Libertà e scienza

di Luca Cerardi
lucacerardi.wordpress.com

Libertà e scienza sono due parole spesso in contrasto in questo periodo così confuso dove la logica e il dialogo sono state sostituite da accuse e da dogmi di antico sapore novecentesco.
Le fazioni in lotta sono quelle per cui, da una parte ci sono coloro che ritengono il problema attuale della malattia talmente grave da dover sopprimere in maniera totale ogni diritto costituzionalmente garantito e ogni argomento che possa essere sfavorevole a tale teoria. L’”idolo” di riferimento è l’Uomo, il figlio di Prometeo sicuro della sua Verità davanti all’Universo da sottomettere. L’obiettivo di questa Hybris è sconfiggere il “male” imponendo in maniera acritica le leggi della scienza di alcuni, che viene definita, oramai, inevitabile, esatta e indiscutibile. [1]
La parte opposta, invece, fa pesare l’importanza e l’imprescindibilità della vita dalla libertà di poter scegliere ciò che è giusto per se stessi, risultato di quell’ “idea” che si potrebbe chiamare, in maniera filosofica, “Dio”, cioè quell’inizio sconosciuto e forse creatore di questo Universo/Multiverso in cui all’uomo è stato donato il dramma della libertà, cioè quella libera scelta che è responsabilità personale, ma anche accettazione della finitezza di ognuno. L’obiettivo non è l’impossibile missione di eliminare il “male” ma di “cavalcarlo” attraverso l’Amore per il Mondo, per l’uomo e per Dio stesso, domandolo. [2]
Chi può pensare di aver ragione? La discussione non può esaurirsi in un breve scritto ma è evidente si possa accennare a un metodo per dirimere la questione: dati e proporzionalità degli interventi.
La risoluzione potrà avvenire solo se entrambi convengono che il dialogo, il compromesso, la libera discussione siano basi per raggiungere un risultato comune. In sostanza, bisogna partire dalla convinta credenza nel principio democratico politico, sociale e scientifico dell’approccio.
Auspicando che questa sia la via maestra, si deve considerare ciò che è basilare per ogni scienza che si definisca tale: lo studio delle fonti e dei dati ufficiali. Chi pretende di usare altri metodi o di usare televisioni, giornali e social media, interpretando i dati in base a interessi editoriali, rischia di fare disinformazione.
Va da sé, infatti, che la totale estraniazione da interessi di parte dovrebbe essere un altro punto fondamentale per l‘analisi corretta di ciò che sta accadendo. [3] E’ pertanto inutile e anche ridicolo, da parte di alcuni scienziati, l’autoproclamarsi unici interpreti della “verità” poiché si dimentica sempre che un titolo, le competenze e le esperienze del curriculum non fanno né l’uomo, né la sua credibilità che è data, invece, dall’etica, dalla morale, dalla ricerca costante dell’obiettività, dall’apertura al confronto, dal rispetto e dal dialogo con chiunque possa contribuire alla gestione di problemi di così vasta portata per l’essere umano.
Se si riuscisse ad arrivare all’analisi delle fonti si potrebbe avere una visione della realtà abbastanza precisa e condivisa usando, infine, come insegnano la bioetica e la giurisprudenza, il principio di proporzionalità attraverso azioni atte a contrastare il problema sanitario e socio politico nel modo più equo possibile. Ciò pare essere una possibile soluzione alla confusione imperante, unendo in un unicum le convinzioni delle parti in causa che dovrebbero fondarsi sull’obiettivo comune di mettere la salvaguardia psichica e fisica dell’uomo al centro della discussione.
Inevitabile, arrivati a questo punto, chiedersi non tanto se ci sia una risposta alla domanda iniziale attraverso i dati, ma se questo approccio sia mai stato preso in considerazione da chi ha la competenza e il dovere di farlo, aprendo un vaso di pandora ricco di altri quesiti:
quale metodo sta usando la comunità scientifica e politica del Paese? I dati a disposizione permettono di indicare che il principio di proporzionalità è stato usato nel modo corretto? I dati ufficiali dell’Iss sono stati portati a conoscenza della popolazione intera? Chi si dichiara occupato nella “salvaguardia della salute altrui” si è interessato dei danni provocati dalla totale mancanza di cure per chi è affetto da tutte le altre patologie? Chi pretende di invocare l’obbligo di trattamenti sanitari per la tutela della propria salute e di quella degli altri, ha preso visione e valutato i dati ufficiali della sperimentazione in atto e della totale mancanza di trasparenza su di essi? E’ metodo comune il dialogo e il confronto sui maggiori organi di informazione tra le parti coinvolte? Vige qualche tipo di censura e propaganda? Chi decide a livello sanitario, mediatico e politico, ha dei conflitti di interesse? [4]
Le risposte a tali domande mettono in risalto un approccio democratico ed etico?
Se ciò non avviene in favore della “verità” di una delle due parti, sarà dimostrato il dolo di chi impone la sua idea, poiché salta il doveroso ricorso a principi morali e democratici del confronto ponendosi su un piano dogmatico trasformando la domanda sopra posta non più su chi può avere ragione ma in: chi ha torto? Si potrebbe tentare allora di rispondere in questo modo: tutti coloro che attraverso atti volontari di soppressione della legalità costituzionale, delle normali pratiche civili e sanitarie, opposte alla retorica di facciata, attraverso la propaganda, [5] negano un approccio etico e democratico per la risoluzione del conflitto.
Se ciò fosse, diverrebbe inevitabile porre freno a questa nuova deriva totalitaria, attraverso lo sforzo comune di tutti nel contribuire al ripristino della legalità perché ciò che è costruito su paura, interessi e discriminazione, non salverà l’uomo attraverso “magie chimiche” ma sarà mezzo per fondare un nuovo autoritarismo che potrebbe sfociare nella peggiore dittatura che il genere umano abbia mai visto. [6]
Luca Cerardi

NOTE:
1 Cfr., H. Arendt, L’immagine dell’inferno. Scritti sul totalitarismo, a cura di Francesco Fistetti, Editori riuniti, Roma, 2001, p. 77: “ciò che Arendt aveva chiaramente intuito è quella che con Floisneau potremmo chiamare “l’astuzione della ragione tecnologica”, cioè il fatto che la scienza contemporanea, a differenza della scienza e della tecnica classiche, non ha più alcuna certezza nel controllo delle invenzioni e delle innovazioni, poiché nelle sue ricadute ed applicazioni produce degli effetti collaterali strutturalmente impredicibili e potenzialmente catastrofici”.
2 Sia Arendt che Heidegger seguirono Agostino sul concetto di “Inizio” come possibilità di una novità atta a modificare la fatticità seppur in modi diversi. Fu Arendt a spingersi per la massimizzazione dell’idea come azione responsabile all’interno del mondo e inserita in un Universo “spirituale” come presa di coscienza di un proprio fine di cui rendersi, di nuovo, responsabile.
3 Cfr. B. Assy, Etica, responsabilita’ e giudizio in Hannah Arendt, Mimesis, Milano-Udine, 2015, p. 179: “nella misura in cui siamo interessati all’Umanità, continua l’autrice, “abbiamo un concreto interesse al disinteresse (disinteressedness). [..] Attraverso il disinteresse diventiamo membri di questo mondo, degni di vivere in mezzo alle apparenze”.
4 Cfr., Ivi, p. 208: “l’esercizio, la askesis, di liberarsi degli interessi meramente privati può essere descritto come un modo per coltivare un ethos di civiltà”.
5 https://ajk5mf4n5dzcelxszolcfzlkeq-adwhj77lcyoafdy-kaisertv-de.translate.goog/2021/02/03/das-wef-empfiehlt-mit-angst-und-schuld-die-impfbereitschaft-steigern/
6 Cfr., E. Donaggio, D. Scalzo, Il male a partire da Hannah Arendt, Meltemi, Roma, 2003, p. 179: “in un’epoca in cui tutto va a pezzi, l’assenza di pensiero può provocare danni ben maggiori di una costante messa in dubbio di ogni forma di agire. Se la mancanza di riflessione protegge gli individui dai “pericoli” della tempesta del pensiero, il non esercitare questa facoltà può condurre alla banalità del male. La lezione del Terzo Reich che ci ha impartito riguarda la facilità con cui gli individui possono conformarsi a nuove regole, e questo indipendentemente dal fatto che esse prescrivano “devi uccidere”! piuttosto che il suo contrario. Una conclusione sulla quale meditare, per non convivere in modo banale con l’assassino in cui ciascuno di noi potrebbe mutarsi”.

FONTE: https://lucacerardi.wordpress.com/2021/02/06/liberta-e-scienza/
Pubblicato da Tommesh per Comedonchisciotte.org

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VincenzoS1955
VincenzoS1955
8 Febbraio 2021 , 6:42 6:42

Cito:
“[…]L’”idolo” di riferimento è l’Uomo, il figlio di Prometeo sicuro della sua Verità davanti all’Universo da sottomettere[…]”. Se vuoi “sottomettere” la Natura devi ubbidire alle sue leggi o a quelle del suo Creatore.
La parola Scienza, nella sua pura accezione latina, vuol dire sapere, “conoscenza”, la “canoscenza” cosi chiamata dal Sommo Poeta nel suo capolavoro la quale insieme alla Virtù porta alla vera Libertà, cioè al vivere in armonia con tutto ciò che ci circonda: “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza“. Indi, il Sommo Poeta, a fianco della conoscenza, della scienza diremmo, pose la Virtù “moderatrice” e regolatrice, la saggezza, il buon senso…

Truman
Truman
8 Febbraio 2021 , 7:19 7:19

Non male l’articolo, ma abbastanza intriso dello Zeitgeist attuale. Personalmente cerco da decenni di capire cosa possa essere la scienza e alcune cosette le ho trovate. 1) la scienza e la tecnica, che spesso vengono associate, dal punto di vista etico sono nemiche, la scienza è di tutti, la tecnica è di chi ha potere, il che oggi vuol dire che la tecnica è fortemente spinta dal denaro. Differenti sono i miti fondativi: per la scienza si può forse risalire a Prometeo, mentre per la tecnica il riferimento è piuttosto il mito del Superuomo di Nietzsche, l’uomo che supera i suoi limiti tramite il contributo di appendici tecniche oppure semplicemente decide di ricodificarsi intervenendo sul DNA. 2) Andando un po’ indietro nelle origini della scienza si nota certamente un suo legame originario con la religione; la nascita del tempo ha molto a che vedere con antiche mitologie astrologiche e con i sacerdoti che padroneggiavano queste mitologie (“Il mulino di Amleto” di De Santillana). Può convenire dare un riferimento temporale: siamo ad almeno 10mila anni fa. (Se pensate di poter capire qualcosa della scienza senza sapere come è nato il tempo, secondo me vi illudete). Eppure andando avanti sugli aspetti fondativi… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
Reply to  Truman
8 Febbraio 2021 , 8:16 8:16

Sono in totale disaccordo con quanto scrivi. Tecnica o meglio tecnologia è sempre stata di appannaggio dei popoli, vedi l’invenzione dei coltelli. Un bel libro che spiega cosa sia in realtà la tecnologia nei rapporti sociali è “I cantastorie della tecnologia”, che consiglio caldamente. Che le elites abbiano oggi il predominio tecnologico è soltanto un problema attuale e non generale né tantomeno storico.
Nietzsche auspicava l’Oltreuomo non tramite “appendici tecniche” ma grazie al superamento del vecchio Sé, un po’ come facevano gli Hippies negli anni ’60. Che, se vuoi, è un po’ lo spirito guida di CDC che sa proporre visioni delegittimanti nei confronti del potere precostituito.

Infine che la scienza sia dalla parte dei popoli e contro le elites è una distorsione storica, dato che fu grazie alla scienza che la borghesia scalzò l’aristocrazia dai vari troni. Ora sarebbe doveroso dimostrare, per sostenere la tesi contraria, che oggi come ieri la scienza (del covid, del riscaldamento globale etc..) sta portando acqua al mulino dei popoli e non a quello delle elites.

Truman
Truman
Reply to  Tonguessy
8 Febbraio 2021 , 14:04 14:04

A un primo sguardo, il libro che citi viene da un’istituzione religiosa, il MIT, santuario dello scientismo.
Preferisco “Altai” di Wu Ming, il quale raccontava come la tecnica può decidere una guerra.
Comunque il precedente “Q” sotto molti aspetti è un elogio del potere rivoluzionario (per il popolo) della tecnica della stampa. Ma non vinse il popolo. Il controllo della tecnica della stampa rimase alla elite.

Tonguessy
Tonguessy
Reply to  Truman
8 Febbraio 2021 , 15:03 15:03

Ti dirò di più: il libro è stato pubblicato da Jaca Book, casa editrice legata a Comunione e Disperazione. Ma nell’universo indeterministico non esiste il male assoluto ed imprevedibilmente anche da santuari e ambienti clericali può nascere quel fiore decantato da De Andrè. Sennò chi ama i cani è un seguace di Hitler.
Parlando seriamente: la tecnologia nasce e si sviluppa per servire i popoli. Ma in una società stratificata questo significa che il controllo delle produzioni tecnologiche è in mano al capitale e a chi lo detiene. Insomma c’è differenza tra inventare qualcosa e gestire quel qualcosa. Non a caso tutte le invenzioni di Tesla (che avrebbero portato benefici immensi a tutti i popoli) sono state segretate dalla CIA alla di lui morte

Truman
Truman
Reply to  Tonguessy
8 Febbraio 2021 , 14:18 14:18

Vorrei provare a tornare al tema dell’articolo:
– Chi controlla i tamponi per rilevare il coronavirus?
– Chi controlla i vaccini?
– Chi controlla i medicinali utilizzabili contro il Covid?
Credo che nel controllo di questi prodotti la scienza sia abbastanza poca, ma il denaro sia molto.

Giorgio Belvedere
Giorgio Belvedere
Reply to  Truman
9 Febbraio 2021 , 6:02 6:02

e chi controlla i morti per covid e con covid?

Truman
Truman
Reply to  Giorgio Belvedere
10 Febbraio 2021 , 16:30 16:30

Loro gradiscono autodefinirsi “tecnici” oppure “scienziati”; io li chiamerei “chierici” al servizio del dio denaro.

danone
danone
Reply to  Truman
8 Febbraio 2021 , 10:55 10:55

Io farei risalire l’origine della technè a Prometeo, che ruba il fuoco agli Dei, e il fuoco è si conoscenza, ma intesa nel suo aspetto strumentale, quindi tecnica. La scienza nel senso più alto è la scienza spirituale che è da sempre custodita e trasmessa dai grandi maestri spirituali, fra i quali, la nostra tradizione occidentale viene fatta ricondurre al grande Ermete Trismegisto.

Truman
Truman
Reply to  danone
8 Febbraio 2021 , 14:11 14:11

Restando al solo tema della scienza, mi pare che Trismegisto sia più del filone gnostico, fermo restando che il progresso scientifico spesso è nella diffusione di massa di concetti nati in ambito elitario.
Vale la pena di notare che come mito fondativo della scienza si può anche assumere la mela di Adamo ed Eva, l’albero della conoscenza che rende l’uomo cosciente artefice del proprio destino.

danone
danone
Reply to  Truman
8 Febbraio 2021 , 14:42 14:42

Condivido come momento originario quello della mela, ma ho una mia personale chiave di lettura dell’episodio, nel quale ci vedo anche l’inizio del percorso-metodo sbagliato della ricerca, sia quella tecnico-scientifica, che quella spirituale, essendo il frutto proibito da Dio. Nell’Eden cresceva anche l’albero della Vita e da quel frutto l’uomo poteva mangiare e avrebbe sviluppato da lì la vera strada corretta e non pervertita, per la ricerca spirituale e di conseguenza anche per quella scientifica. Varrebbe la pena approfondire meglio questi aspetti.

gian
gian
Reply to  danone
9 Febbraio 2021 , 4:22 4:22

Dalla traduzione dei testi sumerici emerge un’enormità di tecnologia fin dalle origini della specie umana nella sua forma “sapiens” dei giorni nostri. Emerge persino il suo essere stata “forgiata”. Tecnica quindi e per esserci la tecnica non poteva non esserci anche la scienza. Ma tutto questo è intellettualmente accettabile solo se si parte dal presupposto che il definirli miti sia un’escamotage inventato dall’uomo al fine di porre un flebile velo sulle proprie paure.

danone
danone
Reply to  gian
9 Febbraio 2021 , 5:49 5:49

Sono d’accordo. Aggiungo che nel mito fondatore dell’inizio del percorso di conoscenza del bene e del male, che la mela rappresenta, è descritto bene l’intervento del vincolo esterno rappresentato ovviamente dal serpente, che convince Eva ed Adamo a violare una proibizione. Il percorso “giusto”, già integrato con l’elemento evolutivo-spirituale è quello rappresentato dal frutto dell’albero della vita, del quale potevano nutrirsi. L’eventuale intervento genetico avvenuto sul sapiens da parte di qualche intelligenza aliena, se è avvenuto come probabile che sia, è avvenuto sulla manipolazione dei corpi-veicoli fisici, non sulle anime-coscienze, che per diritto e rango nel Creato sono enti di libero arbitrio per definizione.

Truman
Truman
Reply to  gian
10 Febbraio 2021 , 16:38 16:38

Il mito è sapienza. Una sapienza che può essere trasportata nel tempo e nello spazio, in un periodo storico in cui non c’erano altri metodi per farlo, non c’era la scrittura, non c’era la stampa, non c’era la radio…
Il mito per chi sa può essere una cifra, informazione da decodificare, mentre per la massa può essere una favola.
Ma il mito è capace di trasportare informazione per millenni senza bisogno di essere capito, finchè un giorno arriva uno che legge l’Odissea con occhi nuovi e ritrova la città di Troia.

gian
gian
Reply to  Truman
10 Febbraio 2021 , 17:48 17:48

Sì, certamente, serviva a dare un senso a ciò che non si capiva, e quello che non si capisce, o non si vuol capire, fa paura.
La stessa paura che ancora oggi fa accettare il mito quale narrazione rassicurante dell’Autorità.

Giorgio Bozzo
Giorgio Bozzo
8 Febbraio 2021 , 7:05 7:05

Quindi per porre rimedio alla fine della democrazia dovremmo chiedere altra democrazia…..
Un sacco di bei discorsi utili solo ad arrovellarsi il cervello e a spingerci a perseguire una strada già battuta.
In un mondo basato sul potere economico e finanziario l unica libertà e l’unica democrazia stanno ai piani alti e credo sia inutile continuare a raccontarcela.
Personalmente vedo la consapevolezza e la memoria dei tempi che furono (cioè adesso) l’unica strada percorribile, in attesa che si apra una finestra di opportunità

lady Dodi
lady Dodi
Reply to  Giorgio Bozzo
8 Febbraio 2021 , 7:47 7:47

Ottimo. Condivido in pieno.

lady Dodi
lady Dodi
8 Febbraio 2021 , 10:07 10:07

Nel caso in questione avrebbe potuto non esserci alcun conflitto, volendo.
Quando a marzo/aprile 2020 è scoppiato l’allarme covid e almeno dalle mie parti, si temeva il peggio, invece delle inutili mascherine si potevano comprare, e meglio ancora produrre in Italia, visiere di plexiglass.
15 giorni per tutti e si risolveva il problema, sia che ci fosse e, a maggior ragione, se non ci fosse stato un allarme pandemia.
A tal proposito ricordo:
1) in quel momento tutti saremmo stati contenti di risolvere.
2) La plastica è un problema , vogliamo almeno che serva nell’unico caso in cui è utile?
Nel 1918 , Spagnola dilagante, la plastica non esisteva e men che meno esisteva nelle grandi pestilenze del passato, 1340 ecc ecc.
Vogliamo approfittare dell’unico vantaggio che il cosiddetto progresso offre, o vogliamo discutere all’infinito del sesso degli Angeli?