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Ma l’Europa si è Macronizzata il cervello ?

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Grande festa nei palazzi dell’oligarchia francese, alla notizia della vittoria dell’ultra europeista Emmanuel Macron, un volto, una pattumiera.  Il miglior champagne è fluito a fiumi chez Bernard Arnault, proprietario del gruppo LVMH (Moët Hennessy Louis Vuitton), a capo del secondo patrimonio francese, undicesimo nel mondo, il terzo in Europa e il 13° a livello mondiale nel 2015, con una ricchezza stimata 37,2 miliardi di dollari. La messa in scena del drammone borghese del fascismo alle porte ha avuto il suo scontato effetto, e il prodotto ben confezionato del nuovo gattopardo ha avuto la meglio.

Proprietario tra le tante altre cose dei giornali Parisien, Aujourd’hui Francia ed Echos, tutti ferventi sostenitori di Emmanuel Macron.  In aggiunta il miliardario Patrick Drahi, nato in Marocco, doppia nazionalità franco-israeliano, residente in Svizzera, proprietario di un vasto impero mediatico e di telecomunicazioni, il tabloid Libération, che invitava espressamente di votare per Macron.

L’elenco di miliardari, banchieri e figure istituzionali è lungo, ed hanno tutti diritto di esultare per lo straordinario successo di un candidato che è stato eletto Presidente della Repubblica francese, nonostante la dichiarata pretesa di essere «un outsider». In realtà nella storia francese non c’è mai stato uno spiegamento così massiccio di corazzate mediatiche, come in questo caso.

I sondaggi del ballottaggio indicano che tra il 40% degli elettori Macron, una buona parte lo ha scelto esclusivamente per avversione lepenista, altri a sinistra lo hanno votato giurando pubblicamente che essi avrebbero combattuto contro di lui, una volta fosse stato eletto.

Ci saranno manifestazioni di piazza nei prossimi mesi, ma non incideranno minimamente sull’intento di Macron di barattare per decreto il diritto al lavoro col diritto di spennare vivi i poveri polli, che combattono fino all’ultimo voucher, in un momento in cui il capitale afferma la propria potenza  grazie alle delocalizzazioni, dumping salariale, offerta di manodopera a prezzi stracciati.

Per altro Hollande, nel momento di massima impopolarità del suo governo, con l’assistenza zelante dei principali network, le principali banche e oligarchie di vario tipo, è riuscito a promuovere il suo ex-consigliere economico a candidato del «cambiamento», una nuova stella politica, puntellata però da tutti i vecchi politici di cui l’elettorato voleva sbarazzarsi. Una dimostrazione straordinaria del potere della «comunicazione» nella società globalizzata, un trionfo per l’industria della pubblicità, dei media mainstream, che non sembrano essere ancora morti.

La Francia di Marine Le Pen è stata percepita come un potenziale anello debole nel progetto di globalizzazione, in grado di impedire la completa demolizione della sovranità nazionale, però grazie all’alleanza del capitale con la finanza, il pericolo è stato scongiurato.

E dunque Macron si è affermato con disinvoltura sorridente, celebrato da una sorta di plebiscito, lui che è più Obama di Obama stesso, più Blair di Blair stesso. Un clone di entrambi, confezionato su misura dalla classe dei banksters, che si apprestano a ricattare le poche garanzie sociali che ancora restano.

Un puro fenomeno mediatico privo di un partito di riferimento, un vuoto di valori e programmi, che risponde perfettamente alla gestione mediatica del potere nel nostro tempo, dove i politici vincenti arrivano alla ribalta unicamente per doti fotogeniche e telecomunicative, bypassando direttamente congressi partitici e beghe democratiche, ormai divenute desuete e anacronistiche.

L’outsider centrista, un cane sciolto che è diventato un concorrente di primo piano nella corsa presidenziale francese, ha spesso detto di essere un figlio della provincia francese, nulla di preordinato nella sua elezione.

Del resto solo tre anni fa era un completo sconosciuto, quindi non avrebbe mai potuto arrivare dov’è arrivato, se la finanza non lo avesse aiutato  a  rigenerare quello che lui ha definito un sistema politico «vuoto», per di più non riconoscendosi in nessuna ideologia preesistente.

Dopo due anni come ministro dell’economia sotto il presidente Francois Hollande, Macron ha avuto l’istinto politico di cogliere uno stato d’animo di sfiducia e disperazione in un Paese segnato da decenni di disoccupazione di massa e dalla nuova minaccia terroristica islamica. In meno di un anno ha costruito un movimento «En Marche!», che definisce «né di destra né di sinistra». Liberale progressista, si dichiara saldamente a sinistra sulle questioni sociali, ma odia il termine centrista, ed è aperto alle idee di destra.

Il Guardian lo definisce un «liberale di centro/sinistra», che rappresenterebbe per altro le idee della  «sinistra liberale». In realtà il tempo postmoderno induce a definizioni da neolingua:

1) «rifare il sistema politico fallito & vuoto» (ipocrisia camaleontica)

2) «relax del diritto al lavoro» (disoccupazione galoppante)

3) «tagliare le tasse» (naturalmente ai ricchi)

4) «riforma della gestione disoccupazione» (taglio degli ammortizzatori sociali)

5) «favorire la mobilità sociale» (sfruttamento della manovalanza a basso prezzo)

6) «tagliare la spesa pubblica, ma stimolare gli investimenti» (distruggere salute pubblica, scuole, infrastrutture)

7) «shrink del settore pubblico» (svendita di beni pubblici a prezzi stracciati per gli amici banchieri)

8) «ridurre il numero dei parlamentari» (accelerare l’erosione della democrazia rappresentativa)

9) «costruire un’Eurozona a due velocità» (un passo avanti verso la colonizzazione dei PIIGS)

10) «noleggio di 10.000 agenti di polizia» (controllo militare dei bisogni sociali).

La sinistra liberale dunque vorrebbe garantire la disuguaglianza sociale, il militarismo e il controllo sociale, di stampo fascista, mentre la redazione del Guardian è felice di promuoverla, affermando con orgoglio di essere un giornale di sinistra.

Basta convincere che l’unica opposizione consentita è una destra razzista e si può facilmente persuadere l’elettorato che Macron è veramente ancora quel vecchio hippy che sembrava essere al tempo del college, anche se ora è finanziato da un banchiere globalista, Rothschild, che dichiara pubblicamente la sua intenzione di voler favorire un sistema economico schiavista,  dove precarizzazione e disoccupazione producono la nuova classe degli schiavi, controllata da uno stato di polizia che ne impedisca la rivolta.

Le Monde rincalza « Macron farà le  riforme che Berlino chiede»,  le farà nei primi cento giorni, le farà «per decreto», senza passare per le camere, dato che non ha la maggioranza. Berlino ha  immediatamente risposto: prima fate le «riforme», tagliate i vostri costi del lavoro, del welfare pubblico, e poi penseremo a  fare «più Europa» (ossia collettivizzare i debiti pubblici).

E chiaro che a Parigi come a Washington, le oligarchie forzano le procedure, calpestano le norme democratiche e radicalizzano le classi sociali, in un’escalation ineluttabile che avvicina alla guerra civile, perché agli oligarchi «europeisti», non importa nulla della pace sociale, domata perfettamente con la paura indotta degli eventi terroristici.

Macron costruisce una macchina di consenso in pochissimo tempo formulando un verbo politico che sostituisce il concetto di uguaglianza con quello di libertà individuale, avvalendosi di una macchina elettorale nuova che ha coniugato «Big Data e porta a porta».

«La rivoluzione liberale francese», di Mauro Zanon, analizza l’ascesa di Macron alla presidenza della repubblica francese. Chissà come mai quel «fottuto banchiere» dei Rothschild poi è diventato il più classico ministro «riformista» pro liberalizzazioni del governo Hollande. In realtà il mantra celebrativo del politico senza partiti e fuori dai giochi di potere, filerebbe diritto nell’attuale categoria del partito personale, presente perfino nell’acronimo delle iniziali di nome e cognome (EM: Emmanuel Macron – En Marche!).

Il cammino di Macron quindi non nasce dal nulla, tipico enfant prodige della borghesia finanziaria, dove la possibilità di spostarsi orizzontalmente in ambito professionale non ha minimamente risentito della crisi, è l’esempio lampante di una mobilità all’americana tra un lavoro e l’altro: ispettorato generale delle finanze, funzionario di una potentissima banca d’affari, membro della prestigiosa Commissione Attali (voluta da Sarkozy), e infine ministro dell’Economia. Il tutto quando ancora aveva poco più di 30 anni. E mentre continua a peregrinare tra think tank neosocialisti, persevera con  banchieri, economisti liberisti, direttori di giornale, conduce trattative dall’ufficio Rothschild per la vendita di Le Parisien e orienta gli investimenti di Le Monde.

Si circonda di geni del web e della comunicazione, con un pizzico di troika eurocratica (Juncker e Schauble), e una buona dose di classe dirigente, che lo aveva finanziato quando muoveva i primi passi.

Nell’estate del 2015 Macron si dimette dalla compagine ministeriale dei socialisti, richiama gli amici e colleghi di studi di vecchia data e inizia la «Grande Marche». La Liegey-Muller-Pons (Lmp) gli fornisce la prima start up di strategia elettorale europea, e coniugando «Big Data e porta a porta, si adopera anzitutto per formare i volontari, scelti tra quelli che si erano iscritti spontaneamente sul sito di En Marche!». Sulla base di uno studio sociologico di migliaia di quartieri, gli «helpers» vengono spediti in quelli più rappresentativi della società, dove vengono raccolte centomila conversazioni e compilati migliaia di questionari. I «marcheurs», come vengono chiamati i volontari macronisti, hanno a disposizione due app fornite da Lmp, la prima per orientarli nella loro marcia sul piano socio-demografico, e la seconda per aiutarli a cogliere al volo il succo delle conversazioni con gli elettori.

A tutto ciò si aggiunge la rivoluzione scandalosa dell’enfant prodige, con il suo vessillo eretico ficcato nella marmellata della consapevolezza politica francese: «Il liberismo è di sinistra». Proprio lui, definito «l’uberista della politica» per le sue aperture al mercato, accompagnerà la svolta liberista della sinistra, ispirandosi all’impalcatura macroeconomica blairiana e trumpiana insieme.

Quindi grazie al massacro delle coscienze, Macron riesce progressivamente ad iniettare il virus liberista per avvelenare i pozzi all’interno del proprio campo politico, del resto a destra non ce n’era bisogno, visto che quell’impianto è già da lungo tempo dominante. Dunque il concetto di «libertà» dovrà  sostituisce quello di «uguaglianza», la «società della mobilità» quella «del welfare», il mantra della «semplificazione delle regole», al posto della «maggiore flessibilità». Alla fine non poteva mancare un bonus cultura da 500 euro per i neo diciottenni di renziana memoria, inserito nel programma di En Marche!.

«È una generazione, quella che si rispecchia nelle battaglie macroniste, cresciuta nell’Europa della mobilità, dell’Erasmus, della libera circolazione delle persone e dei beni, una generazione perennemente in viaggio, iperconnessa, postideologica, affascinata dai disruptors dell’economia, Uber, Airbnb, BlaBlaCar, KissKissBankBank, che guarda i film su Netflix e ascolta la musica su Spotify, che preferisce intraprendere che restare a vita nella pubblica amministrazione, che non idolatra il contratto a tempo indeterminato e crede nella «società della scelta» per combattere le diseguaglianze» (Mauro Zanon, La rivoluzione liberale francese).

 

 

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

16.05.2017

 

 

 

 

Pubblicato da Rosanna

Cerco di insegnare italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso il flusso frastornante delle informazioni, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale ...
  • DesEsseintes

    Sì ma i grillini si devono svegliare.
    Hanno una visione del mondo che è abbastanza avanzata ma è ancora insufficiente.
    Se glielo dici si incazzano e si richiudono a riccio.
    Così rimarrete al massimo al 39% che è, come si è visto, il limite massimo del populismo.
    Aprite gli occhi, per cortesia.

    • Credo che il M5S stia facendo invece una politica meno aggressiva di quella della Le Pen, proprio perché la critica violenta all’Europa non sembra pagare, e lo dimostra il fatto che il FN è stato penalizzato proprio per questo, soprattutto l’estremismo eurocritico sembra non trarre buoni auspici dalla sconfitta dei “populisti” francesi, quindi è meglio andare cauti e cercare di arrivare al massimo consenso … le alleanze si faranno eventualmente dopo le elezioni, e una volta ricevuto il mandato, magari con i partiti più vicini all’orientamento del Mov, che sono la Lega e FdI. Diversamente l’Italia non riuscirà a salvarsi dal massacro oligarchico.

      • DesEsseintes

        Non ho parlato di aumentare la violenza della critica.
        Sarebbe bene rispondere su quello che si dice o eventualmente domandare e non su quello che si “crede” stia dicendo l’interlocutore.

        Se vuole ci ricordiamo di questo post quando valuteremo il risultato delle amministrative.

        • Scusa, allora non ho capito nel merito cosa volessi dire … riporto le tue parole “Sì ma i grillini si devono svegliare. Hanno una visione del mondo che è abbastanza avanzata ma è ancora insufficiente.
          Se glielo dici si incazzano e si richiudono a riccio. Così rimarrete al massimo al 30% che è, come si è visto, il limite massimo del populismo. Aprite gli occhi, per cortesia.” Ecco, cosa volevi dire in concreto??

          • DesEsseintes

            Quindi vedi che non ho parlato di violenza della critica.

            Ne riparliamo dopo il risultato delle amministrative.
            Io dico che il populismo ha un suo limite insuperabile circa al 30% raggiunto il quale inizia a regredire.
            Questo non solo perché a volte si lascia andare a toni sbagliati che “spaventano” l’elettorato ma anche perché non sa immaginare delle strade che portino, oltre al consenso, alla nascita di una nuova e maggiore consapevolezza fra i cittadini.
            Su questo voi vi tappate le orecchie come le famose scimmiette giapponesi quindi ne discutiamo se vediamo che effettivamente nonostante la situazione molto precaria del paese il vostro movimento non riesce a sfondare davvero.

          • Il M5S non riesce a sfondare davvero, come dici tu, perché ha contro tutto il sistema mediatico delle tv e dei giornali, che sfornano disinformazione costante contro il MoV, anche su questo sito ci sono molte avversità prive di sostanza, e nonostante tutto ciò è arrivato al 32% … pensa un po’ se potesse controllare i media, così come fanno i partiti della casta. Che ci siano stati molti errori da parte dei 5S sono d’accordo con te, forse perché occorrerebbe una segreteria di partito che desse delle indicazioni più precise ai vari deputati o attivisti, diversamente sono come cani sciolti che possono cazzeggiare a piacere, con danni talvolta irreversibili. E’ accaduto diverse volte, e anch’io mi chiedo il perché di questa disorganizzazione interna.

          • DesEsseintes

            Sí, lo so che mettete le mani avanti e che vi tappate le orecchie.
            Grazie per averne lasciato una ennesima dimostrazione.

            Voi comincerete a capire le sciocchezze che state facendo (accanto a cose straordinarie perché comunque siete il miglior partito populista in Europa) solo quando andrete a sbattere contro quel limite insuperabile di cui parlavo.
            Solo che a quel punto la gente, come sta succedendo, sarà tornata in “status quo mode” e voi avrete perso l’onda.
            Tra poche settimane ci sono le amministrative e Renzi sta premendo per le legislative anticipate arrivando (se non leggo male) a scarificare pure il papà e la Boschi per questo obiettivo.

            Vediamo che succede e poi ne parliamo.

          • Mi sa che tu abbia le idee un po’ confuse, visto che prima definisci il MoV come “il miglior partito populista in Europa”, e poi sostieni che perderà presto l’onda … allora ti ricordo che il MoV per il momento non è al governo, e dunque non può applicare le promesse politiche fatte, per di più non ci saranno le legislative anticipate, quello del bomber è il solito bluff, perché se andasse ora alle elezioni perderebbe inesorabilmente, invece se ci va il prossimo anno, con una legge elettorale rivista ad hoc, riuscirà a farsi la solita ammucchiata per poter restare in sella … sulla perfetta scia di Macron, il gattopardo italiano non ha nulla da invidiare rispetto a quello francese.

          • DesEsseintes

            Eheheh…orecchie sempre ben tappate, mi raccomando.

            PS: qui trovi il filmato in cui Di Battista dichiara di essere un fiero populista.

            https://www.youtube.com/watch?v=JnNfWrtWiTA

            Ma si sapeva già che non sapete dialogare.
            Per questo non vale la pena di approfondire, non vi interessa nulla di nulla e se agli alti livelli c’è comunque una capacità di elaborare o anche cambiare strategie a quelli più bassi siete totalmente chiusi con paraocchi e tappi alle orecchie ben calcati.
            Alle amministrative e alle legislative scopriremo se è davvero il vostro limite o se non lo è e ci ricordiamo di questo scambio.

          • Che meraviglia, il sito si è arricchito di moderni veggenti che leggono e prevedono l’oracolo politico del futuro, tra i vari multipli dei byte, e comunque grazie di avermi fatto rivedere Di Battista, è sempre un piacere …

          • DesEsseintes

            E lo so signora, lei aveva detto che sbagliavo a dire che il M5S è populista e io l’ho smentita linkando il filmato in cui lo stesso Di Battista afferma orgogliosamente che il suo movimento è effettivamente populista…quindi è evidente che lei se ne risenta…
            So che per voi è tanto difficile.
            Facciamo cosí: le do ragione.
            E le lascio anche l’ultima parola.
            Se posso fare anche qualcos’altro per lei non esiti a farmelo sapere.

          • Quando mai avrei negato il fatto che il M5S sia populista o che si definisca populista? Se mai il termine andrebbe analizzato nelle sue varie accezioni politiche, perché ha assunto una miriade di significati allusivi, a seconda dello scopo … tutte le gamme che vanno dal denigratorio spinto all’avanguardistico creativo.

      • Gianni Bi

        Sarebbe da augurarselo, ma ho poche speranze che il M5S si allei con la Lega e Fdl.

    • marco schanzer

      * M5S e’ una azienda privata . Non puo’ evolvere come se fosse un Movimento . E’ al servizio di due affaristi .

      • Paolo

        Quale partito non lo è?

      • Gianni Bi

        Gli altri partiti invece che tipo di aziende sono ? Al servizio di quali affaristi si sono formati “gli altri partiti ” ?
        Mi faccia un piacere Sig. Marco quante cretinate sta dicendo.

  • Stodler

    Insomma dopo Maria Antonietta l’austriaca i francesi si sono accollati la Merke, la tedesca. Ottimo articolo, che spiega bene la doppiezza del sistema e l’incapacità della gente comune di vedere il reale pericolo. Comunque Macron sono sicuro che andrà d’accordo con la Merkel, visto i suoi gusti in fatto di età.

    • Macron e Merkel andranno di comune accordo, sono votati all’ambizione più sfrontata, sono disposti a vendere il benessere del proprio paese pur di restare avvinghiati ai posti chiave che stanno occupando. Mentre tutto il sistema dei media resta ostinatamente al loro servizio, a spacciare bufale mediatiche per sacrosante verità.

      • marco schanzer

        mi scusi , ma le due traiettorie , I due caratteri , sono differentissimi .
        Il padrone e’ comune . Ma la Merkel e’ un funzionario ,
        Non conosce ambizione .

        • Holodoc

          Entrambi incarnano l’ideale di leader nel proprio paese: il burocrate freddo calcolatore per la Germania e lo sbruffone ambizioso per la Francia.

          • marco schanzer

            questo…si .

        • Scusa, l’hai detto tu stesso che il padrone è comune, quindi che differenza c’è tra un burocrate freddo e un dandy ambizioso ? Dovranno comunque rispondere entrambi ai diktat della Troika.

          • marco schanzer

            Che bello che mi arrivi la e mail quando qualcuno commenta !!
            Piu’ che rispondere…partecipano .
            Ma la differenza puo’ essere molta , nel modo in cui risponderanno ad altre cose che incontreranno lungo la strada .
            Ed e’ necessario rimarcarla , per giudicarli come persone .

  • permaflex64

    Non tutta l’Europa solo quei paesi che traggono vantaggi nell’adesione, la parte di società che al di là dell’ideologia pensa solo al proprio tornaconto è l’ago della bilancia, in Francia e Germania questi elettori saranno pro Europa da noi al contrario per l’uscita.
    Per la Fracia il discorso a dire la verità è più sottile perchè se è vero che non stanno traendo profitti come la Germania, è comunque certo che un rafforzamento dell’asse a danno degli altri paesi porterà comunque un vantaggio; per intenderci è il tipo di mentalità che stà dietro al finale di ‘Finchè c’è guerra c’è speranza’ dove chi accetta lo status quo sono non solo i padri ma anche i figli.
    Lo conclusione più evidente è chiunque si riferisca ad un “popolo europeo” commette uno sbaglio.

    • Hai ragione che in Italia, per fortuna, l’humus sociale è diverso, ma sei sicuro che se si facesse un referendum sull’Europa o sull’euro vincerebbero sicuramente gli eurocritici? Io ho forti dubbi in proposito.

      • fastidioso

        Su canOtto e mezzo, ieri sera pagliaro ha detto che gli euroscettici sono al 70%…

      • permaflex64

        Giusto, non avrebbe le percentuali delle elezioni presidenziali francesi ma dubito si vincerebbe ora; è per questo che sono d’accordo colle posizioni sulle monete complementari di Conditi e Galloni queste, le monete complementari, potranno portare un beneficio economico a livello nazionale a cui sarà difficile, che quei ceti che guardano al loro tornaconto piuttosto che l’ideologia, vogliano in seguito rinunciare.

  • marco schanzer

    3 noticine :
    – questo abito senza contenuto ha in mano la valigetta nucleare .
    Veramente ? Spero abbia I codici sbagliati .
    – ho conosciuto qualche Rothschild chiave , e devo dire che sono vuoti come micron ,
    e piu’decadenti . Perche’ gli diamo tanto potere ?
    – micron e scudorosso non hanno le qualita’ per guidarci …..ma
    come si spiega che , una intera nazione , non porti candidati validi alle elezioni…
    che non si scelga un Sistema di governo non basato su facce ma su valori ,
    e che poi , sapendo che si sceglie tra varie rappresentazioni della morte…..
    quella nazione , intera , non deleggittimi , energicamente , quelle elezioni ??

    • Primadellesabbie

      Mi permetti di rispondere a questa bella domanda?

      “…Perche’ gli mettiamo in mano il nostro destino ?…”

      Perché i re volevano fare guerre con le casse vuote, e li hanno riempiti di soldi.
      Abbiamo voluto colonizzare il mondo e siamo andati a battere cassa di nuovo.
      Ora vogliamo consumare come dei pazzi e continuiamo a riempirli di soldi.

      Dove si trovano ce li abbiamo messi noi, e li rafforziamo ogni minuto che passa con lo stile di vita sul quale filosofeggiamo.

      É assolutamente ipocrita incolparli, non solo abbiamo messo loro in mano il destino: letteralmente li adoriamo da secoli.

      • fuffolo

        Perché ora vogliamo consumare come dei pazzi e continuiamo a riempirli di soldi.

        Arriviamo alla stessa conclusione.

        • Primadellesabbie

          Sì, su questo non ho mai avuto dubbi.

    • DesEsseintes

      Perchè si pensa che i valori vengano prima dell’essere popolo.
      Parallelamente a questo, che essere popolo dipenda dalle prese di coscienza individuali che poi si sommano.
      I valori, o i “fini”, dipendono dalla capacità di controllo che una volta acquisita “prospetta” delle finalità compatibili appunto con la capacità di mantenere il controllo che è il vero “fine”.
      Quando si consolida la capacità di controllo, non solamente materiale ma anche culturale, il discorso sui “valori” acquista una sua reale indipendenza.

      Non è parlando di valori “prima” che unisci la gente ma presentandoti come gruppo forte e unito con una o più persone che siano in grado di interpretare e rappresentare la “figura di riferimento”.

      E’ necessario e indispensabile che i grillini cooptino degli intellettuali riconosciuti che fungano da “catalizzatori”.
      Il primo passo non è la comprensione razionale o la “conversione” a un nuovo e più alto stile di vita ma l’immedesimazione in una figura dotata di carisma e capace di “linguaggio”. Questa immedesimazione se sufficientemente collettiva darà luogo a un senso comunitario che sarà in grado di opporsi alle lusinghe del potere.
      Solo dopo questo primo passaggio diventa possibile una elaborazione più razionale e personale.
      Il consumismo e le altre “lusinghe” offerte dal sistema sono solo il surrogato di un senso comunitario autentico, sono “tentazioni” facilmente superabili, ma se non si capisce in cosa consista questo “comunitario”, come e perchè nasca, si resta sempre a porsi quelle domande che ti poni tu senza riuscire a trovare una risposta.

  • Primadellesabbie

    Rosanna, Macron é, in una partita a scacchi, la risposta vincente ad una mossa sbagliata,

    Poi possiamo fare mille considerazioni…

    • Per quale motivo la mossa sarebbe sbagliata? Me lo vorresti spiegare? A dire il vero mi sembra che finora gli oligarchi abbiano fatto pochissime mosse sbagliate.

      • Primadellesabbie

        Infatti loro hanno fatto la mossa vincente, come ho detto.

        La mossa sbagliata é la nostra.

        Proviamo a pensare ad una strada che implichi civiltà ed escluda i sostenitori di autoritarismi, come una lettura pacata della storia parrebbe suggerire…a promuovere possibilità, anziché rimedi inaccettabili a paventate sventure, che di questa roba il mercato é saturo!

  • Tonguessy

    Brillante disamina. Ho solo una grossa perplessità: Macron si “definisce «né di destra né di sinistra». Liberale progressista, si dichiara saldamente a sinistra sulle questioni sociali, ma odia il termine centrista, ed è aperto alle idee di destra….[e sta operando] la svolta liberista della sinistra”.
    Temo che sia proprio quel “né destra né sinistra” a forgiare la politica. Chiunque usi questa metodologia è destinato ad affondare nelle sabbie mobili dell’indifferenziato postmoderno.

    • Cincinnato

      Sono con te. Infatti chi si definisce ne’ di destra ne’ di sinistra qui da noi? Per tutta una parte ampia del pezzo di Rosanna se provi a sostituire Macron con Di Maio avrai una folgorazione. Sono semplicemente interscambiabili. O almeno, lo sbracciarsi di Di Maio in questi mesi verso i poteri forti interni ed esterni per accreditarsi come utile maggiordomo, sono puerilmente sfacciati. Il voler sottrarre alla destra i suoi temi sulla sicurezza, gli immigrati, l’attacco al sindacato, alla sinistra che non c’e’ ci si limita a parlare di reddito di cittadinanza, di moralizzazione dela politica, di lotta alla casta. Tutto questo Rosanna lo definisce “politica meno aggressiva”, io trasformismo all’italiana. Vediamo tra Grillo/Di Maio e Renzi, su chi puntera’ il sistema di potere controllato dalla finanza internazionale. Ancora non e’ chiaro quindi Di Maio sfruttera’ le chance che ancora si presentano.

      • La risposta alle tue considerazioni potrebbe essere quella che ho appena dato a Tonguessy, perché l’astrazione analitica può comportare sintesi estremamente fuorvianti. A me sembra che tra Di Maio e Macron ci sia una bella differenza, ma se a te invece sembra che stiano praticando la stessa politica oligarchica, allora non possiamo intenderci.

    • Immagino che tu implicitamente voglia fare riferimento ai 5S, che usano la stessa definizione, però io noto una differenza sostanziale tra le due proposte, perché mentre Macron si appresta a fare riforme volute dal capitale speculativo che vuole distruggere ogni forma di welfare, in Italia i 5S hanno dato sempre prova di andare controcorrente, e la loro coerenza nel difendere sempre e comunque il bene pubblico contro l’interesse privato non emerge solo nelle scelte nazionali (lotta contro Eni, Banche, MpS, disoccupazione, poteri forti), anche nei comuni avviene lo stesso, per esempio a Parma si è candidata una nuova lista M5S, che gareggia per le comunali contro Pizzarotti, e nel programma propone di combattere ogni forma di privatizzazione (partecipate, cooperative, scuole materne, acqua, servizi, svendite) per la difesa del patrimonio pubblico e del bene comune. E tutto questo sta avvenendo (meraviglia) senza nessuna imposizione da parte dei vertici. Alle volte il microcosmo ci spiega meglio quali siano le direttive del programma anche nazionale.

      • Cataldo

        Lottare contro l’ENI per difendere il bene pubblico è un ossimoro

        • Scusa ho forse sintetizzato troppo, la lotta va contro la privatizzazione dell’Eni, contro la corruzione esistente, denunciata da Report, che ha parlato di una presunta tangente pagata sulla licenza di un giacimento nigeriano, e ha insinuato un coinvolgimento anche nel salvataggio dell’Unità … e infine contro l’uso di esplosivi per la ricerca di idrocarburi sul territorio italiano, che poi sembrano anche provocare terremoti.

          • Cataldo

            Ecco, la lotta alla privatizzazione, questo è un punto centrale, una battaglia di sopravvivenza dell’interesse nazionale, le tangenti all’estero per i giornalisti sub-servi italiani fanno notizia solo se le paga l’ENI, come se non fosse una prassi indispensabile per operare in certi paesi, quando le pagano i loro padroni, servi degli angloamericani, non battono una riga.

      • Tonguessy

        Ci sarebbe una lunga analisi da fare su come usando lo stesso slogan si possa arrivare a risultati diversi. Il che è esattamente l’hard core della postmodernità intesa come ridondanza di significati. Diceva Jay Leno che democratici e repubblicani sono due pugili che dai lati opposti del ring urlano gli stessi slogan. E così ci troviamo Trump che ha vinto anche grazie alle promesse di distensione dei rapporti USA-Russia (la Clinton aveva promesso tutt’altro) mentre adesso fischiano venti di guerra. Esiste una intercambiabilità che è la cifra dei tempi attuali.
        Parlando del M5S: nessuno ha obbligato quel partito a mettere la svastica o la falce e martello nelle loro bandiere. Ed infatti non li hanno messi. E nessuno li sta obbligando a recitare il mantra postmoderno del né destra né sinistra. Se lo fanno qualche motivo ci deve pur essere. Ed io credo di sapere qual’è.

        • Così come il termine populismo assume diverse accezioni a seconda del contesto e dei soggetti, anche per la definizione “né destra né sinistra” è la stessa cosa. Se infatti dovessi cercare la sinistra in Italia non la troverei, a meno che sia quella che si dichiara eurista ed europeista, che accetta l’immigrazione come un male inesorabile, che accetta le fasulle riforme lobbistiche, e che si alleerà con le ammucchiate delle prossime elezioni. Quindi bisognerebbe ragionare in questi termini e analizzare nel dettaglio le numerose dialettiche politiche, quelle più concrete e già attuate in numerosi comuni e regioni (con tutte le disfunzioni del caso, perché il problema è piuttosto complesso), che come ti ho detto si rivelano del tutto diverse dalla falsa divulgazione mediatica.

          • Tonguessy

            molto semplicemente: né destra né sinistra mette sotto allo stesso ombrello nazimaoisti, destre estreme, destre moderate, centristi, e sinistre legate alla finanza globale e tutto questo con lo scopo di evitare di identificare qualcosa. Questo è il gioco postmoderno, che ha una sua logica e utilità (ma non per noi comuni cittadini). Chi si presta a questo gioco lo fa o inconsapevolmente (bar sport) o consapevolmente (la nuova politica che si vuole smarcare da quella precedente). Volersi smarcare non significa (Bossi docet) necessariamente farlo. Quindi io attendo, e ho pazienza. Terrò a memoria questi tuoi interventi. Ho osservato Syriza, e sto osservando il M5S.

          • Dubito che il M5S arrivi al governo del Paese, sta subendo da alcuni anni massacri quotidiani, e non so se riuscirà ad uscire al circolo vizioso della disinformazione oligarchica, purtroppo presente anche sul web. Per questo non vorrei arrogarmi una sapienza profetica che non ho, piuttosto credo di essere sottoposta ad una strana sindrome di Cassandra, con le dovute disfunzioni del caso.

  • Mario Poillucci

    Rosanna ha pienamente ragione! La sua analisi, le sue conclusioni sono logiche, ineccepibili sotto ogni punto di vista! Sono solo e soltanto il risultato cui ognuno di noi può pervenire, mediante una sola e semplice elementare osservazione dei fatti. Ciò premesso ed una volta portata a termine la discussione circa il sesso degli angeli resta attuale, stringente, drammatico, impellente il problema principale, il nodo di Gordio: acclarata la dannosa presenza di quella bella teppaglia che con protervia e violenza ha riportato il ns mondo ad un neofeudalesimo malsano, perfido, subdolo, protervo, spocchioso ecc.ecc.ecc. cosa facciamo? Come li disattiviamo? Come ce li togliamo dai santissimi? Come si ripristina una sana misura? Possiamo dottamente discutere quanto volete ma non vedo risultati tangibili, apprezzabili! Se il mio podere è invaso dalle erbacce, se il mio gregge è minacciato da predatori non intavolo diatribe filosofiche cercando di dissuaderli dal loro disdicevole comportamento! Aratro nel primo caso, 303br nel secondo! Pacifismo con le persone di buona volontà, oneste, democratiche. Metodi drastici, estremamente drastici, nel secondo! Felice giornata a tutti!

  • Mario Poillucci

    Dimenticavo, sbadato che non sono altro!
    ATTALI
    più correttamente ATTILA!!!

  • PietroGE

    Una analisi fatta molto bene e condivisibile al 100%. Qualche appunto :
    -La elezione ha fatto chiarezza sulla situazione politica francese e questo è un fatto positivo, i partiti tradizionali, intercambiabili l’uno con l’altro, sono ridotti ai minimi termini, la contrapposizione è ormai tra mondialisti e sovranisti, e questa è la dialettica vera, quella che corrisponde alla situazione economica e sociale.
    -I poteri forti sono scesi in campo direttamente con i loro portaborse, segno che giudicano la situazione tutt’altro che tranquilla.
    -L’euro si è rivelato, purtroppo, il tallone d’Achille dei sovranisti, troppo tardi il FN si è accorto che l’opinione pubblica era a grande maggioranza contraria all’abbandono della moneta unica.
    -Nessun attentato o atto di violenza ha turbato le elezioni. I sondaggi che davano favorito il candidato che manterrà inalterata l’immigrazione e l’islamizzazione della società francese ha convinto le banlieu a stare calme. Tanto il tempo lavora per loro. O almeno così credono.

    • Quello che lascia perplessi è che la popolazione francese sembra così ebete da non capire quello che sta succedendo, non è possibile che si lascino imbrogliare da un’illusionista miliardario, che si spaccia da salvatore della patria, sostenuto da tutte le tv e da tutti i mezzi d’informazione … non vedo vie di scampo di fronte ad un sistema così potente. L’Europa verrà spazzata via e ridotta ad economia da terzo mondo, e vedrà mutare perfino il tessuto etnico della propria popolazione, ma probabilmente ciò non turba la generazione Erasmus, né la massa stagnate dei dipendenti pubblici, né i pensionati dell’Anpi, né i partiti della casta, che sopravvivono proprio grazie alle bufale diffuse quotidianamente dai loro organi di stampa.

      • PietroGE

        E, come hai giustamente fatto notare anche tu, la cosa non è nuova. Io mi ricordo il pompaggio mediatico, in particolare da CNN, di un personaggio assolutamente sconosciuto come Obama, il quale compare all’improvviso (nel 2004) e viene osannato da tutti i media americani. La cosa bella era che tutto quello che aveva fatto come avvocato (i pareri legali) veniva secretato compreso il suo passato all’Università. Non era (e non è) chiaro neanche se fosse nato negli USA. La storia si ripete : ‘En Marche’ è l’equivalente di ‘Yes We Can’ uno slogan vuoto per un candidato vuoto.

      • scimmia

        hanno avuto il loro Berlusconi, ora avranno il loro Renzi e probabilmente, come noi, ancora non gli sono bastati e non gli basteranno.
        siamo in troppi a stare ancora troppo bene e siccome i diritti e i denari li stanno togliendo un poco per volta con tanto di propaganda per farcelo digerire la guerra è ancora lunga.
        la battaglia è per ora persa anche se le conseguenze sociali saranno pesantissime.

  • SanPap

    Gli aventi diritto che hanno votato sono il 28.33 %, di cui il 66.06% ha votato Macron, ossia Macron ha ricevuto il 18.64% dei voti degli aventi diritto; un po’ pochi per parlare di macronizzazione dei cervelli. Sarei più propenso per “Presa per il culo supportata da lettura tendenziosa dei dati statistici”
    Resta il fatto che la stragrande maggioranza degli aventi diritto non vota più …
    sono stanchi e credono ormai solo al 303br ? ( comunque gli AK47 sono migliori, costano meno, si trovano più facilmente, munizioni comprese, basta andare nei campi ROM …)

    • Hai perfettamente ragione, questo però dimostra che l’astensionismo garantisce la vittoria dei soliti noti, quelli sostenuti dai media, e gli esperti di flussi elettorali questo lo calcolano e poi lo applicano alle strategie d’attacco, per vincere le elezioni. Per esempio, c’è un bell’articolo di zerohedge, che mette in evidenza la profonda spaccatura delle classi sociali francesi, nell’analisi dei flussi elettorali, un po’ quello che è successo per il Brexit nel Regno Unito e le elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Paesi spaccati da aspirazioni e istanze diversissime, geografie sociali che rappresentano mondi diametralmente opposti. La mappa francese visualizza un paese nettamente diviso tra ovest (Macron) ed est (Le Pen), perfettamente rispondente alla linea di demarcazione tra la parte più ricca del paese, e quella più povera. Quella stessa linea di demarcazione la ritroviamo in una mappa simile nei risultati delle elezioni americane, anche se negli Stati Uniti non è est contro ovest, ma linea costiera contro quella interna (acqua/terra). Ma la differenza è altrettanto chiara e acuta. In realtà la Francia ha una sola linea costiera, mentre gli Stati Uniti ne hanno due, e in entrambi i paesi le persone che vivono vicino al mare sono in media più ricche di quelli che vivono nell’entroterra. E in entrambi i casi non v’è dubbio che la ricchezza è un fattore decisivo nel dividere le nazioni in geografie elettorali.
      http://www.zerohedge.com/news/2017-04-26/mapping-worlds-great-divides-chasms-are-widening-too-fast-and-too-much

      • SanPap

        Certo …
        quello che preoccupa me è il silenzio: quando si discute, si litiga, al limite ci si insulta, c’è in fondo una speranza che le proprie istanze vengano, se non accolte, capite; quando cala il silenzio si stanno cercando soluzioni altrove, quasi mai simpatiche

  • fastidioso

    Forse O.T. ?
    A Torino, gli islamici hanno scagliato la prima freccia!
    Pretendono la loro costituzione.
    Chi raccoglierà il testimone?
    Cioè chi sarà il micron italiano ?

    • PietroGE

      La Appendino è un’altra prova della incompetenza dei 5S a governare il Paese.

      • PietroGe, perché credi alle bufale mediatiche quotidiane? Non credi che la realtà possa essere diversa? L’incompetenza è quella dei partiti che ci hanno condotto fin qui, e se non ci rimbocchiamo le maniche NOI, nessuno potrà salvarci.

        • PietroGE

          http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12341288/chiara-appendino-banche-finanza-islamica-torino-.html

          …………

          Chiara Appendino, ha deciso di fare di più e di meglio: permettere una colonizzazione islamica delle banche nel capoluogo piemontese, con il corollario di ammettere di conseguenza anche i principi della sharia. Intervistata ieri da Maria Latella, la Appendino ha detto testualmente che «è auspicabile a Torino la costituzione di banche islamiche che adottino una finanza conforme alla sharia».

          Il suo progetto è coerente con lo spirito del Tief, il Turin Islamic Economic Forum, svoltosi a inizio marzo, una due giorni che ha costretto la città ad assumere, a livello alimentare, costumi halal friendly, cioè leciti secondo la legge coranica. Ma soprattutto il messaggio del sindaco è teso a raggiungere un paio di obiettivi: integrare meglio i musulmani in città (sono circa 50mila a Torino), permettendo loro di accedere al credito e di acquistare case o aprire attività commerciali; e attrarre investimenti significativi da parte di Paesi islamici. Per riassumere, è quello che la leader di Fratelli d’ Italia, Giorgia Meloni, in un post su Facebook ha definito «uno scientifico piano di islamizzazione di Torino», oltre che la conferma che «il Movimento 5 Stelle è parte integrante del sistema che sta distruggendo le nostre nazioni»………………………….
          Attendo spiegazioni, se possibile.

          • Proviamo a sentire le due campane, per capire meglio … Chiara Appendino, Finanza Islamica: 5 domande per capire meglio: In questi giorni sono circolate tante voci sul tema della finanza islamica a Torino. Visto che amo la chiarezza ho pensato di chiedere un parere al Professor Paolo Biancone, docente di Finanza Islamica presso l’ Università degli Studi di Torino, direttore del Centro di Ricerca Europeo per la Finanza Islamica e autore per lo European Journal of Islamic Finance. Lo ringrazio infinitamente per questo video in cui affronta i dubbi più frequenti sul tema, che credo possa chiarire le idee a diverse persone. Cos’è una banca islamica?
            “Banca islamica” forse è un termine improprio e di sicuro non fa comprendere quella che può essere un’opportunità, ovvero quello di avere a disposizione dei prodotti finanziari connotati da un profilo di eticità. In tutte le religione monoteiste da sempre è previsto il divieto di interessi. L’islam lo porta avanti e dunque nella finanza islamica non si possono praticare interessi. A ciò si aggiunge il divieto di eccessiva incertezza, che tutela la parte più debole tra i contraenti, e il divieto di speculazione, assimilabile al gioco d’azzardo.
            Più che di “banca islamica”, si tratta di finanza partecipativa. Gli istituti partecipano nel capitale della PMI e, dal lato privato, partecipano ad esempio con il futuro proprietario all’acquisto dell’appartamento dandone poi in affitto al cittadino la parte spettante all’istituzione finanziaria.
            A chi serve la finanza islamica? Come abbiamo notato nell’esperienza della Gran Bretagna, la finanza partecipativa interessa anche i clienti non islamici. Oltre il 60% dei clienti che si servono di servizi di finanza islamica infatti non sono musulmani. Si tratta di una finanza inclusiva che offre strumenti alternativi e complementari.
            Si può parlare di rischio di islamizzazione? A mio avviso non si può parlare di un rischio di islamizzazione in quanto la possibilità di avere a disposizione strumenti di finanza islamica può permettere un circuito virtuoso nei confronti della popolazione e dei lavoratori e, di conseguenza, può permettere anche una maggiore tracciabilità dei flussi finanziari che a questo punto potrebbero essere spesi sul territorio.
            Quali banche possono offrire prodotti di finanza islamica? La finanza islamica, inoltre, non è esclusiva del medio-oriente. Si tratta di strumenti che possono essere offerti in tutti i canali. La finanza islamica può essere un’opportunità sul territorio e può offrire inclusione sociale. Avere a disposizione strumenti più vicini alle proprie esigenze per fare acquisti consente di mettere radici sul territorio a una comunità e, di conseguenza, integrarsi più facilmente.
            In più dobbiamo considerare che l’alternativa è quella delle rimesse internazionali che portano fuori dal territorio il denaro e di conseguenza non è possibile avere un reinvestimento e, se vogliamo, questo impoverisce il territorio. In italia la popolazione musulmana ha un risparmio stimato in 6 miliardi di euro.
            A Torino ci sono circa 50.000 musulmani che, se hanno a disposizione strumenti di finanza islamica possono reinvestire le loro risorse sul territorio. Possono essere usati per fare impresa, per acquistare una casa o per essere usati in modo virtuoso sul territorio. I musulmani al mondo sono circa un miliardo e mezzo e dunque la domanda di questo tipo di prodotti è naturale. Questo può avere vantaggi anche in termini di export per il nostro territorio. Consideriamo che l’export verso i paesi musulmani di beni alimentari vale una volta e mezzo l’export nei confronti della Cina.

          • PietroGE

            La finanza islamica di per se è un dettaglio, che poi sia fatta senza interessi è una cosa molto dubbia. Il problema è l’introduzione di una legislazione come la Sharia totalmente incompatibile con la nostra Costituzione e le nostre tradizioni. Quanto al favorire l’integrazione degli islamici nella nostra società, la cosa è da ridere. È la nostra società che si sta integrando in quella islamica. In questo modo si da ragione alla stragrande maggioranza che non si vuole integrare e si condannano i pochissimi che avevano deciso di integrarsi. L’islamizzazione dell’Italia procede con la tattica del salame.
            I 5S qui stanno veramente scherzando con il fuoco.

  • Gino2

    “Un puro fenomeno mediatico privo di un partito di riferimento, un vuoto di valori e programmi, che risponde perfettamente alla gestione mediatica del potere nel nostro tempo, dove i politici vincenti arrivano alla ribalta unicamente per doti fotogeniche e telecomunicative, bypassando direttamente congressi partitici e beghe democratiche, ormai divenute desuete e anacronistiche.”

    Sottscrivo.

    Attenzione però Rosanna che i 10 punti che hai citato non sono dissimili dal programma dei 5s.

    • Guarda, per risponderti ti ricopio la sintesi del programma che la lista del M5S di Parma ha presentato per le prossime comunali, se vuoi approfondire poi alcuni punti, ti riporto anche le analisi dei diversi capitoli:
      1. Rispetto del mandato e recall. Se nel corso del mandato non perseguiremo coerentemente gli obiettivi del programma per cui siamo stati votati, ci dimetteremo. Affinché i cittadini possano essere informati e possano giudicare il nostro operato, ci impegniamo ad organizzare incontri periodici di verifica: i parmigiani devono essere certi che saremo loro portavoce, senza scuse e senza alibi.
      2. Più sicurezza. Parma, soprattutto in certe aree, conosce microcriminalità, abbandono, degrado. Occorre intervenire aumentando illuminazione pubblica, videosorveglianza e pattugliamento delle forze dell’ordine, ed istituendo Vigili di quartiere e Volontari della Sicurezza. Controllo immigrazione clandestina e contrasto all’abusivismo.
      3. Rilancio del commercio. Negli ultimi anni si è verificata una preoccupante chiusura di esercizi commerciali che ha portato impoverimento e incuria. Il piccolo commercio va incentivato sia economicamente che promuovendo il marchio Parma nel mondo. Va riportata la vita in centro, dando spazio ai giovani e ad iniziative a costi popolari.
      4. Stop alle privatizzazioni. Occorre invertire la politica delle privatizzazioni e delle partecipate, che ha comportato soltanto tariffe più alte e maggiori disagi per i cittadini, a vantaggio dei profitti di pochi grandi azionisti. Soltanto una forza senza interessi lobbistici e posti di lavoro da distribuire come il M5S ha la credibilità per proporre ed attuare questo progetto. Ci impegniamo perciò a ridare spazio alla gestione pubblica.
      5. Più servizi pubblici e a tariffe minori. È necessario un rafforzamento dei servizi sociali e del welfare. Dagli asili alla sanità, dalla scuola pubblica ai rifiuti fino ai cosiddetti beni comuni, è ora di passare dai tagli agli investimenti, con un severo controllo nell’erogazione delle risorse che consenta di tagliare gli sprechi.
      6. Rivoluzione nella raccolta differenziata. Siamo convinti che il sistema di raccolta debba essere migliorato. Ci impegniamo a raggiungere l’obiettivo dell’85% semplificando contemporaneamente le procedure per cittadini ed esercizi commerciali. Con una nuova gara, togliendo gli attuali monopoli, si possono inoltre ottenere prezzi e condizioni migliori.
      7. Semplificazione della viabilità. Pur nel rispetto dei vincoli ambientali e della lotta all’inquinamento, temi molto importanti per il MoVimento, ci impegnamo rivedere i tanti divieti esistenti per rendere più facile circolare nella nostra città ed evitare ai cittadini di prendere multe solo per fare cassa.
      8. Reddito di Cittadinanza. Presenteremo e discuteremo con i cittadini un progetto affinché le persone più in difficoltà possano avere un aiuto concreto dal Comune, non solo economico ma anche finalizzato al reinserimento nel mondo del lavoro. Prevediamo il pagamento dell’IMU da parte della Chiesa cattolica per gli immobili non destinati al culto, così come la cancellazione di esenzioni e privilegi anacronistici. Il ricavato finanzierà interventi nel sociale e il progetto del Reddito di Cittadinanza. Nessun parmigiano deve rimanere indietro.
      9. Più liquidità per imprese e cittadini. La crisi continua a colpire aziende e famiglie. Introdurremo misure che favoriranno l’accesso al microcredito per imprese, commercio e famiglie e una Moneta Locale cittadina, che permetterà ad aziende e privati di aumentare la propria liquidità.

      • Annibale Mantovan

        Max rispetto per M5S ma secondo me è tutta fuffa. Anche prendessero il 51% non avranno la forza, contando media e magistratura contro, per seguire il programma…vedi Trump, Tsipras,..l’ Italia è morta.

      • Gino2

        Quello che posti non ha molta attinenza.
        Ho letto il programma del M5S.
        Posso risponderti come la penso io:

        2) «relax del diritto al lavoro» i 5s non sono ancora chiari su questo punto. Sono piuttosto ambigui. Nel programma non esiste traccia dell’argomento lavoro (non esiste la parola “lavoro” nel programma, se glielo segnali magari ovvieranno a questa gravissima mancanza) se non l’abolizione della legge Biagi. Non si parla del JobAct e di reintrodurre tutele tipo articolo 18. Sui sindacati sono molto ambigui. Si va dall’abolizione del sindacato a un suo rafforzamento, si dice che i lavoratori devono essere “proprietari” delle aziende che si traduce in “diventare azionisti”??? BOH

        3) «tagliare le tasse» nessuna traccia

        4) «riforma della gestione disoccupazione» Nessuna traccia. Non ho mai sentito una voce alzarsi contro la riduzione delle disoccupazioni devastanti per migliaia di famiglie negli ultimi anni. Si vuole introdurre reddito di cittadinanza anche questo ambiguo. Somiglia all’Harz IV tedesco? Basta informarsi per vedere lo scempio che fa in germania.

        6) «tagliare la spesa pubblica, ma stimolare gli investimenti» uno dei cavalli di battaglia è tagliare la spesa pubblica (cosa cmq virtuosa) ma non si parla mai dei licenziamenti nella publbica amministrazione. Solita ambiguità. Tanto si risolve con il reddito di cittadinanza (vedi sopra)

        7) «shrink del settore pubblico» stessa cosa del punto precedente

        8) «ridurre il numero dei parlamentari» –

        Queste sono le cose (e ce ne sono altre) che ritengo alla fine fanno somigliare (somigliare significa che ci sono somiglianze ma anche differenze) il programma del 5s a un programma sostanzialmente liberista.
        In particolare su lavoro, le tutele, gli ammortizzatori, spesa pubblica.

        Certo ci sono molte altre voci a favore dei 5stelle nel loro programma.
        MA la mancata chiarezza su alcuni punti determinanti, alcuni altri trattati solo con una frase e tanti altri totalmente mancanti non sono da poco a mio parere. (parlo da elettore potenziale)

        • ahahahahah … bella par condicio, se quello che posto io non ha molta attinenza, e invece quello che posti tu ce l’ha. Ma visto che la Lista di Parma ha sottoscritto un programma di quel tipo, e visto che i vertici non hanno avuto alcuna ingerenza sulla stesura del programma, forse qualche attinenza c’è, e forse se tu che stai semplificando. Sul diritto al lavoro il MoV ha dedicato una lunga conferenza di alcuni giorni, che si è tenuta alla Camera, e di lavoro e nuovi lavori ne parlano continuamente. Il MoV ha restituito più di 70 milioni di euro alle PMI, per rilanciare il commercio, e il Jobs Act lo ha sempre criticato. Sul taglio delle tasse il MoV ha sempre fortemente criticato le false promesse dei governi Troika che si sono succeduti negli ultimi anni. Il RdC non è l’Harz IV tedesco, tant’è che è un Reddito presente in tutta Europa tranne che in Italia e Grecia, per in Germania è stato imposto dalle politiche oligarchiche della Merkel, in Italia lo richiede una forza politica che combatte i poteri forti. Sulla disoccupazione il Blog delle Stelle ha scritto pagine e pagine di riflessione. Forse sarebbe meglio documentarsi, prima di prendere posizioni prive di riscontri oggettivi.

          • Gino2

            non ho alcuna posizione se non valutativa (e dei preconcetti naturali e ovvi che sono pronto però a discutere). valuto il loro prossimo progetto politico. (che dicono di stare per presentare insieme alla squadra di governo) sul programma che ho letto ho, come ti ho detto, visto cose interessanti ma nel contempo cose ambigue e mancanze inaccettabili (dal mio punto di vista) delle chiacchiere delle conferenze e altre non mi interesso. mi interessa valutare e capire i programmi che bisogna be saper leggere anche tra le righe e non farsi affascinare perchè è chiaro che sono scritti in un certo modo per attrarre voti e bisogna provare a districarsi in mezzo a tutte queste cose.

  • il gobbo

    Analizzare e fare previsioni, a questo punto è irrilevante, aspettiamo e vediamo
    quali sono gli ordini della Merkel, e in che modo saranno messi in pratica dal
    suo “maggiordomo” Francese, aspettiamo fiduciosi..nella routine e godendoci
    questo sole primaverile seduti al bar della piazza percorsa da variopinti umani
    e chiassosi bimbi che si istruiscono giocando al pallone…(sic!)

  • gix

    Ci si aspettava qualcosa in più dal popolo francese, ma alla fine si è comportato esattamente come previsto, forse anche meno imprevedibilmente di quanto sarebbe potuto accadere qui da noi. Ma il problema non è tanto il fatto che la Le Pen abbia perso (ammesso che non ci siano stati brogli elettorali), era quasi scontato con tutto il cucuzzaro mediatico e di sistema contro. Il fatto è che per far eleggere un tizio qualsiasi plastificato come questo, occorreva mettergli contro un candidato sicuramente perdente in quanto impresentabile. Ecco il punto, la Le Pen si è prestata, coscientemente, al sacrificio, come Giuda, che doveva per forza fare la parte del traditore, perché alla fine il lavoro sporco qualcuno lo deve pur fare. Certo, la Le Pen dice cose sacrosante, come Salvini in Italia, ma è troppo impresentabile, anche se le sue colpe sono quelle dei padri, come del resto Salvini dice pure lui cose così, ma non può andare a dirle più giù di Bologna.
    La verità è che il tizio avrebbe dovuto confrontarsi con un candidato veramente nuovo, sostenuto da una forza presentabile se non altro perché immune dai vizi del vecchio sistema. Noi qui questa possibilità la abbiamo, dovremo cercare di non sprecarla.

    • Primadellesabbie

      E dobbiamo smetterla di spiegare che hanno vinto ma sono dei minus quam e abbiamo ragione noi, o che i popoli non capiscono, sarà anche vero ma forse siamo noi che ci muoviamo in modo da non essere capiti, oramai l’elenco si allunga…Austria, Olanda…

      La storia d’Europa é lì, leggibile senza sforzo, qui riciclando l’autoritarismo si sbatte inesorabilmente contro un muro di calcestruzzo.

      Per fortuna.

    • PietroGE

      L’impresentabilità del candidato, a parte errori di strategia, la decidono i media e i media sono in mano a quelli che hanno presentato come candidato il loro portavoce travestito da politico. Il muro contro cui è andata a sbattere la Le Pen lo hanno costruito loro con decenni di indottrinamento. Molti di quelli che hanno votato il portavoce lo hanno fatto contro i loro stessi interessi economici, vedi l’elettorato di Mélenchon, e saranno ancora una volta a protestare in piazza quando arriveranno i prossimi provvedimenti di liberalizzazione del mercato del lavoro promessi già dal nuovo governo. Il problema del che fare, quindi, è quello del controllo e della manipolazione dell’opinione pubblica e della proprietà dei media. Internet con la contro informazione sta già facendo un buon lavoro, e per questo è nel mirino dei governi con la storia delle fake news, ma non basta.

      • gix

        Si vero, ma in questo caso non è importante chi è che decide l’impresentabilità, come dire c’erano appigli storici più che consolidati, sui quali certamente i media hanno potuto lavorare come tu dici, e l’ho dato per scontato. La realtà è che ci vuole qualcuno di veramente nuovo, slegato dal vecchio sistema e dalle vecchie categorie politiche.

    • Ottime riflessioni, le colpe politiche dei padri ricadono sulle spalle dei figli per decenni e decenni, difficilmente il frame culturale riesce a liberarsene, vedi appunto la Le Pen, tacciata di fascismo in assenza del fascismo storico, oppure vedi Salvini in Italia, che però risponde anche a colpe pregresse non solo politiche e razziste, ma anche di corruzione. Ma nella società dello spettacolo vincono le immagini e i simulacri, perché come diceva Jean Baudrillard, i media hanno operato un “delitto perfetto”, uccidendo la realtà e sostituendola con ectoplasmi evanescenti, tanto che il volto di Macron viene percepito come quello dell’unica opzione possibile, libera, democratica, europeista, contro il pericolo lepenista.

  • Mechano

    L’analisi migliore sulla Francia e le oligarchie che ci comandano la fece nel 2012 il prof. Alain Parguez durante i summit di Rimini sulle Teorie Monetarie Moderne.

    Vanno seguiti tutti i suoi lavori. Sono magistrali.

    https://www.youtube.com/watch?v=F91V8yzyS_s&index=4&list=PLE0A9C7104CD2D655

    http://www.libreidee.org/2012/05/parguez-con-leuro-si-avvera-oggi-il-sogno-dei-fan-di-hitler/

    • Grazie, sempre molto interessante, comunque sono anni che ne discutiamo qui su CdC, per di più il sito ospita spesso articoli di Paolo Barnard, Jacques Sapir e altri esperti di economia, quindi è un argomento molto dibattuto.

    • Primadellesabbie

      Perfetta tempistica ed ottima segnalazione, grazie.

      Guarda guarda, spunta l’Opus Dei, e chi l’avrebbe detto…….
      Ma allora i diabolici Rothschild?

      Il diavolo e/o l’acqua santa!

    • DesEsseintes

      Scusate se mi intrometto ma a me risultata che il vicario per la Francia dell’Opus Dei sia Mgr. Antoine de Rochebrune che con il ministero delle finanze francese non ha nulla a che vedere.
      Che io sappia il religioso economista in capo della “Agenzia francese per lo sviluppo” è un giovane gesuita, non benedettino, che in quanto gesuita ovviamente non può avere rapporti con l’Opus Dei.
      Non so se si stia parlando di lui o se davvero esista questo benedettino capo dell’Opus Dei. Ho qualche dubbio.

      Inoltre riporto un passo dell’articolo di Libreidee che francamente è molto poco credibile:

      “Cito il direttore generale del ministero delle finanze francese, che appartiene all’ordine monastico dei Benedettini ed è anche il capo dell’Opus Dei Alain Parguez francese – fra l’altro, anche la Commissione Europea (come il governo francese) è ampiamente controllata dall’Opus Dei. Ho provato a parlare con lui di questa questione, e mi ha detto: «Sì, l’economia francese è morta, ma non abbastanza». Mi ha detto: «Professore, lei deve capire perché esiste il sistema europeo. Che cosa vogliamo? Vogliamo distruggere, per sempre, la gente. Vogliamo creare una nuova tipologia di europeo: una nuova popolazione europea, disponibile ad accettare la sofferenza, la povertà. Una popolazione disposta ad accettare salari inferiori a quelli cinesi. E questo rappresenterà il fulcro del mio impegno».

      Come è intuitivo nessuno sano di mente con incarichi realmente di rilievo si esprimerebbe mai in questi termini.

      Se magari si riesce a trovare il nome di questo fantomatico benedettino capo dell’Opus Dei francese si riuscirebbe a capirci qualcosa di più.

      • Mechano

        E minkia, il processo di cinesizzazione dei lavoratori europei, citato nell’intervista è sotto gli occhi di tutti, e il passo che citi ti risulta poco credibile?
        Ma stai scherzando?

        • DesEsseintes

          Mechano, ma tu hai letto bene cosa ho scritto?
          Riprova che non hai capito niente.
          Invece di scrivere “minkia” cerca di capire bene cosa ti dice l’interlocutore e nel caso domanda.

  • enzo

    Macron è piaciuto ai francesi perchè anche lui è parte integrante dell’èstablishemt francese, quello che vive ancora sullo sfruttamento coloniale in africa, sulle rapine di aziende italiane strategiche tramite le banche sioniste, sulla vendita di armamenti a nazioni in guerra etc. Questo èstablishment purtroppo si chiama “la maggiornaza del popolo francese”, non hanno votato per sbaglio ma perchè Macron è uno di loro, punto e basta.

  • Cataldo

    Qui ti quoto, ovviamente si tratta di farli fuori dalle istituzioni, in modo democratico, fin quando sarà possibile …

    • Tizio.8020

      Sì chiaro, mica voglio ammazzarli!
      Eliminarli da tutte le Istituzioni in fretta, e senza tante storie.
      Se vogliono andarsene interi.
      Altrimenti, se continuano così, se la vedranno con chi rimane.

      Però avrei la pretesa che siano interdetti per sempre da ogni pubblico ufficio, hanno scatenato guerre commerciali inutili e distrutto intere economie, al solo fine di arricchirsi…di più!
      Non è possibile che ci sia gente che muore di fame per le politiche neoliberiste da loro imposte , mentre loro accumulano la 1345° auto di lusso, o la 234° imbarcazione da diporto inutile…

      • Primadellesabbie

        Rispondo qui alla tua precedente che vedo adesso ed é in moderazione:

        E da dove lo prendevano il denaro i lombard ed i banchieri toscani?

        Questi si sono messi al posto giusto e hanno previsto come sarebbero andate le cose, e magari le hanno un po’ aiutate ad andare come andava bene a loro.
        Probabilmente lo fanno ancora e non sono i soli.

        E noi abbiamo fatto e facciamo il resto, da secoli, felici e soddisfatti come scimmiette ammaestrate.

        Eliminarli dalle istituzioni?

        E rinsavire noi? No eh?

      • Gianni Bi

        ” mica voglio ammazzarli ” ??
        Mi sembra una risposta di un cretino !
        Allora va a raccogliere i fiori nei prati !
        E “loro” intanto continueranno a comandare a decidere la tua sorte, e tu a subire le loro decisioni, e sarai sempre un servo. E quando deciderai di prendere il potere, senza il loro consenso, “loro” non saranno certo misericordiosi nei tuoi confronti, e non ci penseranno due volte di eliminarti sul serio, senza tanti scrupoli, ammazzandoti.

    • Gianni Bi

      Farli fuori in tutti i sensi. Eliminarli, o con le buone o con le cattive, non esistono vie di mezzo, i cambiamenti reali si fanno con atti risoluti, altrimenti è meglio non cominciarli.

  • Sepp

    E’ il prodotto finito dopo secoli di sperimentazione,
    hanno il golem. Il golem si e’ messo in marcia e
    mamma oligarchia lo guarda innamorata, sono
    pezzi del suo corpo che si muovono, figlio di
    tutte le mummie, papa’ soros, rockfeller ecct.
    Il pupo ha mosso i primi passi.

  • Adriano Pilotto

    Per dare un po’ di profondità storica alla figura di Macron vale la pena ricordare che il presidente più giovane prima di lui era Napoleone III. Le analogie tra i due sono molte, ma la principale è senz’altro l’occupazione del centro politico in una fase di radicalizzazione sociale.Tra le ultime, la presunzione: Luigi Napoleone, nel giudizio dei contemporanei, era ” un tacchino che si crede un’aquila”; Macron viene mediaticamente presentato come un’aquila, ma sembra, nel giudizio di molti un tacchino e nemmeno ruspante, ma allevato in batteria.
    Venendo alle prospettive, Napoleone III ebbe il potere per 23 anni e lo depose a Sedan, ai piedi di Bismark. Tra le conseguenze di quella disfatta, che per Croce sembrò avvolgere in un funebre sudario tutte le razze latine e prendere l’aspetto di una finis Romae, si devono annoverare le due guerre mondiali.
    Macron assume ora il potere, Bismark è reincarnato in vesti femminili e Sedan, anglicizzazione dell’italiano sedia, per ora designa solo una tipologia d’auto. Ma l’antica talpa non smette di scavare e, al solito, i suoi sotterranei cunicoli si riveleranno solo al tramonto.
    Marx, nel “Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte” scrisse: “Tutti i grandi fatti e personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte […] la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa […] Ora i Francesi hanno di nuovo Napoleone in persona, in fattezze caricaturali. ». Il Grande Vecchio non immaginava che la storia si può presentare per la terza volta e trovare la sua forma più calzante nel teatro dell’assurdo.

  • Lupis Tana

    scusa Rosanna, in ogni tuo articolo (che leggo volentieri), vedo che ribatti colpo su colpo a tutti o quasi i blogger, dai risposte a chiunque, capisco che ti serve per preparare il prossimo servizio, ma mi sembra una cosa da ridere…
    se ci fossero 1000 commenti, che fai li commenti tutti?

    Mao (o chi per lui) diceva: colpiscine 1 per educarne 100. oggi mi viene voglia di salutare il Comandante Che. hasta luego. t l