Sogni imperiali

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Mettiamo che io sia al governo dello stato più potente del mondo, uno stato scelto da Dio come terra dì eccezione abitato da un popolo eletto col destino manifesto di comandare tutti gli altri moralmente e intellettualmente inferiori, mettiamo che abbia questa sacra e gloriosa missione, ma debba superare la resistenza di certe forze diaboliche e infedeli che dai loro shitholes con oscena e blasfema pervicacia invece di riconoscersi inferiori, idolatrarmi e cercare di imitarmi e bere coca cola, vogliano trattare come fossero pari e decidere del loro futuro, cosa posso fare per averne ragione?

Non posso combatterli direttamente, solo col bastone, il mio esercito è sì il più formidabile di tutti i tempi, ma funziona bene solo nelle rappresentazioni di guerra, quando si segue il copione, nella realtà più prosaica, riesce a malapena a vincere contro nazioncelle secondarie e praticamente disarmate: la Russia è il doppio di me come territorio, ha un’economia che posso far sembrare piccola solo truccando le cifre, ha troppi abitanti, un esercito troppo forte che sarebbe anche capace di spararmi davvero, per distruggerla occorre suddividerla ancora, farla proprio a pezzetti e poi ragionarci con calma. La Cina è grande quanto me, ma ha un’economia che è il doppio, una capacità di produzione di cinque volte, una popolazione di quattro volte, un popolo obbediente che se lo porti a combattere, combatte davvero. Come me li darà nelle mani questi demoni il Dio degli eserciti?

Fortunatamente sono stato accorto in passato e ho preparato il terreno. Dopo il suicidio dell’Impero del Male sono riuscito a prendere in giro quell’idiota del loro ultimo “segretario”, e a forza di miliardi a costruire da una costola stessa della Russia una perfetta Antirussia e adesso posso costringerla a combattere contro la madrepatria in una splendida guerra civile. Per di più l’Ucraina non può essere presa con una blitzkrieg: è troppo grande, troppo popolosa, troppo armata (lo so bene perché l’ho armata io), talmente stupida da essere pronta a combattere per me molto più di quanto farebbero i miei stessi cittadini così che la guerra può durare a lungo, finché si sfiancano. E’ stato un ottimo investimento.

Nel frattempo posso distruggere la Russia impedendole di commerciare, di esportare, di importare, di cambiare valute, posso persino rubargli i soldi depositati qui da me. Posso scatenargli contro i miei cagnolini europei, quegli utili idioti  che tengo in pugno attraverso la Nato, la UE e le loro oligarchie corrotte. In questo modo posso indebolire anche loro che,  per combattere l’Impero del Male, avevo lasciato crescere troppo e diventare ricchi. Anche loro combatteranno per me e anche loro ne usciranno con le ossa rotte. Se non basta gli faccio scoppiare qualche problema nei Balcani a mezzo dei miei adoratori sul posto, o in Armenia magari. Ma io ne resto maestosamente fuori, vendo loro le armi per sterminarsi, sbraito come un pazzo, ma me ne sto in disparte qua nella mia isola americana che rimarrà intatta.

E quando si saranno scannati ben bene tra loro, allora potrò scendere di nuovo dal cielo come un salvatore. Basterà poca forza, basterà agitare un poco il randello atomico.

Coi cinesi, faccio lo stesso. Anche per loro, con la mia lungimiranza e l’aiuto di Dio e di Chiang Kai Shek ho coltivato un’Anticina fin dal 49 proprio sulla porta di casa: anche per loro basterà agitargli l’esca sotto il naso e la ingoieranno intera, come ha fatto lo scacchista del Cremlino.

Sono o non sono un genio? Faccio combattere i russi coi russi, i cinesi coi cinesi. Barbari contro barbari, musi gialli contro musi gialli. E gli europei mi danno un mano mentre sto liquidando anche loro.

Come l’Ucraina, anche Taiwan non si presta affatto ad una blitzkrieg: è un’isola, neanche io che ho la flotta più grande del mondo ce la farei (per la verità non ce la farei neppure con l’Ucraina). Certo, non c’è paragone con la Cina continentale, ma i cinesi non sono marinai, ci vorrà tempo, forse anni per rompere questa noce, nel frattempo i commerci che hanno arricchito i cinesi saranno rovinati e io venderò armi, strombazzerò da Hollywood, dalla terra della libertà, me ne starò in seconda fila, mentre i miei nemici si ammazzeranno tra loro. Che soddisfazione, che bellezza! Che perfezione da artista!  Sono io, non i musi gialli, che me ne sto sulla riva ad aspettare i loro cadaveri passare! Intatto! Democratico! Sostenibile! Rispettoso dei diritti umani! Benestante! Distante!

Mettiamo invece che io sia, il governo della Cina. Mettiamo che una gatta pelosa mi faccia il solletico sotto il naso con la coda per indurmi a mangiare Taiwan. Il mio collega giocatore di scacchi si è infilato mani e piedi nella guerra; certo avrà i suoi progetti, certo avrà i suoi metodi , certo saprà come uscirne, magari non poteva fare diversamente. Di fatto per adesso sta uccidendo gente che parla russo, non inglese. Ma io sono l’erede di Lao Tze, di Confucio, della saggezza cinese, non posso fare di più? Se azzanno Taiwan la divorerò prima o poi, ma ci vorrà molto tempo e mi spezzerò qualche dente, mentre il mio nemico, che non è Taiwan, sbraiterà, manderà armi, ma sostanzialmente starà a guardare e a ridere di me che uccido altri cinesi. Che importa a lui di Taiwan? Che gli importa dei cinesi o degli ucraini, ci guarderà morire con piacere, ritirerà la mano dopo aver scagliato il sasso.

D’altra parte, lo  ammetto, ho già parlato troppo per essere un antico saggio: non dicevano i padri che finché non la pronunci, sei tu il padrone della parola, ma dopo sei il suo schiavo? Se non rispondo alla provocazione, se non faccio nulla dopo aver minacciato fuoco e fiamme, perdo la faccia e questa è una cosa che un cinese non può fare.

Mettiamo che invece di caricare la muleta che mi agitano davanti come uno stupido toro, carichi direttamente il torero: passerei la palla a lui, in questo caso dovrebbe fare lui qualcosa, dovrebbe intervenire in prima persona, non far combattere gli altri per se. Taiwan non è l’Ucraina, da sola non si muoverà mai. Non c’è fretta, senza il suo protettore, a suo tempo cadrà come una pera matura.

Dice il saggio: mai combattere sul campo che il nemico ti indica! L’importante è colpirlo personalmente, direttamente, dove fa male, non colpire gli schiavi che alleva apposta come carne da macello. Sarebbe ora di finirla di bombardare città in Asia o in Europa. Se devi proprio colpire una città in Asia, che sia San Francisco. Se proprio devi proprio colpire una città in Europa, che sia New York.

 

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