Fare il presepe è oggi un atto di opposizione politica

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Per molti la giornata dell’otto dicembre è tradizionalmente dedicata agli addobbi natalizi. Lo scorso anno la psicosi covidista è dilagata anche in questo ambito. A parte l’orrido presepe allestito in Piazza San Pietro (“I personaggi mascherati del neo-presepe pandemico non mostrano gioia: hanno la stessa sembianza impaurita, omologata, smarrita di tutti gli odierni frequentatori delle Messe biocompatibili”, ne scrisse Aldo Maria Valli), capitò pure che, nella provincia profonda e disperata, mettessero Gesù Bambino in una mascherina e “armassero” la mano di un angelo con un termoscanner: accadde a Rosignano Marittimo (Li). Nell’allucinante natale 2020 presero a vendere i pastorelli in mascherina; ora vendono addirittura il pastorello che vende le mascherine. Così, questi simulacri di una religiosità che già non c’era più, mero pretesto per orge consumistiche, diventano parte integrante del film covidista, sostituendo alla fioca devozione di una volta la ben più salda fede nel Culto Sanitario. Insomma, il covidismo ha contagiato ciò che restava dello “Spirito del Natale”. Fare il presepe (quello “normale”) è oggi un atto di opposizione politica.

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