La rabbia, la depressione e le pillole

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Dice Stefano Benemeglio (lo scopritore delle Discipline Analogiche, cioè delle “leggi e delle regole che governano i linguaggi emotivi e le dinamiche sistemiche dell’uomo” [1]) : “Le aspettative naturali che ogni individuo ha, se vengono ripetutamente frustrate, determinano una naturale reazione di rabbia e risentimento nei confronti di se stessi e verso le persone che ci circondano. Tali rancori spesso non vengono espletati, ma interiorizzati e compressi, diventando la causa di depressioni. La depressione riguarda quindi sentimenti di rabbia e rancori implosi per sensi di colpa.”[2]

Ci viene così offerta una interessante chiave di lettura di questi due fenomeni: mentre la rabbia è l’esplosione delle frustrazioni subite nel corso della vita, la depressione è la sua implosione.

Le frustrazioni vissute si possono quindi muovere su due distinti binari: attraverso la rabbia (verso l’esterno del Sè), oppure attraverso la depressione (verso il suo interno).

Non pensiate che le frustrazioni siano solo episodi che riguardano l’individuo. Esistono anche le frustrazioni sociali.

Gli operai che salgono sul tetto del capannone oppure organizzano picchetti e manifestazioni per manifestare la propria rabbia contro i trasferimenti o i licenziamenti hanno un comportamento ben diverso dagli operai che, volenti o nolenti, li accettano.

L’aspetto politico delle diverse scelte (rabbia o depressione) ha delle ricadute non secondarie sugli esiti sociali. Il corpo sociale dei votanti, ad esempio, a seguito della frustrazione causata dall’annichilimento del panorama politico (ci siamo pericolosamente avvicinati attraverso il maggioritario ad una totale mancanza di offerte politiche storicamente collocabili a destra e a sinistra) si è ammutolito, preferendo il silenzio della propria angoscia alle metaforiche urla rabbiose all’interno di quella stanza di contenimento per malati di democrazia che la cabina elettorale rappresenta. In alcuni casi, ci dicono gli psicologi, la rabbia irrisolta può portare a depressione. Credo che gli elettori delusi possano essere annoverati tra tali casi.

La depressione, quindi, è molto più funzionale della rabbia al sistema, che continua a macinare le proprie farine indisturbato. Nessuno, nella stanza dei bottoni, vuole un nuovo ‘68. Meglio un popolo depresso e ammutolito che uno eccitato dalla rabbia per le mancate “aspettative naturali” di cui parla Benemeglio.
Nel mondo sarebbero 121 milioni le persone che ricorrono agli antidepressivi. Secondo la Commissione Europea le persone affette da depressione in Europa sarebbero oltre il 4,5% della popolazione. E ogni anno sono 58.000 i cittadini che muoiono per suicidio. [4] Questi trend sono in continua ascesa.
Che poi il Prof. Irvin Kirsch avesse evidenziato come “i farmaci [antidepressivi] funzionano non grazie al loro meccanismo d’azione, bensì all’effetto placebo”, è argomento che non approfondisco per brevità. [5]  Per quanto discutibili siano questi farmaci, indiscutibile è l’aumento del loro consumo, così come sono indiscutibili i profitti delle case farmaceutiche legati a questo contagioso disagio sociale.

Ma mentre alcuni farmaci tentano di migliorare i citati “squilibri biochimici” favorendo un approccio migliore verso la vita, altri al contrario forzano l’inconsapevole consumatore verso il crinale depressivo.
“La depressione può essere collegata a squilibri biochimici, [e] può anche derivare da fattori ambientali”, puntualizzano i terapeuti. [3]
Biochimici, quindi anche di natura farmacologica.

E qui la storia si complica, perché viene tirata in ballo la seconda causa mondiale di morte: le cardiopatie. L’OMS afferma che oltre 12 milioni di persone muoiono ogni anni per malattie cardiovascolari. Secondo il pensiero corrente il responsabile di tali malattie sarebbe il colesterolo. Risulta quindi necessario tenerlo sotto controllo attraverso la somministrazione delle statine.
Peccato che il prestigioso Lancet abbia pubblicato uno studio secondo cui i pazienti anziani con basso colesterolo avrebbero “a significant association with mortality”, fatto che oltre a dover far confessare ai ricercatori di essere “unable to explain our results”, li obbliga a porre dei dubbi sulle giustificazioni scientifiche di abbassare comunque il colesterolo a valori molto bassi. [6]

Inoltre si scopre che il 75% delle persone ospedalizzate per problemi di cuore hanno il colesterolo a livelli normali, almeno secondo le linee guida correnti. Il Dr. Gregg C. Fonarow, specialista di medicina cardiovascolare all’UCLA afferma che è quindi necessario rivedere al ribasso tali linee guida, in controtendenza con quanto affermato dal Lancet.[7]

Parlando di “squilibri biochimici”: l’assunzione di statine (spesso associate ad altri farmaci che ne potenziano l’effetto) comporta una serie di disagi, primi fra tutti quelli muscolari (ma il cuore cosa sarebbe, se non un muscolo?). Poi il fegato, che deve essere monitorato; la lista dei disagi fisici è molto lunga. Il raggiungimento dell’ipocolesterolemia non garantisce comunque l’immunità contro le cardiopatie, questo è ciò che alcuni studiosi affermano.
Il colesterolo svolge delle funzioni molto importanti: serve a produrre la bile, protegge le fibre nervose, interviene nella formazione delle membrane cellulari e nella produzione di ormoni e della vitamina D, è presente nelle membrane cellulari e quindi è fondamentale per la loro integrità fisica e per la loro permeabilità.
Una certa quantità di colesterolo è coinvolta anche nel processo dell’assorbimento e della digestione dei grassi. Inoltre viene utilizzato dalle ghiandole surrenali, dalle ovaie e dai testicoli per sintetizzare alcuni ormoni molto importanti, come il progesterone, gli estrogeni e gli androgeni.
Dal colesterolo deriva anche la vitamina D, che è fondamentale per un’adeguata mineralizzazione delle ossa. Da non dimenticare che negli strati superficiali della cute esso impedisce l’evaporazione dell’acqua, conferendo resistenza alla pelle.[8]

Come se non bastasse l’assunzione di statine allo scopo di ridurre il colesterolo ha come effetto collaterale…la depressione.

Uno studio del 2001 ha esaminato l’associazione tra i livelli di colesterolo e la depressione. La ricerca è stata condotta su una popolazione normale utilizzando Hamilton Rating Scale for Depression. La scala di Hamilton per la depressione era, all’epoca, il questionario più utilizzato per fare la diagnosi di depressione ed anche dare un’indicazione di gravità. Lo studio ha rilevato in modo netto che i soggetti con colesterolo basso avevano punteggi significativamente più alti nella scala di Hamilton.[9]
Manca un dato finale: i costi di questa operazione.
Nel 2000 le vendite dei farmaci ipolipemizzanti sono aumentate del 21%, portando la relativa categoria terapeutica al secondo posto nella classifica delle vendite di farmaci a livello mondiale.
All’interno di tale categoria, le statine sono state i medicinali più venduti.

Negli Stati Uniti tale farmaco risulta in assoluto il più venduto – per numero di confezioni – tra quelli soggetti a prescrizione medica, con oltre 48.000.000 di confezioni vendute.

Dal punto di vista della spesa è interessante  notare  che, tra i farmaci maggiormente venduti, al secondo e terzo posto si collocano due ipolipemizzanti per i quali si è registrata, rispettivamente, una spesa di 5,4 e 4,4 miliardi di dollari.[10]

Tra il 2000 e il 2005 l’uso di statine è aumentato di un enorme 156 per cento, passando da 15,8 milioni di persone a 29,7 milioni di persone. La spesa per questi farmaci è balzata da 7,7 miliardi a 19,7 miliardi di dollari per ogni anno dello stesso periodo. [11]
In Italia i farmaci del sistema cardiovascolare rappresentano la prima categoria terapeutica a maggiore spesa pubblica pari a quasi 2,9 miliardi di euro (48,1 euro pro capite).

Gli inibitori della HMG CoA reduttasi (statine) mantengono il primo posto in termini di spesa (8,1 euro pro capite). [12]
Interessante anche notare come da un lato si innalzino le soglie di pericolosità ambientale (inquinanti di aria e acqua, che risultano molto più respirabili e potabili di decenni fa nonostante il notevole aumento di agenti velenosi) mentre dall’altro si abbassano le soglie di salute individuale, facendoci diventare tutti malati e bisognosi di medicinali.

Ecco quindi come funziona il business: si analizza una delle maggiori cause di morte e si afferma che, per essere minimizzata, ha bisogno di essere trattata con farmaci specifici. Nonostante esistano dubbi sulla efficacia di tali farmaci (dato che inibiscono funzioni che non sembrano correlate alle patologie osservate), si chiede che i valori relativi alle funzioni di riferimento siano tenuti sotto una soglia prefissata. Ovviamente questo comporta un notevole incremento delle vendite di quei farmaci. Ma non basta: siccome si notano pochi benefici relativamente ai soldi spesi, si chiede di spenderne di più, e lo si ottiene abbassando i livelli di soglia ritenuti fino a prima accettabili. Una spirale che coinvolge pazienti cardiopatici e Big Pharma dalla quale non sembra esserci via di uscita. Ma l’aspetto più subdolo di questa operazione è che diminuendo costantemente i livelli di colesterolo e aumentando parallelamente le vendite di statine si aumenta di pari passo la depressione che, a seguito del volume di farmaci assunti, può tranquillamente considerarsi endemica. Ovviamente un popolo di depressi saprà ben difficilmente opporsi ai padroni del vapore che preferiscono cittadini sull’orlo del suicidio a masse di rabbiosi che si organizzano in sollevazioni popolari.

Se Maria Antonietta avesse consigliato statine al posto delle brioches avrebbe potuto portare a spasso per Versailles la propria affascinante testa ancora per parecchi anni. Ne sono sicuro.

 

Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

13.11.2016

 

NOTE

[1]http://www.upda.it/
[2]http://www.emotivia.it/consulenza-psicologica/depressione/
[3]http://it.allerf.com/qual-e-la-connessione-tra-la-depressione-e-rabbia/
[4]http://www.cafebabel.it/societa/articolo/leuropa-della-depressione.html
[5]http://espresso.repubblica.it/visioni/scienze/2010/02/12/news/bluff-depressione-1.18354?refresh_ce
[6]http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736%2801%2905553-2/fulltext
[7]http://newsroom.ucla.edu/releases/majority-of-hospitalized-heart-75668
[8]http://www.tantasalute.it/articolo/colesterolo-basso-sintomi-conseguenze-e-rimedi/41399/
[9]http://www.evolutamente.it/colesterolo-basso-e-depressione-un-legame-a-doppio-senso/
[10]http://www.agenziafarmaco.gov.it/wscs_render_attachment_by_id/111.54513.1150382906301de0d.pdf?id=111.54518.1150382906751
[11]http://www.comemigliorare.com/tutta-le-verita-sulle-statine-rischi-sottovalutati-e-grandi-affari/
[12]http://www.federfarmaservizi.it/attachments/article/25/Rapporto%20OsMed%202013.pdf

 

17 Commenti
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Rosanna
Utente CDC
13 Novembre 2016 19:35

Interessanti riflessioni … però io non credo che ci sia una Spectre Big Pharma che specula sempre e comunque sulla salute delle persone, anche se so benissimo che è una multinazionale, quindi i suoi guasti li ha combinati … credo invece che esista un’evoluzione della ricerca scientifica, che sforna continuamente nuove teorie, per esempio potremmo ricordare il Principio di Falsificabilità di Karl Popper, secondo cui la cifra distintiva degli asserti scientifici non è la Verificabilità, ma la Falsificabilità: un asserto scientifico deve poter essere confutato dall’esperienza, per essere considerato scientifico. Un asserto è scientifico o empirico, secondo Popper, se da esso seguono delle conseguenze passibili di osservazioni, che possono confermare o falsificare le teorie da cui derivano, ovvero ogni teoria scientifica, per quante conferme possa aver avuto finora, non è detto che in futuro non possa essere smentita.

Rosanna
Utente CDC
Risposta al commento di  Tonguessy
13 Novembre 2016 21:25

Di teorie antiscientifiche ce ne stanno a iosa, e sono state tutte dannose per l’umanità … la prima che mi viene in mente è il creazionismo, secondo il quale l’uomo sarebbe stato creato da Dio, che avrebbe costruito una statua d’argilla e poi gli avrebbe infuso il suo spirito, la donna invece sarebbe stata creata da una costola dell’uomo, per fargli da compagna, per stargli accanto, divertirlo e soddisfare i suoi desideri … l’altra teoria invece, quella che si dice scientifica e che non solo è verificabile, ma anche falsificabile, sarebbe quella darwiniana, dell’evoluzionismo, secondo la quale solo le specie animali più forti e più capaci di adattarsi all’ambiente sarebbero in grado di sopravvivere, le altre sarebbero destinate a morire … io ho scelto la seconda, ma tu puoi scegliere quella che vuoi …

Truman
Staff CDC
Risposta al commento di  Rosanna
14 Novembre 2016 11:27

Sir Karl Raimund Popper è stato uno dei maggiori venditori di fumo del ‘900. Parecchio ignorante sia di scienza che di filosofia, riuscì a navigare lo Zeitgeist scientista facendosi passare per epistemologo (qualcosa di simile ad un filosofo della scienza). Non sorprendentemente, Popper è apprezzato da quelli che non capiscono né di scienza che di filosofia, e dai sostenitori del potere costituito.
A parte le critiche appassionate di Paul Feyerabend e altri dello stesso filone (Lakatos, Kuhn) è Robert Nozick (“Invarianze”) che lo demolisce in poche parole, sostenendo che l’approccio di Popper si dimostra totalmente incapace di spiegare la crescita della conoscenza scientifica. Se l’approccio di Popper venisse preso sul serio, saremmo sempre all’anno zero della scienza.
Il reazionario Nozick non ha alcun problema a scartarlo rapidamente come una cacca di cane trovata sul marciapiedi. “Invarianze” è un testo colossale, che però affronta in modo sommario l’epistemologia.
Per imparare qualcosa di filosofia della scienza occorre ritornare a Hans Reichenbach ed il suo “La nascita della filosofia scientifica”. E qui si può scoprire che l’induzione unita alla ragione ha fornito la base delle rivoluzioni scientifiche.

Rosanna
Utente CDC
Risposta al commento di  Truman
14 Novembre 2016 12:25

Non ho la minima presunzione di essere esperta in filosofia, come non ho nemmeno quella di essere una tuttologa, credo comunque che la vicenda e la filosofia di Popper vada calata nel suo tempo, e comunque di lui ho apprezzato almeno due concetti chiave che hanno fatto scuola … quello della falsificabilità della scienza e della tv cattiva maestra … se poi Tonguessy vuole smettere l’uso dei farmaci perché li ritiene dannosi alla sua salute, per di più cercandone una giustificazione filosofica, quando i medici gli hanno consigliato il contrario … quella è una sua scelta libera e molto privata, anche perché ognuno ha la libertà di vivere e di morire come crede … io ho scelto diversamente, quando mi hanno proposto di fare la chemioterapia, l’ho fatta, l’ho sopportata benissimo e a distanza di 10 anni sono ancora qua … naturalmente, sempre secondo il principio della falsificabilità tutto può succedere nei prossimi tempi …

ga950
ga950
13 Novembre 2016 19:37

A mia memoria, cioè da quando CDC è apparso in rete, non mi ricordo di aver letto nulla di Tonguessey circa la farmacopea, non capisco come sia stato possibile che gli amministratori abbiano deciso di pubblicare un “pastrocchio” di tale fata in home.
Non ha capo e coda, a meno che prossimamente, la stessa amministrazione, non ci fornisca un glossario adatto alla lettura.

Annalisa Rossi
Annalisa Rossi
13 Novembre 2016 19:39

Bisognerebbe avere il coraggio di riprendere in mano la propria vita. Io se vado dal medico (raramente) prendo le sue indicazioni come consigli. Le sue prescrizioni le considero come una opportunità di star meglio che non mi da’ alcuna certezza. Ci penso su e poi decido che fare. Mi ammalerò per questo? ne morirò? Io credo di no. Ed anche dovesse essere lo avrò scelto io. Almeno questo. Tanto poi la chimica invade comunque la nostra vita, senza scampo.

ga950
ga950
13 Novembre 2016 19:40

Ecco!! Stavo proprio aspettando il commento dell’insegnante del Romagnosi, l’unica che poteva offrire una coloritura vagamente positiva allo scritto.

Rosanna
Utente CDC
13 Novembre 2016 19:56

Altre informazioni utili raccolte in rete … Recenti studi dicono sostanzialmente che il colesterolo è prodotto circa per lo 80% dal fegato. Il restante 20% proviene dalla alimentazione. Prima conclusione: una dieta povera di colesterolo, da sola, è inutile. Il problema che si pone, allora, è capire allora come mai il fegato aumenta la sua produzione di colesterolo. Ma quando è che il fegato aumenta la produzione di colesterolo? La aumenta in presenza di alti tassi di insulina, secreta dal pancreas. E quando è che ci sono alti livelli di insulina? Essenzialmente quando si ingeriscono molti carboidrati ad alta densità o ad alto indice glicemico (zucchero, farine, succhi, amidi, etc). Quindi: Alta insulina=alto colesterolo. Un problema con gravi conseguenze, è quello della placca arteriosclerotica o aterosclerotica. E quando si forma la placca arteriosclerotica? Sostanzialmente quando c’è un alto valore ematico del colesterolo ed in presenza di alti livelli di insulina (quindi quando si ingeriscono molti carboidrati ad alta densità (zucchero, farina, succhi, amidi, etc, che hanno effetto anche sui trigliceridi). Quindi l’ alta glicemia (o iperglicemia), è una delle cause della ipercolesterolemia e della arteriosclerosi o aterosclerosi. Inoltre va ricordato che, i due tipi di colesterolo, quello “cattivo” LDL, e… Leggi tutto »

ignorans
ignorans
13 Novembre 2016 21:14

Se il tema di un articolo è “la depressione”, si deve essere in grado di indicare la causa altrimenti è un vano parlare.
Se si usano i dati della scienza per trovare la causa e questi dati non sono sufficienti, si deve affermare “con la scienza non siamo in grado di identificare con certezza la causa”.
L’articolo poteva finire lì.

ignorans
ignorans
Risposta al commento di  Tonguessy
13 Novembre 2016 21:42

Credimi è un guazzabuglio. È troppo concentrato questo articolo. C’è troppa roba: psicologia, Big Pharma, cause effetti, soluzioni, ipotesi, brioche, cappuccini e quant’altro.
Forse volevi farci girare un po’ la testa, perdere l’equilibrio….

fabtravel.altervista.org
14 Novembre 2016 20:45

Personalmente ho un’idea integrativa che non esclude quanto riportato vale a dire: partendo dal presupposto che le origini della depressione sono di diverso tipo, vorrei mettere l’accento sulle frustrazioni. Le frustrazioni che ogni individuo genera autonomamente non sono numerose e non spiegherebbero un dilagante aumento delle depressioni. Mi viene quindi da collegare le frustrazioni ai bisogni indotti dal consumismo che sono innumerevoli. Ogni giorno tutti vengono bobmbardati da stimoli che generalmente raggruppiamo nella parola pubblicita’. Questi stimoli sotto le piu diverse forme sono creati con tecniche ipersofisticate e vengono somministrati secondo dosi e modalita’ scientificamente sperimentate che creano un infinita’ di bisogni altrimenti inesistenti. L’impossibilita’ di soddisfarli tutti comporta frustrazioni innumerevoli che si sommano e generano depressione di livello elevato e difficile da curare clinicamente perche’ fa capo a diversi bisogni spesso non collegati.
Purtroppo si sottovaluta molto la pubblicita’ ed ognuno si sente inattaccabile, gli unici a conoscerne bene gli effetti sono i committenti che sanno bene per quale motivo investono milioni di euro