Il potere, la colpa e la paura

Ieri dalle mie parti, senza che fosse neppure annunciato da un’allerta di un qualche colore, neppure verdolina, della protezione incivile, è venuto quello che solo pochi anni fa si sarebbe chiamato un classico temporale di ferragosto. Ma oggi i temporali non esistono più e, per una persona con una matura coscienza ambientalistica, è più conveniente parlare di bomba d’acqua (neolingua burina) o evento meteorologico estremo conseguente al riscaldamento del pianeta di origine antropica ed al dissesto idrogeologico dovuto all’incuria verso il territorio (neolingua elegante). Ma sempre di temporale alla fine si tratta, solo che ora, anche se non fa danni o perlomeno non molti, suscita paura ed è esattamente questo il risultato voluto dai nostri cari leader.

La paura come metodo di governo è antica quanto l’uomo, soprattutto quella diretta che induce all’obbedienza per evitare un pugno sul naso, modalità che abbiamo sperimentato un po’ tutti nei cortili da ragazzi, ma nella nostra epoca di spin doctor e di raffinatezze psicologiche perlopiù ideate al nobile scopo di spingerci a comprare un dentifricio piuttosto che un altro (sempiterne leggi del mercato), si usa soprattutto un altro tipo di paura, seppure strettamente connesso.

La trovata consiste nel produrre artificialmente un pericolo per poi proporsi come salvatori dal pericolo prodotto. Oppure ingrandire fino al grottesco un piccolo pericolo realmente esistente per poi combatterlo con mezzi faraonici del tutto fuori scala rispetto alla minaccia: si potrebbe dire uccidere le mosche col cannone.

Nell’ultima ventina d’anni, questo tipo di paura indotta è stata usata con larghezza a fini politici in tutti i paesi occidentali che, con la globalizzazione imperante, sempre meno si distinguono l’uno dall’altro e sempre più assomigliano e devono assomigliare al paese egemone: i meravigliosi Stati Uniti d’America, terra promessa dell’umanità. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, l’occidente si è trovato in una situazione di grave mancanza di nemici credibili che giustificassero l’esistenza del più grande esercito della galassia con tutte le sue istituzioni annesse, la Nato per dirne una, perciò si decise che occorreva creare dei nemici molto cattivi e nuovi fiammanti. Si individuarono alcuni paesi poveri e arretrati che potevano  servire alla bisogna, ma siccome erano deboli, lontani e sostanzialmente privi di mezzi offensivi, incontravano serie difficoltà a suscitare paura al cittadino americano medio che non era manco in grado di trovarli sulla carta geografica: occorreva una spintarella in più.

Venne decisa allora la realizzazione di un terrorismo islamico che avrebbe agito su larga scala a livello mondiale, a tale scopo venne creata quasi dal nulla una organizzazione terroristica internazionale con filiali in tutto il mondo come una grande banca d’affari, che si volle chiamare Al Qaeda (qualcuno aveva proposto il nome di Spectre, in effetti era bello, ma ci si accorse che era già stato sfruttato nei film di James Bond degli anni 60), che fu dotata di un capo con il fisic du role di nome Osama bin Laden, anche se in seguito il nome risultò troppo simile al cognome di un presidente dei giusti e dei coraggiosi, ma ormai era stato scelto.

L’organizzazione dotata di moderni mezzi tecnologici e di cospicui finanziamenti, cominciò a fare qualche lavoretto, qualche assalto di ambasciata, qualche bomba qua e là, lasciando bigliettini di rivendicazione come in certi romanzi gialli, ma la paura che riusciva a suscitare non era molta: diciamoci la verità, non si riusciva a liberarsi dalla sensazione un po’ razzista che fossimo di fronte a quattro beduini impazziti con al seguito un certo numero di straccioni reclutati in giro per il modo. Ma le agenzie americane avevano in mente qualcosa di davvero grandioso (sapete che qua in Texas le cose piccole non ci piacciono), in grado di far saltare sulla sedia quel pecorone dell’americano medio e convincerlo di doversi mobilitare contro la minaccia all’american way of life affidandosi anima e corpo ai suoi capi liberamente eletti e rinunciando, se necessario, agli esagerati diritti costituzionali di cui inopinatamente godeva.

Lo spettacolo che ne risultò fu realmente grandioso e trasmesso in diretta televisiva in tutto il mondo: c’è poco da fare, su certe cose a Hollywood sono insuperabili. Mentre i grattacieli di New York crollavano, diventammo tutti americani e fu chiaro che era indispensabile dichiarare guerra eterna al terrorismo islamico, ma siccome non si sapeva bene dove fosse la sua sede sociale, furono scelti quasi a caso un paio di polverosi stati mediorientali che non fossero in grado di difendersi e dove si potesse organizzare qualche bella strage di popolazione ignara: che si accorgessero tutti cosa significava attaccare l’America!

La rappresentazione “guerra al terrore” ha avuto grande successo di pubblico e di critica ed è andata avanti per molti anni: in Afghanistan ci sono stati quasi vent’anni di repliche con grandi carneficine. Poi furono fatti diversi richiami con qualche bombetta qua e la, qualche accoltellatore o investitore islamico e addirittura un tardo sequel con assassinio del leader nemico probabilmente già morto da tempo, ma alla fine, visto che un secondo undici settembre per quanto evocato non arrivava mai, la paura e l’attenzione del pubblico pagante cominciarono inevitabilmente a scemare: del resto bastava farsi due conti, c’erano più probabilità di essere colpiti da una meteorite che di cadere vittima di un attentato islamico: cosa minchia c’era da aver paura? I media cessarono di prestargli attenzione e, poiché si trattava di un fenomeno sostanzialmente mediatico, il terrorismo islamico cessò immantinente.

Ma il pubblico smemorato non ci fece troppo caso e poi gli spin doctor erano già al lavoro per una seconda puntata. Questa volta il terrore era economico: stavamo andando tutti a ramengo a colpi di spread epunti base, l’economia stava crollando per via del fatto che vivevamo tutti “al di sopra delle nostre possibilità”. Da molti anni, per giunta. Noi, il popolo, eravamo colpevoli di dissipare la ricchezza nazionale in vacanze, crapule e baldorie! Questa la diagnosi degli economisti dopo decenni in cui avevano fatto di tutto per indurci a comprare il più inutile ciarpame. Adesso si scopriva che non eravamo abbastanza “produttivi” nei confronti dei cinesi (e vorrei anche vedere), per reggere i nostri consumi. La trovata di aggiungere la colpa alla paura è di per sé geniale, anche se non nuova: la chiesa la utilizza con successo da migliaia di anni. Ma le cifre che scorrevano ogni giorno nei telegiornali parlavano chiaro: era necessario che ci dessimo una bella regolata e tornassimo a vivere come si conviene alle classi subalterne. Così come in occasione del terrorismo godevamo di troppa libertà e potevamo dire “governo puzzone” senza finire in galera e addirittura portare liberamente pericolosissime bottigliette d’acqua negli aerei, ora vivevamo troppo bene, andavamo in ferie all’estero e prendevamo aperitivi arancioni con le patatine fritte nelle happy hours scimmiottando i padroni.

Anche questa campagna di paura ebbe i suoi successi e i suoi alti e bassi, ma il vero capolavoro, di quelli che fanno fare un bel salto di qualità, arrivò dopo con l’invenzione della Grande Pandemia che ebbe un successo straordinario, anche perché stavolta si faceva leva sulla paura più paurosa di tutte le paure: quella della morte imminente. Per la verità l’operazione era già stata tentata diverse volte senza successo: erano state selezionate alcune malattie contagiose che adeguatamente pompate dai media avrebbero potuto funzionare, erano state preparate e acquistate milioni di dosi di rimedi rigorosamente scientifici che sarebbero poi state distribuite al pubblico terrorizzato per impersonare il ruolo di salvatori, ma sempre, per una ragione o per l’altra, qualcosa era andato storto. O non si era riusciti a trovare un numero sufficiente di morti o qualche funzionario onesto (ce n’è qualcuno) aveva fatto il proprio dovere o la campagna di propaganda non aveva trovato le espressioni giuste o il sistema sanitario funzionava ancora troppo bene.

Poi grazie al consolidamento delle elite particolarmente fanatiche che avevano preso il potere negli Stati Uniti e ad una congiuntura internazionale favorevole, finalmente, nella primavera del 2020 tutto girò come doveva: si riuscì a trovare la malattia giusta, una sindrome parainfluenzale un poco più grave del solito, forse naturale, forse ingegnerizzata, che riuscì a rappresentare credibilmente la parte della Grande Peste Nera grazie anche ad una campagna di propaganda mediatica ben calibrata e senza precedenti nella storia umana. Finalmente il terrore prese piede tra le popolazioni di tutto l’occidente e gli stati e le organizzazioni internazionali (tutte nella pratica comandate dalle elite americane), poterono impersonare la loro parte di difensori e salvatori dell’umanità. Bill gongolava. “La situazione è gravissima”, gridava la televisione facendo la quotidiana conta dei morti, ma il governo e la Pfizer ci salveranno: chi crede in loro non morirà mai. In loro e nella scienza, naturalmente. I talk show (dibattiti spettacolo, il nome la dice lunga, furono presto colonizzati da torme di urlanti cialtroni che si definivano esperti e con cipiglio severo dettavano regole grottesche. Qualunque dubbio, qualunque dissenso, anche sui dettagli, era un vero e proprio atto criminale, era una apostasia, una eresia, tanto per rimanere in ambito scientifico. A chiunque non possedesse i necessari titoli accademici era impedito di parlare a viva forza, tranne che assentisse ad ogni punto del credo ufficiale e chi quei titoli li possedeva… be, anche lui poteva parlare solo a patto che fosse completamente d’accordo. Il dissenso era patologico o criminale, tertium non datur. D’altronde, parlava la scienza.

Inutile far presente che tutto questo zelo non ha nulla a che vedere con la scienza: la scienza non ha certezze assolute e, se si dovesse davvero seguirla, prima di mettere in uso un qualsiasi medicinale o un qualsiasi dispositivo medico occorrerebbe provare con test inoppugnabili che quel medicinale o quel dispositivo nelle date condizioni d’uso è efficace e non è dannoso, che qualunque provvedimento preso per contrastare un male ha più effetti positivi che negativi e i controlli dovrebbero essere effettuati da terzi, ovviamente non da chi produce e vende i medicinali o i dispositivi. Nel caso di specie nulla di tutto ciò è mai stato fatto, circostanza provabile al di la di ogni ragionevole dubbio anche perché non c’è stato proprio il tempo materiale per farlo. Naturalmente, ciò a cui si faceva appello, in realtà non era la scienza, ma il buon vecchio pensiero magico religioso e il principio di autorità: è vero perché l’ha detto Lui. D’altra parte se il Prete, il Vescovo, il Signore dicono che Cristo aveva natura umana e divina assieme e non soltanto una delle due da sola, chi sono io, contadino ignorante, che non so neanche leggere, per dubitarne? Analogamente, se il professore, il giornalista della televisione (sempre tanto elegante), il cantante alla moda (sempre tanto ribelle), il campione sportivo, il presidente del consiglio dicono che se non ti vaccini muori e fai morire il nonno, chi sono io per dubitarne? Da notare il raffinato uso del senso di colpa: se esci di casa per andare a lavorare, puoi essere perdonato sempre che ti vaccini e ti mascheri come da pio rituale, ma se esci di casa per fare una inutile passeggiata o peggio ancora per andare a divertirti (a divertirti!), allora mai e poi mai potrai essere perdonato!

C’è un tempo per la pandemia e un tempo per il terrorismo, un tempo per il disavanzo statale e un tempo per il cambiamento climatico: ed eccoci giunti alla quarta emergenza in sequenza in cui dobbiamo sentirci allo stesso tempo vittime terrorizzate e colpevoli autori. Ma anche in questo caso, per sopravvivere, non dobbiamo far altro che stringerci attorno alle istituzioni che, nonostante che non ce lo meritiamo, ci salveranno benigne. Nella piece “cambiamento climatico”, si parte da problemi reali per piegarli alle esigenze del potere ed ingigantirli oltre misura al fine di creare la sensazione di pericolo immediato: i mari si stanno alzando, attento, stai per affogare! Non lo vedi che piove anche dal soffitto, è certo il cambiamento climatico! No? È la lavatrice della signora di sopra? Fa nulla, sarà per colpa di Putin che ha fatto rubare il chip dalle lavatrici per gli aerei da guerra.

Ovviamente l’esistenza stessa dell’umanità lascia inevitabilmente tracce sul pianeta: d’altra parte anche l’avvento delle modeste alghe verdi lo ha cambiato di molto e qualsiasi specie, per definizione ha un’impronta ecologica. Ciò nonostante le nuove generazioni vengono allevate sotto il costante rimprovero di essere un peso per la terra e un parassita che la sta distruggendo: il messaggio neanche tanto nascosto, è che l’umanità, lungi da essere il compimento più perfetto della natura, come predicava la vecchia religione, sarebbe meglio che non esistesse, ma se proprio deve esistere, deve farlo in piccolo numero e facendosi vedere in giro il meno possibile. Freud direbbe che è il trionfo della pulsione di morte, ma il fatto è che l’elite proprio non lo sopporta questo brulichio di straccioni che oramai sono dappertutto e non gli permettono di godersi il mondo in pace!

Ovviamente anche questa credenza viene spacciata per “scienza”perché la scienza, dati i risultati ottenuti nel tempo ha acquisito grande prestigio, ma di scientifico ancora una volta non ha nulla, si tratta solo del buon vecchio pensiero magico religioso. Lo schema è sempre lo stesso: l’umanità implora la divinità creatrice per il perdono dei peccati stavolta ecologici (quelli sessuali sono stati sdoganati) e gli chiede il permesso di esistere, sia pure in tono minore. Voi direte, ma se li ha creati come sono, avrà pure voluto che esistessero come sono. Ha sbagliato i conti o ha cambiato idea? Inutile chiederselo, le contraddizioni logiche non sono mai state un ostacolo alla devozione, specie in culti dove il senso di colpa la fa da padrone. La va sans dire che i Grandi Sacerdoti con i loro piedoni, sono proprio coloro che hanno la “maggiore impronta ecologica”.

Il meccanismo non cambia mai: dopo aver creato la percezione del pericolo attraverso un’immensa campagna di propaganda che arriva persino a creare una neolingua, si offrono generosamente di difenderci, ma per farlo è ovviamente necessaria la stretta obbedienza popolare ed una grande disponibilità a fare sacrifici perché la salvezza, si sa, passa attraverso la sofferenza. Tempi magnifici per i sadomaso che oltre a sacrificarsi, possono costringere anche gli altri a farlo, passando pure per benefattori dell’umanità. O, ancora più meritevole, benefattori del pianeta.

Stringiamoci pertanto attorno ai nostri cari leader, al Grande Fratello Joe che, se non gli passa di mente, impedirà al demone Putin di convertirci all’omofobia; alla Grande Sorella Ursula che generosamente continua a prestarci a strozzo i nostri stessi soldi per fare la spesa; allo Zio Bill che studia le nuove prove cui sottoporci per forgiare la nostra fede e resilienza, al Nostro Padre Francesco che già alle sue prime parole da Papa mostrò la profondità spirituale che avrebbe caratterizzato il suo pontificato: fratelli e sorelle buonasera! E, perché no, anche alla Sorellina Giorgia che aveva promesso che se fosse stata eletta avrebbe posto fine all’immigrazione clandestina, per poi scoprire che l’immigrazione clandestina è raddoppiata.

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