LA SINISTRA ITALIANA CHE NON HA FUTURO. PERCHE' NON HA PASSATO

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DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

E’ una calda domenica d’estate, afosa e noiosa. Il che può indurre a derive narcisistiche. Da cui la scelta di estendere pubblicamente una confessione intima della mia esistenza.

Ieri notte, a letto, chiacchierando con la mia compagna, a un certo punto le ho detto, con disperata sincera amarezza: “Io odio la sinistra italiana, li odio davvero tutti. Io sono uno di sinistra, da sempre. Come me la metto?”.

E’ il paradosso della mia esistenza, sezione passione civile. Per il momento non ha soluzione.Mi auguro che questa confessione venga condivisa da qualcuno, mi farebbe sentire meno perverso. Altrimenti, va bene uguale. Vi invidio nelle vostre sicurezze.

Mi sono interrogato a lungo sui perché la sinistra italiana sia la più squallida d’Europa e del mondo occidentale. Vado spesso a spulciare nei siti e bloggers della sinistra democratica, di cui mi fido, in Germania, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Portogallo, Olanda, Argentina, Usa, Colombia, Peru, Uruguay. Leggo cose diverse, opinioni molto spesso contrastanti, su alcuni aspetti discordo, su altri concordo, ma l’aspetto per me –in quanto italiano- più avvilente e triste consiste sempre nel dover registrare l’esistenza di una notevole intelligenza attiva, priva di vanità e narcisismo auto-referenziale. Usano argomentazioni elaborate e pertinenti alla loro specifica situazione locale. Come mai? Perché loro sì e noi no? Qual è la differenza tra loro e noi?

Soltanto gli italiani sono mitòmani. Questa è una caratteristica della nostra etnia che è chiaramente borderline: si eccita e si risveglia soltanto quando arriva la necessaria scarica di adrenalina socio-politica nell’intravedere l’orlo del precipizio (vero) che li fa arrapare tutti (per l’appunto “the border”, da cui il nome diagnostico); a quel punto, si viene presi da una intensa eccitazione che provoca di solito, come ogni bravo psichiatra sa, delle inconsulte reazioni ciclotimiche le quali, inevitabilmente, portano (quando va bene) verso una specie di apparente equilibrio ma che la stessa sinistra provvederà poi a squilibrare totalmente per riavvicinarsi a passi da gigante verso il proprio suicidio. Quando va male, invece, sfociano in derive inconsulte, popolate di allucinazioni, fantasmi, isterismi che producono un comportamento collettivo patologico.

Mi sono chiesto. “come mai?”.

Che cos’è che da noi, non va?

Ho chiesto anche ad altri di cui apprezzo l’intelligenza e cultura. Ho ricevuto diverse risposte, nessuna delle quali mi ha mai soddisfatto. Vi propongo, quindi, la mia.

Rispetto alle altre nazioni civili occidentali, la sinistra italiana ha un ritardo (se va bene) di circa 60 anni, davvero molto. Se lo traducete in tempi storico-sociali, sarebbe come dire che un francese si accorge che c’è stata la rivoluzione e hanno ghigliottinato il re soltanto nel 1849. Si accorgono che hanno scoperto l’America nel 1552 e ancora non sanno che la scienza è stata in grado di spedire un uomo sulla Luna e riportarlo indietro. Ecc,ecc.

Che cos’è che ha provocato questo ritardo che altri non hanno?

La realtà è complessa e quindi le concause sono innumerevoli. In teoria.

In pratica non è così.

Io ho identificato un elemento che ci rende unici. Ahimè, in negativo.

Ed è il seguente: “l’incapacità di assumersi la responsabilità socio-psico.economico-culturale delle tragedie vissute collettivamente–quando esse si verificano- e di conseguenza la propria totale incapacità al limite della idiozia di poter elaborare il lutto”.

Gli italiani non hanno mai elaborato il lutto. Non ne sono capaci. Come i bambini piccoli che non capiscono (nel caso il nonno muoia all’improvviso) che cosa sia accaduto. Quando c’è qualcuno che spinge verso l’elaborazione del lutto (necessario per poter progredire, questo è il senso dei funerali, dei pianti, degli strazi e delle celebrazioni; finite le quali si va avanti con la vita) ebbene, il malcapitato viene silenziato, eliminato, sottaciuto. Siamo un’etnia che vive in un perenne stato di rimozione collettiva, condannati da se stessi a questo Alzheimer sociale, a una beata amnesia di massa che non consente di vivere la realtà in maniera lineare, come “progresso” (nel senso di andare avanti creativamente per costruire una società migliore) bensì ci condanna a una lettura della realtà circolare: “dovunque e comunque si spinga in avanti, si ritornerà giocoforza al punto di partenza”. Quindi, non è possibile essere progressisti. Non è possibile perché è inutile. Socialmente non si viene identificati, né riconosciuti. Tantomeno ascoltati.

Per poter rialzare la cresta, e cioè “diventare progressisti” è necessario elaborare il lutto. Una volta esaurita l’elaborazione, si chiude quel capitolo e si procede verso il futuro.

Gli italiani sono cresciuti dal 1946 al 2012 passando da un Falso a un altro Falso.

Quindi, tutta la realtà politica degli ultimi sessant’anni è stata arbitrariamente falsificata. Tant’è vero che gli italiani sono l’unica etnia del pianeta che ha perso una guerra mondiale “a sua insaputa”. La doppiezza togliattiana (squisita ipocrisia clerico-comunista) si è sposata ed è andata a nozze con la doppiezza della borghesia rampante destrorsa (squisita ipocrisia clerico-.fascista) che ha sempre mostrato il proprio muso duro –quando lo ha fatto- in maniera sotterranea, clandestina, ambigua, vedi stragi varie, complotti, tentativi di golpe, assassinii di varia natura. E’ l’unica nazione d’occidente in cui, negli ultimi 60 anni, la magistratura non è stata mai in grado di identificare i colpevoli e i responsabili di stragi, di omicidii eccellenti, ecc. Ogni tanto qualche sicario finisce dentro. Tutto qui. Ma non esistono mandanti.

La sinistra ha costruito il Grande Falso negli anni’50. Adorato e accolto con trionfo (clandestino) dalla destra e dalla Chiesa. Spingendo il popolo italiano a interiorizzare il concetto e l’idea che, in realtà, il 25 aprile 1945 gli italiani hanno concluso la guerra vittoriosamente: FALSO.

Gli italiani hanno provocato una guerra, l’hanno combattuta con ferocia (come tutti) l’hanno persa determinando un disastro tragico. Ma nessuno glie l’ha detto.

Non aveva interesse a farlo la Chiesa, altrimenti sarebbe stata costretta a provare la complicità di Pio XII con Adolf Hitler. Lo stanno facendo santo con applausi da parte della sinistra italiana.

Non aveva interesse la destra, altrimenti avrebbero dovuto processare, giudicare e incarcerare i responsabili fascisti divenuti nel 1946 democristiani, liberali, alcuni addirittura socialisti e comunisti. Come ad es. (tanto per dirne uno) l’esimio prof. Carlo Tullio Argan, storico dell’arte, grande sindaco comunista di Roma, il quale nel 1943 venne promosso a direttore generale del minculpop (ministero della cultura popolare) nonché direttore generale delle belle arti, fascista, razzista, che compilò per i maggiori Kappler e Priebke l’elenco completo delle opere d’arte private italiane da dirottare in Germania, il 50% delle quali svanite nel nulla. Nessuno ha mai pensato di fargli una domanda. In compenso accolsero la sua domanda di iscrizione al Partito Comunista nel 1947.

Non aveva interesse la sinistra, altrimenti, nell’elaborare il lutto, si sarebbe spiegato che il fascismo godeva di consenso autentico, che gli italiani amavano sul serio Benito Mussolini, che erano entusiasti di massacrare civili inermi, che erano stati appoggiati dallo stesso Togliatti con il suo celebre manifesto del 1936, e che essere fascisti apparteneva a una parte vera e autentica dello spirito italiano. Riconoscere l’autenticità di questa matrice, parlarne a viso aperto, con furioso spirito critico, poteva essere fondamentale –nell’accettarla- per “rigenerarsi in una auto-educazione evolutiva e risanatrice” e comprendere che la struttura mentale del fascismo porta inevitabilmente alla soppressione della democrazia prima, del garantismo poi, all’abolizione dello Stato di Diritto, e infine alla guerra e alla miseria. Per non ripeterla. La Sinistra, invece, nascose surrettiziamente, agli italiani, il fatto che il paese avesse perso la guerra, trasformando la resistenza in una vittoria. Cosa che non è aderente alla realtà. Così, il popolo italiano è cresciuto pensando (e qui ha posto le basi della propria essenza da mitòmani) che la guerra l’avesse vinta. Che era stata una grande vittoria di popolo. Che gli italiani avevano fatto la rivoluzione contro il fascismo e l’avevano abbattuto perché avevano capito. FALSO. Il 25 luglio del 1943 il fascismo è stato mandato in pensione dai fascisti, questa è la verità storica. Nello stesso modo ha fatto la sinistra nel 1993 quando è crollata la Democrazia Cristiana, accogliendo nel proprio seno i transfughi, senza avviare neppure una discussione aperta su che cosa era stato ed era per gli italiani, cercando di comprendere le ragioni del fatto che per 50 anni il popolo avesse votato per quel partito. Così, nel 1989, quando è crollato il comunismo sovietico, la sinistra ha steso un velo pietoso sulle complicità italiane con quel sistema di potere, pensando che cambiando nome e sigla, si sarebbe potuto fregare la Storia. Così hanno fregato il popolo. Emblematica la frase di Indro Montanelli del 1998 “L’Italia è l’unico paese capitalista al mondo dove il comunismo non è mai caduto”.

Penso che dobbiamo ricominciare dal 1946.

Perché noi, stiamo ancora lì.

L’Italia è un paese clerico-fascista, che vi piaccia o non vi piaccia.

Aveva ragione Pier Paolo Pasolini.

Seguitare a pensare che sia una nazione evoluta e democratica significa perdurare nel Falso e non aiutare le giovani generazioni a dotarsi di strumenti adeguati per comprendere e quindi “poter essere progressisti”.

Un solo esempio storico di una cultura lontana dalla nostra, ma ben più matura ed evoluta: il Giappone.

E’ accaduto nell’agosto del 1985 quando Ronald Reagan andò in Giappone per commemorare i 40 anni dal lancio delle bombe atomiche. Gli americani avevano chiuso l’accordo con i russi per abbattere il comunismo di lì a tre anni e avevano iniziato a lavorare insieme per smantellarlo. Si andava, quindi, alla costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale. Reagan arrivò con una grandiosa sorpresa. Andò dall’Imperatore e da bravo americano che non capisce niente gli disse qualcosa del tipo: “sono passati 40 anni, siamo amici e alleati di ferro, ormai di voi ci fidiamo; il mondo sta cambiando. Quindi, ho il permesso del governo e dei miei generali, di proporvi di rivedere il trattato del 1945. Potete ricostituire il vostro esercito e noi ritiriamo le nostre basi. Che ne dite? Non è una meraviglia?”. Gli americani pensavano così di vender loro armi spingendo il Giappone a una gigantesca spesa per militarizzarsi. Dopo due giorni di consultazione con il governo l’imperatore rispose: “grazie, siete dei coccoloni. No. Non vogliamo. Abbiamo appreso la lezione, Noi non vogliamo armarci. Esiste ancora, ed è troppo forte nella struttura mentale giapponese, una sottesa idea di predominio militare che noi vogliamo invece addormentare finchè non l’avremo eliminata per sempre. Preferiamo tenerci i soldi per costruire infrastrutture”. Gli americani tornarono a casa pensando che i giapponesi erano pazzi e non sapevano fare il business. In compenso, la Toyota, la Nissan e la Mitsubishi (considerata allora un nulla rispetto alla poderosa industria automobilistica statunitense) strappò le concessioni governative per costruire automobili in Usa, occupando manodopera locale. Gli americani accettarono entusiasti. Quattro anni dopo avevano steso le automobili americane che in Usa nessuno voleva più acquistare e dal 4% arrivarono al 45% del volume complessivo di vendite.

Ma i giapponesi hanno elaborato il lutto. Così come hanno fatto i tedeschi. Nella primavera del 2011 quando l’Europa e gli Usa hanno deciso di attaccare la Libya senza motivo, la Germania disse loro: “noi non partecipiamo e non vogliamo avere niente a che fare con questa storia, non vogliamo partecipare a guerre colonialiste di sapore imperiale che possano produrre nefasti contraccolpi in Germania. Ci asteniamo e ci mettiamo in una condizione di neutralità”.. L’Italia ci è andata con cipiglio fascista, con la stessa identica idiozia con la quale nel 1936 andò in Etiopia. Quale sarebbe la differenza? Quale lezione ha mostrato il paese –soprattutto la sinistra- di avere appreso?

Un altro esempio più recente di sapore spettacolare.mediatico ma utile per comprendere.

15 giorni fa all’europeo di calcio, in finale, la squadra nazionale di calcio ha perso per 4 a 0 giocando come dilettanti allo sbaraglio. In un paese normale, la reazione sarebbe stata A) prendersela con i giocatori al grido di “siete degli atleti miliardari, vergognatevi non sapete fare il vostro lavoro” oppure B) “Prandelli è un allenatore che fa schifo, ha mandato in campo gente decotta, non sa fare il suo lavoro”. E invece, sono diventati tutti eroi, protagonisti di “una esperienza straordinaria, unica, davvero una prestigiosa vittoria del collettivo” parole testuali dette da Prandelli e sottoscritte anche da Napolitano. Anche in questo caso, una sconfitta è stata trasformata in una vittoria, e questo fa incorporare un Falso.

E’ ciò che mediaticamente, in maniera subdola e criminale, sta facendo il management del PD con Mario Monti. Ci sta facendo perdere tutte le partite internazionali per 4 a 0 e ci vengono a dire che si tratta di gigantesche vittorie del collettivo.

De che?

L’Italia clerico-fascista sta affondando l’Europa. Lo fa attraverso Mario Draghi e Mario Monti.

Perché stupirsi che Silvio Berlusconi ritorni in campo dato che non ne è mai uscito e conosce a menadito questo paese?

Non è un caso che la vicina Francia (loro la guerra l’hanno vinta) che ben conosce la perversione ipocrita dell’Italia dato che noi li abbiamo pugnalati alle spalle il 10 giugno del 1940, comincia a prendere sempre di più le distanze dall’Italia.

In questa nazione clerico-fascista, i media parlano del nuovo asse Hollande-Monti. E’ Falso. Non c’è nessun asse. Hollande è un nemico di Monti. Si detestano a vicenda. Hanno politiche diverse. Obiettivi diversi. Strategie diverse. Per non parlare del fatto che uno è stato eletto con larghissima maggioranza, l’altro ha fatto un golpe finanziario.

La sinistra progressista, quella che aspira all’applicazione di un modello di socialismo liberale in Italia, è orfana. L’importante è saperlo. L’attuale modello di regime proposto da Monti/Passera con l’appoggio di Bersani/Casini/Berlusconi è un modello clerico-fascista, ben interpretato e rappresentato dalla Bindi, Letta, Franceschini, che non vogliono il riconoscimento delle unioni di fatto, che non vogliono il riconoscimento delle coppie tra gay, che non vogliono tassare il clero né meno che mai la finanza vaticana, e che stanno attuando una politica mediatica persuasiva basata su dei chiari assunti di matrice autoritaria che pescano in quella tradizione del fascismo italiano, autentico ed esistente, che agli italiani piace tanto.

Non c’è nessuna differenza tra il ridicolo Mussolini che falcia il grano a petto nudo e il patetico Monti che di corsa si precipita a un convegno di finanzieri miliardari nell’Idaho, unico esponente politico al mondo, perché nessuna persona dotata di pudore vuole oggi farsi vedere insieme a loro.

Qui viene presentato come un successo dell’Italia. Lo dice anche la repubblica.

Dobbiamo rimboccarci le maniche e ripartire dal 1946, cioè tre generazioni fa, per cercare di dar vita a una ipotesi decorosa di progressismo politico.

Altrimenti, attacchi personali violenti come quelli di Casa Pound contro Filippo Rossi, direttore de Il Futurista, diventeranno ben presto norma consolidata.

Io non voglio essere un borderline sociale.

E voi?

Sergio di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/07/la-sinistra-italiana-che-non-ha-futuro.html
15.07.2012

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