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Addio allo “sviluppo”? Magari

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it

Qualcuno ci sta arrivando. Probabilmente fuori tempo massimo. Dove? A comprendere che il modello di sviluppo che abbiamo imboccato a partire dalla Rivoluzione industriale e che poi abbiamo cavalcato sempre più velocemente è sbagliato da ogni punto di vista, non solo ecologico, che è quello più intuitivo, ma economico e umano. Una direttiva Ue vuole obbligare le aziende ad “allungare la vita dei loro prodotti”. Questa misura, se davvero fosse applicata ed estesa (per ora riguarda solo gli elettrodomestici bianchi) è devastante. Va contro uno dei totem su cui si regge il nostro modello di sviluppo: “l’obsolescenza programmata del prodotto”, cioè un prodotto deve avere una vita breve, la più breve possibile, per non interrompere, ma anzi accelerare, il ritmo del consumo su cui si regge tutto il sistema. Ma il provvedimento va concettualmente molto più in là. Come nota sul Giorno Gabriele Canè “il mercato sforna sempre una serie nuova di qualunque cosa, pochi mesi dopo aver messo in vendita la precedente novità”. La cosa è particolarmente evidente nell’economia digitale dove uno smartphone di nuova generazione viene immesso sul mercato con varianti trascurabili rispetto a quello precedente per attirare l’uomo-consumatore che pressato da una pubblicità altrettanto incalzante ci casca regolarmente. Ma il concetto può essere tendenzialmente valido quasi per qualsiasi altro prodotto. Si tornerebbe così all’economia del ‘riciclo’ su cui ha vissuto, per secoli, il Medioevo europeo. Dice: questa è la legge del mercato. Certo, ma questo è proprio il meccanismo, basato sul mito delle crescite esponenziali, che ci porterà necessariamente al collasso, non tanto ecologico, perché l’uomo è un animale molto adattabile, ma economico. Inoltre sta inquinando e deteriorando da tempo la nostra esistenza. Da questo punto la prende l’autorevole opinionista del Corriere, Galli della Loggia, in un editoriale del 7.3 “Lo sviluppo crea insicurezza”. Della Loggia la prende alla larga e con prudenza, ma in sostanza sostiene che l’uomo, nella sua ricerca affannosa di uno sviluppo sempre maggiore, si è troppo subordinato all’Economia e alla Tecnologia. Che è la mia tesi, sempre irrisa, almeno da quando pubblicai La Ragione aveva Torto? nel 1985. Abbiamo la possibilità di ricorrere a un esperimento ‘in vitro’. La Cina, che per ragioni culturali profonde che risalgono alla teoria dell’inazione cioè detto in termini molto semplicistici della non azione di Lao-Tse (Il libro della norma) si era fino a pochi decenni fa sottratta al modello di sviluppo occidentale, oggi vi è entrata con prepotenza. Ebbene, nell’odierna Cina il suicidio è la prima causa di morte fra i giovani e la terza fra gli adulti. La ‘ricchezza delle Nazioni’, per dirla con Adam Smith, non ha niente a che fare con il benessere e la qualità della vita dei suoi abitanti. Nell’Africa subsahariana, prendiamo la Nigeria, i Paesi più ricchi sono quelli che hanno il maggior numero di poveri o per meglio dire di miserabili.

Agli albori della Rivoluzione industriale Alexis de Tocqueville nel suo libro Il pauperismo nota, con stupore, come in Europa i Paesi che avevano imboccato per primi questa strada avessero un numero molto maggiore di poveri di quelli che erano rimasti fermi. Scrive Tocqueville: “Allorché si percorrono le diverse regioni d’Europa, si resta impressionati da uno spettacolo veramente strano, e all’apparenza inesplicabile. I paesi reputati i più miserabili sono quelli dove si conta il minor numero di indigenti, mentre tra le nazioni che tutti ammirano per la loro opulenza, una parte della popolazione è costretta, per vivere, a ricorrere all’elemosina dell’altra”.

Sono cose che dovrebbero far riflettere se avessimo ancora capacità di riflessione. Ma poiché l’abbiamo perduta si continua imperterriti sulla strada di sempre: costruzione di infrastrutture sempre più pesanti e complesse, superstrade, superponti, supertrafori, il tutto per aumentare la produttività ed essere all’altezza della competizione globale. Noi dobbiamo produrre compulsivamente per poter, altrettanto compulsivamente, consumare. Peggio, le cose si sono ormai invertite: consumiamo per poter produrre. Siamo noi al servizio del meccanismo, non il contrario.

Come si esce da questo automatismo infernale? Con un “ritorno graduale, limitato e ragionato, a forme di autoproduzione e autoconsumo che passano per il recupero della terra e un ridimensionamento drastico dell’apparato industriale e finanziario”. E’ la mia tesi, inascoltata in Italia e in Europa, ma non negli Stati Uniti i quali, essendo la punta di lancia dell’attuale modello, stanno proponendo i primi anticorpi, sia pur ancora molto di nicchia, nelle correnti di pensiero che si richiamano al bioregionalismo e al neocomunitarismo.

Ma dubito molto che le nostre classi dirigenti abbiano letto non dico Lao-Tse ma almeno Alexis de Tocqueville che al pensiero occidentale appartiene.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 14 marzo 2019

Pubblicato da Davide

8 Commenti

  1. Wu Wei è l’agire non agendo, un caposaldo della filosofia taoista. Il non-fare (stessa roba) è invece l’arte di Don Juan. La nostra cultura invece è basata sull’azione. L’inattività al massimo era considerata dai romani (otium) ma sono passati troppi secoli da quei tempi ormai dimenticati.

    La ragione aveva torto? è un libro che considero essenziale per comprendere la propaganda su cui si basa la narrazione moderna (ma anche postmoderna). Una cosa però mi sentirei di chiarire: forse gli USA non hanno partorito “i primi anticorpi, sia pur ancora molto di nicchia”, ma di micchia. Molto di micchia. Se vengono da lì ci sono poche speranze che non siano di micchia.

  2. Meglio tardi che mai direi…

  3. Il sistema attuale rappresenta il delirio all’ennesima potenza, l’obsolescenza programmata é un delirio in sé ma lo diventa all’ennesima potenza perché produciamo nella maniera energeticamente e ambientalmente più dispendiosa possibile!
    Aver trovato energia ad alto rendimento ci autorizza ad abusarne
    in ogni modo ed in ogni verso per sentirci “civili”? usiamo il peggior sistema immaginabile per ottenere le cose, le facciamo viaggiare decine di migliaia di km e ogni singolo pezzetto di cibo necessita una vaschetta in plastica che può durare millenni ma viene usata per 0,09kg di prosciutto che scade nel giro di qualche settimana, poi viene gettata e il tutto viene ripetuto per miliardi di volte per ogni 250ml di shampoo o per ogni bicchiere di bibita e oltretutto sprechiamo il 40%del cibo che viene prodotto con i relativi imballaggi e più va avanti la globalizzazione più plastica viene prodotta ad uso imballaggio a causa delle folli dottrine liberiste presentate come “opportunità” e “comodità”…

    Dopo tutto sto incalcolabile delirio che nemmeno in reparto psichiatria possono curare né in manicomio possono rinchiudere arriva sempre il genio che sentenzia: il problema di tutto è che siamo troppi a questo mondo!
    ma continuando con tutta questa perfetta logica del delirio alla “n” rimarranno anche solo 1500 persone in questo modo che continuando a sprecare e distruggere ad un ritmo insostenibile poiché dotate ovviamente di una tecnologia potentissima che il pianeta intero non basterà nemmeno per loro e continueranno a dire di essere in troppi!

    Allora di fronte a questo é ovvio che bisogna ripristinare il primato della politica e dell’etica, della ragione e della filosofia sull’economia.

  4. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Non l’ho letto tutto perché ho notato che fin dall’inizio si trova in sintonia con il mio pensiero. A complemento voglio solo allegare un documentario che spiega come sarà il mondo una volta scomparso l‘Homo Stultus Tecnologicus: https://www.youtube.com/watch?v=I-KdHsMqA34&feature=youtu.be
    E ineludibile, fatale, necessario un nuovo modello socio-economico che contempli una decrescita (felice? Si!) in tutti i sensi per ritornare a vivere in quel vero benessere che si può ottenere solo vivendo in armonia con il Creato o per chi non crede, in armonia con la Natura.
    Gli “anticorpi” di cui si parlava nell’articolo la mia generazione ce li ha già: sono il retaggio culturare, gli usi, le tradizioni e i valori dei nostri padri: quello che i nostri avi latini chiamavano il “Mos Maiorum” degli antenati, immensa ricchezza che potrebbe andare persa con la scomparsa della nostra generazione. Si!…. Perché la vera ricchezza dell’Italia è solamente questa….

  5. “Come si esce da questo automatismo infernale? Con un “ritorno graduale, limitato e ragionato, a forme di autoproduzione e autoconsumo che passano per il recupero della terra e un ridimensionamento drastico dell’apparato industriale e finanziario”
    Non avevo ancora ben capito, quindi chiudiamo l’industria e la finanza e torniamo tutti a zappare…..mi chiedo se questo vale anche per i giornalisti/opinionisti o se a zappare ci dobbiamo andare solo noi……….provengo da una famiglia di zappatori ne conosco la fatica, il sudore, i calli sulle mani deformate dalla zappa e la schiena curva a 40 anni, ma questo è ancora nulla, conosco il terrore nei loro occhi per una grandinata o una gelata notturna, mesi di duro lavoro distrutto in due ore,conosco le nottate di appostamento per la volpe ( se ti entra nel pollaio sei alla fame )conosco il doveroso lavoro dei minori (chi zappa da se non può permettersi figli neppure all’elementare) ma Fini che non conosce, legge favole per borghesi schizzinosi, di poesia, di bello ed alto sotto la zappa c’è solo la testa di un lombrico.

  6. A differenza di Fini, io non ho mai pensato che il Medioevo sia stato un’era felice. Si campava poco, ti passavano gli eserciti sui piedi, ti morivano i figli, dovevi inchinarti al signore di turno… (vedi “il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi, visto dalla parte degli zappaterra).

    Detto questo, bisogna distinguere fra la follia liberista odierna ed il Medioevo, forse, ci sono altre soluzioni: una società socialista o comunitaria, con altre basi, sarebbe praticabile. Ma i nostri magnaccia non ne vogliono sentir parlare.

  7. E’ la mia tesi, inascoltata in Italia e in Europa, ma non negli Stati Uniti i quali, essendo la punta di lancia dell’attuale modello, stanno proponendo i primi anticorpi, sia pur ancora molto di nicchia, nelle correnti di pensiero che si richiamano al bioregionalismo e al neocomunitarismo.Basta leggere questo ultimo pezzo dell’articolo per rendersi conto che fini ha torto..Perchè il primo che ha applicato l’l’obsolescenza acquisita è stato un americano che si chiamava Henry Ford.Fini il classico giornalista ligio al dovere del sistema,che ancora pensa che gli stati uniti siano la società perfetta.

  8. vaglielo a spiegare ai burocrati europei hahaha se ne strafottono !!!!