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Mi piace Fabio Scacciavillani: cliccalo anche tu!

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Non tutti saranno d’accordo con me – d’altra parte, non lo pretendo! – ma “Il Fatto Quotidiano” è un prodotto editoriale che ha sopravanzato di un’incollatura gli altri giornali italiani, soprattutto perché gran parte dei contenuti editoriali sono prelevati da dei blog correlati (non so con quali regole ed accordi) al giornale.

Anche altri giornali lo fanno o incominciano a farlo, ma “Il Fatto” si nota, si vede che è più avanti in questa, nuova frontiera dell’informazione.

Così, in economia, spunta ogni tanto qualcosa da Loretta Napoleoni, da Alberto Bagnai e da Fabio Scacciavillani, economisti dal vasto sapere, anche se accomodati su opposte poltrone.

Mentre i primi due sono abbastanza conosciuti nella galassia della nuova editoria digitale, il terzo è un solenne sconosciuto: si definisce “Capo economista del fondo d’investimenti dell’Oman”, ossia (presumo, dalla traduzione letterale dall’inglese, Scacciavillani non s’abbassa alla periferica lingua italiana) è un tizio che decide dove, come e quando i soldini dell’Oman (o di altri: che ne so?) debbano confluire su questa o su quell’azienda, su una certa obbligazione, eccetera, eccetera.

Un mestiere che, oggi, è comune nella galassia di questo mondo globalizzato, laddove gli unici interessi in gioco sono la remunerazione del capitale e la certezza degli stessi, almeno per tempi ragionevoli: del lavoro, delle persone, nemmeno una parola. L’economia è pensata e praticata come scienza a sé stante, differita in una diversa galassia rispetto alla sua menzione originaria: “oikos nomos”, ossia “governo della casa”. Nell’economia di Scacciavillani non vi è traccia di esseri umani, al massimo – ma proprio al massimo – sono destinati ad essere bruciati, esplosi nel “motore” capitalista (il carburante).

Ecco il prodromo di un dibattito che si svolse mesi or sono proprio su “Il Fatto”:

“Il motore della crescita economica sono le innovazioni; gli investimenti in capitale fisico e in capitale umano sono il carburante; il risparmio e quindi i capitali finanziari costituiscono il lubrificante; istituzioni, amministrazione pubblica, leggi e tribunali i pneumatici; il tachimetro è la produttività.”

Tutte le componenti dell’economia sono attentamente elencate in questa metafora automobilistica (sic!), manca il lavoro, un optional, una fanfaluca per la quale non serve nemmeno un accenno: per quel che si riesce a capire, Scacciavillani è un economista legato alla scuola di Milton Friedman e dei suoi “Chicago boys”, ovvero la punta di lancia del “turbo-capitalismo” odierno. Fin qui, nulla da eccepire: è un uomo che vive disconnesso dalla realtà economica complessiva (ossia, capitale, mezzi di produzione, lavoro, ecc) e, prono alle teorie economiche di una scuola, nega tutto il resto, altrimenti non potrebbe continuare a fare ciò che fa.

Se Scacciavillani visitasse una periferia italiana od una banlieu francese, non riuscirebbe a risolvere tutto con un’alzata di spalle, perché ad un uomo intelligente (come io penso sia) non sfuggirebbe la connessione sugli interessi di un fondo d’investimenti internazionale e le nuove povertà che si “accendono”, improvvisamente, in un’area del Pianeta.

E nemmeno si risolve tutto imputandolo a manager inefficienti: che ne possono, oggi, i dipendenti di Almaviva Contact, mica i manager sono figure elettive!

Ciò che, invece, non riesco a sopportare in Scacciavillani è il linguaggio: violento, accusatorio, sempre univoco nelle sue conclusioni. Mai qualche dubbio, solo certezze ed insulti. Ecco alcuni esempi:

“Invece l’indottrinamento delle menti labili prone a interiorizzare lo slogan “Lo Stato siamo noi” (individui apparentemente sani di mente…”

…i vincoli di Maastricht… rendono insostenibili i comportamenti cialtroni esaltati dai teorici delle fritture di pesce per comprare voti ricorrendo alla spirale svalutazione-inflazione…

“…nelle madrasse virtuali dove i creduli si abbeverano alle fonti del webetismo, l’euro è assurto a bersaglio preferito dei sempiterni Minuti dell’Odio.”

C’è una colossale contraddizione che stride negli articoli di Scacciavillani – e, di questo, mi domando come i responsabili del “Fatto” non se ne siano accorti – poiché, nelle sua esternazioni, si rivolge affibbiando patenti di colpevolezza ad una totalità (gli italiani, ossia, almeno chi comprende la lingua italiana), arrivando – in un batter d’ali – a negare una liaison fra la classe dirigente ed il corpo elettorale. In altre parole: delle due l’una. O gli italiani sono responsabili delle loro “malefatte” elettorali, ed allora peste ci colga, oppure la locuzione “Lo Stato siamo noi” è vera, ed i nostri governanti sono degli abusivi: che colpa abbiamo noi italiani? Si rivolga alle “alte sfere” che – immaginiamo – ben conosce.

Termini come “le madrasse dell’odio” per chi cerca di comprendere le interiezioni fra economia e potere, ci sembrano francamente eccessivi e fuorvianti: personalmente, quando ascolto Alberto Bagnai, non mi pare d’averle mai udite nei confronti della “poltrona opposta”. Eppure, a parlare, è un ex Direttore Generale del Ministero del Bilancio, mica un economista del fondo di Piripicchio: già…forse il buon Fabio si troverebbe meglio nell’alveare delle poltrone bianche, laddove è l’Insetto-Regina a tessere la tela fra quei “cialtroni” che governano nel nome degli italiani. Vero Scacciavillani?

Allora, io che sono per natura pacato e paziente, le propongo una riflessione.

Quando, la prossima volta che sentirà parlare – nelle “madrasse dell’odio” – di lavoro minorile e profitti, prima di cliccare “Yes” ed affidare tot milioni di dollari a quella azienda di Chin-Chung-Chang, rifletta su quale dei due diritti è preminente.

Se il diritto di quegli adolescenti ad avere una vita da umani e non da schiavi, proni da mane a sera sul lavoro, oppure quello dei suoi “clientes”, ovvero quelle persone che la pagano e che assegnano, ad ogni donna del loro harem, una prebenda di 25.000 dollari mensili solo per l’acquisto di lingerie, da indossare – ovviamente – nei loro momenti di sollucchero e goduria.

Se la conforta vivere in quel mondo che tritura adolescenti e donne come fossero ninnoli, faccia lei: la coscienza è la sua.

Da parte mia, preferisco rimanere in queste “madrasse dell’odio” dove si cerca, con tanta fatica, di capire se poi è vero (come lei sostiene) che il trattato di Maastricht ha posto termine all’Europa di Postdam e di Yalta. Ed ho fonti che raccontano altre storie, ma a lei non interessano: non si ascoltano “le madrasse dell’odio”.

A risentirla, Scacciavillani: non mancherò di visitarla e, in futuro, credo che rimbeccherò queste sue sfavillanti sortite di “buona scuola” letteraria: come nota, si può dir peggio, molto peggio di chiunque senza usare un solo termine offensivo: si chiama aikido, baby, ossia rivoltare la forza dell’aggressore contro lui stesso.

Non te la prendere, Fabio, torna a verificare quanto guadagna il “fondo per la salvezza del nostro sedere”, lo stesso che t’incarica d’istruirci su come il mondo dovrebbe andare: nelle “madrasse dell’odio” cerchiamo di cavarcela da soli, vai tranquillo.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/01/mi-piace-fabio-scacciavillani-cliccalo.html

3.01.2017

Pubblicato da Davide

  • Toussaint

    Ebbe a dire, Goebbels, dopo aver adeguatamente addomesticato la stampa del 3° Reich: “chiunque abbia ancora un briciolo d’onore, si guarderà bene dal diventare giornalista”.
    Non getti la croce addosso, quindi, al buon Scacciavillani, sarebbe capace di andare a rivendersela.

    • CarloBertani

      Credo che tu abbia ragione: tutta pubblicità gratuita, buon consiglio. Grazie

  • natascia

    Sicurezze dovute alla totale frequentazione con il denaro…….tanto. Non visite alla banlieu, ma soggiorni casualmente coatti senza bancomat e senza lavoro. Forse le cose andrebbero meglio per tutti. La coscienza non si trova in esilio….si trova in una vera madrassa dell’alienazione.

  • Tonguessy

    non mi dilungo nel parlare di uno scacciavillani qualsiasi. Voglio solo precisare che Loretta Napoleoni non è laureata in economia (errore di valutazione nel quale sono incappato anch’io), ma “solo” in scienze politiche. Ciò non toglie che le sue analisi economiche mi siano sempre piaciute, motivo per cui si è portati a crederla economista.

  • gix

    Ormai dovremmo aver capito che l’economia non è una scienza che studia qualcosa di ignoto, di imponderabile, in quanto soggetto a leggi in qualche modo naturali. L’economia è un vero e proprio strumento di guerra, chi muove i denari sulla base di presunte teorie economiche di fatto conosce cose che sono decise da altri uomini. Perciò mi domando quali sono i percorsi di arruolamento di soldati come questo Scacciavillani. Forse sono gli stessi della nuova nomenclatura europoide, magari un po’ diversi da quelli del nostro attuale servaggio politico. I requisiti principali di certo non comprendono la solidarietà o la pietà.

    • Umberto

      Penso siano sempre i medesimi: le università dei baroni massonleccaculosionisti ex sessantottini (“armiamoci e partite” appartiene a questi abominii dell’ umanità, non ad altri).

  • Leo Pistone

    Considero Bertani un articolista acuto e leggo sempre con piacere i suoi pezzi. Quindi mi sfugge il motivo per cui perde il suo tempo con un cialtrone simile.

    • CarloBertani

      L’ho scritto per dar modo di discutere, senza mai citarla, della dicotomia fra l’economia classica e questa fetecchia che ci passa oggi la mensa aziendale. Difatti, il commento sopra di gix centra un aspetto del problema (da dove vengono questi strani signori?), Tonguessay un altro aspetto (la Napoleoni laureata in scienze politiche…che caso!)…insomma, un pezzo ciascuno si compone il puzzle, tutto serve. Ciao

      • Tonguessy

        ho ormai notato che esiste una notevoloe differenza tra l’autorità di certe affermazioni e analisi (quali quelle della Napoleone ma ancor di più della Klein di Shock Economy) e l’autoritarismo tipico di certi (troppi) economisti. Abbiamo avuto modo di verificare questo anche su CdC in passato. Per scacciavillani e soci esiste solo un modo espressivo ed è molto autoritario. Poi l’analisi può esserci come no (nel caso di Bagnai c’è, eccome, nonostante gli ortotteri) ma quello che mi lascia basito è il grado di sicumera che denota come queste persone si siano rivolte agli studi economici per dare spazio alle proprie frustrazioni, trovando in quel campo una libertà (meglio, una anarchia) che sicuramente altri studi non avrebbero concesso loro. Braccia rubate all’agricoltura, insomma. E scacciavillani cos’altro sarebbe, se non nomen omen?

      • Leo Pistone

        Grazie per l’attenzione, Carlo.
        Da dove vengono lo si sa bene: le università e in genere le scuole economiche sono state infiltrate da decenni, proprio allo scopo di fornire la manodopera necessaria a imporre le idee che si ritengono necessarie. Col passare del tempo l’infiltrazione diventa sempre più capillare e certe ideologie, perché di quello si tratta, diventano sempre più condivise, dato che la disabitudine al ragionamento autonomo viene diffusa di pari passo.

        Personalmente la domanda che mi porrei è un’altra: come mai le élite ragionano spesso sulla base di tempi molto lunghi, ben oltre l’orizzonte di vita di un qualunque individuo?
        In sostanza cosa me ne frega se un mio pronipote si troverà a vivere una situazione piuttosto che un’altra, quando non riesco nemmeno ad avere la minima prospettiva di quali saranno le condizioni di vita tra un secolo o due?
        Come mai invece questi signori fanno programmi e agiscono come se la durata della loro vita non avesse importanza alcuna?
        Oltretutto questo contraddice anche le condizioni economiche che hanno instaurato, laddove la visione di lungo termine è del tutto trascurata ed è ben noto che le prospettive più remote che ci si pongono sono la trimestrale di cassa o al massimo il bilancio annuale.
        Ciao

  • ignorans

    Scacciavillani ha anche lottato come un leone a favore della legge sulle unioni civili.

    È schifosamente progressista. Il classico (e noiosissimo) Liberale dei nostri tempi.

  • Umberto

    …e costui sarebbe il perfetto contenitore dei gas di scarico di quella bella macchina…

  • Luigi za

    …i vincoli di Maastricht… rendono insostenibili i comportamenti cialtroni esaltati dai teorici delle fritture di pesce per comprare voti ricorrendo alla spirale svalutazione-inflazione…

    Chissà perchè ho la sensazione che i teorici delle fritture di pesce alberghino a Pescara.

    Ma meno male che ci sono tali teorici, Che poi le loro soluzioni pratiche non siano necessariamente la panacea non annulla il loro grande merito di aver fatto capite ai beoti creduli, come il sottoscritto, in quale trappola ci hanno ficcato a forza e con l’inganno.

  • Antonello S.

    A Bertani forse sarà sfuggito un piccolo particolare…il 90% dei commenti rivolti a Scacciavillani nel suo blog (forse esagero ma non di molto) sono nella migliore delle ipotesi confutazioni, prese di distanza e nella peggiore, veri e propri insulti.
    Infatti ogni suo articolo supera ampiamente il centinaio di commenti…ma non per gradimento dei contenuti.
    Sarà forse per questo motivo che il FQ continua a far scrivere un personaggio del genere.

    • Vamos a la Muerte

      “…ogni suo articolo supera ampiamente il centinaio di commenti…
      Sarà forse per questo motivo che il FQ continua a far scrivere un personaggio del genere”.
      Credo che Lei abbia proprio centrato il punto: un altro personaggio infimo e squallido (di altra materia) è Massimo Cavallini che, con grande boria e somma arroganza, scrive in modo provocatorio col palese intento di far salire il numero di commenti ai propri post.
      Trattasi pertanto di una tecnica – non certo originale – per tenere alto il numero degli accessi al sito il ché è, per certi versi, anche comprensibile: ma il calo di lettori del FQ credo sia imputabile anche al fatto di continuare a flirtare con personaggi che, oltre alla propria arroganza, non hanno assolutamente nulla di interessante da dire e pertanto risulta poi normale che i lettori meno propensi alla rissa e alla polemica inutile e sterile ad un certo punto si allontanino…

      • Divoll79

        Il FQ e’ un giornale “strano”, giornalisticamente parlando, quasi amatoriale. Credo che la vera chiave di lettura (letteralmente) per comprenderlo vada cercata non tanto nella sezione di politica interna, quanto nella sezione esteri. Di assai bassa qualita’ giornalistica e analitica, totalmente, docilmente appiattita sulle direttive dettate d’oltreoceano, con rarissime eccezioni.

        • Vamos a la Muerte

          Condivido. Ma forse l’appiattimento in Politica Estera è il prezzo che il suo Direttore, Travaglio, paga volentieri ai propri finanziatori occulti per avere piena libertà in Politica Interna che, diciamolo chiaramente, è quella che interessa davvero alla redazione.
          D’altronde, Travaglio sembra davvero un Dottor Jekyll and Mr Hyde del Giornalismo Italiano: tanto preciso e puntuale sui fatti italiani quanto superficiale e grossolano sugli Esteri. E lo stesso dicasi per Padellaro che, en passant, è alquanto ordinario anche sui fatti italiani. Quanto poi a personaggi come Furio Colombo e Peter Gomez (nato a New York) beh, che dire, due amerikani con la kappa…
          E poi ancora l’orribile Hamadi…

  • Mario Pansera

    io ogni tanto ho provato a ragionare con il soggetto, argomentando e presentando opinioni opposte ho sempre ricevuto insulti o risposte acide. Io semplicemente penso che Scacciavillani sia un mediocre pensatore a cui piace provocare nel minuscolo spazio che gli offre il FQ.

  • Divoll79

    Scacciavillani e la Napoleoni – specialmente quest’ultima, quando tenta “analisi” di politica internazionale (che non dovrebbe nemmeno affrontare, secondo me, per manifesta cecita’ mentale) – sono personaggi piccoli piccoli, perfettamente inquadrati nel sistema che servono. Della serie, leggili per trarre le conclusioni opposte…