Amministrative, vince la Meloni e naufraga il PD: la realtà non è più arcobaleno

In Spagna dopo le amministrative si dimette il premier Sanchez, in Italia il Pd perde quasi ovunque, roccaforti comprese. Il Partito Popolare si conferma a Madrid, e soffia al Partito Socialista 15 capoluoghi di provincia su 22, inclusa Barcellona: è la sconfitta più significativa, visto che la metropoli catalana è stata per anni il faro del globalismo nel sud Europa. Più Green, Più Lgbt, più party.

Sanchez convoca le elezioni anticipate. Mentre la Schlein in Italia ammette la sconfitta, cosa abbastanza rara per la verità, per un partito – il PD – che non ha mai realmente vinto in termini di voti il governo del Paese, ma è sempre stato portato al governo da intrighi di palazzo, crisi indotte risolte con tecnocrati, artifizi elettorali e maggioranze ingegnerizzate a tavolino.

“Sconfitta netta, vento delle destre è ancora forte” dice Schlein.

41 Comuni della Penisola tra cui 7 capoluoghi: Ancona, Brindisi, Vicenza, Pisa, Siena, Massa e Terni. La sinistra la spunta solo a Vicenza.

“Anche oggi, come nel primo turno, il centrodestra ha confermato la sua forza nelle urne. Gli elettori apprezzano il lavoro della coalizione di governo, il risultato odierno è una ulteriore spinta a proseguire nella nostra azione, a seguire con coerenza e chiarezza il programma di riforme economiche, sociali e istituzionali con il quale abbiamo ottenuto la fiducia degli italiani”, dice Meloni.

Il teatro sinistra – destra va avanti, mentre meno della metà degli elettori si è recato alle urne.

Nell’indifferenza, nella rassegnazione e nella mancanza di reali alternative, naufraga il globalismo della sinistra europeista arcobaleno, mentre la destra filo Nato trionfa come unica novità in gioco. Quale siano le reali differenze in campo è la vera incognita, tanto che l’astensione è ancora il primo partito della tornata amministrativa: il dato dell’affluenza è sotto il 50%.

Il governo Meloni prepara il presidenzialismo alla vaccinara, mentre in Spagna si andrà al voto il 23 luglio.

L’autunno prossimo non sarà una passeggiata. E la luna di miele con Giorgia, molto molto relativa in termini di consensi, certificata dalle ultime amministrative, rischia di essere il canto del cigno.

Intanto naufraga il Pd, la realtà non è più arcobaleno.

FONTI

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