CDC ARTE/ Turner il Rivoluzionario

Di Claudio Vitagliano, Comedonchisciotte.org

Ad un certo punto della sua vita, sembra che Turner si rammaricasse di non aver scelto la professione dell’architetto invece che quella del pittore. Due secoli dopo, possiamo affermare che ciò fu una fortuna, per noi e per la storia dell’arte.
Nessun artista come lui si è addentrato nei meandri che regolano il rapporto dell’uomo con la natura, il carattere imponderabile del destino e il trascendente. Per mettere in scena ciò, Turner raccontò la natura mentre la natura raccontava se stessa attraverso la fenomenologia, fatta di nebbie, tempeste, maree, ecc…
La sua grandezza consiste nel fatto che egli fece tutto questo ricorrendo ai soli mezzi della pittura, una pittura sintetica e non di racconto che si spendeva sempre meno in dettagli e verosimiglianza con il passare del tempo, e per converso, dicendo sempre di più sulla precarietà dell’uomo e sulla potenza del destino che lo sovrasta.
Molto probabilmente a forgiare la sua sensibilità cosi acuta da dover essere tenuta al guinzaglio, furono gli episodi della morte della sorella minore e la follia sempre più conclamata della madre .
All’età di 10 anni andò a vivere nel Kent da uno zio e fu probabilmente li che l’incontro con la natura infuse in lui il desiderio di raccontarla e farne strumento della sua poetica.
In età adulta, come a volersi risarcire di queste perdite, egli visse per trentanni col padre che gli faceva da assistente e che al momento della morte lo lasciò nello sconforto da cui non si sarebbe mai più ripreso.
E proprio il padre fu il primo ad accorgersi del suo talento, al punto che esponeva e vendeva i suoi dipinti nel negozio di barbiere di cui era proprietario. Ben presto però furono in tanti a riconoscere in lui i crismi del predestinato, tanto è vero che a 14 anni venne accolto alla Royal Academy.
Turner è stato definito in tanti modi: artista della luce, campione del divino, eroe del romanticismo, ma ciò che ha colpito enormemente l’immaginazione dello scrivente è sempre stato il Turner sperimentatore ed iconoclasta.
Dopo il primo dipinto ad olio “Pescatori in mare” (fino ad allora la sua produzione era composta da lavori su carta), inizia il suo viaggio nel tentativo di descrivere la lotta dell’uomo contro l’ineluttabilità del destino, armato non solo di pennelli e colori ma anche da un coraggio inusitato per un artista dell’epoca in cui il concetto di avanguardia era del tutto sconosciuto.
Egli dovette, al fine di elaborare un linguaggio inedito, buttare come carta straccia tutto quel che si atteneva all’accademia e agli stili imperanti della sua epoca.
Dipingendo en plein air ciò che vedeva e rifinendo poi in studio l’opera ricorrendo all’immaginazione, non voleva rappresentare il visibile, ma gli stati d’animo dell’uomo usando come metafora il paesaggio stesso.
Le sue immagini diventano ora sempre più rarefatte, le sue tele acquisiscono un senso vibratile mai riscontrato in opere di altri artisti, e la sintassi diventa dominio del solo colore.
La fenomenologia della natura diventa sempre più tema dominante della sua pittura e il colore sempre più protagonista assoluto e materia fondamentale del linguaggio che va definendo.
L’idea del sublime e il cupio dissolvi dell’uomo che si sente attratto e nello stesso tempo respinto da ciò che può annientarlo, si fanno sempre più carne e spirito della sua arte, ma senza mai ricorrere alla stampella dell’elemento letterario.
Anzi, egli man mano che racconta questo tormento interiore dell’uomo, spoglia le tele fino a renderle informali e povere di elementi… eppure ricchissime.
La dimensione onirica prende sempre più spazio nella sua opera e la tecnica da lui utilizzata che fa ricorso spesso alla memoria, senza avere il soggetto sotto gli occhi, da risultati che ancora oggi sorprendono per l’audacia e forse potremmo dire addirittura, l’incoscienza da cui hanno origine.
Due secoli dopo, questo modo di procedere e di fare arte sarebbe stato definito: astrattismo espressionista.
Opere come “Norham castle: alba” e “Pioggia vapore e velocità”, potrebbero essere state dipinte negli anni 50 del secolo scorso.
Nell’epoca in cui era in voga la ritrattistica e la pittura paesaggistica di genere, lui mette in scena la tragedia dell’uomo che dal confronto con la natura, apprende di essere fragile ed effimero.

“William farà il pittore”, disse di lui il padre quando Turner era ancora in tenera età, ma egli non poteva immaginare fino a che punto il figlio avrebbe rivoluzionato l’arte.
Turner mise la sua vita al servizio della pittura, divenendo il paradigma dell’artista romantico.
Viaggiò molto, e lo fece per raccontare meglio il sentimento romantico da cui era posseduto e che aveva bisogno di essere alimentato continuamente da luoghi, paesaggi e in definitiva da stimoli nuovi.
Riempì una quantità infinita di album di schizzi, dove si sommavano le sue impressioni, raccolte in tutte le nazioni che visitò.
Andò in Francia che era la patria di Poussin e Lorrain, i suoi artisti di riferimento, in Svizzera, in Lussemburgo , in Belgio, in Germania e soprattutto visitò l’Italia.
Fu proprio l’Italia che influenzò con la sua luce mediterranea l’organizzazione coloristica di Turner.
La luce e il colore furono da allora in poi un elemento indivisibile e indispensabile del suo armamentario pittorico e senso già compiuto in sè del suo fare arte.
Molto probabilmente il suo eclettismo, a volte messo in risalto da alcuni critici e storici dell’arte, fu dovuto al bisogno di restare in un mercato con esigenze che non collimavano sempre con il suo vero umore artistico.
Anche sotto questo aspetto però fu un innovatore perché ad un certo punto della sua vita iniziò ad esporre a casa sua e non più alla Royal Academy.
Non ebbe un rapporto sempre sereno con la critica e non potrebbe essere stato altrimenti per uno che dipingeva ciò che dipingeva lui in un’epoca dove il neoclassicismo era la corrente artistica imperante.
Ma ebbe due grandi sostenitori che contribuirono al suo successo. Uno fu Johann Heinrich Fussli che ne elogiava l’opera senza riserve e l’altro fu il critico e artista suo contemporaneo, John Ruskin, il quale nel 1843 affermava che i quadri di Turner comunicavano una nuova visione del mondo.
Egli scrisse in un suo saggio: la forza espressiva della pittura si basa sulla nostra capacità di ritornare a quello stato d’innocenza dell’occhio, quel particolare modo di vedere tipico dei bambini che sanno percepire le chiazze di colore senza conoscerne il significato.
Una anticipazione sconcertante di tutto ciò che sono state le avanguardie di inizio novecento ed in particolare di Picasso.
Turner d’altronde, ad un certo punto della vita affermava: io non ho dipinto perché la gente capisse.
Egli fu sempre un uomo singolare e bizzarro e dalla morte del padre in poi divenne sempre più taciturno e introverso, un uomo che esprimeva se stesso quasi solo attraverso le sue tele.
Si racconta, ma forse è una leggenda, che l’incendio “L’incendio delle camere” fu dipinto dal vero e che per farlo si precipitò una volta avuta la notizia del rogo sul posto.
In definitiva, pur essendo forse l’artista che più di ogni altro rappresentò lo spirito del romanticismo, la sua vita non seguì il percorso tipico della maggior parte dei romantici ma venne vissuta stando nel perimetro della norma, senza sussulti e acuti, delegando alla sua arte il compito di raccontare lo sconfinato amore per il bello e il sublime.
Molto probabilmente senza la sua opera avremmo scritto di un’arte moderna e contemporanea molto diversa da quella che conosciamo e che viene raccontata dai libri di storia.
Persino in morte fu un innovatore; lasciò una parte dell’eredità ad un fondo per artisti caduti in disgrazia, anticipando la nostra legge Bacchelli.
Inoltre donò le sue opere allo stato Britannico, perché le custodisse in una galleria a lui dedicata.
Ciò non accadde e l’opera si disperse disattendendo e quindi disonorando l’accordo con l’artista.
Non si è mai neanche affievolita però la consapevolezza che se lui avesse fatto veramente l’architetto, l’arte contemporanea non potrebbe raccontare di una ricchezza cosi scintillante.

Claudio Vitagliano

Pubblicato per Comedonchisciotte.org da Andrea Leone

Dipinto come immagine: “Norham castle: alba”