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Le Nuove Regole per la Sessualità saranno come un Portacenere con scritto: “Vietato Fumare” ?

DI SLAVOJ ZIZEK

RT.com

La settimana scorsa, Judith Butler,  filosofa americana e teorica del gender ha partecipato all’organizzazione di una conferenza, apparentemente molto tranquilla, a San Paolo, in Brasile. La Butler potrebbe essere conosciuta per il suo lavoro sul transgender, ma questa conferenza  “The Ends of Democracy” non aveva nulla a che fare con il suo lavoro sul gender. Malgrado tutto, una folla di manifestanti di destra si è radunata davanti al luogo dell’evento e ha bruciato un’effigie della Butler,  urlando “Queimem a bruxa!” (“Che si bruci la strega!”).

Questo strano incidente è l’ultimo di una lunga serie, che dimostra che oggi la differenza sessuale viene politicizzata in due modi che si ricollegano tra loro: la fluidificazione transgender delle identità e la conseguente  reazione conservatrice.

In effetti, la famosa descrizione delle dinamiche capitaliste nel Manifesto comunista di Karl Marx e Friedrich Engels dovrebbe essere integrata dal fatto che il capitalismo globale ha visto che sessismo unilaterale e ristrettezza mentale diventano sempre meno attuali. E questo, anche nel campo delle abitudini sessuali, “tutto quello che è residuo del passato si scioglie nell’aria e tutto quello che è santo viene profanato”. Sarà perché il capitalismo tende a sostituire la normale eterosessualità di sempre con una proliferazione di identità e/o orientamenti sessuali instabili che cambiano continuamente?

Oggi celebrare  “minoranze” e  “marginalità” è la posizione predominante nella maggioranza delle persone, persino degli estremisti di destra che – con il loro terrore per il politically correct dei liberals –  si presentano come protettori di una minoranza messa in pericolo. Oppure  di quei critici che attaccano il patriarcato come se questo occupasse ancora una posizione egemonica, ignorando ciò che Marx ed Engels scrissero più di 150 anni fa, nel primo capitolo del summenzionato volume: “la borghesia, ovunque abbia preso il sopravvento, ha messo fine a tutte le idilliache relazioni feudali e patriarcali”.  Ma questo è ancora ignorato da quei teorici della cultura di sinistra che focalizzano le loro critiche sull’ideologia e sul patriarcato.

E allora cosa dovremmo fare con  questa tensione? Ci dovremo limitare ad appoggiare la fluidificazione delle identità transgender, pur rimanendo critici sui loro limiti? Ma ora sta venendo fuori un terzo modo di contestare la tradizionale forma di identità di genere  – con le donne che hanno cominciato a parlare della violenza sessuale maschile. Detto questo, tutta l’attenzione mediatica di cui sta godendo questo evento, non dovrebbe distrarci da quanto stia realmente accadendo:  e si tratta nientemeno che di un cambiamento epocale, di un grande risveglio, di un nuovo capitolo nella storia dell’uguaglianza.

Un enorme cambiamento

In questo momento, viene messo in discussione e criticato quel metodo che ha regolato le relazioni tra i sessi per migliaia di anni. Il movimento di protesta ora non è più solo di  una minoranza  LGBT + una minoranza, ma è diventato di una maggioranza, quella delle donne. Quello che sta venendo fuori non è una novità, è qualcosa che  abbiamo sempre saputo (almeno vagamente) e che non eravamo in grado (o che non eravamo disposti e pronti) ad affrontare apertamente: le centinaia di modi con cui vengono sfruttate sessualmente le donne.

Le donne stanno ora tirando fuori quel lato oscuro, rimasto nascosto nelle proteste ufficiali fatte su uguaglianza e rispetto reciproco, e quello che stiamo scoprendo è, tra le altre cose, quanto  sia stata ipocrita e unilaterale la moda che ci ha spinto a criticare l’oppressione delle donne nei paesi musulmani: quindi, ora dobbiamo confrontarci con la nostra realtà di oppressione e sfruttamento delle donne.

Come in ogni sconvolgimento rivoluzionario, troveremo tante  “ingiustizie” e “ironie”. Per esempio, dubito che atti deplorevoli e osceni fatti da Louis CK,  saranno  messi sullo stesso piano di un vera violenza sessuale, ma ripeto tutto questo non dovrebbe distrarci dal puno focale e dovremmo invece concentrarci sui problemi che ci attendono.

Sebbene alcuni paesi si stiano già avvicinando a una nuova cultura sessuale post-patriarcale (basta guardare  l’Islanda, dove oltre due terzi dei bambini nascono fuori dal matrimonio, e dove nelle istituzioni pubbliche le donne sono più degli  uomini), uno dei compiti più importanti è, in primo luogo, la necessità di cercare di comprendere cosa stiamo guadagnando e cosa stiamo perdendo con questo sconvolgimento del modo di corteggiare le donne che abbiamo ereditato. Perché  si dovranno scegliere delle regole nuove per evitare di cadere in una sterile cultura di paura e di incertezze.

In effetti, alcune intelligenti femministe hanno notato molto tempo fa che se tentassimo di immaginare un corteggiamento politicamente corretto, saremmo molto vicini alla firma di un vero e proprio contratto di mercato. Il problema è che sessualità,  potere e violenza sono molto più intimamente intrecciati di quanto possiamo aspettarci, tanto che anche elementi o atti che consideriamo di brutalità possono mischiarsi al sesso, vale a dire possono diventare parte della libido – dopotutto il sadismo e il masochismo sono forme di attività sessuale. Di conseguenza, una sessualità purificata dalla violenza e dai giochi di potere può benissimo finire per diventare una sessualità desessualizzata.

Nuove sfide

La prossima tappa sarà assicurarsi che questa bolla che si sta gonfiando non resti limitata solo alla vita pubblica di ricchi e famosi personaggi pubblici, ma che si diffonda e che penetri nella vita quotidiana di milioni di normali persone “invisibili”. E l’ultimo (ma non il meno importante) punto sarà cercare di comprendere come collegare, questo risveglio delle donne, alle lotte politiche ed economiche, cioè come impedire che si appropri  di questo risveglio l’ideologia liberale occidentale, come altro modo per riaffermare le nostre priorità. Bisognerà fare uno sforzo perché questo risveglio non si trasformi in un altro caso in cui la legittimazione politica si basa sullo status di vittimismo del soggetto.

Non vi sembra  che – oggi  – la caratteristica fondamentale della soggettività sia quella strana combinazione che vede, da una parte, un soggetto libero che è l’ultimo responsabile del proprio destino, e dall’altra un altro soggetto che invece dichiara il suo status di vittima di circostanze al di fuori del proprio controllo? Non vi sembra che ogni contatto con un altro essere umano sia  vissuto come una potenziale minaccia?  Se l’altro fuma, se l’altro mi lancia uno sguardo avido, se l’altro mi urta: questa logica vittimizzante oggi è universalizzata, andando ben al di là dei casi standard di molestie razziste.

Basta ricordare la crescente industria finanziaria che si è messa in moto per richiedere il risarcimento-danni, dall’affare dell’industria del tabacco negli Stati Uniti, alle rivendicazioni finanziarie delle vittime dell’Olocausto a quelle dei lavoratori-forzati nella Germania nazista, fino all’idea che gli USA debbano pagare agli afro-americani centinaia di miliardi di dollari per tutto ciò di cui sono stati privati durante la passata schiavitù. Questa nozione di un soggetto inteso come vittima irresponsabile, implica l’estrema prospettiva narcisistica da cui ogni incontro con l’altro può apparire come una potenziale minaccia  per il precario equilibrio immaginario del soggetto; in quanto tale, non è il contrario, ma, piuttosto, un supplemento intrinseco del soggetto liberalmente libero.

Oggi nella forma predominante dell’individualità, l’affermazione egocentrica del soggetto psicologico paradossalmente si sovrappone  alla percezione di se stessi come vittima delle circostanze.

Due sfaccettature

In un albergo di Skopje dove sono stato di recente, la mia compagna ha chiesto se si può fumare in camera. La risposta che ha ricevuto dal receptionist è stata unica: “Ovviamente no,  fumare è proibito dalla legge. Ma troverà un posacenere in camera, quindi questo non è un problema. “

Ma questa non è stata l’ultima delle sorprese: quando siamo entrati in camera, effettivamente sul tavolo c’era un posacenere di vetro, e sul fondo del portacenere c’era dipinta l’ immagine di una sigaretta con un grande cerchio rosso ed una linea diagonale che indicava “divieto”.  Quindi non si trattava del solito giochetto che fanno gli alberghetti, dove discretamente dicono che, anche se è ufficialmente proibito, puoi fumare con la finestra aperta o qualcosa del genere.

Quindi, la contraddizione (proibito-permesso) è stata accettata apertamente e poi cancellata e trattata come se non esistesse nessuna contraddizione,  il messaggio era: “è proibito, ma si fa così”. Tornando al risveglio del pensiero che è in atto, il pericolo è che, allo stesso modo, l’ideologia della libertà personale si combini senza sforzo con la logica della vittimizzazione (con una libertà silenziosamente ridotta alla libertà di far emergere il  proprio status di vittima), rendendo così superflua una radicale politicizzazione emancipatrice di questo risveglio, trasformando la lotta delle donne in una serie di combattimenti locali – combattimenti contro il capitalismo globale, contro le minacce ecologiche, per una democrazia diversa,  contro il razzismo, ecc.

Le affermazioni, i punti di vista e le opinioni espresse sono esclusivamente quelle dell’autore e non rappresentano necessariamente quelle di RT.

 

Slavoj Žižek  è un cultural philosopher. Ricercatore senior all’ Institute for Sociology and Philosophy  dell’ Università di  Lubiana, Global Distinguished Professor of German alla  New York University, e International Director del  Birkbeck Institute for the Humanities dell’ Università di Londra.
Fonte:  https://www.rt.com
Link :  https://www.rt.com/op-edge/410064-women-protest-sexuality-rules-dangers/
16.11.2017

Pubblicato da Bosque Primario

  • Holodoc

    Chiarisco che non sto esprimendo un giudizio di approvazione o meno riguardo certi tipi di atteggiamento nei rapporti tra i sessi, sto facendo un semplice esercizio di logica.

    A logica, un corteggiamento è corretto se ha successo.
    Se l’approccio di tipo “dominatore/dominata” da parte degli uomini non fosse gradito dalla gran parte delle donne, tale tipo di approccio smetterebbe di essere praticato.
    Quindi se continua ad essere diffuso, anche in paesi cosiddetti emancipati, significa che, secondo logica, è corretto.

  • pianista

    “intelligenti femministe” vale solo come ossimoro.

  • Holodoc

    Bell’articolo.

    Applicare un ragionamento politically correct a questioni che di natura non lo sono può solo creare danni.

    Se il corteggiamento tra uomo e donna viene visto come “non etico” allora il nostro destino non può che essere l’estinzione.

    E’ l’atto finale della civiltà occidentale, in cui il concetto del peccato originale, sopravvissuto all’illuminismo, ha reso virtù l’ipocrisia ed esecrabili i nostri istinti basilari.

    • Ybodon

      hai mai letto Il Mondo Nuovo du Huxley?

      • Holodoc

        L’ho letto da ragazzo a scuola ma non mi ricordo granché.

        • Ybodon

          Rispulcialo.
          Caste geneticamente diverse.
          Procreazione ovviamente da laboratorio.
          Sesso libero ma spogliato di ogni cosa, quindi puro godimento effimero della serie : “Giochiamo a playstation o scopiamo?”
          Dunque nessuna morale, promiscuità ma come per noi è “promiscuo” uscire con amici diversi o gruppi diversi, niente di sordido-Una cosa puramente ricreativa.
          Rapporti tra uomo e donna dunque spogliati di ogni attrazione, amore, affetto etc.
          Droga sintetica normalmente diffusa che “tiene su il morale”
          etc

      • Filippo Gregoretti

        Splendido libro, ben più terrificante di 1984. D’altronde Huxley la sapeva lunga, vista la famiglia di cui faceva parte.

        • Primadellesabbie

          “Il cielo risplendeva di un gran numero di stelle, e ciononostante ingurgitavano una enorme quantità di alcool.”
          (a memoria)

  • Tonguessy

    “Oggi celebrare “minoranze” e “marginalità” è la posizione predominante nella maggioranza delle persone”.

    Infatti. Il capitalismo 2.0 ha scoperto che è meno oneroso e più gratificante occuparsi di marginalità piuttosto che cercare una costosa e difficile redistribuzione. Il mio ultimo articolo Ikea2 parla proprio di questi temi.

    Sulla “nozione di un soggetto inteso come vittima irresponsabile” poi non posso non ricordare l’opera di Thomas Szasz che si rifiutava di considerare addirittura i malati mentali (le malattie mentali secondo lui sono solo una invenzione degli psichiatri) dei minus habens che possono essere esonerati dagli obblighi delle persone “normali”. Il psichiatra forense affermava con veemenza che “siamo tutti responsabili, senza se e senza ma”, pena il declassamento di parte dell’umanità ad un ordine subalterno.
    L’idea stessa di “vittima irresponsabile” cozza con questa visione dove la responsabilità è sempre totale mentre una ristretta elite (per questioni di prestigio, potere e denaro) si inventa muri invalicabili oltre ai quali colloca le proprie vittime sacrificali. Che, giova ricordare, spesso si compiacciono del ruolo subalterno loro assegnato.

  • Truman

    Fin dal titolo mi sembra compaia un paradosso: Zizek si accorge che ci saranno nuove regole sempre più invasive nei nostri comportamenti, ma sembra appoggiare questa invasività in base all’idea che tali regole serviranno a creare “un grande risveglio, … un nuovo capitolo nella storia dell’uguaglianza”. Egli sembra considerare tutto ciò che avviene come una conseguenza di quanto statuito da Marx: “la borghesia, ovunque abbia preso il sopravvento, ha messo fine a tutte le idilliache relazioni feudali e patriarcali”.
    Insomma nel suo Marx-pensiero la borghesia ci ha tirato fuori dal Medioevo e ha fatto progredire il mondo. Nemmeno lo sfiora l’idea che il capitalismo, dopo averci tirato fuori dal Medioevo, ci stia adesso buttando in un nuovo Medioevo ancora più feroce, invasivo, brutale, di quello precedente.

    • Oscar Magnani

      Dal canto mio comincio a nutrire forti dubbi che il primo Medioevo fosse cosí feroce, invasivo e brutale come ce lo hanno sempre dipinto…

  • gianluca2

    Non voglio fare lezioni, ma il detto del Marchese è un verso di Gioachino Belli. Giusto dare a Belli quel che è suo. Sul resto sono d’accordo con te.

    • Ronte

      Pensi che in Italia sia più conosciuto Gioachino Belli di Alberto Sordi?

      • gianluca2

        Non c’entra la popolarità, ma la filologia.

  • –<>– –<>–

    Tutti i discorsi e le teorie moderne sulla sessualità basano su un impalcatura scientifica.
    È grazie ai progressi della scienza che oggi ci si può trasformare da maschio in femmina, che si possono acquistare bambini e decidere prima come saranno.
    Questa impalcatura si regge in piedi grazie all’energia.
    È curioso pensare che, semplicemente staccando una spina, tutta questa impalcatura crolli miseramente insieme alle teorie e ai discorsi, e si ritornerebbe al principio, con due sessi definiti e i figli concepiti.

    • Filippo Gregoretti

      Trasformare da uomo in donna è un sogno. Diciamo scimmiottare l’altro sesso con risultati piuttosto risibili.

      • rossana

        Trasformare l’uomo in una bellissima donna non è un sogno.

        Eccotene un esempio…(l’esempio è un esempio, non toglie nulla al fatto che mi turbi non poco…)

        https://www.youtube.com/watch?v=PCif4M2xX6E

        • DesEsseintes

          C’è una cosa che non riescono a cambiare ed è la voce.
          Possono essere bellissime come Vittoria/Giuseppe ma quando senti quel suono da “non donna” proprio non si può.

          Poi lei ha fatto la scelta giusta e mi auguro che sia felice.

          • rossana

            A me continua a colpire un dato piuttosto comune a tutte/i quelli che cambiano sesso: nessuna/a che lo faccia per dedicarsi a una normale vita da impiegata/o o fosse anche dirigente di multinazionale. Tutte/i vogliono darsi al mondo dello spettacolo, fosse recitare, cantare, ballare o che so io.
            Il che, a me psicologa da strapazzo e a ore perse, fa pensare che sia la vanità, il punto. E che l’ossessione per la trasformazione/costruzione di un altro se stesso/a “più figo”, non abbia altro fine che il desiderio di “essere qualcuno”.
            C’è una tale volontà messa in gioco, da far superare non solo il sicuro dramma del percorso, ma pure il come reperire i molti soldi che richiede, che certo non sono alla portata di uno sfigato metalmeccanico che “vive male il proprio corpo”.
            Non basta come motivazione, devi essere disposto a molto altro, prima di arrivarci…

          • DesEsseintes

            Ma no, è che da noi è un tabú.
            E te lo dico io che i trans li schifo abbastanza…però se loro sono contenti non ho alcun diritto di intromettermi…

            Qui in Brasile sto in un albergo a Copacabana e ieri c’era la parada gay annuale.
            Lesbiche, gay e trans.
            Uno si aspetta la trasgressione più infernale…invece le famiglie normalissime vengono e si portano i ragazzini tutti gli anni, i signori anziani si piazzano con le sdraio sulla Avenida Atlantica e aspettano l’arrivo dello scalcagnato corteo, turisti, omosessuali veri…e per di più all’altezza del Copacabana Palace la spiaggia è ormai da decenni di gay e trans…cioè non solo alla parada…
            Allora tu sdegnata insorgerai contro la decadenza della virilità…e no cara, perché i brasiliani stanno al numero tre mondiale dei trombatori mentre gli italiani stanno al cinque…per di più qui stiamo nello stato di Rio de Janeiro al sud…se vai nel sertao non è che si “tromba tanto”…”non si fa altro”…e il forró, la danza locale, è sesso di fronte a tutti perché il signore mette la gamba in mezzo a quelle della signora e viceversa mentre la fisarmonicaccia e il tamburaccio suonano una musichetta ossessionante durante la quale le coppie si strofinano furiosamente…ti raccontano: “Rapaiz…vc dança e ja aconteceu tudo…” cioè, non scherzo, se ne vengono entrambi nei pantaloni…con i gruppi musicali che hanno nomi pazzeschi…per dirne uno che mi ricordo: “O ferro na menina”, “il ferro nella ragazza”…
            Cioè la libertà di gender in Brasile…fidatevi signore…fidatevi…non influisce MINIMAMENTE nelle qualità maschili del tupiniquin (brasiliano ruspante)…

            In altre parole: vogliamo recuperare il nostro testosterone perduto?
            Secondo me, e lo conferma tutto il Brasile dal Rio Grande al Pernambuco, occorre più libertà e più gioia di vivere…non più regole e più disciplina…

            Poi ragassuoli….fate come ve “appare”…

          • rossana

            No, non ne faccio una questione di “testosterone”. E’ che fatico sinceramente a comprendere chi schifa talmente se stesso da desiderare a tal punto di essere qualcun altro fino a sottoporsi a infinite operazioni, trangugiare quintalate di ormoni, magari nel frattempo prostiuendosi come mamma l’ha fatto, pur di non essere più se stesso.
            E’ come dichiararsi guerra da soli sfidandosi al punto da farsi morire pur di poter vivere.
            Non che non possa capitare di a volte detestarsi da soli, ma vivvaddio, non fino al punto da odiarsi da soli.
            Che poi, la cosa strana, è che di questo detestarsi ne fanno un monumento, al punto da non consentore ad altri di provare per questa loro antipatia verso se stessi qualcosa meno dell’ammirazione.
            In sintesi: loro si detestano per come nascono (nel corpo sbagliato, giusto?), ma si lamentano se ad altri non piace la loro faticosa e dolorosa trasformazione.
            Ma se lo fai per te, non dovrebbe importarti di piacere agli altri o meno, Giusto?
            Forse che uno se la prende e ne fa un caso da legge speciale se avendo i capelli rossi (è un esempio), tutti lo prendono in giro dandogli del rosso? O facciamo legg speciali per non far sentire offesi quelli con le orecchie a sventola (che non si vedono più, ormai tutti se le rifanno), il naso lungo (altra cosa che non si vede più) o se invece la natura ti fa nano?
            Questa roba della chirurgia e dell’ormone per rifarsi diversi a piacere, denota a mio avviso una mancanza d’amore e di rispetto per ciò che si è davvero patologica.
            E data la diffusione del fenomeno, tendo a pensare che non sia che la prova di un’umanità sempre più in guerra con se stessa e quindi sempre più patologica.
            Nessuno che abbia più voglia di accettarsi per com’è amandosi per com’é…
            Questo è il punto di partenza del mio discorso….

          • DesEsseintes

            Tesoro…vogliamo vedere che succederebbe fra i maschietti se un giorno si inventasse l’operazione per farselo fare di trenta centimetri che si mette sull’attenti a comando?
            O se le signore over sessanta con un ciclo di soli sei mesi di ormoni per via enteroclismica e un paio di interveni plastici per la modica cifra di centomila euro potessero tornare esattamente come a trenta?

            E andiamo, Rossa’…ognuno c’ha le sue paturnie…

          • rossana

            Eh, ma che ognuno abbia le proprie paturnie dovrebbe comprendere la possibilità che anch’io abbia le mie.
            Che escludono apprezzamenti e complimenti per chi scatena le proprie ossessioni contro se stesso con la pretesa degli applausi altrui.
            Fatevi quel che vi pare, ma non chiedetemi comprensione né tantomeno applausi.
            A me, quelli che si fanno le plastiche e si ingozzano di ormoni a scopo ludico fanno pena, che vuoi che ti dica…

          • Filippo Gregoretti

            Sono d’accordo. La disforia di genere è sintomo di scompensi, e a mio avviso assecondarla con plastiche e mascherate varie può portare alla pazzia. Ho vissuto in Tailandia, dove il travestitismo è accettato da secoli, e certi travestiti sono ancora più belli delle donne. Fanno spesso le stesse cose che fanno nelle strade da noi, ma lavorano anche in banca, come hostess, ecc. Anche lì, quelli che ho conosciuto, erano tutt’altro che persone serene e bilanciate. E pochi sembravano donne anche negli atteggiamenti, la maggior parte ne scimmiottano gli aspetti più grotteschi. La donna è un miracolo. E’ una magia creatrice di vita. Penso che tutti noi uomini aspiriamo ad essere un po’ come la Donna, ma non potremo mai esserlo. Anche se possiamo sembrarlo fuori, dentro saremo sempre uomini. Ovviamente ognuno è libero di fare quello che vuole. Ciò che non sopporto, è quando per legge mi costringono a fingere che un’illusione sia realtà. Oggi siamo al punto che chi si crede Napoleone costringe gli altri a fingere di prenderlo sul serio o ne subiscono le conseguenze.

        • Filippo Gregoretti

          Video alquanto inquietante. Sarà che avevo diversi amici trans, ma anche quando azzeccavano il trucco per me erano sempre maschi in maschera (lo dico con affetto ed empatia ovviamente). Comunque, contenti loro. Bellissima donna è soggettivo, lasciatelo dire 🙂 a me già il trucco su una donna non esalta, figuriamoci su un uomo…

  • cristina cappugi

    Ma quale ‘risveglio delle donne’… è un chiaro artificio mediatico, dove si impone un argomento per bocca di personaggesse più o meno conosciute. Le donne in realtà sono severe le une con le altre e giustamente non si commuovono per i dispiaceri di Asia Argento, non votano Hillary Clinton. Le donne si lasciano ingannare dagli uomini, mica dalle altre femmine

  • Filippo Gregoretti

    Articolo pieno di sfaccettature, e che sdigana un sano approccio “analogico” alla vita. Si vede che non è scritto da un anglofono.

  • Pfefferminz

    In questo articolo non ci ho capito niente. Un’accozzaglia di pensieri giustapposti senza nesso logico.
    Se sul portacenere c’era scritto “divieto” , voleva dire che era proibito fumare. Punto.

  • Primadellesabbie

    Regole per la sessualità? Un condom con un manuale di istruzioni di trecento pagine accanto al portacenere per non fumatori?

    Tanto cerchiamo di risolvere i problemi vecchi: hai visto che Mugabe ha dovuto far intervenire l’esercito e mettere sottosopra il Paese per liberarsi della moglie invadente.

    E sì che Slavoj dovrebbe ricordare le acrobazie di Tito per liberarsi di Jovanka, che a furia di garantire i serbi non lo lasciava più respirare.

    Senonché Tito, meno tribale di Mugabe, anziché muovere l’esercito si provvide di una infermiera adatta alla situazione…

  • MarcBin

    È vero, è in atto un risveglio delle donne. Si vede dall’imbecillimento generale. I loro sentimenti devono essere la principale preoccupazione del mondo intero. Ora anche una sberla in famiglia è un trauma. Auguri…

    • Pfefferminz

      “Ora anche una sberla in famiglia è un trauma.”
      No, non è un trauma, ma è, giustamente, un reato.

      • MarcBin

        Allora arrestiamo la maggior parte dei nonni e nonne, dei genitori, fratelli etc. La violenza fa parte della vita e la semplice attualizzazione senza fisicità è un modo per delineare i limiti entro i quali esiste la buona educazione e quindi la convivenza. Il resto è buonismo ipocrita

        • Pfefferminz

          Il conflitto fa parte della vita, non la violenza.
          Il conflitto si dirime e supera con il dialogo, la discussione, l’esposizione dei propri motivi, usando comunque le parole.
          Se subentra la violenza, psichica o fisica che sia, si entra nell’ambito di quei comportamenti che sono contemplati dal codice penale, come lesione personale comune, colposa, dolosa, etc.
          Poi bisogna vedere l’ordinamento giuridico del Paese.
          Recentemente, ad esempio, ha destato scalpore la notizia che in Russia atti di violenza all’interno del matrimonio sarebbero stati depenalizzati. Non escludo che anche in Italia sia stato così in tempi remoti e che solo via via si sia pervenuti ad una modificazione delle norme. Anche in una famiglia vigono le leggi della convivenza civile. Per quel che ne so, anche all’interno di un matrimonio, tanto per fare un esempio, può sussistere il reato di violenza carnale.
          Tutto quello che ho esposto non ha nulla a vedere con buonismo o ipocrisia.

          • MarcBin

            Non credo, affermare che la violenza non fa parte della vita è come dire che le parolacce non fanno parte del linguaggio. Per me è ipocrisia. Inoltre il codice penale è fatto dagli esseri umani e quindi, cambia a seconda del tempo, culture, etc. La stessa natura ci insegna che la violenza è sia parte della vita che della comunicazione e serve anche per delineare determinati limiti e regole. La prevaricazione gratuita attraverso la violenza è sbagliata ad esempio. Il problema è che oggi chi piangere meglio viene accontentato

          • Pfefferminz

            La mia affermazione (“Il conflitto fa parte della vita, non la violenza”) si riferiva al microcosmo della quotidianità, ove la stragrande maggioranza dei conflitti viene risolta senza l’uso della violenza. Da lì era partito il discorso.
            È chiaro che in un contesto più ampio si deve per forza evidenziare che la potenzialità del comportamento aggressivo è innata, dovendo essa servire alla sopravvivenza e che nelle società complesse le pulsioni devono venire in parte represse e in parte modulate per consentire la convivenza civile.

          • MarcBin

            Ok. Si, concordo in pieno. Ma ci arriveremo. Io sono fiducioso

  • Eretico

    L’autore espone due punti di vista opposti concernenti la
    sessualità, da una parte il femminismo della Butler e dall’altra la posizione classica
    etichettata come “reazione conservatrice”. Il problema nasce dal fatto che
    nonostante l’autore finga una certa equidistanza (ma perché?), più argomenta
    più appare evidente che egli usa come metodo di interpretazione del mondo le limitate
    categorie di pensiero femministe, in sostanza il punto di vista della Butler.

    Dapprima sposa l’assurdo principio di un mondo che vede come
    il genere femminile unica vittima della violenza e delle miserie umane, cosa
    grave perché se non ci rendiamo conto che la violenza è una componente innata nel
    genere umano, continuiamo ad ignorare la storia, dove c’è un continuo passaggio
    del testimone del cattivo da una categoria ad un’altra con conseguente caccia
    alle streghe.

    Secondo, attribuisce questa ondata di protesta femminile a
    reti unificate come una forma di risveglio collettivo. Cioè l’autore crede alla
    favola che la rivoluzione sociale femminile sia una presa di coscienza
    collettiva di un ipotetico mondo femminile che si emancipa e si ribella al mondo
    patriarcale del “maschio cattivo”. La realtà è ben diversa, è il potere economico
    che si serve delle ideologie per creare nuovi modelli sociali più consoni alle
    proprie logiche, ecco perché il femminismo oggi è ovunque, altro che risveglio,
    se ieri ad una donna veniva imposto di stare a casa a lavorare oggi allo stesso
    modo gli viene imposto di uniformarsi ad un nuovo modello, non ‘c’è nessuna
    liberazione, ma l’imposizione di un modello al posto di un altro. Inutile continuare
    ad analizzare il resto dell’articolo, è da qualche tempo che noto una striscia
    di progressismo d’accatto su RT.com, suppongo per “acchiappare” il consenso
    anche di un pubblico di tipo differente, questa è l’unica spiegazione che
    riesco a darmi se ci vengono rifilati su canali di contro-informazione articoli
    superficiali e di poco conto come questi.