Caro Maddalena, la sovranità monetaria è perduta!

In un periodo caotico come quello attuale, caratterizzato da una totale incertezza per il futuro in ambito politico ed economico, c’è bisogno di mantenere i piedi ben saldi per terra analizzando i fatti così come sono e non per quello che potrebbero essere: altrimenti si corre il rischio di alimentare false speranze, soprattutto se fondate su interpretazioni fuorvianti, che minano la sacrosanta dialettica critica attorno ad al dibattito. E quello intorno alla gestione della politica monetaria e fiscale è non solo un dibattito interessante, ma soprattutto dirimente. Proprio sul tema inerente la politica monetaria vogliamo porre l’accento con questa ulteriore analisi.
Ci riferiamo nello specifico al dibattito sulla moneta e più nel dettaglio alla controversa questione legata alla sovranità monetaria, che per gli scriventi è un argomento definitivamente esautorato, se riferito al nostro paese, poiché tale sovranità nel momento in cui si è aderito alla moneta unica è stata delegata ad autorità sovranazionali.

Ci preme fare una necessaria dichiarazione d’intenti preliminare, per fugare ogni dubbio: la nostra analisi non vuole caratterizzarsi come foriera di polemiche nei confronti chi sostiene il contrario, bensì vuole semplicemente riportare il dibattito in una dimensione realistica: da queste basi ripartire insieme per ricostruire un processo politico e per trovare soluzioni a questa “gabbia” giuridico-economica chiamata eurozona (con la speranza che si capisca che siamo tutti dalla stessa parte della barricata).

Per confutare dunque la tesi secondo cui la nostra nazione abbia ancora la cd. sovranità monetaria, partiamo da una serie di ipotesi che da qualche tempo circolano sulla rete: una tra tutte quella del giurista Paolo Maddalena, il quale in più riprese ha affermato che:

L’ordinamento europeo concerne soltanto la disciplina privatistica dell’euro, cioè di una speciale forma di moneta, qual è la “banconota” (cioè la moneta emessa dalle banche private), che viene abilitata a circolare all’interno dell’Unione con valore legale. Ma ciò non investe il potere dei singoli Stati membri di creare anche essi moneta dal nulla: i cosiddetti “biglietti di Stato”. Ne consegue, come si accennava, che l’emissione di una moneta parallela, limitando il suo corso legale all’ambito nazionale, è perfettamente legittima. Lo confermano gli articoli 11 e 117 della Costituzione. Infatti l’articolo 117 Cost., se al primo comma parla del rispetto degli obblighi comunitari, al secondo comma afferma la potestà legislativa esclusiva dello Stato in tema di moneta e di finanza”.

Per cui leggiamo cosa riporta esattamente l’articolo (n° 117 Cost.) in questione:

<<La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

(…)
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza, sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie;>>

Innanzitutto va precisato che al primo comma si fa riferimento alla potestà legislativa, cioè a quell’attività volta alla produzione di atti normativi primari, ossia alla produzione delle leggi costituenti l’ordinamento giuridico dello Stato che deve rispettare sia la Costituzione sia i vincoli dell’ordinamento comunitario sovraordinato.

Tornando all’affermazione di Maddalena, per quanto sensazionalistica, a nostro avviso si basa su una “forzata” interpretazione del dettame costituzionale, presumibilmente in buona fede, pur tuttavia non aderente a ciò che è il vero intendimento della norma. Se in esso, infatti, si sancisce la specifica esclusività della competenza dello Stato in diverse materie, tra cui quella riguardante la legislazione in tema di moneta, tale precetto è da intendersi come una competenza non certo assoluta e vediamo perché.

Precisiamo che l’articolo 117 Cost. è stato modificato dall’art. 3 Legge Costituzionale del 18 ottobre 2001- n° 3, recante “Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione”, dando così piena attuazione all’art. 5 della Costituzione, che riconosce le autonomie locali quali enti esponenziali preesistenti alla formazione della Repubblica[1].  Premesso questo, possiamo meglio coerentizzare logicamente tutto il ragionamento in quella esatta cornice giuridica entro cui la potestà legislativa dello Stato si incardina.

A questo punto i dettami contenuti nel secondo comma dell’art. 117 Cost. assumono una prospettiva ben definita, per cui si può ragionevolmente affermare che la chiave di lettura della frase “Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie” (quindi anche in materia di moneta) è da intendersi nel senso che lo Stato ha legislazione esclusiva rispetto alle Regioni pur nell’osservanza dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali (art. 117 Cost., comma 1).

Detta in maniera ancora più semplice, all’interno del territorio nazionale tra Stato e Regioni la potestà legislativa in molti settori è di competenza esclusiva dello Stato, mentre nell’ambito dell’Unione Europea (nella misura dell’appartenenza del nostro paese all’Unione Monetaria Europea) tale potestà è comunque subordinata ai vincoli comunitari [2], con tutto ciò che questo fatto determina in tema anche di politica monetaria.

La norma costituzionale, pertanto, oltre a sancire una preminenza della Carta fondamentale sulla legislazione ordinaria, ne consacra anche quella degli obblighi internazionali, inclusi quelli di natura europea. Poiché, ai sensi dell’articolo 10 della Costituzione, la Repubblica si conforma al diritto internazionale generale, è da concludersi che l’articolo 117 della Costituzione faccia esplicito riferimento agli obblighi derivanti dai trattati internazionali.

D’altronde, come si può evincere anche da questo articolo “Legislazione esclusiva dello Stato sulla moneta”, non è solo un parere personale degli autori della presente analisi ritenere quanto sopra esposto una questione del tutto consolidata, fin dal momento in cui l’Italia ha aderito al Trattato di Maastricht.

Tutto quanto premesso nel pieno riconoscimento della complessa questione riguardante la c.d. teoria dei controlimiti, che nell’elaborazione della Consulta postula l’intangibilità dei principi supremi e dei diritti fondamentali dell’ordinamento costituzionale dello Stato, in quanto nucleo duro che ne plasma l’identità. Fatta questa preliminare ma necessaria disamina, possiamo confrontarla nel merito con la proposta di Paolo Maddalena.

Innanzitutto, facciamo un excursus giuridico al fine di comprendere come sia strutturato il sistema monetario, e di conseguenza a chi sia ascrivibile la cd. sovranità monetaria, se delegata come nel nostro caso.

Partiamo dall’art 1277 del codice civile che recita “I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale”. Per l’Italia tale compito fu assolto dalla Lira fino all’entrata in vigore del Trattato di Maastricht (1999), con fine corso il 28 febbraio 2002, poi dall’Euro. Questo fatto, apparentemente scontato, ha implicato però un passaggio di sovranità monetaria: in brevità, le operazioni monetarie sono ora decise dal Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) e attuate dalle Banche Centrali Nazionali (BCN) sulla base delle istruzioni della stessa BCE.

Poiché la proposta di Maddalena (i biglietti di Stato emessi direttamente dal Tesoro/MEF), ripresa anche da altri “autori” in rete, fonda il suo punto di forza sul fatto che l’art. 128 TFUE faccia espresso riferimento alle “sole” banconote e non alla moneta in generale, cerchiamo di capire perché, in realtà, anche questa ipotesi sia da cassare.

Si riporta innanzitutto il testo dell’art. 128 TFUE:

<<1.   La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.

2.   Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l’approvazione della Banca centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell’Unione. >>[cfr qui]

Si presti ora attenzione ai passaggi successivi, perché la questione è incentrata proprio sulla presunta differenza che dovrebbero avere per la BCE, i termini banconote e biglietti di Stato (o statonote), espediente con cui si formula il presupposto per emettere la “nuova” moneta.

Ribadiamo qui un presupposto fondamentale, una sorta di conditio sine qua non: la moneta ha valore come mezzo di pagamento essenzialmente in quanto estingue le obbligazioni[3] che sono giuridicamente sottoposte alle leggi del paese che la adotta come moneta legale. Alla luce di ciò una “moneta parallela” – allargata al territorio nazionale (perché di questo si tratterebbe in sostanza) – così concepita dunque, non potrebbe aver alcun valore non essendo contemplata dai Trattati UE come mezzo di pagamento delle tasse all’interno dell’area definita dai paesi aderenti alla moneta unica, al cui interno tale ruolo liberatorio è deputato unicamente all’Euro. Del resto, anche la Banca Centrale Italiana si è espressa chiaramente al riguardo: “La Banca d’Italia precisa anzitutto che sulla base della normativa internazionale e nazionale, l’unica forma di moneta legale – ossia dotata del potere di estinguere le obbligazioni in denaro – è la moneta emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE)”.

Restando sempre in tema di “Biglietti di Stato”, vale la pena ricordare che storicamente in Italia tale banconota, emessa su decreto del Ministero del Tesoro nel 1966, ha svolto la funzione di moneta divisionaria, dunque di piccolo taglio e di modesto impiego, insieme con le monete metalliche di taglio inferiore, fino al 1985, anno in cui ne è stata decretata la cessazione del corso legale. Per approfondire questi aspetti storici si suggerisce la lettura del testo “Le avventure della Lira”, di Carlo M. Cipolla.

“Le avventure della Lira”, di Carlo M. Cipolla.
“Le avventure della Lira”, di Carlo M. Cipolla.

Peraltro nel 1985 l’Italia non aveva ancora adottato l’Euro (Trattato di Maastricht) e non c’erano stati ancora il consolidamento del TCE (2002) e l’entrata in vigore del TFUE (2009). Pertanto, paragonare l’esperimento della “nuova moneta” al Biglietto di Stato emesso da Moro, è un’idea priva di consecutio storico-economica.

Andando avanti con l’analisi in merito all’art. 128 TFUE, è essenziale a questo punto fare riferimento a quanto indicato nel Regolamento (CE) N. 974/98 del Consiglio del 3 maggio 1998 relativo all’introduzione dell’euro, perché è assolutamente importante capire quanto segue: sia che si tratti di “banconote” sia che si tratti di “monete metalliche” ciò che fa fede è in definitiva l’unità di conto a cui si fa riferimento.
In tal senso ogni dubbio viene fugato da questi articoli del Regolamento di cui sopra:

Articolo 1 bis – Per ogni Stato membro partecipante, la data di adozione dell’euro, la data di sostituzione del denaro liquido e l’eventuale periodo di abbandono graduale sono stabiliti in allegato.

(Articolo 2) – Con effetto dalla rispettiva data di adozione dell’euro, la moneta degli Stati membri partecipanti è l’euro. L’unità monetaria è un euro. Un euro è diviso in cento cent.
(Articolo 3) – L’euro sostituisce, al tasso di conversione, la moneta di ciascuno Stato membro partecipante.
(Articolo 4) – L’euro è l’unità di conto della Banca centrale europea (BCE) e delle Banche centrali degli Stati membri partecipanti.[cfr qui]

Pertanto quando nel TFUE, all’art. 128 si citano banconote (comma 1) e monete (comma 2) si deve far riferimento a quanto sancito dal regolamento de quo (nel testo originale in inglese si usano espressamente i termini “currency unit” e “unit of account” per indicare l’unità di conto). Peraltro, c’è già un precedente storico, ossia un parere della Banca Centrale Europea del 24 gennaio 2002 su richiesta del Ministero dell’Economia francese riguardo due progetti di decreti, concernenti l’abrogazione dello status di moneta a corso legale di banconote e monete denominate in franchi francesi (CON/2002/6).

Inoltre, una recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea (Corte giustizia Unione Europea Grande Sez., 26-01-2021, n. 422/19 – Johannes Dietrich e altri c. Hessischer Rundfunk), in merito, tra l’altro, alle seguenti tematiche “Nozione di “corso legale” – Effetti – Obbligo di accettare banconote in euro – Regolamento (CE) n. 974/98 – Possibilità per gli Stati membri di prevedere limitazioni di pagamento in banconote e monete metalliche denominate in euro”, ha sancito quanto segue:

“Unione monetaria
La competenza inizialmente contemplata nell’articolo 109 L, paragrafo 4, del Trattato CE, poi nell’articolo 123, paragrafo 4, CE, e ormai sancita dall’articolo 133 TFUE, autorizza il solo legislatore dell’Unione a precisare il regime giuridico del corso legale riconosciuto alle banconote in euro dall’articolo 128, paragrafo 1, TFUE e dall’articolo 16, primo comma, terza frase del protocollo sul SEBC e sulla BCE, nonché del corso legale riconosciuto alle monete metalliche in euro dall’articolo 11 del regolamento n. 974/98, nella misura in cui ciò si rivela necessario per l’utilizzo dell’euro come moneta unica. (Cause riunite C-422/19 e C-423/19)”[cfr qui]

In conclusione, riteniamo che la proposta di Paolo Maddalena, per quanto lodevole nel tentativo di dare respiro al nostro sistema economico, sia basata su presupposti giuridicamente infondati come abbiamo cercato di spiegare.
Riepilogando, questa immissione di “biglietti di Stato” sotto la giurisdizione del MEF mantenendo la denominazione in Euro di fatto sarebbe vietata come precedentemente dimostrato. Se fossero immessi con altra denominazione, ad esempio “nuova Lira”, sarebbero in sostanza equiparati ad una moneta complementare allargata a tutto il territorio nazionale; anche in questo caso si riproporrebbero i problemi già descritti, primo fra tutti la loro impossibilità di essere utilizzati come strumento liberatorio (pagamento degli obblighi fiscali).

Vi è inoltre un precedente che conferma quanto sosteniamo: nel 2012, l’economista americano Mathew Forstater cercò di lanciare il “Nido” de L’Aquila, una moneta locale per ricostruire la città dopo il terremoto. Già all’epoca, infatti, si apprese che giuridicamente il Comune non poteva imporre una tassa denominata in “nidi”, poiché tale provvedimento sarebbe stato contrario ai Trattati europei; ed essendo dunque destinata a divenire perciò una moneta complementare tra privati, una moneta cioè di natura fiduciaria, non avrebbe risolto il problema di liquidità allora necessario.

Da notare, infine, che in tutt’Europa esistono già decine di monete complementari, come ad esempio in Francia, Germania, Svizzera e in Italia stessa. Per cui nulla di nuovo sotto il sole di Bruxelles. Esse hanno quasi tutte il pregio di risolvere i problemi legati alle giacenze di magazzino delle aziende, dando respiro al commercio nel breve periodo; trattandosi però di un circuito di credito commerciale dove le aziende (spesso consorziate) si fanno credito a vicenda mediante questa valuta digitale, non hanno la capacità e la forza necessarie a rilanciare anti-ciclicamente l’economia di un Paese. Se proprio si volesse trovare un rimedio provvisorio al disastro dell’Euro, occorrerebbe non sprecare il proprio tempo dietro scorciatoie inutili e magari ci si potrebbe occupare di progetti già esistenti ed alternativi: a mero titolo di esempio citiamo i CCF di Marco Cattaneo e Stefano Sylos Labini.

Concludiamo domandandoci se non sia più proficuo, da parte degli estensori di “certe proposte”, fare semplicemente informazione sulla natura ordoliberista e vessatoria dei Trattati europei, (così per esempio) piuttosto che imbarcarsi in veri e propri vicoli ciechi, dannosi per la Causa.

 

di Aldo Scorrano e Francisco La Manna (CSEPI)

 


Note:

[1] La riforma del 2001 ha riguardato varie disposizioni del titolo V ma rispetto a quella in commento le modifiche sono state realmente incisive. Una rivoluzione si è avuta nella stessa formulazione della disposizione. Prima della riforma, infatti, essa indicava quali fossero le materie in cui le Regioni potevano legiferare, comunque nel rispetto sia dei principi di cui alla legge nazionale sia dell’interesse statale e delle altre Regioni. Ad oggi sono tassativamente indicate quelle di competenza esclusiva statale e concorrente mentre ognuna che non vi rientri spetta alla potestà regionale. Ciò indica un mutamento nella stessa prospettiva del legislatore. Con la riforma del 2001 il legislatore ha accomunato sotto i medesimi limiti tanto la potestà legislativa statale che quella regionale. Quest’ultima, però, è soggetta anche ad un vincolo di tipo geografico: ciascuna Regione, infatti, non può che legiferare per il proprio territorio. Entrambi Stato e Regione, invece, sono tenuti al rispetto tanto del diritto comunitario che di quello internazionale (sia pattizio che consuetudinario). Inoltre, si deve considerare come la costruzione della disposizione in esame vada ad modificare la stessa potestà legislativa (art. 72 ss. Cost.) in relazione al suo possibile contenuto.

[2] Tale questione emerge chiaramente anche in una sentenza della Corte Costituzionale, la 14/2004, nella parte in cui afferma “Dal punto di vista del diritto interno, la nozione di concorrenza non può non riflettere quella operante in ambito comunitario, che comprende interventi regolativi, la disciplina antitrust e misure destinate a promuovere un mercato aperto e in libera concorrenza. Quando l’art. 117, secondo comma, lettera e), affida alla potestà legislativa esclusiva statale la tutela della concorrenza, non intende certo limitarne la portata ad una sola delle sue declinazioni di significato. Al contrario, proprio l’aver accorpato, nel medesimo titolo di competenza, la moneta, la tutela del risparmio e dei mercati finanziari, il sistema valutario, i sistemi tributario e contabile dello Stato, la perequazione delle risorse finanziarie e, appunto, la tutela della concorrenza, rende palese che quest’ultima costituisce una delle leve della politica economica statale e pertanto non può essere intesa soltanto in senso statico, come garanzia di interventi di regolazione e ripristino di un equilibrio perduto, ma anche in quell’accezione dinamica, ben nota al diritto comunitario, che giustifica misure pubbliche volte a ridurre squilibri, a favorire le condizioni di un sufficiente sviluppo del mercato o ad instaurare assetti concorrenziali. Una volta riconosciuto che la nozione di tutela della concorrenza abbraccia nel loro complesso i rapporti concorrenziali sul mercato e non esclude interventi promozionali dello Stato, si deve tuttavia precisare che una dilatazione massima di tale competenza, che non presenta i caratteri di una materia di estensione certa, ma quelli di una funzione esercitabile sui più diversi oggetti, rischierebbe di vanificare lo schema di riparto dell’art. 117 Cost., che vede attribuite alla potestà legislativa residuale e concorrente delle Regioni materie la cui disciplina incide innegabilmente sullo sviluppo economico. Si tratta allora di stabilire fino a qual punto la riserva allo Stato della predetta competenza trasversale sia in sintonia con l’ampliamento delle attribuzioni regionali disposto dalla revisione del Titolo V. È il criterio sistematico che occorre utilizzare al fine di tracciare la linea di confine tra il principio autonomistico e quello della riserva allo Stato della tutela della concorrenza. In tale prospettiva, proprio l’inclusione di questa competenza statale nella lettera e) dell’art. 117, secondo comma, Cost., evidenzia l’intendimento del legislatore costituzionale del 2001 di unificare in capo allo Stato strumenti di politica economica che attengono allo sviluppo dell’intero Paese; strumenti che, in definitiva, esprimono un carattere unitario e, interpretati gli uni per mezzo degli altri, risultano tutti finalizzati ad equilibrare il volume di risorse finanziarie inserite nel circuito economico. L’intervento statale si giustifica, dunque, per la sua rilevanza macroeconomica: solo in tale quadro è mantenuta allo Stato la facoltà di adottare sia specifiche misure di rilevante entità, sia regimi di aiuto ammessi dall’ordinamento comunitario (fra i quali gli aiuti de minimis), purché siano in ogni caso idonei, quanto ad accessibilità a tutti gli operatori ed impatto complessivo, ad incidere sull’equilibrio economico generale. Appartengono, invece, alla competenza legislativa concorrente o residuale delle Regioni gli interventi sintonizzati sulla realtà produttiva regionale tali comunque da non creare ostacolo alla libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni e da non limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale (art. 120, primo comma, Cost.). Non può essere trascurato che sullo sfondo degli aiuti pubblici alle imprese vi è la figura dell’imprenditore con le relative situazioni di libertà di iniziativa economica, che postulano eguali chances di accesso al mercato e, nell’ipotesi di aiuti pubblici, standard minimi di sostegno.” (Si veda qui)

[3] <<In un’economia in cui il debito dello Stato è uno degli attivi più importanti nei bilanci delle banche che emettono depositi, il fatto di dover pagare le tasse è ciò che da valore alla moneta di quell’economia (…) La necessità di pagare le tasse significa che le persone lavorano e producono allo scopo di acquisire ciò con cui poter pagare le tasse>> (H.P. Minsky, 1986)

53 Commenti
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Mary Jones
Mary Jones
16 Marzo 2021 7:37

lo sa anche lui, secondo me. Ma come giurista si richiama alla Costituzione, anche se la Costituzione italiana ormai non ha più nessun valore, purtroppo. A meno che non si scenda a difenderla, ma sarebbe una guerra civile, guerra di classe.

Annibal61
Annibal61
Risposta al commento di  Mary Jones
16 Marzo 2021 8:54

La Costituzione Italiana è chiarissima nelle parti che riguardano l’ approvazione dei trattati internazionali, dove il cittadino non può dire alcunchè (quindi l’ Euro), e in materia fiscale. Nemmeno qui il cittadino può ribellarsi, secondo Costituzione, nemmeno se deve far morire di fame i figli per pagare le tasse. Costituzione che ben si adatta alle colonie africane dove vivono in schiavitù i poveri Watussi quindi, non ad un paese civile.

Mary Jones
Mary Jones
Risposta al commento di  Annibal61
16 Marzo 2021 9:48

i Watussi i paesi civili (soggetto) li massacrano, per questo si chiamano paesi civili…
Ma tu fai demagogia, non è colpa della Costituzione se le cose vanno così, anzi.

Annibal61
Annibal61
Risposta al commento di  Mary Jones
16 Marzo 2021 10:21

Dove starebbe la demagogia? Secondo me è realismo. Gli unici articoli chiari della nostra Costituzione sono 2. Sulla insindacabilità dei trattati internazionali e sul fisco. Con questi 2 articoli la tua vita è segnata. Puoi sempre rimanere simil-fascista, partigiano comunista o socialista ma per quanto riguarda i danè devi sottostare a regole imposte da altri…mai eletti! Tu non conti una mazza.

Annibal61
Annibal61
Risposta al commento di  Mary Jones
16 Marzo 2021 10:21

Dove starebbe la demagogia? Secondo me è realismo. Gli unici articoli chiari della nostra Costituzione sono 2. Sulla insindacabilità dei trattati internazionali e sul fisco. Con questi 2 articoli la tua vita è segnata. Puoi sempre rimanere simil-fascista, partigiano comunista o socialista ma per quanto riguarda i danè devi sottostare a regole imposte da altri…mai eletti! Tu non conti una mazza.

giovanni cordioli
giovanni cordioli
Risposta al commento di  Annibal61
17 Marzo 2021 7:03

No guarda, non ci siamo.
io non ho giurato fedeltà a nessuno e non sono uno schiavo, un servo della gleba, o uno statale.
Quindi seguo solo le leggi che mi sono dato, che sono temperate solo dalla mia coscienza, e pago solo le tasse che ritengo ragionevolmente giuste in cambio dei servizi resi, punto.
E se lo facessero tutti vivrebbero molto meglio:

Un popolo troppo docile, è solo un popolo di pecore da tosare e basta.

VincenzoS1955
VincenzoS1955
16 Marzo 2021 7:37

Il guaio per il popolo è che chi decide, per il proprio tornaconto, le regole socio/economiche è la classe al potere. E gli “ordoliberalisti” stanno al potere in occidente.
Quando la maggioranza del popolo si renderà conto che il libero mercato e la grande proprietà privata sono delle truffe allora cambierà qualcosa. Mentre la libera iniziativa privata è giusta solo se rivolta al miglioramento di tutta la società e non al lucro individuale o di pochi.

Mary Jones
Mary Jones
Risposta al commento di  VincenzoS1955
16 Marzo 2021 7:45

appunto, niente è più lontano dal neoliberismo della nostra costituzione antifascista, con una forte anima socialista e comunista, nel senso di beni comuni, che garantiva, (ormai non lo può più fare), la sanità e la scuola pubblica, la laicità dello stato, eccetera. Per l’elite classista che ci comanda attraverso i servi che ha messo in parlamento, la nostra costituzione è un obbrobrio, un’eresia da sradicare senza lasciare traccia. Ci stanno riuscendo. A fare la nostra Costituzione si sono seduti i socialisti e i comunisti, i partigiani antifascisti, insomma, assieme a liberali e democristiani. I Beni Comuni sono al centro della nostra Carta. Un mito insomma. Adesso, nell’era del neoliberismo, la sinistra, quella vera, è fuori gioco come i Catari e gli Albigesi nel Medio Evo. In America latina e in quelli che erano e sono i nostri possedimenti coloniali, i socialisti e i comunisti vengono assaliti ed espugnati con gli eserciti, come a Carcassonne i “Perfetti”. O fanno come la Cina, si convertono al capitalismo anche loro, e cercano di superare l’Occidente, per non esserne divorati.. Fracassi: ”l’Italia nel ’92 era un paese anomalo, era un paese che possedeva la settima più grande multinazionale del pianeta, il che di per… Leggi tutto »

Annibal61
Annibal61
Risposta al commento di  Mary Jones
16 Marzo 2021 9:06

” A fare la nostra Costituzione si son seduti socialisti e i comunisti, i partigiani antifascisti, ecc. ecc… ” Secondo me si son seduti anche i generali americani vincitori della guerra e pure qualche potentato sionista direi con visione strategica a 50 anni. Se gli italiani seduti in fianco non se ne sono accorti io dico che erano meglio i fascisti…di sicuro sarebbero stati più svegli!

Mary Jones
Mary Jones
Risposta al commento di  Annibal61
16 Marzo 2021 9:11

non a fare la Costituzione però, che resta comunista e socialista. gli americani se la sognano la sanità pubblica e la scuola pubblica e il diritto di sciopero. C’era la Costituente. Sono intervenuti nelle elezioni, però, e hanno strappato la vittoria ai comunisti.

Annibal61
Annibal61
Risposta al commento di  Mary Jones
16 Marzo 2021 9:12

Se lo dici tu…

Mary Jones
Mary Jones
Risposta al commento di  Annibal61
16 Marzo 2021 9:13

no, dimmi tu allora, dai.

Annibal61
Annibal61
Risposta al commento di  Mary Jones
16 Marzo 2021 9:16

Scusa, avevano appena vinto la guerra, ottenuto una Resa Incondizionata e secondo te lasciavano il popolo decidere su quali regole dotarsi? Amico mio, hai perso una guerra …

Mary Jones
Mary Jones
Risposta al commento di  Annibal61
16 Marzo 2021 9:28

non al popolo, ma ai vincitori della guerra, al CLN, formato appunto soprattutto da socialisti e comunisti, (la guerra l’avevano vinta anche i Russi, fra l’altro, e i partigiani avevano i fucili e volevano fare la rivoluzione a quel punto, ma vennero fermati e blanditi e alla fine desistettero…) per questo la Costituzione è così.. La Resistenza non fu guerra di popolo, anche se la fecero operai artigiani, intellettuali e studenti, ma erano una minoranza. Ma i compagni pensarono al bene del popolo quando scrissero la Costituzione…

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Mary Jones
16 Marzo 2021 9:30

Avevano vinto i comunisti (soprattutto) ma non solo, ok, ma il potere poi rimase in mano per 45 anni ai democristiani (per passare poi alla sinistra DC alias Ulivo, PdS, PD).

Mary Jones
Mary Jones
Risposta al commento di  Holodoc
16 Marzo 2021 9:34

certo, le strutture dello stato rimasero fasciste, e questa era una garanzia per Washington. Poi Togliatti fece l’amnistia, fu un regalo ai fascisti, e fermò i partigiani, li indusse a smobilitare, a deporre le armi…
”La fascistizzazione dell’apparato burocratico non fu dunque di parata, dal momento che il fascismo, come forma storicamente sperimentata di potere borghese, non si esaurisce nei quadri del partito fascista, ma è un sistema di dominio di classe in cui proprio gli apparati amministrativi tradizionalmente autoritari hanno parte rilevante. Di parata va piuttosto definita, dato il fallimento dell’epurazione, la democratizzazione post-resistenziale».
Claudio Pavone, 1974

Mary Jones
Mary Jones
Risposta al commento di  Holodoc
16 Marzo 2021 9:34

certo, le strutture dello stato rimasero fasciste, e questa era una garanzia per Washington. Poi Togliatti fece l’amnistia, fu un regalo ai fascisti, e fermò i partigiani, li indusse a smobilitare, a deporre le armi…
”La fascistizzazione dell’apparato burocratico non fu dunque di parata, dal momento che il fascismo, come forma storicamente sperimentata di potere borghese, non si esaurisce nei quadri del partito fascista, ma è un sistema di dominio di classe in cui proprio gli apparati amministrativi tradizionalmente autoritari hanno parte rilevante. Di parata va piuttosto definita, dato il fallimento dell’epurazione, la democratizzazione post-resistenziale».
Claudio Pavone, 1974

Mary Jones
Mary Jones
Risposta al commento di  Annibal61
16 Marzo 2021 9:18

i fascisti si sono riciclati tutti per bene, e le strutture dello stato sono rimaste fasciste, la magistratura, le forze armate, e la burocrazia. Certo agli americani premevano più loro che i rossi. Solo la Costituzione è di sinistra, ha al centro i Beni Comuni, in uno stato che conservava le strutture del fascismo.

WM
Risposta al commento di  Mary Jones
16 Marzo 2021 10:48

Torniamo in argomento, per favore?
Grazie.

WM
Risposta al commento di  Mary Jones
16 Marzo 2021 10:48

Torniamo in argomento, per favore?
Grazie.

Annibal61
Annibal61
16 Marzo 2021 8:47

” La sovranità monetaria è perduta…” lo dice Csepy e non altri milioni di italiani i quali sono stati obbligati ad accettare l’ Euro, moneta privata di proprietà dei soci della Banca Centrale Europea (la quale, a dispetto del nome, non appartiene ai cittadini europei). Io penso che i signori Csepy vivano di fantasie. Penso anche che vivano bene, purtroppo per gli altri cittadini che pagano le tasse, sostenuti da qualche prebenda statale. Per quanto mi riguarda posso accettare conchiglie per la vendita del mio grano o lire oppure cruzeiros ed i signori Csepy non potranno farci alcunchè. Pure sulla sovranità italiana ci sarebbe da disquisire visto che qualsiasi cittadino italiano può autodeterminarsi ripudiando la nazionalità…e con essa la moneta.

CSEPI
Risposta al commento di  Annibal61
16 Marzo 2021 9:55

Evidentemente Lei si è fermato a leggere solo il titolo

Annibal61
Annibal61
Risposta al commento di  CSEPI
16 Marzo 2021 10:06

Posso cortesemente chiedervi da chi siete pagati? Nel senso, chi è il vostro datore di lavoro?

Annibal61
Annibal61
Risposta al commento di  CSEPI
16 Marzo 2021 10:06

Posso cortesemente chiedervi da chi siete pagati? Nel senso, chi è il vostro datore di lavoro?

CSEPI
Risposta al commento di  Annibal61
16 Marzo 2021 10:11

Ovviamente I Grandi Resettatori

oriundo2006
oriundo2006
16 Marzo 2021 10:17

Forse un appliglio, puramente formale a questo punto, potrebbe stare nella dizione della limitazione ex trattati internazionali in condizioni di reciprocità come da Cost. art. 11: questo argomento è oggi puramente formale in quanto la Germania, produttrice di surplus, non si è mai sognata di reinvestirlo nelle colonie del Sud Europa…pardon…un lapsus ! Ma questo articolo è inserito in un più ampio discorso sul raggiungimento di un equo sistema internazionale volto alla pace: ”..consente, in condizioni di parita` con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranita` necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia..”. L’ Unione europea promuove questo obiettivo ? E se non lo fosse, queste limitazioni di sovranità, non solo monetarie ma sostanziali sull’ordinamento giuridico generale dello stato italiano, sono ‘costituzionali’ oppure no ? Se ne potrebbe fare argomento di dibattito giuridico alla Consulta ? Non ho tempo di farne oggetto di indagine approfondita ma temo di no e per tanti motivi, non solo strettamente giuridici, anche se diverse norme europee urtano chiaramente con l’ ordinamento giuridico italiano che non è stato riformato per accoglierle ‘intra moenia’, ad esempio la Corte di Giustizia, le cui prerogative mi paiono difficilmente integrabili con l’ordinamento giudiziario: a che… Leggi tutto »

CSEPI
Risposta al commento di  oriundo2006
16 Marzo 2021 10:30

“un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia..”
Sicuramente avrà sentito in TV, da molti commentatori, che la UE ci ha garantito “50 anni di Pace…”. Non crediamo si possa scalfire facilmente questo “primato”

CSEPI
Risposta al commento di  oriundo2006
16 Marzo 2021 10:30

“un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia..”
Sicuramente avrà sentito in TV, da molti commentatori, che la UE ci ha garantito “50 anni di Pace…”. Non crediamo si possa scalfire facilmente questo “primato”

LuxIgnis
LuxIgnis
Risposta al commento di  CSEPI
16 Marzo 2021 10:47

E’ una battuta ma fino ad un certo punto.
A proposito di pace. Quando arriveranno le bombe russe sul territorio europeo, ed il rischio ultimamente è molto alto vista la situazione bollente in Ucraina, vedremo la UE disintegrarsi in ordine sparso

LuxIgnis
LuxIgnis
Risposta al commento di  oriundo2006
16 Marzo 2021 10:31

Il fatto è che “limitazione” non vuol dire “cessione” come ha giustamente affermato Marco Mori nell’intervista che è presente oggi sul canale ByoBlu (ultimi minuti).
C’è una bella differenza.
Hanno fatto in modo di interpretare le limitazioni come cessioni, e questo è un arbitrio.
Ma tanto la costituzione italiana è ormai carta da cesso, tanto è stata disattesa e violata in molti suoi punti. E questo da tempo.
La costituzione italiana non è sicuramente perfetta ma è una buona costituzione, il fatto che sia stata disattesa non è demerito della stessa ma è un onta sui tanti traditori che hanno contribuito a farne carta straccia.

LuxIgnis
LuxIgnis
Risposta al commento di  oriundo2006
16 Marzo 2021 10:31

Il fatto è che “limitazione” non vuol dire “cessione” come ha giustamente affermato Marco Mori nell’intervista che è presente oggi sul canale ByoBlu (ultimi minuti).
C’è una bella differenza.
Hanno fatto in modo di interpretare le limitazioni come cessioni, e questo è un arbitrio.
Ma tanto la costituzione italiana è ormai carta da cesso, tanto è stata disattesa e violata in molti suoi punti. E questo da tempo.
La costituzione italiana non è sicuramente perfetta ma è una buona costituzione, il fatto che sia stata disattesa non è demerito della stessa ma è un onta sui tanti traditori che hanno contribuito a farne carta straccia.

CSEPI
Risposta al commento di  LuxIgnis
16 Marzo 2021 10:46

Ricordiamo sempre che esiste una gerarchia delle fonti giuridiche, per cui aderendo alla UE, i Trattati assumono maggiore priorità.
Sulla distinzione tra “cessione” e “limitazione”, se da una parte siamo d’accordo da un punto di vista etimologico, dall’altra non siamo sicuri che – proprio in funzione di quella gerarchia delle fonti giuridiche – ci sia la volontà POLITICA di interpretare differentemente i due termini.

Se si è ceduta la sovranità monetaria, questo è un limite imposto da un Trattato Internazionale: va da se che questo caso non troverebbe nessun disaccordo nelle interpretazioni politiche di questa classe dirigente

CSEPI
Risposta al commento di  LuxIgnis
16 Marzo 2021 10:46

Ricordiamo sempre che esiste una gerarchia delle fonti giuridiche, per cui aderendo alla UE, i Trattati assumono maggiore priorità.
Sulla distinzione tra “cessione” e “limitazione”, se da una parte siamo d’accordo da un punto di vista etimologico, dall’altra non siamo sicuri che – proprio in funzione di quella gerarchia delle fonti giuridiche – ci sia la volontà POLITICA di interpretare differentemente i due termini.

Se si è ceduta la sovranità monetaria, questo è un limite imposto da un Trattato Internazionale: va da se che questo caso non troverebbe nessun disaccordo nelle interpretazioni politiche di questa classe dirigente

LuxIgnis
LuxIgnis
Risposta al commento di  CSEPI
16 Marzo 2021 10:51

Posso anche essere d’accordo e non entro in merito viste anche le mie scarse conoscenze di economia e giurisprudenza, ma a casa mia limitazione e cessione sono due cose nettamente differenti. E rimangono differenti anche se i trattati internazionali dicono altro.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  oriundo2006
16 Marzo 2021 10:35

La UE non è una vera federazione di stati , la UE è il 4° Reich.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  oriundo2006
16 Marzo 2021 10:35

La UE non è una vera federazione di stati , la UE è il 4° Reich.

Cruciverba
Cruciverba
16 Marzo 2021 10:42

La questione da dirimere è di natura legale .
I Trattati Internazionali hanno un valore superiore a quelli della costituzione di uno Stato ? Per me no , i Trattati Internazionali non possono mai andare in contrasto con i dettatami della Costituzione . Siccome i politici hanno sottoscritto trattati che tecnicamente non potevano sottoscrivere va da se che questi trattati sono nulli “lex superior derogat inferiori” .
Maddalena ha ragione da vendere .
Ci sono poi aspetti che chiarirebbero meglio la questione .
La Costituzione afferma che l’emissione della moneta è prerogativa dello Stato .
L’EUR è formalmente un unità di conto privata che funge da moneta non per legge ma per accettazione ( per consuetudine ) .
Tant’è che le banconote EUR hanno il C del Copyright , marchio registrato da entità privata e non riportano la dicitura : “la legge punisce i fabbricatori di e gli spacciatori di biglietti falsi” .
Ciò dimostra in misura incontrovertibile il fatto che siamo davanti ad un istituto di diritto privato, mentre la moneta, per sua natura, è un istituto di diritto pubblico .

Cruciverba
Cruciverba
16 Marzo 2021 10:42

La questione da dirimere è di natura legale .
I Trattati Internazionali hanno un valore superiore a quelli della costituzione di uno Stato ? Per me no , i Trattati Internazionali non possono mai andare in contrasto con i dettatami della Costituzione . Siccome i politici hanno sottoscritto trattati che tecnicamente non potevano sottoscrivere va da se che questi trattati sono nulli “lex superior derogat inferiori” .
Maddalena ha ragione da vendere .
Ci sono poi aspetti che chiarirebbero meglio la questione .
La Costituzione afferma che l’emissione della moneta è prerogativa dello Stato .
L’EUR è formalmente un unità di conto privata che funge da moneta non per legge ma per accettazione ( per consuetudine ) .
Tant’è che le banconote EUR hanno il C del Copyright , marchio registrato da entità privata e non riportano la dicitura : “la legge punisce i fabbricatori di e gli spacciatori di biglietti falsi” .
Ciò dimostra in misura incontrovertibile il fatto che siamo davanti ad un istituto di diritto privato, mentre la moneta, per sua natura, è un istituto di diritto pubblico .

ton1957
ton1957
16 Marzo 2021 12:07

Anche prima che ci fosse lo stato Italiano e lo sbarco dei mille lo stampare moneta non era possibile per nessuno, la sovranitá monetaria per uno stato non esiste e non é mai esistita, oggi come all’ora uno stato puó stampare monetine per l’acquisto di caramelle, ma i soldi di carta, tranne il tentativo fallito di Aldo moro, non si pote fare. Discussione e studi inutili, costituzione e trattati possono dire quello che vogliono ma ai banchieri non frega una cippa. La moneta é di loro proprietá, prima con la banca centrale Italiana (banca privata) ora con la BCE (unione delle banche private in una piú grande e piú potente). Ció che nella costituzione o nei trattati é scritto sotto dettatura dei banchieri non merita studi, analisi o interpretazioni, per la semplice ragione che hanno loro il coltello dalla parte del manico (da sempre) e sanno anche usarlo bene. Invece, fossi centro studi, studierei perché oggi lo strapotere dei banchieri, con le nuove tecnologie ed altri attori che pretendono il dominio del mondo, stá per essere messo in dubbio (grande reset) vedo un futuro di passaggio dello schettro con nuove monete elettroniche, e forse, se qualc’uno ci studiasse nel passaggio… Leggi tutto »

Pfefferminz
Pfefferminz
Risposta al commento di  ton1957
16 Marzo 2021 13:54

Geniale.

Pfefferminz
Pfefferminz
Risposta al commento di  ton1957
16 Marzo 2021 13:54

Geniale.

Pfefferminz
Pfefferminz
Risposta al commento di  ton1957
16 Marzo 2021 13:54

Geniale.

CSEPI
Risposta al commento di  ton1957
16 Marzo 2021 15:46

Le suggeriamo vivamente di rileggere l’articolo con più attenzione e soprattutto con la massima concentrazione: le distrazioni spesso inducono a commenti poco coerenti con il tema trattato.

CSEPI
Risposta al commento di  ton1957
16 Marzo 2021 15:46

Le suggeriamo vivamente di rileggere l’articolo con più attenzione e soprattutto con la massima concentrazione: le distrazioni spesso inducono a commenti poco coerenti con il tema trattato.

ton1957
ton1957
Risposta al commento di  CSEPI
16 Marzo 2021 17:26

Vi ringrazio per il suggerimento, ma il tema del V.stro studio é la sovranitá monetaria, ed il titolo é: ” Caro Maddalena, la sovranità monetaria è perduta! ” con tanto di punto esclamativo, ci tenevo a precisarVi che non si perde ció che non si é mai avuto, e che studi accademici in merito,senza sapere come funziona da sempre il mondo servono a poco….anzi direi proprio a niente, anche parlare di teorie come MMT o le stesse affermazioni di Maddalena, servono a nulla e lasciano il tempo che trovano.
Purtroppo non sono accademico,manco di presunzione nell’insegnamento e Gheddafi non c’é piú, lui avrebbe saputo spiegarvi meglio di me cosa é la sovranitá monetaria che neppure lui aveva ma ci provo ad averla poco prima di passare a miglior vita…….ma qui andiamo lungo e fuori tema.

ton1957
ton1957
Risposta al commento di  CSEPI
16 Marzo 2021 17:26

Vi ringrazio per il suggerimento, ma il tema del V.stro studio é la sovranitá monetaria, ed il titolo é: ” Caro Maddalena, la sovranità monetaria è perduta! ” con tanto di punto esclamativo, ci tenevo a precisarVi che non si perde ció che non si é mai avuto, e che studi accademici in merito,senza sapere come funziona da sempre il mondo servono a poco….anzi direi proprio a niente, anche parlare di teorie come MMT o le stesse affermazioni di Maddalena, servono a nulla e lasciano il tempo che trovano.
Purtroppo non sono accademico,manco di presunzione nell’insegnamento e Gheddafi non c’é piú, lui avrebbe saputo spiegarvi meglio di me cosa é la sovranitá monetaria che neppure lui aveva ma ci provo ad averla poco prima di passare a miglior vita…….ma qui andiamo lungo e fuori tema.

Francisco La Manna
Risposta al commento di  ton1957
16 Marzo 2021 20:26

Proprio perchè quanto abbiamo scritto è nell’ambito del diritto e della sua forma, non riesco a capire cosa c’entri il Suo commento. Non c’è bisogno di avere una preparazione accademica per fare delle osservazioni, ma è indispensabile formulare la propria opinione in maniera che venga capita dall’interlocutore. Il minimo sindacale insomma…
Quando ne avrà voglia e capacità, sarò a Sua disposizione per eventuali chiarimenti.

ton1957
ton1957
Risposta al commento di  Francisco La Manna
17 Marzo 2021 5:52

”Quando ne avrà voglia e capacità, sarò a Sua disposizione per eventuali chiarimenti”
Ma guardi, dal mio punto di vista é lei che ha bisogno di chiarimenti e che manca della capacitá o voglia di comprenderli.(opterei per la voglia la capacitá,quella che ha,dovrebbe bastare)
Lei mi parla di diritto e della sua forma (teoria) io le parlo di realtá delle cose (pratica) in merito alla moneta (e non solo) non esiste il diritto ma la legge del piú forte.

Francisco La Manna
Risposta al commento di  ton1957
17 Marzo 2021 9:44

“Lei mi parla di diritto e della sua forma (teoria) io le parlo di realtá delle cose (pratica)”

Appunto, Lei sta parlando di altro, peraltro in maniera del tutto personale. Si attenga all’argomento e all’impostazione dell’articolo, apportando osservazioni coerenti. Altrimenti scriva un articolo sulle sue cose pratiche e lo proponga alla Redazione. Qui è fuori tema

segretius
segretius
17 Marzo 2021 3:57

Il diritto, anche quello costituzionale , si cambia, e si torna indietro. Semplice, no? Tante citazioni per non avere concrete argomentazioni.

Francisco La Manna
Risposta al commento di  segretius
17 Marzo 2021 9:49

“Il diritto, anche quello costituzionale , si cambia, e si torna indietro”
Come abbiamo specificato nella chiosa finale, sarebbe meglio stracciare i Trattati europei. Meno si fa toccare la Costituzione da questi debosciati, meglio è.

“tante citazioni per non avere concrete argomentazioni.”
Intendiamoci sul termine “argomentazioni: più di quelle che abbiamo portato nel presente articolo, è molto difficile produrne.
Se Lei ricerca “soluzioni” è un altro paio di maniche, e anche in questo caso, se rilegge bene l’articolo, ne abbiamo fornite

giovanni galasso
giovanni galasso
17 Marzo 2021 7:04

Il ragionamento giuridico a supporto della tesi sopraesposta si basa sulla preminenza delle norme dei trattati europei, sui principi espressi nella Carta Costituzionale della Repubblica Italiana. Voglio, a riguardo, precisare che la suprema Corte Costituzionale nel 2007, con sentenze nr.337 e338, ha espresso il principio per il quale le norme del diritto europeo sono norme interposte alla Costituzione e alla legislazione ordinaria. Inoltre, l’art.1277 cc parla chiaramente di “moneta avente corso legale” e non di note di banca che si differenziano dalle note di stato o statonote che rimangono di esclusiva competenza dello Stato Italiano. Pertanto l’emissione parallela di statonote si identifica comunque in moneta avente corso legale anche se circoscritto al territorio dello Stato Italiano.

Francisco La Manna
Risposta al commento di  giovanni galasso
17 Marzo 2021 9:56

E’ sicuro di aver letto l’articolo in maniera approfondita?

“l ragionamento giuridico a supporto della tesi sopraesposta si basa sulla preminenza delle norme dei trattati europei”

Capisco che è faticoso leggere, come lo è studiare, ma se vuole commentare Lei è tenuto a RISPETTARE il nostro lavoro, in funzione del tempo e delle energie che ci abbiamo impiegato.
Pertanto le sue conclusioni rasentano l’offesa.

Rilegga l’articolo e scoprirà che l’impianto su cui si basa il ragionamento sovraesposto non si può ridurre alla sola tesi da lei citata.