Agro-omeopatia, un diverso approccio in agricoltura è possibile

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L’omeopatia potrebbe sostituire i fitofarmaci di sintesi usati in agricoltura? In effetti l’omeopatia, oltre che sulle persone, è già utilizzata da anni con successo anche per sostenere la salute degli animali, sembrerebbe dunque possibile e normale poter curare e proteggere le piante e le risorse agricole da parassiti e malattie attraverso medicinali omeopatici di poco costo e non tossici evitando sostanze chimiche. L’agro-omeopatia considera le patologie vegetali come squilibri (sintomi) da inserire in un quadro patologico più ampio che abbraccia l’intera azienda agricola. In base a questa impostazione l’azienda agricola è come un ecosistema, cioè un sistema complesso in grado di autoregolarsi e, agendo sulla causa dello squilibrio, è possibile riportare tutto il sistema al suo precedente livello omeostatico. In tale ottica eventuali problematiche alle coltivazioni agrarie si possono risolvere applicando soluzioni acquose contenenti sostanze altamente diluite derivanti dai tre ambiti della natura (animale, vegetale e minerale) che, prima dell’utilizzo, devono subire un processo di dinamizzazione.

È una metodica affascinante in base alla quale i rimedi vengono creati per rispondere alle esigenze specifiche delle piante e dell’ambiente in cui vengono coltivate e non è detto che ciò che funziona in un terreno sia appropriato in un altro. Infatti, come tutte le medicine e discipline dall’approccio olistico considerano la salute della persona nella sua interezza e individualità, così l’agro-omeopatia si concentra sulla salute delle piante, dei terreni vivi in cui vivono e dell’ambiente che le circonda valutando attentamente le singole diverse realtà. La ricerca in questo campo è iniziata alla fine del XIX secolo ad opera di Rudolf Steiner ed è poi proseguita con la sua allieva Lilly Kolisko e Hugo Junker all’inizio del XX secolo. Attualmente in Germania ci sono diversi agricoltori che amano curare le piante solo con rimedi omeopatici e un altro Paese in cui viene applicata l’agro-omeopatia è l’India dove in certe zone è usata anche perché ha costi infinitamente più bassi rispetto ai prodotti chimici convenzionali. Infine, anche in Brasile esistono varie realtà locali che applicano queta metodologia. In Italia ha indagato in questa direzione la Prof.ssa Lucietta Betti, ricercatrice e docente di patologia vegetale presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali dell’Università di Bologna (adesso in pensione). Il suo lavoro e altri studi esteri pubblicati su riviste specializzate sembrano sconfessare totalmente la teoria che i buoni risultati dell’omeopatia dipendano solo dall’effetto placebo (obiezione che viene sempre fatta da coloro i quali non credono nell’efficacia di questo diverso approccio alle malattie): l’agro-omeopatia, dunque, pare funzionare davvero perché le piante reagiscono all’applicazione dei rimedi omeopatici diventando più forti e sviluppando più nutrienti e antiossidanti.

Al contrario dell’omeopatia in campo medico che esiste dalla fine del 1700, l’applicazione dei principi omeopatici alle piante rimane comunque, al momento, un campo ancora abbastanza inesplorato che, nonostante le pubblicazioni scientifiche ancora non numerose, tuttavia apre orizzonti di speranza perché fa pensare a un’agricoltura vantaggiosa in termini di risparmio economico che, senza inquinare l’ambiente, offre prodotti più salutari, vitali, ricchi di nutrienti e totalmente liberi da residui chimici tossici. Chi desidera approfondire l’argomento può leggere i testi del Prof. Radko Tichavsky, attualmente uno dei più prestigiosi docenti di omeopatia applicata ai vegetali, cofondatore dell’Istituto Comenius in Messico e autore di libri sulla materia e pubblicazioni su riviste del settore.
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VB

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