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Mansueti, guerrieri o maneggioni?

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

E ci guardano pure. Dai loro manifesti elettorali, ci scrutano, ci osservano: speranzosi, languidi, concilianti, battaglieri, consolatori, fidanti, consueti, suadenti e complici, integerrimi e scontrosi…ce n’è per tutte le razze e le solfe…hanno dedicato tempo e soldi per quelle immagini…no, così, un po’ più a destra…il ciuffo…la piega sulla giacca…

E finiamo per crederci, che quelle immagini rappresentino il succo dell’ideologia, la sterzata fra il desueto, il coraggio fra la contiguità…e ci scanniamo pure.

Poi, per cinque anni, le parole più gettonate saranno: variante, ponte, autostrada, tangente, palazzo, appartamenti, attico, tangente, voti, scambio, cupola, tangente. E, infine: avviso, garanzia, indagine, intercettazione, cellulare, processo, patteggiamento, rinvio, giudizio, assoluzione, condanna, dimissioni, corruzione…

Finiamo, inconsciamente, per lottare su basi ideologiche per gente che l’ideologia la snobba, la usa solo come grimaldello per far saltare tutti i chiavistelli del potere, per arrivare a possedere cinque telefonini, quattro automobili, tre uffici, due amanti, lo yacht, la faraonica villona al mare ed il gentile chalet sulle nevi.

Poi, ci provò Grillo. Non sappiamo molto di questa vicenda, perché l’inquietante presenza dei Casaleggio lancia un dubbio su tutta l’avventura: forse, il Beppe si rese conto che senza l’appoggio di gente abile nella comunicazione avrebbe soltanto gridato al vento per anni. Ma tant’è: nacque il Movimento.

Nacque mentre i partiti tradizionali – che avevano sbaragliato la vecchia classe politica ai tempi di Tangentopoli – finivano massacrati dai loro stessi atti, ossia dall’incapacità di generare felicità nelle menti degli italiani e, parallelamente, di mostrare una protervia inconcepibile nel traghettare risorse dai bilanci pubblici ai loro portafogli. Gli italiani sono il popolo meno prolifico del mondo, e il generare figli non dipende da asili nido o quant’altro, ma solo nella felicità intrinseca, la gioia di guardare al futuro. Che manca. Irrimediabilmente?

Giunti a questo punto, si dovrebbe parafrasare il titolo di un noto testo storico – Ascesa e declino delle grandi potenze di Paul Kennedy – in “Ascesa e declino dei partiti politici italiani”: quasi una rottamazione.

L’UDC conquistata e spartita (pare quasi una Polonia del 1939!) fra i due blocchi, Alleanza Nazionale morta per un appartamento a Montecarlo. Sì, avete letto bene: per un appartamento a Montecarlo. Trovarne uno più stupido di Gianfranco Fini, fra i tanti fessi italioti al potere, non è facile.

Sopravvive un barlume del ceppo originario, legato alla sopravvivenza fisica di Silvio Berlusconi, dove trova rifugio la gran maggioranza di quel 10% d’italiani che possiedono il 50% della ricchezza nazionale: hanno ragione a farlo, perché B. non li ha mai traditi.

Dall’altra parte, invece, i tradimenti consumati nel nome di un’Europa che sarebbe stata in grado d’aprire la cornucopia urbi et orbi sono stati infiniti, tanto che non si deve perdere tempo a citarli. Veltroni – “Celestino” (V, come lo chiama De Gregori) – il poco prode Prodi, qualche rottame ex DC ed ex PCI, robetta di poco conto. Se D’Alema è la “ mens maxima” che riescono ad esprimere, saluti e baci. Il resto sono soltanto rumenta di poco conto, gente da mandare, per la riconversione operativa, da Filippo de Maria. Magari diventano ballerini.

Fra le nuove “leve” della politica dell’epoca – FI, AN, UDC, PDS, RC, ecc – c’era anche la Lega Nord di Bossi.

Ricordo bene i manifesti con la gallina del Nord che faceva le uova d’oro, ed il Sud – famelico – che le rubava: era solo il tentativo del sen. Miglio d’accontentare i suoi partner tedeschi – Miglio era uno dei pochi italiani abbonati alla Deutsche Fernsehen, la Tv tedesca – per staccare il Lombardo-Veneto e collegarlo con gli “Imperi Centrali”. Senza una guerra, come avvenne nei Balcani.

Ma il sen. Miglio fallì, e poi morì e tutto passò nelle mani di un modesto (per cultura politica) Umberto Bossi, il quale non trovò di meglio che accasarsi con Berlusconi. La prima volta sbatté la porta e se ne andò, la seconda rimase e finì tutto a bagasce. La fine fu tristissima: il “Trota” laureato (?) in Albania, fiumi di soldi alla famiglia Bossi, storie di diamanti in Africa ed i famosi 49 milioni di rimborsi elettorali inesistenti ancora oggi “presenti” nella politica nostrana.

Per 30 anni, la Lega – a fasi alterne – ha (s)governato questo Paese: non si può negarlo, perché la compagnia era allegra e pronta ad ogni permissività, basta ricavare i voti.

Nella sua fase di ascesa, la Lega era probabilmente un partito ancora di “verginelle”, ma ci ha abituato, nei decenni, a comportamenti ed abitudini sempre più simili a quelli degli ex qualcosa che erano tutti in FI ed in AN.

Basti pensare ai famosi bilanci della Regione Piemonte – le “Mutande Verdi” – dalle quali spuntarono spese pazze addossate al bilancio regionale, oppure il “Gran Circo” della Regione di Maroni, con accusati, processi e quant’altro, con le tre regioni del nord – Piemonte, Lombardia e Veneto, sempre governate dalla Lega in associazione con FI ed altri – falcidiate dai processi.

Chissà perché i “Mose” olandesi funzionano regolarmente nelle chiuse e nei canali, mentre quello italiano è sempre rotto. Chissà.

Alla fine della storia, cosa troviamo?

Un partito che vince alla grande alle elezioni, ma che non ha i voti per governare da solo e che non desidera fare un governo con i due principali attori del passato: FI e PD. Lo stallo è evidente, e la situazione non è gestibile, se non con l’arrivo della trojka europea o di governi istituzionali.

C’è il lungo braccio di ferro, e alla fine spunta il governo M5S-Lega.

Già, ma la Lega chi è?

E’, in gran parte, la stessa compagine politica – nel senso di parlamentari, ministri, sottosegretari, assessori, sindaci e politici in genere – che è maturata negli anni di Berlusconi, ed ha assorbito un certo laissez-faire nella gestione degli appalti e nella programmazione delle opere. La Lega era al governo quando Lunardi ammetteva che “con la mafia bisogna convivere”.

Dall’altra, per ora, non ci sono episodi di corruzione: c’è la vicenda Raggi, ma l’accusa era di falso, ossia l’accusa era d’aver mentito su questioni interne alla sua giunta, cosa poi rivelatasi non vera. Di queste accuse, ne nascono e muoiono centinaia l’anno. Però, non ci sono soldi dietro, non c’è il chiudere gli occhi di fronte al malaffare, non si vuole favorire economicamente questo al confronto di quello.

Bisogna che la Lega se ne faccia una ragione: ci sono accuse che sono interne alla vita delle giunte – falso, varie omissioni, ecc, anche se così non dovrebbe essere – che fanno quasi parte della lotta politica ed altre – dove ci sono soldi di mezzo – e, queste, qualche campanello d’allarme devono farlo scattare, altrimenti è del tutto inutile proporre un governo “del cambiamento”.

Siri, Rixi, Fratus sono la punta dell’iceberg di questi comportamenti e la Lega – invece di fare ostruzionismo sul governo – dovrebbe fare pulizia al suo interno. D’altra parte, se questo governo ha deciso d’essere il governo del cambiamento, le regole vanno rispettate.

E’ tutto un teorema ordito dai giudici. Se si sposa questo principio, si deve poi indicarne la soluzione: nomina dei giudici da parte del potere politico? Per secoli l’umanità ha vissuto con questo sistema, ed è stato lampante che, quando un giudice doveva giudicare “milord” ed uno straccione, appeso al palo finiva sempre lo straccione.

La tripartizione dei poteri è una conquista, anche se ci possono essere delle smagliature, ma questo è compito della classe politica porvi rimedio: ad esempio, perché non punire la “fuga” delle notizie giudiziarie, almeno fino all’avviso di garanzia?

Basta fissare delle regole certe ed uguali per tutti, procure comprese, e certi comportamenti finirebbero: ricordo che B. fece infinite lamentazioni per il suo avviso di garanzia recapitato a Napoli durante un incontro con Bush, ma fu lui stesso (tramite i suoi giornali) a diramare ai quattro venti che il presidente della Regione Lazio andava a trans con l’auto di servizio.

Che fare?

Io non penso che lottare contro la corruzione politica sia un valore di destra o di sinistra, e nemmeno che il M5S sia un partito di sinistra e la Lega uno di destra. Sono categorie di un tempo trascorso, dalle quali fatichiamo tutti a staccarci, io per primo. Sono le categorie che ci vengono dalla nostra storia personale, dalle amicizie, dal nostro passato. Eppure, è necessario staccarsi.

Da anni sono amico di una persona che fu nel MSI quando io militavo nello PSIUP: sapeste quante risate ci siamo fatti su quegli anni! Sulle nostre ingenuità, i nostri pregiudizi, sulle nostre incapacità nel guardare oltre gli amici uccisi, i reciproci agguati, le botte, il sangue. Nel nome di un Duce che mai conobbero o di un radioso futuro socialista, mai arrivato.

La Storia ci ha messi in un bel guaio, perché – ad essere onesti – nessuno può dire che un governo di destra o di sinistra sia dietro l’angolo, dato che entrambe le forze politiche che hanno dato vita al governo, secondo me, faticherebbero troppo a dover tornare all’obbedienza in dei fumosi e poco probabili schieramenti. Non c’è nessuna alleanza con Berlusconi dietro l’angolo, ed il PD è sempre il PD di Renzi, anche se il segretario, oggi, è Montalbano-bis. Ed il PD e FI sono stati sconfitti sonoramente dagli italiani: concedere loro altro tempo sarebbe non solo sprecato, ma ingiusto.

Per chi coltiva queste illusioni, vorrei ricordare cosa sono le elezioni europee: una sfida che non ha mai contato una cippa, visto che non contano una cippa gli eletti e vanno a Bruxelles per decidere una cippa.

E vorrei rammentare le elezioni europee del 1984, quando a sinistra si gridò al “sorpasso” sulla DC, mentre Andreotti abbozzò un sorriso: nessuno, all’epoca, meditò di scomodare la mafia per così poco e, nelle successive elezioni politiche del 1987, la DC superò il PCI per ben tre milioni di voti. Le vere elezioni, gente, sono fissate per il 2023.

Meditate, prima di gridare a nuovi governi di destra o di sinistra: quel che ci aspetta, in quel caso, è soltanto un Monti-bis o Mario Draghi. Saluti e baci a tutti.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2019/05/mansueti-guerrieri-o-maneggioni.html

21.05.2019

 

 

Pubblicato da Davide

14 Commenti

  1. Buongiorno a tutti! Gentile Bertani lei ha perfettamente ragione e condivido pienamente il suo articolo! Purtuttavia, come sempre, sorge spontanea, ovvia, inevitabile sempre la stessa domanda: cosa fa galleggiare le navi??? Credo l’acqua oppure sono in errore??? Se la o le troppe navi sono infestate da pirati, mascalzoni, delinquenti non crede che sia proprio l’acqua malsana che consente ad esse di galleggiare?? Troppi criticano i ”politici” non per ovvio desiderio di giustizia, moralità, decenza, decoro ma solo siccome spasimano per sedere al loro posto disposti anche a far di peggio!!! Berlusconi, Renzi, Zingaretti, Bonino e tanti troppi altri non rappresentano e costituiscono la causa semmai e bensì l’effetto delle ”aspirazioni” di troppa gente distorta!! Comunque sia i ”manifesti” elettorali subito fuori legge!! Pizzini malsani e repellenti!!! Ma, more solito, colui che la ragione usa cosa vana fa!! Come sperare di mungere un toro!!! Buona giornata!!!

  2. Le elezioni europee non contano una cippa?
    Per questo l’Italia evita di candidare persone al posto di commissario? Pensa che i vari Juncker, Moscovici, Verstager, siano li a fare gli interessi dell’Italia?
    Ma e’ possibile che siamo tutti d’accordo che alcune cose dell”Europa vadano cambiate e poi non abbiamo candidati per quei posti di VERO potere? O si pensa che le posizioni di Tajani o della Mogherini siano incarichi che contano? E Draghi? Pensa che Draghi abbia fatto gli interessi dell’Italia?
    Edit: l’unico candidato Itaiano che trovo e’ la Bonino al posto di Juncker…se lo immagina?

  3. Nel periodo della prima repubblica e nell’epopea berlusconiana, entrare in politica era un’alternativa alla fatica di esercitare una professione o gestire un’impresa, era anche un modo rapido per arricchirsi, con l’avvento della crisi e delle nuove formazioni grilline il livello si è abbassato di molto, per cui l’entrare in politica è diventata un’alternativa alla disoccupazione e all’emigrazione . Questo fatto rende tutti “onesti”, ma li rende anche “politici”?

  4. Mi piace questo articolo, onesto ed intelligente.
    L’unico appunto che mi sento di fare è quando Bertani afferma che il partito di Salvini è lo stesso di sempre, non concedendo redenzione, riscatto o quantomeno cambiamento ideologico a nessun partito politico.
    Non si può certo dire che il PD di Renzi fosse uguale a quello di Occhetto o che FdI della Meloni sia uguale al partito di Fini.
    Le vecchie cariatidi della politica sono rimaste in quasi tutti i partiti, per motivi legislativi, ma quello che conta è verificare la loro influenza sulle decisioni del vertice.

  5. Non conteranno una cippa i deputati eletti al Parlamento europeo, ma in Italia si conterranno i voti similmente ad un referendum.
    Non entro nel merito, ma da una parte esprimeranno una certa idea di nazione e identità , dall’altra il sostegno ad un ordine indifferenziato e mondialista.
    Che poi le posizioni saranno mantenute certo non posso né voglio sottoscriverlo.

    • il ” referendum” eè ad uso e consumo solo per il regolamento dei conti all’interno della politica Italiana . Vedasi le elezioni europee precedenti, che soffocò le minoranze interne al PD , dando fiato alla pochezza di Renzi

  6. Come ho scritto da altre parti, per risolvere il problema della presunta ingerenza della Magistratura nelle politica e rendere più coerente e funzionale la sacrosanta tripartizione dei poteri, abolirei in primo luogo tutte le correnti politicizzate della magistratura e impedirei per legge ad un togato la possibilità di intraprendere in futuro una qualsiasi carriera politica.

  7. Perchè non si riesce ad entrare nel RAND CORP che avrei qualcosina da dirgli?
    Non ci sono riusciti con Assad, nemmeno con la Corea del Nord, Guaidò del Venezuela è in ginocchio da Maduro, con l’Iran non osano e vogliono “abbattere” la Russia?!
    Ho visto che qui si parla di Italia, che noia, che barba, che barba che noia. Bye bye….

  8. Bah! E’ da quando sono piccino che sento le stesse lagne, promesse, prese in giro, ricordo come fosse ieri Jader Jacobelli con i politicanti che discutevano in bianco e nero, con l’avvento della policromia televisiva nulla è cambiato, forse in peggio ma alla fine dei conti la regola delle becere democrazie è la solita nauseante tegola: dare alle masse la convinzione di avere potere decisionale nelle urne elettorali, che poi le fottiamo per bene e saranno felici.

  9. Il Drago è alle porte, il patto firmato su “quella” barca col sangue dei goym italiani sta per essere ultimato.
    Open ass Italia.

    Auguri a tutti.

  10. Commento 2 frasi copiate dall’articolo.

    1)-La tripartizione dei poteri è una conquista, anche se ci possono essere delle smagliature, ma questo è compito della classe politica porvi rimedio-
    Punire (ferocemente?) qualunque fuga di notizie é un primo e doveroso passo.
    In oltre propongo:
    La Giustizia (G voluta) puó e deve indagare/processare chiunque, “onorevoli compresi”.
    Per le persone “elette dal popolo” valgono due sole differenze:
    inamovibili fino a conclusione del mandato ed ineleggibili se giudicati colpevoli anche solo in primo grado.

    2)-Meditate, prima di gridare a nuovi governi di destra o di sinistra: quel che ci aspetta, in quel caso, è soltanto un Monti-bis o Mario Draghi-
    Il fatto incontestabile, elezioni europee a parte, é che, per la composizione del parlamento, il solo governo possibile é M5S/Lega.
    Qualunque altro tentativo, elezioni anticipate comprese, ci riporterebbe allo stato attuale o a “governi tecnici”
    Meditate…

  11. Bravo Bertani, ottimo articolo!

  12. Nell’ottica di comprendere più approfonditamente lo svolgersi della politica italiana, dalla fine della 1° Repubblica ad oggi, ho trovato molto intressante l’intervento di Scarpinato alle celebrazioni sulla strage di Capaci. Questo è il link:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/05/22/stragi-la-verita-ufficiale-non-regge/5197802/