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Stiamo dando la Bomba al Dottor Stranamore dell’Arabia Saudita

 

CHRIS HEDGES
truthdig.com

La scelta di politica estera più pericolosa dell’amministrazione Trump (e so che questo la dice lunga) è la sua decisione di condividere tecnologie nucleari sensibili con l’Arabia Saudita e autorizzare le società statunitensi a costruire reattori nucleari in quel paese. Ho trascorso sette anni in Medio Oriente. Ho avuto modo di conoscere a fondo quel regno dispotico e repressivo in qualità di capo-dipartimento del Medio Oriente per il New York Times. Ed io, insieme alla maggior parte di chi negli Stati Uniti si occupa di Arabia Saudita, ho pochi dubbi sul fatto che dare una capacità nucleare all’Arabia Saudita, governata dallo spietato e amorale principe ereditario Mohammed bin Salman, significherebbe darle la possibilità di intraprendere un programma di riarmo nucleare, per poi condividere questa tecnologia bellica con i suoi alleati e mercenari, che comprendono una schiera di Jihadisti radicali e nemici mortali dell’America. Un’Arabia Saudita nuclearizzata è una grave minaccia esistenziale per il Medio Oriente e, in definitiva, per gli Stati Uniti.

La spinta alla costruzione di reattori nucleari in Arabia Saudita è guidata da quel ritardato del genero del presidente, Jared Kushner, che, martedi scorso, si è incontrato con Salman a Riyad, la capitale saudita, per discutere, secondo la versione della Casa Bianca, “i modi per migliorare le condizioni dell’intera regione attraverso gli investimenti economici.” Visibilmente coinvolte in questo programma economico sono aziende come la IP3 International, un consorzio di società statunitensi guidato da diversi generali e ammiragli in pensione ed altre persone, in procinto di guadagnare milioni dall’affare.

Il governo saudita, che sollecita offerte per i reattori nucleari, pare abbia speso oltre 450.000 dollari in un solo mese per fare pressioni sull’amministrazione Trump per far approvare l’acquisto di attrezzature e servizi da fornitori statunitensi. Westinghouse Electric Co. ed altre società americane si stanno preparando a costruire le strutture che consentirebbero all’Arabia Saudita di arricchire e riprocessare l’uranio. Lo sforzo segreto per dare all’Arabia Saudita una capacità nucleare non solo è immensamente stupido, ma è anche stato fatto senza la supervisione del Congresso, come richiesto dalla legge, e viola le normative sull’energia atomica.

Salman, i cui tratti psicopatici mi ricordano Saddam Hussein, è da tutti ritenuto il mandante dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul, nell’ottobre 2018. Ha incarcerato i dissidenti, ha brutalmente spodestato i rivali, ha incamerato oltre 100 miliardi di dollari di riscatti da membri della famiglia reale rapiti e torturati e ha instillato un tale livello di paura e terrore all’interno del regno, da sempre una società repressiva, mai sperimentato nella sua storia moderna.

Donald Trump e Kushner, per il fatto di difendere spudoratamente Salman, anche di fronte alle dichiarazioni della CIA, che era “praticamente certa” che il principe avesse ordinato l’uccisione e lo smembramento del giornalista del Washington Post, sono complici dell’omicidio. Non sorprende che la Casa Bianca, questo mese, abbia ignorato il termine massimo stabilito dalla commissione per le relazioni estere del Senato per la presentazione di un rapporto sull’assassinio di Khashoggi. Kushner, che il leader saudita avrebbe affermato di “avere in tasca,” non sembra aver sollevato l’argomento dell’assassinio di Khashoggi nel meeting della scorsa settimana, il primo incontro faccia a faccia con Salman dopo l’omicidio.

Salman non ha escluso la possibilità di destinare ad uso bellico gli impianti nucleari. Nel 2018 aveva dichiarato: “Senza dubbio, se l’Iran sviluppasse una bomba nucleare, ne seguiremo l’esempio il più presto possibile.” Ha anche rifiutato di accettare restrizioni sull’arricchimento dell’uranio e sulla lavorazione del plutonio.

Le armi nucleari possono essere realizzate con l’uranio o il plutonio. L’isotopo uranio-235 è utilizzato nei reattori nucleari e nelle bombe atomiche. Tuttavia, [questo isotopo] nell’uranio estrattivo ha una percentuale inferiore all’1%, che deve essere portata (il processo è chiamato arricchimento) a circa il 5% per poter funzionare nei reattori nucleari. Per la fabbricazione delle bombe atomiche l’arricchimento deve arrivare a circa il 90%. L’arricchimento viene realizzato utilizzando centrifughe ad alta velocità. Ciò significa che le apparecchiature che producono il combustibile per i reattori nucleari ad uso civile possono anche essere utilizzate per la realizzazione delle bombe atomiche. È per questo motivo che il materiale nucleare negli impianti di arricchimento per uso civile in nazioni che non dispongono di armi nucleari o che hanno promesso di non produrre armi nucleari, come l’Iran, è strettamente monitorato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

Un impianto di arricchimento utilizzato per alimentare un reattore nucleare può produrre 20 bombe nucleari all’anno, utilizzando circa 300 centrifughe per arricchire l’uranio-235 al 90%. Una bomba nucleare richiede circa 25 chilogrammi di uranio altamente arricchito. Più un paese dispone di centrifughe ad alta velocità, più in fretta riesce a produrre uranio per uso militare.

Salman e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu insistono sull’esistenza di un programma segreto di armi nucleari iraniane, nonostante tutti i rapporti di intelligence, compresi quelli dei servizi segreti israeliani, dicano il contrario. Quindi, data la loro visione parziale della realtà, il momento di avviare un programma di riarmo [atomico] in Arabia Saudita è adesso. Israele dispone già di un arsenale nucleare con centinaia di testate.

Il membro della Camera dei Rappresentanti Elijah E. Cummings, presidente del Comitato della Camera per la Supervisione e la Riforma, ha pubblicato un rapporto informativo provvisorio che riporta le testimonianze di molteplici informatori che mettono in guardia sull’imminente trasferimento di tecnologia nucleare. [Questo rapporto] descrive in modo cronologico gli sforzi segreti e palesemente illegali della Casa Bianca e di Trump per facilitare l’acquisto e la costruzione di reattori nucleari da parte dell’Arabia Saudita.

Gli sforzi dei Sauditi e degli Americani erano iniziati ancor prima dell’insediamento di Trump. Funzionari sauditi, tra cui Khalid Al-Falih, il ministro dell’energia, si erano incontrati con Kushner a New York prima dell’investitura. La delegazione saudita aveva promesso di spendere, in quattro anni, 50 miliardi di dollari in contratti per la difesa con aziende americane.

Alcuni dirigenti della IP3, il generale Keith Alexander, i generali Jack Keane, Bud McFarlane e il vice-ammiraglio Michael Hewitt, nonché i dirigenti di altre sei società, Exelon, Toshiba America Energy Systems, Bechtel, Centrus Energy, GE Energy Infrastructure e Siemens USA, avevano inviato, tre settimane prima dell’insediamento di Trump, una lettera a Salman, con il progetto per la costruzione di reattori nucleari in Arabia Saudita. Lo avevano chiamato “Programma Iron Bridge,” afferma il rapporto, e lo avevano definito “un piano Marshall del 21° secolo per il Medio Oriente.”

Michael Flynn, all’epoca destinato alla carica di Consigliere per la Sicurezza Nazionale, nonché ex-socio in affari nel progetto, aveva inviato un messaggio ad Alex Copson dell’ACU Strategic Partners nel giorno stesso dell’insediamento [di Trump], assicurandogli che il progetto nucleare era “pronto a partire” e suggerendo a Copson di contattare i suoi colleghi “in modo che mettessero le cose a posto,” come si legge nella relazione.

Il 27 gennaio 2017, una settimana dopo l’insediamento [di Trump], Derek Harvey, che da gennaio a luglio 2017 è stato direttore anziano per gli affari del Medio Oriente e del Nord Africa al Consiglio per la Sicurezza Nazionale [NSC], si era incontrato alla Casa Bianca con un gruppo di dirigenti dell’IP3 da lui stesso convocati.

“Subito dopo l’incontro, il sig. Harvey ha invitato il personale dell’NSC a fornire ulteriori informazioni sul piano per 40 centrali nucleari di IP3 da includere nel pacchetto informativo da prepararsi per la telefonata [già pianificata] del presidente Trump con il Re Salman [padre del principe e primo ministro dell’Arabia Saudita],” si legge nel rapporto. “Il sig. Harvey aveva inoltre dichiarato che il generale Flynn voleva che il presidente Trump parlasse del piano per 40 centrali nucleari con il Re Salman e che questo era il progetto energetico che era stato sviluppato e approvato dal generale Flynn durante la transizione presidenziale.”

Quando il personale dell’NSC aveva comunicato ad Harvey che il trasferimento di tecnologia nucleare ad un paese straniero doveva conformarsi alla legge sull’energia atomica, [lo stesso Harvey] aveva respinto l’obiezione, asserendo, secondo le parole del rapporto, che “la decisione di trasferire tecnologia nucleare all’Arabia Saudita era già stata presa durante la transizione presidenziale e che il generale Flynn voleva che il presidente Trump sollevasse l’argomento delle centrali nucleari con il Re Salman.”

Il 28 gennaio 2017, si legge nel rapporto, “il generale Flynn e il Vice Consigliere per la Sicurezza Nazionale K.T. McFarland avevano ricevuto due documenti nelle loro caselle ufficiali di posta elettronica alla Casa Bianca, con un messaggio intitolato ‘Avvio del piano Marshall per il Medio Oriente,’ da parte del sig. McFarlane, co-fondatore e direttore di IP3 ed ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Reagan, che si era dichiarato colpevole per aver partecipato all’insabbiamento dell’affare Iran-Contra nel 1988.”

I documenti includevano una bozza di memorandum da Flynn a Trump ed un’altra “per la firma del presidente,” che invitava i capi delle varie agenzie, in vista dell’attuazione del piano IP3, a sostenere Thomas Barrack, che aveva gestito il comitato per l’insediamento e raccolto fondi per Trump e la cui società di investimento, la Colony NorthStar, avrebbe tratto profitto dall’accordo nucleare.

“Il secondo documento aveva la veste grafica di un protocollo di governo, dal Presidente al Segretario di Stato, della Difesa, del Tesoro, dell’Energia, al direttore della Central Intelligence Agency e al Presidente dello Stato Maggiore Congiunto,” si legge nel rapporto. “In esso si affermava che il presidente Trump aveva nominato il sig. Barrack rappresentante speciale per sovrintendere all’attuazione del piano Marshall in Medio Oriente: ‘Ho incaricato un rappresentante speciale, Tom Barrack, di patrocinare questa importante iniziativa e gli sto chiedendo di impegnare ciascuno di voi per i prossimi 30 giorni per ottenere il vostro contributo e il vostro sostegno per il nostro Piano Marshal per il Medio Oriente [sic].’”

Il 14 marzo 2017, Trump, insieme a Kushner, aveva incontrato il principe Mohammed bin Salman nello Studio Ovale. Avevano discusso “un nuovo programma Stati Uniti-Arabia Saudita… nell’energia, nell’industria, nelle infrastrutture e nella tecnologia del valore potenziale di più di 200 miliardi di dollari in investimenti diretti ed indiretti entro i prossimi quattro anni.”

Frances Townsend, direttrice del consiglio di amministrazione di IP3, analista per la sicurezza nazionale della CBS e consigliere per la sicurezza nazionale sotto il presidente George W. Bush, “aveva contattato il responsabile della sicurezza nazionale della Casa Bianca, Thomas Bossert, sul Piano Marshall in Medio Oriente” il 28 marzo 2017, si legge nel rapporto.

“La signora Townsend aveva poi inviato al personale dell’NSC diversi documenti: (1) una panoramica del Piano Marshall per il Medio Oriente che sembrava essere stata prodotta da IP3; (2) un documento intitolato ‘Il Piano Marshal di Trump per il Medio Oriente (Libro bianco di Tom Barrack)’ del 10 marzo 2017; (3) la lettera che i dirigenti di IP3, il sig. McFarlane, il generale Keane, il contrammiraglio Hewitt e il generale Alexander avevano inviato al vice-principe ereditario saudita Mohammed bin Salman il 17 marzo 2017; e (4) la lettera del 1 gennaio 2017 al vice-principe ereditario Mohammed bin Salman, firmata dai dirigenti IP3, dal generale Alexander, dai generali Keane e Bud McFarlane e dal contrammiraglio Hewitt, nonché dai dirigenti di sei società: Exelon Corporation, Toshiba Energia, Bechtel Corporation, Centrus, GE Power e Siemens USA.”

Nel libro bianco di Barrack si legge: “Il Presidente nominerà un rappresentante speciale per il Piano Marshall di Trump per il Medio Oriente con il grado diplomatico di ambasciatore o di consigliere speciale del presidente.” Inoltre, è scritto nel rapporto, l’inviato speciale dovrebbe “coordinarsi e lavorare a stetto contatto” con funzionari governativi, tra cui Kushner.

“Il libro bianco affermava che il presidente avrebbe dovuto curare l’attuazione del Piano Marshall in Medio Oriente attraverso un ordine esecutivo,” si legge nella relazione. “Descriveva la figura dell’inviato speciale come una persona che avrebbe dovuto intraprendere relazioni a lungo termine con i rappresentanti del settore privato degli Stati Uniti, eliminando i tradizionali ostacoli regionali e normativi alla loro partecipazione al progetto e [che avrebbe dovuto instaurare] rapporti di fiducia con i principali leader dei paesi del GCC [Consiglio di Cooperazione del Golfo], Israele, Egitto, Giordania e Iraq.”

La relazione del comitato della Camera dice che la maggior parte degli informatori che hanno parlato con la commissione sono stati in grado di documentare gli sviluppi solo durante i primi mesi dell’amministrazione. Ci sono state di recente alcune indiscrezioni sull’accordo nucleare provenienti dall’interno della Casa Bianca. Il segretario all’energia Rick Perry, Kushner e i dirigenti di IP3 starebbero attualmente supervisionando il progetto.

“Nel gennaio 2018, la Brookfield Business Partners, una controllata di Brookfield Asset Management, ha annunciato i suoi piani per l’acquisizione di Westinghouse Electric per 4,6 miliardi di dollari,” fa notare il rapporto. “Westinghouse Electric è la società di servizi nucleari in bancarotta che fa parte del consorzio proposto da IP3 per la costruzione di reattori nucleari in Arabia Saudita e che trarrebbe vantaggio dal Piano Marshall per il Medio Oriente. Nell’agosto 2018, la Brookfield Asset Management aveva acquistato una quota di partecipazione in 666 Fifth Avenue, un edificio di proprietà della società familiare di Jared Kushner.”

“Il 27 febbraio 2018, Goldman Sachs aveva annunciato che l’ex vice consigliere per la sicurezza nazionale Dina Powell, che aveva aiutato a gestire i rapporti di Jared Kushner con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e aveva programmato la visita in Arabia Saudita del presidente Trump nel 2017, sarebbe entrata a far parte del gruppo di Goldman Sachs che si occupa dei fondi sovrani di investimento,” si legge nel rapporto. Goldman Sachs aveva scritto in un memorandum interno che “Dina si sarebbe concentrata sul miglioramento delle relazioni dell’azienda con i clienti dei fondi sovrani di tutto il mondo.” La signora Powell, a quanto si dice, “è particolarmente vicina al fondo per gli investimenti pubblici dell’Arabia Saudita e alla famiglia regnante nel paese.”

Nel marzo 2018, il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva effettuato una visita dell’ultimo minuto a New York, dove aveva alloggiato il suo entourage al Trump International Hotel di Manhattan per cinque giorni, un soggiorno che, secondo quanto riferito, “era stato sufficiente ad aumentare le entrate dell’hotel del 13% per l’intero trimestre,” si legge nel rapporto.

Il 12 febbraio 2019, Trump si era incontrato alla Casa Bianca con diversi imprenditori privati che si occupano di energia nucleare. L’incontro, afferma il rapporto, era stato “avviato da IP3 International.”

L’incontro avrebbe compreso discussioni sugli sforzi degli Stati Uniti “per garantire accordi per la condivisione della tecnologia nucleare degli Stati Uniti con le nazioni del Medio Oriente, tra cui Giordania ed Arabia Saudita,” si legge nel rapporto.

C’è poco tempo per bloccare il trasferimento di tecnologia nucleare all’Arabia Saudita. L’Iran, un nemico mortale dell’Arabia Saudita, non avrà altra scelta che iniziare un programma di riarmo nucleare, se i Sauditi costruiranno reattori atomici. Il pensiero di armi nucleari in possesso di Salman, una versione aggiornata di Saddam Hussein e, alla fine, nelle mani di Jihadisti radicali non istituzionali, sostenuti e finanziati da influenti personaggi all’interno dell’Arabia Saudita, è terrificante.

Chris Hedges

 

Fonte: truthdig.com
Link: https://www.truthdig.com/articles/giving-the-bomb-to-saudi-arabias-dr-strangelove/
03.03.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.