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Il ruolo di Israele nel cataclisma in arrivo

DI PHIL BLUTER

New Eastern Outlook

Finalmente, lo scheletro è saltato fuori dall’armadio della Primavera Araba attraverso un articolo di Foreign Policy scritto da Jonathan Spyer. Israele è in guerra per il dominio totale in Medio Oriente e, secondo il ricercatore senior membro della Global Research nell’International Affairs Center (Rubin Center) e cronista del Jerusalem Post, Tel Aviv sta per attaccare la Siria per affrontare l’Iran.

Tutto quello che posso dire è che se il direttore di uno dei centri di ricerca d’Israele situato presso l’Interdisciplinary Center (IDC) ha ragione, allora l’inizio dell’Armageddon potrebbe essere dietro l’angolo. Da un po’ di mesi a questa parte le mie ricerche e i miei reportage sulla Siria e sull’estensione della crisi sono ruotati intorno al ruolo di Israele negli affari del mondo. Quindi, dopo questa rivelazione [in inglese], apparirà presto chiaro ed evidente il ruolo di Israele come istigatore delle crisi. L’incontro di Bibi e Trump a Washington, il ruolo dell’AIPAC nello spingere a sanzionare la Russia, l’Iran e la Corea del Nord e il ruolo provocatorio geo-strategico che il governo di Netanyahu ha svolto, costituiscono altre schiaccianti prove circostanziali della responsabilità di questo piccolo stato nel caos mediorientale. Citando Speyer:

I funzionari israeliani ritengono che l’Iran stia vincendo il suo tentativo di dominio in Medio Oriente, e si stanno mobilitando per contrastare il riallineamento regionale che minaccia di seguire. L’obiettivo della campagna militare e diplomatica di Israele è la Siria.

Dal mio punto di vista, non posso stabilire quale aspetto di questa notizia sia più spaventoso, il fatto che i maggiori analisti israeliani ora non si preoccupano apparentemente più dell’opinione pubblica, o quello della possibilità che Israele possa davvero andare verso uno scontro nucleare con l’Iran. L’articolo di Foreign Policy rivela anche i motivi israeliani che hanno condotto a tali incidenti internazionali. Per esempio, per quanto riguarda l’episodio psicotico iniziale degli Stati Uniti sulle armi chimiche che il governo di Assad avrebbe usato contro il proprio popolo, quelle “armi della paura” non avevano niente a che fare con i Siriani. Spyer sottolinea particolarmente le missioni israeliane contro le fabbriche di armi chimiche a Masyaf. Affrontiamo la questione, Israele non si imbarca in missioni aeree per salvare gli arabi in pericolo. Ma il problema più grave per il regime israeliano non è più Assad, dal momento che l’esercito siriano, con l’aiuto russo e iraniano, ha quasi eliminato l’ISIS, Tel Aviv è preoccupata per ciò che seguirà al conflitto siriano. E per le loro preziose alture del Golan. Citando nuovamente FP:

Le forze iraniane ora mantengono una presenza vicina o adiacente alla porzione controllata da Israele delle alture del Golan e Quneitra Crossing, che la separa dalla porzione del territorio controllata dalla Siria. Per tutta la durata della guerra in Siria, Israele ha notato il desiderio da parte degli iraniani e dei loro agenti di Hezbollah di stabilire in questa zona una seconda linea di confronto attivo contro lo stato ebraico, oltre al sud del Libano.

L’esperto israeliano continua affermando che “la Siria oggi esiste a stento”, e proclama l’Iran e la Russia i veri “padroni” del paese sconvolto dalla guerra. L’articolo di Foreign Policy delinea senza mezzi termini la mentalità essenziale e la strategia che Israele ha dispiegato contro i suoi confinanti sia nemici che alleati, anche se l’autore non aveva intenzione di farlo. Mostrando ciò che Israele teme di più ed elencando in forma convincente i contrappesi geopolitici e militari di Tel Aviv, Spyer tradisce le effettive intenzioni di Israele. Leggete qui come Israele ha lavorato con i ribelli all’interno della Siria:

Israele ha sviluppato relazioni pragmatiche con i gruppi di ribelli locali che al momento controllano ancora la maggior parte del confine, come il gruppo Fursan al-Joulan. Questa cooperazione si concentra sul trattamento medico di combattenti e civili feriti, e sul fornire aiuti umanitari e assistenza finanziaria. Ci sono stati probabilmente anche aiuti nel campo del controspionaggio, anche se non è emersa alcuna prova di fornitura diretta di armi o di impegno diretto delle forze israeliane a favore dei ribelli.

Infine, dalla lettura dei rapporti e dalla propaganda del sito del Rubin Center scopriamo che il gruppo israeliano non è concentrato solo a livello regionale. In primo luogo, ritroviamo questo tizio, Spyer, con gli occhi puntati sull’Ucraina e la sua comunità ebraica, in un pezzo per il Jerusalem Post [in inglese] che raffigura le fazioni pro-russe come naziste. Successivamente, mi sembra interessante come il Caucaso e la Georgia siano profondamente seguite. La storia di Mahir Khalifa-zadeh (un veterano della missione OSCE nel 1999), del settembre 2014, intitolata “Il Caucaso meridionale: il fallimento di Obama nel ripristino del dialogo con la Russia e la dottrina Putin in pratica” svela la geo-strategia israeliana alle origini di quella lontanissima sventura. Una persona pragmatica a questo punto potrebbe chiedersi: “Israele era contro un ripristino delle relazioni USA-Russia?” La risposta ci porta a nuove ipotesi proprio su “chi” stia dietro l’attuale divisione fra Est ed Ovest. Citando dal rapporto:

Dal 2009, sotto il presidente Barack Obama, gli Stati Uniti hanno perseguito una politica di “ripristino del dialogo con la Russia”, promettendo un nuovo riavvio dei precedentemente tesi rapporti. Tuttavia, questa politica non è riuscita a favorire gli interessi americani, in particolare nella regione del Caucaso meridionale, che è strategicamente importante per la politica israeliana e statunitense verso il Medio Oriente allargato e lo spazio post-sovietico.

Questa relazione dell’esperto azerbaigiano tocca “la sicurezza energetica” degli USA e di Israele, e riflette anche il catalizzatore fondamentale per le crisi in queste regioni. Non leggiamo spesso del cosiddetto Contratto del Secolo tra l’Azerbaigian e i grandi colossi del petrolio occidentali, ma questa citazione inquadra bene la questione:

La scoperta dei campi petroliferi di Azeri, Chirag e Guneshli in quella regione ha sensibilmente stimolato la politica e la diplomazia Usa per trasformare l’area in un’importante fonte non mediorientale di energia. Le enormi riserve di petrolio e gas  azere hanno sollevato anche la questione dei percorsi di trasporto energetico per aggirare la Russia.

Aggirando la Russia e l’Iran, impedendo l’ingresso della Siria come passaggio per la fornitura di energia, distruggendo ogni apparente resistenza al potere israeliano nella regione, puntellando il dominio americano nello scenario globale – tali accordi e strategie mostrano lati che hanno portato a crisi imponenti. E i sionisti che guidano Israele sono piazzati al centro di tutto. Non c’è più alcun dubbio. Rimane la domanda: “Possiamo farci qualcosa?”.

La risposta alla domanda è negativa, perché in Occidente il gioco è abbastanza truccato. I cittadini sono distratti dalle crisi locali, o sono poco informati e indifferenti verso la geopolitica globale. In breve, non possiamo farci niente. Questo è uno dei motivi per cui vediamo riviste globaliste come Foreign Policy e persino dei leader politici, squadernare semplicemente i piani senza alcuna paura. Queste rivelazioni che vediamo sono una conseguenza della nostra indifferenza, e le soluzioni alle invasioni israeliane o statunitensi non sono facili da accettare. Nel caso di Tel Aviv, l’unica mediazione che otterrà la sua attenzione è quella imposta con l’uso della forza. A mio parere, finché la comunità internazionale (o forse la Russia) non farà pressione su Israele (e forte), queste crisi potranno solo aumentare. Israele ha avuto un ruolo fondamentale nella Primavera Araba e nel tentato cambio di regime di Assad in Siria. Come risultato, milioni di persone sono ora sfollate, o peggio. È ormai tempo che questi autocrati sionisti cambino musica. L’alternativa sarà un cataclisma.

Articolo di Phil Butler apparso su New Eastern Outlook il 7 ottobre 2017
Traduzione in italiano di Cinzia Palmacci per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

Fonte: http://sakeritalia.it

Link: http://sakeritalia.it/medio-oriente/il-ruolo-di-israele-nel-cataclisma-in-arrivo/

16.10.2017

Pubblicato da Davide

  • Vamos a la Muerte

    Proprio così.
    La cosa che fa più senso è che la cosiddetta “superpotenza americana”, la “nazione eccezionale e indispensabile” come amano definirsi gli yankees, oramai è poco più di un sottoposto che prende ordini direttamente dallo stato israeliano.
    Stiamo davvero giocando col fuoco ma, come giustamente scritto nell’articolo, la cosiddetta “opinione pubblica” occidentale è oramai completamente lobotomizzata e indifferente, incapace di vedere il pericolo e la catastrofe verso cui ci stiamo rapidamente dirigendo.

  • fabiomax

    ma voi non considerate cosa fa l’iran??? e israele dovrebbe rimanere inerte al tentativo colonizzatore iraniano?? mah..

    • televisione falsa

      L’iran vuole invadere Israele ?? NO . l’iran è in Siria contro il volere del governo siriano ? NO . L’iran portando armi a hezbollah viola qualche accordo internazionale ? NO . Allora che vuole israele ???? vuole forse creare la grande Israele e sottomettere e sterminare tutti i paesi vicini ?

      • fabiomax

        l’iran non vuole invadere israele…lo vuole distruggere!

        • Divoll79

          Ma quando mai?!? L’unico guerrafondaio di tutto il MO e’ proprio Israele.

          • fabiomax

            io mi limito ad ascoltare quello che dicono i dirigenti iraniani quando parlano di israele, non sono io che dico che ributteranno a mare gli israeliani…ma tu li ascolti quando parlano??

          • monirov

            Israeli Justice Minister threatens Putin’s life!
            https://www.veteranstoday.com/2017/09/26/shaked/

        • Pyter

          Distruggerla senza invaderla?
          L’Iran ha smesso di fabbricare l’atomica perché in possesso dell’arma di Majorana!

          • VanderZande

            Oh Pyter, se non ci fossi tu a riportare tutto alla dimensione giusta…

      • Divoll79

        Appunto.

    • Gino2

      per lo stesso principio la Palestina deve rimanere inerte al continuo furto di territori, ghettizzazione etc?

    • ausoloda

      L’Iran difende i suoi alleati dalla prepotenza sionista…suvvia..Israele è arrogante e lei sì, vuole predominare in Medio-Oriente…e non solo là…basta vedere come considera Italia…

  • televisione falsa

    La Russia deve dare armi nucleari alla Siria per così Farsi rispettare

  • fuffolo

    Grazie alle armi armi e a chi le impugna
    La potenza della Russia supera quella degli USA
    https://aurorasito.wordpress.com/2017/10/13/la-potenza-della-russia-supera-quella-degli-usa/

  • SanPap

    Certo che ci sono delle persone che fanno delle scoperte a cui nessuno aveva mai pensato … ma come fanno ?

    Puglia 19.541 km² 4,056 milioni di abitanti
    Israele 20.770 km² 8,547 milioni di abitanti
    Se Pugliesi si dessero un po’ più da fare, potrebbero governare il mondo
    Incredibile

  • Divoll79

    Se Israele attacca la Siria, sara’ la fine di Israele. Speriamo solo che non si trasformi in terza guerra mondiale.

  • DesEsseintes

    I russi pensano che per loro sia conveniente una guerra Israele-Hezbollah

    Russia and the Next Lebanon War
    How Moscow Could Benefit From A Conflict Between Israel and Hezbollah

    https://www.foreignaffairs.com/articles/israel/2017-10-06/russia-and-next-lebanon-war

    • cdcuser

      ma guarda che caso, Dmitry Adamsky è “Associate Professor at the Lauder School of Government, Diplomacy, and Strategy at the IDC Herzliya, Israel”, proprio la città dove ci fu quel famoso incontro:
      http://thesaker.is/trump-goes-full-shabbos-goy/
      (c’è anche in italiano: http://sakeritalia.it/medio-oriente/iran/trump-diventa-un-chierichetto-dei-sionisti-in-piena-regola/)

    • VanderZande

      Ma non dirmi che e’ tutta colpa dei Russi anche stavolta?

      • DesEsseintes

        Leggi qui da Haaretz

        “The Americans and Europeans are far from spotless, but if there is one thing that characterizes Russian policy, it is its utter cynicism. It is possible that, under such circumstances, the Russians will actually conclude that mutual bloodletting is in their interests.

        Dr. Dmitry Adamsky of the Interdisciplinary Center, Herzliya, is one of Israel’s outstanding experts on Russian strategic thinking. In an article published last week in the magazine Foreign Affairs, Adamsky stated that the Kremlin will want to take advantage of a future war between Israel and Hezbollah to continue to strengthen Russia’s position in the Middle East.”

        Haaretz è un giornale con una linea non estremista quindi, dato che sanno di avere a che fare con degli assatanati che non sentono ragioni, secondo me questa notizia va tradotta così:

        “Ci sono alcuni che vorrebbero una guerra contro Iran e Hezbollah. Attenzione che faremmo un favore ai russi…e russi sono tanto cinici…se ne approfitterebbero di quel nostro errore…non è che siamo moderati, per l’amor del cielo…è che facciamo un favore ai nemici…sì?…tranquilli …buoni…”

        Non so niente di prima mano ma francamente non sono convinto da certi toni catastrofisti.
        Se vai a leggere l’articolo di Spyer da cui è stato tratto questo di Bluter, cioè

        https://foreignpolicy.com/2017/09/28/israel-is-going-to-war-in-syria-to-fight-iran/?utm_referrer=https%3A%2F%2Fzen.yandex.com

        vedi che il titolo da praticamente per iniziato il conflitto mentre nel testo si dice tutt’altro.

    • Cataldo

      Non saprei cosa è conveniente al momento per i Russi, so per certo che la fonte citata non è tra quelle “terze” e che ogni cosa che scrivono va sempre inquadrata nella loro funzione propagandistica di supporto alle peggiori minchiate di politica estera USA.

      • DesEsseintes

        bravissimo!
        NON e una fonte terza.
        E ho fatto vedere che ne parla Haaretz

        quindi?

        No, eh?

        • Cataldo

          Bluter è scadente come fonte, nel senso che riporta ed ha riportato nel tempo più che altro suggestioni ed in effetti è anche giusto commentarlo e confutarlo con altre, segnalavo solo la valutazione sul piano del peso informativo reale di quanto riportato, che è poca cosa.
          Sono in accordo con l'”anticatastrofismo” riguardo ad una guerra contro l’Iran, lo predicavo anche 10 anni addietro, con tre gruppi portaerei alle coste iraniane 🙂 al contrario del saker e di moltissimi altri.
          Israele dovrà accettare il nuovo ordine mediorientale, prima o dopo altre guerre, ma un conflitto con l’Iran non è più possibile nei termini di dieci anni addietro, l’Iran è meno isolato oggi di allora, sia politicamente che militarmente..
          la Russia si è già avvantaggiata in medio oriente vincendo in Siria a fianco di Hezbollah, le visite di impeto della leadership israeliana a Mosca non possono invertire l’ordine degli eventi, un conto era la libertà di azione israeliana prima, a guerra in corso, ma ora la guerra è persa, l’influenza Iraniana in Siria è cosa fatta, le opzioni ridotte, su questo i russi sono stati molto chiari. La russofobia attuale dei media tutti dell’occidente ha molto a che fare con queste realtà.

          • DesEsseintes

            Butler riporta, infatti sono andato a cercare altro.

            Le tue analisi sono giuste ma io parlavo di altro.

            Riportando l’articolo di Haaretz (giornale israeliano ancora “razionale”) che a sua volta si rifà ad Adamsky intendevo dire, o meglio supporre, che probabilmente Haaretz esprime una tipo di “voce” israeliana che si oppone all’integralismo assatanato di quella che evidentemente è la fazione vincente in quel paese.
            Ossia notavo che sembra si debbano ridurre a far presente timidamente che fare la guerra “conviene ai russi”…e l’accenno molto curioso all’ “utter cynicism” dei russi mi è parso un significativo, quasi drammatico sforzo di compiacere qualcuno che si ritiene poco meno di un pazzo furioso, compiacendolo con un luogo comune che sminuisce l’avversario.

            Non so se sono stato bravo a spiegarmi.
            Mi è parso che quell’articolo di Haaretz illustri una drammatica situazione politica all’interno di Israele, in cui alcune forze sostenute per motivi strategici da altri paesi, hanno preso il sopravvento e (qui è il punto) stanno cercando di imporre una linea violenta con il ricatto della ideologia.
            Il che, inoltre, smonterebbe completamente le farneticazioni degli “ebrei” che governano il mondo da soli.
            Poi magari mi sbaglio.

          • Cataldo

            In effetti il dibattito interno è difficile, e nel tempo abbiamo visto tutta una gamma di questi escamotage dialettici, per veicolare un minimo di dissenso senza attirare immediatamente il fuoco di sbarramento della propaganda di guerra. Nel tempo abbiamo visto che contro l’avventurismo sono state più efficaci le parole e le prese di posizione delle stellette più pragmatiche e con maggior amor patrio che ancora resistono nei quadri di tsahal. Questo articolo illustra bene il quadro, anche se non è recentissimo

            http://www.politico.com/magazine/story/2016/06/netanyahu-prime-minister-obama-president-foreign-policy-us-israel-israeli-relations-middle-east-iran-defense-forces-idf-214004

  • Antonio XV

    Ho letto con molto interesse l’articolo ed anche i commenti spassosi… Non ho potuto leggere quelli scritti da utenti da me in precedenza bloccati… E non ne ho alcun rimpianto. Non ho da intervenire sul tema se non per dire che siamo su due mondi: la nostra controinformazione che ci dà una migliore conoscenza di ciò che accade e quanto invece riporta il mainstream: se la mia fonte fosse soltanto la seconda non solo non capirei nulla di ciò che accade, ma diventerei più stupido di quanto già non sia.

  • GioCo

    Di nuovo torno a dire quello che credo succederà e che con inquietante precisione tendo a indovinare. Ovviamente spero sempre di sbagliare, di essere smentito dai fatti … Dunque, credo che il ruggito del gatto selvatico (che non dico tigre per le dimensioni geografiche) alla fine si spegnerà in un più rassegnato “così vanno gli affari” (guadagnandoci!) non senza però prima aver lasciato bene in vista le sue graffiate sul pelo dell’Orso per una questione di orgoglio. Il Golan può essere benissimo trattato con mezzi più idonei e convenienti delle bombe che rischiano non solo di togliere ogni presenza desiderabile sulle alture conquistate alla Siria, ma persino qualsiasi velleità futura di tornarci. La presenza USA nella regione è pesantemente messa in discussione dalle petromonarchie sempre più coscienti che il loro petrolio non serve più allo Zio Sam così come l’influenza e la credibilità di cui godevano i politici stelle e strisce. Di conseguenza ci sono nazioni sempre meno interessate a fare gli interessi occidentali a guida atlantica e questo lo ha capito bene la volpe. Questo ha richiesto un intervento diretto del gatto selvatico che si è sentito abbandonato a se stesso, ma senza la volpe non aspettiamoci grandi sviluppi, dato che ogni mossa azzardata potrebbe essere pagata davvero troppo cara per i filoatlantisti che rischiano persino di essere pugnalati alle spalle se perseguono in questa direzione (non è che sti alleati siano poi così affidabili, neh? Nessuno tra di loro s’è distinto per affidabilità). L’attuale drastico cambio di equilibri in verità era già nell’aria e la Siria era l’ago della bilancia per evitarlo, ma la questione non è più mano statunitense che per ciò sposta la gigantesca armata brancaleone verso altri teatri da destabilizzare, cioè luoghi più consoni e alla portata della sua attuale politica fallimentare. Il crollo arriva per fallito timing (gli atlantisti dovevano raggiungere certi obbiettivi prima) dato che la bomba petrodollaro già praticamente esplosa scioglie i catenacci che legavano le petromonarchie alla flaccida economia atlantica sorreggendola. Se il dollaro crolla, ogni desiderio di supremazia americana crolla e il dollaro (udite udite) in verità è con la fiducia mondiale appesa al un filo sottile sottile a pieno controllo cino-saudita. L’unica cosa che evitava questo PRIMA era l’infrastruttura econocentrica digitale e dei servizi hi-tech tipo lo SWIFT. Che non sono più egemonici.

    La Russa in questo momento non è solo al centro della politica mediorientale e in grado di agire per stabilizzare la situazione, ma un partner affidabile per chiunque e che non ha interessi bellicosi diretti a impedire i desiderata di nessuno … perfetto per qualsiasi affarista … ora con le mani sulle leve per influire in modo determinate su tutti i teatri di guerra. L’unica cosa che Israele deve digerire e che per una volta non controlla la situazione. Ci vorrà qualche tempo perché capisca che le conviene aspettare e stare buona … nel frattempo fa quello che fa qualsiasi belva selvatica quando si sente minacciata. Soffia (in qualità di Gatto). Un nota a margine semi-divertente. Credendo di fare una grande furbata Israele non ha mai denunciato il possesso di missili nucleari così da non rientrare nei trattati (tipo quello di non proliferazione). Quindi non può minacciare nessuno pubblicamente di bombardamento atomico senza auto-sputtanarsi geo-politicamente. In un certo senso, è persino più inchiodata di Kim per quanto riguarda le sue scelte. Ma gli Israeliani sono gente che coltiva rancore e questo significa che ad acque calme ricominceranno a tessere le loro tele. Piccola chiusa: se pensavate che la volpe era zio Sam, vi faccio notare che ha la corona.

    • Gino2

      noto con piacere un cambiamento nello stile dei tuoi post. ora sei più leggibile.

    • Cataldo

      Non c’è bisogno di minacciare esplicitamente nessuno se hai un deterrente affidabile, l’arma atomica Israeliana consegue i suoi effetti geopolitici in toto, anche troppo bene funziona, ha cristallizzato lo sviluppo della democrazia interna alla società israeliana, tra gli altri risultati, impedendo una revisione delle politiche di sopraffazione e dominio residuo degli anni del “pericolo arabo”.
      Questo dominio, come ho scritto altre volte, si traduce in vari modi, ad esempio la sudditanza strategica europea si declina anche con le legislazioni contro l’antisemitismo, con l’obbligo della memoria del passato per sancire la sudditanza nel presente. E poi a cosa serve avere un arma nucleare contro un nemico che sta alla tua porta ? E’ evidente che l’arma Israeliana è destinata a supportare scopi diversi dalla difesa della nazione, serve ad incassare una completa irresponsabilità politica sul piano internazionale, a discapito primario dell’alleato principale, ovvero gli USA, che ormai risultano i più penalizzati dalle politiche Israeliane e sempre più lo saranno in futuro.

  • Cataldo

    E’ noto che da anni Israele considera come una grave minaccia ogni parvenza di recupero di un “ordine internazionale”, un assetto multipolare equilibrato a gestire le cose sul nostro pianeta sarebbe la fine di una politica tutta volta all”eccezionalismo”, ovviamente, cadrebbe il sogno della “grande israele” e tutto quello che sottende, si aprirebbe una nuova era, ad iniziare dalla necessaria trasformazione della società israeliana, che oggi si basa e si nutre di militarismo e di terrorismo. Cosa produce Israele ? Cosa vende Israele ? una sola cosa la Guerra, se viene meno la guerra sarebbe costretta ad affrontare le sue contraddizioni, a risolvere le sue difficoltà interne, che ora sono inscatolate nel mito della difesa della patria.

    In questa chiave, in assenza di segnali difformi, la sola cosa certa è che Israele cercherà sempre la guerra, e che il solo ostacolo a questa ricerca è il prezzo in sangue israeliano che costerebbe, in quanto è sempre più difficile giustificare all’interno i sacrifici di sangue richiesti dal Moloch. In questo quadro la guerra Siriana è di per se un freno forte alla politica di morte israeliana, questi anni hanno formato una intera generazione di siriani, palestinesi, iraniani, l’incrocio di competenze che ne è derivato è un deterrente all’avventurismo della leadership israeliana, senza contare che i russi opereranno un riequilibrio tecnologico nell’aria.

    • Antonio XV

      Ti vedo comprensivo verso Israele… Lo saresti egualmente verso il nazismo, secondo la narrativa che ne è stata fatta? Io non ho nessuna comprensione per Israele e lo ritengo molto peggio del nazismo…

      • Cataldo

        Questi confronti meglio-peggio sono sempre inutili, prima di essere sbagliati. Credo che dobbiamo distinguere la critica alle azioni dei governi, più o meno legittimi, con l’astio o peggio verso il popolo, io non ho fiducia nel governo israeliano, ma credo nella capacità di cambiamento della società israeliana; negli ultimi anni abbiamo visto in verità una involuzione, a dirla tutta, ma si spera nel futuro, Il fatto che Israele tenda ad accomunare sempre le critiche alle sue politiche con l’antisemitismo è un ostacolo enorme ad ogni cambiamento, impedisce che dall’esterno arrivino elementi di riflessione effettivi, ma non per questo dobbiamo fare il loro stesso errore.

      • Un Dislessico

        si perché in Israele ci sono campi di stermino per i diversi (omossessuali, testimoni di Geova, rom, comunisti, socialisti, cattolici e israeliti, scusa non israeliti ma mussulmani). ma quanto ti pagano, quanti pieni di benzina grati.