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Reddito di cittadinanza: se ne parla oramai ovunque, ma…(seconda parte)

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Dal ritmo con il quale si sente parlare di reddito di cittadinanza, anche sui giornali tradizionalmente scettici (addirittura Il Sole24 ore!), sembra effettivamente che gli economisti delle nuove scuole – tanto per intenderci, quelli del “soldo fa soldo” – siano in grave difficoltà. Gli “outlook” sulle previsioni economiche non sono confortanti, le economie orientali “virano” verso il mercato interno, l’inflazione è molto debole in Europa (in Italia, addirittura, negativa) e Mario Draghi è affaccendato nel distribuire un po’ di liquidità ai quattro venti, per capire se qualcuno risponde.

Le frange più fantasiose, mesi or sono, meditarono – paradossalmente – che una soluzione sarebbe stata quella di gettare soldi al vento dagli elicotteri: una sorta di trovata alla Achille Lauro trasposta nel terzo millennio?

I più bisognosi di argomenti sui quali litigare (la classe politica), allora, s’inventa questo strano reddito di cittadinanza: oh, vediamo un poco se qualcuno abbocca, tanto prometterlo non costa niente. Vai a vedere che riusciamo a imbastirci una decina di puntate dall’Insetto? Tutti gli altri giornalai seguiranno, sicuro.

Se usciamo dalla pura propaganda, ci troviamo di fronte l’economia: alt! Di qui non si passa, presentare le credenziali. Allora torni a scuola e cerchi d’avere queste famose credenziali: dopo qualche anno d’università, eccoti lobotomizzato. Vaneggi solo più di 0, incrementi comparati, mutui ipotecari sull’ipoteca del rendimento, ri-assicurazioni sul rischio ipotecario ed altre baggianate del genere: sei pronto per prendere il tuo posto nella grande sala degli iniziati, dove il tuo compito sarà quello di lucrare – come lo farai, non c’interessa! – dei guadagni. Per chi? Per noi che ti paghiamo.

Stupidaggini? Facilonerie? Osservate i due grafici che seguono:

Il primo ci indica, chiaramente, che le disuguaglianze sociali sono in forte aumento in Italia: siamo il Paese (verde) che più si distingue, fra quelli presi in esame, per la velocità con il quale l’indice cresce.

Il secondo indica la nostra (rosso) posizione all’interno dei Paesi OECD: l’indice italiano è 0,34 mentre alcuni studiosi (Wikipedia) concordano che un valore di 0,25 (pressappoco quello dei Paesi a sinistra nel grafico) sia quello ottimale per avere stabilità economica e sociale.

La Costituzione italiana, all’art 53 recita:

“Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

Sarebbe più giusto affermare che era, progressivo. Al momento della nascita, nel 1973, l’IRPEF aveva 32 aliquote (dal 10 al 72%) e agiva per scaglioni di reddito dai 2 fino ai 500 milioni di lire.

Oggi, gli scaglioni di reddito sono 5, che vanno dai 15.000 euro ai 75.000 (ed oltre), con aliquote dal 23% al 43% e non si va oltre. Per capire con un semplice esempio, un reddito di 250.000 euro del 1973 pagava il 72% di tasse, mentre oggi compare nell’area indistinta “oltre 75.000 euro” e paga solo il 43%.

Ecco come si è generata la disuguaglianza: gli autori? Ci sono più firme sui vari decreti, ma quasi tutti dal 1992 in poi. Se riflettete sulle attuali aliquote e scaglioni, si capisce perfettamente chi ha fatto “suonare a morto” la campana per la classe media: quel “43%” per i redditi oltre i 75.000 euro, la dice lunga.

Le stesse persone, o i loro epigoni, oggi ci parlano di reddito di cittadinanza: credere loro? Agli stessi che (M5S a parte) hanno istituito una simile ripartizione della ricchezza?

In ogni modo, andiamo ad osservare cosa raccontano le varie proposte, raggruppate – forzatamente – in categorie omogenee per sommi capi.

Imposta negativa

Non si tratta di un reddito di cittadinanza, bensì di un reddito minimo o assegno di povertà/disoccupazione.

Poggia su un meccanismo semplice: individuata una soglia di non tassazione (in Italia, per i lavoratori dipendenti, è di 8.000 euro) tutti i redditi superiori sono soggetti a tassazione, mentre quelli inferiori ricevono una quota di reddito, quella che loro manca per arrivare ad 8.000 euro, che può essere una percentuale, variabile, del mancato guadagno per arrivare ad 8.000.

Facendo un esempio: se la percentuale di assegno è calcolata al 70% del mancato reddito, per una persona che guadagna 3.000 euro in un anno, la quota versata dallo Stato sarà 5.000 x 0,7 (ossia la parte mancante ad 8.000 x il 70%) che fa 3.500 euro. Reddito complessivo, 6.500 annui. Per una persona completamente senza reddito, saranno 8.000 x 0,7, quindi 5.600 euro l’anno.

L’esempio è riportato fedelmente dal “Sole24 ore”, il che dovrebbe già raccontare qualcosa, almeno di chi ce lo propone. Ma, a mio avviso, manca qualcosa, una cosa importante per una persona che perde il lavoro.

La dichiarazione dei redditi viene presentata ogni anno intorno a Maggio: almeno, per i lavoratori dipendenti così è.

Prendiamo il caso di una persona che abbia perso il lavoro a Febbraio 2016: avrà una dichiarazione dei redditi per il 2016 negativa, che presenterà a Maggio 2017. Poi ci sono i tempi di elaborazione, circa tre mesi (per i rimborsi è così) e, finalmente, ad Agosto 2017 arriverà l’agognato assegno. Un anno e mezzo senza percepire alcun reddito? Quelli del “Sole24 ore” la mettono giù così…

La proposta di legge del M5S (Disegno di legge n. 1148)

Bisogna riconoscere che gli estensori del documento, molto onestamente, hanno definito “non ancora ideale” la loro richiesta che si basa su un precedente (2014) studio dell’INPS, sotto la presidenza di Tito Boeri.

La richiesta del M5S è di fornire un’integrazione al reddito – parziale o totale – pari (valori massimi) a 780 euro (considerata soglia di povertà) per un singolo, a 1.014 euro per un genitore solo con un figlio minore e 1.638 euro per una coppia con due figli minori. Il costo totale, quantificato dall’INPS, sarebbe di circa 15,5 miliardi di euro, pari all’1% del PIL nazionale.

Precisiamo meglio: le integrazioni al reddito sono finalizzate a raggiungere la quota di 780 euro per persona, quindi è una proposta per chi sta per precipitare nel baratro, nulla più. Quindi, per redditi che si avvicinano alla soglia di povertà, l’assegno, proporzionalmente, decresce: simile, per alcuni aspetti, a quello spiegato per l’Imposta Negativa.

Ciò che sconcerta un poco sono le modalità di applicazione: mentre la proposta di legge parte bene (la creazione di un “libretto” elettronico, ecc), successivamente continua col solito “soufflé” fra Comuni e Regioni che devono cooperare, poi controllare…in un crescendo che puzza di vecchie muffe, di stantio.

Non vorremmo che, fra Comuni, Regioni ed INPS, domani – come al solito – i soldi arrivassero prima ai soliti costruttori per il solito viadotto destinato a crollare la settimana seguente, piuttosto che al disoccupato che finisce in strada se non paga l’affitto la settimana dopo.

Consiglieremmo al M5S di mettere già mano, nel corpo della proposta, a parte dei cosiddetti “decreti attuativi”, lasciando così meno spazio alle “fantasie” di qualche funzionario ministeriale. Occhio, ragazzi.

Bisogna altresì riconoscere che, questa proposta, nel disastrato, profondo buio della via italiana ad un welfare almeno accettabile, è una luce che si accende: siamo, insieme alla Grecia, l’unica nazione europea a non avere un regolare assegno di disoccupazione.

Una piccola parentesi è qui necessaria: perché la quinta (o quarta) potenza economica europea è ancora priva di questo strumento? Due le risposte.

La genesi della classe politica italiana. La classe politica uscita dal Risorgimento era una componente molto elevata, per reddito, istruzione e “diritti del sangue”, della popolazione: infarcita di romanticismi stucchevoli, era incapace per formazione a comprendere gli italiani. Si giunse in queste condizioni alla famosa “crisi” della destra e sinistra “storiche”, che coincise quasi con la Prima Guerra Mondiale. Poi ci fu il Fascismo, che ebbe i suoi metri e le sue misure verso il problema (non è mia intenzione fomentare inutili polemiche di natura storica) e si arrivò, col suffragio universale, alle classi politiche del dopoguerra. Da nazione sconfitta, non lo dimentichiamo.

La classe politica che governò per un trentennio era di buona scuola democristiana, e più “popolare” delle precedenti: godette di un periodo di buona crescita, ed abdicò quando le condizioni favorevoli (saggio di profitto) terminarono. Giunse, “tangenzialmente” al potere anche il PCI, ed alcuni provvedimenti di legge (il pre-salario di 500.000 lire annue agli studenti, ad esempio, per rimanere in argomento) si fecero notare per la loro novità in quel panorama asfittico del lungo “dopoguerra”.

A questo punto, se avessimo seguito le orme della maggior parte d’Europa (pressappoco negli anni ’80), si sarebbe dovuto meditare sull’assegno di disoccupazione (e la separazione dell’assistenza dalla previdenza in due bilanci distinti), ma la classe politica era in altre faccende affaccendata: Tangentopoli, la fine della 1° Repubblica, il cambio di classe dirigente…e non si fece nulla.

Dopo quella stagione, la genesi della classe politica divenne caotica, non più regolata da una selezione dei partiti tradizionali: il nepotismo s’estese, e da qui il sempre maggior menefreghismo verso la popolazione.

Il resto lo fece l’Europa: i politici capirono che bastava essere fedeli servi di Francoforte per vivere in una gabbia dorata: ci aspettiamo che pensino a noi? Pensate a uno come Razzi.

Se l’avo di Gentiloni fu l’estensore del “patto” che riportò i cattolici in politica, oggi il discendente è quanto di più avulso dalla realtà si possa immaginare. Credete che riescano veramente a capire un disoccupato con figli a carico? Vi rendete conto della distanza che c’è fra la “casta” ed i comuni cittadini? Sempre cafoni, per loro, restiamo.

La seconda ragione è che un terzo del Paese, circa, vive in un’altra nazione. Le cosiddette “mafie” non sono più “coppola e doppietta” come li raffigura la tradizione: sono delle holding che procedono, di pari passo, col potere statale. Laddove lo Stato non arriva – e, credetemi, se il Paese reale fosse quello delle statistiche, nel Sud ci sarebbero già state incontenibili rivolte di piazza – giunge in soccorso il potere calmierante delle mafie, il silente assenso, pagato con gli spiccioli dei mille traffici e delle attività alla luce del sole, nelle quali i politici si prestano da tramite per i necessari collegamenti. O pensate davvero che Messina Denaro sia la Primula Rossa?

Questa parentesi era necessaria per inquadrare lo scenario dove la proposta del M5S – anche se non è un reddito di cittadinanza, ma un sostegno al reddito o un assegno di disoccupazione – si va ad inquadrare.

Perciò, non ci sembra da buttare, a patto che “qualcuno” mediti davvero d’investire 15 miliardi per invertire la rotta di accumulazione dei capitali seguita da decenni: è fattibile, se solo si decidesse che altre spese – le mille spese “elettorali” dei partiti, le tangenti su ogni metro cubo di cemento, le prebende per parenti ed amici, ecc – sono da eliminare.

Non dimentichiamo, inoltre, che il bilancio statale è gravato da 80 miliardi d’interessi sul debito, ogni anno, e che il pareggio di bilancio (in Costituzione!) è un bavaglio che non consente più parole, da qualunque parte giungano le proposte. Qui si apre un altro scenario: quello dell’Europa, della moneta e della banca di emissione, che sopravanziamo per non appesantire la trattazione.

Perciò, concludiamo questo punto affermando che la proposta di un sostegno al reddito del M5S è una buona proposta nel panorama italiano: basta non definirla reddito di cittadinanza.

Il vero reddito di cittadinanza

Per iniziare la nostra trattazione, partiamo da un punto di vista (considerato) non coerente al contesto: il sindacato. Stupirà sapere che la CGIL è contraria ad un reddito di cittadinanza, poiché continuano a chiedere “lavoro” per tutti, quando tutti sappiamo che lavoro ce ne sarà sempre meno, a causa dell’automazione: pare, in quella contrarietà, di scorgere il germe di un’affezione dovuta più alla convenienza, alla sopravvivenza di se stessi.

Quindi, tutto il cinguettio fra sindacati e confindustria, Ministero del Lavoro ed INPS – se vogliamo tracciare delle ipotesi per il futuro – lo dobbiamo zittire.

Appena ci apprestiamo a parlare del reddito di cittadinanza, diventiamo ansiosi per comprendere “dove si troveranno i soldi”? Mentre la vera domanda è “senza di esso, può la nostra società sopravvivere?”

Iniziamo a chiarire i punti di vantaggio di un vero reddito di cittadinanza:

1) Fine delle assistenze, concordate, per chi perde il lavoro (cassa integrazione, ecc)

2) Fine di tutte le pensioni d’invalidità

3) Fine dei sussidi (semestrali o trimestrali) per la disoccupazione

4) Fine dei provvedimenti, a carico dei Comuni, per l’assistenza agli indigenti

I vantaggi:

1) Una società meno ansiosa per la paura di perdere il lavoro

2) Una maggior calma, da parte dei giovani, per meditare bene il proprio futuro

3) Una sensibile diminuzione della depressione dovuta allo sconforto di non avere un reddito

4) Diminuzione dei drammi familiari dovuti alla mancanza di lavoro

L’errore è, a mio avviso – fra i mille che immaginano e blaterano di un reddito di cittadinanza – quello di credere che molte, nuove risorse siano necessarie per addizionarle ai redditi. Non è così.

Dall’America, giunge il famoso “Malibu Paradox”, ossia se si dovrebbe pagare il reddito di cittadinanza anche ai surfisti di Malibu (spiaggia del Pacifico rinomata per questo sport). La risposta è “sì”. Perché non conosciamo, uno ad uno, quegli sportivi, né possiamo immaginare il loro futuro. Ancora un’immagine mediatica presa a prestito per contrastare argomentazioni di tutt’altro genere.

Seguendo questo approccio, il “Sole24 Ore” giunge ad affermare che, per istituire il nuovo reddito, sono necessari 350 miliardi di euro l’anno. Impossibile, no? Allora non si fa.

Mentre altri, più documentati ed attenti nelle loro analisi, stimano cifre dell’ordine dei 15-35 miliardi di euro (prof. Fumagalli) e simili sono le analisi di De Simone, soprattutto per quanto riguarda i risparmi su altre voci di spesa. Riflettiamo che, per “salvare” – ossia scaricare sullo Stato i guai di una “loro” banca (vedi i rapporti fra MPS e PD) – il Monte Paschi, non hanno battuto ciglio a sganciare 20 miliardi sul debito, che diventeranno, il prossimo anno, circa un miliardo d’interessi in più da ascrivere a bilancio, pagato – anche questa volta – con quote del “avanzo primario”, ossia tagliando sanità, scuola e diritti vari.

Ciò che non sopporta questa gente è che un’elargizione diventi un diritto: come farebbero a crearsi le clientele elettorali? Ancora una volta, non è l’impossibilità nel percorrere una strada, ma la non volontà: oh, mica riusciamo più a pagare un voto 50 euro!

E’ evidente che l’istituzione di questo reddito, pur essendo erga omnes, non significherebbe un’aggiunta a stipendi e pensioni, bensì una ri-definizione degli stessi. In altre parole, col Reddito di Cittadinanza bisognerebbe ridefinire salari, stipendi e pensioni.

Il reddito di cittadinanza, quello vero, si configura come una misura che non può procedere solinga: deve far parte di un processo di ri-definizione del lavoro, dei salari e delle conseguenti tasse, sul lavoro e, soprattutto, sui redditi. Esso non è un provvedimento comune di bilancio: traccia un confine netto fra uno Stato espressione dei poteri che sempre abbiamo conosciuto – da Cavour in poi – ad un altro Stato, quello che si sovrappone, in gran parte, all’attuale Costituzione (mai applicata).

Facciamo qualche esempio, solo per pura ipotesi, supponendo un reddito di cittadinanza di 500 euro:

– Pensione di 1.500 euro: 500 di RdC e 1.000 di pensione.

– Stipendio di 2.000 euro: 500 di RdC e 1.500 di stipendio.

Non è soltanto una mera sottrazione per giungere al medesimo risultato, perché questo è ciò che apparirebbe nel panorama odierno, per l’immediato, mentre in divenire tutto il comparto del lavoro sarebbe rivoluzionato. Dalla novità, rivoluzionaria, che hai diritto di vivere per il solo fatto di nascere.

Qualcuno afferma: “non si troverebbe più che va a rifare i tetti” (un mestiere “duro” a caso).

A questo punto, la legge della domanda e dell’offerta tornerebbe a fare la sua parte: nessuno viene con 1.000 euro? Eh, dalle mie parti si racconta: “Nemmeno un cane, per 5 lire, muove la coda”. Quando il salario diventerà di 2.000 euro, sicuro che qualcuno che tira avanti con 500 salterà fuori. Magari lavorerà per sei mesi soltanto: così ci sarà una turnazione per i lavori più pesanti. Come mai trovano personale per le piattaforme petrolifere off-shore? Per gli alti stipendi: pochi, però, lo fanno per tutta una vita già oggi. Mettono da parte un gruzzolo e cambiano mestiere.

Un altro aspetto riguarda la formazione: oggi si vuole fare ogni cosa in fretta (e bene!). Chiedetelo ad Alessandro Volta od a Leonardo da Vinci se usavano lo stesso metro.

Più tempo, significa anche più studio, più preparazione per giungere ad un appuntamento con il lavoro con maggiori sicurezze di svolgere i propri compiti: oggi, la selezione viene fatta sui posti di lavoro, con pochi che riescono a farcela e tanti che abbandonano, che non ce la fanno. E questi? Conosco un ingegnere che vendeva le patatine, in giro col furgone. Può apparire come una sorta di “darwinismo” sociale, ma il contraltare di tutto ciò è l’anarchia sociale.

L’anarchia del lavoro che richiede, oggi, la globalizzazione, non può essere tollerata in sociologia, in pedagogia e nei rapporti sociali, poiché i costi – umani, relazionali e sociali – li paghiamo tutti, direttamente o indirettamente.

Inoltre, il lavoro rinegoziato partendo da una posizione di “non-disperazione” ha maggiori probabilità di giungere ad un successo, e non solo per il lavoratore: anche per le imprese, che troverebbero persone motivate e coscienti: per il maggiore guadagno oppure per sintonia con quel settore o/e mansione.

Una delle fonti di finanziamento per il reddito di cittadinanza è stata immaginata, per parecchi anni, la Tobin Tax, ovvero un prelievo (molto piccolo) sulle transazioni finanziarie, anche quelle di chi compra petrolio e lo rivende dopo pochi secondi.

Stupirà saperlo, ma la Tobin Tax in Italia esiste, come in altri Paesi europei, solo che è stata congegnata apposta per poter essere elusa: lo dicono gli stessi addetti ai lavori!

Le difficoltà di riscossione sono, per lo più, legate alle cosiddette “transazioni istantanee”, ossia su chi compra e vende nel volgere di pochi minuti, addirittura secondi, per lucrare, anche poco, su grosse cifre. La maggior parte di queste transazioni, poi, sono eseguite automaticamente via computer.

Non credo che esistano motivazioni tecniche al fiasco della Tobin Tax: dobbiamo ricordare che l’idea di James Tobin – che raffinò le sue analisi a partire dagli anni ’60 del Novecento, ricevendo anche il premio Nobel per l’economia nel 1981 – era soprattutto quella di ridurre al minimo possibile queste transazioni istantanee e, soprattutto, il mercato dei derivati, che tanto danno ha fatto nelle economie reali, a tutto vantaggio delle economie cosiddette “virtuali”. Ossia, Wall Street ha depredato Main Street. Per questo “non si riesce a far funzionare” la Tobin Tax: per continuare a depredare.

Un altro esempio, dell’ordine della Tobin Tax, è quello di tassare con una quota minima le transazioni bancarie.

Facciamo un esempio:

Pago l’affitto tramite banca, ipotizziamo 500 euro. Applicando l’aliquota del 0,02%, mi troverei a versare per il reddito di cittadinanza 10 centesimi di euro ogni mese.

Pago il dentista, 2.500 euro: pago 1 euro.

Acquisto un’auto da 15.000 euro: pago 3 euro.

Pago una ristrutturazione edilizia del costo di 20.000 euro: pago 4 euro

Acquisto un’auto da 75.000 euro: pago 15 euro.

Acquisto casa, per 150.000 euro: pago 30 euro

Acquisto casa, per 450.000 euro: pago 90 euro

Compro petrolio per 5 milioni di euro: pago 1000 euro

Acquisto un complesso turistico/alberghiero per 12 milioni di euro: pago 2.400 euro.

Qualche esempio pratico:

Le nuove immatricolazioni, in Italia nel 2015, sono state 1.574.872 e 263.000 quelle usate. Assumendo un valore medio di 30.000 euro per le auto nuove e di 7.000 euro per quelle usate:

Auto nuove: 9.449.232.000 (9 milioni e mezzo di euro)

Auto usate: 36.820

Non sono considerati, nei dati sopra citati, gli autoveicoli commerciali e per uso agricolo: tutti di prezzo unitario superiore ai precedenti.

Dal solo mercato degli autoveicoli, sarebbe possibile ricavare cifre nell’ordine dei 10 milioni di euro.

Le compravendite immobiliari, nel 2016, sono state 449.000, per una cifra di 76 miliardi di euro.

Le sole compravendite immobiliari (sempre con il coefficiente dello 0.02%), avrebbero creato una cifra di 15.200.000 (15 milioni di euro) da adibire al reddito di cittadinanza.

Non andiamo oltre: riflettiamo che, considerando due soli universali di spesa, siamo giunti a 35 milioni di euro, quanto deriverebbe da tutte le transazioni finanziarie? Dalle tegole al parmigiano, alla carne, ai pomodori, alle lenzuola…forse il PIL? Non lo sappiamo, e nemmeno il PIL può indicarcelo, perché lo stesso bene passa di mano più volte prima di giungere al consumo. Però, per ogni passaggio di mano reale – fabbrica, grossista, mercato ordinario – c’è un guadagno: giusto pagare un’imposta così minima.

Riflettiamo che, negli ultimi anni, l’IVA è stata aumentata di 2 punti percentuale – cento volte rispetto al nostro scenario! – mentre non si sono creati nessun problema a comprare una banca per 20 miliardi di euro, semplicemente aumentando il debito.

35 milioni di euro, comunque, fanno un reddito di 500 euro mensili, per un anno, per quasi 6.000 persone: non ci sembra una chimera – se applicato a tutte le transazioni finanziarie – giungere a milioni di persone.

Mancano risorse? E’ più un problema politico che altro: si possono alzare i coefficienti od altro ancora. Osservate le cifre delle principali accise ed il loro gettito annuo:

Accise carburanti (2015): 173 miliardi di euro

Bolli auto: 5,93 miliardi di euro

Tassa Tv: più di 2 miliardi di euro

Tasse Enti Locali (sulle buste paga e sulle pensioni): più di 13 miliardi di euro

Accise gas metano: 3 miliardi di euro

Giochi: 2,5 miliardi di euro

Razziano risorse come soldati di ventura: in totale, le entrate tributarie dello Stato (2015) sono state pari a 404 miliardi di euro, mentre le analisi degli esperti concordano su una cifra fra i 15 ed i 30 miliardi di euro per istituire almeno un serio assegno di disoccupazione. E senza considerare una vera Tobin Tax, che aprirebbe le porte al vero reddito di cittadinanza.

Di più: a quanto ammontano le disponibilità dei ministeri? Rammentiamo che, quelle “disponibilità”, altro non sono che mance elettorali mascherate, giacché i costi del personale (ordinario) non rientrano in quei fondi.

Perciò, non ce la raccontino e mettano mano al borsellino: altrimenti, ci arrabbiamo.

Conclusioni

Abbiamo preso in considerazione tre ipotesi: imposta negativa, assegno di disoccupazione e reddito di cittadinanza.

Il primo ci sembra, a tutti gli effetti, inutilizzabile giacché richiede una dichiarazione e/o un’ispezione: tempi troppo lunghi (nella forma presentata, più di un anno) per chi è quasi alla fame.

Il secondo (quello del M5S) è un serio assegno di disoccupazione molto simile al sistema tedesco in vigore: è funzionale, ma ricorda ad ogni passo l’avviamento al lavoro, la ricerca del lavoro, il corso di aggiornamento per il lavoro. Sembrano non rendersi conto – con tutta la buona volontà espressa – che domani sarà sempre di più il lavoro a mancare. Rimane, col vuoto assoluto esistente, una buona proposta, da appoggiare. Ma non risolverà i problemi nel lungo periodo.

Si potrebbe ipotizzare la formula del “lavorare meno e lavorare tutti”: questo è avvenuto almeno fino al 1980, con la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro. Poi, come ben sappiamo, i governi hanno sposato l’idea pazzesca della crescita infinita, catalizzata dai cultori del neo-liberismo, scuola di Chicago in testa.

Oggi, ne vediamo i frutti: profitti per pochi, tassazione solo sui redditi medi, povertà per gli altri.

Riconosco che la formula di lavorare meno per abbattere la disoccupazione affascina (in alcune grandi case automobilistiche tedesche è stato attuato), ma richiede che quella economia tragga molti profitti, per calmierare gli investitori e soddisfare le maestranze. Difatti, ho chiarito: “Germania”, ossia il Paese che si è “mangiato” la possibilità di un’Europa unita con criteri di giustizia, non una unione di stati assoggettati a dei Gauleiter.

In fin dei conti, nel mondo del lavoro, il reddito di cittadinanza sortirebbe un effetto abbastanza simile, soltanto che sarebbe il lavoratore a scegliere dove, come e – soprattutto – per quanto tempo portare avanti una certa occupazione.

Questo modello, però – non nascondiamocelo – è sì di grande saggezza per il futuro, ma difficile da far digerire a chi guadagna 1 euro il pezzo, perché crederà di poter vendere i suoi “pezzi” per un tempo infinito, e persino aumentarli.

Se qualcuno pensa a scenari di maggiore “presa di coscienza” dell’umanità, gli auguro tanta fortuna: pur non disdegnando affatto la cosa, non la vedo presente nell’odierno orizzonte.

Saranno, al più, le condizioni economiche che renderanno impossibile continuare – crescita zero, occupazione in costante calo, redditi sempre più corrosi, rifiuti a mille – a rendere obbligatorio un simile passo: per questa ragione credo sia giusto appoggiare l’assegno di disoccupazione chiesto dal M5S, non dimenticando mai, però, che è un palliativo.

Di certo, negli ultimi 20 anni, abbiamo visto con i nostri occhi il degrado della nostra civiltà, a livello planetario, lo abbiamo toccato con mano, con sempre più difficili condizioni di vita, con sempre più povertà e violenze.

Non ne facciamo colpa agli economisti, giacché sono soltanto dei tecnici, ma alla politica, alla gestione della polis quale tutti siamo chiamati per semplice diritto di nascita. Perché se dieci persone possiedono ricchezza pari a miliardi d’esseri umani, il gioco è truccato: un conto è premiare il merito e l’inventiva, un altro appropriarsi di ricchezze sedendosi sugli scranni più alti, quelli dei decisori.

Non serve a niente opporsi? Mah, da come vedo che vanno le cose, mi sembra che la circolazione delle idee sia, oggi, ciò che più li impaurisce: la mente, quella, non potranno mai rubarcela.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/02/reddito-di-cittadinanza-se-ne-parla.html

2.02.2017

 

LEGGI LA PRIMA PARTE QUI

Pubblicato da Davide

  • Roberto Giuffrè

    Poi arriverà la Lega a chiedere se dovremo dare il reddito di cittadinanza anche a Bingo Bongo finto rifugiato, quello pasciuto col cellulare ultimo modello appena sbarcato dal gommone pagato da Soros.
    A chiunque verrebbe difficile dare una risposta.

    15-20 miliardi spesi in redditi di cittadinanza sono 15-20 miliardi in meno da poter depredare per gli psicopatici accumulatori seriali di denaro che hanno un vuoto affettivo incolmabile anche con conti correnti pieni di numeri.

    Poi c’è la nefasta previsione fatta da Samir Amin che il capitalismo sfocerà in genocidio quando le città saranno assediate da gente affamata a cui è stato tolto lavoro e sostentamento.

    E Samir Amin fa il paio col prof. Alain Parguez che disse ai convegni di Rimini nel 2012 che alle attuali oligarchie europee bastano il 25% dell’attuale forza lavoro europea, perfino al netto dei migranti.
    E che il restante 75% può anche fottersi e suicidarsi.
    E le oligarchie europee sono anche peggiori di quelle americane. Poiché quelle USA capitaliste e pro-consumismo sono comunque favorevoli a che la gente abbia in tasca quei due soldi per andare nei centri commerciali, e mangi un po’ di merda OGM da scaffale dello store. Giusto per tenere in piedi il sistema.
    Quelle Europee sono molto più psicotiche e vogliono il neo-feudalesimo. Con i disperati e gli storpi a morire di stenti agli angoli delle strade.

    • enricodiba

      Di certo i parassiti al governo non vogliono il reddito, perché avrebbero meno soldi da rubare.

    • Tizio.8020

      Cit.

      Non mi risulta che chi sbarca sia “cittadino Italiano”, quindi è naturalmente escluso dal provvedimento.

      • WM

        Tizio, puoi vedere di usare un altro sistema per citare i commenti? ogni volta che lo fai succede questo casino di tags.
        Se ti serve una mano scrivimi dalla pagina dei contatti, ma comunque cerca di trovare una soluzione, per favore, così sono illeggibili.
        Grazie

        • Tizio.8020

          Hai ragione, e mi scuso.
          Non capisco però: io mi limito a fare copia&incolla.
          Boh, adesso lo modifico, così è illeggibile.

          Forse ho capito: mi sono limitato a togliere le , e adesso si legge.

          • WM

            Magari prova ad incollare, prima, sul blocco note, così tutti i tags si cancellano e resta solo il testo, poi incolli quello, così dovresti risolvere.
            Grazie per la comprensione

  • enricodiba

    Il reddito il minimo deve rimanere insieme ai sussidi di disoccupazione,come dappertutto, come anche il naspi in italia, finito il naspi che dovrebbe essere più alto e a scadenza,passi al reddito minimo, stesso discorso per pensione d’invalidità.Praticamente si calcola che all’anno non puoi guadagnare meno di una certa cifra, se non arriva a questa cifra lo stato ti passa la differenza.

  • clausneghe

    Mah, alla fine il maestro Bertani dice cose alquanto sensate e condivisibili seppur in maniera leggermente pesante e logorroica..IHMO
    Io pure sono per il RDC, che se venisse istituito avrei pieno diritto di accedervi..in quanto, ricordo, disoccupato 60 senza reddito senza pensione senza scorte. Ohibò!.
    Ma quello che vedo mi dice,mi conferma, che siamo in mano ad uno Stato criminale governato da fantocci infernali che non hanno in mente il benessere dei loro sudditi ma piuttosto la distruzione fisica e morale della nostra Patria (patria vuol dire dove sono nati i padri, i nostri padri).
    Non fanno nulla di utile, hanno fermato i lavori e i progetti perchè stanno rastrellando tutto il possibile per partecipare alla, farci piombare, in GUERRA.
    Sanno che sarà tutto distrutto, così come il padrone di una casa che deve essere abbattuta non si preoccupa di rimettere l’intonaco…
    Quindi non credo proprio che questo sospirato reddito vedrà la luce, sarà più facile vederci sottrarre anche quel pochissimo che c^è rimasto,piuttosto.

    • Lupis Tana

      klaus ti leggo da tanto tempo e sempre con piacere spero che un giorno presto, la vita ti arrida. ciao e ad maiora, tan lup

      • clausneghe

        Grazie!

  • Gino

    Cerchiamo di vedere il quadro nel suo totale insieme, sforziamoci:
    Una nazione con 60Milioni di abitanti,deve avere tanta “moneta” circolante da bastare alla sussistenza di 60milioni di abitanti. Non sto parlando di risorse ma di carta. Le risorse ci sono certamente, visti gli sprechi indicibili. Se non ci fossero le risorse allora preoccupiamoci di averle. Se invece, come è, si parla di carta, allora in una maniera o nell’altra ci devono essere tante banconote da bastare a tutti, e ci sono certamente! Il ridistribuire un po di carta a chi ne ha poca o non ne ha completamente non è uno spreco, non è una cosa straordinaria che il governo deve impegnarsi a riuscirci e forse grava sulle casse o blablabla. Dando la carta a chi non ne ha a sufficienza permette a quelli di vivere, quindi rispendere quella carta, aumenta il numero di “utenti-clienti”, l’economia gira e quelle monete non si vaporizzeranno nel nulla ma resteranno sempre nello stesso giro. Quindi reddito o no non è una scelta economica ma politica e sociale. I paesi anglosassoni che fino a ora (e scandinavi) hanno avuto un forte stato sociale con assistenza anche aglii alcolizzatii cronici a cui toccava casa e persino un PC non sprecavano nulla!
    o stato dovrebbe decidere o ammazza e crema la gente “superflua” oppure la lascia marcire nella povertà o semplicemente la include socialmente facendo si che il tubo dell’acqua passi anche da loro!

  • gix

    Veramente poco da aggiungere a quanto descritto dall’ottimo Bertani, che si legge sempre con piacere. E’ anche la dimostrazione che alla fine bastano pochi conti della serva per distruggere qualunque teoria economica strumentale. Per quanto riguarda i 5 stelle bisogna dare atto a Grillo che lui è stato uno dei primi a capire che il problema non è la disoccupazione, ma proprio il lavoro in quanto tale, destinato a diventare un concetto astratto. Coloro che vogliono continuare a tenere la gente per le palle con il ricatto del lavoro, sono, tra l’altro, proprio quelli che hanno più bisogno di masse inconsapevoli di gente che lavora e manda avanti le loro speculazioni industriali, i loro imperi basati sul consumo fine a se stesso. Questo anche se certe tipologie di lavoro particolari (per es. sanità, attività artigianali ecc) rimarranno sempre in mano all’uomo, con scarso intervento delle macchine. Certo, fare una legge come quella che propongono i 5 stelle oggi, in un contesto in cui l’europa ci manda pizzini per aggiustamenti dello 0,2 % di pil, equivale ad una dichiarazione di guerra. Ecco forse i veri motivi per cui i 5 stelle vengono osteggiati all’unisono da tutto il fronte politico.

    • Gino

      scusa gix, in cosa consiste lo “scontro” tra la proposta di Grillo(m5s) e gli aggiustamenti o comunque le “indicazioni” europee sulla politica economica?

      • gix

        Mi riferisco al fatto che l’europa mette bocca nel bilancio del nostro Stato, quando impone al governo di riassestare la manovra finanziaria poichè sfora i criteri stabiliti dalla commissione, di una percentuale che corrisponde a circa 3,4 miliardi di euro, come ci hanno detto e ripetuto dalla mattina alla sera in questi giorni. E’ chiaro che una legge come quella proposta dai 5 stelle presuppone scelte di bilancio svincolate da qualunque controllo esterno, e, soprattutto, può anche prevedere un indebitamento dello Stato, per necessità oltretutto stabilite autonomamente, che al momento, grazie al governo di Monti mi pare, è stato vietato nella costituzione, con l’obbligo di pareggio di bilancio.

        • Gino

          Quello che dici è vero.
          Però mi sento di precisare alcune cose (a mio parere).
          Innanzitutto il pareggio di bilancio è nel Trattato di Lisbona. Quindi l’esecutore è stato il perfido Monti (che non gode affatto della mia simpatia nè ne ha goduto il suo governo) ma sono cose già decise nel momento in cui abbiamo aderito a questi trattati. Spesso le discussioni si fanno sul nulla perchè si saltano le parti fondamentali.

          Nonostante ciò il debito pubblico è continuamente aumentato.
          Attenzione che come vado ripetendo da anni il problema non è il debito ma il rapporto debito -PIL . Puo aumentare il debito ma se aumenta il PIL problemi non ce ne sono.

          Il pareggio di bilancio certo è una mostruosità per una società libera e una nazione sovrana.
          Nonostante ciò, anche in vincolo di pareggio di bilancio, se ci fosse la volontà, si possono ricavare tanti soldi d convertire in redditi di cittadinanza o sussidi di disoccupazione o come si voglia chiamarli senza che i conti dello Stato ne abbiano danno. QUei soldi rientrano tutti e infuiscono positivamente sul PIL aumentando certamente la quantità di persone che “spende”.

          Questo è stato usato da Renzi con i famosi 80€ che ovviamente sono rientrati tutti alla fine dell’anno andando a coprire il buco che avevano “causato”.

          Come ho gia scritto sotto non è un problema economico ma solo di gestione della società dunque un problema politico-ideologico.

          • gix

            Non mi risulta che in Europa altri paesi si siano sbrigati ad inserire il pareggio di bilancio in costituzione, come abbiamo fatto noi. Probabilmente c’era l’illusione che questo sarebbe servito a intenerire nei nostri confronti la BCE e tutti gli altri gangli di potere europeo. Per quanto riguarda il trattato di Lisbona e come la legge che con gli amici si interpreta e con i nemici si applica, sennò a quest’ora saremmo già dovuti rientrare del nostro debito con modi e tempi che ci avrebbero ridotto alla fame.

          • Gino

            Personalmente credo proprio che tutto ciò serva proprio a ridurci alla fame. Tutto quello che puo essere fatto per evitarlo non viene fatto . MAI. Neanche per sbaglio. C’è una scienza precisa.

          • fastidioso

            ” nel momento in cui abbiamo aderito a questi trattati. ”

            Forse non c’entra, ma ti ricordo che , a detta del Prof. SOTTILE, tali trattati furono volutamente scritti in modo astruso pechè nessuno ci capisse granchè.

            Tale Prof. è stato premiato….fa parte della Corte Costituzionale…

          • Gino

            Si. Per non far capire niente alla gente e ai politici mezza tacca. Chi doveva capire ha capito…tranquillo

  • Leo Pistone

    Se qualcuno volesse farmi capire dov’è che il mio commento contravviene alla netiquette e quindi è stato bloccato, gliene sarò grato.

    • Gino

      forse perchè hai dato dei cretini a chi scrive su “Il Foglio” 😀

    • WM

      Leo, se un commento finisce in coda di moderazione, è perfettamente inutile ripeterlo anche cambiando qualche parola, si deve aspettare che un moderatore lo legga e lo sblocchi.
      Ripetere il commento vuol dire solo finire nella lista degli spammer di Disqus.
      Se hai chiarimenti da chiedere sulla moderazione, è inutile scriverli qui, devi scrivere alla Redazione dalla pagina contatti.
      E comunque, se eviti di insultare qualcuno, è meno facile finire in coda di moderazione, dove vanno automaticamente i commenti contenenti insulti.

      • Leo Pistone

        Ho provato a reinserire il commento perché pensavo fosse andato in coda per errore.
        Vedo che si usa ogni pretesto per per addossare al commentatore colpe inesistenti, per il semplice fatto che ha osato criticare sua maestà il moderatore.
        Davvero un segno di grande maturità.

        Se il moderatore evita di tacciarmi di aver insultato qualcuno sarà ancora meglio.
        Se poi mi spiega anche perché qui sono finito in coda di moderazione e in un altro articolo, dove ho commentato dopo invece no, farà un favore più grande.
        Non tanto a me, ma in primo luogo alla credibilità sua, a quella del sito e soprattutto a chi ha lavorato duramente per tanti anni per poi metterlo in mano a gente che con il proprio comportamento dimostra di non essere all’altezza.

        Meglio ancora, infine, se il signor moderatore non inventa cose inesistenti per coprire parzialità a questo punto evidenti.
        Se un frequentatore insulta, e non è il mio caso, è un conto. Se un moderatore mente perché vuole tirare a ogni costo la ragione dalla sua e far passare gli altri per quello che non sono, è molto peggio.
        Crede così di cavarsela, ma danneggia in primo luogo la reputazione del sito.
        Perché quello che oggi ha fatto con me, domani lo farà con altri e così via.
        Del resto la deriva presa da questo sito è evidente, e se i commentatori storici sono tutti spariti o quasi, a questo punto i motivi lo sono altrettanto.

        Peccato, una volta questo era un bel sito.
        Di farvelo rovinare così, cari Truman e Davide, siete ovviamente padronissimi, ma è come prendersi a bottigliate gli zebedei ridendo a crepapelle per il piacere, come faceva il buon Tafazzi.

        • WM

          Forse non hai capito che è Disqus, con i propri filtri, che ti ha messo in coda di moderazione, non c’è nessun errore.
          Detto questo, ribadisco che per lamentarsi della moderazione, che non è competenza mia, c’è l’apposita pagina dei contatti e che questi commenti fuori tema saranno cancellati non appena avrai letto questa risposta.

          Il resto sono puerilità cui non vale la pena replicare.

          • Leo Pistone

            Mi spiace per te, caro, ma puerilmente ti sei comportato tu. con la tua rispostina a indice alzato, colma di arroganza e dell’urgenza plateale di delegittimare in qualche modo il tuo interlocutore.

            Infatti a domanda precisa non sei stato capace di dare risposta, ma solo di nasconderti dietro il dito del meccanismo che tu dici di non poter controllare, malgrado lo abbia scelto..
            Atteggiamento che si commenta da sé.

            Ti informo inoltre che il tentativo di proiettare sugli altri limiti che sono solo tuoi non rende meno evidente il comportamento che tieni, semmai è il contrario.

            Certe cose, inoltre sono state comprese fa tempo e non solo da me.. Ossia da quando la decisione di affidarsi a Disqus ha mostrato la deriva normalizzatrice neo-dem di questo sito. Che non riguarda un’ideologia ma uno stato mentale.
            Riassunto dal pubblicare articoli appassionati contro il politicamente corretto e il pensiero unico che ne consegue, salvo poi nei fatti servirsi dei suoi strumenti per i propri interessi.
            Pronti a dare del bamboccio ai frequentatori assidui del sito, senza capire che così facendo si riconosce essere adatto a quel tipo di pubblico, e ad accusarli velatamente di psicoreato, ossia senza il coraggio di farlo in maniera chiara.

            Triste fine di un sito che tra l’altro funzionava benissimo nella sua semplicità e si è voluto stravolgere sostenendo che non funzionasse. Per farlo diventare un baraccone chiassoso e non funzionante, proclamando però la sua efficienza.
            Indicativo, non trovi?

  • Fino a quando si ragiona pensando che “bisogna vedere” o del “ma , forse”, o ci si deve ancora sedere al tavolo delle consultazioni… campa cavallo! Oltre al fatto che mi farebbe piacere vedere sforbiciati certi stipendi statali, tipo il barbiere della Camera o il ragioniere capo della Regione Sardegna (dovrebbe essere in pensione, percepiva più del mensile di Renato Soru, allora c’era lui come presidente), o che dire dei 650 mila euro l’anno che percepiva la buon’anima di Manganelli? Non so, fate voi, ma per me sapere che un capo dei vigili urbani, secondo quanto scriveva l’Unione Sarda, percepiva 84 mila euro l’anno, non mi pare giusto: sono fuori dal mondo?Io intendo dire. Che poi sia sbagliato il famoso sistema, che porta le persone ad aumentare sempre di livello, tipo i famosi giudici o colonnelli, che vanno in pensione, lauta ovviamente, con il massimo dei massimi, è palese: non è logico, però, che il primo ricorso porti a bocciature o che, solo per alcuni sia possibile introdurre e applicare, leggi con valore retroattivo.

  • Toussaint

    Quello che mi preoccupa è che, parlando di “reddito di cittadinanza”, possa sparire dal dibattito la considerazione che l’obbiettivo costituzionale della piena occupazione (ovvero disoccupazione al 3 – 4%) è assolutamente raggiungibile, ed anzi negli anni ’80 ci eravamo assai vicini, se solo recuperassimo la nostra sovranità sia sulla moneta che sulla banca centrale. Non vorrei che il “reddito di cittadinanza” comportasse l’accettazione dello status quo. E’ questa la mia preoccupazione ed è questo che vorrei sentire un po’ più spesso dai sostenitori di questo provvedimento (insieme al fatto che le risorse vadano trovate al di fuori dei fondi già ridottissimi di cui gode il nostro stato sociale).

  • Pedro colobi

    Articolo chiaro, lucido, completo. Grazie Bertani

  • Piramis

    Il Reddito di Cittadinanza, visto come un sussidio al lavoro è un provvedimento zoppo, farraginoso, costoso e che non crea le premesse per una società più equa.
    Il Reddito di Cittadinanza va concepito come Universale, ovvero distribuito a tutti i Cittadini, indistintamente, dalla nascita alla morte, in maniera automatica, senza che nessun politico possa aprire e chiudere i rubinetti a piacere.
    Solo in questo modo acquista un senso e diventa parte fondante di una società, la cambia e la sostiene.
    In Norvegia, ad esempio, c’è il “Stønad til livsopphold”, il Reddito di Esistenza, 500 euro erogati ai cittadini, indipendentemente dall’età.
    esempi di RdC ce ne sono a iosa, ma in genere sono sussidi dis/occupazionali o sostegni di vario tipo, condizionati alle variabili XYZ.
    Quello che serve è un Diritto al Reddito di Cittadinanza, ovvero un diritto costituzionale ad un’esistenza dignitosa.
    I problemi sono fintamente ed artatamente legati alla possibilità di sostenere economicamente questo RdC, come evidenzaia anche Bertani, il problema è esclusivamente di natura politica.
    È ovvio che un cittadino che ha già da mangiare, non accetta qualsiasi lavoro sfruttato, come invece è necessario che faccia (adesso parlo per il caso Italia, ma vale per tutto il sud Europa) per soddisfare le necessità di una classe produttrice (leggi germania) a cui abbisognano lavoratori in guerra tra di loro per un tozzo di pane.
    Quindi, in un modo o nell’altro, volendo, le risorse si troverebbero, ma manca la volontà di cambiare questa società che sta affondando come il Titanic, lentamente ma inesorabilmente.
    Ma se lo strumento che serve per istituire questo RdC Universale, fosse a portata di mano, economico, efficace e risolutivo, ci sarebbero ancora le motivazioni per osteggiarlo?
    A questo ho cercato di rispondere con la mia proposta di anni fa di un RdC finanziato da una moneta complementare, creata appositamente e circolante solo in Italia (ma è un sistema che funzionerebbe in qualsiasi paese che abbia una capacità produttiva), chi ne avesse interesse può approfondire scaricando questo PDF https://www.dropbox.com/s/btyqve9ij6fux6t/Reddito-di-Cittadinanza-e-Moneta-Complementare-Lirae-ultima-versione.pdf .
    I modi ci sono, basta volerlo.
    Ma, come dice Adamopoulos alla fine di questo interessante documentario su come potrebbe essere una società con un RdC Universale https://www.youtube.com/watch?v=jqu_dWgOLa4 , “il problema alla base del rifiuto del RdC sta in quelli che pensano che non sia giusto regalare soldi a chi non fa niente per guadagnarseli” non sono le sue parole, ma il succo è questo.
    Siamo noi che non vogliamo cambiare una società in un’altra, perché è questo che ci hanno condizionati a pensare.

    • Sono d’accordo, il Reddito di Cittadinanza deve essere universale ed incondizionato, deve essere erogato per il solo fatto di essere cittadino italiano. Se poi a questa misura si accompagna l’uscita dall’Euro – e senza pagare il pizzo di Draghi, anzi, chiedendo un indennizzo per i danni subiti – una banca nazionalizzata, l’espulsione degli americani, una vera Tobin tax, una riforma del diritto societario, un riallineamento geopolitico a fianco della Russia, si potrebbe prospettare una rinascita della nazione che la classe politica odierna non vuole.

  • MarioG

    “, quando tutti sappiamo che lavoro ce ne sarà sempre meno, a causa
    dell’automazione….”

    Sono scemenze. Il lavoro, cioè cosa da fare, bisogni, ANCHE URGENTI, da soddisfare ce ne sono sempre. Non ha nessun senso dire che finisce il lavoro a causa dell’automazione.

    Altro discorso è se c’è offerta di lavoro. Questo dipende dall’organizzazione sociale. Se (dico SE) non ci sono soldi per finanziare lavori, non ci sono nemmeno per il reddito di cittadinanza. Viceversa, se le risorse per il reddito di cittadinanza ci sono, allora quest’ultimo non è più necessario e non è nemmeno desiderabile.