Non è un vaccino per sani

Di Massimo Cascone, ComeDonChisciotte.org

In tutto il mondo oramai siamo entrati nella fase uno della vaccinazione di massa, e tra i primi a beneficiare della dose in occidente (USA-UE) troviamo, oltre agli anziani e ai gruppi socioeconomici più vulnerabili o maggiormente a rischio a causa del particolare stato di salute, il personale sanitario. L’autorizzazione alla distribuzione del COMIRNATY o BNT162b2 – questo il nome del vaccino Pfizer-BioNTech – è arrivata per prima nel Regno Unito il 2 Dicembre, successivamente negli USA il giorno 11 ed infine nell’UE il 21 dello stesso mese, sulla crescente onda di un’informazione mainstream totalmente votata a sottolineare la necessità del vaccino per scacciare la paura della pandemia, salvare l’umanità dall’estinzione (forse, solo nel caso in cui ci fosse stato davvero questo pericolo, sarebbe stato giustificato il regime di terrore con cui i telegiornali raccontano la pandemia da oramai quasi un anno) e ritornare alla normale misera vita di prima, con qualche piccolo cambiamento però. Perché se è vero che ci vendono il sogno del ritorno alla vita prepandemia, la politica spinge però verso la stabilizzazione e l’implementazione del lavoro da casa (che è tutto tranne che smart, per molti versi), punta sul cashless, stringe accordi pluriennali con piattaforme per la didattica online e pensa all’introduzione di un passaporto vaccinale…tutti cambiamenti che, una volta avvenuti, difficilmente scompariranno (vedi Patriot Act).

Malgrado la tenace volontà delle istituzioni, sono molti i dubbi sorti nella popolazione sulla reale necessità del vaccino per affrontare questa malattia, la cui letalità riguarda soprattutto le fasce più anziane della popolazione, nella maggior parte dei casi affette da plurime e pregresse patologie (come dimostrano i dati). Sono tantissime nel mondo le persone che hanno fatto appelli per mettere in guardia circa gli effetti collaterali che questo vaccino può avere sia nel breve termine, invocando il principio di precauzione circa la sperimentazione di un nuovo vaccino (nuovo nel senso stretto del termine poiché è un vaccino mRNA), sia nel lungo termine, sottolineando la totale mancanza di dati sugli effetti che potrebbe avere.

“Non credo che abbiamo le prove su nessuno dei vaccini per essere sicuri che impediranno alle persone di contrarre effettivamente l’infezione e quindi di essere in grado di trasmetterla” Dr. Soumya Swaminathan – capo scienziato OMS

“É improbabile che questi vaccini sterilizzino totalmente una popolazione… diciamo il 60-70%.” Prof. Sir John Bell – uno dei massimi consulenti Covid del Regno Unito e membro del SAGE (Scientific Advisory Group for Emergencies)

“Il vaccino contiene una proteina spike… chiamata sincitina-1, vitale per la formazione della placenta umana. Se il vaccino dovesse scatenare una risposta immunitaria VERSO questa proteina spike, vorrebbe dire che stiamo addestrando l’organismo femminile ad attaccare la sincitina-1, cosa che potrebbe portare ad un’infertilità femminile a tempo indeterminato.” Dr. Mike Yeadon – Capo della Ricerca e Vicepresidente di Pfizer – e Dr. Wolfgang Wodarg – specialista in epidemiologia e malattie polmonari, nonchè ex Presidente del Comitato per la Salute del Consiglio d’Europa

Ciò nonostante la campagna vaccinale è partita, ed è allora fondamentale monitorare ciò che è accaduto ad alcune persone successivamente all’inoculazione del vaccino. Da più parti infatti arrivano segnalazioni di sintomatologie collaterali che comprendono una vasta gamma di sintomi, in particolare gravi reazioni allergiche nei casi peggiori:

– la capo infermiera Tiffany Dover del CHI Memorial Hospital di Chattanooga, Tennessee, è svenuta in diretta davanti le telecamere dopo essersi vaccinata, e successivamente è stato riferito che ha avuto un reazione allergica importante.

– la dottoressa Karla Cecilia Pérez Osorio, della Clinica 7 dell’IMSS, Città del Messico, è stata colpita da mielite trasversa ed è ora in gravi condizioni.

3 operatori sanitari in Alaska hanno sofferto di gravi reazioni allergiche e necessitato di epinefrina e pronto intervento per la rianimazione.

– l’operatrice socio-sanitaria Deborah Tilli di Hamilton, Canada, ha avuto una reazione grave che l’ha fatta svenire e soffrire di diverse crisi epilettiche, ed è stata salvata da una rianimazione cardio-polmonare.

Questi casi nel nuovo continente si sono verificati successivamente alle segnalazioni di casi simili anche nel Regno Unito, che come detto era partito prima con la campagna vaccinale, ed hanno spinto le autorità europee ad una maggiore precauzione. A meno di un mese dall’approvazione, la Pzifer ha già annunciato che, secondo i suoi esperti, i soggetti vaccinati dovrebbero rimanere in osservazione almeno 15 minuti (30 se sono soggetti allergici) e le strutture dovrebbero disporre di scorte, inclusi ossigeno e adrenalina, proprio per gestire le reazioni anafilattiche, ma anche defibrillatore per la rianimazione immediata…chissà se i gazebo a forma di fiore risulteranno funzionali a tali raccomandazioni.

Se a tutto ciò uniamo l’oramai famigerato scudo legale che il governo britannico ha concesso alla Pfizer per proteggerla da eventuali cause legate alla somministrazione del suo vaccino anti-Covid, sembra sempre più chiaro come i dubbi su questa strada intrapresa siano più che giustificati.

Nel frattempo vi segnaliamo anche la prima reazione avversa al vaccino Moderna, anche in questo caso una forte reazione allergica. Il fatto è avvenuto a Boston la settimana successiva al via libera ottenuto dalla FDA; vittima il Dr. Hossein Sadrzadeh, oncologo al Boston Medical Center.

Di Massimo Cascone, ComeDonChisciotte.org

04.01.2021