LE RADICI STORICHE DELLA FAME

DI PIERO BEVILACQUA
Eddyburg

Se ne parla ormai con allarme da molti mesi. Agli abituali 800 milioni e passa di affamati annualmente censiti dalla FAO se ne va aggiungendo un numero imprecisato che aumenta di giorno in giorno. Analisti e commentatori hanno chiarito soprattutto le ragioni congiunturali di ciò che sta avvenendo: crescita della domanda, soprattutto di carne e quindi di mangimi nei Paesi emergenti, annate di prolungata siccità in importanti regioni cerealicole, vaste superficie di suoli convertiti ai biocarburanti, aumento del prezzo del petrolio, speculazione finanziaria sui titoli delle materie prime, ecc. E tuttavia l’attuale fase non è un congiuntura astrale, il fatale combinarsi di “fattori oggettivi”. Luciano Gallino, su Repubblica, ha ben messo in luce le responsabilità dell’Occidente nel determinare le condizioni dei nostri giorni. Ma le responsabilità non sono solo recenti, rimandano a una storia di scelte e di strategie che occorre rammentare se si vogliono trovare soluzioni durevoli a un problema di così scandalosa gravità.

La diffusione epidemica della fame nel mondo ha una origine storica ormai non più recente. Essa nasce con la rivoluzione verde avviata dagli USA negli anni ’60 in vari Paesi a basso reddito e proseguita con crescente intensità nei decenni successivi. Quella rivoluzione venne definita verde perché essa aveva il compito strategico di contrastare, nelle campagne povere del mondo, l’onda rossa del comunismo.
Essa doveva impedire che l‘avanzare di una rivoluzione sociale – come quella che aveva consegnato la Cina al partito comunista di Mao – investisse altre aree del mondo povero di allora. Ed era verde non perché rivestisse anticipatrici connotazioni ambientalistiche, ma perché puntava a una radicale trasformazione tecnologica dell’agricoltura senza sovvertire i rapporti di proprietà. Non la liquidazione dei latifondi, ancora così diffusi in tutti i continenti, né la distribuzione della terra ai contadini, ma una via tecnologica. Essa puntava a innalzare la produzione unitaria, a modernizzare le campagne sul modello occidentale, risolvere il problema elementare del cibo per tutti e fornire così un potere stabile alle classi dirigenti locali amiche dell’Occidente. In una fase storica in cui una moltitudine di Paesi si stava liberando dal giogo coloniale una rivoluzione sociale nelle campagne costituiva una eventualità tutt’altro che remota..

La rivoluzione verde si è imposta attraverso un dispositivo molto semplice: la difusione di un “pacchetto tecnologico” (technical package ) composto da sementi ad alte rese, concimi chimici, pesticidi, ecc. Tutti gli elementi del pacchetto erano indispensabili e fra loro interdipendenti per la riuscita dell’innovazione. Senza i concimi chimici le sementi non davano rese elevate, senza i pesticidi le piante, create in laboratorio, venivano decimate dai parassiti. E occorreva, infine, un ricorso senza precedenti all’uso dell’acqua. D’un colpo i saperi millennari con cui i contadini avevano provveduto sino ad allora alla produzione del proprio cibo venivano sostituiti da uno schema tecnologico calato dall’alto su cui essi non avevano più alcun potere. Non potevano più utilizzare le loro sementi, perché dovevano ormai acquistarle all’esterno, e così il concime, i pesticidi, più tardi i diserbanti, ecc. Essi dovevano limitarsi ad applicare i dettami di una scienza esterna di cui non capivano i meccanismi e che alterava gravemente il loro habitat naturale. Ma la loro agricoltura diventava dipendente dall’industria agrochimica occidentale. Oggi i contadini che sono rimasti sulla terra subiscono l’aumento generale dei prezzi di tutti questi imput esterni dipendenti dal petrolio.. Di passaggio rammentiamo che l’introduzione degli Ogm aggiungerebbe a queste spese di esercizio anche il pagamento delle royalties sui semi protetti da patenti: con quali vantaggi per risolvere il problema della fame è facile capire.

Ma allo spossessamento culturale si è accompagnato, ancor più violento, lo sradicamento sociale. La grande maggioranza dei contadini non era in grado di reggere le spese di esercizio di quella nuova agricoltura e abbandonava le campagne. D’altra parte, per applicare con piena efficienza economica il pacchetto tecnologico occorreva puntare sulle grandi aziende, accorpare le piccole proprietà coltivatrici, abolire le agricolture miste (che garantivano l’autosuffcienza alimentare delle famiglie), estendere le monoculture, introdurre i trattori. Era il trionfo dell’agricoltura industriale, con pochi addetti (in regioni del mondo affamate di lavoro) che aumentava significativamente la produzione globale dei vari Paesi, ma spingeva milioni di contadini ad abbandonare la terra, costringendoli a comprare il modesto cibo quotidiano che prima producevano con le proprie mani. Ma quei contadini non hanno trovato fonti di reddito alternative. Diversamente da quanto è accaduto in Europa o in USA, nella seconda metà del ‘900, non hanno avuto la possibilità di trovare lavoro nelle fabbriche o nei servizi urbani. Hanno creato un nuovo esercito di poveri. La crescita delle megalopoli asiatiche e latino-americane, la diffusione delle baraccopoli in Africa e in varie altre regioni del mondo, nel secolo scorso, sono in gran parte l’esito di queste migrazioni rurali. E qui la fame trionfa.

A partire dagli anni ’80, con le politiche della Banca Mondiale e del FMI volte ad “orientare al mercato” le economie dei Paesi a basso reddito, le scelte avviate con la rivoluzione verde hanno ricevuto una definitiva consacrazione. Ma esse hanno mostrato, in maniera ineccepibile, il loro stupefacente fallimento. L’innegabile successo economico-produttivo di quelle scelte non ha affatto scalfito l’iniquità sociale dei rapporti sociali e dell’accesso ai mezzi di produzione, soprattutto alla terra. Esemplare il caso dell’India. Qui, tra il 1966 e il 1985 la produzione di riso è passata da 63 milioni di tonnellate a 128, facendo di questo Paese uno dei maggiori esportatori di derrate fra i Paesi poveri. Eppure la maggioranza degli oltre 800 milioni di affamati si trova oggi in India. Qui, nel 2000, si è verificato un surplus di cereali di 44 milioni di tonnellate, che sono state destinate all’esportazione, come vuole il credo liberista. Ma diversamente esemplare è il caso dello Stato indiano del Kerala. Qui, nel 1960, è stata realizzata un’ampia riforma agraria, che ha distribuito la terra ai contadini – il 90% della popolazione – assegnando ad essi una superficie non superiore agli 8 ettari. La fame del resto dell’India qui è sconosciuta, l’ambiente è integro, le foreste ben curate. Eppure il Kerala ha una densità di 747 individui a km2, il triplo di quella della Gran Bretagna. D’altra parte è ben noto: numerose ricerche condotte in USA, in Europa e in giro per il mondo hanno mostrato la più elevata produttività unitaria della piccola proprietà coltivatrice rispetto alla grande azienda agricola. Senza considerare che essa garantisce la rigenerazione della terra, impiega poca energia, acqua, pesticidi, conserva la biodiversità agricola, riduce la produzione di CO2.

Dunque, dopo tanti decenni di questa strategia verde oggi tutti possono ammirarne i mirabolanti successi: il numero degli affamati nel mondo non è mai significativamente diminuito e oggi rischia di conoscere una nuova e tragica impennata. L’agricoltura dipende da potenze economiche inesistenti solo mezzo secolo fa: i colossi chimico-sementieri la cui strategia può condizionare la vita di intere popolazioni. Cargill, Dupont, Monsanto, ecc accrescono i loro affari mentre anche nella civilissima Europa si diffonde il salariato agricolo semischiavile e ovunque continua l’esodo dalle campagne. Eppure governi, organismi internazionali, esperti perseguono nel loro vecchio errore: voler trasformare le campagne del Sud nella copia delle agricolture industriali occidentali. La panacea è sempre la stessa, garantire l’espansione del cosiddetto libero mercato. Pazienza se il mondo tende a diventare un’immensa megalopoli e le campagne si ridurranno a poche monoculture lavorate con le macchine. Quanto agli affamati è sufficiente l’elemosina degli aiuti, che servono a smaltire le eccedenze agricole dei Paesi ricchi e a tacitare la coscienza delle più ipocrite classi dirigenti di tutta la storia contemporanea.

Piero Bevilacqua
Fonte: www.eddyburg.it
Link: http://www.eddyburg.it/article/articleview/11386/0/155/
4.06.08

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Tao
Tao
4 Giugno 2008 , 22:00 22:00

Tempo fa l´allora presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, ebbe a dire che quando la metà del mondo guarda in tv l´altra metà che muore di fame, la civiltà è giunta alla fine. Ai nostri giorni la crisi alimentare che attanaglia decine di Paesi potrebbe far salire il totale delle persone che muoiono di fame a oltre un miliardo. La battuta citata è così diventata ancor più realistica. Con una precisazione: la nostra metà del mondo non si limita a guardare quel che succede. Si adopera per produrre materialmente lo scenario reale che poi la tv le presenta. Sebbene varie cause contingenti – i mutamenti climatici, la speculazione, cinesi e indiani che mangiano più carne, i milioni di ettari destinati non all´alimentazione bensì agli agrocarburanti, ecc. – l´abbiano in qualche misura aggravata, la fame nel mondo di oggi non è affatto un ciclo recessivo del circuito produzione alimentare-mercati-consumo. Si può anzi dire che per oltre due decenni sia stata precisamente la fame a venir prodotta con criteri industriali dalle politiche americane ed europee. L´intervento decisivo, energicamente avviato sin dagli anni 80, è consistito nel distruggere nei Paesi emergenti i sistemi agricoli regionali. Ricchi di biodiversità, partecipi degli ecosistemi locali, facilmente… Leggi tutto »

aprileali
aprileali
5 Giugno 2008 , 2:47 2:47

Bell’articolo, ma manca un particolare importante: la politica agricole comune meglio nota come PAC. Dal 1958 gli Stati europei si sono associati per promuovere insieme la loro agricoltura. Erano anni difficili e bisognava produrre cibo per la popolazione europea appena uscita dalla guerra. magia: ha funzionato e l’Europa é arrivata all’autosufficienza alimentare! Gli Stati Uniti hanno seguito l’esempio con il loro Farm Bill.Risultato: un Europa e degli Stati Uniti forti produttori e con delle eccedenze da smaltire. Queste eccedenze erano destinate o all’esportazione o a riempire i granai pubblici per dare una stabilità ai prezzi e poter intervenire sul mercato in caso di forti anomalie. Ora, il FMI e la anca mondiale hanno impedito ai paesi in via di sviluppo di creare una politica simile, e hanno imposto di coltivare solo per l’esportazione. A mio parere, promuovendo delle politiche agricole pubbliche di sostegno all’agricoltura sul modello della PAC si potrebbero risolvere molti problemi. Poi é chiaro che il modello di agricoltura sostenuto non devono essere i latifondi ma i piccoli produttori familiari. E, least but not least, togliere una volta per tutte l’agricoltura dalle negoziazioni al WTO! L’agricoltura non puo essere trattata come tutti gli altri settori, pena le consequenze… Leggi tutto »

sultano96
sultano96
5 Giugno 2008 , 3:25 3:25

Angela io sono un produttore agricolo e tu? Consentimi di non ricevere la tua conclusione sulla PAC che considero semplicemente deleteria ed antagonista alle conclusioni e filosofia mosse dal post di nota. Non ti ho mai letto in questo forum, perciò ho dovuto ribadire ancora una volta i miei intendimenti sulla politica agricola comunitaria, invitandoti, conseguentemente, ad evidenziare quali sarebbero in realtà i benefici derivanti da tali scelte. Grazie per quanto vorrai parteciparci.

sultano96
sultano96
5 Giugno 2008 , 3:41 3:41

In più di una occasione ho segnalato l’esistenza di una agricoltura a conduzione biologica, biodinamica o omeodinamica, risolutrice universale delle condizioni nefaste che si sono attute con l’agricoltura di sintesi. Questa si è realizzata, a partire dagli anni venti dello scorso secolo, con la necessità di smaltire le immense quantità di esplosivo accumulate negli arsenali militari. Per chi non ne fosse a conoscenza i fertilizzanti dell’attuale coltivazione agricola sono la materia di base per la fabbricazione di esplosivi. Ancora una volta tutto prende la stura dalla sfera militare, gradirei conoscere quali sono le conoscenze della produzione agricola dei soloni che maneggiano tali materie, abituati a focalizzare la loro attenzione sul ristrettissimo foro del microscopio, sconoscendo completamente che l’agricoltura è guidata dal cosmo!
Sarebbe molto difficile inventarsi rendite finanziarie trattando di costellazioni, molto più facilmente si sarebbe scambiati per fattucchieri.
Basterebbe semplicemente chiedere lumi ai statunitensi visto che sono allunati!

Tao
Tao
5 Giugno 2008 , 5:28 5:28

Nella teoria della “varianza correlata” sull’origine dell’uomo Charles Darwin riteneva che le tre peculiarità della nostra specie rispetto al resto dei primati antropomorfi – stazione eretta, linguaggio e tecnologia – fossero il risultato dell’uso di armi attraverso gli arti superiori. La parola armi va intesa letteralmente, come strumento bellico, e non genericamente come utensile per la caccia. In ciò Darwin rifletteva la mentalità imperiale nella quale era cresciuto, in cui l’ideologia vittoriana voleva che il benessere avesse come precondizione la capacità di difesa militare del territorio controllato. Nell’espistolario del naturalista troviamo frequenti riferimenti agli investimenti della sua famiglia nelle colonie, alla preoccupazone per la rivalità dei Francesi, e all’ansia di come le minacce al predominio britannico potessero mettere a repentaglio la posizione di rentier dei suoi numerosi figli. Ciò, in un uomo dal temperamento mite e pacifico. Oggi, non solo la concezione della “varianza correlata” appare superata agli occhi degli antropologi, ma l’idea stessa che l’aggressività e la violenza abbiano avuto un ruolo pilota nell’evoluzione umana non riceve più molto credito. E’ probabile anzi che lo sviluppo del linguaggio sia il risultato del complessificarsi di interazioni sociali all’insegna della cooperazione e dell’assistenza reciproca. Ma qual è il gruppo che l’uomo… Leggi tutto »

Affus
Affus
5 Giugno 2008 , 10:24 10:24

Caro Blondet, complimenti per il lavoro di ricerca svolto! Lei è riuscito a scovare quei 5 o 6 esempi di esseri viventi la cui esistenza non è in sintonia il darwinismo! Peccato che l’esistenza di altre circa 10 milioni di specie lo sia… Lungi da me il voler difendere Facchini, ma il montaggio strumentale delle nozioni che ha appreso e sopratutto l’uso malizioso che lei fa del lessico, sono indecenti! Secondo lei in senso scientifico cosa significa `primitivo’? E `complicato’? Lei sarà anche un buon retore ma umanamente non fa una bella figura… Ah un ultima cosa… Il discorso dell’Intelligent Design è molto interessante, ma affermare che questa teoria dimostri l’esistenza di un’intelligenza nella natura non le sembra tautologico? In fondo non era proprio il punto di partenza?!» Le altre «dieci milioni di specie», se obbedissero alla teoria evoluzionista (trasformazione da una specie all’altra a forza di accumulazioni casuali) dovrebbero aver lasciato dietro di sè miliardi di «anelli di transizione» tra una specie e l’altra. Anzi centinaia di miliardi, perchè il darwinismo suppone che questo processo sia avvenuto infinite volte per ciascuna specie. Invece, di anelli di congiunzione non se n’è mai trovato uno. La risposta darwiniana è che i… Leggi tutto »

aprileali
aprileali
5 Giugno 2008 , 10:50 10:50

Ciao sultano anche io sono nell’agricoltura, e sono nuova nel forum. Spero che sarà l’occasione di dibattiti costruttivi. Ho fatto l’esempio della PAC non perché sia una politica perfetta, anzi, tanto si puo fare per migliorarla, ma per ribadire che non é smantellando tutte le politiche pubbliche di sostegno all’agricoltura che risolveremo il problema della fame. Penso che come una politica agricola pubblica é riuscita a fare uscire l’Europa dalla fame e a renderla autosufficiente sul piano alimentare, la stassa cosa potrebbe essere attuata dai governi dei paesi in via di sviluppo. Certo, il modello di agricoltura che andrebbe incoraggiato e finanziato non é quello industriale attuale, ma un modello d’agricoltura familiare che mantenga i produttori nelle campagne. Cosa che il FMI e la Banca mondiale impediscono da sempre, imponendo ai paesi sottosviluppati di produrre industrialmente per esportare nei nostri paesi (vedi esempio cotone). Quindi piu che difendere la PAC in se stessa é il concetto della necessità di una politica agricola pubblica che difendo. Che non deve essere per forza la copia della PAC. E tu, che ne pensi del fatto che l’Europa stia smantellando la PAC (questione di far felici i rapaci del WTO) e che invece gli… Leggi tutto »

sultano96
sultano96
5 Giugno 2008 , 12:13 12:13

aprileali la deluderò ma sono per la totale abolizione di qualsiasi tipo di aiuto e aborro ogni cosa che odora di sociale, non avendo molto tempo per dialogare, ma dei fugaci ritagli, obbligatoriamente mi devo dedicare ad una continua ricerca e studio, dal momento che nella mia coltivazione applico il sistema biodinamico se non omeodinamico, imploro il suo perdono. Sono dell’avviso che bisognerebbe accorpare i due ministeri, cioè quello dell’ambiente e quello delle politiche agricole, sfuggendomi la distinzione fra le materie trattate. Con il metodo biodinamico i rapaci del WTO avrebbero gli artigli completamente spuntati, in quanto il potere decisionale è esclusivamente in facoltà di ogni singolo consumatore, le consiglio di utilizzare la rete per approfondire l’argomento, io glielo ho semplicemente accennato perchè ha matrice cosmica. Per meglio dire, non solo i 2 precedenti ministeri dovrebbero essere accorpati ma molti altri!
La salute sociale e lo stesso destino del pianeta, a ben vedere, sono nelle mani dei coltivatori agricoli, chi ha orecchie per intendere….

sultano96
sultano96
5 Giugno 2008 , 12:27 12:27

Dovendo, obbligatoriamente, essere franco caro Gianluca Bifolchi mi deve scusare ma non ho ricevuto nulla del suo post.
Charles Darwin chi?
Solidarietà cosa?
Corteccia cerebrale che significa?
Egocentrismo animale??????
Natura artificiale di certe abitudini di consumo????
Lei è in grado di distinguere la rucola selvatica da quella di serra?

aprileali
aprileali
6 Giugno 2008 , 2:35 2:35

Guardi il mondo é bello perché é vario. Bella é la discussione e bello il confronto con chi la pensa diversamente. Magari un giorno se avrà tempo mi spiegherà perché lei aborre ogni forma di politica sociale. ma lo so per esperienza che un agricoltore é sempre impegnatissimo. per il momento, sinceri auguri e spero a presto.
Magari mi suggerisce qualche libro dove approfondire le mie conoscenze in agricoltura biodinamica?

Grazie e cordiali saluti

aprileali
aprileali
6 Giugno 2008 , 2:35 2:35

Guardi il mondo é bello perché é vario. Bella é la discussione e bello il confronto con chi la pensa diversamente. Magari un giorno se avrà tempo mi spiegherà perché lei aborre ogni forma di politica sociale. ma lo so per esperienza che un agricoltore é sempre impegnatissimo. per il momento, sinceri auguri e spero a presto.
Magari mi suggerisce qualche libro dove approfondire le mie conoscenze in agricoltura biodinamica?

Grazie e cordiali saluti

Tao
Tao
6 Giugno 2008 , 7:23 7:23

[Interessante articolo del quotidiano messicano La Jornada sui paralleli tra l’attuale crisi alimentare e le vecchie politiche dell’impero coloniale britannico. Traduco dallo spagnolo — Gianluca Bifolchi] Torna l’olocausto dimenticato Alejandro Nadal, La Jornada, 4 Giugno 2008 Sessant’anni fa in India una carestia uccise sei milioni di persone nelle province di Bihar, Orissa e Assam, sotto la ferrea occupazione coloniale inglese. Nel 1943 il prezzo del riso iniziò a crescere, e in pochi mesi quadruplicò. Intorno al 1945, quattro milioni di persone erano morte di fame per l’alto prezzo del cibo. La storia economica del Bengala rivela che per molto tempo ci fu lì un robusto sistema produttivo, basato sull’agrobiodiversità, che gli permetteva di esportare eccedenze ed assicurava alla popolazione gli alimenti di cui aveva bisogno. Ma arrivò l’amministrazione coloniale inglese e pose fine a tutto. In effetti, la carestia fu provocata dalla rapacità della Compagnia delle Indie e dal cinismo dell’impero inglese. In base alle sue politiche, si confiscarono i raccolti, si dette impulso alle esportazioni per non “distorcere il flusso del commercio”, e si posero restrizioni alle importazioni per ragioni strategiche. Infine, il progresso giapponese nel sudest asiatico e l’occupazione della Birmania ( Myanmar) convinsero gli inglesi che le… Leggi tutto »

margotmine
margotmine
6 Giugno 2008 , 18:48 18:48

Questa politica studiata a tavolino ha solo un nome GENOCIDIO.

sultano96
sultano96
7 Giugno 2008 , 1:38 1:38

L’agricoltura biodinamica è una branca della scienza-filosofica propugnata da Rudolf Steiner definita col nome di Antroposofia ed il testo che le posso consigliare, specifico sulla coltivazione, è “Corso sull’agricoltura” di Rudolf Steiner edito dalla Casa Editrice Antroposofica via Vasto, 2 Milano. Per quanto riguarda la mia avversità al sociale è facilmente riconducibile ad un unico ragionamento: nella storia NON esiste alcun balzo evolutivo imputabile ad una qualche forma di organizzazione sociale, viceversa tutte le migliorie, in tal senso, sono ascrivibili a singoli individui, credo di essere stato esemplificativo. Quando una massa di persone si sposta, la velocità di detto movimento, è uguale a quella del più lento individuo che la compone e non a quella del più veloce, ne consegue una castrazione per i più avanzati senza alcuna miglioria per i più lenti. Ognuno di noi nasce e muore da solo e la sua parabola evolutiva è squisitamente individuale. Comunque il mio commento al post aveva l’unico intento di sviluppare il tema specifico dell’agricoltura e non trattare di massimi sistemi, ma evidentemente la socialità le sta a cuore, dal canto mio questo tema non sta al vertice dei miei interessi, io terra terra sono allo stadio di procurami la pagnotta… Leggi tutto »