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Proposta indecente

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Caro Beppe,
ho saputo, proprio dal tuo blog, che – mistero, non riesco a comprenderne il motivo – l’energia sarà il primo punto in discussione alle assemblee dei tuoi parlamentari: forse ho capito male, sarà il primo punto del programma, è confuso…ma voi, avete capito cosa dovete fare? I tuoi “onorevoli/disonorevolizzati” lo hanno compreso?
Comunque sia, non fare come col non-programma, dove qualcuno – probabilmente a tua insaputa – copiò/incollò la legge regionale sull’energia e l’ambiente del Trentino Alto Adige: c’erano tutte le norme per la messa a punto energetica degli edifici.
E l’energia per far andare avanti la baracca? Nulla.

Mi sei simpatico, Beppe, perché hai il dono di gettare uno sguardo dal palcoscenico e sapere come acchiappare le menti che scappano: sei un accalappia-menti, e sei bravissimo in questa faccenda. Un po’ come succede a scuola con i ragazzi distratti: solo che lì non sei strapagato e neppure lo fai una volta tanto, decidendo tu dove e quando. Lo devi fare tutti i giorni, per una paga che – se lo fai come va fatto – è una miseria. Per questo la scuola va a rotoli. Quelli che sanno/sapevano giocare l’alchimia sono/erano coloro che venivano definiti “bravi insegnanti”. Che non vuole mica dire essere docente di cosasivuole all’università di Piripicchio: lì, sono soltanto questioni di spinte, amicizie e c..o.

Il problema, in sintesi, è quello d’immettere tot TWh (teravattora) nel sistema affinché possa funzionare, possibilmente senza aggrapparsi a roba come il petrolio et similia, perché quelle robe lì non si rinnovano proprio.
Oggi, siamo ancora nel novero di percentuali ad una cifra (attenzione: sul totale energetico lordo), proprio sprecandoci arriviamo – sommando vento, sole, biomasse e geotermico – ad un 10%: se ci aggiungiamo l’acqua – ossia l’idroelettrico da alte cadute – si arriva al 20%. Il “grosso” è ancora tutto nelle grinfie di petrolio et similia, i padroni del vapore organizzano – lo sappiamo da almeno un secolo – stimolanti giochi al Risiko planetario, dove milioni di persone ci hanno già lasciato la pelle. Ma loro devono pur definire, in continuazione, i loro rapporti di forza? O No?
Se non vuoi entrare nel gioco, perché hai paura di fare la fine di Pasolini, stai in campana e continua a fare dei bei copia/incolla prendendo da qualche parte la roba da scrivere. C’è di tutto in giro.
C’è tanta gente in giro, hai ragione: da quelli del risparmio energetico, che magari girano in Porsche, a quelli “che l’energia non serve”: non serve perché non fanno niente, e non facendo niente non sprecano energia…però, stai sicuro, da qualche parte c’è sempre qualcuno che deve “sbattersi” per loro.
E allora? Come si risolve il puzzle?

Il puzzle trova soluzione sommando i megawatt di nuove fonti energetiche (vento, sole, acqua, correnti sottomarine, eolico d’alta quota, geotermia, ecc) fino a fare un gigawatt, i gigawatt fino a fare un terawatt…poi, domandandosi per quanto tempo quella fonte mi darà…ed ecco i teravattora. Capito?
E’ un lavoro improbo. Censire, annotare, sommare…poi costi, investimenti, anni, priorità…ecc, ecc, ecc…contatti, discussioni, convegni…una roba da strapparseli.
L’Europa – sì, quella maleodorante roba là – si è data un obiettivo: giungere al 2050 con l’80% di rinnovabili. Che è un obiettivo ragionevole.
Se po’ fa, ha detto il Deutschland.

Se po’ fa anche da noi – Jeremy Rifkin, quando gli hanno spiegato che le Alpi hanno un versante Sud dal quale scendono migliaia di torrenti verso la pianura Padana, s’è messo a ridere: e voi avete dei problemi energetici?!? – se poi consideriamo la grande insolazione e la buona ventosità di alcune aree, potremmo anche diventare esportatori. Invece disastriamo la Lucania per tirare su il petrolio da 5.000 metri di profondità!
Se po’ fa, se c’è qualcuno che sa farlo.

Non servono parlamentari avvocati: quelli servono a scrivere le leggi, a scriverle bene, il resto lascialo fare a chi sa farlo, senza troppe cariche che rompono solo le scatole.
Cosa voglio?

Agli altri, quelli che adesso sono finiti nella palude del renzismo, chiesi fedeltà ad un’ideale – quello delle rinnovabili all’80% per il 2050 – e, soprattutto, onestà e trasparenza. Ossia quello che non potevano darmi.
A te, Beppe, invece – che so fondamentalmente onesto – chiedo la cosa più difficile da dare per un genovese: dei soldi. Sono parecchi soldi, te lo dico subito, perché c’è un gran lavoro da fare: me li merito, no?
Altrimenti, continua ad affidarti a gente che propone, come soluzione del “no al petrolio”, il…trasporto pubblico! Roba da PD d’antan…vero? Le aziende di trasporto pubblico hanno deficit da paura e tu…proponi che passino alla trazione elettrica? Con quali soldi?!?
L’unico modo per aggirare il problema non è fissarsi su un patetico Sì/No al petrolio: è chiaro che ti risponderanno di no, il vero problema è risolvere la questione, non chiedere che venga risolta.

Voglio dire due parole sulla mia strana richiesta. Vedi, Beppe, io mi sono sbattuto mica poco per le energie rinnovabili: ho scritto libri ed articoli, sostenuto tesi, battagliato con i dipendenti ENEL che cercavano di sputtanarmi alle conferenze…non ti sto a dire cosa ne ho passate.
Cosa ho ricavato? Cos’ha ricavato l’Italia dal mio sbattimento? Niente, assolutamente niente. Perché?
Perché, forse, ho sbagliato metodo: dovevo chiedere dei soldi! Ma pensa te come sono stato ingenuo e sprovveduto!
Hai visto oggi? Renzi fa parapà, parapà, parapà…e poi Mattarella chiama il suo braccio destro al governo…funziona così, storie di soldi, di favori, tutto qui…
Nella nostra società ci sono due cose che contano: soldi e potere, con i quali si compra qualsiasi cosa. A me bastano i primi, non in formato mignon però, eh…

Per risolvere il guazzabuglio, si deve premiare chi produce, siano essi Comuni, privati o quant’altro. Come? Non c’è bisogno di tanti soldi, ma solo d’organizzazione. Chi ha investito nell’eolico, ad esempio (in genere, Comuni che si sono appoggiati a società del settore), oggi re-investe i soldi guadagnati aggiungendo generatori eolici. Perché? Poiché, rivendendo alla Borsa elettrica la produzione ha guadagnato abbastanza da soddisfare i propri elettori, le società di servizi (che vuol dire lavoro) e le banche (che ci hanno messo i soldi, perché lo considerano un investimento sicuro).
Se le banche lo finanziano, non si potrebbe finanziare un fondo pubblico creato ad hoc, tramite un azionariato diffuso?
Anche il fotovoltaico, lentamente, sta raggiungendo un rapporto costi/benefici che fa ben sperare (oggi, si regge solo con i contributi statali, ma è stato giusto fare così, altrimenti il sistema non sarebbe mai decollato): oggi, c’è una continua discesa dei prezzi dei moduli. E, soprattutto, il fotovoltaico produce nelle ore diurne, quando il prezzo di vendita è più alto.
Lo sai che Carlo Rubbia inventò di sana pianta un nuovo mezzo di captazione dell’energia solare – chiamato “termodinamico” – che in Spagna ha avuto successo…come hanno trattato Rubbia? Già…ha finito per emigrare…

Il vero business, domani, sarà un ritorno al passato, ossia tornare all’idroelettrico di basse cadute, come fu agli inizi negli anni ’30 del ‘900. Mantenendo l’idroelettrico da alte cadute come riserva giorno/notte (o brevi periodi) e passare all’idroelettrico per basse cadute per “erodere” il potere delle centrali a carbone, metano, petrolio.
Non ti rendi conto di quanto GWh sono lì, che aspettano solo d’essere raccolti?
Non vedi che disastri combina l’acqua ogni anno? E si devono spendere soldi per riparare i danni! Non sarebbe meglio agire a monte, mettendo in sicurezza i bacini idrografici e guadagnando dei soldi?

Il discorso si fa complesso, lo capisco, ed i tuoi parlamentari sono dei bravi ragazzi – non si può chiedere loro anche d’inventarsi esperti del settore – perciò, se lo vorrai, bussa pure alla mia porta. Ma, questa volta, portati appresso la valigetta coi soldi – come nei migliori film di spionaggio – perché il qui presente è stufo di spellarsi le dita sulla tastiera scrivendo libri ed articoli per niente.

Altrimenti, continua a correre appresso a chi ti vende il trasporto pubblico elettrico come il futuro (per carità, ci sta tutto, ma oggi – per le condizioni sopra esposte – è una chimera), continuando, così, ad ingannare – involontariamente – i tuoi elettori.
Mi raccomando – belìn – non scordarti la valigetta.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2016/12/prposta-indecente.html
11.12.2016

Pubblicato da Davide

  • Apollonio

    ” Mi sei simpatico, Beppe, perché hai il dono di gettare uno sguardo dal palcoscenico e sapere come acchiappare le menti che scappano
    Se non vuoi entrare nel gioco, perché hai paura di fare la fine di Pasolini, stai in campana e continua a fare dei bei copia/incolla prendendo da qualche parte la roba da scrivere. C’è di tutto in giro.
    ………, a quelli “che l’energia non serve”: non serve perché non fanno niente, e non facendo niente non sprecano energia…però, stai sicuro, da qualche parte c’è sempre qualcuno che deve “sbattersi” per loro. “…

    Ahahah,,! Bertani cerca casa..!

    lo vedo bene insieme a Grillo,… bisogna mettere in rete l’ energia… con le stampanti 3d non lavorerà più nessuno è tutto gratis…!

    • Gino

      quando non si sa come rispondere, il grillino tipo tira fuori la storia del PD e sono tutti PIDDINI. Rispondi, se sai e puoi, nel merito di ciò che è ben espresso e articolato nel pezzo di Bertani.

  • Gian Matteo Rizzo

    Ti ammiro molto, ho sempre ammirato (con un po’ d’invidia) la tua capacità di trasmettere concetti complessi con semplici parole, ma questa volta non ti ho proprio capito.
    Purtroppo io non ho una capacità di scrittura e di sintesi come la tua e una discussione proficua sarei capace solo verbalmente, in un confronto seduti in un bar davanti una buona tazza di caffè.

  • gilberto6666

    A Grillo i frutti del fossile petrolio piacciono assai, come non capirlo del resto! Dalle mie parti, fin da bambino, ho sempre visto le sue macchine sportive ed i suoi motoscafi da migliaia di cavalli. E ha fatto bene, anche se personalmente preferisco la barca a vela. Ma ognuno i suoi soldi se li gode come vuole giustamente. Si spera evitando predicozzi.

    • Apollonio

      infatti..! ….
      simpatico Grillo. sarebbe più credibile se avesse una bella vela di 14 mt.
      ed un suv elettrico invece di un 5000 c.c. a fossile…!

  • GioCo

    In questo mondo, non manca la favola del denaro: un insegnante, ma anche uno che fa un qualunque altro mestiere: medico, avvocato, muratore … o sfruttato dipendente di una catena McDonald o supermercati LowCost come Lidl, vive sempre per la favola del denaro. Vive cioè per denaro ed equipara naturalmente la resa all’investimento: più sei pagato, meglio lavori.
    Questa bella favola è talmente falsa che non dovrei spendere neppure un secondo del mio tempo a smontarla. Però viviamo nel frame del dogma velenoso del mercato, talmente mescolato con le menti collettive da rimanere impossibile separarlo dalla vita che vale la pena di vivere, con i ragionamenti.

    Il denaro non è solo radicalmente finto, non è solo un idea che circola per mezzo di una struttura sociale auto-elettiva perfettamente inutile (ma parassitaria), non è solo un processo che ci possiede ripetutamente e con ferocia “priva di limiti” senza alcun senso logico e di cui abbiamo totalmente perso il controllo (sarebbe bello iniziare ad accettarlo pacificamente, almeno per noi stessi), ma è il preciso nucleo cognitivo di motivi per cui non abbiamo speranza.

    L’insegnamento, ma qualsiasi altro mestiere, MAI è stato legato al guadagno, a meno che non eri uno strozzino, cioè il denaro non era il tuo mezzo di guadagno. In verità il denaro non è mai servito a un ca… va be avete capito. Per un motivo banalissimo: cosa vendi se vivi tra persone che condividono con te la vita nella stessa struttura che ti da da vivere? Niente. Lavori quindi per donare la tua opera alle persone VICINE a cui sei legato (affettivamente) e per lasciare dopo di te qualcosa che sia utile anche dopo la tua morte, ed è un piacere infinitamente superiore al riscatto del denaro perchè è un atto che produce molto più del semplice lavoro in sé, produce ricchezza impagabile.

    Ma è chiarissimo che questa specifica struttura sociale rende impossibile persino immaginare una differente organizzazione che sia davvero “umana”. Eppure, eppure, non è qualcosa di sconosciuto quello di cui parlo, perchè è un bagaglio che fa parte della nostra memoria ancestrale e non è perduto, è solo stato accantonato, perchè uno dei dogmi del mercato è indurre a credere che senza di lui non c’è progresso, che sia il diretto responsabile del progresso. In verità è esattamente il contrario. Solo per fare un minuscolo esempio: senza J. P. Morgan, noi avremmo già da un secolo la corrente elettrica gratis per tutti. Il mercato fa solo una cosa: rende impossibile vivere dignitosamente per CHIUNQUE. Non solo, eradica dal cervello l’identità stessa di vita umana dignitosa e la sostituisce con “ricchezza” che corrisponde a “qualunque cosa senza limiti”. Un concetto “vicino” a quello che dominava le menti dei nobili medioevali ma con una marcia di spregevolezza in più: vieni “eletto” nel gota dei grandi esclusivamente se rinunci a ogni ombra di umanità. Solo se sei un VERO pezzo di … hai qualche possibilità di successo.

    Noi dobbiamo urgentemente tornare a vivere nella povertà per recuperare il senso della dimensione sociale. Per la maggioranza sarà una vera apocalisse. Ma per qualcun altro sarà solo ciò che doveva accadere.

    • Denisio

      Pienamente d’accordo, abbiamo per lo più una tecnologia meravigliosa che potrebbe rendere la vita più semplice a patto che non diventi pervasiva ma siamo fossilizzati in un sistema economico totalmente spregiudicato e privo di etica con l’ulteriore aggravio che crediamo di vivere nel migliore mondo possibile. Quello che si può vedere invece da un punto di vista umano alzando lo sguardo all’arte che veniva prodotta in italia e in europa anche solo 150 anni fa…è qualcosa che ci è sempre più estraneo e sembra impossibile essere che ciò sia stato opera umana. Se non siamo noi italiani a doverci incazzare e a mandare affanculo questo sistema chi altro lo dovrebbe fare prima di noi? stiamo diventando degli zombi perchè stiamo perdendo le nostre virtù e siamo sempre pronti a prostituirci OVVERO A RENDERCI SUCCUBI di qualsiasi protesi delle capacità umane con l’effetto collaterale di atrofizzarle lentamente ed inesorabilmente ma siccome ciò succede massivamente…non ce ne rendiamo conto abbastanza da riuscire, rialzandoci a riprendere il controllo delle nostre vite.

      Brucia Babilonia.

  • Nicolass

    Gentiloni è un modo gentile per continuare a mettercelo in quel posto..

  • Antiquato

    Che il petrolio finisca è una teoria vecchia e da tempo superata.

  • Toussaint

    Di petrolio ce n’è tanto. Di gas, in particolare gas di scisto, immensamente di più. I prezzi sono bassissimi e continueranno ad esserlo per decenni e decenni. Oltretutto il gas metano non è che inquini. Non più dell’inquinamento visivo dell’eolico o anche, in certi casi, del solare (oltretutto, per produrre i pannelli solari, non si usa energia? E’ stato mai fatto un bilancio energetico?). Riempire il percorso dei torrenti di montagna di mini-dighe, inoltre, non è che sia la cosa più ecologica di questo mondo.

    Credo molto nell’energia nucleare da fusione a bassa temperatura. Ma è un discorso tabù. CdC pubblicò, tempo fa, un articolo che svelava di come la tecnologia relativa (italiana) fosse stata acquistata da una società statunitense. Per seppellirla?

    Ma non scrivo questo commento per contestare l’articolo di Bertani … è che ho sempre la sensazione che su energia ed inquinamento ci sia qualcosa di non detto. Che a livello di opinione pubblica non si sappia tutto quello che sarebbe necessario sapere. Io credo che manchi, a livello mondiale, una specie di authority, dal prestigio e dall’onestà indiscussi, in grado di far luce sulle questioni in sospeso, relative sia all’energia che al riscaldamento terrestre. Ma dubito che ci sarà mai.

    Auguri Bertani … e continui la sua battaglia. Spero che prima o poi riesca anch’io ad avere le sue certezze.