Il punto di vista della coscienza

Il punto di vista della coscienza

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

Ogni osservazione (visiva) ha il proprio punto di vista associato, che coincide geometricamente con gli occhi aperti e vigili dell’osservatore in quel momento. Ma dietro gli occhi c’è il resto del corpo e molto di più, c’è una persona sveglia in quel corpo vivo.

Una persona consapevole delle proprie osservazioni, che distingue se stessa dal mondo, potendo riflettere, come in uno specchio, il proprio sé puntiforme immerso nell’immenso mondo che la circonda. Un mondo accessibile alla conoscenza in quanto osservabile, cioè introiettabile dentro di sé. Vogliamo chiamarla coscienza? E’ un po’ presto per dirlo, senza prima menzionare la storia fin qui vissuta dalla persona che, giorno dopo giorno, si identifica sia nel proprio corpo che nei ricordi delle proprie esperienze. Con la consapevolezza che anche il proprio corpo è nato, cresce, e un giorno morirà, come tutti i corpi vivi di quell’incredibile varietà biologica che popola la Terra, in continua evoluzione individuale e di specie. Per quel poco che ne sappiamo per “prendere coscienza” è necessario disporre di un corpo relativamente integro e maturo, così come si può “perdere conoscenza” o “perdere i sensi” semplicemente addormentandosi, o per un temporaneo malore improvviso o, a maggior ragione, per il “malore” finale, quello irreversibile che è la morte biologica. Ma non finisce qui. Credenze diffuse ed esperienze singole testimoniano di una coscienza anche separata dal corpo fisico. Un po’ come nell’esperienza del sogno, quando alle percezioni sensoriali del mondo reale si sostituiscono percezioni virtuali autoprodotte, spesso associate a forti contenuti emotivi, ispirate da ricordi, grande fantasia immaginativa, e chissà quant’altro.
Altra questione fondamentale è l’evidente correlazione tra formazione della propria identità e costruzione di un proprio “punto di vista”, metaforicamente inteso come percezione di realtà e visione del mondo. Per quanto ci si sforzi di essere semplicemente “obiettivi” ci è impossibile conoscere il mondo se non da un punto di vista personale, che diventa perciò stesso identitario, in contrasto con l’universalità del mondo stesso che si vuole comprendere. Nella sincera ricerca intimistica su se stessi si cerca necessariamente la verità, per maturare la coscienza più autentica possibile di chi siamo, in cosa consiste la nostra singolarità nel mondo, e tanto altro che ci riguarda, magari con l’ambizione aggiunta di voler sapere anche cosa si cela oltre il nostro orizzonte finito. Un “orizzonte degli eventi” al confine del buco nero della conoscenza, potremmo dire parafrasando un’espressione suggestiva mutuata dal linguaggio degli astrofisici.

Non a caso il biblico “peccato originale” che ha differenziato l’uomo dalle altre creature è l’aver mangiato il frutto dell’albero della conoscenza (del bene e del male), infrangendo così un comandamento divino, quasi una sfida a Dio stesso e, paradossalmente, alla Natura di cui siamo parte. Con tutte le responsabilità e le conseguenze anche nefaste del caso.
E che si tratti di una sfida alla nostra stessa natura ce ne dovremmo accorgere sempre più chiaramente, man mano che si amplia l’orizzonte della conoscenza scientifica, percepibile parimenti al baratro dell’ignoranza che anziché ridursi s’ingigantisce nelle sue profondità abissali. Il che rende sempre più pericolosa l’esperienza della stupidità, che nell’arco di una pur breve vita incombe continuamente e alla fine non risparmia a nessuno qualche scivolone, più o meno grave.

“Stupido è chi stupido fa” diceva la saggezza di Forrest Gump, ereditata da una madre consolatoria. E come dargli torto osservando taluni comportamenti anche in persone normalmente reputate intelligenti!
A queste fragilità umane solo una coscienza vigile può sperabilmente costituire un argine efficace, e in tal senso occorre coltivarla, ravvivando di continuo il piacere illimitato della conoscenza.

Alle severe carenze individuali si può rimediare in larga misura dedicandosi alle relazioni sociali, a partire da quelle parentali, amicali, affettive, e anche le semplici conoscenze occasionali, variamente originate e di questi tempi promosse, o degradate a seconda dei giudizi, dalle tecnologie della comunicazione di massa.
Infatti sono gli stimoli esterni, e in particolare quelli intellettuali che scaturiscono dal confronto col pensiero e i sentimenti altrui, che possono indurre le riflessioni più costruttive, stimolando una creatività favorevole alla propria crescita e maturazione sia culturale che animica.

Ma pur ampliando in tutti i modi i propri limiti s’incontra fatalmente il confine finito dei propri orizzonti, oltre il quale si è comunque incuriositi ed attratti, per trascenderlo in una continua ricerca aperta anche all’imponderabile.

Se tutto ciò corrisponde al vero noi umani rappresentiamo una contraddizione vivente, essendo portatori di una coscienza universale che può scaturire solo dalla nostra singola individualità particolare, anzi particolarissima, unica e irripetibile, anche se malauguratamente dovessimo arrivare a clonare il corpo umano come già si paventa, violando ogni limite etico della coscienza stessa.

Cos’è quindi la coscienza, l’essere consapevoli, e l’intenzionalità che ne deriva praticando il libero arbitrio? Domande di fondo alle quali i più tentano, invano, di rispondere a partire dallo stato dell’arte della conoscenza scientifica, con le sue grandezze fondamentali misurabili, come lo spazio-tempo, la massa-energia, i vari tipi di forze e di campi che le producono, ecc. ecc. fino agli ultimi sconcertanti sviluppi della meccanica quantistica, nel tentativo sempre più disperato di gettare ponti tra questi modelli astratti ed il nostro lacunoso sistema percettivo, a sua volta inspiegato nella sua essenziale dinamica conoscitiva dalle neuroscienze.

(Situazione disperante, ma che non ci consente di arrenderci alla nostra inadeguatezza, lasciando campo libero agli incoscienti, che pretendono di scherzare col fuoco sperimentando tutto ciò che di nuovo si scopre e diventa possibile, inferno in Terra compreso, in totale spregio delle complesse armonie naturali di cui tutti godono i frutti.)

Perché invece non procedere all’inverso, ovvero partire dalle nostre percezioni naturali, ponendo al centro la coscienza così sperimentata, per allargare poi tale conoscenza, di cui già disponiamo animicamente, includendo anche il mondo fisico, in parte già descritto da leggi universali che lo rendono potenzialmente accessibile (e manipolabile) solo in quanto modello matematico parimenti introiettabile?

Ambizione da far impallidire perfino Don Chisciotte, mi sembra chiaro, ma alla cui realizzazione potremmo essere più vicini di quanto si possa immaginare. In fondo mi riferisco al metodo d’indagine storicamente adottato fin dall’antichità, ma che pare abbiamo abbandonato, abbagliati come siamo dalle mirabolanti applicazioni di massa delle ultime conquiste tecnologiche. E più banalmente per conflitto d’interessi tra gli agi materiali e le necessità dello spirito, ancor prima delle enormi difficoltà intrinseche all’applicazione di questo approccio antispecialistico.

Molto più modesta e facilmente concretizzabile, ma non meno importante, è l’ambizione di comprendere, e far comprendere al nostro prossimo, come i nostri punti di vista, così diversificati per intere categorie di persone, possono diventare in realtà oggetto di confronto rispettoso e costruttivo più che di divisione e guerra intesa in tutte le accezioni del termine, sempre negative e distruttive.

Se solo lo sviluppo delle coscienze arrivasse a maturare nel profondo anche questo tipo di rispetto reciproco, il contrasto ai peggiori mali del nostro mondo diverrebbe efficacemente realizzabile, tanto da poter archiviare definitivamente i periodi storici più bui e dolorosi, a partire da quello corrente.

In fondo basta analizzare i punti di vista propri e altrui, non solo nei contenuti, ma anche nel modo in cui vengono costruiti. E visto che tendiamo a identificarci in tali punti di vista, quanto c’è di autenticamente nostro nella loro costruzione e quanto invece di indotto, peggio ancora se in modo strumentale e fraudolento, dal sistema in cui viviamo? E’ ovvio che questa seconda componente distrugge la nostra vera identità ed essenza sostituendola, falsificandola ed alienandoci da noi stessi, rendendoci infelici.

Nessuno può dirsi del tutto esente da questa deriva in parte fisiologica, perciò basta scagliarci pietre a vicenda in base a giudizi corrotti. Pensiamo piuttosto a migliorare, o rivoluzionare quando è il caso come lo è qui ed ora, questo nostro sistema alienante, liberandolo dall’ipocrisia diffusa che comporta inevitabilmente anche il prezzo di subire una tirannide elitaria, così come vorremmo liberare noi stessi, le nostre potenzialità, il nostro modo di voler essere autenticamente felici, conoscendoci meglio. La coscienza lo vuole, è da stupidi tradirla.

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

29/06/2023

Alberto Conti. Laureato in Fisica all’Università Statale di Milano, docente matematica e fisica, sviluppatore software gestionale, istruttore SAP, libero pensatore, collaboratore di Giulietto Chiesa, padre di famiglia, appassionato di filosofia, psicologia, economia politica, montagna, fotografia, fai da te creativo, sempre col gusto alla risoluzione dei problemi.

Commenti (46)

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    1. tortnoize 7 luglio 2023

      Perché invece non procedere all’inverso, ovvero partire dalle nostre percezioni naturali, ponendo al centro la coscienza così sperimentata, per allargare poi tale conoscenza, di cui già disponiamo animicamente, includendo anche il mondo fisico, in parte già descritto da leggi universali che lo rendono potenzialmente accessibile (e manipolabile) solo in quanto modello matematico parimenti introiettabile?

      Ecco, perché non dare una testata forte contro un muro e poi provare a comunicare ad gatto di passaggio la relazione, soggettivamente esperita, tra il dolore, la coscienza, e la materia?

    1. DrCaligari 5 luglio 2023

      Riflettere, cioè specchiare, ecco che cosa fa la coscienza. Però attenzione il vero specchio non è la coscienza stessa bensì il mondo circostante. La coscienza è il soggetto che si specchia. Da molto tempo ho smesso, quando parlo con le persone, di pormi su un piano paritario. Non c'è più una persona che parla con un'altra. C'è un manichino che ascolta e lascia dire qualsiasi cosa, lascia andare a ruota libera l'altro per meglio poterlo sezionare. Quindi al tempo stesso c'è un osservatore che si diverte in silenzio a coglierne l'ignoranza, la saccenza, l'invidia, la gerttezza delle allusioni e molto altro ancora. Devo dire che i migliori sono quelli che leggono molti libri senza capire nulla. Quelli che la cultura è nel libro e la si fruisce a libro aperto, una volta chiuso la chiudono all'interno delle pagine. Sono i migliori perché chi non legge ok, amen. Ma chi legge senza capirci una mazza adopera i libri come l'omino Michelin usa il compressore. Il meglio insomma. L'osservatore gode come un riccio mentre il manichino li lascia accomodare comodi sulla chaise longue dello psicanalista. Un vero spasso.

    1. absitiniuriaverbis 5 luglio 2023

      Se avete un'oretta di tempo, questo è il link YouTube ad una intervista a Faggin:https://youtu.be/SVS3-NDUC0M
      sul tema coscienza, Ai e mistero dell'esistenza.
      Un anno fa, direi un eccellente punto di partenza, a mio vedere.
      A volte il ragionamento si morde la coda e bisognerebbe anche allinearsi sul significato dei termini utilizzati per spiegare. In ogni caso ha pubblicato libri al riguardo.

    2. sbregaverse 5 luglio 2023

      Faggin ha l'occhio turbato ( sì anche la mente) di chi ha visto QUALCOSA ma NON ha capito COSA.

    3. Fantine 5 luglio 2023

      Grazie, Abs!
      Lo guarderò!

    4. absitiniuriaverbis 6 luglio 2023

      Mi ricordi la lampada di Aladino.
      Il cervello (che è la lampada, ovvero materia) funziona su stimoli elettrici e chimici che inspiegabilmente (quando si sfrega la lampada) rilasciano/originano/aprono (quale verbo?) consapevolezza/coscienza, ovvero il genio della stessa, che, guarda caso, può esaudire i desideri ovvero produrre/creare/generare (non saprei quale verbo sia opportuno) la realtà desiderata (i 3 desideri).

      E, come di fronte al genio della lampada, le parole non bastano a descrivere l'emozione che accompagna la presenza della consapevolezza.
      Semplicemente, le parole non sono sufficienti né in numero né in qualità.
      Penso sia questo che genera, quella difficoltà a cui tu ti riferisci quando commenti "visto QUALCOSA ma NON ha capito COSA".

      Potremmo anche dibattere, inutilmente a mio avviso, che nome univoco attribuire a QUALCOSA/COSA.
      Ognuno però, anche se non lo può esprimere compiutamente (non si può clonare l'informazione quantistica) lo sa a sua misura, e questo mi sembra un concetto indiscutibilmebte valido.

    1. Jimbo 5 luglio 2023

      Si, in effetti mi ha sempre acchiappato come argomento anche se non ci ho mai capito una mazza.
      A dirla tutta una delle parti che più mi solleticava era quella non conscia della coscienza (subconscio ? Bah).
      Quando cioè pur non essendo in coma, dormo. Oppure guido per 50 chilometri senza rendermi conto che la strada passa.
      Come se ci fosse un altro che mi muovesse le fila.
      No, non Dio, che se esistesse non si preoccupa certo di noi, .. peró un altro.
      Qualcuno che mi fa respirare senza la mia volontá, che mi indirizza senza che io ci pensi.

    2. sbregaverse 5 luglio 2023

      Appunto( bene l'ultimo pensiero)

    3. AlbertoConti 5 luglio 2023

      Ne tratto nel prossimo articolo, probabilmente l'ultimo di questa "trilogia".

    4. sbregaverse 5 luglio 2023

      Più Assagioli meno Freud e Jung.

    1. Jimbo 5 luglio 2023

      Gli animali avranno una coscienza?
      Sentiranno di esistere?
      Di stare al mondo?
      Di sentirsi bene?
      I cani forse un pò. Le tartarughe?
      I tassi?

    2. sbregaverse 5 luglio 2023

      I tassi continuano a crescere.( anche le tasse)

    3. Jimbo 5 luglio 2023

      Lo sapranno?

    4. sbregaverse 5 luglio 2023

      La Lagarde sì.( per adesso)

    5. sbregaverse 5 luglio 2023

      Francesco, quello Santo, chiama frate il focu.
      ( rischiando d'essere bruciato come eretico vedi Dolcino)

    6. Fantine 5 luglio 2023

      Colpa del cambiamento climatico (dicunt).
      

    7. sbregaverse 5 luglio 2023

      Un mistico orientale ( non ricordo il nome ma scommetto che lo troverai),
      contemporaneo del GIULLARE DI DIO, chiamava le colline e le montagne:
      SORELLE.
      (si telefonavano ogni giorno)

    8. Fantine 5 luglio 2023

      Un mistico orientale/persiano più o meno coetaneo di San Francesco che mi viene in mente è Rumi (Galal Al Din M. Rumi).
      Se ti riferisci ad un orientale orientale, non so.
      Posso provare a cercare.
      Un aiuto non guasterebbe, Sbrega.

    1. Jimbo 5 luglio 2023

      Argomentone la coscienza, la non noncoscienza.
      All'interno del quale si innestano tre caratteristiche che mi hanno sempre intrigato: consapevolezza di essere, e poi di stare nel mondo e infine di essere brutto, furbo, veloce ecc.
      Grazie del contributo all'autore.
      È sempre un piacere iniziare la giornata leggendo un bell'articolo sul ricercarsi, cercarsi dentro.

    1. Gino 5 luglio 2023

      Non sappiamo in cosa consista. In un certo qual modo qualcosa di essa sappiamo - o crediamo di sapere - seppure conoscendola soltanto parzialmente. Nel tentativo di delineare alcune possibili ma comunque problematiche soluzioni della questione:
      * è la tensione tra tante soluzioni alternative, delle questioni che ci poniamo o ci vengono proposte (quasi come se fosse una specie di sintesi di una grande quantità di tesi e di antitesi).
      * alla sua formazione ed alla sua discontinua evoluzione, in gran parte concorre il retaggio e l'interazione sociale, ma anche ad essa concorrono l'indole ed altre ancora più misteriose qualità individuali. In gran parte essa comunque dipenderà dalle scelte che con il passare del tempo verranno, consapevolmente o inconsapevolmente, compiute.
      * la coscienza di sé pare essere molto maggiormente sviluppata negli umani, al confronto di altri primati e dei pochi altri generi di animali evidentemente consapevoli di sé. Forse soltanto gli umani sono consapevoli che inevitabilmente la morte li attende. Un tipico test che ci permette di capire che normalmente alcuni individui di alcune altre specie animali sono coscienti di sé è quello della capacità che essi hanno di riconoscere la propria immagine riflessa in uno specchio.
      * ciò che maggiormente caratterizza biologicamente il genere umano è la capacità innata degli umani di apprendere automaticamente nei loro primi anni di vita il linguaggio praticato dagli altri umani con cui interagiscono - da questa loro peculiare facoltà poi inevitabilmente deriveranno le parti prevalenti delle loro stesse capacità di essere coscienti ed autocoscienti.

    2. Gino 5 luglio 2023

      Ma lo saremo ancora in un non remoto futuro?

      Il cambiamento climatico ha contribuito a ridurre le dimensioni del cervello umano...
      (https://www.greenme.it/ambiente/clima/cambiamento-climatico-ridurre-dimensioni-cervello-umano/)

      L'annichilimento del retaggio intellettuale del genere umano è intenzionale?

    3. LuxIgnis 5 luglio 2023

      Veramente il cervello umano è ridotto dai tempi del Neanderthal. Visto che questi avevano una massa cerebrale maggiore del Sapiens.
      https://lamenteemeravigliosa.it/il-cervello-dei-neanderthal/

      Ma questi sparano boiate perché non sanno o perché fanno finta di non sapere?

    1. fuffolo 4 luglio 2023

      Ognuno le sue esperienze, ognuno le sue conoscenze, secondo come uno è.

    2. sbregaverse 5 luglio 2023

      Opinioni(conoscenze esperienze) e gonadi ognuno ha le sue.

    1. ignorans 4 luglio 2023

      Nessuno può dirsi del tutto esente da questa deriva in parte fisiologica, perciò basta scagliarci pietre a vicenda in base a giudizi corrotti. Pensiamo piuttosto a migliorare, o rivoluzionare quando è il caso come lo è qui ed ora, questo nostro sistema alienante, liberandolo dall’ipocrisia diffusa che comporta inevitabilmente anche il prezzo di subire una tirannide elitaria, così come vorremmo liberare noi stessi, le nostre potenzialità, il nostro modo di voler essere autenticamente felici, conoscendoci meglio. La coscienza lo vuole, è da stupidi tradirla.

      Albero caro, troppa roba tutta insieme. Troppe aspettative, domande, speranze, congetture, desideri, ... sarebbe preferibile che tu ci mandassi tutti affa....
      Troppi calcoli, compiti, volontà.... non darci compiti, non darci nulla, rilassati... va tutto bene

    2. AlbertoConti 4 luglio 2023

      "rilassati… va tutto bene"

      Questa l'ho già sentita!

      Scherzi a parte, non è a te che vorrei dare i compiti, chi si sente "ignorans" i compiti li ha già fatti.

    3. ignorans 5 luglio 2023

      https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ignoramus_et_ignorabimus

      Un bell'occidentale Du Boys Reymond...

    4. sbregaverse 5 luglio 2023

      Come Faggin , hai mente brillante,( anhe geniale) ma è robaccia (non serve ~anzi) .
      Siete a rimorchio del libero(arbitrio) che anche nel calcio non c'è più.

    5. sbregaverse 5 luglio 2023

      E poi sto disobbedendo ad un mio maestro che diceva :
      《Lascia perdere, è pure pericoloso, potresti peggiorare la situazione, guarda ascolta e morditi la lingua》

    6. AlbertoConti 5 luglio 2023

      Bravo, mi hai beccato! Conosco da poco (tramite i suoi video) Federico Faggin, che mi ha subito affascinato e stupito per il suo coraggio nell'indagare la realtà senza limiti preconcetti, per quanto sia possibile. Per molti versi la mia esperienza è affine alla sua (studi, interessi), anche se molti gradini più giù.
      Quanto al calcio non me ne po' fregà de meno, salvo i costi sociali per governare il tifo da stadio (che volenti o nolenti paghiamo tutti), che potrebbero essere risparmiati e meglio indirizzati.
      L'unico libero arbitrio che ci vedo è nel giocare la schedina oppure no.

    7. AlbertoConti 5 luglio 2023

      Grazie della interessante e centrata segnalazione.

    1. LuxIgnis 4 luglio 2023

      Cos'è la coscienza?
      Neti neti. Non questo, non questo.

      Eh questa la capisce solo Sbrega.

    2. sbregaverse 4 luglio 2023

      Tat Tvam Asi.

    3. LuxIgnis 4 luglio 2023

      Quello tu sei.
      Prima la negazione poi l'affermazione.

    4. lazarovici 5 luglio 2023

      ASA NISI MASA

    5. maghi 5 luglio 2023

      la coscienza, almeno quella profonda, è l'anima. Se uno non la vuole perdere, deve chiedere aiuto a Dio. Gesù è venuto per mandato divino anche per questo. Non basta leggere i Vangeli, bisogna farlo con lo stato d'animo del figliuol prodigo.

    6. LuxIgnis 5 luglio 2023

      E scusa ma cos'è l'anima?
      Evita spiegazioni teologiche che non spiegano nulla, sono solo credenze. Le credenze non sono conoscenza.
      Quindi "neti neti".

    7. maghi 5 luglio 2023

      la conoscenza non è uguale per tutti.
      E poi, per favore, parla come mangi. Poi a me piace mangiare toscano, così ci allontaniamo all'infinito.

    8. LuxIgnis 5 luglio 2023

      La conoscenza è una non cambia da persona a persona.
      O ce l'hai o non ce l'hai e fai finta di averla (credenze).

    9. sbregaverse 5 luglio 2023

      BUBUSETTETE ( le tette c'entrano sempre)

    10. lazarovici 5 luglio 2023

      sono stupito che tu non colga il nome dell'anima ripreso in 8 1/2 del mio quasi compaesano

    11. maghi 5 luglio 2023

      te l'ho detto che ci allontaniamo all'infinito. Se tu conoscessi l'entropia, potresti anche dire quello che hai detto, ma sono sicuro che non la conosci, perchè la conosce bene solo uno su un milione. Se poi vuoi rimanere sulla teologia, Gesù ha portato la Rivelazione di Dio, ma sono sicuro che non conosci nemmeno questo. Come vedi, la conoscenza è una, ma solo in Dio può esserlo, negli umani ognuno ha la sua.

    12. LuxIgnis 5 luglio 2023

      L'interpretazioni possono essere diverse ma la conoscenza è sempre e solo una.
      Posso chiamare il sole in mille modi ma sempre sole è, cioè una stella di una certa classe eccetera.
      Ci sono conoscenze che non sono alla nostra portata e altre che lo sono o lo saranno. Ma sempre una è.

      Conosco tutte quelle cose che hai detto.
      Conosco l'entropia e la fisica e le sue varie teorie (interpretazioni) e conosco la teologia del Cristo. Ma conosco anche quella di Maometto, del Buddha, di Krsna, di Lao tze e tanti tanti altri.
      Chi ti dà il diritto di dire che una è la rivelazione di Dio?
      In base a quale conoscenza?

    13. sbregaverse 5 luglio 2023

      Colpito e affondato dalla tua cultura cinefila !!!

    14. maghi 5 luglio 2023

      te l'ho detto. Ognuno ha la sua.
      Sennò non mi chiamerei Maghi.
      Lo Spirito Santo, che è la 3° persona della SS. Trinità, va solo nei cuori dei semplici e non dei sapienti. Gesù stesso loda Dio per questa peculiarità nei Vangeli. Non c'è nulla di nascosto, basta leggere i Vangeli con il timor di Dio, cioè con lo spirito del Figliuol Prodigo. Tu sei un sapiente, ma proprio per questo non puoi conoscere Dio o almeno quel poco che si può, fintanto che l'anima è nel corpo, ma per avere anche questa fortuna ci vuole preghiera, meditazione, la buona volontà di seguire Gesù tramite le scritture, ma con un occhio di riguardo alla beatitudine dei puri di cuore. Dio si fa conoscere a chi ha il cuore di figlio, puro, timoroso, riverente, paziente, fiducioso, che è un'anelito che dura fino alla morte. Il sapiente sa di superbia, il semplice di umiltà. Medita e prega le beatitudini e Dio, che vede nel tuo cuore, se ci trova la semplicità, l'amore, l'umiltà, il timore di rimanere senza il Dio creatore, ti conforterà in vita, impedendo al demonio di sopraffarti al momento opportuno e allora sarai nella Sua Grazia in Paradiso coi Santi, che erano peccatori anche loro. La vita è un cammino, che porta a Dio, se si tiene in conto delle parole di Gesù, che Lui è la Via, la Verità e la Vita. Non ha detto, che le altri religioni non portano a Dio, ma un conto è arrivarci in maniera efficace tramite la Rivelazione di Dio, che mi pare non sia appannaggio, nè di Budda, nè di Maometto, nè di Lao-Tze, nè di altri, ma solo di Gesù,perchè Figlio, cioè la 2° Persona della Trinità. Poi tutti possono andare in Paradiso, se lo loro coscienza profonda, o anima, ce li porta, basta non essere invidiosi, superbi, irosi, avidi, viziosi di sesso, di gola e accidiosi. Gesù stesso nella Valtorta, dice a un ebreo, che non aveva il coraggio di seguirLo, che sarebbe andato anche lui in Paradiso da Dio, se fosse stato un buon seguace di Mosè, che in fondo aveva edificato una religione su una manifestazione divina come anche il Budda e Maometto. Non tutti hanno lo spessore spirituale di seguire Gesù, ma Dio non rifiuta a priori nessuno dei suoi figli.

    15. Fedeledellacroce 6 luglio 2023

      Amen!
      :-D

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