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Arriva un Rinascimento per i Macro Investimenti

di JOHN CURRAN

La crescita esponenziale della tecnologia ed i cambiamenti nella geopolitica stanno compromettendo il sistema del petrodollaro. Sta per cambiare un paradigma.

Nell’estate del 1974, il Segretario al Tesoro William Simon andò in Arabia Saudita e segretamente fece un affare colossale con il reame. Gli Stati Uniti accettarono di comprare petrolio dall’Arabia Saudita e di fornire  armi. In sostanza si impegnarono a garantire il mantenimento dei pozzi petroliferi sauditi, della monarchia e della sovranità del regno. In cambio, il reame decise di investire i ricavi dei dollari provenienti  dalle vendite di petrolio in Titoli del Tesoro USA, sostanzialmente a finanziare le future spese federali dell’America.

Ben presto, altri membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio ne seguirono l’esempio e il dollaro Usa divenne la valuta di scambio per il petrolio a livello internazionale. Per l’Arabia Saudita, l’accordo aveva un senso perfetto non solo perché proteggeva il regime ma anche perché offriva un mercato sicuro e liquido in cui investire i suoi enormi ricavi derivati dalle vendite petrolifere. Anche gli Stati Uniti ne beneficiarono, avendo così disinnescato l’arma economica del petrolio. L’accordo permise agli Stati Uniti di stampare dollari senza grossi effetti negativi sui tassi di interesse, facilitando la sua crescita economica degli ultimi decenni.

Conseguenza importante fu che le nazioni importatrici di petrolio avrebbero dovuto mantenere alte le loro scorte di dollari USA come riserva per comprare il petrolio, sostenendo così la domanda del dollaro e garantendo sostanzialmente un  dollaro-forte e bassi tassi di interesse per una generazione. In questo contesto, si possono capire meglio molte delle successive mosse strategiche USA in Medio Oriente e altre regioni produttrici di petrolio.

I recenti sviluppi della tecnologia e nella geopolitica, tuttavia, hanno messo in moto un processo che sta mettendo fine al sistema finanziario che si basa sul petrodollaro, e questo sarà un processo che avrà un impatto profondo sui mercati finanziari globali. L’equilibrio quarantennale di questo sistema sta per essere smantellato dalla crescita esponenziale della tecnologia, che avrà un effetto ribassista sia sulla domanda che sull’offerta di petrolio. Inoltre, il sistema non ha più gli stessi interessi che avevano una volta i principali attori del commercio petrolifero globale. Questi sviluppi hanno già cominciato ad  influenzare i mercati finanziari e si faranno sentire sempre di più. Lo sconvolgimento del sistema di riciclaggio dei petrodollari innescherà una ripresa della volatilità e nuove tendenze per i prezzi, cosa che porterà ad una rinascita dei macro-investimenti.

Esaminiamo questi sviluppi in modo più dettagliato. Innanzitutto, la tecnologia sta entrando profondamente nei mercati dell’energia e questo impatto sta crescendo in modo esponenziale. La mente umana è fatta per guardare un modello di universo lineare, ma ha difficoltà cognitive nel riconoscere e comprendere quale  impatto potrà avere una crescita esponenziale.

In parallelo alla legge di Moore, l’attuale tasso di crescita delle nuove tecnologie, in media, raddoppia ogni due anni. Nell’industria dei trasporti, il tasso di penetrazione globale dei veicoli elettrici, o EVs, era l’1% alla fine del 2016 e ora sta probabilmente all’1,5%. Comunque raddoppiando ogni due anni questo livello di utilizzo dovrebbe portare ad un mercato automobilistico con predominanza del EV in circa 12 anni, riducendo la domanda di benzina e i proventi petroliferi ad un livello che oggi sembra impensabile per una mente abituata da sempre a pensare in modo lineare. Sì, il mondo sta cambiando e molto rapidamente.

Anche le fonti energetiche alternative (energia solare, vento e simili) sono arrivate in una curva di crescita esponenziale, anzi, sono ancora più avanti rispetto al EV. Quindi sull’esperienza di curve della crescita di altre recenti tecnologie, e per tassi di crescita simili nella tecnologia delle batterie e in quella dei prezzi, è probabile che l’energia solare sostituirà il petrolio anche in molte delle industrie che non si occupano di trasporti in circa un decennio. Si dice che Albert Einstein  abbia descritto la combinazione di interessi (un’altra forma della crescita esponenziale) come la forza più potente dell’universo. Questo è un cambiamento reale.

La crescita della produzione petrolifera USA per le nuove tecnologie, come il fracking idraulico e il drilling orizzontale, ha ridotto la domanda di petrolio da fonti estere  ed ha fatto scendere il prezzo del petrolio a livello mondiale. Con una economia USA più autosufficiente nel consumo di petrolio e con acquisti ridotti di petrolio straniero c’è stato un calo dei ricavi per le nazioni produttrici di petrolio e, di conseguenza, una diminuzione della domanda internazionale di buoni del tesoro e dollari americani.

 

UN ALTRO ENORME CAMBIAMENTO SECOLARE che è in corso nel mercato petrolifero viene dall’arena della geopolitica. La Cina, attualmente il maggior importatore mondiale di petrolio, non si trova più a suo agio a comprare petrolio in una moneta di cui non ha il controllo ed ha adottato le seguenti misure che le permettono di aggirare l’uso del dollaro USA:

• La Cina ha concordato con la Russia di pagare petrolio e gas naturale russo in yuan.

• Come esempio della maggior forza della Cina nell’influenzare gli esportatori di petrolio, la Cina ha persuaso l’Angola (secondo maggior  esportatore di petrolio verso la Cina) ad accettare lo yuan come valuta di scambio legale, a testimonianza degli sforzi compiuti da Pechino per accelerare l’internazionalizzazione dello yuan. Gli incredibili tassi di crescita dell’economia cinese e la sua sete di petrolio gli hanno concesso una tremenda forza negoziale che porterà anche altri paesi ad aderire alle condizioni messe dalla Cina a scapito degli USA, che finora sono stati il loro cliente storico.

• Per la fine di quest’anno la Cina lancerà un mercato di scambio del petrolio che deve essere pagato in yuan. E’ importante notare che oltre allo Shanghai Gold Exchange, dove già si scambia in yuan, qualsiasi altro paese potrà commerciare e pagare il petrolio in yuan, evitando di fare transazioni in USD, con la flessibilità di poter pagare in yuan o in oro, oppure di scambiare oro in qualsiasi valuta globale.

• Mentre la Cina rafforza le sue relazione per mezzo della propria iniziativa One Belt, One Road, sicuramente altri esportatori entreranno nella sua orbita ed assicureranno un flusso di forniture regolari e provenienti da più fonti, spingendo ancor di più sui termini per escludere il dollaro Usa.

Il secondo maggior esportatore di petrolio del mondo, la Russia, attualmente subisce le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea ed ha compiuto chiare azioni per aggirare il vincolo del dollaro nel petrolio e nel commercio internazionale. Oltre a decidere di vendere petrolio e gas naturale alla Cina in cambio di yuan, la Russia ha recentemente annunciato che tutte le transazioni finanziarie effettuate nei porti russi dovranno essere saldate in rubli, e non in dollari, secondo quanto si legge su RT. E’ chiaro che esiste uno sforzo concertato da Oriente per resettare l’ordine economico mondiale.

 

TUTTI  QUESTI SVILUPPI  rendono i mercati finanziari globali vulnerabili da parte di un cambiamento di paradigma che si è appena manifestato. Nelle riunioni con gestori di fondi, con asset allocators e analisti, ho trovato una condivisione, virtualmente universale, che  i macro-investimenti – cioè gli investimenti che si basano sulle tendenze globali della macro-economia e della macro-politica e non su trend specifici del security – sono BLOCCATI, per il fatto che i soldi degli investitori hanno abbandonato questi spazi per i rendimenti troppo bassi e perché soggetti a tassazioni  storicamente troppo alte in relazione alle prestazioni. Questa è quella che i traders chiamano capitolazione e si verifica quando la maggior parte degli attori sul mercato non riesce a sfruttare un’occasione promettente,  a causa di perdite subite, a carenza di liquidità o per una incapacità psicologica dovuta a qualcosa che improvvisamente impedisce di andare avanti.

Un basso tasso di volatilità generazionale in un ampio spettro di attività è un altro indicatore che il mercato non vede che il paradigma sta cambiando e questo suggerisce che la volatilità attuale stia esprimendo uno sconto pieno sulle entrate, fondamentali ma stanche, e non sta valutando adeguatamente il potenziale che possono esprimere eventi probabilmente sconvolgenti.

Gli attori del mercato con cui mi sono incontrato, teoricamente, potrebbero avere la capacità di condividere i punti contenuti in questo articolo, ma le tante piccole perdite accumulate in un mercato a bassa volatilità e generalmente trendless, hanno fatto perdere loro la fiducia e l’equilibrio psicologico che servono per abbracciare in modo proattivo ogni nuovo paradigma. Sono congelati dalla paura che il profilo di continui ribassi di questi ultimi anni sia  ironicamente diventato permanente in una industria che viene pagata per prendere al volo tutti i cambiamenti dei prezzi in un mondo ciclico.

Una leggenda del mercato con cui ho parlato mi ha detto che non avrebbe avuto mai il successo che ha avuto nella sua carriera se avesse cominciato in quest’ultimo decennio. Che questo sia vero o no, questo non significa che i bassi incassi  recenti debbano essere estrapolati per il futuro, soprattutto se si considera che questi rendimenti subpar sono avvenuti durante l’epoca del quantitative-easing, un periodo che è un’anomalia.

Sono stato fortunato a fare delle grandi scommesse sui big trends, guadagnando su rischi ad alto rendimento, usando tecniche già sperimentate per sfruttare queste tendenze, oltre al fatto che mi sono preso il lusso di non partecipare attivamente a tempo pieno in investimenti macro durante questo periodo difficile. Potrebbero essere entrambi questi fattori a faremi vedere una prospettiva ed infatti, io considero questo, un momento straordinariamente opportuno per chi non si ritrova più con le sue idee arcaiche sui comportamenti del mercato e che vorrebbe tornare indietro coraggiosamente alle radici dei macro-investimenti.

L’opportunità ricorda la storiella che raccontava  Stanley Druckenmiller, che all’inizio della sua carriera negli investimenti fu messo a capo di un equity research in un momento in cui i suoi collaboratori avevano molta più esperienza di lui. Il suo direttore degli investimenti lo ciamò e lo informò che la sua promozione era dovuta agli stessi motivi per cui si mandano in guerra i ragazzi di  18 anni; sono troppo ottusi per non andare alla carica.

I “vincitori” in questo paradigma che ora si sta manifestando saranno quelli che si butteranno sul mercato e che saranno capaci di ignorare tutti i vecchi concetti e le anomalie e andare alla carica a testa bassa.

 

OLTRE A QUESTO, c’è in atto un dibattito sul fatto se seguire questo  trend sia una strategia suicida. Ci sono tanti aneddoti che dimostrano che il trading a breve termine e  la mean-reversion  sono i sistemi più usati nei mercati di oggi (pensiamo  ai quant funds e ai “prop-shops“). In più, la popolarità raggiunta dagli investimenti passivi segnala una riluttanza ad investire in “idea generation” o alfa. Questi sviluppi rappresentano una piena capitolazione del trend che deriva dal macro-trading.

Ironicamente, molti dei giocatori in campo negli ultimi anni –  di quelli che erroneamente credevano che il cambio sarebbe avenuto in un ambiente più positivo per la macro(economia) e tutto il resto – stanno buttando la spugna. La differenza fondamentale è che adesso  esiste un chiaro catalizzatore che può dare una botta al pendolo che ricomincia a oscillare in un ambiente fertile sia per le previsioni di macro, che per i trend che ne seguono.

Come era solito dire il mio mentore, Bruce Kovner [fondatore della  Caxton Associates] “Nessuno suona il campanello in curva”. La capacità di prevedere  correttamente il cambiamento si basa sulla analisi delle informazioni fondamentali, cercando di usare queste informazioni per immaginare un mondo ragionevole diverso da quello di oggi, comprendendo come i nuovi elementi cardinali si adatteranno (o non si adatteranno ) nel mondo, e di conseguenza,  cercando di adattarceli. Idealmente, questo processo scatta con un clic   “aha – ecco cos’era “, e in quel preciso momento l’idea si cristallizza e la visione si fa chiara.

 

JOHN CURRAN   è stato  partner e Head of commodities della Caxton Associates,  e Capo  investment officer al Tigris Financial Group, azienda di  famiglia. Ora offre consulenza a piccoli gruppi di investori su come creare macro-portafogli. Email: [email protected]

 

Fonte : http://www.barrons.com
Link    : http://www.barrons.com/articles/the-coming-renaissance-of-macro-investing-1507957012
14.ott. 2017
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • Alberto Capece Minutolo

    Una bella collezione di cazzate “americane”, di quelle che possono essere sparate tutti i giorni nel contesto delle narazioni e dei racconti prive di un vero senso

  • DesEsseintes

    Ragazzi, se i cinesi fanno davvero quei futures sul petrolio backed in oro e se prendono piede…il gold farebbe un botto…mah…

  • Vamos a la Muerte

    I soliti deliri di uno speculatore. Sbadigli.

  • An 19th century man

    Solita sviolinata sulle energie alternative, peccato che siano inutili.

  • Luigi za

    C’è assoluta necessità di far salire ulteriormene Wall Street per mascherare il vero stato della economia USA? A leggere l’aricolo parrebbe di sì.

  • GioCo

    [cito]
    La crescita della produzione petrolifera USA per le nuove tecnologie,
    come il fracking idraulico e il drilling orizzontale, ha ridotto la
    domanda di petrolio da fonti estere ed ha fatto scendere il prezzo del
    petrolio a livello mondiale. Con una economia USA più autosufficiente
    nel consumo di petrolio e con acquisti ridotti di petrolio straniero c’è
    stato un calo dei ricavi per le nazioni produttrici di petrolio e, di
    conseguenza, una diminuzione della domanda internazionale di buoni del
    tesoro e dollari americani.
    [fine citazione]

    Non mi limiterò a dire che questa specifica frase è una cagata, perché suona bene e molti -forse- non capirebbero. Il fraking e il drilling sono costosi oltre che molto pericolosi dal punto di vista ambientale (mettendo a rischio enormi territori e ricavi) e non rappresentano una alternativa se i ricavi dal petrolio rimangono bassi ma questo è solo un aspetto e noi sappiamo che i prezzi bassi sono stati concordati con le petromonarchie e in funzione anti-siriana. Per ciò sono già due cagate in fila ma se ne inanellano a decine in questa frase. Che l’economia usa sia più autosufficiente quando quella reale è in Cina, dovremmo chiederci di quale economia si fregiano quali americani e con la recessione e la disgregazione sociale più devastante dell’ultimo secolo mai creata artificialmente dai “buoni mercati”, dire che abbiamo un altra cagata colossale a meno di aggiungere “economia dei ricchissimi” è il minimo. Poi, il calo del consumo USA è largamente compensato dal consumo cinese e perchè ormai la produzione industriale mondiale si concentra lì e non in america. Questo lo hanno capito anche i sassi. Procediamo. La diminuzione della domanda di buoni del tesoro, non essendo economista, non sono in grado di confutarla, ma prendendola per buona ci sono alcune “piiccolissime” questioni “saltate” a piè pari, tipo: l’accreditamento dei titoli (di qualunque tesoro, di qualunque nazione) è dato da banche americane, i titoli fuffa sono i più venduti di sempre dalle stesse banche che ne detengono la massa maggiore, il prezzo del barile è stabilito da speculazioni appartenenti a quella massa di titoli fuffa e per ciò slegato dalla realtà, l’america è sull’orlo del disastro sociale ma solo per la sua quota di abitanti non straricca che si accollerà tutto l’onere delle colpe senza in contraccambio nulla più del disonore. La festa infernale è iniziata e i calcoli dei tempi e dei costi nel resto dell’articolo mi paiono sommariamente buoni.
    Per quanto riguarda la patetica “chiamata alle armi”, cioè la conversione di un mercato impostato come trendless in quanto ci si preparava a una massiccia denazionalizzazione ordoliberista globale, non tiene conto che senza il “reverse engineering” del significato di Nazione su cui si è basato il successo dell’era industriale, con le attuali strutture economiche de-nazionalizzate, non ha basamento e supporto per sussitere.

    Non si tratta di cambiare semplicemente la mentalità per gli investimenti “macro”, ma del fatto che è stata polverizzata la fiducia del contratto sociale alla base per ciò il mitico 18enne che va a testa bassa al massimo della cifra si chiama “Renzi” e per una mitica rinascita degli investimenti reali, il risultato è tutto lì da ammirare …

  • Ronte

    COSA produrre, COME produrre, PER CHI produrre. Qui sta la soluzione. E non può esistere una soluzione positiva (per i popoli del mondo ovviamente) all’interno di un Sistema Capital imperialista…..