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Perchè Orwell è superiore ad Huxley

 

COLIN LIDDELL

unz.com

Uno dei confronti più frequenti nella Destra Dissidente è su chi sia stato più corretto o preveggente, Orwell o Huxley.

Infatti, essendo l’unico, vero gruppo di intellettuali ad essere oppresso, la Destra Dissidente è l’unica a poter offrire una valida opinione sull’argomento, visto che nessun altro gruppo di intellettuali viene censurato, spiato e licenziato dai posti di lavoro allo stesso modo. Al giorno d’oggi, è solo la Destra Dissidente ad esistere nello ‘spazio tirannico’ esplorato da questi due classici della distopia.

Nonostante ciò, il dibattito esiste non solo all’interno della Destra Dissidente, ma va ben oltre. Credeteci o no, anche nella Sinistra e fra i Liberali si discute del problema, come se anche questi gruppi fossero sotto il tallone dell’oppressore. Si considerano infatti talmente oppressi che alcuni di loro si sentono anche in dovere di discuterne sulle pagine del New York Times, ovviamente molto ben retribuiti, come da contratto.

Sia la Sinistra che la Destra Dissidente concordano sul fatto che Huxley sia di gran lunga superiore ad Orwell, anche se, secondo l’articolo del New York Times sopracitato, Orwell ha guadagnato molto terreno dopo l’elezione di Donald Trump. Date un’occhiata a questo ridicolo pezzo ‘Sto letteralmente tremando’ dell’articolista del New York Times Charles McGrath:

E, comunque, il romanzo [di Huxley] descrive il paese in cui viviamo oggi (specialmente quando ritrae una cultura incentrata sul sesso e su insipidi spettacoli pop) in modo molto più accurato di quanto invece non faccia l’inquietante libro di Orwell, che sembra quasi evocare un paese simile alla Corea del Nord. O almeno così è stato fino all’insediamento di Donald Trump.

Di colpo, come hanno notato diversi commentatori, sulla stampa sono apparsi, quasi tutti i giorni, riferimenti ad Orwell… La più evidente connessione ad Orwell era stata la ripetitiva insistenza, da parte del presidente, sulla veridicità anche delle sue più futili e trasparenti bugie, e la giustificazione data dal suo consigliere, Kellyanne Conway, che tali dichiarazioni non fossero falsità ma, al contrario, “fatti alternativi.” Tutti i lettori di “1984” sanno che questo è esattamente in concetto di verità del Grande Fratello: i fatti sono ciò che il capo considera come tali.

… tutte le guerre senza fine di “1984,” durante le quali il nemico continua a cambiare, prima Eurasia, poi Estasia, non sembrano più così inverosimili, come non lo sembrano anche le adunanze all’odio descritte nel romanzo, quelle in cui i cittadini si esaltano fino alla follia contro degli stranieri senza nome.

La smentita di tutto ciò è il fatto che Trump è stato l’unico candidato al di fuori dell’establishment ad essere stato eletto presidente dai tempi di Andrew Jackson, ed è perciò l’esatto contrario di un tiranno imposto dall’alto.

Ma, ritornando al concetto che Huxley sia superiore ad Orwell, la Sinistra e la Destra Dissidente condividono l’idea che Huxley descriva in modo molto più sottile, sfumato e sofisticato quel tipo di tirannia ‘morbida’ che è più in linea con il nostro tempo. Ecco come McGrath sintetizza questo punto di vista, con parole che avrebbero potuto benissimo essere uscite dalla bocca di un rappresentante della Destra Alternativa [Alt-Right], della Alt-Lite [1] o della Destra Affermativa [Affermative Right]:

Orwell, in realtà, non era molto in sintonia con il futuro, che, nella sua immaginazione, era solo una versione diversa del presente. La sua Londra immaginaria non è altro che una versione più triste e grigia della città, non ancora ripresasi dai bombardamenti della guerra, in cui aveva vissuto a metà degli anni ‘40, subito prima di iniziare a scrivere il romanzo. La principale innovazione tecnologica che vi si ritrova è un monitor a due canali, una specie di spioncino elettronico.

Huxley, che scriveva quasi vent’anni prima di Orwell (uno dei suoi studenti ad Eton, tra l’altro), aveva previsto un mondo dove esistevano già i viaggi nello spazio, gli elicotteri privati, i bambini geneticamente modificati concepiti in provetta, un ferreo controllo delle nascite, una popolarissima droga con le caratteristiche del Valium e dell’Ecstasy, una gomma da masticare per il rilascio di ormoni con un effetto molto simile a quello del Viagra, un completo sistema di intrattenimento sensoriale superiore allo stesso IMAX e, probabilmente, anche le protesi al seno. (Su quest’ultimo punto il libro non è molto chiaro, ma in “Brave New World” [Il mondo nuovo] il maggior complimento che si può fare ad una donna è chiamarla “pneumatica”).

Huxley, per quanto riguarda la sua opera, non era serio al 100%. Aveva iniziato “Il mondo nuovo” come  parodia di H.G. Wells, di cui detestava il modo di scrivere, e il suo è rimasto un libro che vuole essere allo stesso tempo gioioso e profetico. In ogni caso, il romanzo [di Huxley] descrive il paese in cui viviamo oggi (specialmente quando ritrae  una cultura incentrata sul sesso e su insipidi spettacoli pop) in modo molto più accurato di quanto invece non faccia l’inquietante libro di Orwell, che sembra quasi evocare un paese simile alla Corea del Nord..

E’ facile intuire come mai alcuni possano considerare Huxley, più di Orwell, maggiormente attinente alla realtà che ci circonda, perché “Il Grande Fratello,” camuffato da Unione Sovietica, aveva perso la Guerra Fredda, o così almeno pare.

Ma, anche se all’inizio sembra convincente, la pretesa superiorità di Huxley può essere smentita con facilità.

L’elemento più importante, l’intuizione più profonda di Huxley: che il controllo [delle masse] si possa attuare in modo molto più efficace con “divertimento, distrazioni e piaceri superficiali piuttosto che con evidenti metodi polizieschi e uno stretto controllo delle fonti di approvvigionamento” non è completemente assente in “1984.

Infatti, sono proprio gli stessi metodi che vengono utilizzati per controllare i Proletari (Proles), a cui è dato libero accesso alla pornografia e alla prostituzione. La pornografia è un mezzo di controllo sociale così importante che i dirigenti dell’IngSoc [il partito di governo] hanno una sezione dedicata alla pornografia, chiamata “PornSec,” il cui scopo è la produzione di massa di materiale pornografico per i Proletari. Uno dei momenti divertenti della versione cinematografica di Michael Radford è quando il sig. Charrington (l’agente della psicopolizia che, per affittare una stanza a Winston e Julia per i loro incontri amorosi, si finge un gentile impiegato del banco dei pegni) li informa, durante il loro arresto, che il video girato mentre erano sotto sorveglianza sarebbe stato riciclato come porno.

Del resto, la visione di Orwell del sesso usato come mezzo di controllo è molto più dialettica e sofisticata di quella di Huxley, dal momento che quest’ultimo, come già accennato, aveva scritto in pratica una parodia delle idee, abbastanza ingenue, del “libero amore” secondo H. G. Wells.

Mentre il sesso è utilizzato come mezzo per indebolire i Proletari, l’antitesi del sesso è usata per rafforzare la mente collettiva dei membri del Partito. Come del resto vediamo oggi, gli elementi più isterici della Sinistra (e, fino ad un certo punto, anche della Destra Dissidente) hanno, per la maggior parte, una libido molto ridotta.

Anche le sostanze che inducono assuefazione non mancano nella visione distopica di Orwell. Se “Il mondo nuovo” ha solo il soma, “1984” ha il Gin della Vittoria, il Vino della Vittoria, la Birra della Vittoria, il Caffè della Vittoria e il Tabacco della Vittoria, tutte sostanze che creano dipendenza e che condizionano l’umore della gente e rendono più sopportabile una realtà spiacevole. Lo stesso Winston è praticamente un fumatore incallito e un alcolizzato da gin, come vediamo da questo estratto del capitolo finale.

Il Bar del castagno era quasi vuoto. Un raggio di sole, passando obliquo attraverso una finestra, batteva sulla superficie impolverata dei tavoli. Era l’ora solitaria delle quindici. Dai teleschermi sgorgava una musica metallica.

Winston sedeva al suo solito angolo, fissando un bicchiere vuoto. Di tanto in tanto rivolgeva lo sguardo all’enorme volto che lo osservava dal muro di fronte. IL GRANDE FRATELLO TI GUARDA, diceva la scritta. Non chiamato, era arrivato un cameriere e gli aveva riempito il bicchiere di Gin della Vittoria, facendovi cadere alcune gocce da un’altra bottiglia con un cannello sul tappo. Era saccarina aromatizzata ai chiodi di garofano, la specialità del locale…

In quei giorni non riusciva a fissare la sua attenzione su un soggetto qualsiasi per più di alcuni secondi. Aveva sollevato il bicchiere e lo aveva vuotato in un sorso solo.

Ma, se in “1984” vi è tutto quello che è presente anche in “Il mondo nuovo” per quanto riguarda il controllo della popolazione attraverso sesso, droga e spettacolo, il romanzo comprende molto, molto di più, sopratutto su come il linguaggio e la censura vengano usati per controllare le persone e su come la tirannia possa essere interiorizzata. Il capitolo da cui proviene l’estratto mostra come Winston, un autonomo ex-funzionario di partito, abbia ormai accettato il potere del sistema, al punto di non aver più bisogno di essere controllato.

La più brillante di tutte è però la descrizione, assolutamente premonitrice, di come possa cambiare il linguaggio con la proibizione di determinate parole e come esprimere certe idee o certe osservazioni venga considerato uno “psicoreato,” per non parlare della continua riscrittura della storia. Le attività di Big Tech e l’esclusione da parte loro di tutti quelli che non usano parole, frasi ed idee contenute nell’ultima edizione del loro dizionario di “Neolingua” ha cambiato radicalmente il modo di comunicare e di parlare della gente in un periodo di tempo relativamente breve.

L’intuizione di Orwell su come il linguaggio possa essere trasformato in mezzo di controllo mostra una conoscenza della psicologia umana molto più profonda di quella che traspare dal romanzo di Huxley. Lo stesso si può dire del modo in cui Orwell gestisce le emozioni, un altro aspetto del suo romanzo particolarmente credibile al giorno d’oggi.

In “1984” personaggi odiosi, come Emmanuel Goldstein, e finti nemici, come Estasia e Eurasia, vengono utilizzati per unire, mobilitare e controllare determinati gruppi. Orwell sapeva come proiettare le dinamiche della psicologia di comunità dalla tribù alla scala, molto più ampia, di un impero totalitario. Il concetto dei “tre minuti di odio” si adatta perfettamente ai giorni nostri, dove orde di Tweet dei Guerrieri per la Giustizia Sociale ed altri imperversano nei notiziari come zombi emotivi, scagliandosi contro Trump o George Soros.

Nel libro di Huxley vi sono classi sociali differenti, ma questo non causa conflitti. Sono indubbiamente così ben definite (infatti lo sono anche biologicamente) che fra loro non vi è competizione, perché ogni classe ricopre un ruolo prederminato, come le armoniose orbite delle sfere aristoteliane.

In breve, “Il mondo nuovo” vede l’uomo come all’uomo piace vedersi, un attore razionale, che controlla il proprio mondo e che si concede i propri piaceri. E’ essenzialmente la visione di un membro benestante del ceto alto inglese.

Al contrario, il libro di Orwell considera l’uomo come tribale e primitivo, costretto a vivere in un tipo di struttura sociale che va ben oltre le sue capacità naturali e che perciò lo trasforma in una creatura squilibrata e crudele. E’ fondamentalmente la visione di un rappresentante, non poi così abbiente, del ceto medio inglese, che ha contatti quotidiani con la classe operaia. Ma che è troppo ricco e troppo profondo per trovarvisi a suo agio.

Colin Liddell

Fonte: unz.com

Link: https://www.unz.com/article/why-orwell-is-superior-to-huxley15.11.2018

15.11.2018

Tradotto da Markus per www.comedonchisciotte.org

 

[1] “Alt Lite” è un movimento con scarsi legami con la destra apertamente contraria all’ideologia suprematista bianca, ma la cui influenza, in termini di incitamento all’odio, è molto più significativa di quanto farebbe pensare l’aggettivo “Leggero.” Gli Alt Lite sono misogini e xenofobi e detestano la “correttezza politica” e la Sinistra. [NdT]

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.