Il profitto perpetuo sulla nostra salute

Di Daniele Ioannilli per ComeDonChisciotte.org

 

Chi anagraficamente ha passato gli “anta” si ricorderà sicuramente di come lo Stato faceva ricerca medica pensando alla Salute Pubblica. Certo di problemi ve n’erano molti, ma quello che succede oggi è oltre il tollerabile.

Di Salute Pubblica si occupa chi ne deve trarre guadagno. Il lupo a guardia del gregge!

La prassi standard è quella di formare le persone che un domani dovranno, col loro lavoro, ingrassare l’industria farmaceutica, quindi si moltiplicano “i corsi formativi” direttamente dentro le scuole. Il Potere lo fa dagli anni 70, a tutti i livelli. La narrazione deve essere una sola. Il sapere deve essere uno solo. E deve essere il loro.

Questa notizia è un exemplum: viene organizzato un Progetto per sensibilizzare i giovani sul valore dei progressi scientifici per la salute, l’importanza della prevenzione, dell’innovazione terapeutica e dell’uguaglianza nell’accesso alle cure. A promuoverlo è la Fondazione Mondo Digitale e la Johnson&Johnson. Tutti gli argomenti trattati sono rami del business di queste due aziende. Il fraintendimento – voluto – grazie al quale questo tipo di tecnica riesce bene è che non si spiega il “che cosa” ma si dice il “come fare”. Sostanzialmente è marketing.

Ora, la storia della Johnson&Johnson è abbastanza conosciuta, se dagli anni ’70 ad oggi hanno consapevolmente consigliato e venduto un talco contenente sostanze cancerogene, o addizionavano gli antidolorifici con sostanze oppiodi…di che salute, prevenzione, innovazione terapeutica e accesso alle cure vogliono parlare?

La Fondazione Mondo Digitale è invece, come suggerisce lo stesso nome, focalizzata sulla digitalizzazione della società attraverso le nuove tecnologie compresa l’Intelligenza Artificiale e la “realtà aumentata”. Nelle brochure vengono presentate sempre persone serene che attraverso l’uso di queste tecnologie scoprono con sorpresa di poter fare cose nuove prima mai immaginate: semplificare operazioni di routine, aumentare la loro creatività, interagire con gli altri a distanza come fossero li accanto etc…Si presentano quelle tecnologie come fossero uguali a quelle già esistenti come una chiave inglese, un trapano, una matita. Cioè tecnologie dove serve l’abilità dell’uomo per essere efficaci.

La digitalizzazione non è questo, non è un utensile; è un mondo parallelo nel quale io uomo posso fare sì delle azioni che scelgo di fare, ma in base a ciò che mi è permesso fare dal programma che ha creato questo mondo parallelo. La differenza è enorme e sostanziale: con la chiave inglese sono io uomo che ne determino l’uso, la digitalizzazione è lei che determina le mie azioni. Da uomo divento “utente”. E chi è il proprietario della tecnologia controlla e determina me e di riflesso il mondo.

L’uomo all’interno di questo schema come detto non può controllare nulla, non è proprietario della tecnologia e non ne ha le chiavi per modificarla. Può solo assorbirne i contenuti. L’inganno è che sono presentati come oggettivi, univochi, non c’è altro di vero oltre quello proposto. Hai un problema di salute? Lo risolvi con questo farmaco, che è mio; ma non te lo presento come tale perchè potresti chiedermi cos’è e potresti non usarlo o sceglierne un altro, invece presentandolo come la risposta a un problema io ti indottrino al suo uso. Si sfornano così migliaia di robot acritici il cui lavoro sarà vendere il mio prodotto. Non vi ricorda forse il comportamento del mondo medico durante la pandemia Covid?

Togliendo soldi alla ricerca pubblica per sostituirla con quella privata diretta delle aziende farmaceutiche, sostituendo all’insegnamento pubblico quello diretto sempre di tali aziende aiutate dalla digitalizzazione contenitore, si realizza quel mondo distopico letto nei libri. Se le aziende private hanno come fine il profitto e non l’interesse pubblico, in questo caso sanitario, la salute promossa in questi progetti è quella di trovare una malattia al rimedio/cura presente nei propri cataloghi; lo dissero chiaro già negli anni ’70: un malato non genera un grande e duraturo profitto quanto quello di una persona sana convinta di essere malata. I sani erano il nuovo business e per loro si sono inventate malattie e farmaci.

Oggi è il Progetto “Fattore J” della Johnson&Johnson e Fondazione Mondo Digitale, domani sarà quello di altre aziende, ma il fine ultimo non sarà mai quello di formare nelle scuole una medicina che promuova un sano stile di vita per ricorrere alle cure il meno possibile bensì una medicina che curi temporaneamente solo i sintomi senza intervenire sulle cause.

In barba al giuramento di Ippocrate.

Questo l’articolo dell’Ansa che presenta il Progetto “Fattore J”:
https://www.ansa.it/ansacom/notizie/canale_saluteebenessere/janssen-2/2023/12/01/torna-fattore-j-lattenzione-alla-salute-comincia-da-ragazzi_f4be1690-c727-46fe-aede-5593e8e7a6f7.html

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