Euro Digitale: dobbiamo preoccuparci?

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Riteniamo interessante e per questo pubblichiamo l’articolo che segue, dove vengono presentati alcuni degli aspetti tecnici del progetto Euro Digitale,  a tutti gli effetti una valuta digitale di Banca Centrale (CBDC).

Parliamo di un nuovo mezzo di pagamento a corso legale, nato apparentemente per contrapporsi alle criptovalute, veri e propri strumenti finanziari ad alto rischio per la loro estrema volatilità, in quanto derivano da una emissione “out of thin air” a carattere privato, senza la presenza di alcun sottostante nè di garanzie reali.

Cosa bolle davvero in pentola a Francoforte, cosa sarà l’Euro Digitale?

Buona lettura.

Euro Digitale: dobbiamo preoccuparci?

Di Massimo Russo

In questi ultimi mesi, si fa un gran parlare di Euro digitale, ossia di quello che, nella mente dei nostri burocrati europei, dovrebbe diventare il fratellino digitale della moneta contante. Dal momento che noi tutti già usiamo la nostra bella carta di credito o di debito per fare i nostri pagamenti elettronici, la domanda che sorge naturale è: ma davvero se ne sentiva il bisogno? Cerchiamo quindi di fare ordine per capire di cosa si sta parlando, anche considerando che la fase di preparazione di questa nuova piattaforma di pagamento è partita il primo novembre scorso.

Cos’è l’Euro digitale

In estrema sintesi, si tratta di una CBDC (Central Bank Digital Currency), ossia della forma digitale della moneta cartacea emessa dalla BCE. Si affianca quindi agli altri mezzi di pagamento elettronici, con la differenza fondamentale che qui parliamo di una moneta elettronica emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea, moneta che per sua natura è un’attività per il sistema economico in generale, senza diventare la passività di nessuno.

A differenza della moneta elettronica emessa dalle banche commerciali che, all’atto dell’emissione per esempio di un mutuo a un privato, contestualmente vede accendersi un correlativo credito della banca verso chi ha avuto il prestito secondo il seguente schema:

Euro Digitale: dobbiamo preoccuparci?

Come si nota, il saldo di ricchezza finanziaria aggiuntiva risulta essere, con la moneta emessa all’interno del sistema delle banche commerciali, uguale a 0 a differenza di quella di BCE che effettivamente può creare nuova ricchezza finanziaria, con l’emissione di moneta che va ad aggiungersi a quella in circolo nel settore privato, grazie alla spesa pubblica dello stato.

Ma al di là dell’aspetto finanziario della questione, cosa cambia a noi utenti dei servizi di pagamento se anziché pagare con la carta di credito che sottrae fondi dal conto corrente del pagatore per accreditarli su quello del venditore, paghiamo con il futuro borsellino elettronico fornitoci dalla BCE? Pochissimo dal punto di vista operativo ma probabilmente tutto dal punto di vista sostanziale.

Andiamo quindi a capire quali sono le caratteristiche di questo futuro Euro Digitale e i relativi potenziali vantaggi e svantaggi.

Caratteristiche dell’Euro digitale

Abbiamo affermato sopra che l’Euro Digitale è una CBDC (Central Bank Digital Currency). La prima lettera dell’acronimo riporta al concetto di centralizzazione e già qui capiamo una differenza con le criptovalute: queste hanno come caratteristica fondamentale quella di essere decentralizzate su blockchain pubblica, ottenendo vantaggi sia in termini di sicurezza tecnica (almeno con la potenza computazionale attuale) che di riservatezza. La centralizzazione perseguita da una Banca Centrale, fa invece perdere questi vantaggi tecnici, favorendo il rischio di controllo totale sulle transazioni.

Sappiamo che Fabio Panetta, dal primo novembre 2023 Governatore della Banca d’Italia nonché già membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, ha assicurato sulla testa degli italiani tutti che nessuno si permetterà mai di mettere il becco nelle transazioni digitali di noi cittadini, ma siccome la testa è nostra, avere qualche rassicurazione tecnica sarebbe stato meglio.

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Fabio Panetta, nuovo governatore della Banca d’Italia in carica dal 1 novembre 2023, arriva direttamente dal board della Bce

Legato al tema della riservatezza c’è quello della potenziale programmabilità di questo Euro digitale. Anche qui, i documenti assicurano che mai e poi mai questa moneta digitale diventerà, pur essendolo possibile dal punto di vista tecnico, programmabile. Quindi mai nessuno si permetterà di stabilire limiti di spesa avendo riguardo al luogo, al quando, al cosa e al destinatario dei pagamenti. Vabbè, fidiamoci sulla parola che non ci bloccheranno l’acquisto di ulteriori litri di carburante o ci lasceranno al freddo perché abbiamo raggiunto i nostri limiti di CO2. Certo che, se manterranno la parola, non coglieranno uno dei potenziali vantaggi di una CBDC che, nell’ambito degli scambi commerciali, potrebbe offrire dei vantaggi sia in termini di maggiore velocità di vedersi accreditati i denari, che di creazione di regole sottostanti alla transazione finanziaria che potrebbero anticipare eventuali liti in giudizio civile. Infatti, se realizzata su architettura DLT (come la blockchain), la transazione in Euro digitale potrebbe avere uno smart contract associato con una regola per cui al verificarsi di una condizione, per esempio il ritiro della merce da parte del corriere, fa scattare il pagamento. Direi quindi che, stante le dichiarazioni nei documenti ufficiali, nessun vantaggio rispetto alla moneta elettronica bancaria che già usiamo ma potenziali ulteriori rischi riguardo all’utilizzo del contante per quanto riguarda la riservatezza sulle nostre abitudini.

Un’altra caratteristica dell’Euro digitale è di essere, agli effetti giuridici, esattamente la copia dematerializzata della moneta contante: in linea teorica dovrebbe quindi, pur essendo in formato elettronico, dare il vantaggio agli esercenti di riceverla esattamente con lo stesso valore quantitativo del contante senza privazioni dovute alle commissioni bancarie. Per ora non è dato sapere se ciò sarà effettivamente così, visto che nel Digital Euro Package si citano sibilline remunerazioni per gli intermediari per non meglio specificati servizi a valore aggiunto alla clientela: il diavolo sta nei dettagli e siccome questi dettagli ancora non li hanno esplicitati, si sente puzza di zolfo. D’altronde, aspettarsi che la BCE disintermedi le banche sarebbe pura utopia, oltre che un suicidio per molte banche che sicuramente avranno amici alla BCE stessa.

Un vantaggio decantato nei documenti è l’inclusività, concetto con il quale affermano che anche gli anziani e i disabili potranno effettuare pagamenti digitali. Sembra quasi che siano convinti che attualmente questi concittadini siano esclusi per un qualche bug delle piattaforme di pagamento o che saranno in grado di semplificare rispetto a oggi con l’utilizzo del portafoglio digitale: forse pensano a un chip sottocutaneo ma la soluzione sarebbe la stessa già in uso oggi da parte di qualche tifoso della tecnologia spinta. In realtà, l’unica vera inclusività che si può intravedere è che anche i soggetti attualmente esclusi dal sistema bancario per i più disparati motivi, dovrebbero poter usare l’euro digitale perché in caso contrario, sarebbe come dichiarare che non è contante. Riguardo all’inclusività un altro vantaggio propinatoci è che con l’Euro digitale potrebbero, in casi di crisi tipo Covid, accreditare direttamente sui portafogli digitali dei cittadini europei gli Euro: falso vantaggio perché già oggi potrebbero accreditare denari sui nostri conti correnti, anche a quei nostri concittadini che ora sono esclusi dal sistema bancario facendo semplicemente una legge che non permetta di escluderli totalmente, permettendogli le semplici operazioni di versamento, pagamento con carta di debito e prelievo dagli ATM.

Ma quanto è green l’Euro digitale

Sappiamo che mamma Ue, è molto sensibile al tema dell’ambiente è che è disposta a qualsiasi sacrificio, nostro, per salvare il pianeta. Peccato che un’infrastruttura tecnologica in grado di supportare il numero di server, con il relativo raffreddamento, necessari a un progetto di questo tipo considerando anche le necessarie crittografie di sicurezza che su tale struttura dovrebbero poggiarsi, sarà molto energivora. Una piattaforma per un servizio di questo tipo dovrà anche essere anche molto ben ridondata, per cui mi sa che mamma UE dovrà mettersi l’animo in pace riguardo alla CO2.

Conclusioni

A dirla tutta, non sembra che l’Euro digitale porterà vantaggi sostanziali rispetto al sistema attuale di piattaforme di pagamenti. Come abbiamo visto, anche i vantaggi di inclusività o sono falsi o superabili con delle semplici normative ad hoc che si potrebbero legiferare in un paio di sedute tanto sono semplici. Al contrario, i rischi relativi alla privacy sono enormi e tutti affidati al buon cuore dei governanti: la limitazione delle libertà personali è dietro l’angolo.

Di Massimo Russo

09.11.2023

Massimo Russo. Esperto di economia, Presidente dell’Associazione MMT Lombardia.

NOTE

https://finance.ec.europa.eu/publications/digital-euro-package_it

https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/explainers/tell-me-more/html/what_is_money.it.html

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