La violenza del Mek che piace agli Usa, ma non all’opposizione iraniana

I gruppi di opposizione prendono le distanze dall'organizzazione terroristica Mojahedin-e Khalq che piace tanto all'Occidente.

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Di Alireza Niknam

Il MEK (Mojahedin-e Khalq) è un’organizzazione paramilitare che inizia le sue attività in Iran nel 1965. Dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica nel 1979, il MEK, – che si ritiene essa stessa detentrice della rivoluzione islamica- entra in conflitto  con l’Iran islamico.

Nel 1981 arriva a compiere un’azione armata contro la Repubblica realizzando operazioni terroristiche di grandi e piccole dimensioni; più di 17.000 iraniani rimangono uccisi; la più importante di queste azioni è l’attentato contro Ufficio del Primo Ministro e l’Ufficio del Partito della Repubblica islamica, dove rimangono uccisi il Presidente, il Primo Ministro e il Capo della Corte Suprema della Repubblica islamica dell’Iran.

Quando Mojahedin-e Khalq fugge dal paese, si rifugia in Iraq e inizia a collaborare con Saddam Hussein: di fatto questa organizzazione ha preso le armi contro il proprio Paese e ha partecipato ad almeno due operazioni contro la Repubblica Islamica.

Dopo l’accettazione della pace da parte dell’Iran e dell’Iraq, il MEK, grazie alle armi fornite da Saddam Hussein, attacca l’Iran con la pretesa di conquistarne la capitale in pochi giorni.

Oggi, questa organizzazione si considera un’alternativa alla Repubblica Islamica e sta facendo del suo meglio per attaccare Teheran.

Dopo circa 25 anni di presenza in Iraq, il MEK è stato espulso dal paese alla fine di Saddam e si è stabilito in Albania con il sostegno finanziario di alcuni Paesi arabi ed il supporto diretto degli americani.

Una volta giunto in Albania, l’organizzazione Mojahedin Khalq ha cercato di ricostruire la sua immagine violenta e terroristica enfatizzando “il rispetto dei diritti umani” presentandosi come democratica, mentre le sue azioni in epoche diverse dimostrano che questi sono soltanto slogan che non riguardano l’Iran, visto che adesso si trovano altrove.

Il MEK ha dimostrato più volte di aver comprato con il loro denaro persino dei senatori americani che quindi hanno tradito il loro Paese e il loro popolo, per somme di dollari che sanno di sangue: sei consulenti statunitensi sono stati uccisi.

Nei giorni scorsi, Nancy Mace (membro della Camera dei rappresentanti Usa, ndr) ha inviato una lettera al Segretario di Stato Antony Blinken in modo propagandistico per far sì che il Presidente albanese Eddie Rama tornasse indietro dalla decisione presa contro il MEK (secondo Rama esso deve lasciare l’Albania se ha intenzione di continuare la sua guerra contro l’Iran, ndr).

Dalla lettera emerge che il governo albanese avrebbe violato i diritti umani degli appartenenti al MEK, e che ai membri di questo culto non sarebbe consentito l’accesso a Internet.

Ora. qui ci sono alcuni elementi che vale la pena notare: questa missiva persegue un obiettivo e cioè quello di fare pressione sul governo albanese affinché lasci libero il MEK di svolgere le sue attività politiche e terroristiche.

Ma nessuno ha prestato attenzione al fatto che sono i leader del culto di Rajavi (capo storico del MEK, ndr) ad aver limitato l’accesso a Internet ai suoi affiliati, e non è che questo sia accaduto di recente: per più di 40 anni non hanno avuto accesso alla stampa, né hanno avuto il permesso di accedere a Internet e nemmeno di telefonare. Internet in questa setta viene utilizzato solo per fare propaganda contro l’Iran usando sistematicamente l’arma diffamatoria dei troll. I miliziani sono persone di fatto estranee al mondo esterno, che se intendessero lasciare il campo sarebbero sottoposte a torture fisiche e mentali, all’incarcerazione e persino all’esecuzione, come la signora Fahima Azarani, uno dei membri del MEK, che aveva pianificato di lasciarli qualche tempo fa, ma a causa della pressione psicologica e delle numerose sessioni di lavaggio del cervello, ha avuto un attacco di cuore e ha perso la vita.

Se la signora Nancy Mace dice la verità e cerca davvero di rispettare i diritti umani dei membri del MEK, con la collaborazione del Governo americano, può salvare queste persone dal campo e dalla caserma e permettere a ciascuno di loro di vivere liberamente, oppure demolire le mura e permettere ai membri di scappare per l’ Albania o di contattare liberamente le loro famiglie o visitarle Tirana.

Per oltre 40 anni, i membri di questo gruppo sono stati imprigionati all’interno dei vari campi di Ashraf in Iraq, Francia e Albania, e nessuna organizzazione per i diritti umani ha mai ascoltato le voci di questi prigionieri.

Signora Nancy Mace, se vuole davvero rispettare i diritti umani dei membri del MEK, invece di far pressione sul governo albanese e sul Primo Ministro Rama, che vuole solo far rispettare la legge, salvi i membri del MEK dal loro campo – prigione.

Negli ultimi anni, le attività e i contorni del MEK non sono stati nascosti agli occhi degli osservatori internazionali.

“Il sostegno verbale del Mojahedin Khalq costa denaro. Conferma e sostiene un gruppo che gli iraniani ritengono peggiore dell’attuale governo”. Michael Rubin, uno degli oppositori della Repubblica Islamica dell’Iran, ha detto queste frasi al Washington Examiner.

In un rapporto, The Persian Independent ha scritto che i membri dell’organizzazione People’s Mojahedin-e Khalq sono odiati dal popolo iraniano.

Molte figure politiche e attivisti sociali dell’opposizione iraniana diasporica considerano questo gruppo come un gruppo di disadattati; ritengono che l’Organizzazione Mojahedin-e Khalq abbia compiuto strane azioni  contro il popolo iraniano, la cui storia è raramente approfondita all’estero.

Nello stesso articolo del Washington Examiner, Michael Rubin scrive: “Gli iraniani odiano il MEK”. Ha continuato sottolineando gli errori da loro commessi in Iraq e ha detto: “Gli iraniani non gli perdoneranno il fatto di essersi alleati con Saddam Hussein, che ha bombardato le città iraniane e ucciso soldati iraniani”.

Ancora Rubin: “Hanno anche condotto un’ondata di operazioni terroristiche per destabilizzare la Repubblica Islamica, in cui sono stati uccisi centinaia di iraniani innocenti”.

Infine, conclude: “In altre parole, l’opinione degli iraniani sul MEK è simile all’opinione del popolo statunitense sui cittadini americani che sono membri dei Talebani”.

Cambiz Atabai, il capo dell’ufficio di Farah, la moglie del deposto Scià dell’Iran, ha protestato contro il MEK, il che è degno di nota. In una lettera all’ex Segretario di Stato americano Pompeo, ha criticato apertamente la sua presenza all’incontro dei membri del Mojahedin del Popolo in Albania e ha scritto: “Il Mojahedin del Popolo è un culto politico con una storia di attività terroristiche che hanno portato alla morte di molte persone, come i consiglieri americani delle forze armate iraniane negli anni ’70”.

Di seguito, Atabai definisce il sostegno di Pompeo ai Mojahedin del Popolo “scioccante” e ha precisato:

“Mentre lei e alcuni ex politici statunitensi di alto livello partecipate al raduno del Mojahedin del Popolo, la verità è che i partecipanti alle attuali manifestazioni di protesta in Iran non hanno avuto alcun legame con il MEK negli ultimi quattro mesi”.

Pur sottolineando che i giovani manifestanti in Iran non hanno alcuna affiliazione politica particolare, Atabai ha sottolineato: “I Mujahidin del Popolo sono odiati all’interno dell’Iran”.

L’opposizione all’estero, ha reazioni simili. Tutti sottolineano che le azioni dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo sono molto violente e incontrollabili.

Questo dimostra che nessuna di queste persone e gruppi è disposta a collaborare col MEK nell’inimicizia contro la Repubblica islamica dell’Iran.

Di Alireza Niknam

02.08.2023

 

Alireza Niknam, reporter e ricercatore nel campo dei gruppi terroristici, in particolare il gruppo terroristico di Mujahedin-e Khalq (MEK). Ha conseguito una laurea in scienze politiche presso l’Università di Teheran e scrive articoli per diverse agenzie di stampa internazionali. Oltre al giornalismo è commentatore politico e consulente del TerrorSpring Institute nel campo dell’antiterrorismo.

Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org

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