Naturale o artificiale?

AVVISO PER I LETTORI: Abbiamo cambiato il nostro indirizzo Telegram. Per restare aggiornato su tutti gli ultimi nostri articoli iscriviti al nostro canale ufficiale Telegram .

Nestor Halak per Comedonchisciotte org.

Ci viene facile dividere le cose tra naturali e artificiali. La divisione è sicuramente utile, ci permette ad esempio di distinguere una piramide rovinata da una collinetta. Se guardiamo bene, la differenza sta nell’origine: se qualcosa è stata costruita dall’uomo o è comunque conseguenza dell’attività umana è artificiale, altrimenti è naturale. La piramide è stata costruita dagli operai del faraone, la collinetta da forze geologiche.

Ma anche un paesaggio può essere artificiale, anzi, nel nostro mondo, quasi sempre lo è, per non parlare della  maggior parte delle cose che ci circondano. Tuttavia l’uomo non è l’unico animale a modificare la natura per il proprio tornaconto, i castori costruiscono le dighe, le termiti i termitai, sono moltissimi gli animali che costruiscono artefatti e nessun animale, nessuna pianta, nessun essere vivente lascia il mondo esattamente com’era prima della sua apparizione, tutti modificano qualcosa, per quanto piccola.

Tuttavia noi chiamiamo artificiali solo le modifiche fatte dall’uomo. Le vespe che costruiscono un nido di mirabile simmetria rientrano nel naturale. Se però immaginiamo una razza di extraterrestri che arrivino sulla terra a bordo di un’astronave, anche se li immaginiamo fatti esattamente come una vespa, quell’astronave sarà qualcosa di artificiale, di costruito, qualcosa che esula dalla natura. Perché? Cos’è che differenzia in questo ambito un favo di vespe da un’astronave costruita da vespe spaziali?

La risposta più comune a questa domanda è che gli oggetti artificiali sono costruiti con intelligenza e consapevolezza per raggiungere uno scopo, mentre quelli naturali sono frutto di una catena di cause cieche e automatiche che non hanno una mente retrostante che concepisce uno scopo. Naturalmente attribuiamo intelligenza e consapevolezza pressoché esclusivamente alla specie umana, di qui la distinzione tra tutto ciò che è umano (artificiale) e tutto ciò che non lo è (naturale). Siamo, è vero, disposti ha concedere consapevolezza e intelligenza ad una razza di vespe spaziali, ma queste non esistono davvero e appaiono più come una proiezioni dell’umanità in una veste un poco bizzarra, ma in fondo non molto aliena: roba da scrittori di fantascienza non dotati di grande immaginazione.

Naturalmente c’è anche chi va più in la e ricollega l’artificialità degli oggetti costruiti dall’uomo a qualcosa di più di mente, intelligenza e consapevolezza  e tira in ballo questioni davvero metafisiche: l’uomo è diverso da tutte le altre creature in quanto dotato di “anima” che si ricollega ad una entità trascendente il mondo fisico: questa differenziazione di fondo porta l’umanità a staccarsi decisamente dalla natura e a farne qualcosa d’altro trasmettendo questa alterità anche ai prodotti della propria attività cui ancora più facilmente, in questa concezione, possiamo dare il nome di artificiali. Questo modo di pensare compie un passo ulteriore rispetto a intelligenza e consapevolezza nel distaccare l’uomo dalla natura, ma sempre nella stessa direzione. Tipicamente le religioni percorrono questa via.

Resta comunque il fatto che definire concetti come mente, intelligenza e consapevolezza in maniera precisa e operativamente valida non è affatto semplice. Se siamo quasi sempre disposti ad attribuire una certa intelligenza e una certa consapevolezza al nostro cane, difficilmente saremmo disposti ad ammettere che il fatto che abbia nascosto un osso in una buchetta faccia dell’insieme osso/buca un oggetto artificiale, una sorta di magazzino, mentre attribuiremmo senz’altro la qualifica di artificiale ad un tesoro sepolto che certo non sta li per cause naturali. Quindi possiamo concludere che nei casi estremi e facile distinguere: quasi tutti sono d’accordo nell’attribuire consapevolezza e intelligenza ad un uomo, ma non ad una pietra. Tuttavia esistono infiniti casi intermedi nei quali, se ci pensiamo attentamente, risulta molto più difficile prendere una decisione sicura. In altre parole la consapevolezza e l’intelligenza funziona più come un continuum con molti livelli che come un sistema tutto o nulla.

Affrontando il problema da un’angolazione leggermente diversa, dobbiamo infine ammettere che le pur straordinarie consapevolezza e intelligenza umane sono comunque frutto di un’evoluzione naturale. In altre parole, anche l’uomo è un animale che si è evoluto su questo pianeta esattamente come tutti gli altri animali. Perché dunque dovremmo considerare naturale la capacità che ha acquisito la vespa di costruire favi a celle esagonali mentre sarebbe artificiale la capacità umana di costruire un coltello scheggiando un’ossidiana? In fondo sono capacità acquisite con un’analoga catena evolutiva, per di più a partire da un origine comune e un antenato comune rintracciabile andando abbastanza indietro nel tempo.

Semplicemente approfondendo un poco, alla buona, senza laurea in filosofia, vediamo che le distinzioni che a prima vista appaiono così nette, tendono ad attenuarsi. D’altra parte, coloro che percorrono la strada metafisica, devono postulare l’intervento di un’entità divina che avrebbe ad un certo punto interrotto la semplice catena dell’ evoluzione naturale facendo della specie umana qualcosa di completamente diverso da tutti gli altri abitanti del pianeta: la Bibbia, per esempio, nella genesi attribuisce apertamente alla specie umana, dotata dal creatore di libero arbitrio a differenza di ogni altra creatura, il possesso e la signoria su tutte le specie. Certamente ciò solletica l’orgoglio di specie, ma resta un articolo di pura fede, mancando qualsiasi indizio dell’esistenza di una tale interruzione evolutiva che rimane un’ipotesi ad hoc creata apposta per salvare la tesi.

In conclusione, in un senso più profondo, non possiamo che considerarci parte della natura assieme a tutti i nostri prodotti anche se, ovviamente la distinzione tra naturale e artificiale è utile per tutti i fini pratici.

Il fatto che anche noi siamo “naturali” non significa in nessun modo che non abbiamo il potere o la volontà di distruggere le altre specie o anche la nostra stessa specie , di essere insomma dannosi o perfino esiziali a noi stessi o agli altri in base alla nostra natura o alle scelte che facciamo. L’ideologia “verde” che era partita come un movimento di controcultura, ha finito negli ultimi anni per essere addomesticata e presa in prestito da settori molto potenti della società ed è stata trasformata attraverso anni di propaganda nell’ideologia ortodossa dominante (e direi anche prepotente) che conosciamo oggi. Le rivendicazioni perfettamente condivisibili degli inizi hanno finito per essere trasformate in uno strumento di potere sempre più estremista che, invece di indirizzarci verso uno sviluppo più sano e sostenibile dell’umanità, ha finito per considerare l’uomo stesso come il “problema” del pianeta e il fine verso il quale sono indirizzati i nostri sforzi è diventato la “salvezza” del pianeta piuttosto che la salvezza dell’umanità sul pianeta, quasi avessimo dimenticato che noi non siamo “il pianeta” e tantomeno “Dio”, ma l’umanità. Se l’umanità non si prende cura di sé stessa, certamente nessun altro lo farà.

In un contesto dove la scienza è sempre più strettamente controllata dal potere attraverso i finanziamenti ed il controllo totale dei mezzi di informazione, meraviglia poco che le indagini scientifiche possano essere volontariamente distorte al fine di giungere ai risultati desiderati dall’ideologia medesima. Un esempio potrebbe essere la demonizzazione della produzione antropica di anidride carbonica attraverso la combustione di combustibili fossili indicata incessantemente dai media (nei telegiornali, nei dibattiti, nei documentari, perfino nell’intrattenimento e nella pubblicità di prodotti),  come la causa prima di un riscaldamento globale che dovrebbe portare in pochi anni alla “distruzione” del pianeta.

Contrariamente a quanto comunemente si è indotti a pensare, questa conclusione non è affatto “scientificamente provata”, come piace dire ai “giornalisti” main stream, infatti fior di scienziati la negano risolutamente, per esempio il dottor William Happer, professore di fisica a Priceton secondo il quale l’anidride carbonica è effettivamente un gas serra, ma la sua incidenza sul riscaldamento globale  è molto modesta rispetto ai fattori naturali quali quelli astronomici derivanti dalla variabilità della radiazione solare (1). Happer esprime dubbi sull’uso tendenzioso di modelli computerizzati (i cui risultati sarebbero quasi sempre inattendibili), a fini di propaganda con grande vantaggio di quei settori economici che producono tecnologie “verdi” che vengono propagandate come credibili sostitute di quelle attualmente in azione anche se ciò è tutt’altro che dimostrato.

Eppure nessuno di questi dubbi viene mai mostrato al grande pubblico anche se è esattamente sulla loro pelle che viene pensata la “rivoluzione verde”. In realtà il clima della Terra è stato variabile nel corso della sua intera esistenza e nelle ultime decine di migliaia di anni ha sempre subito mutamenti più o meno veloci. I periodi di riscaldamento sono in realtà quelli più favorevoli alla vita delle piante e degli animali e allo sviluppo della civiltà umana. L’anidride carbonica, le cui concentrazioni nell’atmosfera si sono sempre dimostrate oscillanti, non è solo un gas serra, è anche l’ingrediente di base della fotosintesi che è il meccanismo sul quale si fonda tutta la vita del pianeta. Più è alta la concentrazione di anidride carbonica, più la situazione è favorevole per lo sviluppo delle piante, ma questa è una verità molto difficile da sentire in televisione.

I sostenitori dell’ideologia verde, che in alcuni casi è diventata una specie di religione con tanto di adepti fanatici e auto flagellanti, sono costretti ad ammettere la variabilità del clima e delle concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera (che sono state nel corso del tempo anche molto superiori alle attuali), ma ribattono che a preoccupare non è tanto l’entità, quanto la velocità del cambiamento che sarebbe insostenibile dall’ecosistema. Naturalmente la velocità è importante, ma storicamente ci sono state variazioni anche molto repentine e veloci del clima: basti pensare alla cosiddetta mini era glaciale del 600 che ha svolto il suo intero ciclo in tempi che dal punto di vista geologico sono praticamente istantanei.

Saltare alle conclusioni senza aver prima esaminato attentamente tutti i fattori, tutti i pro e i contro, può essere estremamente pericoloso. Eppure si prendono a livello mondiale decisioni che, se effettivamente realizzate, avrebbero conseguenze di portata enorme. Per esempio l’azzeramento di emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Allo stato attuale della tecnologia e dell’economia mondiale, sembra molto dubbio che otto miliardi di abitanti possano essere sostentati ad emissioni zero. La maggioranza dell’umanità potrebbe non essere compatibile. Il dubbio non è di piccola portata. Chi sostiene questa politica, potrebbe in realtà sostenere che alcuni miliardi di persone sono di troppo, perché un’economia verde ad emissioni zero entro il 2050 non potrebbe in realtà sostenerli. Come possibile effetto collaterale, mi pare qualcosa di piuttosto serio da considerare.

Difficile pensare che l’attuale produzione di energia attraverso l’uso di combustibili fossili, possa essere sostituita in tempi così brevi per mezzo delle “tecnologie sostenibili” la cui messa in opera e mantenimento, occorre ricordarlo, presuppongono in realtà l’esistenza data per scontata della attuale capacità produttiva. Soprattutto mantenendo l’attuale livello di vita e l’attuale popolazione. Qualsiasi decisione in merito, per essere sensata, non può essere ideologica o votata agli interessi di ristrettissime elite di potere, ma deve tener conto del bilancio costi benefici di tutta l’umanità. Attualmente tale bilancio appare tutt’altro che favorevole.

L’ideologia sadomaso che viene incessantemente propagandata sui media dai nostri geniali giornalisti non ha alcun senso. L’ambiente deve essere salvaguardato in funzione dell’umanità, non a prescindere da essa, gli animali e le piante sono importanti per noi, non per l’universo. Quale sia il sistema ecologico su un granello di sabbia tra miliardi di miliardi di altri granelli è per l’universo perfettamente indifferente: che noi siamo o non siamo, che la Terra stessa sia o non sia è lo stesso, il pianeta e l’umanità sono importante esclusivamente per noi, eppure non riusciamo a eliminare il vecchio arrogante vizio di crederci Dio, come mostra chiaramente la nostra credenza di essere fatti a sua immagine e somiglianza.

(1) William Happer, interview on global warming

Potrebbe piacerti anche
Notifica di
37 Commenti
vecchi
nuovi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
37
0
È il momento di condividere le tue opinionix