Controversa morte di un’ambasciatrice

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L’ambasciatrice italiana in Australia, la cinquantasettenne Francesca Tardioli, è morta nella sua casa di Foligno, dove si trovava per un breve periodo di vacanza. Sulle prime, la notizia è stata diffusa dai giornali locali, i quali hanno parlato di morte accidentale: la donna sarebbe caduta mentre si sporgeva dal terrazzo. Quando il fatto è stato ripreso dai media nazionali, si è ricalibrato il tiro: l’ipotesi del suicidio non era da escludere, la donna era depressa a causa delle restrizioni covidiste patite in Australia, tutte le ipotesi erano al vaglio degli inquirenti. Nella serata di ieri, la chiosa di Dagospia, la nota agenzia che è solita passare le veline dei servizi, che scrive testualmente in una sua “Dagonota”, ad onta di tutte le indagini in corso:  ” Si è suicidata ieri a Foligno, lanciandosi dal balcone del suo appartamento al terzo piano, la nostra ambasciatrice in Australia Francesca Tardioli. Era caduta in depressione dopo il duro lockdown in Australia”. A qualche ora da questa svolta, la cauta stampa umbra ha ricordato che la Procura di Spoleto deciderà in giornata se disporre l’autopsia sulla salma, mentre i carabinieri stanno ancora battendo tutte le piste. I suicidi di alti funzionari dello Stato sono in effetti piuttosto frequenti, e nella loro rappresentazione mediatica vengono immancabilmente legati a malesseri psicologici o a questioni personali. Frequenti sono anche, però, nella travagliata storia di questo paese, i casi di persone che con ogni probabilità sono state “suicidate” attraverso una caduta dall’alto, dall’anarchico Giuseppe Pinelli che volò da una finestra della Questura di Milano colto da “malore attivo” fino alla morte di David Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena che sarebbe invece precipitato dal suo ufficio, in circostanze mai chiarite e con l’evidente volontà di potentati con la P maiuscola di depistare e insabbiare le indagini.  Siamo insomma davanti alla controversa morte di un’ambasciatrice che occupava un ruolo apicale nella nostra diplomazia, essendo di stanza in Australia; la depressione che l’avrebbe condotta al tragico gesto, inoltre, sarebbe legata in qualche modo alle drastiche politiche covidiste del governo australiano, da lei vissute in prima persona. Chiaramente, ne verrà fuori una verità di comodo. Il libro nero delle morti di Stato, però, si aggiorna con un’ennesima pagina.

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