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VECCHI TRUCCHI


DI GIANLUCA FREDA

comedonchisciotte.org

Vorrei che dedicaste una certa attenzione all’immagine e ai titoli qui sopra, tratti dal sito di “Repubblica” di qualche giorno fa. Si tratta della perfetta esemplificazione di ciò che intendo quando parlo di “magia delle parole”. La magia, che gli antichi ben conoscevano (e che i moderni, ahimé, disconoscono, prestando ancora fede a dogmi illuministi ormai obsoleti), ridotta al suo nucleo essenziale, non è altro che questo: la capacità di manipolare i simboli – parole e immagini – per ottenere trasformazioni nella coscienza. E poiché, come anche la fisica e la biologia si sono ormai accorte da diversi decenni, la realtà materiale è qualcosa che possiede legami assai stretti con la coscienza, ogni trasformazione della coscienza equivale ad una trasformazione parziale o radicale della realtà.

Ad un “mago” esperto o anche solo dilettante (cioè a chi si interessa di lingua, arte, comunicazione e in generale di tutti quei settori che non si curano di fregiarsi di titoli “scientifici”) non ci sarà alcun bisogno di spiegare il funzionamento dell’incantesimo qui sopra riprodotto. Per la verità il termine “incantesimo” è probabilmente fuori luogo e oltremodo magnanimo verso chi ha architettato questo rozzo agglomerato segnico. Più che di un incantesimo, si tratta di un rustico trucchetto prestidigitatorio da fiera di paese, che può far sorridere chi è aduso a resistere ad assalti di sortilegio ben più sofisticati e complessi. Il guaio è che questa malìa non mira a catturare i “maghi” (che sono una ristrettissima minoranza e per i quali occorrerebbero occultismi assai più elaborati), bensì la gran massa del pubblico dei fruitori dell’informazione mainstream: un pubblico indifeso, perché totalmente dealfabetizzato. Un pubblico che, in realtà, non legge i giornali, ma osserva i titoli esposti sulle locandine o si limita a lanciare un’occhiata distratta agli occhielli dei siti (cosiddetti) d’informazione. Un pubblico il cui lessico è composto da un paio di centinaia di parole, e il cui universo mentale è ridotto, per conseguenza, a una ventina di concetti essenziali.

Tra questi concetti spiccano, per frequenza d’uso, quelli richiamati nella sovrastante congerie verbo-iconica: i “neonazisti” (con il loro istintivo opposto che è, nel mondo mentale massarile, il buon cittadino “democratico”); il “killer” (opposto: il cittadino timorato di Dio e amante della non-violenza); i “migranti” (termine con cui si è progressivamente sostituito il più spiccio “stranieri”, poiché evoca immagini positive di comunità itineranti, ardenti di desiderio di conoscenza e calde relazioni umane, temprate dalla dura fatica del cammino; e soprattutto destinate prima o poi a “migrare” altrove, quindi a levarsi dagli zebedei, cosa che nella realtà non sempre accade); l’idea di “femminicidio” (termine di recente conio, che ha integrato il più generico “omicidio”, estendendo così al campo semantico dell’azione penale una basilare demarcazione biologica e connotando l’ammazzamento d’una femmina della specie con tonalità di più ampia riprovevolezza). Ad essi si aggiungono altri concetti-stereotipo, ormai subliminalmente ben incisi nella percezione standardizzata delle masse: la “minaccia” continuata e sacrilega ad una sublime creatura di sesso femminile (anche denominata “stalking”), per di più “laburista”; la “veglia”, uno dei pochissimi riti di protesta suggeriti come accettabili dall’informazione mainstream (si sottintende che sparare a un assalitore, accoltellarlo alla gola o fare lo stesso con i miserandi cascami del giornalismo che scrivono simili fregnacce rappresenti una reazione eccessiva e censurabile); la “Torre Eiffel che s’illumina”, altro rito di protesta legittimato dagli stregoni della parola: il bardamento di monumenti nazionali con iridescenti apparati di luminarie, certifica che si è compiuto qualcosa d’ignominioso contro cui la popolaglia è ufficialmente invitata ad abbaiare; l’”entusiasmo contagioso”, che nell’immaginario teleindotto dell’omarino della strada è contrassegno dell’individuo commendevole (si sa da tempo, ad esempio, che gli insegnanti di valore non sono coloro che possiedono una conoscenza approfondita della loro materia, o che, Dio non voglia, esigono dagli allievi dedizione e impegno nello studio, bensì qualunque soggetto, anche analfabeta, in grado di trasmettere agli studenti un “entusiasmo contagioso”). Straordinario poi il concetto, elaborato da un fantomatico tenutario di blog, di “bel Paese”, di cui si esige la restituzione: cliccando sul link, si scopre che il “bel Paese” rimpianto a lacrime amare dal blogger, non è l’Inghilterra elisabettiana in espansione o quella feroce ma geopoliticamente dominante dell’età coloniale ottocentesca, bensì quello di qualche giorno prima, devastato dall’immigrazione selvaggia e dalla conseguente criminalità, impoverito dalla crisi, svuotato di valori, sguattero delle imposizioni statunitensi. Un paese così orrendamente privato della sua specificità identitaria che il piatto nazionale è ormai il chicken tikka masala, ignobile intingolo speziato importato dall’India e dal Pakistan.

Faccio notare che i concetti sopra evidenziati sono quelli che compongono, e nei casi più gravi esauriscono, il mondo mentale (dunque: il mondo tout court) di molti miei studenti delle superiori. Mi è capitato, nel corso di quest’anno scolastico, di dover spiegare a ragazzi di quasi vent’anni il significato di termini come “teatro” e “ciliegia”; ma termini come “neonazismo”, “femminicidio”, “migranti”, “veglia” e naturalmente “entusiasmo contagioso” sono noti anche agli esseri intellettualmente più provati e definiscono il limitato habitat linguistico – che è poi anche habitat biologico – in cui essi sono in grado di muoversi; le mura del cortile della loro prigione.

Faccio altresì notare la peculiare struttura dell’apparato prestidigitatorio: esso esordisce con un’immagine che mescola insieme segni iconici e simbolici (immagini e parole scritte) che servono a predisporre il ricevente, ponendolo sulla corretta frequenza emotiva. C’è una bambina (evoca l’infanzia, l’innocenza, ciò che è puro e giusto per definizione), della quale non vediamo il volto (ella dunque si identifica col lettore, il quale è chiamato così a incarnare un’archetipica idea di purezza e giustizia), che scrive un messaggio su un enorme cartellone ingombro di altre frasi. Tali frasi sono una fiera del luogo comune, un tripudio di ovvietà da sagra del tortello, una pirotecnìa di fregnacce dinanzi alle quali una mente abituata al pensiero si ritrae con un moto istintivo di orrore. “We carry the banner of love for Jo”, “You can’t end democracy” (speriamo che non sia vero), “Thank you for your courage” arricchito da un cuoricino in stile whatsapp e poi cose, cose, cose. Il messaggio iconico è: “Politissimo vtente, ti chiediamo ancora una volta di spegnere le facoltà intellettive superiori – ammesso che frequentando il sito internet del nostro preg.mo periodico te ne sia rimasta qualcuna – e di azzerare ogni capacità di riflessione razionale. Ascolta invece quanto segue col cuore, con gli intestini e/o su una frequenza di ricezione mentale allocata ai margini della banda hertziana: potrai in tal modo provare un caldo sentimento di pace col mondo, sentire nel tuo pugno la spada fiammeggiante della giustizia puerile, quella che sfolgorava nel tuo intelletto quando da piccolo forgiavi il tuo pensiero sull’Almanacco Topolino e il mondo scintillava di chiarezza vinilica, delineata con robusti tratti di pennarello indelebile”.

Seguono una serie di termini negativi e positivi, disposti in struttura chiastica, sui quali il lettore assuefatto ha già costruito il suo universo mentale e che conosce nei minimi dettagli, come screpolature sui muri di una cella:

killer, neonazisti, minacciata – veglia | famiglia, migranti – Brexit

Il chiasmo è costruito in modo da porre al centro i termini sentiti come “positivi”, in modo da creare a livello grafico una condizione d’assedio: tutto ciò che c’è di buono e di umano nell’Inghilterra è circondato dal Brexit e dalle orride idee di violenza che da esso scaturiscono, rischia di essere spazzato via.

La soluzione al problema, oltre ad essere indicata in grassetto, è stata addirittura sottolineata per essere resa a prova d’idiota: “Stop a campagna referendaria”: solo così l’odio e la barbarie, annunciati dalla prospettiva di un’uscita della Gran Bretagna dall’UE, cesseranno di cingere d’assedio i buoni valori teleindotti dell’omarino lavoratore.

L’ultima parte, scritta in caratteri più piccoli (ad indicare eventualità, incertezza), riporta il lettore all’idillio filmico del suo immaginario hollywoodiano: se il mostruoso Brexit riuscirà ad essere sbaragliato, grazie anche al blocco della campagna referendaria, il lieto fine giungerà diligente e mellifluo, sotto forma di ritorno alla dolcezza del passato (il “bel Paese” che risorge), di giubilo interiore (l’”entusiasmo contagioso”), di apoteosi iridescente (la Tour Eiffel che risplende di lampadine policrome).

Se fino a questo momento l’intero dispositivo semantico è stato progettato per parlare all’inconscio del fruitore e non al suo cervello, l’ultimo link, in un estremo omaggio a quello che resta pur sempre un organo di una certa rilevanza nell’anatomia animale, fornisce una serie di vagellanti argomentazioni (tratte nientemeno che da Limes, la rivista di geopolitica de “L’Espresso” per la casalinga moderna) sui motivi per cui l’accomiatamento britannico dall’UE aprirebbe ai sudditi di sua maestà le cateratte di un dissesto nazionale irreparabile.

Non vi annoierò con tali citrullerie. Voglio solo chiarire quanto segue: il cosiddetto “Brexit” mi appassiona assai poco. Penso che si tratti di un volgarissimo bluff, reso ancor più scontato dal senso di déjà-vu. Il fatto stesso che l’esito di una decisione in apparenza così rilevante per la nazione britannica venga fatto dipendere da un referendum popolare, dimostra che non vi sono intenzioni serie. Se la decisione fosse davvero importante per gli interessi dell’élite dominante, essa verrebbe presa senza troppe concertazioni e senza troppo menare il can per l’aia con queste confettose leziosità “democratiche”. Se devo essere sincero, io non vedo nessuna “élite dominante” rimasta in Albione. Cerco di guardare oltre l’evanescenza di Cameron e ciò che scorgo sono le rive del Potomac. Questa pantomima del Brexit ha tutta l’aria di avere due sole finalità: restituire visibilità ad un partito laburista ormai incorporeo (in questo senso, Cameron si è messo in una posizione win-win, presentandosi come promulgatore del referendum, ma schierandosi allo stesso tempo in posizione “remain”) e contrattare con la Germania condizioni di permanenza nell’Unione più vantaggiose. Già la Grecia aveva tentato questo bluff, con gli esiti che conosciamo. Ora ci riprova la Gran Bretagna, che ha forse le gambe un po’ più solide, ma non così solide da sfidare la vera cerchia di potere che presiede ai destini d’Europa e che manovra la situazione da Washington. Chissà, forse i britannici, a differenza dei greci, riusciranno ad ottenere qualcosa di più che un pugno di mosche. Ma mi pare abbastanza certo che, se pure al referendum vincessero i “leave”, nessuno vorrebbe né potrebbe rispettare tale decisione; la quale, per essere attuata, richiederebbe da parte dei gruppi sub-dirigenti britannici la volontà e la capacità di sfidare il volere statunitense, cioè di tramutarsi per magia da sub-dirigenti in dirigenti. Ipotesi un po’ troppo harrypotteriana, anche per la patria della Rowling. E’ probabile che gli stessi Stati Uniti abbiano permesso a Cameron di portare avanti questa recita, allo scopo di intimorire la Germania, raffreddare le sue velleità autonomistiche e rimetterla in riga. Ora però, tramite gli sguatteri di “Repubblica” e degli altri giornali europei a doppio velo da essi controllati, fanno sapere ai sottoposti che lo spettacolino è finito e che l’esito che ci si attende da questo ennesimo parto della montagna è il consueto topolino spelacchiato.

Dico quanto sopra con lo sconforto scaramantico di chi spererà fino all’ultimo di essere smentito dagli sviluppi, ma punterebbe ogni centesimo che possiede sull’ipotesi che non sarà così.

Ho scritto questo articolo al solo scopo di dare un’idea di quale sia il funzionamento della macchina della propaganda, che modella tanto la coscienza collettiva quanto la nostra realtà, di cui è la coscienza a definire i parametri; nonché per dare un’idea di quali siano le finalità perseguite dai manovratori di tale macchina.

Perdonatemi se, anche in questa occasione non tirerò fuori dal cassetto le bandierine da sventolare per una squadra o per l’altra. Attenderò chetamente, per sottrarle alla naftalina, di avere di fronte una partita vera, in cui i nomi degli atleti delle due squadre in competizione non si trovino scritti, disperantemente, sullo stesso libro paga. E soprattutto, attenderò che i pochi “maghi” in circolazione, capaci di resistere e reagire alla stregoneria della manipolazione linguistica, divengano più consapevoli, più forti e più solidali nei loro obiettivi. Dai referendum dei “babbani”, mi duole dirlo, ma credo sia del tutto illusorio aspettarsi aiuto.

Gianluca Freda

Fonte: www.comedonchisciotte.org

20.06.2016

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    Bravo professore che mette il giusto accento sull’importanza delle parole e sulla loro capacità di essere "Magia" se opportunamente manipolate.

    I Potenti conoscono assai bene la materia, da sempre.
    La parola è più pesante della moneta.
  • luiginox

    grazie per questo scritto: chiaro,ben scritto,condivisibile in toto.

  • Hamelin

    Ottimo ! Conoscere profondamente la mente umana è utile per raggiungere i propri scopi .

    Non a caso in questi anni puntano tutto sull’immagine per annacquare l’essere .

    Creando delle immagini illusorie si puo’ facilmente trarre in inganno la mente facendo eclissare il giudizio critico soggettivo .

    L’uomo si tramuta in pecora : La magia del mondo moderno .

  • mystes

    Per la verità l’Inghilterra è un paese terribilmente frustrado: ha vinto la guerra, ma ha perso la pace e nel perdere anche l’Impero coloniale è diventata la cenerentola delle nazioni. Per questa ragione Brexit o non Brexit l’Inghilterra continuerà ad essere quella che è diventata: una nullità controllata dai cugini yankee e sopraffatta dalle ambizioni paneuropeistiche della Germania affaristica.

  • ottavino

    L’emotività, il piacere, la pancia piena…. grandi armi del consenso.

    E’ per questo che non mi piace la politica. Perchè la politica "è al servizio dei cittadini". E i cittadini di cosa hanno bisogno? Benessere materiale ed emotivo. Perciò la politica "si vende sempre".
  • AlbertoConti

    Vecchi trucchi, e ancor più vecchi "benpensanti" (leggi "babbioni") che ci cascano.

    Fossi un inglese, tutto questo mi indurrebbe a votare sì-brexit a prescindere.

  • Holodoc

    Sono d’accordo con Freda per quanto riguarda il lavaggio del cervello a cui i media mainsteram ci sottopongono (e che per fortuna non funziona con tutti).

    Non sono d’accordo per quanto riguarda la capacità, a livello nazionale ed internazionale, della Gran Bretagna. Se è sbagliato dire castronerie in malafede come fanno i media standard, non è certo giusto dirle perché poco informati!

    Certo che la crisi internazionale ha colpito anche da loro, ma in maniera infinitamente minore che nelle altre nazioni europee. Altrimenti non si spiegherebbero le migliaia di nostri giovani, specialmente i più  preparati, che hanno lasciato "il Bel Paese" italiano per la "Perfida Albione".
    Un paese che importa lavoratori qualificati (ingegneri, medici, infermieri, architetti) non mi pare in crisi, a differenza dell’Italia (che importa solo manovali edili o agricoli).

    La Gran Bretagna ha affrontato prima di noi le trasformazioni liberiste della società, che hanno avuto effetti prorompenti sul proletariato. Ma questo è accaduto oltre 30 anni fa, all’epoca della Tatcher.
    Adesso il paese si è assestato e le liberalizzazioni avvenute in molti settori, ad iniziare dai trasporti, non hanno avuto l’effetto disastroso che hanno avuto da noi dagli anni 90 in poi.
    In sostanza i servizi sono cari ma funzionano e lo stato sociale non si trova i sfacelo come il nostro.

    Il welfare britannico è da sempre molto attento a far rimanere giovane la propria popolazione, e lo fa con sostegni VERI alla maternità, specie per quanto riguarda le ragazze madri (a cui offre sussidi corposi e alloggio), così come ai giovani che vogliono iniziare una vita per conto loro (i figli trentenni a casa dei genitori NON ESISTONO!).
    Le tensioni sociali, la criminalità, la corruzione sono bassissime. Un anno fa ho avuto occasione di parlare con un PC (poliziotto) di Londra: gli unici casi di criminalità che lo preoccupavano erano le bande di giovani teppistelli che a volte esagerano con le loro bravate. Altro che Mafia Capitale!

    La Gran Bretagna dispone di risorse naturali preziose quali il petrolio, gas, impianti eolici off-shore che la rendono indipendente (mentre noi non raccogliamo neanche quel poco gas che abbiamo e protestiamo per ogni pala che deturpa il paesaggio).

    La Gran Bretagna ha forze armate degne di questo nome (qualcuno le mette al 5° posto come protenza militare mondiale) e non un baraccone di scaldaseggiole strapagati come abbiamo noi.

    La Gran Bretagna ha una enorme influenza culturale. Pensate solo a quanti film britannici avete visto ultimamente e a quanti film tedeschi!!! Anche l’informazione è controllata dalla Gran Bretagna, altrimenti sapreste che in Irlanda del Nord ci sono città a tutt’oggi DIVISE DA MURA come la Berlino dell’era comunista! Non lo sapevate? Hanno fatto bene il loro lavoro!

    E per ultimo, La corona Inglese (nella figura della Regina) è da 4 secoli almeno alla guida della massoneria mondiale, influenzando i vertici politici ed economici di tutte le nazioni.
    Basti pensare che,  nonostante lo sviluppo delle nuove economie, in uno scenario in cui Wall Street non conta più molto, Londra rimane capitale finanziaria mondiale.

    Altro che zimbelli degli americani!! Ma che favole hai letto caro Freda.

  • Holodoc

    Mi sono scordato una cosa importantissima: la Banca d’Inghilterra possiede il
    14,51% del capitale della Banca Centrale Europea. In altre parole guadagna dal signoraggio delle emissioni in euro senza avere gli obblighi di bilancio di chi ha adottato la nuova valuta. STUPIDI, VERO???

    E in caso di Brexit, cosa succederebbe? Gli inglesi rimarrebbero nella BCE on no? Perché nessuno ne parla?

  • totalrec

    La Gran Bretagna, come sono solito ripetere, è il 51° stato degli USA almeno dalla fine del secondo conflitto mondiale. Certo, tra l’esserne il 51° stato e l’esserne lo straccio da piedi – come è il caso dell’Italia – c’è una differenza notevole. Notevole sì, ma non più ampia di quanto ho appena detto.

    (GF)  
  • Holodoc

    Non sono d’accordo.

    Gli Stati Uniti ormai sono solo la marionetta delle Corporations, che sono possedute dai grandi gruppi bancari che fanno capo a Londra.

    Gli Stati Uniti sono il braccio, Londra è la mente.

    Lo dimostra il fatto che la disoccupazione reale (non quella burocratica) in america è altissima.
    Gran parte degli americani vive ormai di debiti alla mercé dei creditori, nemmeno capaci di comprarsi cibi sani, figuriamoci di far studiare i figli o accedere alle cure sanitarie.
    E questo perché ci sia sempre qualcuno disposto ad ingrossare le file dell’esercito, carne da cannone per difendere gli interessi mondiali delle Corporation.

    In Gran Bretagna (non Londra che è carissima) non mi dispiacerebbe vivere, in America neanche mi ricoprissero d’oro!

  • Tanita

    Questa volta sono d’accordo con Lei, professore.

    Ci vorrá evolvere necessariamente verso piú alti livelli di coscienza o andremo in frantumi nell’ariditá di questa contemporanea ed esterile tautologia.

  • totalrec

    Il suo ragionamento ha diverse pecche. Quella più vistosa è di confondere la capacità di una nazione di acquisire supremazia geopolitica con la sua capacità di garantire un’alta qualità della vita alla sua classe media. Sono due cose molto diverse: quasi mai coincidono, raramente l’una implica l’altra. I livelli di disoccupazione, di indebitamento, di istruzione, ecc. della classe media USA non hanno alcuna relazione necessaria con la capacità di dominio statunitense. Esistono e sono sempre esistite nazioni geopoliticamente egemoni con popolazioni malridotte e, viceversa, nazioni politicamente subordinate con un più alto livello di benessere collettivo. Sono valutazioni da tenere nettamente distinte l’una dall’altra. Il mio punto è che la Gran Bretagna è da decenni una nazione subdominante degli USA. Che poi ci si viva meglio che negli USA, può anche darsi, non saprei, ma ciò non cambia il rapporto di forze.

    (GF)  
  • Holodoc

    Certo… i padroni sono sempre più poveri dei servi… come no!

  • totalrec

    Dovrebbe capire che tra "i padroni" e la classe media di una nazione – per non dire degli altri ceti sociali – c’è una differenza abbastanza abissale…

    (GF)
  • Holodoc

    OK… vedo che adesso stai iniziando a ragionare.

    Tu ora hai detto che I PADRONI DELL’AMERICA sono ricchi, non l’America, non gli americani.

    Che è la stessa cosa che dico io.

    Chi comanda l’America vuole che sia povera, chi comanda la Gran Bretagna vuole che sia ricca.
    I padroni possono essere anche gli stessi per entrambe, anzi, probabilmente lo sono.
    E sicuramente le due nazioni collaborano, da pari, per raggiungere gli stessi obbiettivi geopolitici a livello globale.

    Ma dire che la Gran Bretagna è un possedimento americano o è sottomessa al potere politico di Washington è una fandonia inascoltabile!!!

  • gaia

    Io non ho capito nulla!

    Con parole sue potrebbe farmi un sunto? Grazie.

  • gaia

    Io non ho capito nulla!

    Con parole sue potrebbe farmi un sunto? Grazie.

  • gaia

    Io non ho capito nulla!

    Con parole sue potrebbe farmi un sunto? Grazie.

  • gaia

    Io non ho capito nulla!

    Con parole sue potrebbe farmi un sunto? Grazie.

  • totalrec

    "Tu ora hai detto che I PADRONI DELL’AMERICA sono ricchi, non l’America, non gli americani."



    Guardi che io non ho parlato di ricchezza da nessuna parte, né nell’articolo né altrove. 

    Ho parlato di predominanza geopolitica, che è un discorso separato e completamente distinto. 

    E’ un concetto piuttosto lapalissiano, ma noto con un certo sconcerto che si fa fatica a renderlo comprensibile a chi è abituato a ragionare in modo economicistico e autoreferenziale. Viviamo immersi nell’illusione che il potere di una nazione esista soltanto se essa è in grado di rafforzare due settori in particolare: l’economia e la capacità della sua popolazione di soddisfare i bisogni materiali. Non è così. Sono fattori molto, molto diversi che definiscono i rapporti di forza tra gli stati. Devo davvero fare degli esempi per rendere comprensibile un’affermazione così banale ed evidente? 
    (GF)
  • fabKL
    GRAN BELL’ARTICOLO anche se ho dovuto prendere il dizionario ogni due righe per capire appieno l’esatto significato di alcuni termini, che l’autore non ha scelto a caso.

    Non c’entra moltissimo, ma in questi giorni sono stato portare ad associare questo fatto agli europei di calcio ed ho raggiunto una conclusione della quale, tra l’altro,  mi ha fatto meravigliare di quanta gente NON CONOSCE LA DIFFERENZA TRA GRAN BRETAGNA ED INGHILTERRA. I campionati europei mi hanno fatto sorgere una domanda: come puo’ un paese far parte dell’unione europea quando al suo interno ha ben 4 NAZIONALI DI CALCIO (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) ognuna con una sua bandiera!! E’ un CONTROSENSO che non poteva avere le gambe lunghe perche’ le nazionali di calcio sono la dimostrazione di un’identita’ popolare ben orgogliosa di non confondersi con i propri simili che hanno lo stesso governo, lo stesso passaporto, moneta e governo. Incamminandomi su queste considerazioni mi sono chiesto quale sia il vantaggio sportivo di tale frammentazione e la risposta e’ stata che il vantaggio non e’ sportivo bensi E’ ECONOMICO. Proprio cosi, le squadre nazionali che partecipano alle competizioni europee partecipano alla ripartizione della vendita dei diritti televisivi, solo per aver partecipato (non sono riuscito a trovare l’importo). Ed a pensarci bene la stessa cosa vale per i milioni di euro che arrivano dalla Champions League e dall”Europa League.

    In pratica la Gran Bretagna raccoglie introiti che sarebbero spettati ad altre nazionali minori che avrebbero preso i posti delle 4 nazionali che, per spirito nazionalistico, si sarebbero dovuti fondere nella nazionale della Gran Bretagna.
    Invece, i britannici tenendo separate le diverse federazioni attraggono compensi tv in misura 4 volte superiore alle altre. E questo sarebbe lo spirito comunitario?? Come se l’Italia partecipasse alle competizioni calcistiche con la nazionale del nord, quella del centr, quello del sud e quella delle isole: il PIL calcistico italiano ne guadagnerebbe molto, anche se vinceremmo di meno per via della frammentazioen (come avviene per l’inghilterra).

    Non mi sembra molto democratico che ogni nazione partecipi con una sola rappresentativa mentre loro ne hanno 4. E questo – come nel titolo – e’ un vecchio trucco che pero’ sembrano conoscere solo gli inglesi.

    Se qualcuno condivide questa mia considerazione, puo sottoscrivere e diffondere la petizione creata per vedere quanti se ne rendono conto, e’ disponibile qui: http://bit.ly/STOPenglishmoney [bit.ly]
    la cosa e’ un po da bar dello sport ma mi ha fatto scoprire che (nonostante il recente referendum) molti credono che la Scozia abbia un suo passaporto (e cittadinanza) come per l’Inghilterra. E questa e’ un’altra realta’ che, grazie al sopratutto al calcio, e’ stata costruita nelle menti della gente, come ben spiegato dall’articolo.

  • tamerlano

    Se non hai capito dubito che lo potresti con un riassunto 

  • ilsanto

    Personalmente sono stufo di leggere di professori che pontificano, che si pavoneggiano, che denigrano l’Italiano medio che sarebbe troppo stupido per capire le sottigliezze magiche della lingua. Ritengo che facciano parte del vecchio armamentario dove il parlare forbito li dovrebbe proiettare nella casta, questi si sono fuori dal mondo.

    Comunque sulla GB ha ragione sono, nonostante il gas del mare del Nord, il paese più indebitato del mondo insieme al Giappone ed agli USA ma godono di ottima stampa e possono sputare sentenze contro l’Italia come certi professori mentre godono di un rating tripla A, roba da pazzi. Per fortuna qualcuno non si ferma ai titoli ma va a fondo.
  • ilsanto

    Non si preoccupi, nulla di che, ci dà degli ignoranti per farsi bello.

  • totalrec

    In realtà sono bello anche senza ignoranti tra i piedi.

    (GF)
  • Tanita

    Con piacere, nei limiti delle mie possibilitá… E della
    mia ermeneutica.

    La magia (…) ridotta al suo
    nucleo essenziale, non è altro che questo: la capacità di manipolare i simboli
    – parole e immagini – per ottenere trasformazioni nella coscienza
    ”.

    Interpreto che si riferisce al
    meccanismo che ilustrasse con grande abilitá George Orwell nel suo noto romanzo
    “1984”
    (un must read, senza dubbio): uno dei tratti piú totalizzanti del feroce
    regime stabilito e controllato dal Grande Fratello consisteva nell’intervenzione
    diretta nella coscienza delle persone, per controllare la volontá degli
    individui.

    Una volta che il regime riusciva a far scattare i
    meccanismi necessari per ottenere che fossero i propri soggetti coloro che
    inducessero se stessi a falsificare l’informazione della realtá che percepivano
    in quanto proiezioni delle proprie rappresentazioni mentali, allora era capace
    di far sí gli individui manipolassero la propria pische in modo che vedessero
    ció che il regime voleva, che pensassero come il regime pretendeva che lo
    facessero. A questo punto otteneva un controllo assoluto in cui il pensiero e
    la volontá del soggetto venivano annientati:

    "La mente gli scivolò nel mondo
    labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire
    verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere
    contemporaneamente valide due opinioni che si annullavano a vicenda; sapendole
    contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe; fare uso della logica
    contro la logica; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla;
    credere che la democrazia sia impossibile  e nello stesso tempo vedere nel
    Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario
    dimenticare ma. all’occorrenza, essere pronti richiamarlo alla memoria, per poi
    eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattuto saper applicare il procedimento
    al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente
    consapevoli nell’indurre l’inconsapevolezza  e diventare poi inconsapevoli
    della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola
    comprensione della parola "bipensiero" ne implicava l’utilizzazione
    ".
    Orwell, “1984”
    http://ilbispensiero.blogspot.com.ar/ [ilbispensiero.blogspot.com.ar]

    Dal Treccani:

    tautologia s. f.  (dal greco…) 1.
    a. Nella logica formale classica,
    termine usato per qualificare negativamente ogni proposizione la quale, proponendosi
    di definire qualcosa, non faccia sostanzialmente che ripetere nel predicato ciò
    che già è detto nel soggetto. Nell’uso non strettamente filosofico,
    ragionamento, espressione, termine o altro elemento linguistico che
    sostanzialmente ripete quanto già detto e significato in un’altra espressione o
    con un altro termine o elemento: questa non
    è una spiegazione
    , è solo una
    t.
    ; un tipico esempio di t. b. Nella logica matematica, e più
    precisamente nel calcolo delle proposizioni, ogni formula che risulti sempre
    vera, qualunque siano i valori di verità assegnati alle lettere che compaiono
    nella formula stessa: per es., "p o non p", "p implica p". 2. Nella retorica classica, sinon. di
    perissologia (che ha, peraltro,
    sign. più generico).

    Continua Freda:

    Faccio altresì notare la peculiare struttura
    dell’apparato prestidigitatorio: esso esordisce con un’immagine che mescola
    insieme segni iconici e simbolici (immagini e parole scritte) che servono a
    predisporre il ricevente, ponendolo sulla corretta frequenza emotiva. C’è una
    bambina (evoca l’infanzia, l’innocenza, ciò che è puro e giusto per
    definizione), della quale non vediamo il volto (ella dunque si identifica col
    lettore, il quale è chiamato così a incarnare un’archetipica idea di purezza e
    giustizia), che scrive un messaggio su un enorme cartellone ingombro di altre
    frasi. Tali frasi sono una fiera del luogo comune, un tripudio di ovvietà da
    sagra del tortello, una pirotecnìa di fregnacce dinanzi alle quali una mente
    abituata al pensiero si ritrae con un moto istintivo di orrore. “We carry the
    banner of love for Jo”, “You can’t end democracy” (speriamo che non sia vero),
    “Thank you for your courage” arricchito da un cuoricino in stile whatsapp e poi
    cose, cose, cose
    ”.

    E’ per questa via,
    mediante l’utilizzazione dei simboli i cui significati sono a loro volta stati
    manipolati, indotti nelle nostre coscienze, che si porta avanti la
    manipolazione – mi scuso per la ridondanza – delle coscienze al punto in cui le
    persone credono l’incredibile, difendono l’indefendibile, osannano i loro
    carnefici, assicurano la propria schiavitú.

    Ci dicono “terrorismo”, e
    difficilmente i
    soggetti si accorgano che gli atti per indurre il terrore sono compiuti
    dai
    propri governi (o meglio, da una élite che possiede un grande potere,
    tale da
    controllare la maggior parte dei governi degli Stati – specie
    occidentali, ma
    non soltanto – da ottenerene la propria complicitá). Pensi al 9/11, ad
    esempio,
    rifletta sull’utilizzazione dei simboli, faccia l’analisi dei fatti che
    indubbiamente possano considerarsi tali – come ad esempio, che le torri
    gemelle
    sono state ridotte in polvere mentre che non si puó considerare un fatto
    credibile che il passaporto di uno dei “sequestratori” sia stato trovato
    intatto e
    cosí via), metta in conto le declarazioni immediatamente prodotte urbi et
    orbi
    dai “leader” del mondo per consolidare le menzogne piú evidenti come
    veritá sacrosante e giustificare la barbarie piú scellerata, che in primo luogo
    é stata compiuta contro i cittadini di New York, contro gli americani, poi contro quelli dei paesi
    distrutti ed occupati ma anche sul resto di noi tutti).

    Il risultato di questo processo in corso é
    l’accellerazione dell’istaurazione di un totalitarismo dalle dimensioni globali e
    guardi, ce lo dicono in mille modi perché il processo stesso di sottomissione
    delle coscienze richiede che sia esplicito e circolare.

    Per farle solo un’esempio:

    Secondo la mia modesta opinione, Democrazia é
    un tipo ideale, un concetto mai realizzato, é un’ipotesi non verificata in campo
    empirico.

    Il riduzionismo praticato al pensiero ha fatto sí che la gente creda,
    per lo piú, che viviamo in regimi “democratici” il ché non potrebbe essere piú
    lontano dalla realtá: il sistema di rappresentazione é un’inganno: noi non facciamo elezioni e
    i "nostri rappresentanti" certamente non ci rappresentano.

    L’ereditá che ne risulta, e che pesa
    sulle sorti del pensiero contemporaneo come un sortilegio, un incantamento,
    vero e proprio sguardo di Medusa, é di quelle che impongono schelte comunque
    riduttive. O l’indulgente nonché equivoco venire a patti con la dissoluzione
    della nozione stessa di veritá (equivoco in quanto la veritá viene negata in
    nome della veritá, allo stesso modo in cui si sostiene di fatto che tutto é
    mito in nome della demitizzazione), o límprobabile ritorno a un’ontologia che
    non meno equivocamente fa del discorso tautologico (ció che é, é) lo
    smasceramento della follia che é in ogni discorso non meramente tautologico (la
    follia che attraverserebbe l’intera storia occidentale)
    ”.

    Da: “Sconfinamenti tra arte e filosofia,
    immagine e pensiero
    ”, Incontri filosofico-letterari con Sergio Givone, a
    cura di Lara Caccia e Massimo Iritano, Ed. Rubettino.

    Tautologia: “E’ cosí perché é cosí”, e
    via. Fine di ogni possibilitá dialettica e di ricerca della veritá.

    Esempi:

    Bush: “Either you are with us, or
    against us
    ”. (“Siete con noi o contro di noi”, dopo
    l’undici settembre 2001).

    Brunetta: “Non si puó mettere in discussione
    l’Europa”.

    Renzi: “Per superare la crisi ci vuole piú
    Europa, non meno Europa”

    La tesi di Fukuyama: “La Fine della Storia e
    l’ultimo uomo"

    La tesi di Huntington: “Lo scontro delle
    civiltá e il nuovo ordine mondiale”

    E via dicendo.

    Cito di nuovo Freda, questa volta sul Brexit:
    Il fatto stesso che l’esito di una decisione in apparenza così rilevante
    per la nazione britannica venga fatto dipendere da un referendum popolare,
    dimostra che non vi sono intenzioni serie. Se la decisione fosse davvero
    importante per gli interessi dell’élite dominante, essa verrebbe presa senza
    troppe concertazioni e senza troppo menare il can per l’aia con queste
    confettose leziosità “democratiche”.

    Penso che una delle prime pratiche indispensabili da mettere in atto per cominciare a pensare in modo critico e prendere decisioni autonome sarebbe evitare la TV (eccetto nel caso di qualche film, musica, ecc). Oppure ricorrere alla TV ma per analizzare il modo in cui si sforzano nell’eseguire la colonizzazione del pensiero. Cioé, in senso fenomenologico.

    Mettere poi in dubbio ogni cosa che ci dicono gli "esperti" selezionati per comunicare ed i politici (ormai assimilati negli ingranaggi), é di dovere.

    P.S. Mi scuso in anticipo per gli eventuali errori nell’uso della lingua italiana.

  • natascia

    Il quotidiano Repubblica, deve la sua diffusione e quindi vendita, a tutta una seria di iniziative editoriali che lo vedono compiegato ad altre pubblicazioni o regalato presso scuole ed istituzioni pubbliche. A spese del contribuente si intende. Diversamente, non godrebbe più del seguito originario. Si tratta di una pubblicazione alla stregua di altre gratuite, di annunci pubblicitari,  regalate nella metropolitana. La pubblicità è il vero nodo da sciogliere.  Fino a quando  non  saremo   liberi di analizzare a fondo quanto sia  inquinante per  il nostro pensiero la pubblicità, non  potremo  ragionare correttamente. Alla pubblicità spetta la responsabilità del degrado culturale odierno.  

  • gaia

    La ringrazio della gentilezza e premura che mi ha riservato, certamente sono io che continuo a non capire perché mi sembra che lei abbia interpretato il testo dell’articolo.

    Quando s’interpreta si aggiungono le pulsioni personali, sono invece dell’avviso che si dovrebbe leggere la stesura come farebbe un lettore elettronico, avulso da ogni sentimento.

    Non si può leggere tutto il suo commento, non compare quando si clicca su: continua a leggere il testo.  

  • gaia

    Sono d’accordo con lei, inoltre andando a compulsare il vocabolario "Treccani on-line" risulta che la maggioranza dei lemmi meno frequenti usati da GF sono dichiarati obsoleti.

    Tanto le dovevo anche per l’altra risposta più sopra.

  • Gibilee

    @ilsanto[…] l’Italiano medio che sarebbe troppo stupido…
    …sottigliezze magiche della lingua.

    Proprietà di linguaggio e congiuntivi appropriati p.e.non sono sottigliezze magiche della lingua e purtroppo fanno parte dell’armamentario della scuola d’altri tempi,nonostante il correttore automatico l’ignorante rimane ignorante. Le condizioni del Paese lo dimostrano.
    In vernacolare più comprensibile: ‘so responsabile de queo che digo no de queo che capissi tu’.

    Con quello che comportano le generalizzazioni:è grave confondere educazione con intelligenza, l’italiano medio può non essere stupido ma è piuttosto ignorante e le statistiche parlano. Non è in grado di intepretare e formulare in maniera corretta un pensiero astratto e il possesso di una laurea oltre non costituire più l’ascensore sociale non garantisce per statuto intelligenza e assimilazione di sapere.
    Peraltro basta leggere i testi di molte email che girano in piccole e grandi società con le relazioni stilate anche da ‘dirigenti’ e ci si rende subito conto di quanto poco le persone padroneggino grammatica e lessico, contenuti a parte (spesse volte,quasi sempre, non si capisce cosa vogliano esprimere).
    Se non fossse sufficiente potremmo alzare il livello di indagine intervistando qualche professore universitario, "la liceizzazione" dell’università non è cosa nuova.

    Bravo prof.insista nella didattica.

  • Tanita

    Glielo copio:

    Dicevo…
    Con piacere, nei limiti delle mie possibilitá… E della mia ermeneutica.

    La magia (…) ridotta al suo nucleo essenziale, non è altro che questo: la capacità di manipolare i simboli – parole e immagini – per ottenere trasformazioni nella coscienza”.

    Interpreto che si riferisce al meccanismo che ilustrasse con grande abilitá George Orwell nel suo noto romanzo “1984” (un must read, senza dubbio): uno dei tratti piú totalizzanti del feroce regime stabilito e controllato dal Grande Fratello consisteva nell’intervenzione diretta nella coscienza delle persone, per controllare la volontá degli individui.

    Una volta che il regime riusciva a far scattare i meccanismi necessari per ottenere che fossero i propri soggetti coloro che inducessero se stessi a falsificare l’informazione della realtá che percepivano in quanto proiezioni delle proprie rappresentazioni mentali, allora era capace di far sí gli individui manipolassero la propria pische in modo che vedessero ció che il regime voleva, che pensassero come il regime pretendeva che lo facessero. A questo punto otteneva un controllo assoluto in cui il pensiero e la volontá del soggetto venivano annientati:

    "La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe; fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile  e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma. all’occorrenza, essere pronti richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattuto saper applicare il procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell’indurre l’inconsapevolezza  e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola "bipensiero" ne implicava l’utilizzazione". Orwell, “1984” –  http://ilbispensiero.blogspot.com.ar/ [ilbispensiero.blogspot.com.ar] [ilbispensiero.blogspot.com.ar]

    Dal Treccani:

    tautologia s. f.  (dal greco…) 1. a. Nella logica formale classica, termine usato per qualificare negativamente ogni proposizione la quale, proponendosi di definire qualcosa, non faccia sostanzialmente che ripetere nel predicato ciò che già è detto nel soggetto. Nell’uso non strettamente filosofico, ragionamento, espressione, termine o altro elemento linguistico che sostanzialmente ripete quanto già detto e significato in un’altra espressione o con un altro termine o elemento:questa non è una spiegazione, è solo una t.; un tipico esempio di t. b. Nella logica matematica, e più precisamente nel calcolo delle proposizioni, ogni formula che risulti sempre vera, qualunque siano i valori di verità assegnati alle lettere che compaiono nella formula stessa: per es., "p o non p""p implica p". 2. Nella retorica classica, sinon. di perissologia (che ha, peraltro, sign. più generico).

    Continua Freda:

    Faccio altresì notare la peculiare struttura dell’apparato prestidigitatorio: esso esordisce con un’immagine che mescola insieme segni iconici e simbolici (immagini e parole scritte) che servono a predisporre il ricevente, ponendolo sulla corretta frequenza emotiva. C’è una bambina (evoca l’infanzia, l’innocenza, ciò che è puro e giusto per definizione), della quale non vediamo il volto (ella dunque si identifica col lettore, il quale è chiamato così a incarnare un’archetipica idea di purezza e giustizia), che scrive un messaggio su un enorme cartellone ingombro di altre frasi. Tali frasi sono una fiera del luogo comune, un tripudio di ovvietà da sagra del tortello, una pirotecnìa di fregnacce dinanzi alle quali una mente abituata al pensiero si ritrae con un moto istintivo di orrore. “We carry the banner of love for Jo”, “You can’t end democracy” (speriamo che non sia vero), “Thank you for your courage” arricchito da un cuoricino in stile whatsapp e poi cose, cose, cose”.

    E’ per questa via, mediante l’utilizzazione dei simboli i cui significati sono a loro volta stati manipolati, indotti nelle nostre coscienze, che si porta avanti la manipolazione – mi scuso per la ridondanza – delle coscienze al punto in cui le persone credono l’incredibile, difendono l’indefendibile, osannano i loro carnefici, assicurano la propria schiavitú.

    Ci dicono “terrorismo”, e difficilmente i soggetti si accorgano che gli atti per indurre il terrore sono compiuti dai propri governi (o meglio, da una élite che possiede un grande potere, tale da controllare la maggior parte dei governi degli Stati – specie occidentali, ma non soltanto – da ottenerene la propria complicitá). Pensi al 9/11, ad esempio, rifletta sull’utilizzazione dei simboli, faccia l’analisi dei fatti che indubbiamente possano considerarsi tali – come ad esempio, che le torri gemelle sono state ridotte in polvere mentre che non si puó considerare un fatto credibile che il passaporto di uno dei “sequestratori” sia stato trovato intatto e cosí via), metta in conto le declarazioni immediatamente prodotte urbi et orbi dai “leader” del mondo per consolidare le menzogne piú evidenti come veritá sacrosante e giustificare la barbarie piú scellerata, che in primo luogo é stata compiuta contro i cittadini di New York, contro gli americani, poi contro quelli dei paesi distrutti ed occupati ma anche sul resto di noi tutti).

    Il risultato di questo processo in corso é l’accellerazione dell’istaurazione di un totalitarismo dalle dimensioni globali e guardi, ce lo dicono in mille modi perché il processo stesso di sottomissione delle coscienze richiede che sia esplicito e circolare.

    Per farle solo un’esempio:

    Secondo la mia modesta opinione, Democrazia é un tipo ideale, un concetto mai realizzato, é un’ipotesi non verificata in campo empirico. 

    Il riduzionismo praticato al pensiero ha fatto sí che la gente creda, per lo piú, che viviamo in regimi “democratici” il ché non potrebbe essere piú lontano dalla realtá: il sistema di rappresentazione é un’inganno: noi non facciamo elezioni e i "nostri rappresentanti" certamente non ci rappresentano.

    L’ereditá che ne risulta, e che pesa sulle sorti del pensiero contemporaneo come un sortilegio, un incantamento, vero e proprio sguardo di Medusa, é di quelle che impongono schelte comunque riduttive. O l’indulgente nonché equivoco venire a patti con la dissoluzione della nozione stessa di veritá (equivoco in quanto la veritá viene negata in nome della veritá, allo stesso modo in cui si sostiene di fatto che tutto é mito in nome della demitizzazione), o límprobabile ritorno a un’ontologia che non meno equivocamente fa del discorso tautologico (ció che é, é) lo smasceramento della follia che é in ogni discorso non meramente tautologico (la follia che attraverserebbe l’intera st
    oria occidentale)
    ”.

    Da: “Sconfinamenti tra arte e filosofia, immagine e pensiero”, Incontri filosofico-letterari con Sergio Givone, a cura di Lara Caccia e Massimo Iritano, Ed. Rubettino.

    Tautologia: “E’ cosí perché é cosí”, e via. Fine di ogni possibilitá dialettica e di ricerca della veritá.

    Esempi:

    Bush: “Either you are with us, or against us”. (“Siete con noi o contro di noi”, dopo l’undici settembre 2001).

    Brunetta: “Non si puó mettere in discussione l’Europa”.

    Renzi: “Per superare la crisi ci vuole piú Europa, non meno Europa”

    La tesi di Fukuyama: “La Fine della Storia e l’ultimo uomo"

    La tesi di Huntington: “Lo scontro delle civiltá e il nuovo ordine mondiale”

    E via dicendo.

    Cito di nuovo Freda, questa volta sul Brexit: “Il fatto stesso che l’esito di una decisione in apparenza così rilevante per la nazione britannica venga fatto dipendere da un referendum popolare, dimostra che non vi sono intenzioni serie. Se la decisione fosse davvero importante per gli interessi dell’élite dominante, essa verrebbe presa senza troppe concertazioni e senza troppo menare il can per l’aia con queste confettose leziosità “democratiche”.

    Penso che una delle prime pratiche indispensabili da mettere in atto per cominciare a pensare in modo critico e prendere decisioni autonome sarebbe evitare la TV (eccetto nel caso di qualche film, musica, ecc). Oppure ricorrere alla TV ma per analizzare il modo in cui si sforzano nell’eseguire la colonizzazione del pensiero. Cioé, in senso fenomenologico.

    Mettere poi in dubbio ogni cosa che ci dicono gli "esperti" selezionati per comunicare ed i politici (ormai assimilati negli ingranaggi), é di dovere.

    P.S. Mi scuso in anticipo per gli eventuali errori nell’uso della lingua italiana.

  • Tanita

    Il problema che Lei sottolinea non é prerrogativa, mi creda, de "l’italiano medio".

    D’altra parte, é conseguenza e non causa.

    Quino ha fatto dire a Mafalda, (a proposito di un’anziano che si lamentava dei giovani "d’adesso" manifestando "questa é la fine!" -erano gli anni ’70-):

    "No, questa é la continuazione del vostro inizio".

    Una sintesi efficace dell´intrinseca storicitá della realtá.

  • gaia

    La ringrazio per la sua ampia risposta che, a mio sindacabile avviso, dimostra di aver metabolizzato ciò che ha scritto Freda.

    Altri a cui avevo presentato la stessa richiesta si sono eclissati o per mala educazione o per incapacità di sunto oltre che di esternazione.

    Tanto le dovevo. 

  • Tanita

    Prego, s’impara molto dal Prof. Freda, compreso quando uno non é d’accordo con Lui.

  • gaia

    Ad onor del vero io ho imparato e devo imparare da tutti, come è altrettanto vero che ho qualcosa da obiettare a tutti, quel che resta da appurare, non nel caso del prof. Freda che a suo credo è l’enfiteuta della verità,  è se tutti ricevono le eventuali obiezioni. 

    Tanto le dovevo.
  • totalrec

    Non sono un enfiteuta della verità, tutt’al più un umile mezzadro.

    (GF)