La rotonda, crocevia di lotte sociali e politiche. Rassegna di un anno di movimento di “Gilet gialli”

DI JACQUES SAPIR

les-crises.fr

Così quasi un anno fa, pochi giorni fa, iniziò quello che era chiamato il movimento Yellow Vest . Questo movimento ha profondamente cambiato il panorama politico in Francia. Ha segnato in modo permanente la nostra immaginazione.

Questo movimento ha avuto anche conseguenze sulla scena internazionale. Vari movimenti popolari di rivendicazione e protesta hanno afferrato il simbolo del giubbotto. Questo movimento ha dato alla luce vari libri [1] e vari [2] . Alcuni sono stati pubblicati molto (troppo?) Early [3] . I documenti che hanno prodotto sono stati parzialmente modificati [4] . Alcuni, e questo è altrettanto importante, sono stati scritti da portavoce del movimento, come nel caso di François Boulo [5] o di Priscilla Ludosky [6]. Mentre questo movimento, sebbene abbia perso la sua grandezza, sopravvive organizzando eventi regolari ogni sabato, sotto forma di “atti” diversi, è opportuno tornare alle origini di questo movimento, cambiato e ciò che ha portato.

L’origine del movimento

Questo movimento, va ricordato, è iniziato come un rifiuto dell’aumento del prezzo del gasolio. Inizialmente, era la petizione “online” contro questo aumento, la petizione lanciata il 29 maggio 2018 da Priscilla Ludoski, che ha aggregato il movimento. Questo aumento, giustificato dal governo in nome dell’emergenza ecologica, non sembrava importante. Tuttavia, ha innescato le polveri e ha causato la più grande esplosione sociale dagli scioperi del 1995. Il motivo è l’importanza delle “spese limitate” nel bilancio delle famiglie, in particolare le famiglie più modeste . Queste spese, che INSEE chiama anche “spese preimpegnate”, rappresentano ciò che tutte le famiglie devono spendere. Introduce le spese abitative, servizi finanziari e quote di abbonamento per i vari servizi. Queste spese, che rappresentavano il 12,5% del budget di una famiglia media nel 1960, rappresentano ora oltre il 30%[7] .

Ma molte altre spese sono in realtà vincoli: non si può evitare di mangiare, vestirsi, guarire, trasferirsi al lavoro. Le stime che vengono fatte pongono quindi l’asticella per queste spese preimpegnate più vicine al 60% che al 30%. Aggiungiamo che la proporzione è tanto più forte quanto i redditi sono modesti. Per le famiglie con redditi inferiori al reddito mediano, la percentuale aumenta probabilmente al 70-80%. In effetti, il CREDOC [8]ha stimato nel 2005 che la quota di spese “inevitabili” (che è una definizione più ampia) potrebbe raggiungere l’87% nel 2005. Si noti che non vi è stata alcuna indagine più recente, il che è un peccato. Alla fine, ciò che resta “vivere”, un termine preferito dal Consiglio nazionale delle politiche per combattere la povertà e l’esclusione sociale (CNLE), è in realtà molto disomogeneo secondo le famiglie. Se prendiamo la definizione di CREDOC, nel 2005 è rimasta 80 € al mese al decimo più povero dopo i vincoli di spesa e inevitabile contro 1.474 € al decile più ricco, un rapporto di 18 a 1. E ancora Come osserva il CNLE, il “riposo per vivere” dei più poveri di solito è solo di pochi euro quando non è negativo.

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3 Comments
  1. lady Dodi says

    Purtroppo hanno distrutto i Gilet. Gli hanno infiltrato i Blak Blok e adesso tutti a dire: “Ma come sono violenti questi Gilet Jaunes!”
    Su questi Blak Blok vorrei sapere chi li finanzia. Non esiste che ci sia gente che non lavora ma è pronta a pagarsi le “trasferte” laddove occorra. io, ad esempio, non me lo potrei permettere.

    1. Sirius says

      Concordo che nella maggior parte dei casi è possibile siano foraggiati dalle stesse forze di polizia contro le quali poi fan casino, ma io posso riportare la mia esperienza nel caso della Val di Susa, dove qualche anno fa avevo amici molto presi da questa vicenda, e non so se posso chiamarli “black block” o semplicemente gente che incazzata per le violenze assurde dell’esercito schierato in una valle a proteggere mafiosi (mafiosi che proteggono altri mafiosi), partiva da varie parti d’Italia a proprie spese e che magari si, rispondeva con altra violenza, perchè dopo che porgi l’altra guancia una volta poi non ne rimangono altre da porgere e le scelte diventano limitate, o te ne torni a casa e te ne sbatti o resti e combatti come puoi.
      Caschi, attrezzature varie, farmaci, vestiti da buttare, maschere antigas (dato che usavano lanciare palate di gas CS, che è illegale se usato in guerra ma non per “l’ordine pubblico”). Tutto a proprie spese. D’altronde c’è chi passa i weekend a strisciare in un centro commerciale, altri invece i soldi li spendono così.
      Detto ciò, io ora sono dell’idea che combattere in questo modo o “manifestare” sia un atto destinato al fallimento ed inutile, dato che lo stato ha risorse infinite e la lotta è terribilmente impari. Fortunatamente ci sono vie più sottili per abbattere queste sistema infame, ma molti non le comprendono (ancora).

  2. angelo says

    loro protestano ma non serve a niente , ormai siamo nella situazione che i governanti sono anche coperti a livello europeo e come negli stati uniti anche se i dimostranti si armano e sparano contro la polizia che risponde con decine di morti questi mandano l’esercito , solo in ukraina e’ riuscita la rivolta ma loro non sono in europa ed erano spalleggiati da esterni

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