L’assedio di Gaza… e la battaglia per l’umanità

La battaglia combattuta dalla Palestina, in particolare a Gaza, è una battaglia di civiltà... una battaglia per tutta l'umanità.

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Nota dell’Autrice: non sono né un giornalista né uno storico. In questo saggio inserisco alcuni dati storici, che probabilmente saranno già noti alla maggior parte dei lettori… ma in alcuni casi questi dati noti non saranno mai ripetuti abbastanza – soprattutto per i giovani… e in alcuni contesti sono necessari per illuminare il punto di questo saggio.

 

Nora Hoppe – Al Mayadeen – 28 ottobre 2023

* * *

Perché alcune persone resistono e lottano nonostante siano accerchiate, in inferiorità numerica e di armi… nonostante si trovino ad affrontare circostanze intollerabili? Per cosa vale la pena vivere? Per che cosa alcune persone sono disposte a morire? E cos’è che alcuni considerano “sacro”?

Com’è possibile che alcune persone possano sorridere e trovare una speranza in una casa devastata? Com’è possibile che alcune persone possano festeggiare il compleanno di un bambino – in mezzo a un mare di rovine?

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Com’è possibile che alcune persone riescano a perseverare nella loro resistenza, anche quando i loro stessi figli sono stati uccisi e fatti a pezzi davanti ai loro occhi? (*)

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Nel mondo occidentale, dove il capitalismo rapace, il neoliberismo e il materialismo hanno preso il sopravvento e determinano il sistema di credenze, il sistema di valori, la cultura e la routine quotidiana della maggior parte delle persone, non ci sono risposte a queste domande e quindi questa lotta non può essere compresa dalla maggioranza silenziosa occidentale.

Le particolari circostanze atroci e selvagge che hanno colpito i palestinesi nel corso dei decenni – la costante sottomissione, la persecuzione e la pulizia etnica – hanno reso questo popolo profondamente consapevole di quali siano le vere priorità nella vita e di quale significato si possa trovare in una lotta collettiva unitaria… cose che non possono essere comprese da un popolo assorto nel proprio io individuale, nel proprio consumismo e nella propria costante richiesta di più di tutto.

Younes Arar, attivista per i diritti umani coinvolto nella fondazione e nelle attività della campagna “Smantella il ghetto, togli i coloni da Hebron” e direttore della sezione di Al-Khalil (Hebron) del Comitato di Resistenza alla Colonizzazione e al Muro dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ha cercato di descrivere lo spirito del suo popolo:

Siamo molto simili ai nostri ulivi – mentre i loro rami si protendono verso il cielo, le tempeste possono piegarli ma non li sradicheranno, perché le loro radici sono saldamente stabilite nelle profondità della nostra terra, che amiamo e a cui apparteniamo…“.

* * *

Come molti già sanno, l’entità sionista, nota come “Stato di Israele”, fu creata come un “avamposto” occidentale estremamente opportuno per l’Impero britannico, la cui potenza stava cominciando a scemare all’inizio del XX secolo, poiché il “mondo arabo” (che si estendeva dal Maghreb al Levante) non solo era unificato da una lingua comune e condivideva diversi aspetti culturali, ma comprendeva anche nodi strategici fondamentali: il Golfo Persico, lo Stretto di Hormuz, il Golfo di Aden, il Mar Rosso, il Canale di Suez, il Mediterraneo orientale. Gli inglesi vedevano in esso una minaccia incombente per il loro Impero e avevano inoltre, avevano messo gli occhi sulle vaste e ricche risorse di questa regione.

Le potenze coloniali ebbero un’idea: impiantare un'”entità straniera” in uno spazio geografico che avrebbe separato il Maghreb arabo dal Levante arabo, “un’entità straniera” che sarebbe stata fedele alle potenze imperialiste britanniche e all’Occidente, “un’entità straniera” che, con la sua presenza, avrebbe garantito in modo permanente uno squilibrio nella regione e che avrebbe continuamente seminato disordine con l’obiettivo di creare un’instabilità perpetua per impedire l’ascesa di qualsiasi potenza “panaraba”.

Il progetto sionista di Theodor Herzl per “uno Stato ebraico” (per il quale aveva già preso in considerazione l’Argentina, Cipro, la Mesopotamia, il Mozambico e la Penisola del Sinai come potenziali patrie degli ebrei) si presentava come una “manna dal cielo” e si adattava perfettamente alla situazione, e la Dichiarazione Balfour del 1917 suggellò l’accordo (i due vantaggi del pacchetto erano che l’Occidente avrebbe avuto un accesso più facile alle ambite risorse della regione, riducendo al tempo stesso la propria popolazione ebraica, che non amava particolarmente). Alla Gran Bretagna si unirono in questo grande disegno anche la Francia e gli Stati Uniti… che vedevano chiaramente i propri vantaggi coloniali.

Biden ha inavvertitamente esposto questa “agenda” colonialista numerose volte, quando nel 1986 disse:Se non ci fosse Israele, gli Stati Uniti d’America dovrebbero inventare un Israele“… e il 28 ottobre 2022: “Se non ci fosse Israele, dovremmo inventarlo“… e ancora il 18 luglio 2023, e di nuovo il 19 ottobre 2023: “Come dico da tempo: se Israele non esistesse, dovremmo inventarlo“.

L’Occidente ha sempre giustificato il suo sostegno a “Israele” tirando in ballo l’Olocausto. E spesso giustifica le sue posizioni discriminatorie nei confronti della Palestina tirando in ballo il controverso “famigerato” Gran Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini, il cui fervore anti-sionista lo portò a cercare una qualche forma di alleanza con Hitler (nonostante il fatto che Hitler, in un discorso del 1939, avesse parlato degli arabi come “mezze scimmie laccate”). Molti ritenevano che i nazisti avessero addirittura ispirato e finanziato la Rivolta araba… ma secondo Philip Mattar non esistono prove attendibili a sostegno di tale affermazione. In effetti, nonostante l’ostilità nei confronti della Gran Bretagna, l’anglo-politica di Hitler precludeva qualsiasi sostegno genuino ai leader arabi; le iniziative coloniali inglesi (come la promozione dell’immigrazione sionista) avevano un terreno comune con le ambizioni naziste di cacciare gli ebrei dall’Europa.

Quindi, francamente, se ci fosse stata una questione di giustizia per l’Occidente, se l’Occidente avesse avuto un sentimento sincero per le sofferenze del popolo ebraico durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbe provveduto a creare patrie ebraiche in Germania e nelle regioni fasciste di altri Paesi europei che avevano cospirato con i nazisti… proprio nei Paesi in cui tanti ebrei avevano vissuto per secoli!

E, come previsto, arrivò la Nakba nel 1948, durante la quale il 78% della Palestina sotto il mandato britannico fu dichiarato “Israele” e comportò: l’espulsione e il dramma di 700.000 palestinesi; lo spopolamento e la distruzione di oltre 500 villaggi palestinesi da parte delle forze armate “israeliane”; attacchi terroristici eseguiti da membri di organizzazioni terroristiche paramilitari quali l’Haganah, Irgun, Lehi (un’organizzazione che inizialmente cercava un’alleanza con l’Italia fascista e la Germania nazista) con le loro varie brigate e forze di combattimento d’élite (come il Palmach) – contro la popolazione civile e la conseguente cancellazione geografica; la negazione del diritto al ritorno dei palestinesi; la creazione di rifugiati palestinesi permanenti e la “frantumazione della società palestinese”… Pulizia etnica su larga scala, una pratica che continua ancora oggi.

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La creazione di “Israele” da parte delle potenze occidentali può essere vista nel suo complesso come l’impianto di un tumore in metastasi nel mondo non occidentale, per tutte le perniciose instabilità globali che ha generato e la distruzione che ha provocato.

Qualcuno potrebbe collegare questa osservazione alla descrizione di Hitler, nel Mein Kampf, degli ebrei come “un bacillo pericoloso”… Ma qui non stiamo parlando di “ebrei” o di altri esseri umani, bensì di un’ideologia colonialista razzista chiamata sionismo.

Il termine “antisemita” viene usato come randello per condannare e impedire qualsiasi critica all’entità israeliana. Si tratta, in effetti, di un ridicolo termine improprio creato intenzionalmente per offuscare le differenze tra i termini “ebraismo”, “sionismo”, “Israele”, in modo da poter denunciare come “nazista” chiunque abbia semplicemente alzato la voce contro l’espansione imperialista sionista. In realtà… la creazione dello “Stato di Israele” è essa stessa contro tutti i popoli che si qualificano come “semiti”: vari popoli antichi e moderni originari dell’Asia sud-occidentale, tra cui arabi, accadi, cananei, fenici ed ebrei.

A dire il vero, proprio questo “Stato” è diventato una maledizione per gli ebrei di tutto il mondo… poiché le persone di fede ebraica sono spesso associate automaticamente all’incubo sionista. Un altro dono fatale dell’Impero britannico…

* * *

Per 75 anni, i palestinesi hanno dovuto sopportare lo sterminio, la barbara pulizia etnica, l’implacabile apartheid, lo sfollamento, l’umiliazione, la tortura, le uccisioni, l’uso ripetuto del fosforo bianco… e ora i massicci bombardamenti a tappeto, a cui si aggiunge il taglio totale delle forniture di acqua, cibo, medicine, elettricità, gas, petrolio e…

L’assedio di Gaza ha trasformato la “Striscia di Gaza”, che misura 8 km x 40, popolata da oltre 2,3 milioni di persone, nel più grande campo di concentramento a cielo aperto della storia.

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Il presidente russo Vladimir Putin ha denunciato come “inaccettabile” l’assedio di Israele alla Striscia di Gaza, paragonandolo al blocco nazista di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale. La differenza principale tra i due è la durata: il blocco di Leningrado è durato quasi due anni e mezzo; l’assedio di Gaza dura, finora, da quasi 57 anni (quando nel 1967 passò sotto il dominio “israeliano” durante la Guerra dei Sei Giorni).

E ora, da oltre due settimane, Gaza sta subendo un massacro di abitanti dopo l’altro a causa degli incessanti bombardamenti a tappeto del regime del terrore sionista, che sono culminati, finora, nel bagno di sangue dell’ospedale arabo battista di al-Ahli. L’entità sionista fanatica finanziata dagli Stati Uniti sta ovviamente cercando di attuare la propria “soluzione finale” per la popolazione palestinese.

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Eppure, nonostante o meglio proprio a causa, di tutti i barbari massacri, l’Intifada non fa che crescere.

I palestinesi di Gaza (“gaza” significa “feroce”, “forte” nelle lingue semitiche, che non comprendono solo l’ebraico, ma anche l’arabo, l’amarico e numerose altre lingue antiche e moderne), rimangono saldi nella loro lotta e proseguiranno la loro resistenza finché sarà necessario.

Per tutto il tempo necessario. A prescindere da tutto.

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Una straordinaria, sconcertante fermezza, simile a quella degli abitanti di Leningrado durante il loro straziante blocco (di cui ho scritto qui), una fermezza che ha permesso loro di sopravvivere contro ogni previsione… simile a quella dei nordvietnamiti e dei Viet Cong che sono riusciti a sconfiggere “l’esercito meglio equipaggiato del mondo” e a cacciare gli Stati Uniti. E come i leningradesi il 27 gennaio 1944, e come i nordvietnamiti e i Viet Cong il 30 aprile 1975, anche i palestinesi alla fine trionferanno, perché possiedono una forza che gli imperialisti non potranno mai immaginare.

Dall’altra parte dello spettro: mentre l’Occidente guarda in silenzio e nell’indifferenza, con i governi occidentali che facilitano i massacri, le pulizie etniche e i genocidi in varie parti del mondo, è esso stesso immerso, insieme alla sua cara creazione Frankenstein e al suo protettorato, l’entità sionista, nel marciume e sta sprofondando senza spina dorsale in un abisso sempre più profondo. Nella loro discesa, la guerra e la distruzione sono gli unici mezzi con cui le potenze occidentali, ormai disperate, credono di potersi assicurare il dominio del mondo.

Per dirla senza mezzi termini: in fin dei conti, l’entità sionista, oltre ai suoi piani rapaci per accaparrarsi tutto il territorio rimanente della Palestina e molto altro ancora, sta doverosamente conducendo questa sporca guerra per conto delle potenze occidentali, come era nei piani da sempre.

Come Pepe Escobar ha recentemente e giustamente affermato qui: “La guerra contro la Russia in Ucraina e la “guerra al terrore” israeliana a Gaza sono solo fronti paralleli di un’unica guerra globale, in orribile evoluzione“.

Questa guerra globale è una battaglia contro l’umanità nel suo complesso.

Al centro e in prima linea di questa battaglia si trova Gaza, l’aggregato più concentrato al mondo di coraggiosa resistenza contro le forze dell’oppressione, del colonialismo, del razzismo, del fascismo, del sionismo, del nazismo, i cui obiettivi, in questi giorni, sembrano raggiungere il loro apice.

Nel frattempo, i popoli della “Maggioranza Globale” sembrano averne finalmente abbastanza dell’egemonia, dell’unipolarismo, della supremazia occidentale, dell’imperialismo. Si stanno lentamente svegliando da un lungo sonno di pietra.

Tuttavia, questo auspicabile risveglio è tardivo e non sufficiente. La maggior parte di loro è ancora intontita e spenta. Dov’è il senso di coscienza e di responsabilità per coloro che stanno già combattendo la loro battaglia? I popoli della “Maggioranza Globale” (così come una piccola minoranza dell’Occidente) stanno scendendo in piazza per manifestare contro gli atroci crimini di cui sono testimoni diretti ogni giorno a Gaza… Ma dove sono l’indignazione e la protesta dei loro governi? Bloccati dalle loro “formalità” e dalla loro “diplomazia”, organizzano grandi riunioni, salgono sui loro aerei e si siedono in conferenze con aria condizionata e catering per discutere di queste questioni in disparte.

Solo pochi uomini di Stato, oltre al Presidente Putin, hanno parlato senza mezzi termini di questi crimini. Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha denunciato il genocidio commesso dalle forze di occupazione israeliane contro la popolazione di Gaza, ha chiesto una sessione speciale delle Nazioni Unite e ha ordinato all’ambasciatore israeliano di lasciare il Paese. L’ex presidente boliviano Evo Morales ha chiesto che “Israele” sia dichiarato uno Stato terrorista e che le relazioni diplomatiche con esso siano interrotte a causa dei suoi atti di genocidio contro i civili. Ha inoltre definito i Paesi occidentali che sostengono lo Stato sionista complici del genocidio. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha definito l’invasione di terra di “Israele” a nord di Gaza un genocidio e ha definito l’entità occupante “oppressiva e di apartheid”. Anche Ione Belarra, ministro spagnolo per i Diritti sociali e leader di Podemos, ha chiesto al governo di sospendere le relazioni diplomatiche con “Israele” a causa del suo “genocidio pianificato”.

Ma per quanto riguarda il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, si potrebbe quasi supporre che abbia legittimato i crimini di guerra e il genocidio in corso contro Gaza, dal momento che si è rifiutato di condannare l’occupazione e l’aggressione (l’intera ONU è una parodia della giustizia e dovrebbe essere smantellata immediatamente).

Possiamo rallegrarci del fatto che i governi che rappresentano la “Maggioranza Globale” non vogliono più farsi dettare le regole dall’Egemonia: vogliono bypassare il dollaro, hanno in programma la costruzione di Nuove Vie della Seta, stanno stringendo nuovi partenariati reciprocamente vantaggiosi con altri per il commercio e progetti di collaborazione in materia di innovazioni tecnologiche, energia e logistica. Questi passi e le nuove alleanze geopolitiche sono tutti sviluppi promettenti per un mondo multipolare più equo ed equilibrato. Ma i cambiamenti in ambito economico, bancario e tecnologico non sono sufficienti. C’è uno scarso esame dello stato attuale globale dell’Umanità nel suo complesso. Non possiamo cambiare davvero le cose nel nostro mondo senza andare alla radice dell’oppressione, del razzismo, del colonialismo e dell’egemonia. Dove sono le conferenze internazionali sulla storia, sull’educazione, sulla cultura, sull’etica?

Questa è una guerra di civiltà globale che potrebbe facilmente portare alla nostra fine. È tempo che emerga una nuova coscienza. È tempo di affrontare le decisioni che riguardano la nostra sopravvivenza collettiva con una coscienza umana collettiva.

L’ULTIMATUM è già arrivato.

Gaza è la luce ardente dell’umanità nell’oscurità dell’inazione e dell’indifferenza, da cui la “Maggioranza Globale” si sta solo lentamente destando. Gaza è la nuda coscienza dell’attuale stato globale della nostra umanità. Gaza incarna la profonda fede in qualcosa di più grande di qualsiasi cosa materiale o mortale: l’empatia verso i propri simili e una risoluta lotta collettiva contro l’ingiustizia che trascende la propria morte.

Gaza è il paradigma.

 

nora_hoppeNora Hoppe è autrice e traduttrice per Almayadeen

Link: https://english.almayadeen.net/articles/opinion/gaza:-the-siege-and-the-battle-for-humanity

Scelto e tradotto da CptHook per ComeDonChisciotte

 

(*) Aggiunto da CptHook perché tutti vedano e sappiano, e riflettano…

 

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