INVERNO, LA LEZIONE DEL NULLA

Meditazioni psicoanalitiche sui tratti distintivi della “mente invernale”, usa a confrontarsi con il vuoto e con la finitudine.

INVERNO, LA LEZIONE DEL NULLA

di Alessia Vignali
comedonchisciotte.org

MENTE STAGIONALE E INTEGRITÀ STRUTTURALE DELL’OGGETTO “STAGIONE”

E’ affascinante immaginare che, così come le diverse versioni della cattedrale di Rouhen del pittore Claude Monet restituiscono realtà radicalmente mutate al variare dell’atmosfera esterna, vi siano forme di pensiero differenti e diversi “stati dell’essere” chiamati ad affacciarsi alla nostra mente a ogni stagione.

Volendo essere arditi, potremmo ipotizzare l’esistenza di una “mente autunnale”, una “mente invernale”, una “primaverile” e una “estiva”. Nel delizioso “Suwen”, trattato di medicina redatto dall’Imperatore Giallo a partire dal 3000 A.C. (la datazione è del tutto incerta, persa com’è tra leggenda e realtà) in cui questi trascrive le sue “domande semplici” al suo medico di corte, si teorizza proprio questo. Strettamente interconnesso con il cosmo, i cui “soffi” regolano l’armonia universale secondo le leggi del Tao in perenne mutamento, l’uomo è sottoposto alle caratteristiche della stagione, che influisce sui suoi organi, sulla natura del suo volere e del suo desiderare, sulla sua mente… contemporaneamente e nello stesso modo.

Lo Yin/Yang che si esprime in Quattro stagioni
è, per i Diecimila esseri, tronco e radici.
Per questo motivo, i Santi
Con la primavera e l’estate mantengono lo Yang,
con l’autunno e l’inverno mantengono lo Yin.
Con la fedeltà a questi radicamenti,
si accompagnano i Diecimila esseri, nell’immersione e nell’emersione,
alla porta della generazione e della crescita.“

Per l’Imperatore Giallo, è proprio partendo dalla diversità espressa nelle quattro stagioni che ogni vita o situazione particolare prende il suo posto nell’immensa coreografia dell’universo.

La psiche è talmente pervasa dai soffi cosmici che determinano la natura delle stagioni da farsi essa stessa autunno, inverno, primavera, estate.

Lo psicoanalista Christopher Bollas si è occupato di come consacriamo il mondo con la nostra soggettività, investendo persone, luoghi, oggetti e fatti di un significato idiomatico, e ha sottolineato come in questa operazione trattiamo gli oggetti da “contenitori” di aspetti del nostro Sé e, assieme, da potenziali agenti di trasformazione.

L’incontro con oggetti epifanici è assieme incontro con oggetti trovati e a un tempo creati, in cui il soggetto tratta la realtà come area potenziale creativa in cui rinvenire, giocando-si con investimento affettivo e libidico, gli elementi della sua stessa soggettività. Così, lo spazio in cui ci muoviamo è letteralmente vivo, per chi sappia emozionarsi a contatto con esso e sappia infondervi la potenza della sua emozione. A maggior ragione lo diventa il grande spazio della natura, investita dal fenomeno della stagione che coinvolge con i suoi macroscopici mutamenti ogni suo essere. Mentre proiettiamo aspetti di noi sugli oggetti prima di farli nuovamente nostri reintroiettandoli, mentre conosciamo e sperimentiamo noi stessi nel nostro idioma soggettivo fatto d’oggetti trascelti, gli oggetti esistono di per sé e hanno una “integrità strutturale”. Essa aggiunge all’esperienza proiettiva di noi in essi qualcosa di diverso, che non avevamo prima. Con la sua “integrirà strutturale”, l’oggetto amplia la vastità del nostro Sé, arricchisce e costituisce un elemento nel tessuto dell’identità.

“Per esempio”, osserva Bollas, “colloco la gioia tratta dalla capacità giovanile di giocare al baseball in un brano musicale - come la sinfonia in “do maggiore” di Schubert - e se nella stessa settimana proietto qualcosa del mio rapporto erotico con la mia ragazza ne “Il giovane Holden” di Salinger, l’incontro con questi oggetti nella vita adulta potrà far emergere le esperienze del Sé conservate negli oggetti (quelle storiche o arcaiche del passato personale, n. d. r.) ; ma, nello stesso modo, l’esperienza musicale e il processo letterario sono tipi diversi di oggetti, ciascuno con un suo potenziale elaborativo, con il che intendo che l’uso dell’uno o dell’altro mi porterà a una forma diversa di trasformazione soggettiva, che deriva dall’integrità della struttura dell’oggetto“ (Bollas, C., 1992).

A questo punto, egli osserva che occorrerebbe una “filosofia dell’integrità degli oggetti” che ci consenta di esaminare quali forme scegliamo per contenere le trame psichiche del nostro Sé e in che modo tali forme ci contengono e ci modificano una volta che, successivamente, accederemo ad essi per elaborar-ci.

Ragioneremo, qui, dell’impatto sul Sé e sui pensieri dell’”integrità strutturale” di quell’evento ciclico del mondo che è la stagione invernale.

LANGUORE D’INVERNO: PSICOLOGIA DEL SILENZIO

Languore d’inverno.
Nel mondo di un solo colore
Il suono del vento”.
Matsuo Basho

Come all’improvviso, un cielo bianco avvolge il mondo in una specie di sfondo incorporeo. Nulla ricopre nere strutture d’alberi cedui. Il sole è quasi assente, dal corpo non promanano ombre né profumi e lontano, lontanissimo da noi, risplendono Orione e il favoloso ammasso delle Pleiadi.

E’ l’universo abissale dei mesi più bui, le cui gelate disseccano la vita in una morsa, come accade alle piante annuali, oppure la costringono a nascondersi.

Per l’Imperatore Giallo, l’inverno suggella la separazione di ciò che costituisce la vita compenetrandosi: Yin e Yang, Cielo e Terra, umidità e suolo (la terra si screpola), liquidi e soffi animatori (ibidem).

Ci si affaccia, dunque, su un’ipotesi impensabile, quella della finitudine delle cose e del sé, della separazione da tutto quanto abbiamo gradito, amato, tutto ciò che ci ha tenuto in vita. Le cose si “slegano”. Gli animali della foresta non sanno se si reincontreranno, alla fine dell’inverno.

Quando una coltre di neve annulla la fisionomia del mondo, prima delle immagini del dolce Natale ci assale un’inquietudine ancestrale. E’ un pensiero, quello dei lunghi mesi che ci attendono, su cui non vogliamo soffermarci. Malattie, freddo, perdita, ritmi febbrili, nonsense, bulimie passive, feste come recite a soggetto dal copione arcinoto… meglio non pensarci.

E’ diniego: la mente si svuota, teme i suoi stessi contenuti e se ne allontana. Ci avvolgiamo in un torpore atarassico. Le attività frenetiche con cui ci difendiamo sono peggiori del male: cominciamo a sentirci automi trascinati in una routine che perde progressivamente di senso e di sapore.

Qualcuno partecipa a rituali collettivi come quello di “Halloween”, festa importata nel tentativo di sotterrare in un trionfale sghignazzo l’orrore del mondo. L’irrisione alla morte, come insegnano le “danses macabres” di cui è fitta la storia dell’arte, è un empito d’arroganza vitalistica venata d’erotismo, capace di esorcizzare per un attimo il grande freddo. Ma la festa d’accatto non funziona.

Il consumismo imbandisce le strade con precoci addobbi natalizi, panettoni fin da novembre o addirittura estivi e Jingle bells” sempre uguali. E’ un dilagare di cose da dimenticare, vòlte solo ad impedire un varco al pensiero della solitudine… di fronte alla morte.

Perché è di questo che stiamo parlando.

La terra gelata dell’inverno è e sempre fu un deserto di vita e di senso allusivo della morte… eppure il deserto, afferma lo psicoanalista junghiano Luigi Zoja, rimarrebbe esperienza fondamentale da attraversare per far di un uomo un Uomo. “Chi è umano non nasce soltanto dal corpo. Per la seconda nascita, che è quella dell’anima, all’uomo serve l’opposto di un utero che lo circonda. Il deserto è una controfaccia e un completamento del ventre materno, essendo assolutamente aperto e vuoto. E’ una tabula rasa delle presenze e delle conoscenze. Solo lì, lontanissimi dalla mandria, si può rinascere come esseri coraggiosamente e personalmente pensanti”. Perché la disperazione che allora sentirò sarà la mia, la mancanza sarà la mia, l’inermità sarà la mia. Se mi concedo il lusso d’esperire la lontananza da tutto capirò che solo io, nessun altro, posso trovare rimedio a quel vuoto che è soltanto mio, anche se lo sentono tutti.

La “lezione dell’assenza”, in un mondo eternamente connesso, fatto di cordoni ombelicali telematici, è quasi irraggiungibile. Quand’è che contatto me stesso, oggigiorno? Quand’è che sento, al di là richiami, delle seduzioni e delle re-azioni a quanto mi sta intorno, ciò che davvero mi si muove nel profondo?

La fonte più pura della soggettività autentica si trova in profondità e si contatta in solitudine, ebbe ad affermare lo psicoanalista Donald Winnicott, secondo il quale molto al nostro interno, al “cuore” dell’essere, giace un Sé centrale non comunicante, immune per sempre dal principio di realtà e silenzioso per sempre, in cui la comunicazione non è verbale ma assolutamente personale. Nello stato di salute è da questo che sorge naturalmente la comunicazione. E’ da esso che scaturisce il gesto spontaneo che testimonia la vera soggettività, oltre la coltre degli adattamenti, dei “Falso sé”. Le mamme di oggi, che accompagnano i figli a scuola fino ai loro vent’anni, i social e i videogiochi non ne agevolano certo la frequentazione. Winnicott stesso vi si avvicinava attraversando, nell’analisi dei suoi pazienti, proprio il silenzio. Imponeva cioè a volte al paziente, capace di lunghi vaniloqui, di tacere, perché stava riempiendo le sedute di parole inutili.

Dell’inverno temiamo il profondo silenzio.

Con Zoja continuiamo a riflettere: “L’uomo che non incontra il deserto fisicamente e mentalmente non sa di esser nato nudo come ogni animale, solo e ignorante come ogni umano. Gesù che dubita di esser stato abbandonato dal padre e Socrate cui si rivela la sapienza di non sapere sono invece completamente uomini perché, a differenza di quella che si illude di essere umanità, hanno incontrato il deserto e sono sopravvissuti alla desertificazione”. Potremo, cioè, sentici uomini solo se superiamo la paralisi che il vuoto e la solitudine di fronte alla morte temuta ci danno; solo quando avremo, per un attimo, gridato “Dio mio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”.

Avremo toccato e attraversato l’incertezza radicale e la nostra inermità… e vi avremo posto un rimedio.

Paradossalmente, osservano Sigmund Freud e Wilfred Bion, sarebbero proprio il vuoto e il sentimento di “mancare di qualcosa” le matrici del pensiero. Laddove non siamo appagati, laddove esperiamo la mancanza, l’insufficienza, la voragine… è lì che alluciniamo un appagamento proveniente dal mondo esterno. Quel desiderio, nel suo prefigurare l’oggetto mancante, diviene il marchio della nostra soggettività. L’assenza, il non-seno che costellano la nostra esperienza rieducano al dolore del vuoto, alla necessità del desiderio, al vagare nel buio cercando a tentoni… e poi solo fortunosamente, contro tutti, a ritrovare la fiaccola. “Dove sono, io? Mi sono perduto. Sono solo nel buio. Chi è l’uomo? Cos’è e che senso ha la vita, in tutto questo gelo, nell’abisso del cosmo vuoto e infinito?“

Benché sia difficile, abbiamo bisogno di sentire che potremmo perdere tutto, come in una lunga convalescenza che sfida la nostra inconscia tesi sulla nostra “invincibilità”, l’“immortalità” del nostro corpo. Necessitiamo di sentire che il nostro esserci è precario, che potrebbe non darsi.

UN PENSIERO IMPOSSIBILE CHE OCCORRE PENSARE

Possiamo davvero pensarla, la finitudine cui il mondo intero allude, in inverno? Ne ho parlato in un recente articolo, in cui sostenevo che la “meditazione della morte”, così come l’investimento in progettualità che ci trascendano e ci facciano sentire che la nostra personale unicità non è trascorsa invano (anche se questa è, davvero, un’altra delle illusioni necessarie che ci aiutano a vivere, dunque anche ad accettare la morte), siano essenziali nel far di un uomo un Uomo. Non mi dilungo, dunque, oltre in questa sede.

Ricorderò solo che culture arcaiche non credono che fino a un certo punto alla possibilità di una guarigione, di una restaurazione e di una rigenerazione del singolo individuo. Come asserisce lo storico delle religioni Mircea Eliade, “tutti i popoli primitivi hanno sentito in modo profondo il bisogno di rigenerarsi periodicamente abolendo il tempo trascorso e ritualizzando la cosmogonia. La festa, presso i popoli creatori della storia, assume allora il senso della rigenerazione collettiva resa possibile dalla loro mentalità antistorica. Questa rigenerazione è possibile con l’interruzione del tempo profano attraverso l’erompere del tempo sacro, caratterizzato da quella nostalgia delle origini che è alla base dell’idea primitiva secondo cui la vita non può essere riparata, ma solo rinnovata.”

A un certo punto la mente invernale si squarcia, dunque, per accogliere nell’abbraccio della comunità una soluzione sempre uguale e sempre imprevista, squillante come un dono divino: l’irrompere dell’evento della nascita. E’ tempo che “un bambino nasca per noi” come luce nella notte.

Dopo il solstizio d’inverno, il sole bambino torna ad affacciarsi sulla terra, l’anno bambino che verrà cancella il terrore dell’annullamento… e sopraggiunge, nella nostra cultura, il tempo dell’Avvento. La mente invernale ritrova allora la magia della speranza e ammanta di fiaba, commozione e meraviglia gli ultimi giorni dell’anno degli uomini.

Alessia Vignali
Pubblicato da Tommesh per ComeDonChisciotte.org

Commenti (101)

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    1. absitiniuriaverbis 28 novembre 2022

      Un articolo appassionante che ho letto tutto di un fiato. Bellissimo e suggestivo.
      Peccato che io invece adori l'inverno, da sempre: tutto ma non deserto, non morte, piuttosto fucina del futuro.

    1. DrCaligari 27 novembre 2022

      n un'epoca come quella attuale che si caratterizza per la mancanza assoluta di qualsivoglia teleologia, l'unica cosa che si può dire dell'inverno è che fa un freddo del ca---

    2. Fantine 28 novembre 2022

      Plaudo alla battuta, Diamante!

    1. natascia 27 novembre 2022

      Da ragazza mi piaceva disegnare gli alberi con la china.Solo d’inverno, solo allora riuscivo a coglierne l’essenza, il portamento, lo sviluppo, la sinuosità.Gli orizzonti liberi della pianura, la brina e l’assenza di fiori e foglie favorivano l’osservazione, specie se alberi diversi si trovavano tra loro vicini.Penso che le persone assomiglino agli alberi, che la vecchiaia sia l’inverno dell’uomo.

    2. lazarovici 28 novembre 2022

      qui si parla di Salgari: «Sin da ragazzo gli piaceva disegnare navi, vascelli alberati, cutter, brigantini, e più c’erano alberi e vele e sartie più godeva, specie a tratteggiare battaglie navali, le nuvolette che fanno i cannoni quando sparano.
      – Mi piaceva disegnare il vento, – ha detto quasi commosso, come scoprisse qualcosa di sé che prima non sapeva. – Era un po’ come disegnare la libertà, la forza. La vita. Rendere visibile l’invisibile».

    1. Luca VFR 27 novembre 2022

      Semplicemente la nostra civiltà non è più sincrona coil ritmo naturale delle stagioni. Lungi da me credere che sia mai esistita l'Arcadia felix, che esisteva solo nella testa (bacata) dei relativi accademici, ma forse ai tempi della presunta arcadia, diciamo fino a metà '800, l'uomo era sicuramente più sincrono e probabilmente, stava anche spiritualmente meglio perchè non viveva sulla sua pelle questa attuale dissincronia. Concetto un po' ermetico/fumoso/vago ma credo che mi capiate.

    1. gianB 27 novembre 2022

      Ma tutti questi stimolanti buoni sentimenti rispetto l'inverno con freddo e neve, che fanno pendant con il "bianco Natale", immagine fantasiosa ma allo stesso tempo melodia condizionante, sono reali "privilegi" di noi abitanti delle latitudini "superiori" o c'è invece un'idea di "specialità" in questa cosa che ci siamo auto-attribuiti? Non è che magari la maggior produzione di dopamina ed epinefrina in presenza del freddo ci faccia questo effetto? Non corrucciatevi troppo di fronte questo dilemma ..... era solo per dirvi che io me lo passerei anche al caldo potendo. ;))

    2. Martin 30 novembre 2022

      Il freddo e' molto semplicemente il fattore che ha costretto alcuni gruppi umani a proteggersi e a programmare il futuro, pena morire di freddo stenti e fame durante l'inverno. E' anche il fattore che ha moltiplicato l'eliminazione dei piu' deboli.

    3. gianB 30 novembre 2022

      Stai confermando quello che ho detto, io ho tirato in ballo dopamina ed epinefrina ma il concetto è lo stesso.

    1. Bertozzi 27 novembre 2022

      Bell'articolo, specie nella parte:
      "Potremo, sentirci uomini solo quando avremo, per un attimo, gridato “Dio mio, mio Dio, perché mi hai abbandonato"
      Perfino Gesù ha dubitato di essere stato abbandonato dal padre, per cui non c'è nulla di male a dubitare pure noi di essere stati abbandonati e frodati dai nostri, di padri. Risuona? Prima si affronta il punto e prima ci si risveglia.
      Accogliere il deserto che si presenta davanti a noi e il disincanto dentro, per rinascere uomini, e smetterla di essere bambini viziati e mammoni fino all'ultimo momento.

    2. Martin 27 novembre 2022

      Eh, se si riflettesse sulla condizione esistenziale dell'uomo, che viene ben prima di quella politica. In caso di dubbi, continuo a consigliare una passeggiatina o due nel reparto di ematologia o oncologia PEDIATRICA dell'ospedale piu' vicino. Ancora devo trovare qualcuno che riesca poi a sostenere la REDUCTIO AD ABSURDUM della colpa del sistema capitalistico.

    3. ducadiGrumello 27 novembre 2022

      accogliere il deserto che si presenta davanti a noi non è facile Bertoz, il che non significa che non vada fatto, anzi

    1. ducadiGrumello 27 novembre 2022

      banalmente, da agricoltore, sono sempre piuttosto sensibile all'avvicendarsi delle stagioni. Però c'è di più, la percezione del tempo ciclico per me ha un effetto consolatorio, anche se forse i fisici teorici (azzardo, non sono competente) diranno che il tempo è invece una freccia con un inizio e una fine, realizzando così una bizzarra alleanza con certe scuole di pensiero economico. Il tempo ciclico ti concede di tirare il fiato e di riflettere e, dal mio punto di vista, conferisce anche un senso alla nostra fine

    2. JA 28 novembre 2022

      Ma tu pensi che quei somari travestiti da scienziati sappiano cos'è il tempo? Ammesso e non concesso esista al di fuori della rappresentazione fornita dai limitati sensi umani?

    3. JA 28 novembre 2022

      Prospettive storiche. Il tempo, che nel breve spazio di tempo all'uomo appare rettilineo, potrebbe benissimo essere invece circolare. JA

    4. WarezSan 28 novembre 2022

      Tu sei puro al 100%
      Senza la parvenza di geni negroidi...
      L'essere Superiore, il Supremo.
      Colui che merita di riprodursi.

      Abbiamo fra noi il Figlio di Dio e non lo sapevamo...

    5. WarezSan 28 novembre 2022

      Circolare, in pratica ti è andato in culo senza passare dal via.

    1. Fedeledellacroce 27 novembre 2022

      La futilitá dei pensieri e delle parole é immensa.
      L'intelletto vince di nuovo, schiacciando la nostra intelligenza resa ormai inutile da anni di educazione, che alcuni hanno l'ardire di chiamare "superiore".
      Le stagioni non ne hanno alcuna colpa.
      E ancora, non per tutti le stagioni sono 4.

    1. sbregaverse 27 novembre 2022

      La piccola fiammiferaia e la pizza 4 stagioni.

    2. Fedeledellacroce 27 novembre 2022

      Capricciosa, a volte.

    1. Martin 27 novembre 2022

      La pseudo mistica dell'inverno e' irrilevante.
      Rileva invece riflettere sull' evidente, chiarissimo impatto della stagione invernale sullo sviluppo e sull'evoluzione delle razze umane.............

    2. JA 27 novembre 2022

      La razza negroide fisiologicamente specializzata ai climi caldi come quella mongoloide ai freddi e la non specializzazione di quella caucasica che l'ha resa più "multiverso".

    3. Martin 27 novembre 2022

      Sulla formazione delle razze umane e le ultime ricerche genetiche, ti consiglio vivamente "A troublesome inheritance: genes, race and human history" dell'inglese Nicholas Wade. E' stato duramente attaccato dalla scuola antropologica dominante ma ha venduto moltissimo in Usa e Gb. In Italia e' stato ignorato. Se hai problemi con l'inglese, c'e' la traduzione italiana "Una scomoda eredita'. La storia umana tra razza e genetica", disponibile su Amazon. Sono sicuro al 100% che lo apprezzerai moltissimo.
      Oltre alle prove dell'esistenza biologica delle razze (sono stati recentemente identificati specifici alleli corrispondenti a caratteristiche fisiche delle razze umane - nel silenzio della cultura ufficiale) ho trovato illuminante l'ipotesi sulla separazione tra umani e chimpanze', qualche milione di anni fa. Negli chimpanze', la femmina e' promiscua e il maschio non si occupa dei figli, che non percepisce come suoi. Cosi' sarebbe mancata la formazione della famiglia nucleare e la sua estensione alla famiglia allargata, e poi alla tribu', etc. Lo chimpanze' una volta cresciuto puo' tranquillamente uccidere suo padre, cugini e zii, perche' non li riconosce come parenti.

    4. JA 27 novembre 2022

      Ma lo scimpa fa parte della taroccata teoria politicamente corretta sull’origine africana e non di quella euro-asiatica che invece, pur avendo più prove, non è politicamente corretta: dunque sei già fuori.
      Se non lo hai letto ti metto il post che misi in CDC il 13/11:
      “Tratto dalla pagina “Ipotesi multiregionale o della continuità regionale” che era in wikipedia ma che, per evidenti ragioni, hanno tolto:
      “… la ricerca [politicamente corretta] che portò nel 1987 ad ipotizzare l'"Out of Africa" e l'origine africana dell'Homo sapiens moderno, fu infatti smentita per un errore di metodo (il programma statistico usato, secondo l'ordine in cui venivano immessi i dati in esame, poteva dare non una ma miliardi di genealogie mitocondriali, con nessuna preferenza di luogo geografico; tanto che Henry Gee - noto evoluzionista https : //en.wikipedia.org/wiki/Henry_Gee - la considerò "spazzatura")[13][14] e per le sue ipotesi di base: la scoperta che l'mtDNA si possa, alle volte, ricombinare con quello paterno[15][16] e che non sia neutrale ma sottoposto a pressione selettiva[17]; od i frequenti casi di eteroplasmia che invalidano la sua attendibilità come orologio molecolare[18].
      Inoltre, la maggior diversità dell'mtDNA africano, può essere spiegata non come maggiore anzianità ma come assenza di "bottlenecks" significativi[19] (come le glaciazioni[20] o l'eruzione del vulcano sotto il Lago Toba) o come risultato di una più grande popolazione in quel continente[21][22]. Evidenze critiche che spinsero quindi uno dei ricercatori dell'Eva mitocondriale africana (Mark Stoneking) ad ammettere la sua invalidità scientifica[23].”
      "I sostenitori dell’"Eva Africana" battono in ritirata"
      https://www.science.org/doi/abs/10.1126/science.1738842

      [13] "Statistical cloud over African Eden" (http : / / www. nature. com/ nature/ journal/ v355/ n6361/ pdf/ 355583a0. pdf)
      [14] ""African Eve" backers beat a retreat" (http : / / www. sciencemag. org/ content/ 255/ 5045/ 686. extract)
      [15] "mtDNA Shows Signs of Paternal Influence" (http : / / www. sciencemag. org/ content/ 286/ 5449/ 2436. 1. summary)
      [16] "Recombination or mutation rate heterogeneity? Implications for Mitochondrial Eve" (http : / / www. ncbi. nlm. nih. gov/ pubmed/ 12547517)
      [17] "Selection, nuclear genetic variation, and mtDNA" (http : / / johnhawks. net/ weblog/ reviews/ neandertals/ neandertal_dna/
      weaver_roseman_2005. html)
      [18] "Calibrating the Mitochondrial Clock" (http : / / www. sciencemag. org/ content/ 279/ 5347/ 28. summary)
      [19] "Inferring Human Population Sizes, Divergence Times and Rates of Gene Flow From Mitochondrial, X and Y Chromosome Resequencing Data" (http :/ / www. genetics. org/ content/ 177/ 4/ 2195. abstract)
      [20] "Sequence variations in the public human genome data reflect a bottlenecked population history" (http : / / www. ncbi. nlm. nih. gov/ pmc/articles/ PMC140982/ )
      [21] "Ancient differences in population size can mimic recent a recent African origin of modern humans" (http : / / www. jstor. org/ pss/ 2744257)
      [22] "Models, Predictions, and the Fossil Record of Modern Human Origins" (http : / / www. anthro. utah. edu/ ~rogers/ ant6299/ readings/Relethford-EA-8-7. pdf)
      [23] S. Blair Hedges, Sudhir Kumar, Koichiro Tamura, and Mark Stoneking "Human Origins and Analysis of Mitochondrial DNA Sequences," (http : / / php. scripts. psu. edu/ dept/ evobio/ hedgeslab_site/ pubs/ 34. pdf) Science, 255 (7 February 1992): 737-739”

    5. Martin 28 novembre 2022

      Ela', non sono ovviamente uno specialista in materia, ma negli ultimi 20 anni il quadro e' mutato parecchio. C'e' ormai concordia sul fatto che tutte le razze provengono da gruppi che uscirono dall'Africa circa 60.000 anni fa: la bianca, l'asiatica e anche l'aborigena australiana (che ha un IQ medio di 65, equivalente al ritardo mentale). Ripeto, sono stati identificati alleli corrispondenti a caratteristiche fisiche (per esempio, capelli e denti degli Asiatici).
      L'elemento impressionante e' che la differenziazione tra le razze si e' verificata in soli 60.000 anni. Cio' dimostra che l'evoluzione NON si e' fermata, ma continua, e' sempre in corso. Le ricerche genetiche rese possibili dall'isolamento del genoma umano nel 2003 stanno identificando gli ampi settori del DNA umano che sarebbero sotto pressione evolutiva, ossia soggetti a mutazione: e non sembrano gli stessi secondo le razze!
      L'isolamento del genoma umano nel 2003 rappresenta una data centrale nella storia del genere umano, ma e' invece ignorata dalla cultura mainstream, come sono ignorate le ricerche in corso, per la semplice ragione che stanno dimostrando che l'uomo non e' una tavola bianca plasmata dall'ambiente e dall'educazione, ma e' influenzato enormemente dalla sua dotazione genetica alla nascita. Dotazione che riflette anche l'appartenenza ad un gruppo razziale, come attestato dalI' IQ medio di aborigeni australiani, pigmei africani e boscimani africani, pari a 65, ossia al livello di ritardo mentale.

      Peraltro, basta osservare i "flightless birds", ossia gli oltre 60 uccelli che non volano piu' (pinguini, kiwi, struzzi, etc) per comprendere la realta' dell'evoluzione.

      La teoria della separazione milioni di anni fa tra chimpanze' e uomo grazie all'impossibiita' per lo chimpanze' di sviuppare la famiglia nucleare e allargata (in nuce, la tribu' e la societa') e' invece solo una teoria, ma certo e' affascinante. La chiave della mancata evoluzione dello chimpanze' risiederebbe nella promiscuita' della femmina e nell'assenza di ogni senso paterno e familiare del maschio...... ma guarda un po'....ti risparmio le ovvie deduzioni

    6. JA 28 novembre 2022

      Ma io mica ho negato il negro discenda dagli schimpa, anzi.
      Tu però forse pensi che un’IPOTESI basata sulla frode, col tempo si aggiusti? Come chi diceva che una falsità basta ripeterla perché diventi vera? Non prenderla come un’offesa, ma forse dovresti cambiare fonti.
      Per esempio: come spieghi che il mio DNA è al 100% puro europeo con nessuna derivazione africana?
      Infatti è questo il bello della dimostrazione non africana dell’uomo sapiens: la smentita che lo studio degli aplogruppi del DNA mitocondriale e dell’YDNA dà all’uscita dall’Africa rispetto all’introgressione in Africa.

      L'Ipotesi dell'origine euroasiatica [che però ipotizza l’uomo sapiens sia evoluto in eurasia (per esempio l’orangutan ha peli rossi caratteristica caucasica) e introgresso in Africa dove si è immeticciato con l’uomo africano; da cui il fatto che gli aplogruppi africani li hanno solo i negri mentre quelli euroasiatici li hanno anche i negri da cui la frode dell’uscita dall’Africa]
      https : //it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_dell’origine_euroasiatica

      E a integrazione/sostituzione di questa l’evoluzione simultanea in diversi ambienti di diversi Homo Erectus sparsi nei continenti che generarono razze diverse (per esempio l’uomo di Neanderthal evoluto in Europa sostituito dal caucasico evoluto in eurasia con cui si è incrociato):
      L'ipotesi multiregionale (o della continuità regionale) [pagina originale poi tolta e rifatta dai politicamente corretti censori di wiki]
      https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Ipotesi_multiregionale&oldid=43410297

    7. WarezSan 28 novembre 2022

      Ah ecco l'uomo puro.
      Immacolato.

      Io faccio solo presente, che svastichelli come te potrebbero creare GROSSI problemi al portale.

      So che te ne fotti, ma gli amministratori non dovrebbero, se tengono ad essere ancora online con la loro opera.

    8. Martin 28 novembre 2022

      Ripeto, seguo il discorso ma non in certi dettagli tecnico-scientifici che tu citi.
      Se l'uomo si e' evoluto dallo chimpanze' (la scimmia piu'intelligente) milioni di anni fa, grazie alla formazione della famiglia nucleare e poi della famiglia allargata (formazione preclusa agli chimpanze' per le ragioni prima esposte), diventando un "animale sociale", va da se' che l'uomo viene dall'Africa, perche' li' si trovavano e si trovano gli chimpanze'.
      Soprattutto, i resti umani dell'homo sapiens (non Neanderthal e non Denisovic) piu' antichi sono stati trovati in Africa, non in Europa o in Asia. E' li che milioni di anni fa ci siamo separati dagli chimpanze'. Poi per qualche ragione siamo usciti dalle foreste, assumendo la forma eretta se non altro per proteggerci dalle belve visto che in pianura mancano gli alberi sui quali scappare, fino a quando, dopo centinaia di migliaia di anni, un gruppo di intrepidi, circa soli 60.000 anni fa, usci' dall'Africa via Suez e via stretto di Gibuti. I fuoriusciti erano cmq dei "semideficienti", infatti quelli che da li' sono andati in Australia (quando l'Australia era unita all'Asia), si sono evoluti molto poco e stanno al livello non degli Africani, ma delle sacche etniche africane piu' retrograde (pigmei e boscimani).
      La differenziazione tra Negri da una parte e Bianchi e Asiatici dall'altra si sarebbe verificata in soli 60.000 anni, mentre tra noi e gli Asiatici in 20.0000.Infatti, geneticamente parlando, Bianchi e Asiatici sono molto pu' vicini tra loro che ai Negri.

      Gli Indios americani sono Asiatici che hanno attraversato lo stretto di Bering e poi si sono evoluti. Ma ci sono anche li' grosse differenze tra Incas, Atzechi e Mayas, in ritardo di qualche migliaio di anni sulla fase agricola, e Pellirossa del Nord America, Indios dell' Amazzonia e Indios di Cile e Argentina, in ritardo evolutivo di oltre 4000 anni.

    9. JA 28 novembre 2022

      Ti rispondo domani perchè ora la cosa si fa più complessa per le scelte ideologiche seguite dagli archeologi al servizio del politicamente corretto che gli forniva i milioni in ricerche guidate e specie non avendo letto la pagina di Wiki che ti ho mandato.

    10. WarezSan 28 novembre 2022

      Bravo, prenditi il tuo tempo.
      Magari qualche decennio, sai, la cosa è complessa, molto.
      Soprattutto se chi deve spiegarla è puro geneticamente come te.

      Mhhh, questa della "purezza genetica" l'ho già sentita...
      Chissà dove e chissà quando...
      Forse mi sbaglio, sai mai...

    11. Martin 29 novembre 2022

      Ho letto dell'ipotesi "out of Asia" nel tuo link in italiano e in quello corrispondente in inglese, che come quasi sempre e' piu' elaborato. E' una teoria che sembra superata gia' dalla fine del secolo scorso, a favore dell' "out of Africa", grazie sia a reperti umani che soprattutto alle ricerche genetiche post 2003.
      Calcola cmq che la teoria "out of Africa" ha oggi un enorme consenso anche tra antropologi e biologi evoluzionisti che sono apertamente tacciati di razzismo dall' antropologia ideologica dominante.
      La teoria "out of Africa" difficilmente puo' essere considerata ideologica o anti razzista, ed e' al contrario parecchio scomoda sotto vari profili.
      Infatti quasi tutti i gruppi razziali che si sono formati uscendo dall'Africa (bianchi, asiatici del nord, medio orientali, indu', parte degli indiani americani) sono piu' avanzati degli Africani.
      Al livello degli Africani o peggio, ci sono solo gli aborigeni australiani, gli indigeni della Papua Nuova Guinea ed alcune delle popolazioni indie americane (yanomamo, jivaros dell'Amazzonia, etc), tutti con IQ medio di 65, equivalente al ritardo mentale.
      In sintesi, la teoria out of Africa non e' esattamente comoda per il relativismo culturale dell'antropologia ideologica dominante (la "scuola" Boas, Meade, Montagu, Levi Strauss, e seguaci assortiti).

      Tralaltro, da giovane ho avuto a che fare con questi antropologi ed ho poi scoperto che sono falsi e in mala fede ideologica. Sanno perfettamente che il QI di pigmei africani, boscimani africani, aborigeni australiani e della Papua Nuova Guinea, e delle popolazioni indie dell'Amazzonia e' di circa 65, ossia equivalente al ritardo mentale, ma evitano di parlarne, anche perche' altrimenti perdono fondi per le loro attivita' di ricerca, che spesso altro non sono che turismo.

    12. JA 29 novembre 2022

      Volevo risponderti ma se mi dici che l’origine euroasiatica e l’evoluzione multi regionale (che non hai letto ma che ti darebbe altre risposte) sono superate, quando prima mi hai detto che l’analisi del DNA vale ora come allora e ti dà altre risposte: ci rinuncio perché ho già l’esperienza dell’inutilità della discssione.
      Resta il fatto che nessuno era vivo allora e che resta sempre e solo un’ipotesi spacciata come il covid per verità assoluta perché sinistramente corretta.

      PS Dato il consenso della maggioranza non rende vero il falso ma anzi lo conferma vedi
      la foto qui
      https : //it.wikipedia.org/wiki/Out_of_Africa_I#/media/File:Spreading_homo_sapiens_la.svg

      della pagina di wiki (leggi il testo a fianco e interpretalo al politicamente scorretto)
      https : //it.wikipedia.org/wiki/Out_of_Africa_I#Descrizione

      ha frecce equivoche che possono essere interpretate come introgressione e diffusione dell’uomo sapiens in Africa (con maggiori prove dimostrato anche dal DNA materno e paterno) dopo essere evoluto da uomini eretti in eurasia e non uscito come pretendono i sinistri amici dei negri.

    13. WarezSan 29 novembre 2022

      Stai molto attento a quello che scrivi.
      Guarda che i riflettori sono già puntati.
      E non sono i miei, ne quelli degli admin.

    14. Martin 29 novembre 2022

      Ho letto, molto interessante. Mi sembra di capire che e' la teoria - oggi apparentemente minoritaria (non so su quali basi scientifiche reali perche' non sono ovviamente uno specialista del settore) - per la quale l'Homo ergaster e poi Homo erectus sarebbe originario dell'Asia, e da li' sarebbe poi migrato in Africa.
      Tale teoria suppone come probabile almeno un certo grado di "introgressione" che si sarebbe verificato in Africa......

      Ma c'e' un punto "duro" che non e' possibile mettere in questione: gli Africani, come gli aborigeni australiani, gli indigeni della Papua Nuova Guinea, i Pellirossa, gli indios dell'Amazzonia etc, NON si sono sviluppati come i Bianchi e gli Asiatici, essenzialmente per mancato raggiungimento o il ritardo millenario nella fase agricola. In Papua Nuova Guinea - della quale ovviamente non si parla - tuttora esistono centinaia di tribu' forestali che vivono di caccia sul proprio territorio, e la separazione millenaria tra di loro e' stata tale che ancora oggi ci sono qualche centinaio di lingue tribali diverse. Lingue, non dialetti, perche' non si capiscono a qualche decina di km di distanza.
      La scuola di Boas, Meade, Levi Strauss, etc ha sottolineato l'esigenza di imparare il linguaggio di tali tribu' e di cercare di calarsi nel loro mondo per capirle. Quello che sfugge a tale scuola e' che, se e' difficile ma forse non impossibile per un antropologo occidentale calarsi nel loro mondo e comprenderlo almeno parzialmente (vedasi Chagnon con gli Yanomamo), e' invece assolutamente impossibile che tali popolazioni arrivino a capire noi Occidentali.

      Il GAP inevitabilmente resta, e - su un altro piano - e' un GAP sicuramente cristallizzato nella dotazione genetica. Il QI medio di molte di queste popolazioni e' di 65, equivalente al ritardo mentale, e non e' migliorato neanche un po' nell'ultimo cinquantennio di contatti con noi Occidentali.

    15. JA 29 novembre 2022

      Ti rispondo meglio domani però si: ogni razza esprime la sua potenzialità genetica (la virtù greca).
      Quindi il cane abbaia, il gatto miagola ed il negro... diventa un migrante. :-D
      https://it.wikipedia.org/wiki/Virtù#Il_concetto_greco

    16. Martin 29 novembre 2022

      Che fai, WarezSan, "vigili" anche qui per proteggere la "democrazia nata dalla Resistenza"? Stiamo parlando delle diverse teorie dell' evoluzione umana - per il premio Stalin puoi concorrere altrove

    17. JA 30 novembre 2022

      Non mi sono dimenticato ma avevo da fare e per far bene finisco domani.
      Sintetizzare un argomento così in pache righe non è facile.

    18. Martin 30 novembre 2022

      Tranquillo e con comodo. Nel frattempo puoi dare una occhiata al lavoro dell'antropologo USA Chagnon. Il tipo ha passato qualche decennio tra gli Yanomamo, notoria tribu' dell'Amazzonia venezuelana-brasiliana, in uno stadio paeleolitico e con livelli di violenza allucinanti. Passano il tempo a sbudellarsi ed a rapire le donne delle tribu', sempre Yanomamo, confinanti. Chagnon e' stato attaccato urbi et orbe per aver riconosciuto e elaborato tale livello di violenza dalla scuola antropologica dominante, che non riesce ad uscire dalla favoletta del buon selvaggio del mega coglione franco-svizzero Rousseau e poi di Boas e company. Tralaltro io da giovane ho passato un paio di mesi tra gli Achuar peruviani, della famiglia degli Jivaros, al seguito di una missione antropologica. Ne avrei di cose da raccontare...

    19. JA 30 novembre 2022

      Di Rousseau non ho mai capito dove avesse trovato quelle fantastiche idee: forse in dormiveglia rinchiuso in una polverosa biblioteca a leggere le storie incredibili di topolino?
      Per il resto, il turlupinamento "scienti-fico" avvenuto durante il covid stà accadendo da decenni in tutti i campi del sapere ufficiale/accademico (vedi frode dell'Eva mitocondriale) o non avrebbero mai fatto carriera e mantenuto la poltrona.

    20. JA 30 novembre 2022

      PS complimenti per la tua storia.

    21. JA 1 dicembre 2022

      Soprattutto, i resti umani dell'homo sapiens (non Neanderthal e non Denisovic) piu' antichi sono stati trovati in Africa, non in Europa o in Asia.”
      Perché l’Africa? e se lo chiedono in molti poleontologi. Perché si sono concentrate enormi risorse e sforzi quasi solo in Africa, non fosse per ragioni ideologiche dei padroni medio-orientali della borsa? Ma quando cominciarono gli scavi anche in Asia, le cose cambiarono non ostante gli inferiori mezzi. Tranne in Cina dove penso siano appoggiati dallo stato e che ha portato ad incredibili ritrovamenti nelle sue caverne con condizioni adatte alla conservazione scheletrica.

      Tabella comparativa dei ritrovamenti ossei, sul perché i più antichi siano in Africa vedi mia spiegazione più sotto
      https : //it.wikipedia.org/wiki/Homo#Tabella_comparativa

      Elenco dei fossili
      https : //it.wikipedia.org/wiki/Fossili_dell'evoluzione_dell'uomo#Elenco_dei_fossili

      Il Rift dell’Africa Orientale: geologia e archeologia ambientale del sito
      Le ossa o le conchiglie non durano a lungo nell'ambiente acido delle foglie in decomposizione. I suoli ci aiutano a capire perché le ossa sono ben conservate in alcuni siti e scarsamente conservate se non perse del tutto in altri siti. Ad esempio, in siti molto sabbiosi, l'acqua entra ed esce facilmente dal terreno. I cicli alternati umido-secco sono ottimi per cose come batteri e funghi che attaccano i resti organici, comprese ossa e conchiglie. I terreni argillosi, al contrario, rallentano e trattengono l'acqua molto meglio. Se consideriamo sia la classe di tessitura grossolana del suolo ("sabbioso" contro "argilloso") sia l'ambiente di formazione del suolo ("foresta" contro "prateria") possiamo non solo vedere, ma capire come i diversi ambienti e i suoli che si formano in essi influenzano direttamente la condizione (grado di conservazione) delle ossa che rinveniamo negli scavi archeologici.” [per esempio il 40% del suolo indiano non permette una facile conservazione dei resti ossei in quanto suolo acido http : //www.iiwm.res.in/technology.php]
      https : //silo.tips/download/the-east-african-rift-geology-and-archaeological-site-settings

      Per l'abbondanza o meno nel ritrovamento di antichi reperti archeologici e nello stabilire quindi la priorità nell'evoluzione, gioca un ruolo importante:
      - l’arbitrario luogo (o meglio il luogo politicamente corretto) in cui solo o maggiormente si è deciso di scavare: l’Africa;
      - la densità di popolazione antica (più bassa in Europa);
      - le condizioni climatiche (l'effetto asolutamente distruttivo delle glaciazioni);
      - il luogo ed il suolo di sepoltura (l'acidità del suolo boschivo europeo distrugge le ossa, al contrario dei depositi nelle caverne ed al suolo delle praterie);
      - l'effetto sepoltura delle eruzioni vulcaniche e delle alluvioni nella Rift Valley dove la maggioranza dei reperti fossili africani, e quindi della supposta prima evoluzione dell'uomo, son stati trovati.

      Nel prossimo post metto sul DNA antico e moderno

    22. WarezSan 3 dicembre 2022

      Esatto.
      Vigilo.
      E ti posso garantire che non sarò io e di questo passo nemmeno la redazione a prendere provvedimenti.

      Ti posso garantire che questa deriva verrà fermata, più prima che poi.
      E non sarà indolore purtroppo.

    23. Martin 3 dicembre 2022

      Vigila pure, io qui in CDC leggo idee di tutti i tipi, alcune estremiste da entrambi i lati, ma non ho mai letto di nessuno che abbia violato il codice penale istigando a violenza eversiva, golpista, razzista, etc. E quindi la tua alla fine mi sembra una forma piuttosto intimidatoria. Tralaltro il tuo logo sembra un teschio, ed e' parecchio sinistro.

    24. JA 3 dicembre 2022

      La paradossale smentita dell’uscita dall’Africa dell’Homo Sapiens Sapiens sbugiardata dall’evoluzione del suo DNA.
      I macro aplogruppi mitocondriali N e M ed F del cromosoma Y dell’Homo Sapiens Sapiens, son sorti e si son sviluppati in Eurasia continentale e poi introgressi in Africa
      Aplogruppi N ed M origine e diffusione
      https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Peopling_of_eurasia.jpg#/media/File:Peopling_of_eurasia.jpg

      Aplogruppo F origine e diffusione
      https : //commons.wikimedia.org/wiki/File:Haplogroup_F_(Y-DNA).PNG#/media/File:Haplogroup_F_(Y-DNA).PNG

      Per quanto riguarda le datazioni basate sulle mutazioni genetiche, va invece considerato che:
      - se A ritorna ad essere C, la mutazione non viene contata;
      - successive mutazioni nello stesso punto (ad esempio A –> T –> G –> C) vengono contate come una anzichè due o più dato avvengono nello stesso punto;
      - condizioni ambientali particolari (inquinamento, raggi cosmici,…), possono accelerare le mutazioni dando un’erronea idea di passaggio di tempo;
      - l’IBD (Identico per Discendenza) e l’IBS (Identico per Stato-caso) dimostrano che due persone (o due gruppi) con la stessa mutazione, possono non discendere dallo stesso antenato comune (LCA o CA). Potendo essere una stessa mutazione solo un caso per cui, condizioni ambientali simili, producono stesse mutazioni in organismi simili. Come l’evoluzione parallela (marsupiali) e convergente.

      Aplogruppo N e M (mtDNA)Nella genetica mitocondriale umana il macro-aplogruppo N (aplogruppo predominante nell'Eurasia occidentale e parente dell'aplogruppo M predominante invece in India e comune nell'Asia estremo orientale) è l'aplogruppo ancestrale (originato forse 80.000/60.000 anni fa contemporaneamente ad M nell'Eurasia del sud) di quasi tutti gli aplogruppi europei e dell'Oceania e di qualche aplogruppo asiatico ed amerindo. Da N derivano gli aplogruppi A, S, I, W, X, Y, R e numerosi sotto gruppi.
      https : //it.wikipedia.org/wiki/Aplogruppo_N_(mtDNA)

      Nella genetica mitocondriale umana il macro-aplogruppo M (aplogruppo predominante nell'Eurasia orientale e nelle Americhe[2][3] e parente del macro-aplogruppo N da cui invece discendono quasi tutti gli aplogruppi dell'Eurasia occidentale e dell'Oceania e qualche aplogruppo asiatico ed amerindo) è l'aplogruppo ancestrale (probabilmente l'aplogruppo M si originò contemporaneamente ad N 80.000/60.000 anni fa nell'Eurasia del sud[4]) della maggior parte degli aplogruppi dell'India, Bangladesh, Siberia, America, Asia (dell'Est, Sud, Centro e Sud-est) e Melanesia. Da M derivano gli aplogruppi C, Z, D, E, G, Q e numerosi sottogruppi.
      https : //it.wikipedia.org/wiki/Aplogruppo_M_(mtDNA)

      L'aplogruppo F indica invece la discendenza del cosiddetto "Adamo euroasiatico", ovvero la discendenza maschile di un uomo dal quale è discesa all'incirca il 90% della popolazione maschile attualmente esistente fuori dall'Africa Subsahariana.
      https : //it.wikipedia.org/wiki/Aplogruppo_F_(Y-DNA)

      In conclusione, gli attuali negri africani e australo-polinesiani (che a parte il colore della pelle hanno ben poco a che fare con l’africano non derivando da questo) sono il frutto d’un incrocio avvenuto tra aplogruppi sapiens-sapiens introgressi in quelle regioni geografiche, venuti a contatto con gli ominidi locali:
      "Durante il Miocene, ben 100 specie di scimmie vagavano per tutto il Vecchio Mondo. Nuovi fossili suggeriscono che quello che ha dato origine alla vita delle grandi scimmie e degli esseri umani non si è evoluto in Africa, ma in Eurasia."
      Alcuni ritrovamenti archeologici suggeriscono che fu l'India e non l'Africa il continente dove originò nel Miocene (milioni di anni prima che si possa parlare di "essere umano"), il ramo antropomorfo dei Primati convalidando le evidenze fossili e genetiche (lo 0.5% del nostro genoma più simile a quello dell'Orangutan che a quello dello Scimpanzè) che vedono le migrazioni nel sudest asiatico, e in altre parti del mondo, di un comune antenato tra l'uomo e l'Orangutan. Altre invece ipotizzano nell'uomo di "Dmanisi" (Georgia) l'antenato del ramo africano ed estremo orientale dell'Homo erectus.

    25. Martin 3 dicembre 2022

      Mille grazie per l'esposizione, che va oltre le mie conoscenze specifiche.
      Non ho la preparazione scientifico-genetica che evidentemente tu hai per seguire ragionamenti specifici e dettagliati in materia di aplogruppi e mutazioni.

      Comunque deduco, anche dai links che hai indicato, che la teoria dell''origine africana dell'uomo e delle razze umane (con la supposta uscita dall' Africa di alcuni gruppi circa 60.000 anni fa) e' molto meno condivisa e accettata di quanto pensassi. Pur avendo letto una decina di opere di psicologia e biologia evoluzionista (l'italiano Cavalli Sforza incluso, uno dei maggiori genetisti dello scorso secolo), non sono uno scienziato del settore.

      Quello che mi impressiona e interessa non e' tanto l'esistenza biologica delle razze umane, ormai scientificamente dimostrata inequivocabilmente, e per me rilevante sopratutto nell'intero settore medico, per la evidente, riconosciuta diversa incidenza delle malattie, genetiche e non.

      Mi interessa e impressiona parecchio: primo, la persistenza dell'evoluzione umana e la sua apparente velocita', e secondo il silenzio della cultura mainstream in materia.

      L'isolamento del genoma umano nel 2003 e' e rimarra' una data centrale nella storia umana, ed ha dato un impulso enorme alle ricerche genetiche, in poco meno di soli 20 anni.
      Oltre all'identificazione (e denominazione con sigle) di alcuni alleli specificamente responsabili per alcune caratteristiche fisiche delle diverse razze, alcune ricerche stanno identificando settori del DNA che sarebbero ATTUALMENTE sotto pressione evolutiva o in mutazione. In termini semplici, alcuni alleli tenderebbero diventare meno frequenti mentre altri ad aumentare di frequenza, nel percorso che puo' portare alla sparizione o alla acquisizione definitiva o fissazione di certi caratteri (come gli occhi degli Asiatici, ed altre caratteristiche fisiche delle diverse razze).

      Sarebbe parecchio interessante identificare con certezza QUALI alleli sarebbero sotto pressione evolutiva, e a quali caratteristiche corrisponderebbero - ma manca ancora moltissimo da capire (alleli e combinazioni di alleli da identificare, per esempio).
      E se la pressione evolutiva o mutante e' la stessa o diversa nei vari gruppi. Gli alleli sotto pressione evolutiva o mutazione potrebbero essere diversi secondo i gruppi.

      L'altro piano e' quello del quasi totale silenzio della cultura corrente o mainstream su tali ricerche genetiche. E' un silenzio spiegabile solo e unicamente con ragioni politiche e ideologiche, ed e' un discorso molto, molto complicato e delicato.

      Personalmente penso che il silenzio abbia a che fare principalmente con la paura, specie negli USA, del ritorno di conflitti razziali. Nelle universita' USA, infatti, chiunque disputi il falso dogma della razza come "only a social construct" e' immediatamente attaccato e tacciato pubblicamente di razzismo dalle organizzazioni nere militanti e dai loro supporters di estrema sinistra. Si perdono cattedre ed incarichi universitari immediatamente.

    26. JA 3 dicembre 2022

      PS Al contrario i Negritos hanno più relazione genetica con noi che con i negri africani:
      Discernere le origini dei Negritos, il primo popolo di Sundaland: profonda divergenza e mescolanza arcaica
      Queste osservazioni hanno portato all'idea che i Negritos potessero essere strettamente imparentati con i pigmei africani che presentano anch'essi fenotipi simili (Howells 1973). In alternativa, i fenotipi simili potrebbero essere sorti a causa dell'adattamento a condizioni ambientali relativamente simili in Africa e nel sud-est asiatico (Coon 1965), vale a dire l'evoluzione convergente.
      … ha scoperto che i negri filippini hanno affinità più strette con le popolazioni dell'Asia Pacifica che con i pigmei africani
      https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5597900/

    27. JA 3 dicembre 2022

      Mi interesso di genetica in modo dilettantesco e solo perché uno dei maggiori strumenti per ricostruire molte cose un tempo impossibili da conoscere.
      Devo però dire che siamo ancora all’infanzia della genetica che chiama il 98,5% del genoma, dato non lo capisce, spazzatura. In pratica, per quegli scemuniti, siamo fatti di spazzatura :-D
      O è la loro testa piena di spazzatura come le dive virologhe per mesi hanno dimostrato con il covid?
      Capisci te da che prezzolata feccia scientista siamo condotti alla rovina. :(
      Tanto i conflitti razziali sono inevitabili proprio perché inversamente proporzionali alla distanza: più le razze sono vicine e più ti irrita anche il tanfo del loro sudore. Figurati il resto.

      PS Non so perché nella loro contorta testa chiamino aplogruppi i gruppi genetici. Forse per darsi maggior credito con nomi oscuri.
      Anche l’antirazzista Pfizer faceva prove di vaccino non solo su età differenti ma anche razze ed etnie.

    28. Martin 3 dicembre 2022

      La prova regina che siamo solo al mero inizio mi sembra il fatto che la differenza genetica tra noi e lo chimpanze' e' stata fino ad ora accertata in solo l' 1,5% del DNA.

      Siccome nessuna persona sensata puo' sostenere che tale sia la differenza tra l'uomo e la scimmia, e' evidente che ci sfugge "qualcosa" di molto importante, se non un vero e proprio mondo.

      Alcuni genetisti ipotizzano che alcune differenze esponenziali derivino da modifiche genetiche non identificate o minuscole, o da combinazioni o formule genetiche non ancora identificate, sia nella composizione che - attenzione - nella successione temporale.

      Potrebbe esserci un ordine o gerarchia e una successione delle mutazioni, e man mano che avanzano potrebbero essere sempre meno fisiche - come le particelle della materia .che oscillano tra l'essere particella ed essere onda. Ergo l'approccio quantitativo o percentuale sarebbe del tutto irrilevante.

      In sintesi, siamo agli inizi. Ogni tanto penso che quello che ci attende e' una evoluzione modello Terminator. Alla fine quello che tutti vogliamo e' non sentire dolore e vivere piu' a lungo possibile.

    29. JA 3 dicembre 2022

      E se tu pensi che tra noi e un mongoloide la differenza è ancora minore ma gli effetti non potrebbero essere maggiori: si brancola nel buio più buio solo illuminato da sinistre ideologie.

    30. Martin 3 dicembre 2022

      Ma appunto, probabilmente si tratta di mutazioni minuscole ancora non decifrate. Dove il minuscolo, che sembrerebbe diminutivo, e' magari da prendersi al contrario: ossia, piu' si avanza e piu' le mutazioni sono fisicamente minuscole, ripeto come le microparticelle della materia, in bilico tra essere particella (particle) e essere onda (wave).

    31. JA 3 dicembre 2022

      Infatti nel campo del miglioramento genetico di animali o vegetali (e umano come con l’aristocrazia passata), il metodo più sicuro è ancora quello che si usa da millenni e da cui quanto di meglio in allevamento, zootecnica ed agricoltura è derivato: la fisionomia estetica del ricercatore.
      Più che minuscole variazioni, è che a variare un gene si determina una cascata di variazioni difficili da prevedere dato non conosciamo come funziona l’insieme.
      Per esempio se modifico il gene per rendere più dolce una mela, magari diventa più dolce ma cambia colore, forma, ecc. Con l’ingegneria genetica poi non si sa nemmeno cosa fa cambiare in chi la mangia.

    32. Martin 3 dicembre 2022

      Esatto, una cascata.. si e' osservato che alcuni alleli sono sicuramente responsabili di una specifica caratteristica, ma che sono al tempo stesso responsabili di altre caratteristiche apparentemente secondarie.

      Per cui si fa una modifica mirando ad una specifica caratteristica, ma poi ci si trova anche con l'inattesa alterazione di altre caratteristiche - proprio come nel tuo esempio della mela. Si e' gia' appurato qualcosa di simile in alcuni alleli responsabili di alcune caratteristiche asiatiche.

      Dal che si deduce che siamo ancora nella notte piu' buia - e d'altronde il genoma umano e' stato isolato solo nel 2003. Non e' che in due decenni possiamo decifrare qualcosa che si e' formato in milioni di anni.
      Sembra per esempio anche che possano esserci combinazioni o formule di geni..........

      La storia del 98,5% (ma anche se fosse il 50%) del genoma come spazzatura e' veramente tanto ridicola nella sua supponente arroganza, come giustamente noti.

      Potrebbe semplicemente trattarsi di blocchi primari, piu' o meno come le rocce, e man mano che si sale nella cascata la dimensione materiale o quantitativa potrebbe ridursi sempre di piu', per cui le "percentuali materiali" perderebbero di rilevanza, anzi diventerebbero sempre meno influenti.
      Come dire che piu' su si va di livello con le mutazioni genetiche, e piu' difficile diventa identificarle, perche' sono sempre piu' sottili nella loro dimensione fisica, anche se provocano cambiamenti esponenziali, quali appunto quello tra lo chimpanze' e l'uomo.

      Morale, concepire il DNA come un insieme di mattoncini sembra del tutto errato, perche' sarebbe proprio la dimensione fisica del "mattone" che si ridurrebbe man mano che si sale.

    33. JA 3 dicembre 2022

      Tutte le rappresentazioni scientifiche sono assurde se prese per vere e non per rappresentazioni temporanee dei nostri limitati sensi. Per esempio mi pare che quella dell’atomo a mò di sistema solare, fosse stata sognata dal suo creatore. Come se qualcuno avesse mai visto l’atomo e non le ombre di non si sa cosa. Per non parlare dell’astronomia oramai diventata, data l’impossibilità di confutazione, quasi una fantascienza in cui tutto ciò che non si riesce a spiegare diventa “oscuro”.
      Tranne il saldo contabile mensile dopo la busta paga ricevuta dall’operaio della ricerca.

    34. Martin 3 dicembre 2022

      Ma infatti rido alla grande non solo quando si parla del "big bang" che avrebbe originato l'universo (inclusi i dibattiti su quando!), ma anche quando si parla delle enormi distanze dell'universo, ossia degli anni luce che ci separano ad esempio da Alpha Centauri e altre galassie.

      Di che "distanze" parliamo? Innanzitutto, non sono stati identificati i confini dell'universo, ne' penso lo saranno mai, quindi il concetto di distanza (che e' tra due punti finiti) diventa labile, se non proprio una illusione terrestre.

      Ma anche tralasciando questo aspetto, si tratta di distanze certamente enormi solo nella nostra ottica terrestre.
      Il punto delle distanze e': rispetto a cosa?

      Qual'e' il sistema di cui anche la Terra farebbe parte? Mettendola in modo semplice o grossolano, una formica in una immensa pianura, in un oceano d'erba, non ha la piu' remota idea che quell'oceano d'erba - il suo mondo - altro non e' che un "prato" come altri miliardi sul pianeta Terra.
      E' perche' il caso di noi umani dovrebbe essere diverso?

      Non abbiamo la piu' remota idea di cos'e' l'universo, di quali forze lo regolino e cosa ci sta a fare al suo interno la Terra e noi.
      L'inconoscibilita' dell'universo e' un dato primario, il punto di partenza della dimensione esistenziale e del destino umano.

      Francamente trovo le ricerche mediche, incluso genetiche, infinitamente piu' importanti di quelle astronomiche.

    35. JA 3 dicembre 2022

      Risponderò domani perchè la tua è una risposta molto complessa e che inevitabilmente chiama in causa la cosmologia dell'antica Grecia ampiamente saccheggiata anche dagli "astrologi" moderni del big bang e dei "buchi neri". Pure loro in cerca del centro astronomico. :-D

    36. JA 4 dicembre 2022

      Premesso che tutti i termini scientifici, specie in fisica e matematica (spazio, tempo, forza, energia, punto, linea,...) son tutte definizioni date dalla fisionomia della filosofia naturale alla realtà, che forse la maggior parte degli operai scientisti usa senza nemmeno capirne il profondo significato, tanto è il significato dato alla loro busta paga.
      Ognuno può dare solo il suo punto di s-vista delle cose indotto dai 5 sensi e rielaborato dall’estetica del sesto senso della nostra natura naturante quella personale visione delle cose.
      Dare confini all’Universo, tranne quelli dell’universo visibile ai nostri telescopi, è assurdo perché ci sarebbe sempre un altro confine dopo quello mentre fuori dell’universo è il nulla potenziale (che non è il niente e non è il vuoto = astrazione del luogo spazio-temporale) che continuamente crea la sua attualità (realtà) spazio-temporale: il seme, divenendo albero, fà ingrandire l’universo come il pesce divenuto nell’acqua fa ingrandire il mare. Dunque la potenzialità del nulla (in quanto non ancora in atto) divenendo alla sua entelechia (stato compiuto ma non finale della sua essenza in atto) continuamente crea il suo spazio-tempo, la sua forma spazio-temporale.
      Per cui la cosmologia greca cercava solo di ricavare, dall’osservazione fisionomica della realtà, le sue possibili leggi del divenire morfogenetico per vivere in armonia con esse.
      Darwin pensava di aver fatto chissà che scoperta ed invece aveva solo ri-scoperto (o meglio copiato) Anassimandro: ”Anassimandro di Mileto afferma che, a suo parere, dall'acqua e dalla terra riscaldate, nacquero dei pesci o degli animali molto simili a pesci; in questi concrebbero gli uomini, e i feti vi rimasero rinchiusi fino alla pubertà. Quando questi si spezzarono, allora finalmente ne uscirono uomini e donne che potevano già nutrirsi (Censorino)"
      https://it.wikiquote.org/wiki/Anassimandro

      La nostra distanza cosmica non è altro che il tempo terrestre (il moto della terra attorno al sole = il numero di soli, da cui anni luce reinterpretato) per raggiungere un punto dello spazio. Considerando che la mancanza di confini implica la mancanza di centro o che il centro è in ogni punto dello spazio.

      Diciamo che le ricerche astronomiche sono una cosa a cui il più fondamentale istinto dell’uomo prometeico occidentale ha sempre teso. E’ la cosmologia moderna (oggi più fantasiosa dell’astrologia della Vanna Marchi) in mano ad operai scientisti in attesa del bonifico salariale, che ha screditato quella dei grandi filosofi della natura greci da cui tutto il loro (e nostro) sapere e modo d’esistere derivava prima della superstiziosa corruzione necrofila giudeo-cristiana.
      Dopo di che, dato nessuno era vivo allora o sarà vivo poi, ogni sogno cosmologico è bello al proprio scienziato specie se gli rende un sostanzioso stipendio. :)
      Ed il mio è questo: Uno tutto e di Tutto parte.

    37. Martin 4 dicembre 2022

      Complimenti, concordo, ma qui ci sarebbe da discutere ad infinitum, ben oltre la dimensione di questi commenti CDC.

      Un' altra fonte, oltre ai Greci, e' la fisica quantistica (Heisenberg, etc), perche' ha aperto una breccia enorme alle visioni non newtoniane dell'universo.
      Ed ovviamente, Martin Heidegger (che purtroppo e' inizialmente molto difficile da capire senza adeguate introduzioni, invece spesso scritte con i piedi). Specie per il rapporto tra Essere, Nulla e Tempo, e per le riflessioni sul senso della Tecnica come Destino dell'Essere umano, fin dal giorno, deine di migliaia di anni fa, dei primi, rudimentali attrezzi ed armi.

      Qui posso solo aggiungere, relativamente ai Greci, qualcosa di curioso su cui mi trovo spesso a pensare. Nella loro mitologia, i loro dei (Venere, la dea dell'amore e del sesso, Minerva, la dea della sapienza, Marte, l'uomo guerriero, Apollo, Vesuvio, etc) sembrano corrispondere ad evidenti archetipi idealizzati di tipi umani, come se fossero "combinazioni di geni", visibili nella molteplicita' dei tipi umani.
      Gli umani che piu' si avvicinavano a tali tipi o combinazioni ideali erano assimilati alla categoria dei semidei (figlio di Giove e xx, o figlio di xy e Venere, etc, etc).

      Come dire che parlavano di dei ma al tempo stesso, ed in modo figurato, di geni e di combinazioni di geni. Sembra una teoria folle, pero' la trovo affascinante.

    38. JA 4 dicembre 2022

      A parte Heidegger che lo vedo quanto di più opposto ci sia dall’ideale del filosofo greco antico, la fisica quantistica mi ha invece fatto scoprire quanto attuale fosse la dottrina relativista d’Eraclito in cui "il mare è l'acqua più pura e impura: per i pesci è potabile e gli conserva la vita, per gli uomini è imbevibile e mortale":
      “Mentre la moderna logica quantistica, grazie alla meccanica quantistica e scoprendo che un quanto può essere contemporaneamente due rappresentazioni opposte di una stessa realtà (particella e onda) , ha confermato la validità della logica antidialettica eraclitea; sostituendo al principio di non contraddizione e del terzo escluso, quello di complementare contraddittorietà.[5]
      https://it.wikipedia.org/wiki/Opposizione_(filosofia)#Eraclito

      Non riesco invece a capire il tuo accostamento tra dei greci e "combinazioni di geni".
      Concordo invece siano “archetipi idealizzati” che dimostrano la natura del popolo che li ha espressi.

    39. Martin 4 dicembre 2022

      Calcola che Heidegger riparte e si riconnette dai Greci, a partire dal concetto di Verita' (a-lezeia) come non nascondimento o rivelazione. La Verita' sarebbe per sua natura intrinsecamente nascosta.

      Quanto all'accostamento "folle", archetipi idealizzati determinati da combinazioni di geni, mi e' difficile spiegarmi meglio. Una donna sensuale e guerriera diventa la figlia dell'archetipo Marte e dell'archetipo Venere, una donna silvicola ed androgina la figlia di Diana, un mangione e beone e' figlio di Bacco, la donna di scienza ed arti figlia di Minerva, come l'uomo di scienza ed arti e' Apollo, etc etc.
      Come se gli archetipi idealizzati e figurati degli dei fossero una trasfigurazione dii geni, o di combinazioni di geni.

    40. JA 4 dicembre 2022

      Considerando che le inclinazioni umane hanno la loro controparte genetica che le attua e rappresentando gli dei l’idealizzazione di vari tipi di inclinazioni umane, è giusto quanto dici.
      Ma non è che senza genetica la fisionomia estetica dell’allevatore di uomini od animali abbia agito in modo diverso da come agisce in modo ancora molto incerto il genetista. Anzi, per ora, ha funzionato molto meglio e con meno danni il miglioramento genetico del passato che l’apprendista stregone di adesso.
      Non dico che Heidegger non si riconnetta ai greci, ma se gli antichi greci, tipo Eraclito o Platone, si riconnetterebbero ad Heidegger. :)

    41. Martin 4 dicembre 2022

      Diverse persone non Inglesi che hanno vissuto per anni in Inghilterra, peraltro prive di specifici orientamenti ideologici, mi hanno detto con vivo stupore che la maggior parte delle persone della classe alta inglese avrebbero molto frequentemente sembianze diverse dalle persone delle classi basse ed anche medie. Sarebbero piu' alti, belli, dotati etc, e tale tratto distintivo sarebbe frequente al punto tale da non poter essere ignorato. I citati insistono sul fatto che in Inghilterra tale fenomeno sarebbe molto, molto piu' evidente che in Francia, Germania o Italia.

      All'inizio non ci credevo, poi la ripetizione di tale riferimento da parte di persone assolutamente spontanee e non ideologiche, anche Inglesi, mi ha portato a rifletterci su.

      Mi domando se cio' a che fare con il fatto che quelle parti hanno vissuto senza invasioni esterne dal 1066, e in uno stato di relativa pace interna, salva la rivoluzione del 1600. Niente stragi, saccheggi, accoppiamenti e stupri di guerra, e quindi una maggiore stabilita' dei rapporti umani.

      Poi, le analisi dei registri di stato civile, in Inghilterra inusualmente disponibili per molti secoli indietro, attestano la persistenza dei cognomi dei ricchi e la progressiva diminuzione di quelli dei poveri, il che dimostra che fino alla rivoluzione industriale, i ricchi facevano piu' figli e/o i figli dei ricchi sopravvivevano di piu' alla mortalita' infantile, che pre rivoluzione industriale era del 50%. In sintesi, la classe alta inglese sarebbe oggi piu' dotata per centenaria selezione: naturale, economica e sociale.

    42. JA 4 dicembre 2022

      Questa non l’avevo mai sentita. Forse ci sono molti figli d’illegittimi dell’aristocrazia.
      E’ difficile capire se intendessero Inglesi o Gallesi e Scozzesi che sono di discendenza celta rispetto ai primi a maggior discendenza anglosassone. Resta il fatto che l’incompatibilità dei due ultimi con gli Inglesi è proprio a livello psicologico: più “democratici” i celti e più classisti gli Inglesi. Vedi rigida coreografia per i funerali della regina.
      Certo, in tutte le epoche e società, la ricchezza faceva la differenza non fosse che per la qualità e quantità del mangiare.

    1. Primadellesabbie 27 novembre 2022

      D'inverno la pienezza della vita si fa da parte per permetterci di pensarla senza che la sua potenzialità coinvolgente ci distragga, qualcosa di simile avviene dopo il tramonto, quando il buio della notte nasconde la realtà che ci circonda, e permette così di usare la mente con maggiore libertà.

      Queste semplici considerazioni senza costruzioni psicologiche, in cui mi sono imbattuto, mi sono sembrate utili e appaganti.

    2. Fantine 27 novembre 2022

      L'inverno* è ricco di poesia.

      *Se si ha anche il riparo dal freddo.

    3. Primadellesabbie 27 novembre 2022

      Ho un vecchio amico, poeta, che si "accende" d'inverno.

    4. JA 27 novembre 2022

      Come quando “guadagnare il pane col sudore della fronte” rese triste la vita così, la vita moderna resa più indipendente dalle necessità della meteorologia, ha reso l’uomo occidentale consapevole della magnificenza dell’inverno nei suoi cristalli di neve o sculture di ghiaccio.
      Forse l’autore non è mai stato in montagna d’inverno quando il sole illumina la coltre bianca che tutto trasforma sotto un cielo azzurro e il vento solleva turbini di cristalli di ghiaccio che rendono l’inverno una luminosa promessa di rinascita.
      Probabilmente d’inverno, l’autore è abituato a rinchiudersi in casa in un qualche squallido quartiere cittadino sovr'affollato di risentita plebaglia.

    5. Fantine 27 novembre 2022

      Sì, credo anche io che parlare di "deserto" d'inverno non sia esattamente un'espressione ben riuscita.
      Forse intendeva esprimere altro.
      Ad ogni modo, sì, Ja, soltanto chi non ha mai visto ciò che tu dici, tra gli alberi che scintillano, può commettere quell'errore nella scelta dei termini.
      Tuttavia, non siamo troppo severi.
      È una bella lettura.
      Io sono molto regina delle nevi, per il mio incarnato e perché reggo meglio il freddo del caldo ;)

    6. Fantine 27 novembre 2022

      Bella questa, Egitto!
      Lo credo. È poeta! 🙂

    7. Primadellesabbie 27 novembre 2022

      Dipinge anche, solo...paesaggi invernali.
      E fa molte altre cose, con la mani e con la mente.

    8. Fantine 27 novembre 2022

      In effetti, spesso, quando si hanno talenti di tal genere si è "versatili" in quasi tutto ciò che tocca l'animo.

    9. Fantine 27 novembre 2022

      Comunque vorrei condividere una singolarità di ierisera, a proposito della "dittatura scientifica" che abbiamo commentato. Spero di avere tempo, questo pomeriggio, Egitto.

    10. Primadellesabbie 27 novembre 2022

      Si, ed è interessante notare da quale "lato" l'animo di quel particolare artista sia sensibile, il resto rimanendo nella normalità (forse il contrasto fa il miracolo).

    11. JA 27 novembre 2022

      Più che altro è da compatire per la sua miserevole vita invernale. :)
      Io il caldo lo sopporto tra i +15 e i +20 gradi o anche meno, dipende da quello che devo fare e se è secco o umido.
      In ogni caso sudare quando mi muovo mi irrita.

    12. Martin 27 novembre 2022

      Ben scritto Ja! Ho una casa dalle tue parti, e ci passo 4-5 mesi all'anno

    13. JA 27 novembre 2022

      Ottimo. Trentino o Alto Adige/Tirolo?

    14. Martin 27 novembre 2022

      Trentino al confine con l'Alto Adige, vengo su tra un po' - meta' della mia famiglia e' di li'....

    15. JA 27 novembre 2022

      Ci si potrebbe vedere alla stazione di Salorno, un giorno.

    16. Martin 27 novembre 2022

      Ben volentieri - ma quest' anno verro' su piu' tardi, verso il 20 dicembre

    17. JA 27 novembre 2022

      Allora fammi sapere.

    18. Martin 27 novembre 2022

      Ok con gran piacere, poco prima di venir su

    19. Fantine 27 novembre 2022

      @Primadellesabbie

      Te la scrivo in calce al commento di ierisera, Egitto.
      Mi sembra luogo più adatto al tema.

    20. WarezSan 28 novembre 2022

      Ora è tutto chiaro...
      Ma attenti ai giudei.

      A proposito, hai contezza del fatto che in Germania, per i tedeschi, il giudeo sei tu?
      Brividi...

    21. lazarovici 28 novembre 2022

      ASDRUBALINA

      Ho fatto un sogno verso la mattina
      e c’eri tu, tu sola, Asdrubalina.
      Vestivi rosa e azzurro fino ai piedi
      piedi nudi e leggeri
      fra l’erba e i fiori e il vento e i tuoi pensieri.
      Nella sacca il mio libro, una banana,
      un panino al formaggio e una spremuta.
      Poi ti ho visto seduta
      all’ombra di una vecchia palma nana
      spizzicando i miei canti,
      come sbocconcellare
      il pandoro allo zucchero in cucina
      ed il violino appeso giù in cantina…
      non sto certo parlando
      di un legno un po’ diabolico e divino!
      E’ il cosciotto di capra
      essiccato ai duemila
      del Grande Paradiso...
      e mi hai guardato appena
      con un sorriso di panna montata,
      mia marvigliosa fata,
      mia splendida
      magnifica
      sfigata

    22. Fantine 28 novembre 2022

      Asdrubalina*

      Di quel poeta* che scrive in loco sonante.
      L'inverno e le sue risorse.
      Complimenti, Lazarovici ;)

      *L

    23. lazarovici 28 novembre 2022

      scrivo e come vivo vivo...per Lucia dai mille volti

    24. lazarovici 28 novembre 2022

      ZLATA

      Hai comprato diciotto scatolette
      di tonno, carne in scatola e biscotti
      e legna, da bruciare se fa freddo...
      ma l'Ucraina è lontana
      e il lupo dorme ancora nella tana...
      e il gatto Birba ha lasciato i padroni
      perché l'odore della libertà
      lo ha stregato lo sai,
      e adesso corre al sole in piazza d'Armi
      e beve acqua di fonte
      e mangia quel che capita
      e rincorre
      i merlotti e i piccioni
      e lo pettina il vento
      e lo bagna la pioggia
      e lo annusa una femmina
      randagia
      scappata alle catene e alla bambagia.

    1. LuxIgnis 27 novembre 2022

      Vuoto, deserto, silenzio sono solo rappresentazioni mentali simboliche di ciò che la mente ordinaria non è in grado di percepire. In realtà non sono per nulla vuote o deserte o silenziose. Sono piene di essenze che non riusciamo a percepire normalmente. Ci si riesce solo quando si raggiunge uno stato ipnagogico (quello stato fra il sonno e la veglia). In questo sono d'aiuto una serie di tecniche come le meditazioni. Molte meditazioni vertono sulla concentrazione sul vuoto. Ad esempio la meditazione Taoista dello ZuoWang (siedi e dimentica), oppure quelle dello Shivaismo come l'immaginare di essere seduti e sospesi su un vuoto, o che alcune parti del corpo siano vuote. Oppure quella che prevede d'immaginare di bruciare completamente partendo dal mignolo sinistro (non mi chiedete perché proprio dal mignolo sinistro!).
      Le vie spirituali sono tutte volte a togliere mai a mettere. Quello che viene tolto sono le "catene della percezione". Se ci si riesce si apre un mondo pieno, tutt'altro che vuoto. Non è facile perché si tende a riempire. Non è la natura che aborre il vuoto, è la nostra mente.
      In questo "vuoto non vuoto" molti hanno ricevuto delle ispirazioni. Da scienziati che hanno visto la soluzione al problema in cui erano impegnati, agli artisti che hanno tratto ispirazione delle loro opere.

    1. IlContadino 27 novembre 2022

      Il Natale è invernale: giornata breve, freddo, neve, stufa accesa. Così è per noi, mica per tutti, ma certo, è scontato, eppure io me ne sono reso conto soltanto al primo viaggio, in Messico, che strano fare il Natale in calzoncini e maglietta, così vestiti non è la stessa cosa. Ne ricordo uno trascorso in India, sulla spiaggia di Gokarna, un villaggio di pescatori nello stato del Karnataka, a sud, un posto dove gli occidentali vanno a scoprire qualcosa di sé osservando i tramonti. La vigilia di Natale me ne stavo seduto in riva al mare in compagnia di una ragazza, alcune famiglie indiane facevano il bagno, uomini in costume, donne vestite col sari. Ad un certo punto compare un signore dalla pelle scura vestito da Babbo Natale, costume ben fatto: rosso e bianco, con cintura nera, barba, cappello e campanella, tutto preciso. "Che strano" ho pensato, "Babbo Natale anche qui, con questo caldo, su questa spiaggia dimenticata da Dio, sembra fuori posto, però, del resto, è Vigilia". Mentre osservo questo Babbo Natale oh oh oh assorto nei miei pensieri, spunta dal lato della spiaggia un branco di cani, vedono l'uomo, lo circondano, lui smette l'oh oh oh e comincia a correre, scappa dai cani, questi lo raggiungono e lo aggrediscono. Gli si avventano contro a morsi e strattoni, impressionante. Interveniamo per salvare il povero Babbo Natale dal branco di cani selvatici, credo lo avrebbero ucciso. Abbiamo salvato il Natale, come avrebbe poi suggerito Conte;-))
      Non so perché ho raccontato questa storia, forse perchè quell'episodio mi colpì particolarmente e non l'ho ancora compreso.
      I cani dell'India hanno una loro saggezza, devo ancora capirla, ma so che ce l'hanno.

    2. Eugiorso 27 novembre 2022

      Non sarà che avevavo annusato il nemico, grazie all'istinto, perché Babbo Natale è un prodotto della "narrazione" dell'occidente?

      cari saluti

    3. Rnamessaggero 27 novembre 2022

      Ai miei figli ho sempre detto che Babbo Natale non esisteva, anche se pagavo un B.N. tutti gli anni che prestava servizio a domicilio, perché la loro madre aveva idee diverse dalle mie sul merito. Non ti dico le diatribe con in genitori dei compagni di scuola dei miei figli, fra l' altro avevo anche l'ingrato compito di rappresentarli, mi sarebbero stati utili i cani indiani...

    4. Fantine 27 novembre 2022

      Suvvia, Babbo Natale e la Befana sono tradizione.
      Ci sono bimbi meno fortunati che chiedono un solo regalo, spesso non è neppure un gioco.
      E quando ricevono forse quell'unico gioco, provano una gioia che inonda il viso. Una gioia che alcuni bambini pieni di giochi non hanno mai provato.
      E il mio pensiero va al piccolo G e alla sua macchinina telecomandata e ai suoi piccoli compagni.
      Una riflessione per te e per gli altri: lo scambio dei "doni" tra grandi e piccini era ed è una bella tradizione nata con la festa religiosa.
      Ed è popolare. Poiché la maggioranza non viveva nell'abbondanza.
      Invero dovremmo riflettere sul fatto che è rimasto, senza generalizzazioni, lo scambio formale e dovuto dei "doni", senza il sentimento più autentico che muove il gesto del dono.

    5. Fantine 27 novembre 2022

      La Befana

      Viene viene la Befana,
      vien dai monti a notte fonda.
      Come è stanca! La circonda
      neve, gelo e tramontana.
      Viene viene la Befana.
      Ha le mani al petto in croce,
      e la neve è il suo mantello
      ed il gelo il suo pannello
      ed è il vento la sua voce.
      Ha le mani al petto in croce.
      E s’accosta piano piano
      alla villa, al casolare,
      a guardare, ad ascoltare
      or più presso or più lontano.
      Piano piano, piano piano.
      Che c’è dentro questa villa?
      Uno stropiccìo leggiero.
      Tutto è cheto, tutto è nero.
      Un lumino passa e brilla.
      Che c’è dentro questa villa?
      Guarda e guarda... tre lettini
      con tre bimbi a nanna, buoni.
      Guarda e guarda... ai capitoni
      c’è tre calze lunghe e fini.
      Oh! Tre calze e tre lettini.
      Il lumino brilla e scende,
      e ne scricchiolano le scale:
      il lumino brilla e sale,
      e ne palpitano le tende.
      Chi mai sale? Chi mai scende?
      Co’ suoi doni mamma è scesa,
      sale con il suo sorriso.
      Il lumino le arde in viso
      come lampada di chiesa.
      Co’ suoi doni mamma è scesa.
      La Befana alla finestra
      sente e vede, e s’allontana.
      Passa con la tramontana,
      passa per la via maestra,
      trema ogni uscio, ogni finestra.
      E che c’è nel casolare?
      un sospiro lungo e fioco.
      Qualche lucciola di fuoco
      brilla ancor nel focolare.
      Ma che c’è nel casolare?
      Guarda e guarda... tre strapunti
      con tre bimbi a nanna, buoni.
      Tra le ceneri e i carboni
      c’è tre zoccoli consunti.
      Oh! Tre scarpe e tre strapunti.
      E la mamma veglia e fila
      sospirando e singhiozzando
      e rimira a quando a quando
      oh! Quei tre zoccoli in fila.
      Veglia e piange, piange e fila.
      La Befana vede e sente;
      fugge al monte, ch’è l’aurora.
      Quella mamma piange ancora
      su quei bimbi senza niente.
      La Befana vede e sente.
      La Befana sta sul monte.
      Ciò che vede è ciò che vide:
      c’è chi piange, c’è chi ride:
      essa ha nuvoli alla fronte,
      mentre sta sul bianco monte.

    6. sbregaverse 27 novembre 2022

      Befana spiona guardona e che viene anche.

    7. Rnamessaggero 27 novembre 2022

      Babbo Natale non esiste e trovo poco educativo fare credere ad un bambino sia la storia dell'uomo nero che quella del rosso. I regali sono un'altra cosa, fanno vivere ai bambini l'emozione della sorpresa e restano una doppia gioia, per chi li fa e per chi li riceve. I miei figli si scompisciavano dalle risate nel sentire me che dicevo che BN non esiste e la loro madre che sosteneva il contrario.

    8. Rnamessaggero 27 novembre 2022

      Niente è più povero di un bambino con tanti doni da esserne fiero ma senza un genitore che lo ama per davvero.
      La befana viene di notte stesso orario de' mignotte.

    9. Fantine 27 novembre 2022

      Sulla prima parte mi trovi d'accordissimo, Rna.
      Sulla seconda sei compare di Sbrega, mi dissocio 🤣

    10. Fantine 27 novembre 2022

      Santa donna, tua moglie, Rna!
      E fortunata; con te si diverte di sicuro ;)

    1. Eugiorso 27 novembre 2022

      Quindi i principali problemi dell'inverno entrante non saranno energetici (luce e gas), di caro vita, di disoccupazione, di chiusura delle attività produttive, di insufficienza dei redditi popolari ma ... E ho detto tutto!
      Disarmante.

      Cari saluti

    2. Rnamessaggero 27 novembre 2022

      Tranquillo, ci scaldiamo assaltando i supermercati.

    3. Luca VFR 27 novembre 2022

      Credo che siam maturi per San Plutonio.

    1. Rnamessaggero 27 novembre 2022

      Dai, è una bella lettura. Ci sarebbe da rispondere con un paio di bibbie tanto per fare economia ma è così pregno il concetto di silenzio e deserto esposto che non serve altro. Amo tutte le stagioni, non me ne devo occupare, si muovono da sole. Quando arriva l' inverno, l' uomo prova la stessa pace dei genitori quando i bambini finalmente dormono.

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