MA PER COSA LO FANNO?

MA PER COSA LO FANNO?
Il Segretario di Stato Usa Antony Blinken con alcuni leader africani (2022)

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

Ogni sognatore pensa che governare sia una nobilissima missione e che tale pratica significa operare e servire la comunità per produrre vantaggi e migliori condizioni di vita ai cittadini che si affidano con fiducia a chi li governa.

Quando ero in Somalia (1975-79) avevo molti contatti con i politici locali. Con una certa frequenza incontravo il Ministro della Educazione Superiore, Botaan, andavo spesso al dipartimento dei lavori pubblici ed alla programmazione; un certo numero di volte ho incontrato il Presidente: Siad Barre. Molti degli alti personaggi che frequentavo erano chiacchierati: per loro prendere il “baqshiish” (mancia o elemosina, in arabo) era prassi comune, si parlava di una percentuale certa, il 10%; anzi, alla Casa d'Italia (il circolo che tutti frequentavamo), c'era chi si diceva esperto della cosa e narrava che tutte le aziende che operavano nel terzo mondo davano come fatto scontato il dover sborsare quote di tale entità ai politici locali: avevano, per questo, dei fondi speciali in banche svizzere.

I governanti erano ricchi, possedevano un certo numero di villette e le davano in affitto a noi bianchi della cooperazione tecnica o a quelli che lavoravano in altre organizzazioni internazionali; poi, con un facile giro di mercato nero trasferivano il denaro all'estero. Io trattavo ogni giorno con questi signori: erano affabili e dimostravano interesse negli obiettivi prefissati che mai raggiungevano. L’efficienza del sistema era vicina allo zero e la qualità dei servizi era pessima. Questi erano così scadenti che non si riusciva mai a capire se fosse l'incapacità dei politici la causa del sostanziale insuccesso o se fosse invece l’effetto della dissipazione delle risorse messe a disposizione dal nostro paese e da organizzazioni internazionali.

Conoscevo quelle persone, quei governanti, vedevo lo stato d’infinita indigenza del loro popolo e mi chiedevo: “Ma per cosa lo fanno?”. Hanno una posizione di riguardo, sono già ricchi, hanno la possibilità di svolgere un ruolo esaltante per affrancare la loro terra, e pensano solo a rubare.

Avevo (ed ho) alcune risposte al quesito. La prima è: “hanno fame”. Molti dei governanti erano nati in boscaglia, figli di pastori di pecore e di cammelli e, pur appartenendo alla “cabila” dominante erano nati poveri, o meglio pastori, durante la dominazione coloniale. Erano tutti molto magri, come è caratteristica della razza. Magrezza che indicava il gran caldo e la arsura della boscaglia ma, anche, una atavica fame. La vita in boscaglia è molto dura, solo latte di capra o di cammella e un po' di carne ogni tanto. La probabilità di sopravvivere è molto bassa: la mortalità infantile supera il 70%. Chi sopravvive ha combattuto strenue battaglie, contro gli stenti, le malattie, la diarrea, il girovagare, il dormire per terra. La fame di secoli, e la conseguente smania di saziarsi, era una prima risposta. Non molto convincente, per la entità e la protervia dei furti, ma una risposta. La paura di aver ancora fame spingeva quegli uomini ad arraffare denaro e a mandarlo all’estero; senza riguardo per gli altri uomini, loro conterranei, che avevano poco o nulla da mangiare, che si vestivano di miseri stracci, … che avevano la “casa” fatta con la carta dei sacchi per il cemento.

E la smania era malissimamente contrastata dagli insegnamenti della religione che, mussulmana, ha regole molto più rigide di quella cattolica. Anzi, i governanti spesso professavano una religione di facciata. Bevevano alcol in segreto, ma pregavano le volte richieste ed erano senza dubbio andati almeno una volta alla Mecca. Gli insegnamenti morali del Corano sembravano disconosciuti, non ne citavano quasi mai i versetti e sembravano, mediamente, molto ignoranti in fatto di religione, meno, ad esempio, del mio cuoco o del mio guardiano. Questo, forse, per conciliare il socialismo scientifico con la religione mussulmana. Tutto ciò, anche se, nelle occasioni ufficiali, fermamente ribadivano i valori e le necessità delle funzioni religiose per gli studenti: spazio per le abluzioni, tempo per la preghiera e massima comprensione nel periodo di Ramadan in cui i giovani erano frastornati dal digiuno diurno.

Una seconda risposta al quesito è: “disprezzano per distinzione tribale.” Questa è una risposta molto crudele e, forse, ingiusta. Assume una natura animale dell’uomo che lo porta ad avversare visceralmente tutti propri consimili con la sola eccezione di quelli che appartengono alla propria tribù, alla propria casta, alla propria cabila, al proprio circolo. Una sorta di estremizzazione del razzismo che verrebbe applicato entro confini limitatissimi. L'attenzione e il rispetto vengono riservati solo ad una ristretta cerchia di confratelli; gli altri, al contrario, non contano nulla. Non importa se questi soffrano, muoiano o vengono uccisi. Sono solo dei nemici, e sono nemici solamente perché appartengono agli “altri”. Agli “altri” non va alcuna considerazione, non hanno alcun diritto, vengono solo e unicamente usati per trarre un vantaggio ai “nostri”. E i “nostri” sono solo e semplicemente i “nostri”, e la sola appartenenza al gruppo giustifica tutto e ammette qualsivoglia difesa, protezione da qualsiasi malefatta. Questa ipotesi è suggerita anche dai tristi fenomeni di schiavismo, comuni in Africa prima dei periodi coloniali, quando, in Somalia le tribù dei nasi sottili tenevano in schiavitù gli appartenenti all’etnia dei nasi larghi (tratto somatico contrapposto a quello più nobile della razza somala).

L’appartenenza a una tribù viene riconosciuto talvolta dai tratti somatici, talvolta dall'accento, talvolta dal modo di vestire (che, in alcune situazioni, è fatto di proposito, per evidenziare la propria appartenenza a quel gruppo) ma, spesso, anche se è invisibile, la appartenenza all'altra tribù viene immediatamente scoperta e la superiorità spezzatamente manifestata. Il furto, il sopruso diventano allora una giustificazione per la promozione e per la supremazia della propria tribù, della propria cabila, per rendere evidente con il segno della ricchezza la propria appartenenza, per manifestare con lo schiaffo ai poveri ed ai derelitti la propria superiorità, per indicare agli “altri”, semmai più colti e più nobili d'animo, che la loro cultura, la loro nobiltà d'animo, non conta niente contro il potere e l'arroganza dell'appartenenza alla classe.

Un analogo fenomeno, analoghi comportamenti si ritrovano purtroppo anche nelle nostre società, dove tribù di tifosi, tribù di politici, tribù di religiosi, tribù di nazioni (con una che domina le altre), disprezzano, schiavizzano, rubano, uccidono, in modo molto simile a quegli stessi usi primitivi.

Una terza risposta al quesito è: “lo fanno perché sanno di non valere niente”. Uno dei più nobili, ma anche più tristi, istinti dell’uomo è quello di progredire, di crescere, di andare avanti. Tale istinto è indipendente dalla ricchezza raggiunta, dal valore, dalla cultura. Si sale, si sale e non si vuole mai scendere. Si difende la posizione raggiunta senza rispetto per nulla. Si combatte per il territorio conquistato, per il cucuzzolo impervio raggiunto, e ci si rimane appollaiati, in alto, senza più alcun gusto, senza piacere, senza fermarsi un attimo per vedere il tramonto o il sorger del sole, ad ascoltare i rumori del mondo, a sentirne i profumi. Senza aspirare il fascino selvaggio della boscaglia, delle dune rossastre, del mare di Baidoa, o rimanere stupefatti delle ardite realizzazioni dell’uomo moderno, delle città, dei viadotti, delle autostrade, dei microcircuiti. In questa lotta, inspiegabile per certi aspetti, gli stolti, gli ignoranti, quelli che sanno di non avere la capacità culturale mettono tutta la loro rabbia per vincere, usano mezzi illegittimi e accettano tutti i compromessi per la loro promozione sociale. E quando purtroppo raggiungono il governo lo esercitano per quello che sono: da poveri ignoranti incapaci. Ma devono dimostrare la loro valenza, devono fare vedere che son loro che comandano, che esercitano il potere. E le decisioni non sono prese nell'interesse della comunità ma, solo per distinguersi, per fare cose che nel male ricorderanno l'autore: un'opera inutile, una strage, una dissipazione di beni. Non valgono niente e lo sanno. Per questo tengono il potere ben stretto perché il loro unico valore è il potere che hanno. Senza quello non sono più nulla. Sono professionisti del potere. Solo quello! Se sparisce il potere spariscono anche loro. Solo per tenere stretto il potere, per la propria sopravvivenza, lo fanno.

Una quarta risposta al quesito è: “lo fanno perché non se ne rendono conto.” Questa spiegazione è un po' intimamente legata a quella precedente. Sembra difficile per un cittadino qualsiasi credere che i disastri che lui vede ogni giorno con chiarezza e lucidità: la criminalità, il degrado, lo schifo, ma anche le piccole storture, l'erbaccia alta nei giardinetti, i segnali stradali abbattuti o sparacchiati, lo sporco dei cessi, non vengano visti dai governanti. Possibile, si chiede sgomento il cittadino qualsiasi, che quello che lui vede e che sente siano ignorati da chi ci governa? È impossibile, pensa di essere finito in un paesaggio kafkiano, con lui, il cittadino comune che vede lo schifo e gli altri, i governanti, che non se ne accorgono che dicono che va tutto bene che tutto è normale. Invece no! E' proprio come lui sente e vede, è il governante che non se ne rende conto. Non vede perché ha attorno una cortina fumogena, non sente perché il vociare dei cortigiani che lo assillano gli fanno sentire solo stolide sciocchezze. E perché lui stesso non ha alcuna voglia di vedere e riesce a sentire solo sciocchezze. Il processo di ascesa al comando ha comportato molti passi, tutti di allontanamento dal comune senso del vedere e sentire. Nonostante questo qualche impudente parla ancora di decisioni del popolo o prese in nome del popolo. Si sono create tante cortine di separazione dalla gente comune, per ragioni di opportunità, per sicurezza, per tranquillità del potente, perché il vociare del popolo è troppo grande e fastidioso e non consente di decidere nell'interesse generale... e via discorrendo.

Tutte queste faccende trasformano il governante, a poco a poco e con il suo consenso, in qualcosa che rassomiglia sempre di più al giovane imperatore di Bertolucci: prigioniero dei propri stupidi consiglieri o, ancor peggio, prigioniero del proprio stupido creder di essere, per sempre e da sempre, la espressione del popolo. Quello che faceva coscientemente prima, operare per gli interessi della propria cabila, diventa man mano che passa il tempo, man mano che la vecchiaia avanza, il frutto di un fermo convincimento: essere infallibile. E, quando sente i fischi della gente che non ne vuol più sapere, come è successo a Ceausescu e a tanti altri dittatori, esprima il più profondo e sincero stupore. Ma che vogliono quei disgraziati, che fanno? Contestano me, il loro conductador? Il loro padre! E non sa di essere il loro aguzzino: e non se ne rende conto, fino alla morte.

Una quinta risposta al quesito è: “così fan tutti”. Questa più che una risposta è la giustificazione, abbastanza comune, che la maggioranza fornisce al quesito: “Perché lo fai?”. Anzi non è una risposta, una giustificazione, è diventata un ritornello: “così fan tutti”, un sorriso e un’alzata di spalle. Spesso, la domanda è spesso rigirata: “Ma perché non farlo?” quali sono le motivazioni che lo impediscono? L'essere dei giusti e onesti governanti è considerato impossibile. Il processo di corruzione del potere, di degenerazione, di dissoluzione di chi assurge al comando è considerato inevitabile e certo. E per questo, la gente ormai pensa, poco importa affannarsi a ricercare facce nuove, persone capaci, e abbattere, con fatica e pericolo, chi sgoverna. Un ladro di oggi vale e fa danno quanto chi diventerà certamente un ladro domani ...

Scritto nel 1983, ... ma, forse, ancora attuale.

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

Franco Maloberti Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina.

Commenti (28)

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Mostra commenti 28 caricati
    1. carla 26 febbraio 2023

      Ai miei tempi, secolo scorso, i politici dovevano essere pagati bene:
      1) perchè così non rubavano !?!?!?!?!?
      2) perchè a tutti anche a meno abbienti fosse permesso fare politica.

      Nel tempo tutto questo è miseramente fallito e lo si poteva capire già allora perchè le amanti in parlamento le avevano già dalla costituente

    1. carla 26 febbraio 2023

      Lo fanno perchè la Fanno tutti franca!
      Questo è l'unico motivo, e anche quando qualcuno viene scoperto non gli vengono mozzate le mani o peggio la testa.
      Avete presente i recenti sacchi di euro trovati a casa della greca.

    1. sarah 26 febbraio 2023

      Grazie per questa bella testimonianza e per le sue riflessioni, che ha voluto condividere con noi. Ricordano da vicino la mia esperienza familiare: mio padre ha lavorato in Africa occidentale per anni, grosso modo tra il 1975 e il 1995 e questi racconti, questi pensieri erano oggetto delle nostre conversazioni casalinghe quando rientrava in Italia. Lui, di carattere duro e deciso, tendeva a propendere per la terza risposta e spesso sottolineava il modo del tutto particolare con cui viene esercitato il potere in Africa, uno status ( a suo avviso spesso immeritato) detenuto con gusto da persone che sapevano di essere senza alternative, altrimenti destinate a tornare nell'indigenza comune. Lo rimarcava quando si accorgeva che i progetti e le opere venivano trascurati quando lasciati in mano ai locali e ancor più quando era costretto a pagare "extra" per ottenere un visto o un biglietto di ritorno. Lui lavorava per un'azienda privata ma conosceva molto bene le dinamiche dei rapporti con i politici locali. Dunque, un pensiero del 1983 assolutamente attuale che ci mostra alcune delle ragioni per cui oggi si assiste a certe dinamiche, non solo nel terzo mondo. Leggerò a mio padre il suo articolo, sono certa che lo apprezzerà.

    2. FrancoMaloberti 26 febbraio 2023

      Grazie!

    1. Martin 26 febbraio 2023

      Si sa che il razzismo non e' stato inventato dai Bianchi.

    1. Giovanni01 26 febbraio 2023

      Tempi addietro si diceva "signori si nasce"....

    2. lazarovici 26 febbraio 2023

      Gassman in "Profumo di donna": "Facchini si nasce. Poeti e facchini si nasce"

    1. LuxIgnis 26 febbraio 2023

      Sono tutti e cinque delle risposte valide, e possono essere anche presenti contemporaneamente. Ma nessuna di esse va al succo del discorso.
      In verità c'è il fatto che siamo quasi tutti menefreghisti di quello che c'è attorno. Siamo ancora animali allo stato di sopravvivenza e non abbiamo un vero senso della comunità. Ci interessa solo quello che ci fa comodo. Quello che è inciso nei nostri parametri mentali e non ci interessa quello degli altri anzi lo giudichiamo spesso e volentieri. E questo si vede nelle piccole cose quotidiane o nelle grandi, come quando qualcuno raggiunge livelli di potere alti. Non fa niente di particolare, fa quello che farebbero quasi tutti. Finché si è piccoli molte cose non si fanno perché non se ne hanno le capacità, la forza o si ha paura della repressione.
      Non credo che sia una questione di natura dell'uomo; è come è stato educato. Perché questa educazione fa molto comodo ai potenti. La forza dei potenti viene solo da questo, il nostro menefreghismo. E quindi la nostra complicità.

    1. Gino 25 febbraio 2023

      Ha sparato cinque cartucce senza prendere il bersaglio.

    2. maghi 26 febbraio 2023

      perchè lo fanno? Homo homini lupus significa “ogni uomo è un lupo per un altro uomo”. E' una citazione latina che risale al commediografo Plauto e fu utilizzata dal filosofo Hobbes per spiegare quella che per lui è la principale caratteristica dell'uomo: l'egoismo.
      Ma poi non capisco perchè un'associazione straniera debba pagare il 10% per operare con questa gente. Sempre per interesse ed egoismo: quindi la musica non cambia. Se uno avesse un pò di dignità, dovrebbe rifiutare certe collusioni, ma sempre a guardare e giudicare gli altri, mai il proprio operato. Sempre egoismo, è.

    3. Martin 26 febbraio 2023

      Hobbes era il traduttore in inglese del padre della storia, ossia il greco Tucidide, dal quale ha scopiazzato il 90% delle sue idee. La sua notorieta' e' una autentica "sola", alla romana. Non ha mai detto nulla di nuovo, se non per gli zoticoni e pecorai delle isole britanniche, estranei alla cultura greca, romana e rinascimentale.

      Quanto a Newton, era convinto che l'universo era retto dal costante intervento degli Angeli, ipotesi che avrebbe fatto letteralmente sghignazzare Galileo (morto nel 1642, anno della nascita di Newton).
      Galileo fu imprigionato per la derisione della cosmologia tradizionale nel suo Dialogo, e non per le sue teorie. 50 anni prima del suo Dialogo, nel 1582, Papa Gregorio XIII aveva riformato il calendario di Cesare, errato nel calcolo di qualche minuto della rotazione terrestre. Ovvio che tale riforma, durata fino ad oggi, fu possibile solo grazie all'osservazione astronomica.

    1. Bertozzi 25 febbraio 2023

      Questo scritto ci dice che chiamare 'attori' i politicanti di tutto il mondo - come spesso accade - è un errore e anche bello grosso; quello dell'attore è un mestiere nobile e difficile - almeno lo era fino a metà del secolo scorso - gli attori hanno sempre parlato alle comunità magari divertendole o facendole pensare, per pochi spiccioli o poche offerte; e ne hanno sempre avuto ben poco di potere, qualcuno mi dirà che pure i politicanti nostri non hanno potere in quanto pupi pilotati eppur è proprio diversa l'intenzione, e le capacità; questi nostri non mi ricordano gli attori ma più i soldati che sparano in un plotone di esecuzione.

    2. IlContadino 26 febbraio 2023

      A me viene da chiamarli attori per mantenere un minimo di lucidità mentale, questione personale;-))
      La quasi totalità di tutti gli articoli di geo, o non geo, politica che leggiamo e commentiamo mi paiono raccontare le vicende di una commedia, di qualcosa di scritto a tavolino, di una rappresentazione che segue tempistiche ben definite, dettate da un copione.
      Ogni personaggio che compare in questa commedia recita a menadito il proprio ruolo, in maniera più o meno consapevole, quando esce dal copione e si mette in testa di poter lasciare i panni dell'attore, che a volte succede, sparisce di scena dall'oggi al domani, talvolta in maniera definitiva.
      Recitano la loro parte, né più né meno, noi ci ostiniamo a considerarli fuori contesto, come se non fossero attori, da qui tutti gli "strippi mentali", che vanno avanti almeno almeno dal 1983;-)
      Osservare le vicende dei politicanti o uomini di potere come se appartenessero al reale, alla vita di tutti i giorni, come se seguissero dinamiche proprie e avessero potere decisionale prodotto da una propria coscienza, equivale a portare le emozioni prodotte da una finzione, da un film, da una recita, nel mondo vero, nel proprio mondo.
      Vedi quanti attori (attori attori, di professione) sono diventati politici, quanti "personaggi televisivi" (sportivi, opinionisti, artisti, giornalisti...) lo hanno fatto, dalla tv alla tv, giusto una capatina in camerino per cambiarsi d'abito.
      Oggi guardi Terminator al cinema e domani lo voti in cabina elettorale: raga tutto rego, questo sì che ha le palle!

    3. Bertozzi 26 febbraio 2023

      Mentire non è recitare, fare lo sgherro dei pochi per brama di potere sui molti non è fare l'attore; i grandi attori erano quanto di più lontano dalla politica, pur nel loro essere a servizio e pur nel loro egocentrismo- penso a Carmelo bene, tanto per fare un esempio - non si sarebbero mai piegati a vendere la loro arte acquisita in anni di esercizi sul controllo del corpo, della mente della voce, del respiro, perche "così fan tutti" o per brama di potere e potersi sentire qualcuno - e penso a Salvini o Renzi, tanto per rimanere negli esempi, gente che fa brutta figura pure alla ruota della fortuna e lì va' proprio perché in un'accademia drammatica così come nella vita vera non durerebbe un minuto. Il nostro tempo ha rovinato quello che era un mestiere sacro, come tante altre cose ma nel chiamare attori questi qua si insulta e degrada qualcosa e qualcuno che un tempo fu molto importante. Per secoli e secoli fino agli anni 50/60 attore età colui che stava sulla scena per ore e ore sera dopo sera, con carne e sangue vere davanti a gente vera, e che si guadagnava il pane interpretando un ruolo, sì, ma senza essere lo sgherro di nessuno, e per amore dell' arte, cosa che i personaggi televisivi e politici non hanno nemmeno a essere buoni. Cyrano e il suo monologo "no Grazie" che ti posto in fondo e credo apprezzerai ne sono un buon esempio. Terminator Reagan Zelensky ecc non sono attori e non lo sono mai stati, sono macchine che per periodi diversi hanno svolto il loro compitino davanti ad altre macchine appunto - da presa - diverse, prima il cinema poi il tg, con lo stesso unico scopo, fotterci e sentirsi importanti, ma macchine erano e macchine rimangono. E infatti li definisci "personaggi" che non vuol dire "personaggio" di una commedia come può essere Amleto o Cyrano o i 6 in cerca di autore di Pirandello, personaggi inventati ma reali come me e te, ma personaggi appunto"televisivi" (e sappiamo a cosa serve la TV, per cosa è stata inventata) sono pupi siciliani, marionette con la mano infilata nel culo che li muove dentro la scatola televisiva, perché la Ferragni Fedez e le Kardashian saranno ben personaggi televisivi ma non saranno mai nella storia personaggi di una commedia, o di una tragedia, visto che dell'attore non hanno nulla: capacità, disciplina competenze, conoscenze; da soli su un palcoscenico, davanti ad un pubblico vero, senza o anche con un copione, non durebbero che pochi minuti. E se il copione davvero ci fosse, come dici, e si seguissero tempistiche ben definite vedi che saremmo in grado di prevedere con precisione tutto ciò che avverrà, cosa che invece ancora non ci riesce, pure nei nostri giochino di inizio anno ;-)) perché nella vita vera, in tutto ciò che è o-sceno (cioè fuori dalla scena) per fortuna c'è ancora un minimo spazio di indeterminatezza e di possibilità nostra, o di altri, di muovere le cose. A posteriori vediamo tutta la storia, la ricostruiamo e ne riusciamo a definire protagonisti caratteristi e personaggi secondari, ma solo a posteriori, in anticipo pur con le migliori intenzioni e capacità non ci riesce mai di pre-dire come sarà la commedia, o la tragedia, per sommi capi diamo le nostre ipotesi e facciamo le nostre previsioni ma non c'è niente di male nell'ammettere che non ci azzecchiamo quasi mai, le tempistiche e modalità sono tutt'altro che ben definite...
      E pure i protagonisti o supposti tali non lo sanno, come andrà a finire la storia, se faranno una brutta fine oppure no.

      Buona domenica Contadino, un saluto affettuoso alla tua truppa.

      https://francescodipalo.wordpress.com/2015/05/08/il-monologo-no-grazie-cyrano-de-bergerac/

    4. IlContadino 26 febbraio 2023

      Certo certo Bertoz, concordo in pieno, nel senso, nessun confronto fra un attore da palcoscenico e uno di questi soggetti qua, per carità, non voglio passare per colui che offende la categoria, nobile, dell'attore, uso quel termine per cercare di farmi comprendere, tutto qua.
      Comunque, a ben pensare, anche quei soggetti là non sono proprio da demonizzare in toto nel loro atteggiarsi, nel loro apparire, lo dico perché noto che comunque hanno ancora una certa presa sul pubblico non pagante, riescono ad essere credibili, a mimetizzarsi come nemmeno i camaleonti, quindi un pizzico di onore anche per loro, dopo il calcio in culo e lo sputazzo.
      Buona domenica anche a te e alla tua di truppa, con forte abbraccio incluso;-)

    1. uomospeciale 25 febbraio 2023

      Traduzione:

      Perché i negri si comportano da negri?

      "Perché sono negri, ecco perché"..

      E quando mi sento insoddisfatto della mia vita ( perché non so la vostra, ma la mia non è stata per niente facile) allora mi consolo pensando che poteva andarmi molto peggio:

      Per esempio, potevo nascere negro.

    2. Cangrande1965 25 febbraio 2023

      Per pochi.... Complimenti !

    3. Cleon XIII 26 febbraio 2023

      E con l'Hip-Hop fare un sacco di soldi!

    1. casalvento 25 febbraio 2023

      Penso che siano caratteristiche dei primati in generale. Anche dei politici americani, non locali ma di vertice, si possono dire le stesse cose: perché stanno rovinando il mondo per cupidigia di potere? Perché non accettano una gestione del pianeta più democratica, in cui comunque avrebbero la massima influenza?

    1. danone 25 febbraio 2023

      Una quinta risposta al quesito è: “così fan tutti

      Non so come si possa fare una cosa perchè la fanno tutti.
      Io se qualcosa la fanno tutti proprio per questo non la faccio, è evidente che se così fan tutti o è qualcosa di sbagliato, o è una trappola, o è una cazzata o è un passatempo per pitechi.

    2. Cangrande1965 25 febbraio 2023

      Beh... Negli ultimi tre anni il 98% del popolaccio ha agito esattamente così.
      Perché "così fan tutti".
      È il terrore di essere considerati "diversi" da quello che è (o fanno credere che è) la massa.

    3. danone 26 febbraio 2023

      Non si ha il terrore di essere considerati diversi dalla massa, ma si ha terrore di essere esclusi dalla propria cerchia di amici, conoscenti, colleghi e parenti, i quali delimitano l'area dell'identità e del comfort.
      Io non ho di questi problemi perchè la mia storia personale mi ha già portato ad osservare prima degli eventi attuali questi aspetti di me, per vicende che mi sono capitate in passato e ho imparato a lavorarci sopra, quindi mi reputo uno più allenato di altri su certi aspetti psichici che possediamo di data e che prima o poi la tua esperienza di vita ti mette davanti, se sei fortunato ovviamente.

    1. Chicxulub2.0 25 febbraio 2023

      Bisognerebbe chiedere al professor Maloberti perché i governanti dovrebbero fare il contrario

    2. FrancoMaloberti 26 febbraio 2023

      Dovrebbero essere persone normali o, come mi disse un vcchietto che incontravo all’edicola moltissimi anni fa, essere “di ladr onest” come c’erano una volta.

    3. Chicxulub2.0 26 febbraio 2023

      Persone normali sarebbero gli italiani in Africa?
      Sono stato due o forse tre volte a Addis Abeba per una settimana e ho visto come si comportano gli italiani, per esempio quelli dell'Unicef e anche i professori di liceo o medie italiani inviati a insegnare nelle scuole per i dipendenti delle ambasciate
      Non sono tanto gentili né normali
      Gli italiani in Sudamerica sono ancora peggio, si faccia raccontare l'ambientino del cosiddetto Club Italo, il corrispondente di Casa Italia a Caracas

    1. mago 25 febbraio 2023

      Questi se le va bene durano in media 5 anni poi qualcuno pensa bene di farle togliere il disturbo,da noi ( Europa) uno se riesce finisce l`università magari con una tesi scopiazzata o qualche curricula inventato e fino a che campa rimane al parlamento.
      A titolo di cronaca ed onor del vero ci sono stati leader Africani onesti che hanno pagato con la vita, vedi anche ultimamente le strani morti di chi si opponeva al vaccino.

    1. uparishutrachoal 25 febbraio 2023

      Adesso ci sono i cinesi a insegnarli come vivere..e pure i russi, il bengodi avrà vita breve.

    1. Cangrande1965 25 febbraio 2023

      Grazie per l'articolo !

      Evidenzio una parte magistrale. Da scolpire !

      E' esattamente il ritratto del piddiota, del comunista (non solo, anche di altri politicanti o parassiti pubblici di altro colore, ma soprattutto del comunista):

      "gli stolti, gli ignoranti, quelli che sanno di non avere la capacità culturale mettono tutta la loro rabbia per vincere, usano mezzi illegittimi e accettano tutti i compromessi per la loro promozione sociale.

      E quando purtroppo raggiungono il governo lo esercitano per quello che sono: da poveri ignoranti incapaci.

      Ma devono dimostrare la loro valenza, devono fare vedere che son loro che comandano, che esercitano il potere.
      E le decisioni non sono prese nell’interesse della comunità ma, solo per distinguersi, per fare cose che nel male ricorderanno l’autore: un’opera inutile, una strage, una dissipazione di beni. Non valgono niente e lo sanno.

      Per questo tengono il potere ben stretto perché il loro unico valore è il potere che hanno. Senza quello non sono più nulla. Sono professionisti del potere. Solo quello!
      Se sparisce il potere spariscono anche loro. Solo per tenere stretto il potere, per la propria sopravvivenza, lo fanno."

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