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ONG, TELEMUTILATORI UMANITARI E ALTRI SPETTACOLI

DI MIGUEL MARTINEZ
kelebek.splinder.com

E’ solo una notizia, letta al volo in rete e riguarda un tema su cui so poco: il terremoto di Haiti.

Resto colpito da due dettagli: è il paese più povero del continente americano, 153esimo su 177 paesi del mondo secondo le solite, discutibili classifiche. Una disoccupazione stimata tra il 50% e il 70%. Eppure, la capitale di questo paese ha 1.700.000 abitanti, più del comune di Milano, a dimostrazione di come l’urbanizzazione dei nostri tempi non abbia nulla a che vedere con la vecchia idea borghese/proletaria di città: Kinshasa, che probabilmente ha ancora meno industrie di Port-au-Prince, ha ben 10 milioni di abitanti.

L’altro dettaglio ci offre un piccolo quadro del post-imperialismo: tra i morti nel terremoto, c’erano otto soldati cinesi e tre soldati giordani. I primi, evidentemente, per fare un favore a poca spesa al principale debitore della Cina, i secondi al principale creditore della Giordania, e cioè sempre gli Stati Uniti.

L’evento, che sarà sicuramente seguito da una breve ma intensa campagna di aiuti, con relative raccolte e collette, è capitato esattamente mentre finivo di leggere il libro della giornalista olandese, Linda Polman, L’industria della solidarietà. Aiuti umanitari nelle zone di guerra (Bruno Mondadori, 2009). Certo, il sottotitolo parla di “zone di guerra”, ma la definizione è assai vaga visto che nessuno dichiara più guerra da sessantacinque anni – forse l’ultima dichiarazione in assoluto fu quella dell’Italia che entrò in guerra con il Giappone nel luglio del 1945.

Il libro parla della grande macchina delle ONG internazionali: le Nazioni Unite stimano che ve ne siano circa 37.000; e se si unissero, “formerebbero un paese che sarebbe la quinta economia del mondo“. Abbiamo parlato solo delle ONG internazionali – negli Stati Uniti, secondo la Polman, sono già registrate 150.000 organizzazioni umanitarie, e se ne registrano altre 83 al giorno.

Questa macchina si regge essenzialmente sui contributi volontari: come la Chiesa medievale ben sapeva, la somma di autentiche buone intenzioni, di sensi di colpa, di strategico calcolo nell’esibire la propria generosità è capace di smuovere ricchezze notevoli. Polman è una giornalista, e giustamente non approfondisce questo aspetto, che però sarebbe interessante da analizzare.

Come è interessante il rapporto tra la proliferazione delle ONG (nonché di tutte le analoghe forme associative e caritatevoli) e il crollo dei sistemi nazionali e previdenziali. Lo Stato occidentale si limita a mettere sempre più telecamere, mentre altre funzioni vengono delegate a questo nuovo clero missionario; mentre nel cosiddetto Terzo Mondo, gli ultimi decenni hanno visto collassare i sistemi tradizionali di sussistenza, in nome del mercato globale e dell’agricoltura industriale, con la trasformazione degli Stati in bande militari.

L’autrice mette invece bene in evidenza il rapporto che esiste tra la rete delle ONG e il sistema mediatico: le ONG, in feroce concorrenza tra di loro per donazioni e contratti enormi ma inaffidabili, portano i giornalisti a proprie spese a pubblicizzare le catastrofi su cui stanno lavorando, esibendo immancabilmente donne e bambini, ovviamente vicine alle bandierine dell’ONG in questione. La tragedia è un racconto complesso, con cause, ambiguità e scelte; i media, che vivono puramente nel presente, possono invece solo cogliere il trauma, in cui la bambina cambogiana, quella haitiana e quella del Darfur sono perfettamente intercambiabili, a parte qualche sfumatura di colore.

Il clero missionario delle ONG può essere composto da autentici santi oppure da truffatori, ma anche da un’umanità intermedia di funzionari che vogliono guadagnarsi in maniera relativamente onesta un ottimo stipendio, da esibizionisti, pazzi e avventurieri di ogni sorta, che prosperano in un clima in cui è obiettivamente impossibile controllare la fine che fanno i soldi. E meno “fanno politica”, più la fanno.

Nel 1984, il regime che governava l’Etiopia decise di deportare le popolazioni ribelli dal nord al sud, dove sarebbero state usate come manodopera forzata nelle grandi aziende agricole di stato. L’esercito quindi non solo massacrò la popolazione civile, ma devastò i campi, macellò il bestiame e avvelenò i pozzi. Poi chiamarono i fotografi occidentali a mediatizzare i risultati di quella che chiamavano la “siccità”, mentre lo spregevole star mediatico-canoro Bob Geldof lanciò una campagna di raccolta di fondi, sfruttando tutti gli abissi del sentimentalismo religioso-sentimentale occidentale con la canzone intitolata, Do They Know It’s Christmas? Una domanda idiota, visto che il Natale copto si celebra il 7 gennaio e senza Babbo Natale.

Il governo etiopico – facendo peraltro pagare tasse elevate su tutti gli aiuti che arrivarono – potè così organizzare la deportazione a spese di tutti coloro i cui buoni sentimenti natalizi erano stati messi in moto dalla macchina foto-rockettara.

L’autrice non si limita a smascherare il defunto regime real-comunista dell’Etiopia: descrive anche il quadro dell’Afghanistan, dove nel 2004 operavano non meno di 2.325 ONG registrate che seguivano quasi tutte le esplicite direttive del governo degli Stati Uniti e della Commissione Europea. Mentre il responsabile di USAID ha dichiarato che le ONG devono operare “come un prolungamento del governo“, la Commissione Europea ha stabilito che il budget degli aiuti deve essere “al servizio della politica di sicurezza europea“. Ecco che gli uomini delle ONG, con le note lodevoli eccezioni, si distinguono difficilmente dai mercenari della Blackwater.

Ma forse la scoperta più interessante del libro riguarda la Sierra Leone. Dove l’autrice racconta della festa che si è svolta a Freetown, in un albergo di lusso appena inaugurato, ospite d’onore il presidente della sfortunata repubblica, per celebrare il fatto che il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) aveva appena riconfermato che la Sierra Leone era il paese più povero del mondo, con tutto ciò che implicava come opportunità di ottenere nuovi aiuti.

La Sierra Leone è nota nella mediasfera per una misteriosa guerra dei diamanti, in cui le varie bande coinvolte mutilavano mostruosamente i civili: la Polman segue la storia di alcune bambine praticamente rapite dai campi profughi da zelanti evangelici americani, che ricompaiono in campagna elettorale abbracciate da candidati politici statunitensi ed esibite in televisione. Ci sono tutti gli ingredienti della trionfale cultura delle Vittime e dei Vittimi dei nostri tempi, con in sottofondo il dubbio – per carità, non esplicitato – che le ragazzine siano state colpite dall’animalesca barbarie africana. Ribadendo così il fardello che l’uomo bianco è costretto da sempre ad assumere.

Bene, l’autrice racconta alcuni incontri con i cosiddetti ribelli del RUF, i più intransigenti mutilatori.

Giovani per nulla stupidi, che chiamano le loro bande (come ho letto altrove) con i nomi di gang statunitense, imparate su MTV, imitandone con grande cura l’abbigliamento. E che spiegano candidamente che hanno commesso le loro atrocità per un solo motivo. “A voi interessavano solo la white man’s war in Jugoslavia e i campi di Goma [per rifugiati ruandesi]. Noi potevamo tranquillamente continuare a combattere. Solo quando sono spuntati fuori i primi mutilati avete iniziato a interessarvi a noi”

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com/
Link: http://kelebek.splinder.com/post/22041303/ONG%2C+telemutilatori+umanitari+
13.01.2010

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    E’ stato calcolato che per ogni dollaro investito in aiuti umanitari in Africa ne ritornano 9 al mittente. Un buon motivi per sfornare canzonette e appelli in stile Bono-Geldoff e rifarsi periodicamente la verginità.

  • pierrot

    E’ importante, in questo articolo, anche il neologismo “vittimi”, accanto a “vittime”, che suona sempre femminile, mentre le si sa bene che le ONG si interessano, oltre che ai bambini (e molto spesso l’interesse è di un tipo ben particolare, tra gli “umanisti” occidentali, da Sartre a certi ministri francesi tra gli altri), alle donne, molto più che agli uomini, considerati di seconda categoria, eppure primi certamente tra le “vittime”…

  • redme

    padre alex zanotelli denunciò cose simili nei primi anni 80 raccontando di tangenti e malaffare…..spadolini lo contrastò violentemente definendolo letteralmente “toga rossa”……

  • sacrabolt

    Haiti e Cuba sono separate da 50 miglia di mare.

    Haiti:
    percentuale di decessi alla nascita: 6%
    aspettative di vita: 60 anni

    nella “dittatura” comunista invece:
    percentuale di decessi alla nascita: 1%
    aspettative di vita: 75 anni

    Queste informazioni le potere trovare nel “world factbook” della CIA http://www.cia.gov

    Questo è il capitalismo: tutto il resto del bailamme ONG che seguirà la tragedia di Haiti sarà la caritatevole cosmesi con cui questo sistema vecchio e suicida incanta ancora i buonisti colla panza piena.

  • Zret

    Un altro terremoto artificiale causato da HAARP? Probabile. QED

  • wld

    Ciao Zret sono wlady 🙂 io ne sono convinto, sono tutte prove di trasmissione.
    Ci vediamo nel tuo blog ciao wlady

  • Jack-Ben

    Qualcosina bolle in pentala…. penso che sia una pentola a pressione… speriamo di no

  • Zret

    Sono profondamente contristato da questo evento. Purtroppo già due anni fa si paventavano sismi del genere.

    Ciao!

    Ci sentiamo presto!

  • Galileo

    Però…chi diavolo dà i soldi per questi aiuti?

  • nettuno

    Si io penso che sia probabile. Nelle zone cosiddette a rischio , le basse frequenze di HAARP possono effettivamente far vibrare la terra in profondità, mentre in altre zone piu stabili geologicamente occorre usare bombe di profondità. Nelle carte da gioco di Steve Jackson ne parla____http://zret.blogspot.com/2009/05/illuminati-game-e-la-teoria-della-terra.html ___ http://www.youtube.com/watch?v=km1cni4MvQ8

  • nettuno

    Io no mi meraviglio se a volte i terremoti arrivino a comando.. Nelle zone cosiddette a rischio , le basse frequenze di HAARP possono effettivamente far vibrare la terra in profondità e creare terremoti, mentre in altre zone più stabili geologicamente occorre usare bombe di profondità.. Nelle carte da gioco di Steve Jackson parla del dominio globale e come si ottiene____http://zret.blogspot.com/2009/05/illuminati-game-e-la-teoria-della-terra.html ___ http://www.youtube.com/watch?v=km1cni4MvQ8___

    Dunque creare un problema per risolvere una questione politica. Occorre indagare!

  • vic

    Ecco come ha riassunto la causa un esperto di terremoti:

    La placca caraibica si sposta di circa 1 cm/anno. In cento anni fanno 1 m. 1 m corrisponde ad un terremoto di forza 7.3, esattamente cio’ che e’ successo ad Haiti, dove l’ultimo terremoto intenso risale ad oltre cento anni fa’.

    HAARP
    Da quel che dicono i pochi che parlano con cognizione di causa di HAARP, effettivamente esso e’ in grado di scatenare terremoti, ma solo laddove esiste gia’ una tensione, cioe’ il terremoto e’ in procinto di manifestazione. HAARP farebbe semplicemente da grilletto di un fucile gia’ carico.
    Sarei molto sorpreso che le potenze tecnologiche non dispongano d’impianti di ascolto e satellitari in grado di scoprire l’utilizzo di radiofrequenze ad altissima concentrazione e potenza quali quelle di HAARP. Si controllano talmente a vicenda che la cosa difficilmente sfuggirebbe. La situazione e’ simile alla situazione MAD (mutual assured destruction) della guerra fredda. Se un blocco ad esempio scatena una catastrofe “naturale” tramite radiofrequenze ed altro, la risposta e’ quasi garantita da parte di un blocco antagonista.
    Semmai mi ronza nell’orecchio una pulce: non e’ che certe stranissime catastrofi aeree del passato successero proprio perche’ un aereo di linea fini’ in un fascio di radiofrequenze ad altissima potenza? Non ce lo diranno mai. Piuttosto ci dicono che sono stati i laptop dei passeggeri a sovraccaricare i fili, e noi beviamo una simile sciocchezza senza pensare ad un eventuale fascio HAARP.

    A proposito, l’Italia deve ancora fare chiarezza totale su quel che succedeva/succede a Canneto di Caronia. Da dove venivano esattamente quelle radiofrequenze potentissime e con quale scopo? A questa domanda la commissione governativa non era stata in grado di rispondere.

  • nettuno

    Io no mi meraviglio se a volte i terremoti arrivino a comando.. Nelle zone cosiddette a rischio , le basse frequenze di HAARP possono effettivamente far vibrare la terra in profondità e creare terremoti, mentre in altre zone più stabili geologicamente occorre usare bombe di profondità.. Nelle carte da gioco di Steve Jackson parla del dominio globale e come si ottiene____http://zret.blogspot.com/2009/05/illuminati-game-e-la-teoria-della-terra.html ___ http://www.youtube.com/watch?v=km1cni4MvQ8___

    Dunque creare un problema per risolvere una questione politica. Occorre indagare!

  • vic

    Ma la domanda resta: cui prodest, a chi giova tutto cio’?

    Perche’ l’avrebbero fatto proprio ad Haiti? Vabbe’ che ormai sono talmente disperati che si cercano solo nemici disperatissimi, tipo Yemen o Afghanistan. Haiti sarebbe in effetti ben messa come paese disperato. Dunque teniamo sottocchio la Sierra Leone o lo Zimbabwe?

    Non mi convince.
    Benche’ 4 uragani in una stagione, l’anno scorso, sono effettivamente una gran scalogna per Haiti. Adesso il big terremoto. Uhm.

    Cerchiamo di vedere le cose come stanno, va’. Il centro della terra ha una temperatura di 6000 gradi, come la superficie del sole suppergiu’. Giocoforza che sopra ci sia un bel po’ di fluido, che noi chiamiamo magma. Sopra ci sono le placche che come zattere vagolano qua e la’. Noi ci viviamo su queste zattere come se nulla fosse, costruiamo imperi, amiamo, odiamo, costruiamo, distruggiamo, riscotruiamo, riamaimo, ecc. Come se nulla fosse. Come se il magma non ci fosse, confortati dalla vista dei ghiacciai polari o dalle nevi invernali.

    Il magma di noi se ne infischia, non e’ la spiegazione piu’ prosaica?

  • ilnatta

    una cosa però… radono al suolo haiti e non danno un colpettino anche alla tanto odiata cuba che è li ad uno sputo?? mi sembra strano…

  • renatino

    A me fanno sorridere quando dicono: “fa il volontariato come infermiere in africa”.
    Si, come no!! A 3mila euri al mese me lo chiami volontariato?!

    Da chiarire che non avrei nulla in contrario a questo tipo di lavoro. Ma basta che gli si dia il giusto nome! Che significa volontariato se poi ti insacccocci 2-3mila euri al mese?!
    Per me non è più volontariato.

    Per quanto riguarda i terremoti a “comando”, per me è una fesseria in questo caso, visto che la zona è a rischio sisma da sempre.
    Diciamo pure che purtroppo piove sempre sul bagnato!!

  • alex84cs

    Sinceramente non credo sia il caso di fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono ONG che fregano solo soldi e si sostuituscono ai governi, avendo come unico scopo la propria esistenza e il proprio finanziamento… ma ve ne sono altre SERIE. Ho avuto modo di collaborare con Medici Senza Frontiere e vi posso assicurare la loro totale onestà, dedizione e trasparenza. MSF opera in contesti di CRISI, non vuole sostituirsi ai governi ma interviene laddove un normale governo non può avere le forze di prendersi cura della gente. Vedi il caso Haiti: MSF prima del terremoto stava valutando di lasciare il paese, perché ormai aveva istruito un gran numero di persone dello staff locale e voleva che essi continuassero in totale autonomia. Ora dopo il terremoto è chiaro che MSF dovrà potenziare l’intervento. Ma vi assicuro che nessuno stappa lo champagne… e che del denaro che arriva ad MSF, solo una piccola parte viene speso in stipendi e comunicazione (necessari, ovviamente), mentre il grosso finisce in medicinali, logistica, paghe (basse, per quello che fanno) dello staff medico… E’ vergognoso dire che le ONG sono qualcosa di inutile… ed è anche pericoloso, in momenti così.

  • pedronavaja

    Ho mandato questo commento anche direttamente al blog di Miguel.

    Non ho letto il libro, ma forse qualche contributo può servire per completare il quadro ben illustrato da Miguel.

    Come già scritto, non si tratta solo di ONG, o di missioni umanitarie o di donazioni di privati. I fondi maggiori per le missioni umanitarie, o di cooperazione (escludendo naturalmente il militare o affine) vengono direttamente dai governi. Il principale donante mondiale è la UE, Unione Europea. Che poi questa si muova anche sulla base delle pressioni calibrate dalla stampa sull’opinione pubblica è quasi sempre vero. Ma non avviene solo così.

    Eccoti due casi, come sempre, della Bolivia, il paese che riceve più fondi di donazione e cooperazione del continente americano.

    1 ) tutti gli anni le savane d’inondazione del Beni, una regione tropicale orientale della Bolivia, 200mila kmq, appunto si inondano; sempre, dalla cosiddetta notte dei tempi (per essere precisi da almeno 10 mila anni, ultima glaciazione, quindi praticamente dall’epoca della presenza umana nell’area). E’ la savana d’inondazione più estesa del mondo (più estesa del noto Pantanal). Sede della cultura umana organizzata più antica di quel paese che oggi si chiama bolivia, da migliaia di anni l’uomo conviveva con l’annuale inondazione sfruttando sia le risorse terrestri come quelle acquatiche. La cultura preispanica nota come “cultura de las lomas” (delle colline), costruiva appunto colline artificiali per gli insediamenti umani, quindi ubicati sopra il limite massimo dell’inondazione annuale, tumuli per le coltivazioni agricole, canali, lunghissime dighe o terrapieni per creare lagune o reti di comunicazione. Moltissime e di queste costruzioni, così come dei manufatti di ceramica, sono ancora visibili nella regione. Per farla breve quindi una regione che da sempre convive con l’inondazione periodica visto che in questa enorme depressione (meno di 200 mt slm a migliaia di km dall’oceano), coperta da uno spesso strato di argilla, confluiscono i fiumi di un bacino idrografico di quasi un milione di kmq.

    Anche le attuali popolazioni locali hanno imparato a convivere con questo fenomeno, che ogni anno, va detto, si ripresenta in varia forma (più o meno esteso, in un’area piuttosto che un’altra ecc). Nel 2006-2007, in coincidenza con il grande richiamo mediatico dell’elezione di evo morales, per l’epoca dell’inondazione arrivarono le telecamere di cnn (e da li quindi la notizia in tutto il mondo, italia compresa, con le foto delle vacche rifugiate appunto sulle antiche colline artificiali). Da allora nel Beni si sono istallate varie ong internazionali (finanziate principalmente dalla UE), agenzie dell’ONU, sono apparse le jeep con le antenne satellitari, e tanti altri donanti che si contendono le popolazioni locali.

    Sia chiaro: principalmente gli abitanti delle aree urbane ricevono alcuni benefici da queste donazioni ma anche lo spirito e la prassi dell’assistenzialismo che potrebbe far dimenticare l’antica cultura di convivenza con l’inondazione.
    Molte Ong e org. internazionali agiscono quindi anche come grandi elementi della “globalizzazione” culturale, della standarizzazione e appiattimento delle storie locali, oltre ad apparire come grandi uccelli del malaugurio che, anticipando scenari d’inondazione sempre più catastrofici, facilitate anche dal richiamo mediatico del cambio climatico, chiedono di poter accedere a finanziamenti per mantenere strutture e funzionari in forma stabile nell’area.

    2 ) in questo secondo esempio non c’è bisogno dell’intervento della stampa.
    La Bolivia è il terzo produttore mondiale di coca. Dall’arrivo di morales si è tornati a nuovi interessanti livelli di produzione (da più o meno 12 mila ettari del 2005 a quasi 35mila del 2009). Il ritornello del governo è sempre lo stesso: la coca è pianta ancestrale, storica, sacra, ecc ecc. Ma non è mistero per nessuno, tanto che lo stesso ministro del settore lo ha ammesso in varie occasioni, che almeno il 90% della produzione si trasforma in cocaina (ecco una delle ragioni per cui la bolivia non è stata colpita dalla crisi mondiale ed ha avuto la maggiore crescita economica del continente nel 2009).

    Ebbene: il governo chiede fondi per industrializzare la coca al di fuori del circuito del narcotraffico. Da chi ottiene questi fondi? Dalla UE. Cioè, facendo un po’ di demagogia, 50 milioni di euro dei contribuenti europei vanno per due piani di “industrializzazione” della coca che porteranno solo ad una maggiore e più pratica produzione delle foglie da trasformarsi in cocaina.

    Nota1: è inutile nascondere ciò che è oramai da decenni chiaro. L’enorme margine di guadagno del narcotraffico non ha concorrenti, ancor più limitati quando praticamente sono stati quasi annullati i controlli come in Bolivia.

    Nota2: l’area di principale produzione di coca, il chapare, ha ricevuto negli ultimi 20 anni, i maggiori finanziamenti internazionali (si chiamava “sviluppo alternativo” alla coca) di ogni altra area rurale del continente americano. Le ragioni del perchè non sia cambiato nulla sono esposte nella prima nota.

    Nota 3: le popolazioni indigene del chapare sono state gradualmente espulse dai loro territori per far posto ai coloni andini quechua aymara, come morales, che hanno occupato l’area dell’oriente tropicale a partire dagli anni 60.

  • nomorelie

    io penso che prodest sempre nell’ottica del marketing dell’occidente verso gli sfigati terzomondo.
    ogni tanto una catastrofe “naturale” in qualche paese derelitto fa alzare l’orgoglio della popolazione occidentale che si prodiga negli immediati aiuti umanitari senza sganciare bombe.
    prodest per spezzare la solita routine dell’occidente sempre sul piede di guerra.
    purtroppo il popolo bue si interessa di politica estera solo quando c’è da slanciarsi negli aiuti agli esotici bisognosi travolti dalla “natura”.
    così vedono sempre che “noi” siamo buoni e generosi.
    intanto dall’altra parte del mondo ci si prepara ad aprire un altro fronte di guerra contro il “terrorismo di matrice antropica” (vuoi mettere abitare già in zone super calde e dover anche sopportare il riscaldamento da CO2 occidentale; lo credo bene che ci odiano :-D).

  • mistermister

    Aleister Crowley
    http://it.wikipedia.org/wiki/Aleister_Crowley
    Ricordo che personaggio “satanico” aveva una villa a
    Cefalu, che sta 40,5 km.
    http://www.oto-usa.org/crowley.html
    Il “personaggio”, che amava richiamare con i suoi riti Satana, diceva che quella era una zona molto importante dal punto di vista esoterico-satanico.
    Mussolini lo cacciò, dall’Italia, anche perchè nella villa si facevano strani rituali e sacrifici.
    Aleister Crowley possedeva anche una villa sul lago di Loch Ness.
    Leggenda dice che fece un rito per richiamare Satana, ma non lo terminò, lasciando così aperto uno “stargate”.
    Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin (noto satanista), si comprò la villa.
    Per lo meno ci siamo goduti le sue canzonette.
    Non è che a Canneto di Caronia lo StarGate è ancora aperto ?

  • Rossa_primavera

    Si certo anche il terremoto e’ colpa del capitalismo,nella cuba comunista
    hanno imparato ad evitarli.Come mai allora il comunismo e’ crollato in tutto il mondo,e’ rimasto solo a Cuba e nella Corea del nano?La Cina e’ ormai un paese capitalista al cento per cento come dice anche l’articolo sotto.Funziona tanto bene che nessuno lo vuole.Mah,non avranno letto bene il geniale Marx e il suo interessantissimo capitale.Anche il popolo italiano ha spazzato via senza pieta’ dal parlamento i partiti comunisti,ma solo perche’ e’ un popolo becero e bue.In fondo Bertinotti Diliberto e Ferrero hanno fatto tanto per i lavoratori italiani,ma davvero tanto,non so piu’ come investire i soldi che mi hanno fatto risparmiare come lavratore dipendente grazie agli sgravi fiscali.Peccato che non possa piu’ votarli perche’ sono scomparsi dalle liste elettoarli,chissa mai perche’?Dirottero’ il mio voto sul pd anche se e’ un partito un po’ conservatore per i miei gusti.Hasta siempre comandante

  • Rossa_primavera

    Per me c’e’ lo zampino del Mossad:stanno facendo le prove generali poi useranno questa arma contro l’Iran.