumentare le frizioni e gli scontri tra i vari componenti politici e quindi aumentare la crisi del sistema. L’astensione puo’ invece portare ad un governo ultra minoritario nel paese ma non nel parlamento che fara’ senza alcun problema ogni dettato della UE e stringera’ il cappio’ in modo letale sullla societa’. Pensate all’esercito comune che altro non e’ che la polizia non piu’ radicata sul territorio o l’imposizione di certi programmi educativi o il pignoramento istantaneo dei beni o mille altre belle cosine che bollono nella pentola degli europeisti e che tardano perche’ non hanno a disposizione abbastanza forza anche nei parlamenti.

  13. Chi non vota non conta, e lo prende sempre nel lato (B) basta osservare le varie offerta dei candidati, (corruzione dei votanti ) per capire gli interessi in gioco, chi vota tizio e per prendere ciò che offre, chi non vota lo fà perchè gli piace prenderlo nel lato (B).
    Mi sembra una cinseguaenza logica

  14. Alcuni di questi discorsi li avevo affrontati anni fa nell’articolo “Gestire il caos” (https://comedonchisciotte.org/gestire-il-caos/).
    A parte ciò, può essere utile fare alcune precisazioni sui sistemi non lineari:
    1) Non necessariamente il sistema non lineare è più complesso di quello lineare. La non-linearità di tipo isteresi nel suo funzionamento di base può essere descritta in modo molto semplice (è la logica del termostato dello scaldabagno elettrico). Per descrivere il dettaglio serve però considerare l’energia del sistema e questo è un aspetto spesso trascurato, in molte non-linearità sono presenti elementi di energia (accumulata).
    2) Molti sistemi che vengono raccontati come lineari non sono per niente lineari, il loro comportamento è abbastanza lineare solo in un range (un intervallo) abbastanza limitato. Al di fuori di questo range il comportamento del sistema è fortemente non-lineare. (Un caso di scuola di sistema non-lineare usato in modo lineare è il transistor usato come amplificatore. Ma il transistor può essere usato anche per costruire un distorsore, o semplicemente un interruttore.). Chi è prudente sa distinguere un comportamento lineare da un sistema lineare. Invece chi descrive un sistema come lineare solitamente sta parlando anche di se stesso e del suo punto di osservazione. Questo è un caso molto frequente.

    • Siamo sicuri che il sistema lineare esista davvero?

      PS – Verifica il link all’articolo che suggerisci (che credo di ricordare) che come tutti i link, ultimamente, rinvia al frontespizio.

      • Si, nel mondo materiale tutti i sistemi sono in definitiva non lineari, o almeno non me ne torna in mente nessuno che sia “davvero” lineare.
        Per i link ho il sospetto che disqus crei qualche problema. Qui due miei articoli sul tema:

        – comedonchisciotte.org/gestire-il-caos/

        – comedonchisciotte.org/capitalismo-caos-e-disordine/

        Per ottenere il link occorre premettere http:// oppure https://

        • Ho letto con piacere il tuo vecchio articolo. Pare che nel corso degli ultimi anni il determinismo l’abbia fatta da padrone, dato che oggi certe letture sono sparite. E’ forse stata la necessaria nemesi della new age?

  15. Nel pollaio s’era intrufolata una volpe. Dopo un po’ arrivarono anche i parenti della volpe, per semplice ricongiungimento familiare, e così ci furono più candidati da presentare alle elezioni democratiche. Le galline soffrivano sempre più, ed allora si presentò un armadillo, promettendo di essere diverso dalle volpi. Nei panni di una gallina vi sareste astenuti dal votare, nella speranza di incrinare il sistema? Tra CLN e scelta ideologica c’è ancora una certa differenza.

  16. Perché andare a dx o sx e non sperare di fare saltare il banco? Forse quello che ci vuole è proprio riconoscere che l’oligarchia rissosa è semplicemente delegittimata e il sistema non è più sostenibile ne accettabile. Avete terrore del caos successivo ad un astensionismo di massa?
    Ma in fondo “Il caos è solo ordine che attende di essere decifrato” come suggerisce José Saramago e forse è l’occasione per esprimere una nuova forma di civiltà che rivede i principi aggreganti che non si basano su obblighi da trattati e false promesse da programmi farlocchi, ma nascono da un’idea di “uomo” e “umanità” che può e deve ancora essere scritta!
    “NON VOTARE” può essere allora l’inizio di un’idea!

  17. L’articolo è molto interessante, soprattutto dal punto di vista storico, pecca però in alcuni passaggi di qualche incertezza valutativa. Per esempio il confronto M5S/Nazismo non regge per vari motivi, ma soprattutto non tiene conto delle dinamiche storico politico tecnologiche completamente mutate, direi quasi del tutto stravolte tra la seconda parte del ‘900 e questo inizio di terzo millennio, visto che oggi esistono tecnologie che permettono un controllo globale da parte del potere.
    Quindi non serve più il carcere ideale progettato nel 1791 da Jeremy Bentham, il panottico, in cui un unico sorvegliante poteva osservare tutti i soggetti di una istituzione carceraria senza permettere a questi di capire se fossero in quel momento controllati o no, una sorta di Grande Fratello alla Orwell, al contrario l’attuale struttura sociale non segue più il modello della fabbrica fordista (panottica appunto), quanto quello di un centro commerciale, in cui si applica la strategia della sorveglianza seduttiva, passata dai “pochi che guardano tutti”, alla fase “tutti guardano alcuni” (sinottica).
    Mentre si è riposto il controllo sociale nella “scatola degli attrezzi”, la coercizione viene esercitata attraverso la seduzione, il consumismo, la pubblicità (che Pasolini aveva definito il vero fascismo), cui si aggiunge la politica spettacolo di Debord (la sorveglianza popolare delle celebrità trasformate in oggetti di ammirazione e di emulazione). Quindi oggi il pericolo non è la possibile rinascita di un fantomatico fascismo storico, dato che il fascismo esiste già, in versione molto più raffinata e impercettibile, ignobile e potente, trasversale e globalizzata rispetto a quello storico, distilla giorno dopo giorno il veleno della miseria sul tessuto sociale e si chiama finanzcapitalismo.
    A questo punto ritornare ad un equilibrio democratico solo se l’offerta politica diventa interessante per i votanti, è come aspettare che un cuoco cinese ti sappia cucinare un risotto allo zafferano. Ed anche se l’astensionismo aumentasse ulteriormente non riuscirà a mutare i rapporti di forza delle percentuali raggiunte dai vari partiti, che si coalizzano tutti insieme nella Banda Larga, e che si sono fabbricati appositamente una legge elettorale su misura, per perpetrare ad libitum il proprio potere. Il gioco caotico della politica risponde ad un ordine ben preciso: il banco deve sempre e comunque vincere.

    • Credo che le due versioni (la mia e la tua) non siano concorrenziali, ma complementari. I paralleli tra nazismo e pentastellatismo si fermano, molto ovviamente, ai dati storici quali disoccupazione, disaffezione verso la classe politica, volontà di trascendere i preesistenti schieramenti (destra-sinistra), populismo oltre alla serie di tentativi di riportare in auge la cosiddetta “volontà popolare” attraverso una maggiore affluenza alle urne. I tentativi, però, non sempre sortiscono gli effetti desiderati. Così’ troviamo il M5S che, differentemente dal NSDAP, non riesce a contenere l’emorragia di affluenza alle urne. Il che per me significa solo che neanche il programma di quella formazione politica risulta interessante per i votanti. Il che a sua volta comporta un avvicinamento della biforcazione. Insomma i pentastellati ce la mettono tutta per rendere credibile la farsa democratica, ma siamo fuori dall’equilibrio democratico e fuori restiamo, nonostante i loro tentativi. Il tempo ci dirà se anche loro sono dalla parte della banda larga e compagnia cantante. Ma forse allora sarà già troppo tardi per rientrare nei giochi democratici così come li conosciamo oggi.

      • Siamo fuori dall’equilibrio democratico, se mai è esistito, su questo sono d’accordo, ma credo ci vorranno decenni prima che si possa realizzare un’altra parvenza di democrazia, del resto anche Socrate, ne La Repubblica di Platone, aveva detto che ogni forma di governo, da un inizio positivo, cade nella corruzione. E lui ne sapeva un sacco.

  18. Il voto non conta in un unico contesto: Quando sono tutti uguali.
    Sembrerà banale ma questo è il caposaldo, dal che deriva che non si vota perché non si ha rappresentanza.
    La differenza dell’offerta politica di oggi rispetto al passato è evidente, e come sottolineato nell’articolo rispecchia le percentuali alte di astensionismo di oggi.
    I partiti del passato offrivano unitamente all’ideologia sottostante, anche, ma sopratutto, un sistema, un modello di società che li differenziava l’uno dall’altro e in forte contrasto tra loro. Così come votare PCI significava un modello di società comunista che contestava il capitalismo e l’atlantismo; la DC con la sua società cattolica così come il MSI con la sua società delle corporazioni.
    Oggi tutto questo non esiste più, tutti i partiti indistintamente, chi rinnegando, chi franza o spagna purché se magna, chi perché si è trasformato in una ong e chi con il movimentismo mette milioni di voti nel freezer, accettano e sono promotori nonché prosecutori inconsapevoli o meno, di questo sistema neoliberista universale senza metterlo in discussione, tutti quanti sono incapaci di offrire alternative strutturali per mancanza di coraggio, volontà e di idee venute a mancare dopo aver distrutto le ideologie, il vero motore e fattore aggregante propedeutico per qualsiasi vero cambiamento, cosicché propongono esclusivamente pannicelli caldi e caramelle per renderlo accettabile.
    Una situazione di stallo e di logoramento generalizzato accentuata dal sistema democratico che per sua natura nega qualsiasi cambiamento che non sia la sua perpetuazione, dove il voto si trasforma in un mero rituale formale tanto per conservare una parvenza di società democratica e per consacrare legittimità anche a costo di sovvertire l’aritmetica con leggi elettorali e regole di voto che non sarebbero neppure lontanamente accettate in un consiglio di amministrazione
    Manca la rappresentanza, quindi mancano i voti per legittimare i partiti che, seppur in coalizione, sono sempre minoranza nel paese, e l’astensione lo certifica con il disincanto che qualcosa con il voto possa realmente cambiare.
    Nessun cambiamento vero è mai passato dalle urne, è la storia a ricordarlo, gli imperi, o vengono sconfitti oppure implodono sotto il peso delle loro contraddizioni. se non possiamo cambiare nulla, allora non resta come reazione causa>effetto, accelerare il più possibile la sua implosione.
    Quindi ancora più europa e cessione di sovranità sino al punto da avere un parlamento nominato da stranieri e composto da stranieri, 100 milioni di immigrati perché ci pagheranno le pensioni e perché così facendo andremo in paradiso stando all’imbergoglionito revisionista del Vangelo.
    Crolleremo. Certamente. Ma in quel tempo del caos, potremo così andarli a prendere uno ad uno portandoli con noi nella dissoluzione totale che Loro stessi hanno generato.
    Dalle ceneri la Fenice risorgerà. Non saremo noi a risorgere ma altri, ma almeno saremo in pace con noi stessi avendo estirpato alla radice il male che ci consacrerà all’immortalità della storia avendo compiuto il nostro dovere di Uomini.

    • “mancanza di coraggio, volontà e di idee venute a mancare dopo aver
      distrutto le ideologie, il vero motore e fattore aggregante
      propedeutico per qualsiasi vero cambiamento”.
      Ma allora esistono ancora i dinosauri! Grazie per il bel commento, mi sento ringiovanire.

  19. Paco Gutierrez Cabarettista

    Oggi le decisioni finali le prendono le mega burocrazie (Consiglio di Stato , Consulta ecc,) il cittadino italiano in quanto tale ha un potere decisionale prossimo allo zero.
    In Italia prima si fa il decreto legge poi il dibattito.
    Oggi col “rosatellum” se voto una lista appartenente a uno schieramento e questa non supera lo sbarramento il mio voto passa alla lista di maggioranza. Tipo voto la Bonino .Se lei non passa il 3% il mio voto passa in automatico a Renzi.

    Questo decreto legge non mi sembra il risultato di una impescrutabile dinamica cosmogonica quanto l’ultimo tetativo degli irriducibili
    a mantenere delle cariche anche con un esiguo numero di votanti favorevoli, anzi la ricetta funzionera’ meglio proprio se a votare non ci andra’ un cane.
    .Da qui il compito fondamentale del “mainstream ” di propinarci quotidianamente il messaggio “tanto sono tutti farabutti o incapaci” ma chi cavolo vuoi andre a votare..
    Intanto dietro le quinte si prepara ad uscire alla ribalta il nuovo “salvatore” “garante” ..ecc ecc.

    La biforcazione del 4 marzo in Italia la si potra’ giudicare forse cosi’ Gli italiani pensano ancora coveniente farsi prendere per i fondelli oppure no?

    • Credo che questa votazione metterà in luce (una volta di più) il fatto che gli italiani non si vogliono più far prendere per i fondelli. D’altronde lo hanno già fatto sapere negli ultimi anni, solo che nessuno dei padroni del vapore ha avuto il coraggio di riconoscerlo.

  20. Alcune cifre sono leggermente diverse: nel 2008 voto l’80,5% e nel 2013 il 75,2% ma trattasi esclusivamente di precisazioni. La sostanza non cambia.
    Articolo davvero interessante e gradevole oltre che condivisibile.
    Il M5S, con le sue giravolte sull’Euro, ha contribuito largamente ad anestetizzarsi da solo: a suo vantaggio gioca il fatto che, se guardiamo i suoi principali competitori, c’è davvero di che rabbrividire… Ma questo, ovviamente, non basta a far aumentare la percentuale dei votanti che comunque, secondo me, non sarà molto lontana da quella del 2013 in quanto per il Referendum Costituzionale del 4 Dicembre 2016 votò il 68,5% degli aventi diritto. Tenendo conto che si trattava di un referendum, una percentuale davvero di tutto rispetto. Ma staremo a vedere.

  21. Come dicevo oggi ai miei nipoti il percorso non sarà verso la formazione politica che mi rappresenta, in quanto il percorso di conoscenza è di per sé irto e pericoloso e con molta probabilità mi fermo ben prima del traguardo, totalmente smarrito. Piuttosto deve essere a ritroso, per esclusione. Quando arrivi al punto di partenza e non trovi più nessuno, rimane a te la scelta se astenerti oppure no.

  22. [cito]
    Adesso con Trump ci sarà un ulteriore anticipo.
    [fine citazione]

    “Trump verrà rieletto”. Fine previsione. Ma aspettate a saltarmi addosso se ora come ora siete anti-trumpisti. Non ho mai caldeggiato per l’elezione di Trump anche se non lo facevo certo per le superiori simpatie che nutro per la Clinton. Tutto il contrario. Ero (e sono convinto) che un cambio rappresentato da uno come Trump arriva troppo presto e questo costruisce una serie di conseguenze brutalmente peggiori. Lo vediamo adesso con la consegna praticamente cieca del governo americano in mano sionista e non certo perché sia stato diverso fin’ora: la politica “tiepida” dell’appoggio americano, era innestata in una necessaria indipendenza decisionale del governo statunitense che ora come ora non c’è più: il servilismo è “ultra-stato”, un fenomeno politico nuovo che in futuro penso gli storici studieranno a lungo. L’ultra-stato (un neologismo che uso per capirci) è uno Stato Nazionale Sovrano potente che ha un forte autonomia di governo, ma la usa unidirezionalmente per servire gli interessi (ma dovremmo dire “i capricci politici”) del governo politico di un altro Stato Sovrano, anche a completo scapito dei propri interessi e per nessun’altro motivo che una cieca e immotivata fede che “sia giusto così”. L’America si rivelerà quella che era in pancia da sempre: come Salem una terra dove la fede è cieca e tutt’altro che equilibrata.
    Non che quella cattolica sia stata più “leggera” nel tempo con la violenza: come già qualcuno faceva notare il problema della “religione dell’amore”, cioè dell’esere cristiani “veri”, è che poi occorre essere crocefissi, non basta “avere fede” per salvarsi.

    Solo che mentre la cultura cattolica doveva bilanciare i propri interessi spirituali con quelli temporali (storici) e quindi le spersecuzioni non potevano trasformarsi in delirio totale, ma dovevano poi essere in qualche modo “contenute”, nelle colonie del “nuovo mondo” con il puritanesimo “liberato” prima dal giogo spirituale cattolico e poi da quello materiale con la dichiarazione di indipendenza, si sperimenta il cristianesimo del delirio totale che per lo più si è sfogato sugli autoctoni ma non ha mancato di fare festa neppure con i coloni. Non ha caso l’ultima caccia alle streghe storica consumata con particolare ferocia, avviene proprio a Salem, cioè nel “nuovo mondo”.

    Per ciò adesso la politica statunitense è spinta allo stesso modo dal delirio mistico e attenzione, i neocon rappresentano la parte più mite di quel delirio anche se la più esposta alle critiche, esattamente come i giudici di Salem. Loro lo sanno. Adesso che le porte del giudizio popolare sono aperte in questo “ultra-stato”, non saranno richiuse troppo in fretta, dato i numerosi e potenti interessi che si incrociano. Nel frattempo, in mezzo al delirio, tante sono le storie nascoste che verranno alla luce. Se pensate che sia già così, credo che ancora non abbiamo visto niente.

    Ovviamente se Trump dovesse morire la mia previsione va considerata nulla, ma ho come l’impressione che ogni giorno che passa ci si allontana di più da questa prospettiva e a dirla tutta, non so neppure se questo alla fine sia un bene o un male.