Miele di Manuka possibile risorsa per le infezioni polmonari resistenti ai farmaci

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Il miele di Manuka, un arbusto dalle foglie odorose con piccoli fiori bianchi e rosa molto profumati che cresce allo stato selvatico nelle terre vergini della Nuova Zelanda, è oggetto  di numerosi studi scientifici che ne stanno documentando le proprietà benefiche (in realtà già conosciute da molto tempo dai guaritori maori che da sempre  utilizzano foglie e corteccia di questa pianta come decotto per alleviare numerose problematiche di laringe, faringe, cavo orale e per diversi lesioni della pelle).

Questo miele è purtroppo molto costoso, ma vale la pena averne un barattolino in casa soprattutto nella stagione invernale. Infatti ha ancora più proprietà antimicrobiche rispetto a tutti gli altri tipi di miele.  La sua efficacia è dovuta alla presenza del metilgliossale che si forma da un composto presente nel nettare che viene convertito durante la maturazione del miele. Il livello di questa molecola nel miele di Manuka è ben 100 volte superiore rispetto a tutti gli altri tipi di miele. In realtà il metilgliossale sarebbe un composto tossico che accelera cambiamenti nel collagene legati all’invecchiamento, ma nel miele di Manuka lavora in sinergia con altri composti per creare un nuovo e potente effetto antibatterico in grado di aiutare in svariate situazioni, ad esempio favorisce la guarigione di ferite croniche infette, ma anche delle infezioni polmonari resistenti agli antibiotici.

Proprio nel campo delle problematiche polmonari di recente gli scienziati dell’università di Aston hanno sperimentato (in vitro) un nuovo trattamento che combina il miele di Manuka naturale con l’antibiotico amikacina, un farmaco già ampiamente utilizzato per trattare un’infezione polmonare altamente resistente alle cure derivante dal mycobacterium abscessus che di solito colpisce i pazienti che soffrono di fibrosi cistica e bronchiectasie.
I ricercatori hanno potuto appurare che, nebulizzando l’amikacina insieme al miele di Manuka, è possibile ottenere evidenti risultati con il conseguente vantaggio di ridotti effetti collaterali. Al momento, infatti, ai pazienti infettati da mycobacterium abscessus viene somministrato un cocktail di antibiotici molto pesante per svariati mesi e spesso la cura, oltre a provocare gravi effetti collaterali (ad esempio epatotossicità, nefrotossicità, trombocitopenia, leucopenia, perdita dell’udito), non risolve la patologia, limitando di fatto le possibilità di sopravvivenza poiché molto spesso questa infezione si rivela mortale.  La ricerca, invece, ha mostrato che grazie al miele di Manuka si potrebbe passare con efficacia da un dosaggio elevato di amikacina a un dosaggio di ben otto volte inferiore, indubbiamente meglio sopportabile dai pazienti.

I risultati dello studio sono stati definiti dagli stessi autori molto incoraggianti. Sono pubblicati sulla rivista Microbiology per chi desidera approfondire.

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VB

 

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