+Resistenza – Resilienza

Di Raffaele Varvara, ComeDonChisciotte.org

Zona rossa, gialla, arancione, coprifuoco, lockdown, si può uscire, non si può uscire? Quando hai un dubbio, consulta la Costituzione perchè i DPCM sono acqua fresca! Lo ha confermato la sentenza del tribunale di Roma. Ora tocca a ciascuno di noi. L’unica via contro la gestione politica, terroristica e coercitiva, del virus è non accettare, smettere di obbedire prima che sia troppo tardi.

+ Resistenza – Resilienza. Se il termine “resistenza” è stato archiviato nostalgicamente nei libri di storia, il termine “resilienza” è stato ri-declinato dal regime come predisposizione a subire, a tacere, ad accettare tutto “per la nostra salute”. Di fronte a queste menzogne, occorre, invece, recuperare ragionamento critico che è precursore del dissenso e della rivoluzione.

Il grilletto del dissenso si può individuare in quel «dire-di-no» al potere, alla situazione determinata dall’ordine dominante che, sorgendo anzitutto nella coscienza dell’individuo, si traduce in volontà di autonomia e di indipendenza, intimamente collegato con un desiderio di liberazione e di avviamento di una storia alternativa. È solo dissentendo, e organizzando in forme strutturate il proprio sentire altrimenti, che l’individuo può maturare come soggetto, ossia come portatore di una sua visione critica e personale, scelta liberamente e non accettata passivamente perché imposta dall’ordine dominante.

Dissentirono gli antifascisti in Italia e Pasolini contro il nuovo fascismo della civiltà dei consumi, i rivoluzionari nella Francia del 1789 e i russi nel 1917; ma, poi, ancora i dissidenti sovietici verso il comunismo mal realizzato e Nelson Mandela verso la segregazione, Martin Luther King, Che Guevara e, semplicemente disobbedendo, Gandhi. Furono dissenzienti Sankara verso l’imperialismo occidentale in Africa, le generazioni del Sessantotto in lotta contro i padri, la «Rosa Bianca» rispetto al nazionalsocialismo, Peppino Impastato e Paolo Borsellino contro la mafia e i cecoslovacchi verso l’Unione Sovietica (1); dissentì Franco Basaglia, psichiatra che rifiutò di curare le persone affette da malattia mentale con i mezzi di contenzione e liberò loro dai manicomi, nel 1978.

La storia dell’umanità è storia di dissensi. Tuttavia c’è una differenza sostanziale col passato. Il potere, in ogni epoca e in ogni sua configurazione, per legittimarsi, provvedeva a reprimere e rimuovere fisicamente le forme di dissenso. Oggi, il potere ha mutato volto. Non reprime, come in passato, il dissenso ma semplicemente, opera affinché esso non possa costituirsi, tramite il distanziamento e il divieto di assembramento che si instaureranno perennemente come le nuove regole della nuova socialità post-covid. Non ricorre la repressione fisica, in assenza di teste realmente dissenzienti e di spiriti ribelli, perché non ve n’è piú materialmente bisogno. Non punisce i corpi, ma si impadronisce delle anime, le ammala, le indebolisce e le soggioga. Per questo è necessario entrare in un’ottica universale della cura. Non solo la cura per il Covid, ma una cura contro i mali causati dal sistema che impattano in maniera devastante sulla salute individuale e collettiva. L’unica medicina possibile per i popoli è una nuova politica espressione di un vero partito popolare in grado di prendersi carico delle anime annientate dalla cultura consumistica, materialistica, nichilistica, riduzionistica dentro corpi esausti, consumati, alienati, deprivati delle energie vitali, quindi impotenti biologicamente e politicamente. Questo stato di depressione planetaria produce popoli ridotti a pupazzi insignificanti, marionette di un sistema suicidario. Urge la sperimentazione, non di vaccini ma di nuovi linguaggi aggregativi a tutti i livelli: non basta solo il livello politico ma si deve operare più in profondità anche a un livello culturale e soprattutto animico/spirituale o interiore/personale perché è lì che si innesca il trigger del dissenso.

La nuova politica è incontro attorno ad una nuova forma di comunicazione. Manca una parola di senso che esprima al contempo il dis-senso, un comune denominatore che aggreghi, organizzi e incanali verso un percorso politico di emancipazione, tutte le varie forme di proteste manifestatisi nel corso di questi mesi.

Per l’anno nuovo, l’unico personale profondo desiderio è che “Viva la Costituzione, Abbasso l’oppressione” non fosse uno sterile motto come tanti da copiare e incollare sulle bacheche social, ma diventasse una nuova formula che unisca a livello intimo e profondo e che muova all’azione tutti coloro che sentono la necessità di ripristinare uno stato di diritto.

  1. D. Fusaro, Pensare Altrimenti. Giulio Einaudi editore, 2017