La campagna Biden: malattia, depressione e discordia razziale

DI JONATHAN COHEN

americanthinker.com

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, la strategia della campagna Biden si è sempre più focalizzata sul dare la colpa a Trump per Covid-19, depressione e disordini razziali. I presidenti, come gli allenatori delle squadre sportive, ottengono troppo credito durante i momenti fortunati e incassano troppe critiche in caso di problemi. Gli ultimi sei mesi hanno portato una valanga di scalogna alla campagna di Trump; la peggior pandemia di un secolo; un massiccio blocco dell’economia; misure di sanità pubblica che hanno prodotto 40 milioni di persone senza lavoro e che vivono in estremo isolamento sociale; settimane di disordini sociali con saccheggi diffusi, attacchi indiscriminati alla polizia e incendi di molte aziende. Sebbene Trump non ne sia responsabile, la strategia della campagna Biden è il riflesso del partito della malattia, della depressione e della violenza razziale, al fine di dilatare mediaticamente a dismisura tutte e tre le crisi.

Quanto alla pandemia hanno trasformato le colpe del Partito comunista cinese sull’origine e l’internazionalizzazione della malattia, nella rivendicazione che Trump è un razzista. Hanno trasformato i fallimenti iniziali dei test della FDA e del CDC in un fallimento di Trump, che avrebbe causato la diffusione del contagio negli Stati Uniti. Hanno attaccato un possibile trattamento, l’idrossiclorochina, come un farmaco pericoloso semplicemente perché Trump aveva suggerito che avrebbe potuto essere utile. Sostenevano che le poche centinaia di persone che manifestavano contro il blocco avrebbero ucciso migliaia di persone, mentre ignoravano i quindici milioni che violavano le norme di allontanamento sociale per attaccare la polizia. E, peggio ancora, hanno offerto scarso supporto alle linee guida delle amministrazioni sul rallentamento della diffusione del contagio.

Sull’economia, hanno incoraggiato politiche di blocco eccessivamente restrittive che approfondiscono e prolungano il deterioramento economico. Hanno insistito per inserire incentivi finanziari negli stanziamenti supplementari per indurre le persone a rimanere disoccupate piuttosto che tornare al lavoro.

Peggio ancora, in risposta alla morte di George Floyd, hanno cercato di sminuire le richieste dei manifestanti di abolire la polizia, si sono rifiutati di condannare il vandalismo dilagante, si sono opposti ai tentativi di controllare le rivolte e soprattutto hanno celebrato le massicce affluenze alle manifestazioni di Black Lives Matter, sebbene abbiano chiaramente favorito un grave rischio di contagio.

Con la malattia, la depressione e il caos nelle strade sotto la supervisione di Trump, non ha semplicemente senso che i democratici abbiano fatto uscire Biden durante le conferenze stampa, per mostrarsi costretti a prendere posizioni su misure di blocco, riaprire l’economia e  reprimere la violenza nelle strade. Cosa ci guadagna la campagna di Biden a dover rispondere a domande su cosa pensa lui della distruzione delle statue di Washington e Jefferson?

Pur concordando sul fatto che Biden non è mai stato troppo intelligente per cominciare e mostra segni di ridotta capacità mentale, però il suo dibattito con Sanders ha dimostrato che è ancora in grado di gestire un confronto politico. Date le attuali difficoltà che l’amministrazione Trump sta affrontando, basta che Biden esca dai dibattiti senza sbavare, e ciò potrebbe bastare a spingerlo oltre il traguardo.

Il vero pericolo per i democratici è che ciò potrebbe ritorcersi contro di loro. Se la violenza continua ad essere favorita dai funzionari democratici che demonizzano la polizia, imponendo chiusure selettive di aziende, chiese e raduni di oltre dieci persone, mentre promuovono con entusiasmo la rivolta anti-polizia che viola le linee guida sul distanziamento sociale, perseguendo le persone per aver difeso le loro case e le loro attività contro i rivoltosi, e mentre fa uscire decine di migliaia di criminali violenti dalla prigione, l’opinione pubblica può stancarsi del caos e spostare la colpa da Trump ai democratici.

La legge e l’ordine non sono una strategia elettorale di Trump. La sicurezza di base è qualcosa che la gente vuole disperatamente, mentre sindaci, governatori e consiglieri democratici radicali stanno promuovendo attivamente il crimine e la violenza con le loro politiche anti-polizia. La CNN e MSNBC fanno del loro meglio per nascondere il deterioramento dell’ordine sociale nelle nostre città, ma le persone sanno cosa sta succedendo e quando si rendono conto che è l’incapacità del loro funzionario locale a renderle insicure, potrebbero ribellarsi ai democratici.

Mancano ancora tre mesi alle elezioni e il gioco dei Democratici presenta molti rischi. Mentre i  sondaggi attuali mostrano che la promozione della depressione e della discordia razziale nel breve periodo possono aiutare Biden, a lungo termine gli si potrebbero anche ritorcersi contro,  prima che l’opinione pubblica si possa adeguare alle politiche distruttive dei Dem.

(Flashback: George Soros al World Economic Forum 2018 a Davos, aveva detto che l’amministrazione Trump rappresentava “un pericolo di guerra nucleare per il mondo”, e che era “un fenomeno puramente temporaneo che sarebbe scomparso nel 2020 o anche prima“, NdR)

 

Jonathan Cohen

24.07.2020

Link: https://www.americanthinker.com/blog/2020/07/the_biden_campaign_disease_depression_and_racial_discord.html

 

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