Come catturare un topo (ovvero: la ricerca del Piano B)

Dopo un lungo periodo di assenza, torna su queste pagine il “Piano B” (qui, qui qui le “puntate” precedenti). Non siamo stati con le mani in mano, ma abbiamo messo su una rete di relazioni che tornerà sicuramente utile per attraversare l’abisso che ci si prospetta davanti. Il tempo del “ma non possono farlo!” e del “vedrai che non arriveranno a quel punto” va esaurendosi e si gioca a carte scoperte. Pur impegnandoci indefessamente nella lotta, va riconosciuto che i rapporti di forza son quel che sono: davanti ad uno scenario simile, una temporanea ritirata non è un atto di viltà, ma di saggezza. Oltre, ci sono solo la resa incondizionata o il martirio.

Scritto da Papaconscio per Comedonchisciotte.org

Non erano ancora le 10 di mattina e l’aria era già così carica di umidità che – come avrebbe potuto dire un famoso scrittore sudamericano – ci avrebbe potuto galleggiare un granchio. La casa della zia Armelida era abbagliata dal sole e tutte le porte e le finestre erano aperte e si sentiva l’odore del mare. Peschici nel 1970 era la mia Macondo, ogni giorno d’estate era un’avventura indimenticabile, ed ero sicuro che lo sarebbe stato anche quel giorno. Ci si preparava per un pic-nic in una spiaggia a pochi chilometri dal centro abitato, dove avremmo piantato le tende e passato la giornata al sole fino al tramonto con zii e zie, cuginetti e cuginette, sorelle, mamma e papà. Gironzolavo per la grande casa della zia, in special modo nel patio sul retro, dove sapevo che avrei trovato il mulo per guardarlo mentre mangiava, sperando che emettesse un sonoro raglio. Era un posto fresco, là dietro, e io sapevo che prima o poi mi avrebbero chiamato per partire, quand’ecco che comincio a sentire un trambusto insolito, delle urla concitate e dei colpi, come se fosse scoppiata una zuffa tra parenti. Arrivato in cucina vedo la zia che si lamenta con un espressione di profondo disgusto e lo zio Peppe e mio padre, entrambi con una scopa in mano, che cercano di scovare e cacciare un topo che si era intrufolato in casa. La zia esclamò: “Mimì! Mimì! Là! Là! Acchiappalo!”, e aggiunse: “Ahhh che schifo, Madonna mia!”. Lo zio Peppe, rischiando di travolgere la nuovissima Telefunken in bianco e nero, riuscì a immobilizzare il roditore e, con l’aiuto del papà, lo avvolse in uno straccio tenendolo fermo. “Buttatelo fuori! Buttatelo fuori!”, implorava la zia, mentre i due uomini, scambiatisi una rapida occhiata, si diressero verso le scale con l’intruso roditore. Sentivo mio padre che diceva: “Peppì, prendi un po’ di benzina!”, mentre uscivano dal portone. Quando arrivai fuori, mio padre aveva cosparso di benzina il topo e lo teneva a terra per la coda, improvvisamente cacciò di tasca un accendino e gli diede fuoco. Restai per molti secondi affascinato a guardare il povero topo in fiamme che squittiva in preda all’agonia tenuto per la coda da mio padre che, senza la minima repulsione, sembrava si godesse lo spettacolo da protagonista. In quel momento, giù in basso nella scarpata di fronte alla casa, vidi passare un grosso gatto selvatico con una enorme coda. Il gatto si voltò per un attimo verso di me, e io fui certo che stesse guardando proprio me. Un attimo dopo scattò nella macchia che digradava verso il mare, sparendo quasi subito. Non ricordo se mi sentissi in colpa per aver assistito con soddisfazione alla morte della povera bestia, ma quel gattone mi aveva dato un senso di giustizia ineluttabile che ora sapevo si sarebbe potuto abbattere allo stesso modo su di me. Ero un organismo separato su un pianeta pieno di vita! Era una sensazione esaltante. Molti anni dopo, nelle mie peregrinazioni yogico-sciamaniche, avrei riconosciuto quella condizione come “savikalpa samadhi” o “La Montagna Che Parla”. Nel lontano 1988 tornavo da Londra, dove avevo passato 6 mesi a lavorare nelle serre di Hyde Park. Ero stato assegnato ad un anziano signore friulano, dal nome slavo, che da oltre vent’anni si occupava di 160 diverse varietà di Fuchsia per Kew Garden e Buckingham Palace, e che mi insegnò i fondamenti del vivaismo floricolo. In quel periodo andavo spesso a trovare Horace, un Rasta originario della Guyana, che oltre a vendermi il fumo mi raccontava le sue avventure come inserviente sulle navi da crociera nel Golfo del Messico. Scaduto il permesso di lavoro, tornai in Italia con la ferma intenzione di imbarcarmi. Pochi mesi dopo facevo il mozzo su una petroliera che faceva rotta nel Mediterraneo e nel Mar Nero, con qualche puntata oltre le Colonne d’Ercole alle Canarie. Pulivo i cessi, lavavo i piatti, tenevo in ordine la lavanderia, aiutavo in cucina, ma soprattutto partecipavo alle manovre insieme agli altri marinai e, ciliegina sulla torta, avevo il compito di portare il caffè ai macchinisti e agli ufficiali sul ponte di comando, dove in alcune occasioni mi facevano tenere il timone, di solito non prima di avermi fatto un gavettone di acqua di mare. In cabina leggevo il Mahanirvana Tantra di Avalon, ma un pomeriggio, il secondo di coperta mi regalò Foundation and Earth, il quinto della serie di Asimov sulla Fondazione Galattica, in inglese. Fu in quel libro che mi imbattei per la prima volta nel concetto di Gaia, inteso come pianeta autocosciente. La lettura di Asimov e della fantascienza in generale non era nuova per me, appassionato della serie Urania dall’adolescenza, e nemmeno l’inglese era un ostacolo, anzi, risultò un piacevole esercizio mentale. Il concetto di un pianeta in grado di mantenere l’omeostasi ed il benessere dei suoi abitanti, vegetali, animali e umani, ben si legava alla spiritualità tantrica e alla mitologia tolteca che già conoscevo. Pian piano prendeva forma in me l’immane edificio di bugie miste a propaganda che costituiva la narrazione prevalente sulla storia, sulla scienza, sul funzionamento del mondo e della realtà: a questo dovevo oppormi, decostruendo pezzo dopo pezzo tutta l’impalcatura dell’avere, sostituendolo con la struttura dell’essere. L’idea di produrre da sé e con mezzi naturali e sostenibili le cose di cui si ha bisogno, dal cibo ai vestiti a un rifugio era in perfetta armonia con l’esuberanza e l’intransigenza di un adolescente ormai già in conflitto col mondo (conflitto tra la visione del mondo imposta dagli adulti e l’effettiva realtà multidimensionale del mondo stesso). Fu così che si sviluppò in me il Piano B: avrei acquistato un’estensione di terreno coltivabile, e dopo averlo affidato a un amico, sarei partito per l’India, alla ricerca di un ashram ayurvedico in cui prestare servizio e imparare il sistema medico indiano noto come Ayurveda, così da poter tornare al mio paese in qualità di Vaidiya e fondare a mia volta un ashram nel mio fondo rustico, dove avrei esercitato la professione di medico ayurvedico a beneficio di tutte le creature, senza alcun compenso che non fosse un’offerta volontaria. Dalla prima formulazione del mio intento alla realizzazione della prima parte del progetto (trovare un terreno e comprarlo) sono passati 11 anni e, quando ci sono arrivato, non ero più così sicuro di fare il medico ayurvedico, dato che una ragazza brindisina mi ha fatto innamorare e oggi sono suo marito e padre di una ragazza quattordicenne serenamente incazzata col mondo. La mia India è qui, sulle sponde dell’Adriatico, nella terra dei Trulli. Non sono diventato un Vaidiya, né un imprenditore del comparto officinale, sono diventato semplicemente un marito, un padre, un figlio impeccabile e devoto che fa anche l’agricoltore; perfezionare la mia impeccabilità assorbe quasi tutta la mia energia. Ho fatto molte rinunce ma ho ancora molti progetti. Mi ritengo fortunato per aver avuto l’opportunità di capire direttamente come la devozione nel fare le cose permetta di raggiungere uno stato di consapevolezza superiore rispetto a quello di veglia della vita di tutti i giorni, e in quello stato è possibile percepire connessioni, relazioni, significati veramente fondamentali. Devozione, per me, significa compiere i propri doveri con cura, senza aspettarsi nulla in cambio. Una diretta conseguenza della rinuncia al frutto delle proprie azioni compiute con la mente, la parola e il corpo, è la scoperta che l’intero destino dell’universo dipende dalle proprie azioni, la scoperta di essere al centro del disegno divino. Ogni gesto diviene sacro, ogni azione cambia la struttura dell’universo. Si innesca un circolo virtuoso, nel corso del quale molti legami che legano cose e persone tra loro diventano molto chiari, ed è possibile intuire eventi catartici o comunque significativi che possono accelerare il processo evolutivo. Non ho ceduto né alla narrazione primordiale né a quella più recente ma ci convivo serenamente, ed è per questo che vivo spesso ai margini di quel mondo che aderisce alla narrazione per trarne qualche vantaggio, ma appena posso mi tuffo e nuoto libero nella mia narrazione, infinitamente più vasta e stimolante, da cui ritorno sempre arricchito. Non nutro rancore nei confronti di chi non ha potuto sviluppare una propria narrazione da contrapporre a quella del Sistema, ma se qualcuno cercherà di impormi con la forza la sua visione del mondo sono disposto a diventare molto cattivo: purtroppo qualcuno si farà male. Il mio Piano B si sta realizzando silenziosamente, un passo alla volta, e un bel giorno potrò dare un calcio anche alla mia identità. Sarò il gatto scattante, non il topo arrostito.

di Papaconscio per Comedonchisciotte.org

Papaconscio
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IlContadino
Utente CDC
11 Agosto 2021 17:07

Quest’anno ho avuto un bel da fare col grillotalpa, credo di averne un’intera colonia nell’orto, ho scoperto essere animale di bocca buona, mangia un po’ di tutto, il maledetto. Un tizio mi ha suggerito di mettere delle trappole, dopo la cattura bruciare i corpi e cospargere le ceneri nel campo, questo scoraggia nuovi arrivi. Ho fatto le trappole, non ho catturato nessuna bestiola (per fortuna).
Bruciare per eliminare il problema, mi viene da pensare che questo sia uno dei piani B. Eliminare il vecchio per fare spazio al nuovo. Vecchi schemi mentali, vecchie credenze, vecchie impalcature psicologiche, vecchio approccio al quotidiano. Il momento è quello giusto, farlo in città o in paese cambia poco, l’importante non è dove siamo, tanto siamo noi ad esserci, ciò che va bruciato è dentro di noi non fuori. Poi oh, certo si può anche provare, tanica di benzina e acciuffiamo uno speranza o un draghetto, cospargiamo le ceneri fuori dal palazzo e vediamo che succede, provare non costa nulla

Platypus
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
11 Agosto 2021 20:44

Far fare la fine del topolino a draghetti e speranza vana sarebbe certamente una soddisfazione ma alquanto effimera; sono personaggi intercambiabili e fungibili quanto le marionette di un teatrino. Prima occorrerebbe buttare giù il tendone e mostrare i fili ed i meccanismi che muovono tali pupazzi ma sono pochi, oggi meno di ieri, coloro che sono disposti ad accettare questa realtà.

LuxIgnis
Utente CDC
11 Agosto 2021 17:52

Fa piacere notare comunque vadano le cose che molti non sono affatto impreparati agli eventi che stanno accadendo. Voglio dire che chi voleva sapere sapeva già da molto tempo quello che sarebbe accaduto e che si sta manifestando ora. C’era il sentore già che un giorno i tempi si sarebbero svolti, svelati. Quello che stiamo vivendo e rimando anche all’articolo di Giorgio Cattaneo che PrimaDelleSabbie ha postato sul forum oggi, è che stiamo vivendo tempi particolari. Un qualcosa che non è ben definibile ma che molti credo sentissero nell’anima e seguendo gli “strani consigli” dello Spirito si sono preparati. Preparati non solo nel senso di avere un rifugio (io personalmente non ce l’ho) ma nell’avere avuto una serie di esperienze che hanno arricchito e preparato all’impatto che stiamo vivendo e di cui gli eventi più importanti devono ancora arrivare, per lo meno questo è quello che sento e che mi viene confermato da vari eventi che osservo, compreso alcuni dei commenti fatti in questo luogo di ritrovo virtuale. Virtuale ma forse più reale della realtà quotidiana che ormai è nebbia. La separazione netta che sta accadendo non è un male ma un evento che doveva accadere e che ha un… Leggi tutto »

Platypus
Utente CDC
11 Agosto 2021 20:37

Se il padre di Papaconscio avesse seguito i consigli dell’equivalente della Banda Bassetti della Peschici del ’70, avrebbe utilizzato il Napalm su tutto il Gargano per sconfiggere la terribile invasione di roditori mutanti transgenici. Posso ipotizzare che, senza sprecare benzina e fatica inutilmente, il pericoloso roditore sarebbe finito nella pancia del gattone che, probabilmente, vedendo il rogo si sarà chiesto: “che fessi questi, sprecare quella preziosa leccornia quando ci sono qua io?…” Uno degli insegnamenti che possiamo trarre dalla storiella è che ogni volta che c’è un problema, qualcuno, offrendo una facile soluzione, ne può trarre potere, prestigio e vantaggio. inoltre esiste sempre un piano B (il gattone?) anche quando gli “esperti” e gli “eroi” vogliono imporci il “loro” piano A in logica TINA (there is no alternative). Eppure anche se la situazione attuale sembra irrimediabilmente compromessa (è il piano A imposto con propaganda h24/7g7), può essere un’opportunità per riflettere su un dettaglio che altrimenti sarebbe difficile da comprendere; stiamo vivendo in una prigione nella quale siamo “liberi” di scegliere il materiale di cui sono fatte le sbarre e le pareti o l’aspetto dei carcerieri… il vero guaio è che la maggior parte dei nostri compagni di prigionia ritiene essenziali… Leggi tutto »

gix
Utente CDC
11 Agosto 2021 21:31

Per uno come me, che vive nel sistema e trae le fonti di sostentamento della propria famiglia dal settore sanitario e da quello della scuola-università, col rischio quindi del loro totale azzeramento, servirebbero altro che piani B, uno solo potrebbe non bastare. Eppure, evidentemente, persino quando si cammina in un campo minato c’è la possibilità di salvarsi. Quand’anche fossi un Brancaleone sul punto di essere bruciato vivo, c’è sempre un monaco Zenone che ti salva dal rogo, a patto di rispettare il voto di seguirlo per liberare il santo sepolcro. Sta a noi (con un pò di umiltà) fare in modo che un monaco Zenone, in carne ed ossa o in senso figurato, riesca a trovarci, anche a costo di deviare dal nostro cammino, l’importante sarà riuscire ad arrivare in terra santa e magari pure liberarla.

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da gix
Bertozzi
Utente CDC
11 Agosto 2021 22:51

Bellissima storia, grazie

Papaconscio
Utente CDC
Risposta al commento di  Bertozzi
12 Agosto 2021 2:12

Una piccola storia ignobile vi vengo a raccontare

gix
Utente CDC
Risposta al commento di  Papaconscio
12 Agosto 2021 8:49

A proposito Papaconscio, mi sono dimenticato di ringraziarti (era la prima cosa che volevo fare…), chiunque racconta una storia merita un grazie. Tra l’altro, quando si dice le coincidenze, appena tornato da Peschici e Gargano tutto, con puntata al santuario di S. Michele Arcangelo a Monte S. Angelo. Ora la sua spada è necessaria più che mai…

danone
Utente CDC
Risposta al commento di  Papaconscio
12 Agosto 2021 12:58

Grande rispetto per te Caro mio, grazie per la condivisione, sei un uomo molto ricco :-))

Fedeledellacroce
Utente CDC
12 Agosto 2021 3:48

Bellissimo Papaconscio
Anche la foto!!
Sono d’accordo che questa situazione piú che una disgrazia sia un’occasione unica.
Per quanto mi riguarda il piano B l’ho adottato da quasi un anno su un terreno di 6 ettari, e sto preparando il piano C su uno di 10.
L’idea sarebbe quella di includere ed accettare volontari per fare permacultura e agroforesta, creando una bolla di vita e di gioia. Sono stato in giro in questi giorni ed ho visto realtá del genere. Fantastico!
Se solo queste bolle fossero piú grandi e piú numerose…..

Papaconscio
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
12 Agosto 2021 12:31

Basta allontanarsi dalla tv e seguire l’istinto (quella vocina dentro che, quando si è fatto il silenzio, dice sempre la verità) per scoprire nuove dimensioni dell’essere. A proposito di scienza anti-narrativa, propongo un percorso diretto: milesmathis punto com e kapillavastu punto com. Il primo per decostruire, il secondo per rifondare.

Fedeledellacroce
Utente CDC
Risposta al commento di  Papaconscio
12 Agosto 2021 18:20

Ahhahah, la tv l’ho buttata quasi 10 anni fa, quando i cartoni animati per bambini iniziarono a promuovere la propaganda gender. E siccome ho un figlio, capisci…..
Se vogliamo andare a vedere, tra i primi e piú famosi c’é “Madagascar”, col leone ballerino (aho, dico, il re della foresta e della savana!!) e la giraffa innamorata dell’ippopotamo, etc…

Grazie per i link, materiale interessante

Papaconscio
Utente CDC
12 Agosto 2021 14:21

Ringrazio tutti per gli apprezzamenti: il mio è sicuramente un approccio intimista e la mia azione è personale, non posso spostarmi più di tanto, c’è la mamma che vuole attenzioni costanti, la moglie da accompagnare al lavoro, nei campi vado dalle 5 alle 7 e mezza a innaffiare gli alberelli (ora sto raccogliendo le mandorle e la rucola selvatica). Se la situazione degenera offro rifugio a chi vorrà piantare le tende.

emilyever
Utente CDC
12 Agosto 2021 14:34

Dopo aver letto il bel pezzo di papaconscio e i vostri interventi, mi permetto di contribuire inserendo considerazioni del poeta Franco Arminio, scoperte stamattina nel libro di Duccio Demetrio, “All’antica, una maniera di esistere”.

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che che nasce e muore,ai ragazzi che crescono, attenzione anche ad un semplice lampione e a un muro scrostato. Il mondo ha bisogno di essere amato e accudito, prima di essere pianificato o portato chissà dove.Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

oxalidaceae
Utente CDC
13 Agosto 2021 0:47

Senza nulla togliere al godibile e fecondo racconto, che potrebbe benissimo essere inserito come ottavo nella raccolta “La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata”, non posso, per personale indole, passare via senza osservarne a margine la cruenta nota. Chiedo venia, soprattutto all’autore, ma l’omessa pietà per quel topo ha una sua intrinseca morale. Morale che ricordo sempre a me stessa prima che agli altri.
“Non solo provocare volontariamente sofferenze non necessarie, ma anche l’indifferenza nei loro confronti. È molto più facile essere crudeli di quanto si potrebbe pensare.”
Jonathan Safran Foer

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